ho provato a tradurre l'articolo trovato a:
http://italia.indymedia.org/front.php3?article_id=14796
spero che la traduzione rendi giustizia all'articolo originale.
buona lettura.
Noam Chomsky e la Lotta Contro il Neoliberalismo Robert W McChesney Monthly Review 1 Aprile, 1999
Neoliberalismo e' il paradigma di definizione dei nostri tempi - riferisce alle polizze e processi per cui ad una minorita' relativa di interessi privati viene permesso di controllare il piu' possibile la vita sociale in ordine di massimizzare i loro profitti personali. Associato in principio con Reagan e Tatcher, Neoliberalismo per le ultime due decadi e' stato il trend politico ed economico globale dominante, adottato dai partiti politici di centro, molta della tradizionale sinistra, e dalla destra. Questi partiti e le polizze che realizzano rappresentano l'interesse immediato di investitori estremamente benestanti e di meno di un migliaio di grosse corporazioni.
A parte di alcuni accademici e membri della comunita' del business, il termine Neoliberalismo e' largamente sconosciuto e inutilizzato dalla maggioranza del pubblico, specialmente negli Stati Uniti. Li, al contrario, iniziative del Neoliberalismo sono definite come polizze di libero mercato che incoraggiano iniziative private e scelte del consumatore, reward la responsabilita' personale e l'iniziativa imprenditoriale, e minacciano la mano morta del governo incompetente, burocratico e parassitario, che non puo' far mai bene (anche quando animato da buone intenzioni, che accade di rado). Una generazione di sforzi di pubbliche relazioni finanziate da corporazioni ha dato questi termini ed idee un'aura quasi sacra. Come risultato, queste frasi e le implicazioni che indicano raramente richiedono difesa empirica, e sono invocate per razionalizzare la qualsiasi, dall'abbassare le tasse sui ricchi e inutilizzare regolamenti ambientali allo smantellare l'educazione pubblica e i programmi di beni sociali. Infatti, ogni attivita' che possa interferire con la dominazione delle corporazioni sulla societa' e' automaticamente sospetta perche' impedirebbe il lavoro del libero mercato, che e' avanzato come l'unico razionale, giusto e democratico allocatore di beni e servizi. Nella forma piu' eloquente, i propositori del Neoliberalismo sembrano fare ai poveri, all'ambiente e a chiunque altro un servizio enorme mentre realizzano polizze per conto dei pochi ricchi.
Le conseguenze economiche di queste polizze sono state le stesse un po' dovunque, ed esattamente cio' che uno s'aspetterebbe: un incremento massiccio delle diseguaglianze economiche e sociali, un incremento marcato delle severe deprovazioni per le nazioni e i popoli piu' poveri del mondo, un ambiente globale disastroso, una economia globale instabile,e una cuccagna senza precedenti per i ricchi. Confrontati con questi fatti, i difensori dell'ordine del Neoliberalismo dichiarano che i vizi della bella vita si diffonderanno inevitabilmente alla massa della popolazione - fin quando le polizze del Neoliberalismo che peggiorano questi problemi non vengono interferite da nessuno!
Alla fine, i propositori del Neoliberalismo non possono e non offrono una difesa empirica del mondo che stanno creando. Al contrario, offrono - no, pretendono - fede religiosa nell'infallibilita' del mercato non regolato, basandosi su teorie del diciannovesimo secolo che hanno poche connessioni con il mondo attuale. Comunque, la carta trionfale per i difensori del Neoliberalismo e' che non esiste alternativa. Societa' comuniste, democrazie sociali, ed anche modesti stati di benessere sociale come gli Stati Uniti hanno fallito, proclama il Neoliberalismo, e i loro cittadini hanno accettato il Neoliberalismo come l'unico corso plausibile. Sara' imperfetto, ma e' l'unico sistema economico possibile.
All'inizio del vantesimo secolo alcuni critici definirono il fascismo "capitalismo senza guanti", volendo intendere che il fascismo fosse capitalismo puro senza diritti ed organizzazione democratica. Sappiamo invece che il fascismo e' molto piu' complesso di cio'. Il Neoliberalismo, invece, e' veramente "capitalismo senza guanti". Rappresenta un'era dove forze del business sono piu' forti e piu' aggressive, e affrontano un'opposizione meno organizzata che mai. In questo clima politico tentano di codoficare il loro potere politico e realizzare la loro visione su qualsiasi fronte possibile. Come risultato, il business e' sempre piu' difficile da sfidare, e la societa' civile (forze di nonmercato, noncommercio, e democratiche) appena esistono.
