WORLD SOCIAL FORUM - Movimento in Porto - di WALDEN BELLO su il Manifesto 30-01-2002
Porto Alegre non è esattamente una città del Terzo Mondo. Situata in uno degli stati più prosperi del Brasile, il Rio Grande do Sul, e abitata principalmente da persone di origine europea, questa città di 1 milione e 200mila persone è Primo Mondo per quanto riguarda le infrastrutture e i servizi sociali. Di fatto, essa si situa ai primi posti nella graduatoria della "qualità della vita" del paese.
Tuttavia Porto Alegre, sede del World Social Forum l'anno scorso e di nuovo quest'anno, è diventata sinonimo dello spirito del fiorente movimento contro la globalizzazione delle multinazionali.
Si prevede che da oggi al 4 febbraio in questa città costiera affluiranno circa 70.000 persone, galvanizzate dallo slogan "un altro mondo è possibile". Questa cifra è di quasi 6 volte superiore a quella dell'anno scorso.
Tra coloro che arriveranno a Porto Alegre vi sono pescatori dall'India, agricoltori dall'Africa orientale, sindacalisti dalla Thailandia, popoli indigeni dall'America centrale.
Ma ci sarà anche un nutrito contingente di persone dei paesi del Nord. E il Forum avrà l'onore di ospitare personalità venute a rappresentare la pluralità del movimento contro la globalizzazione delle multinazionali.
Tra gli altri, il teorico e attivista Noam Chomsky, la fisica e femminista Vandana Shiva, l'attivista a favore del popolo canadese Maude Barlow, e l'intellettuale egiziano Samir Amin.
Il World Social Forum è nato come contraltare al World Economic Forum, il raduno annuale dei rappresentanti del capitalismo globale a Davos, in Svizzera. Proposta da una coalizione di organizzazioni della società civile brasiliana e dal Partito dei lavoratori che controlla sia Porto Alegre che lo stato del Rio Grande do Sul, l'idea ha raccolto un forte sostegno internazionale.
Questo forte sostegno internazionale è venuto da organizzazioni come il mensile francese Le Monde diplomatique e Attac, e ha ricevuto supporto finanziario da donatori progressisti come Novib (l'Organizzazione olandese per la cooperazione e lo sviluppo economico). Grazie a questa energia, il primo World Social Forum è stato organizzato nel tempo record di otto mesi.
Un dibattito transatlantico teletrasmesso tra rappresentanti del World Social Forum e alcuni luminari presenti al World Economic Forum è stato pubblicizzato dal Financial Times come una collisione tra due pianeti, quello dei super-ricchi del mondo e quello delle grandi masse marginalizzate.
Il momento più memorabile di quel confronto è giunto quando Hebe de Bonafini, rappresentante dell'organizzazione argentina per i diritti umani "Madri di Plaza de Mayo" ha urlato al finanziere George Soros attraverso lo spartiacque atlantico: "signor Soros, lei è un ipocrita. Della morte di quanti bambini è responsabile?"
Fin dal suo primo meeting la base del World Social Forum è andata aumentando, mentre quella del World Economic Forum è diminuita. "
Già sulla difensiva, in quanto raduno in cui 'discutere come mantenere l'egemonia su noi altri'", come ha detto uno dei partecipanti al World Social Forum, il World Economic Forum ha ricevuto un ulteriore colpo quando è stato costretto a tenere il suo meeting del 2002 in un posto diverso da Davos perché il governo svizzero non era più in grado di garantire la sicurezza dei suoi partecipanti.
Garantire la protezione al World Economic Forum 2001 ha richiesto la più grande operazione di sicurezza nel paese dopo la seconda guerra mondiale, e questo ha provocato proteste provenienti dalla stessa Svizzera.
Così, il World Economic Forum è stato spostato a New York per il 2002, e non è chiaro quando e se tornerà a Davos. Ma come sottolineano alcuni osservatori, "una grande parte dell'attrazione esercitata dal World Economic Forum è l'atmosfera di Davos come rifugio sulle Alpi svizzere. Senza di essa, è destinato all'oblio".
Il cuore dell'appuntamento di quest'anno a Porto Alegre è costituito da 26 sessioni per quattro giorni, strutturate intorno a quattro temi: "produzione di ricchezza e riproduzione sociale", "accesso alla ricchezza e sviluppo sostenibile", "società civile e arena pubblica", e "etica e potere politico nella nuova società".
