{"id":841,"date":"2013-06-03T22:11:20","date_gmt":"2013-06-03T20:11:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=841"},"modified":"2013-06-13T13:07:33","modified_gmt":"2013-06-13T11:07:33","slug":"i-colpi-a-segno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=841","title":{"rendered":"I colpi a segno"},"content":{"rendered":"<p>Le rivolte recentemente avvenute all\u2019interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione hanno prodotto risultati di notevole entit\u00e0. Sui 10 C.I.E. attivi ben 8 (Bari, Caltanisetta, Crotone, Gorizia, Milano, Modena, Roma e Torino) operano a capienza ridotta in seguito ai danneggiamenti causati alle strutture e quello di Bologna \u00e8 stato chiuso per restauri. Il risultato ottenuto degli attacchi \u00e8 stato una netta diminuzione degli internamenti e delle deportazioni. Secondo i dati delle autorit\u00e0, nel 2012 su 16.159 richieste di internamento non \u00e8 stato possibile assegnarne 9.800 per carenza di disponibilit\u00e0. Le rivolte hanno quindi permesso, ufficialmente, a quasi 10.000 individui di evitare la permanenza in questi squallidi luoghi. Ma, in pratica, sono molti di pi\u00f9 quelli che hanno tratto beneficio dalle rivolte, in quanto la mancata disponibilit\u00e0 di posti blocca a valle il lavoro della polizia. Niente posti nei Centri significa niente retate e minori controlli ai danni degli immigrati. Quanto avvenuto all\u2019interno dei Centri \u00e8 la pi\u00f9 importante pagina di lotta di classe scritta recentemente in questo Paese. Gli \u201csbarcati\u201d che hanno portato con s\u00e9 il vento della primavera araba e i nuovi schiavi che, o accettano qualsiasi condizioni di sfruttamento o \u201cvia, fuori dalle palle\u201d, hanno saputo tenere testa ai loro sfruttatori, mettendo fuori uso uno dei principali strumenti con cui vengono oppressi: i lager per immigrati. I deportati, senza chiedere niente a nessuno e senza avere nessuno a cui chiederlo, sono riusciti, con la lotta, ad imporre rapporti di forza pi\u00f9 favorevoli a loro. Sono riusciti, se non a sconfiggere lo Stato, a metterlo in seria difficolt\u00e0 e a farlo retrocedere, per lo meno temporaneamente, dai suoi progetti oppressivi. Hanno fatto tanto.<\/p>\n<p>Come sta reagendo lo Stato di fronte alla sfida lanciata dagli esclusi? Anche se, in seguito alle rivolte ed agli incendi, gli alfieri della \u201csociet\u00e0 civile\u201d hanno parlato di chiusura dei C.I.E., le linea del potere \u00e8 quella di non arretrare di fronte a questo come agli altri movimenti di lotta sociale che stanno prendendo piede. L\u2019 indicazione che gli strateghi del dominio stanno dando \u00e8 di portare a termine la fase di ristrutturazione capitalista in corso tramite un utilizzo della forza pianificato nel tempo in maniera progressivamente crescente. Se questa forza risulta sproporzionata rispetto alla conflittualit\u00e0 sociale realmente espressa \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 calibrata, in prospettiva anti- insurrezionale, sulle potenzialit\u00e0 di conflitto che la situazione pu\u00f2 generare. Nel processo di ristrutturazione l\u2019incarceramento di una parte della popolazione, attualmente improduttiva, \u00e8 un aspetto centrale, una linea del fronte di classe appunto. Questa tendenza va contrastata ma non \u00e8 certo il caso di farsi delle illusioni. Per quanto riguarda i C.I.E., il potere vuole chiare inequivocabilmente che la detenzione amministrativa dei migranti (introdotta in Italia dal 1998) \u00e8 una pratica ormai consolidata che non va pi\u00f9 messa in discussione. Per questo i dispositivi per il controllo dell\u2019immigrazione vanno potenziati e affinati alla luce dell\u2019esperienza maturata.