E' precisamente nella sua oppressione di forze di nonmercato che vediamo come il Neoliberalismo opera - non solo come sistema economico, ma anche come sistema politico e culturale. In questo le differenze col fascismo, con il suo disprezzo per la democrazia formale e movimenti sociali altamente mobilizzati basati sul razzismo e nazionalismo, sono evidenti. Il Neoliberalismo funziona meglio quando c'e' una formale democrazia elettorale, ma quando la popolazione viene privata dell'informazione, accesso e forum pubblici necessari per una particepazione significativa alla presa di decisioni. Come esposto dal guru neoliberale Milton Friedman in Capitalismo e Liberta', siccome il profitto e' l'essenza della democrazia, qualsiasi governo che segua polizze antimercato e' antidemocratico, non importa quanto supporto da un popolo informato esso ricevi. Quindi e' meglio relegare i governi al compito di protezione della proprieta' privata e rinforzo dei contratti, e limitare il dibattito politico a fatti minori. (Le vere materie delle risorse di produzione e organizzazione sociale devono essere determinate da forza di mercato.)
Equipaggiati di questa perversa concezione di democrazia, i neoliberali quali Friedman non hanno avuto scrupoli sullo disfacimento militare in Cile del governo democraticamente eletto di Allende nel 1973, perche' Allende interferiva col controllo del business sulla societa' Cilena. Dopo quindici anni di spesso brutale e selvaggia dittatura - tutta in nome del libero mercato democratico - democrazia formale venne reinstaurata nel 1989 con una costituzione che ha reso ampiamente piu' difficile (se non impossibile) per la cittadinanza di sfidare la dominazione del business e dei militari sulla societa' Cilena. Questa e' in breve la democrazia neoliberale: dibattiti triviali su argomenti minori da parte di partiti che praticamente seguono le stesse polizze a favore del business senza riguardo di differenze formali e campagne di dibattito. La democrazia e' concessa fin quando il controllo del business e' vietato a deliberazioni popolari o cambi; cioe', fin quando non e' democrazia.
La democrazia neoliberale ha quindi un importante e necessario sottoprodotto - una cittadinanza depoliticizzata marcata da apatia e cinismo. Se la democrazia elettorale influenza cosi' poco la vita sociale, e' irrazionale dedicarle troppa attenzione; negli Stati Uniti, il terreno fertile della democrazia neoliberale, il numero degli elettori votanti nelle elezioni del congresso del 1998 fu un basso record, con appena un terzo dell'elettorato che ando' a votare. Sebbene occasionalmente suscita le preoccupazioni di quei partiti come l'americano Democratic Party che cerca di attrarre i voti degli spossessati, un basso numero di elettori votanti tende ad essere accettato ed incoraggiato dai poteri come cosa molto positiva in quanto i nonvotanti si possono trovare, non sorprendentemente, dispoporzionatamente tra i poveri e i lavoratori. Polizze che possono facilmente aumentare l'interesse dei votanti sono impedite prim'ancora di raggiungere l'arena pubblica. Negli Stati Uniti, ad esempio, i due principali partiticontrollati dal business, col supporto della comunita' delle corporazioni, hanno rifiutato di riformare leggi - alcune da loro disapprovate - rendendo virtualmente impossibile creare nuovi partiti politici (che possano attrarre interessi non-business) e renderli efficaci. Sebbene esista un marcato e frequentemente osservato distacco con i Repubblicani o Democratici, la politica elettorale e' un'area dove la nozione di competizione e libera scelta ha poco senso. In alcuni rispetti, il calibro del dibattito e scelta nelle elezioni neoliberali tende ad essere piu' vicino allo stao uni-partitario comunista che a quello di una genuina democrazia.
Ma questo riesce appena ad indicare le perniciose implicazioni del neoliberalismo per una cultura civica politica centralizzata. Da un lato, le diseguaglianze sociali create dalle polizze neoliberali minano ogni sforzo atto a realizzare l'eguagliana legale necessaria per rendere credibile la democrazia. Grosse corporazioni hanno risorse per influenzare media e ribaltare il processo politico, e cosi' fanno. Nelle elezioni politiche degli USA, per fare un esempio, il piu' ricco quarto dell'un percento degli Americani equivale all'ottanta percento di tutti gli individuali contributi politici e le corporazioni superano il lavoro con un margine di dieci a uno. Sotto il Neoliberalismo tutto questo ha senso; elezioni riflettono quindi i principi di mercato, con contributi calcolati da investimenti. Come risultato, rinforza l'irrilevanza delle politiche elettorali nella maggioranza della gente e assicura il mantenimento di un controllo corporativo incondizionato.
