PAVIA- teoricamente noi abbiamo pensato a questo....
Dopo tanto discutere a Pavia, sulla questione palestinese, abbiamo raggiunto questo "risultato". E' un po' complesso, ma la questione lo è ancora di più (è soprattutto importante fare chiarezza, soprattutto per il rischio di uno strisciante anti-semitismo a sinistra).
Ancora su Israele. Le ambiguità dell"antisionismo" E' indubbio che quello d'Israele è divenuto da tempo uno Stato "come gli altri", e che le iniziali utopie "socialista" (kibbutzim, moshavim ecc.) si sono dissolte, non diversamente dalla liquidazione delle "conquiste socialdemocratiche" nell'Europa occidentale. Democrazia militare? Israele, che non è uno Stato imperialista, ma ampiamente subordinato agli USA, ha introiettato la "democrazia borghese", compresa l'oppressione nazionale (nella fattispecie, degli arabi della regione): ma sarebbe assurdo contrapporre la Knesset ad un presunto funzionamento democratico dei parlamenti di altri stati borghesi. A.Sharon, in quanto tipico dirigente di un'organizzazione di destra, non priva di tratti fascisteggianti, ha certamente perseguito l'eliminazione della direzione di al Fatah, a vantaggio del semifascismo di Hamas, Jihad Islami ecc. con quello stesso calcolo che motivava gli USA a sostenere con ogni mezzo (sino a poco tempo fa) la reazione islamica, anche ciecamente terroristica (al-Qa'ida), contro forze sia pur "nazionaldemocratiche" e non necessariamente "comuniste", come in Afghanistan. Reciprocamente, la reazione araba (non meno antidemocratica che anticomunista) non può vedere con favore la crisi della sinistra israeliana e l'egemonia nello Stato d'Israele di forze reazionarie propense a "scontri finali" nell'atroce prospettiva di una "Palestina senza arabi" (che alimenta quella non meno atroce di una Palestina Judenrein, sostenuta dalla stessa reazione araba). La Shoah non è stata un'invenzione, nè un "mito fondatore dello Stato d'Israele", nè può essere banalizzata ascrivendola ad altri "olocausti" , e tanto meno all'espulsione (nakhah) araba-palestinese nel 1948; neanche i più estremi "sionisti revisionisti" come l'Irgun ed il Lehi (banda Stern) ventilarono "soluzioni finali" per gli arabi, mentre l'allora capo del movimento palestinese Ahmad Shukein, delirava minacciando agli ebrei "stragi mongole". Tzahal è uno degli ultimi eserciti non mercenari, il che spiega fenomeni come l'attuale protesta di riservisti, come al tempo della guerra in Libano, la ribellione anche di ufficiali in servizio, fatto senza precedenti e comunque insolito nelle guerre correnti. Ci si permetta un Witz: come non è necessario esser stati comunisti per diventare anticomunisti, così non è necessario essere ebrei per diventare antisemiti (in genere col pretesto dell'antisionismo). Non è necessario, ma aiuta! (come più universalmente l'autofobia o selbsthass: odio di sé). Il comportamento dei notabili delle Comunità Israelitiche Italiane sotto il fascismo fu quasi sempre miserabile, ma non diverso da quello dei (medi) borghesi "gentili", anche se non arrivò mai, come la Chiesa Cattolica, a definire Mussolini "uomo della provvidenza" e ad esaltare la "crociata" contro il bolscevismo come in Spagna nel 1936-39. Il cemento ideologico della borghesia ebraica fascista fu comunque l'antisionismo (vedi Ettore Ovazza, direttore de la "Nostra bandiera" ed organizzatore di un raid squadristico contro la redazione fiorentina di Israel, per finire assassinato con la famiglia dai nazifascisti sul lago Maggiore nel settembre 1943 - cfr. M.Nozza, Hotel Meina, 1993). E, tra l'altro, malgrado le tresche della destra sionista-revisionista (Jabotinsky) con Mussolini, i sionisti italiani erano in maggioranza "sionisti-socialisti". Ovviamente, da Curiel a Sereni a Terracini, non fu piccolo il contributo degli ebrei comunisti, socialisti ed anche azionisti, a cominciare dai fratelli Rosselli. Ciò dovrebbe essere a conoscenza di tutti. Non si può, quindi, accusare la borghesia ebraica di questo paese di essersi comportata in modo opposto all'insieme della borghesia "gentile". Infine identificare Israele ed il sionismo col Likud e il Gush Emunim è come identificare gli arabi o l'islamismo con Osama bin Laden ed i Taliban, il che fa comodo alla reazione israeliana ed a quella araba, che si giustificano reciprocamente. Se l'unica via d'uscita è la propsettiva di "due popoli, due Stati", non si può allora affidare questa causa alle forze che, esplicitamente e reciprocamente, negano la costituzione in Stati se non addirittura la presenza nell'area di uno dei due popoli in questione. Ciò interroga in primo luogo la sinistra, israeliana ed internazionale, che non può continuare a "legittimare" e giustificare con lo stato di guerra Sharon e il Gush Emunim (coloni), dall'altro Hamas, Jihad e in genere il "fondamentalismo islamico", sunnita (fratelli mussulmani, FIS e GIA algerini ecc.) e sciita (Hizh'ulla libanese).
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