<\/p>\n<p>Di questo ci parla un interessante testo: il Documento Programmatico sui Centri di Identificazione ed Espulsione, pubblicato dal Ministero dell\u2019Interno nel 2013. Il documento \u00e8 frutto del lavoro di una \u201ctask-force, interna al ministero\u201d, istituita dal Ministro Cancellieri e composta in buona parte da Prefetti. Lo scopo \u00e8 quello di analizzare la situazione in cui si trovano i C.I.E. e di sviluppare proposte per migliorarne il funzionamento. Questo documento dice molte cose e altre ce le fa intuire. Ovviamente essendo un documento programmatico le indicazione contenute sono consigli ed indirizzi non ancora attuati ma pi\u00f9 che sufficienti per farci capire che aria tira nei palazzi del potere. Tra le cose non scritte ma che si leggono tra le righe vi \u00e8 il giudizio impietoso che i tecnici emettono sull\u2019operato dell\u2019ex ministro Maroni, la merdaccia leghista non viene mai nominata ma le conclusioni del documento rigettano il suo operato. Come sappiamo Maroni ha peggiorato le condizioni degli internati per trarne vantaggi di natura politica (aumento del periodo di detenzione fino ad un periodo massimo di 180 giorni, peggioramento delle qualit\u00e0 della vita all\u2019interno dei Centri in conseguenza dell\u2019introduzione di un sistema di appalti al ribasso, limitazione all\u2019accesso alle strutture da parte di organismi indipendenti di controllo, ecc&#8230;). Queste misure tese a fare dell\u2019immigrato il capro espiatorio su cui far sfogare le frustrazioni di un elettorato scontento, non potevano che diffondere la disperazione e la rabbia nei centri e, di conseguenza, produrre rivolte. L\u2019analisi dei tecnici partendo dalla constatazione delle limitazioni e degli oneri economici che l\u2019amministrazione deve sostenere in seguito alle rivolte propone la rimozione di tutte quelle misure demagogiche. Attenzione per\u00f2, non vi \u00e8 alcun intento umanitario nella loro proposta ma l\u2019obbiettivo di razionalizzare l\u2019istituzione. Nella loro ottica, infatti, per evitare rivolte, se da un lato si devono cancellare le misure pi\u00f9 inutilmente brutali, dall\u2019altro va potenziato l\u2019aspetto repressivo delle strutture.In questo senso vanno i consigli che danno alle istituzioni.<\/p>\n<p>Innanzitutto viene auspicato il rafforzamento delle misure di sicurezza, che dovrebbero rifarsi sempre pi\u00f9 esplicitamente a quelle in uso nelle carceri. I C.I.E. sono generalmente collocati in strutture riadattate allo scopo e che non avevano precedente funzione carceraria, uno degli obbiettivi delle prossime ristrutturazioni sar\u00e0 quello di aumentare le difese passive per scoraggiare le fughe. Da un punto di vista architettonico i Centri tenderanno a colmare le differenze che li distinguono dalle carceri.<\/p>\n<p>Verr\u00e0 introdotta la pratica della \u201cdifferenziazione\u201d degli internati. Se attualmente l\u2019unica distinzione avviene in base al genere, in futuro verranno presi in considerazione anche l\u2019etnia, lo status giuridico, il grado di pericolosit\u00e0 dimostrato.<\/p>\n<p>Si prevede di creare percorsi di internamento \u201cdifferenziati\u201d. Per controllare gli internati pi\u00f9 accondiscendenti sar\u00e0 sufficiente rendere meno noiosa la detenzione, in considerazione del fatto che l\u2019ozio forzato aumenta aggressivit\u00e0 e malessere. Mentre per i pi\u00f9 riottosi sono previste varie misure di contenimento: l\u2019utilizzo di trasferimenti per i ribelli, l\u2019introduzione di norme legislative che aggravano i reati commessi all\u2019interno dei Centri, la creazione di \u201cmoduli idonei ad ospitare persone dall\u2019indole non pacifica\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto medico viene ritenuto di cruciale importanza per la gestione dei C.I.E. \u00c8 stato evidenziato come la condizione di internamento nei Centri generi sofferenza psichica e frequenti atti di autolesionismo. Questi fenomeni dovrebbero essere arginati tramite il perfezionamento di un apparato di controllo psicologico e medico permanentemente attivo all\u2019interno delle strutture. Le strutture mediche non dovrebbero essere affidate ad esterni, n\u00e9 al direttore del C.I.E., ma operare sotto il diretto controllo del questore.