Dall'altro lato, per essere efficace, la democrazia richiede che la gente senta un legame verso i loro simili, e che questo legame si manifesti attraverso una varieta' di istituti e organizzazioni nonmercato. Una cultura politica vibrante ha bisogno di gruppi di comunita', librerie, scuole pubbliche, organizzazioni di quartiere, e sindacati per provvedere modalita' ai cittadini per incontrarsi, comunicare, e interagire con i simili. Invece di comunita', produce centri commerciali. Il risultato netto e' una societa' atomizzata di individui disimpegnati che si sentono demoralizzati e socialmente impotenti.
Sommando, il Neoliberalismo e' l'immediato e piu' prominente nemico della participazione democratica, non solo negli Stati Uniti ma nel pianeta intero, e lo sara' per il futuro immaginabile. E' sensato che nel mondo odierno Noam Chomsky sia la figura intelletuale leader nella battaglia per la democrazia e contro il Neoliberalismo. Negli anni 60, Chomsky era un prominente critico americano della guerra del Vietnam e, piu' ampiamente, divenne forse il piu' efficace analista di come la politica estera degli USA mini la democrazia, annulli i diritti umani, e promuova gli interessi dei pochi benestanti. Negli anni 70, Chomsky (insieme al suo co-autore Edward S. Herman) inizio' la ricerca su come le news media USA servano gli interessi dell'elite e minacci la capacita' della cittadinanza a controllare effettivamente le loro vite in modo democratico. Il loro libro del 1988, Manifacturing Consent, rimane il punto di partenza per ogni seria indagine nelle prestazioni dei news media.
In tutti questi anni Chomsky, che puo' essere definito un anarchista o, forse piu' accuratamente, un socialista libertario, e' stato costantemente un opponente democratico vocale e di principio e critico degli stati e dei partiti Comunista e Leninista. Ha insegnato a tantissime persone, me incluso, che la democrazia non e' fondamenta negoziabile di nessuna societa' post-capitalista che valga viverci dentro o per la quale combattere. Allo stesso tempo, ha dimostrato l'assurdita' di eguagliare capitalismo a democrazia, o il pensare che le societa' capitalistiche, anche nelle migliori circostanze, possano mai dare accesso a informazione o potere decisionale se non nelle piu' ristrette e controllate possibilita'. Dubito che esista un altro autore, con forse l'eccezione di George Orwell, che s'avvicini a Chomsky nel sistematicamente infilzare l'iprocrisia di governanti e ideologi sia di societa' Comuniste che capitaliste quando dichiarano che la loro e' l'unica forma di vera democrazia disponibile all'umanita'.
Negli anni 90, tutte queste diramazioni del lavoro di Chomsky - dall'analisi anti-imperialista e analisi critica dei media agli scritti sulla democrazia e sul movimento dei lavoratori - sono riunite, culminando in lavori come Profit Over People, sulla democrazia e sulla minaccia neoliberalista. Chomsky ha fatto molto per rinvigorare una comprensione dei requisiti sociali per la democrazia, attingendo agli antichi Greci allo stesso tempo dei pensatori leader rivoluzionari del diciassettesimo e diciottesimo secolo. Come chiarisce, e' impossibile essere un promotore di democrazia partecipativa e allo stesso tempo un campione di capitalismo o di qualsiasi altra societa' di divisione di classe. Nell'analizzare le vere battaglie storiche per la democrazia, Chomsky rivela anche che il Neoliberalismo e' difficilmente una cosa nuova; e' semplicemente l'attuale versione della battaglia dei pochi ricchi per circoscrivere i diritti politici e i poteri civici dei molti.
