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Il G8 visto dal Kenya
by scsa2 Thursday, Aug. 30, 2001 at 12:30 PM mail:

Dal Kenya, Fabio Pipinato, già direttore di Unimondo e ora cooperante nel continente africano scrive: "Non usano mezzi termini gli opinionisti locali: il G8 un coro di ipocrisie ed ambiguità" 22 agosto 2001

The Nation, il giornale più letto in Kenya, riporta quasi quotidianamente scritti di politologi e saggisti riguardo i fatti accaduti durante l'ultimo G8. Non usano mezzi termini gli opinionisti locali nel definire il G8 un coro di ipocrisie ed ambiguità essendo i loro paesi esclusi dal meeting annuale.
Anche gli altri maggiori giornali africani, da Jeune Afrique a The Sunday Indipendent, si sono apertamente schierati con il movimento di protesta per quanto contraddittorio esso sia stato nelle sue diverse anime. Senza questo movimento transnazionale non sarebbe però stato possibile, a loro avviso, 'allargare' il prossimo anno il G8 a dieci governi africani impegnati sulla strada delle riforme suggerite dal Fondo Monetario Internazionale.
Ma non si tratterà affatto di un G18 (10+8) ma di un meeting parallelo con tutt'altra Agenda. I Governi, diversamente dagli opinionisti sovracitati, hanno purtroppo accolto l'invito ad andare nelle montagne rocciose del Kanakaskin per il 2002, come una vittoria. Non siamo distanti dal periodo post-coloniale ove i neo governi erano abituati a rincorrere i donors o le concessioni dei Paesi più industrializzati dimostrando nel contempo incapacità di auto-progettazione economico-politica indipendente.
Dall'altra parte della barricata vi sono invece alcuni componenti del network per i Diritti Umani del Kenya i quali hanno avanzato l'idea, dopo i fatti di Genova, di un percorso di formazione alla nonviolenza rivolto al 'Popolo di Seattle' con docenti dal Sud del mondo.
Qui le manifestazioni di protesta hanno infatti cadenze mensili e la polizia non è certo migliore di quella italiana ma vi è forse una maggiore capacità da parte dei contestatori di identificarsi come movimento con un servizio d'ordine che allontana proprio i più esaltati. E' inutile dire che a capo di molte di queste manifestazioni è presente il trentino padre Alex Zanotelli.
Recentemente è stata sospesa con la forza una manifestazione a favore della cancellazione del debito estero. Ciò sta a dimostrare che la violenza è sempre accompagnata dall'ignoranza ed entrambe non hanno confini. La manifestazione andava infatti a favore dei conti pubblici del governo che l' ha soppressa.
Essendo il Kenya tra i paesi più indebitati proprio con i Paesi del G8 si auspicava una definitiva cancellazione del debito estero, ma dal meeting di Colonia in Germania a quello di Okinawa in Giappone le promesse per la cancellazione del debito sono identiche a quelle fatte a Genova. Sin d'ora solo 23 Paesi dei 41 più altamente indebitati hanno beneficiato di una qualche riduzione pari a 53 miliardi di dollari su un ammontare totale di 2550.
La cancellazione permetterebbe di far fronte, se venissero utilizzati a dovere i fondi con mirati controlli, a bisogni essenziali della popolazione residente e non. I rifugiati in questo paese sono infatti moltissimi a causa delle guerre circostanti.
A proposito di guerre circostanti sarebbe impensabile a Nairobi un meeting di Capi di Stato, magari presieduto dall'OUA (Organizzazione per l'Unità Africana) che non affronti il drammatico problema dei Grandi Laghi, forse perché l'attuale mediatore è Nelson Mandela ed il precedente il compianto Maestro Julius Nyerere. Sembra invece possibile un meeting a Genova ove il conflitto macedone e la stabilità nei Balcani non solo non faccia parte dell'Agenda dei Big ma nemmeno di quella dei contestatori. La solidarietà che entrambi propinano, in modi diversi, fuori o dentro la zona rossa, evidentemente non inizia dai rapporti di vicinato ma è una solidarietà lontana.
All'ordine del giorno c'era invece la lotta all'AIDS. La promessa di un fondo internazionale di un milione di dollari fatta dagli otto big per far fronte alla piaga è stata ripresa dagli opinionisti locali, a differenza di giornali come Le Figaro ed il Wall Street Journal, come una grande farsa.
A nessuno dei giornali africani, da me consultati, è infatti sfuggito che il Segretario Generale delle Nazioni Unite Koffi Annan aveva chiesto dieci volte tanto solo come fondo di emergenza. E di AIDS in Africa si muore nonostante la recente vittoria a Pretoria del Ministero della Sanità Sudafricano contro le Multinazionali farmaceutiche che ha permesso un estendersi della normativa anche all'Est Africa.
Anche la proposta di portare l'alta tecnologia nel Sud del mondo, con l'unico documento ufficiale approvato in sede G8, è sembrata assai illusoria. Nei paesi industrializzati la scelta di portare internet là dove ci sono le capanne è sembrato a molti più un business della telefonia che un concreto aiuto mentre qui, dall'altra parte dell'equatore, in molti attendono un accesso meno oneroso all'alta tecnologia per inserire le microimprese nel mercato globale.
Nelle capitali africane vi sono ovunque scuole di ingegneria multimediale ma il problema non è la formazione ma il costo del bene. Anche internet come il cemento, i farmaci ed altri beni fondamentali che permetterebbero lo sviluppo sono controllati dall'esterno ed hanno prezzi esorbitanti. A titolo di esempio io pago £ 60.000 al mese (pari allo stipendio minimo di un operaio locale) per la sola connessione alla posta elettronica, attraverso un server che dista duecento Kilometri dalla mia attuale abitazione.
Gli otto grandi baderanno bene in futuro, come è accaduto per la cancellazione del debito, a promettere e nel contempo controllare la limitata espansione di questo bene che ha avuto una rapida diffusione in altri Paesi del sud del mondo come l'India, già leader internazionale in pochi anni. Non è un caso che le compagnie aeree come la Swiss Air stiano fuggendo dall'Europa per rifugiarsi nel Subcontinente indiano ove il costo di ingegneri multimediali è di gran lunga inferiore.

