Sappiamo che numerose sono le imprese che chiudono in seguito alla crisi o con la scusa della crisi economica. La maggior parte sono di proprietà multinazionale. Ecco alcuni esempi, tra i numerosi: Alcoa (Usa), Nokia-Siemens (Finlandia-Germania), Glaxo Smithkline,… E’ dal 1990 che buona parte del patrimonio produttivo italiano è stato acquisito da capitale straniero. Basti pensare all’industria alimentare, a quella chimica-farmaceutica, all’industria degli elettrodomestici, dei macchinari: tutti settori, che negli del dopoguerra avevano fatto la fortuna dal capitalismo italiano. E’ oramai assodato che l’Italia industriale entra a far parte della filiera produttiva globalizzata con il ruolo subalterno di subfornitrice, non in grado di influenzare le scelte strategiche e tecnologiche dell’elite mondiale (con forse la sola eccezione della Fiat, se l’affaire Crysler darà i risultati sperati).
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