Chomsky puo' essere anche il critico principale del mito del naturale "libero" mercato, quel coro felice che s'abbatte sulle nostre teste su come l'economia sia competitiva, razionale, efficiente, e giusta. Come indica Chomsky, i mercati sono quasi mai competitivi. La maggior parte dell'economia e' dominata da corporazioni massicce con immenso controllo dei loro mercati e che quindi trovano preziosamente poca competizione della sorta descritta nei trattati d'economia e discorsi politici. In piu', le stesse corporazioni sono a tutti gli effetti organizzazioni totalitarie, che operano lungo linee nondemocratiche. Che la nostra economia sia concentrata intorno simili istituzioni compromette severamente la nostra abilita' d'avere una societa' democratica.
Il mito del mercato libero implica inoltre che i governi sono istituzioni inefficienti che dovrebbero essere limitate, cosi da non urtare la magia del naturale mercato del laissez faire. In realta', come enfasizza Chomsky, i governi sono centrali al sistema capitalistico moderno. S.. generosamente le corporazioni e lavorano per avanzare gli interessi delle corporazioni su numerosi fronti. Le stesse corporazioni che esultano nella ideologia neoliberalista sono infatti spesso ipocrite: vogliono e s'aspettano che i governi canalizzino proventi di tasse verso loro, e che proteggano i loro mercati da competizioni, ma vogliono essere rassicurate che i governi non tassino loro o lavorino in supporto di interessi di non-business, specialmente dei poveri e della classe dei lavoratori. I governi sono piu' grossi che mai, ma sotto il Neoliberalismo hanno molto meno pretese di interessarsi ad interessi non corporativi.
In nessun luogo la centralita' dei governi e della creazione di polizze e' piu' apparente che nell'emergere dell'economia di mercato globale. Cosa viene presentato da ideologi pro-business come la naturale espansione del libero mercato oltre i confini e', di fatto, alquanto l'opposto. La globalizzazione e' il risultato di potenti governi, specialmente gli Stati Uniti, che spingono affari e altri accordi giu' per la gola dei popoli del mondo per rendere piu' facile alle corporazioni e ai ricchi il dominare le economie di nazioni intorno al mondo senza avere obbligazioni verso i popoli di quelle nazioni. Da nessuna parte il processo e' piu' apparente che nella creazione del World Trade Organization agli inizi degli anni 90 e, adesso, nella segreta delibera per conto del Multilateral Agreement on Investment (MAI).
Infatti, e' l'inabilita' ad avere oneste e candide discussioni e dibattiti sul Neoliberalismo negli Stati Uniti e ovunque che e' una delle sue fattezze che piu' colpiscono. La critica di Chomsky dell'ordine neoliberale e' effettivamente tenuta alla larga dall'analisi convenzionale a dispetto della sua forza empirica e a causa del suo impegno verso valori democratici. In questo, l'analisi di Chomsky del sistema dottrinale in democrazie capitaliste torna utile. La corporazione dei news media, l'industria di relazioni pubbliche, gli ideologi accademici, e la cultura intellettuale giocano il ruolo centrale del provvedere le "illusioni necessarie" per far in modo che questa situazione sgradevole appaia razionale, benevolenta, e necessaria (se non necessariamente desiderabile). Come precisa tempestivamente Chomsky, questo non e' un formale complotto degli interessi potenti; non c'e' bisogno che lo fosse. Attraverso svariati meccanismi istituzionali, segnali vengono inviati a intellettuali, dotti, e giornalisti, spingendo verso la considerazione dello status quo come del migliore dei possibili mondi, e lontano dal confrontare quelli che beneficiano dello status quo. Il lavoro di Chomsky e' una chiamata diretta ad attivisti democratici per rifare in nostro sistema di media venga aperto a prospettive e indagini anticorporative e antineoliberali. E' anche una sfida a tutti gli intellettuali, o almeno a quelli che esprimono un impegno alla democrazia, a guardare lungamente e duramente lo specchio e a chiedersi per quale interesse, e per quali valori, fanno il loro lavoro.
La descrizione di Chomsky della stretta neoliberalista/corporativa sulla nostra economia, politica, giornalismo, e cultura e' cosi' potente e sconcertante che puo' produrre in alcuni lettori un senso di rassegnazione. Ai nostri politicamente demoralizzati tempi, qualcuno puo' andare un passo avantie concludere che siamo cosi' intrappolati in questo sistema regressivo perche', ahime', l'umanita' e' semplicemente incapace di creare un ordine sociale piu' umano, egualitario, e democratico.