Sia i capi di stato che le società civili dell'Africa devono smetterla di rincorrere i grandi della terra nelle capitali del nord del mondo e cercare di rafforzare i loro meeting (OUA, gruppo 77), magari organizzandoli parallelamente ai meeting che hanno luogo nel nord del mondo.
Il Sud, ove è nata la nonviolenza, la capacità di networking (fare rete) proprio della società civile, il microcredito che sta sradicando la povertà in molte microrealtà, ha dimostrato più volte di essere in grado di elaborare una propria Agenda ed un proprio modo di pensare lo sviluppo, nonostante l'incapacità di governo dimostrata dalla maggioranza delle classi dirigenti.
Come l'America Latina ha creato il World Social Forum a Porto Alegre (Brasile) in contrapposizione al World Economic Forum di Davos (Svizzera) così l'Africa potrebbe elaborare un 'tutt'altro G8' in piena contrapposizione a quello esistente con otto donne di colore in rappresentanza del mondo impoverito al posto degli attuali otto maschi bianchi in rappresentanza del mondo arricchito; con politiche di sviluppo umano sostenibile al posto di politiche imposte da Istituzioni Internazionali riconosciute solo dai potenti. L'esito di quest'altro G8 non sarà un generico disaccordo sul protocollo di Kyoto ma potrà essere una politica per il 'bene comune'.
Recentemente il Presidente Senegalese Abdoulaye Wade ha rifiutato all'Eliseo l'offerta di un indennizzo per la schiavitù e la colonizzazione subita in quanto un dramma così intenso non ha prezzo. Uno gesto di dignità fatto di fronte ad uno degli otto big, Jacques Chirac. Un gesto che da speranza al pluriverso di movimenti ed organizzazioni che anche quaggiù lottano per 'un altro mondo possibile'.

Fonte: Vita

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