Una testimonianza (da www.mir.it)
Dal sito http://www.mir.it
07/08/01 ore 20:39 Johannes Voggenhuber torture e messinscena th
L'europarlamentare austriaco Voggenhuber racconta l'arresto e la detenzione dei 16 saltimbanchi fermati il 22 luglio per i quali il presidente austriaco chiede la scarcerazione
Johannes Voggenhuber, deputato europeo dei verdi austriaci, ha incontrato nelle carceri di Alessandria e Voghera i 16 arrestati del gruppo di teatro di strada "Volxtheater Karawane", fermati alle 18.00 di domenica 22 luglio. Si tratta degli artisti dei quali il presidente austriaco Thomas Klestil ha chiesto la scarcerazione, con una lettera al presidente italiano Ciampi. Voggenhuber ha potuto parlare con ciascuno degli arrestati. Le testimonianze raccolte sono state verbalizzate dal parlamentare in presenza di quattro testimoni, tra i quali un funzionario dell'ambasciata austriaca a Roma. Il parlamentare austriaco ha anche parlato con uno dei magistrati titolari dell'inchiesta. Radio Popolare lo ha intervistato. L'intervista è stata trasmessa martedì 7 agosto alle 17.15. Ecco alcuni dei passaggi salienti dell'intervista.
"La Volxtheater Karawane è stata fermata di domenica, alle 18.00. Erano fermi in un parcheggio ad aspettare le altre macchine della carovana. É un gruppo di teatro politico che offre una lettura ironica e pacifista della realtà, canalizzando la protesta in una manifestazione artistica. Venivano da Salisburgo, dove avevano fatto la loro esibizione con gli stessi materiali di scena. Del resto avevano portato la loro performance, pacificamente, anche per le strade di Genova."
"Sono stati arrestati a 30 km da Genova. 40 o 50 carabinieri hanno circondato i furgoni. Per due ore 25 persone, di cui 16 austriaci, sono rimasti in piedi, in fila, senza acqua, accanto al pulmino. Una signora si è sentita male e solo dopo lunghissime contrattazioni le hanno concesso di sedersi all'ombra. Era solo l'inizio: la polizia si è schierata come un plotone di esecuzione, i mitra spianati, puntati sugli arrestati, davvero, era un plotone d'esecuzione. Dopo due ore hanno detto che tutti i fermati sarebbero stati condotti per 5 minuti in caserma, giusto il tempo per l'identificazione. Sono stati rinchiusi per 14 ore. 14 ore di tortura."
"In caserma c'erano un corridoio e quattro stanze. Dovevano stare in ginocchio, in corridoio, per ore e ore, e se qualcuno allungava un piede perché non ce la faceva più a restare nella stessa posizione, la polizia si accaniva con i manganelli, lo colpiva con pugni e calci, gli saltava sui piedi con gli anfibi. Poi veniva rimesso al muro, con le mani alzate e i polsi girati, il palmo rivolto all'esterno. Guai a muovere le mani, la polizia passava subito ai bastoni di legno, afferrava la testa dei fermati scaraventandola contro la parete"
"La prima stanza era adibita alle visite mediche, li facevano spogliare; poi dovevano firmare, su un foglio in bianco, in caso di rifiuto botte e ancora botte. Alcuni moduli erano in italiano: firma!, dicevano. All'obiezione di non conoscere l'italiano, visto che mancava un interprete, gli agenti rispondevano con un altro pestaggio. Un ragazzo ha dovuto fare le flessioni mentre lo colpivano nei testicoli, a calci. Poi lo hanno sollevato, lanciato contro il muro e picchiato ancora, insultato, riempito di oscenità, minacciato di violenza sessuale."
"Nella stanza delle identificazioni la stessa storia, moduli in bianco o in italiano, che nessuno capiva. Uno dei capi continuava a ripetere la stessa parola d'ordine, che sul momento nessuno ha compreso: "ci servono bianchi"! É stato un poliziotto a illuminarli sul significato: niente sangue, dovevano restare "bianchi", senza segni visibili. Ecco spiegati i metodi adottati nelle torture, nei maltrattamenti. Con un australiano se ne sono fregati, lo hanno massacrato fino quasi a farlo svenire, sbattuto su una brandina a mo' di esempio; e quando gli altri entravano nella stanza si trovavano davanti a un ragazzo, sdraiato, immobile, e pensavano fosse morto."