<\/p>\n<p>Importanti modifiche sono previste anche per quanto riguarda la gestione dei Centri. Va ricordato che i Centri sono gestiti da enti privati. Ci\u00f2 vuol dire, ad esempio, che gli operatori della Croce Rossa Italiana, dove sono presenti, non svolgono una funzione di supporto umanitario esterno, ma sono quelli che fisicamente chiudono a chiave le celle. Attualmente solo l\u2019utilizzo della forza \u00e8 delegato all\u2019autorit\u00e0 (prefetto o questore) che predispongono l\u2019intervento della celere. Le nuove disposizioni criticano la disomogeneit\u00e0 vigente tra i diversi enti gestori, insistendo su l\u2019affidamento dell\u2019incarico ad un gestore unico nazionale. Questo dovrebbe avvalersi di operatori specializzati, addestrati dall\u2019amministrazione penitenziaria, che verranno coadiuvati dalle forze di polizia. Sarebbe il primo grande gestore privato nel settore carcerario operante in Italia. Ricordiamo che l\u2019apertura ai privati del settore carcerario ed il conseguente Businness penitenziario \u00e8 una pratica consolidata nei paesi anglosassoni, verso la quale il precedente governo Monti ha operato le prime aperture legislative.<\/p>\n<p>Preoccupati del fatto che quanto recentemente accaduto nei Centri ha destato l\u2019interesse della classe politica, dell\u2019opinione pubblica e degli organismi di controllo internazionale, determinando quello che definiscono una \u201csovraesposizione del problema\u201d, i burocrati tentano di risolvere il problema a modo loro. Fedeli al motto \u201csolo ci\u00f2 che appare esiste\u201d non si preoccupano certo delle sofferenze degli internati quanto del fatto che il pubblico le ignori. Perci\u00f2 la pratica di distruggere le fotocamere dei cellulari, gia diffusa nei Centri., per impedire che escano immagine relative ai pestaggi ed alle inumane condizioni di detenzione, deve essere formalizzata in divieto. Perci\u00f2 l\u2019utilizzo di telefoni cellulari, consentito dalla legge Turco-Napolitano, deve essere limitato dall\u2019arbitrio delle guardie affinch\u00e9 non possa favorire \u201c il compimento di atti di rivolta, il tentativo di evasione o contatti con l\u2019esterno idonei a compromettere la sicurezza del centro\u201d.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 quanto ci dicono i burocrati con il loro documento, dietro il cui linguaggio tecnico si nasconde la banalit\u00e0 del male. La macchina dello Stato deve funzionare, le variabili umane vanno adattate alle esigenze dei numeri. Il C.I.E. non \u00e8 che uno strumento per governare i rapporti di sfruttamento e per funzionare meglio deve divenire un entit\u00e0 separata, impenetrabile, ineludibile, sottoposta all\u2019arbitrio e dalla discrezionalit\u00e0 dei sorveglianti. Il dominio sta conquistando posizioni nel campo dello scontro di classe, le posizioni che conquista le ritiene acquisite in via definitiva e solo alla parola rivoluzione \u00e8 legata l\u2019ipotesi della loro riconquista. In questo momento l\u2019interesse, non tanto di chi scrive, ma degli sfruttati in genere \u00e8 di sbarrargli il passo, frenando ovunque sia possibile la sua avanzata. Cos\u00ec hanno fatto migliaia di internati nei C.I.E., mettendo a segno i loro colpi. Ognuno pu\u00f2 rendersi conto dell\u2019importanza, in questo periodo, di mantenere aperti i varchi di comunicazione con questi lager, di continuare le forme di supporto e solidariet\u00e0 che si sono finora espresse, di tessere relazioni tra i focolai di lotta che si accendono.<\/p>\n<p>da Invece<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le rivolte recentemente avvenute all\u2019interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione hanno prodotto risultati di notevole entit\u00e0. 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