Invece, il maggiore contributo di Chomsky puo' ben essere la sua insistenza sulla fondamentali inclinazione democratica dei popoli del mondo, e il potenziale rivoluzionario implicito in quegli stessi impulsi. La migliore evidenza di questa possibilita' e' l'estento a cui le forze corporative vanno per prevenire la creazione di politiche genuine di democrazia. I padroni del mondo capiscono implicitamente che il loro e' un sistema atto ad accontentare i bisogni dei pochi, non dei molti, e che quindi ai molti non potra' mai essere permesso di interrogare e cambiare le regole corporative. Anche nell zoppicanti democrazie esistenti, la comunita' delle corporazioni s'impegnano incessantemente perche' argomenti importanti come il MAI non siano mai pubblicamente discussi. E la comunita' del business spende una fortuna finanziando un apparato di pubbliche relazioni per convincere gli americani che questo e' il migliore dei possibili mondi. Il tempo migliore per preoccuparsi sulla possibilita' di cambi sociali per il meglio, secondo questa logica, sara' quando la comunita' delle corporazioni abbandona pubbliche relazioni e il comprarsi elezioni, permette una media rappresentative, ed e' confortevole nel costituire una genuina democrazia participazionale egualitaria perche' non ha piu' paura il potere dei tanti. Ma non c'e' nessuna ragione di pensare che quel giorno arrivera' mai.
Il messaggio piu' forte del Neoliberalismo e' che non c'e' alternativa allo status quo, e che l'umanita' ha raggiunto il suo livello piu' alto. Chomsky fa notare come nel passato ci siano stati diversi altri periodi considerati come la "fine della storia". Negli anni venti e cinquanta, ad esempio, l'elite degli USA dichiarava che il sistema funzionava e che l'inerzia di massa rifletteva la diffusa soddisfazione con lo status quo. Gli eventi susseguenti evidenziarono quanto sciocche fossero quelle credenze. Sospetto che appena le forze democratiche segnalano un po' di tangibili vittorie il sangue ritornera' nelle loro vene, e i discorsi di nessuna possibile speranza di cambiamento andranno per la stessa strada di tutte le precedenti fantasie dell'elite che il loro dominio rimanga custodito per un millennio.
La nozione che non esista alternativa superiore allo status quo e' ancora piu' affettata oggi che mai, in questa era di impensabili tecnologie per migliorare la condizione umana. E' vero che rimane oscuro come stabilire un ordine post-capitalista fattibile, libero ed umano. Ma ogni progresso nella storia, dalla fine della sciavitu' e lo stabilire della democrazia alla fine del formale colonialismo, deve in qualche momento conquistare la nozione che era impssibile da fare perche' non e' mai stato fatto prima. Come fa notare Chomsky, l'attivismo politico organizzato e' responsabile per il grado di democrazia che abbiamo oggi, per il suffraggio universale, per i diritti delle donne, per i sindacati, per i diritti civili, per la liberta' di cui godiamo. Anche se la nozione di una societa' post-capitalistica sembra irragiungibile, sappiamo che l'attivita' politica umana puo' rendere il mondo in cui viviamo molto piu' umano. Man mano che raggiungiamo quel punto, forse riusciremo ancora a pensare in termini di creare una economia politica basata sui principi di cooperazione, eguaglianza, auto-governo, e liberta' individuale.
Fino ad allora, la battaglia per il cambio sociale non e' un argomento ipotetico. Il presente ordine neoliberale ha generato una enorme crisi politica ed economica dall'est asiatico all'est europeo e all'america latina. La qualita' di vita nelle nazioni sviluppate in Europa, Giappone, e nord america e' fragile e le societa' sono in tumulto. Una tremenda insorgenza e' nelle carte degli anni e decenni a seguire. Esiste comunque un considerabile dubbio sul risultato di quell'insorgere, e pochi motivi per pensare che porti automaticamente ad una risoluzione democratica e umana. Questo sara' determinato da come noi, il popolo, ci organizziamo, rispondiamo, ed agiamo. Come dice Chomsky, se agisci come se non ci fosse possibilita' di cambiamento per il meglio, garantirai che non ci sara' nessun cambiamento per il meglio. La scelta e' nostra, la scelta e' tua.
Robert W. McChesney insegna comunicazione alla University of Illinois. Il suo ultimo libro e' Rich Media, Poor Democracy: Communication Politics in Dubious Times (Urbana and Chicago: University of Illinois Press, 1999). Questo articolo e' apparso per primo come introduzione al Profit Over People di Noam Chomsky (New York: Seven Stories Press, 1999).
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