"Persino un ferito, sanguinante, è stato trascinato lungo tutto il corridoio. Dai protocolli emerge che dovevano restare immobili mentre da tutte stanze si sentivano urla lancinanti, per delle mezz'ore. Li hanno fatti spogliare ancora, requisito tutti gli oggetti. Guai ad alzare gli occhi, se uno guardava, un gruppo di poliziotti lo schiacciava prima a terra, con i manganelli, con gli anfibi, poi lo alzavano e lo sbattevano contro il muro. Infine hanno diviso uomini e donne e li hanno sbattuti in una cella di due metri per due, in otto – dieci, li schiacciavano uno sopra all'altro. Durante tutto questo tempo, parliamo di tredici, quattordici ore, era assolutamente vietato addormentarsi. Se qualcuno dormiva in piedi, per terra, lo mettevano alla sbarra dandosi da fare con i bastoni."
"Le arrestate venivano accompagnate in bagno da agenti donne, c'era una stanza d'ingresso e le cabine con i gabinetti. Le porte restavano aperte. Una volta portate in bagno arrivavano gli uomini. Si mettevano davanti alle porte aperte e cominciavano a insultare nel modo più meschino, a dipingere svastiche sui palmi delle mani. Un poliziotto in particolare conosceva quattro parole di tedesco "heil Hitler" "cane" "seduto" e "lecca". Per ore ha ripetuto le stesse frasi, a tutte le donne."
"Martedì pomeriggio sono stato dagli uomini, mercoledì dalle donne; prima ad Alessandria, poi a Voghera, per otto ore e mezza. Ho parlato con tutti sia singolarmente sia in gruppo, davanti a quattro testimoni: tutto quello che le ho appena detto può essere confermato da un membro dell'ambasciata di Roma, un avvocato austriaco, una collaboratrice di Bruxelles e un collaboratore viennese. Abbiamo verbalizzato tutto."
"Tutti gli oggetti sequestrati erano materiale scenico, oggetti usati da tempo in Austria per i spettacoli, esistono dei verbali di polizia in tal senso, delle dichiarazioni ufficiali di agenti di polizia che certificano come la Volxtheater Karawane non sia mai stata coinvolta in episodi di violenza. La perquisizione è andata così: hanno smontato il furgone ricostruendo ad hoc l'arsenale, manipolando le prove, come emerge dai racconti. É una cosa infame, in una Jeep c'era un letto, hanno strappato via le assi e le hanno buttate nel mucchio, come se fossero bastoni. C'era un vagone adibito a cucina che segue sempre il gruppo durante gli spettacoli: dalla cucina hanno preso coltelli, cavatappi e altro, via, nel mucchio delle armi improprie. I manici dei cartelloni, separati dai manifesti e gettati nel mucchio. Persino quell'attrezzo da giocoliere, costituito da due legni e una cordicella, sulla quale si fa roteare uno yo yo, è stato classificato come una "fionda di grandi dimensioni". Infine, ed è ancora più grave, hanno preso la biancheria intima di alcune manifestanti con le mestruazioni, l'hanno infilata negli zaini in cui avevano precedentemente raccolto i vestiti neri, dichiarando poi l'esistenza di macchie di sangue."
"Mi hanno fornito un documento originale, in cui si certifica che sono stati perquisiti dai Carabinieri di Porto Venere, che prima di sabato avevano perquisito i furgoni certificando che era tutto in ordine, che si trattava solo di oggetti usati per le performance teatrali"
"Sono ancora tutti in prigione, il Gip li incontra solo il 13. Dai verbali presentati ai giudici, che io ho visto, le uniche prove contro di loro sono costituite da quell'arsenale artificiosamente costruito. Lo stesso arsenale che i Carabinieri di Porto Venere, la polizia di Salisburgo, ha certificato essere materiale scenico, usato per gli spettacoli. É un gruppo conosciuto, esistono video e documentari su di loro, manifesti. Il Gip mi ha detto, perché parla di teatro? in nessuno dei verbali di polizia si parla di teatro." (radio popolare)
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