Intorno a questo nucleo si terranno una quantità di seminari, un tribunale del popolo sul debito sponsorizzato da Jubilee South, e circa 5.000 workshop. Sono anche previste marce e dimostrazioni di lavoratori e contadini, guidate dalle organizzazioni di massa brasiliane: il sindacato centrale dei lavoratori (Central Union of Workers) e il movimento dei senza terra (Movement of the Landless), che sono tra i principali organizzatori del World Social Forum.
Le forze anti-establishment si danno appuntamento a Porto Alegre dopo un anno tumultuoso. Forse l'apogeo del movimento anti-globalizzazione si è raggiunto durante il G8 a Genova nella terza settimana di luglio, quando circa 300.000 persone hanno marciato nonostante gli attacchi con i lacrimogeni da parte della polizia.
Poco dopo gli scontri di Genova, in cui un manifestante è stato ucciso dalle forze dell'ordine, nella stampa mondiale si è dibattuto sul fatto che raduni di élite in paesi non autoritari possano essere impossibili in futuro.
E in verità, è sembrato che l'offerta del Canada di tenere il prossimo summit del G8 in una località sulle Montagne Rocciose in Canada, nella provincia di Alberta, abbia confermato il fatto che l'élite globale sia in fuga dalla democrazia delle strade.
Poi è venuto l'11 settembre, che ha arrestato un movimento impetuoso in modo repentino. Il successivo grande confronto tra l'establishment e i suoi oppositori si sarebbe dovuto tenere verso la fine di settembre a Washington, durante gli annuali meeting autunnali della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.
Snervati dalla prospettiva di una settimana di proteste massicce in cui si calcolava che si sarebbero mobilitate 50.000 persone, i gemelli di Bretton Woods hanno approfittato dello shock dell'11 settembre per cancellare il loro meeting. Senza un target, e sensibili al cambiamento radicale dello stato d'animo nazionale negli Usa, gli organizzatori hanno cancellato la protesta e tenuto al suo posto una marcia per la pace.
A metà novembre, durante il vertice del Wto a Doha (Qatar), l'establishment ha approfittato della inattesa opportunità di contrastare la crisi di legittimità che lo aveva attanagliato prima dell'11 settembre, costringendo i paesi in via di sviluppo ad approvare una dichiarazione che lancia un numero definito di negoziazioni sul commercio.
Ai governi del Terzo Mondo è stato detto che se non avessero acconsentito ai colloqui, finalizzati a una maggiore liberalizzazione, avrebbero dovuto assumersi la responsabilità di un peggioramento della recessione mondiale accelerata dall'attentato al World Trade Center.
Per non correre rischi, il segretariato del Wto e la monarchia del Qatar avevano lavorato per limitare a una sessantina le Ong ammesse a partecipare al summit. Questo ha fatto sì che le massicce dimostrazioni di piazza che avevano caratterizzato Seattle - la città che aveva fatto da contesto per la famosa rivolta dei paesi in via di sviluppo allo Sheraton Convention Center - non fossero presenti a Doha. E, in queste condizioni, l'opposizione dei paesi in via di sviluppo è crollata.
Se il meeting del World Social Forum si fosse tenuto alla fine di novembre o a dicembre, lo stato d'animo dei partecipanti sarebbe stato diverso. L'amministrazione Bush avrebbe volato alto dopo il suo devastante trionfo in Afghanistan. Comunque nelle ultime settimane la storia, astuta come sempre, ha riservato a Washington due grosse batoste: la debacle della Enron e il crollo economico dell'Argentina.
La Enron è diventata lo squallido simbolo dell'instabile miscuglio di deregulation e corruzione che ha spinto la "New Economy" statunitense negli anni '90 e ha contribuito a condurla a quella che è forse la peggiore recessione globale dagli anni '30.
Gravata da un inestinguibile debito estero, con la sua industria nel caos e 2.000 dei suoi cittadini che ogni giorno finiscono sotto la soglia della povertà, l'Argentina serve come monito sul disastro che attende quei paesi che prendono sul serio la politica neo-liberista consistente nel liberalizzare e globalizzare le loro economie.
Mentre si apre il World Social Forum, entrambi questi disastri hanno riproposto al più alto grado la crisi di legittimità che l'élite globale e il suo progetto di globalizzazione delle multinazionali stavano attraversando prima dell'11 settembre. Porto Alegre rappresenta la sede perfetta e il momento perfetto per la controffensiva da parte di quei movimenti che credono che "un altro mondo è possibile".
Walden Bello dirige l'istituto "Focus on the Global South", con sede a Bangkok, e insegna sociologia e amministrazione pubblica all'Università delle Filippine.
Copyright Ips-il manifesto. Traduzione di Marina Impallomeni
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