noalmurodigomma
bastaaaaaaaaaaaaaa chiediamo solo giustiza lo Stato ce le deve dare ste risposte ce le deve dare... mi rivolgo anche a voi agenti di polizia che sicuramente leggete queste pagine dovete esprimere il vostro dissenso da questi fatti la gente ha bisogno di sapere e di capire indipendentemente dalla collocazione politica di ciascuno
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Genova, le violenze a verbale I teatranti austriaci davanti al giudice: non c'entriamo nulla Iniziata la sfilata delle vittime dei pestaggi. "I poliziotti mi hanno sputato addosso e fratturato un piede"
FABRZIO RAVELLI
GENOVA - Davanti al palazzo di giustizia, il grande striscione («Verità, giustizia, libertà») sta appeso al monumento dedicato a un Black Bloc di 250 anni fa: Giambattista Perasso detto Balilla, immortalato nel gesto di lanciare il sasso. Dentro, nell'aula bunker, gli artisti di strada del Volxtheaterkarawane ripetono ai giudici che loro il sasso non l'hanno lanciato: «Siamo solo artisti, non abbiamo niente a che fare con i Black Bloc. Lasciateci tornare alle nostre famiglie e al nostro lavoro». L'udienza del tribunale del Riesame, a porte chiuse, dura tutta la giornata. Il verdetto si conoscerà nel pomeriggio di oggi. In Procura, intanto, sfilano davanti ai pm sette manifestanti che denunciano abusi e violenze da parte della polizia alla caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz: manganellate, sputi, minacce, perfino una panca tirata addosso. La vicenda degli artisti di strada, diventata un caso internazionale dopo gli interventi del governo austriaco e del presidente Klestil, richiama davanti al palazzo di giustizia una folla. Ci sono troupes tv americane (sono qui per la giovane ricercatrice quacchera Susan Thomas), giornalisti di tutta Europa, personale dell'ambasciata austriaca, una ventina di compagni degli arrestati, e un centinaio di italiani del Genoa Social Forum con striscioni, cartelli, e anche un «cavallo di Troia» in legno. Birgit, portavoce del Volxtheaterkarawane, ha visitato sabato i suoi compagni nelle carceri di Alessandria e Voghera: «Qualcuno era sereno, ma la maggior parte ha una gran paura. Sono sicuri di non aver fatto niente di male e di non aver partecipato ai disordini. Ma temono che si siano fabbricate prove contro di loro, e si sentono marionette in un gioco politico». Ce l'ha anche con il governo austriaco: «Prima ha segnalato i loro nomi come se fossero pericolosi, poi dopo l'arresto e i maltrattamenti è intervenuto per salvare la faccia». L'avvocato Ezio Menzione, uno dei difensori, dice che il pm Anna Canepa non ha portato nuovi elementi di accusa contro gli artisti: «Contro di loro c'è soltanto il materiale sequestrato al momento dell'arresto. Si tratta di oggetti che riguardano il loro lavoro, cose utilizzate nelle rappresentazioni di strada. Per ognuno di questi oggetti abbiamo dimostrato, con fotografie e riprese video, in che modo venivano adoperati per gli spettacoli». Menzione è sorpreso dell'atteggiamento del pm: «Si diciamo che, per esempio, le clave da giocolieri non sono armi che cosa risponde? Che è tipico dei Black Bloc usare come armi oggetti di uso quotidiano. Se gli imputati presentano lividi ed ecchimosi, si risponde che sono prova della partecipazione ai disordini. Perfino i numeri di telefono degli avvocati diventano prova di una inesistente associazione a delinquere». Fra le foto prodotte dalla difesa, una potrebbe chiarire il mistero del più singolare oggetto sequestrato: un reggipetto nero, ritenuto assai sospetto. Dopo i Black Bloc, anche i Black Bra. «Lo usava una ragazza in una performance - racconta l'avvocato - E gli altri attori ci infilavano delle banconote». In aula non c'è Susan Thomas, la giovane quacchera americana arrestata insieme alla «carovana». Per lei, come per altri sei imputati, i giudici stabiliscono l'inammissibilità del ricorso al tribunale. Una questione procedurale (il ricorso risulta presentato da un avvocato, quando ne erano stati nominati già altri due) che i difensori definiscono «formalistico». Se il tribunale decidesse di scarcerare i 19 teatranti a giudizio, il verdetto verrebbe probabilmente esteso anche agli altri sei. Mentre procede l'udienza, Susan viene interrogata per tre ore nella stanza del procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino. La ragazza (alta, capelli biondi a caschetto, maglietta rossa e pantaloni kaki) risponde che lei con il Volxtheater in realtà non c'entra: «Stavo con loro solo per una ricerca universitaria sul teatro di strada, e avevo chiesto un passaggio per lasciare Genova». Gilberto Pagani, difensore della ragazza, è sbalordito dell'accusa di associazione a delinquere: «Ho una certa familiarità con questo reato associativo, per esperienza professionale, sia in campo criminale che politico. Ma qui si sostiene che l'organizzazione dei Black Bloc ha fra le sue caratteristiche quella di essere disorganizzata, e allora mi chiedo come ci si possa difendere. Susan Thomas, comunque, non ha nulla a che fare con gli scontri e nemmeno con la compagnia teatrale austriaca». I suoi genitori, dal New Jersey, hanno già sollecitato l'intervento diplomatico americano. La ragazza ha ripetuto all'avvocato di esser stata maltrattata dopo l'arresto effettuato dai carabinieri: «Mi ha detto di esser stata schiaffeggiata. Di aver avuto minacce di morte e di stupro». I dettagli di questi episodi non si conoscono: «Solo dopo la liberazione, che mi auguro sia imminente, la mia cliente deciderà se sporgere denuncia». Quelli che la denuncia l'hanno già messa a verbale sono i sette ascoltati dalla Procura. Alfonso De Munno, fotoreporter romano, cammina con le stampelle: «Mi hanno fratturato l'alluce, coperto di sputi e insulti, preso a calci». Evandro Fornasier, impiegato di banca torinese: «Quindici ore a Bolzaneto, senza dormire, né mangiare né bere, picchiato e umiliato». Enrico Fletzer, giornalista di Radio Kappa: «Alla scuola Pascoli mi hanno colpito due volte con una panca».
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