CI SCUSIAMO CON TUTTI E SOPRATTUTTO CON L'OSPEDALE SAN MARTINO E CON I MEDICI DEL GSF.
LA TESTIMONIANZA CHE SEGUE ERA STATA ERRONAMENTE ATTRIBUITA ALL'UFFICIO RELAZIONI PUBBLICHE DELL'OSPEDALE MENTRE PROVIENE IN REALTA' DAI MEDICI E DAI SANITARI DEL GSF.
Violazione dei diritti umani negli ospedali nel periodo del G8
Che le violazioni dei diritti umani negli ospedali in relazione al G8 ci siano state è un fatto inconfutabile; dalle immagini alle testimonianze raccolte ufficialmente ed ufficiosamente si evince un quadro complessivo di mancato rispetto delle garanzie costituzionalmente protette in Italia ed una violazione di alcuni diritti essenziali della persona e dellìesercizio delle professioni sanitarie.
Nelle giornate del G8, man mano che giungevano i feriti in tutti e tre i nosocomi interessati: Azienda Ospedaliera San Martino, Azienda Ospedaliera Villa Scassi e Ospedale Galliera, veniva impedito, dalle forze dell'ordine, l'accesso in ospedale agli avvocati ed il colloquio con i cittadini, peraltro senza comunicare se gli stessi erano in stato di fermo, di arresto o liberi. Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie Al personale veniva impedita la normale attività di comunicazione con i parenti,i ricoverati per informare che i congiunti si trovavano ricoverati al Pronto Soccorso. Ad esempio al Pronto Soccorso dell'Ospedale San Martino è stata consegnata al personale addetto alle portinerie, la lista di nomi di persone ricoverate, su cui veniva fatto divieto di dare notizia a chiunque ne avesse chieste Alla domanda del personale se avrebbero dovuto dire di rivolgersi al Posto di Polizia del Pronto Soccorso la risposta è stata negativa.
In più occasioni, comprovate, il personale di polizia (in borghese) si aggiungeva al personale addetto al triage, ritirando documenti e prendendo nota dei nomi dei ricoverati, ritardando le normali operazioni, azioni palesemente illegittime ed ingiustificate. In alcuni momenti, personale in borghese ed in divisa, casco e tenuta antisommossa, affollava la saletta triage Il personale sanitario richiedeva continuamente l'allontanamento dei "non addetti" alle operazioni sanitarie di triage.
In numerose occasioni gruppi di polizia, carabinieri o altre armi, hanno fatto irruzione in gruppo ed armate di tutto punto, dalle 5 alle 20 persone per volta, riversandosi nella corsia del Pronto Soccorso e decidendo di uscire dopo le continue e sollecite richieste di abbandonare la corsia da parte dei responsabili sanitari. Gli stessi avevano gli abiti impregnati di gas lacrimogeni ed urticanti, ma non erano in corsia per sottoporsi ai trattamenti contro i gas, né erano passati dal triage, bensì esercitavano una probabile funzione di occupazione e di controllo del corridoio intralciando barelle, personale sanitario ecc. In alcune salette entrava anche il personale delle forze dell'ordine insieme al paziente, impedendo la doverosa privacy ed il corretto rapporto medico-paziente.
Anche il personale ospedaliero più esperto e i più avvezzo al lavoro di Pronto Soccorso dopo i primi arrivi del venerdì ( in tutti e tre nosocomi) è rimasto sconvolto dall'entità delle ferite e dal numero dei feriti. Gente massacrata, teste sanguinanti mani, vestiti, gemiti molti arrivano ammanettati e seguito da torme di carabinieri o poliziotti che non si fermano al Posto di Polizia ma si riversano in corsia.
Ad alcuni medici è stato vietato l'accesso a strutture sanitarie (quindi ostacolata l'attività sanitaria) negli ambulatori dove prestano servizio. Ad esempio, ci sono testimonianze precise circa la massiccia presenza di forze dell'ordine al piano terra del Padiglione Specialità nel corridoio davanti all'Unità di Crisi del San Martino (prospiciente al Reparto Detenuti).
Durante le giornate del G8 è stato alimentato un clima di tensione creato dalle stesse forze dell'ordine che in più occasioni hanno diffuso la voce imminenti di attacchi dei Black Bloc al San Martino (mai verificatisi), per giustificare la permanenza.
Ad un medico è stato fatto esplicito divieto, nei giorni successivi, di dare informazione ad un ricoverato (di fuori Genova) sulla presenza dei parenti in ospedale, dalle guardie di piantone in un reparto di degenza. Anzi dopo tale domanda la guardia è rimasta presente al colloquio tra medico e paziente per controllare che questo non riferisse la presenza dei familiari a Genova.
Nella notte tra sabato e domenica, il primo ferito giunto da Via Battisti al S. Martino alle 12.28 è stato Mark Covell, privo di conoscenza, accompagnato da un?autoambulanza priva di indicazioni e con personale delle forze dell'ordine a bordo. Il graduato, accompagnando la barella, dichiarava che trattatavasi di tossicodipendente in overdose e con AIDS. Dagli accertamenti eseguiti immediatamente dal personale sanitario risultava un emo-pneumotorace con fratture alle costali multiple.
118 e trasporto in ambulanza Sono numerose le testimonianze di violenze, anche filmate, nei confronti del personale sanitario che svolgeva il diritto-dovere di cura nei confronti di alcuni manifestanti durante le cariche della polizia. Almeno un medico (Michele Parodi) ed un infermiere sono stati oggetto di violenza da parte delle forze dell'ordine pur recando chiara l'indicazione "Sanitario GSF" sulla maglietta.
Un lacrimogeno, sparato ad altezza d'uomo, ha colpito l?ambulanza noleggiata dal GSF ( venerdì pomeriggio) ed il sabato è stato sparato un lacrimogeno dentro il furgone dei sanitari GSF rompendo il vetro. In Molti e documentati casi, è stato impedito l'accesso delle ambulanze alle "zone di scontro", altre ambulanze con feriti a bordo, sono state attaccate dalle forze dell'ordine ( Diario, suppl al n. 31 pag. 58, testimonianza di Laura Papini), addirittura rompendo i vetri.
La notte tra sabato e domenica, il 118 Emergenza Sanitaria è stato allertato prima delle 24 di recarsi in Via C. Battisti. Non sono state fatte avvicinare a Via Battisti, ma nella piazza limitrofa, prima delle 00.40. Erano già sul posto, in via Battisti, alcune ambulanze prive di indicazioni con personale delle forze dell'ordine. I primi soccorritori entrati nella scuola Pertini, hanno dovuto faticare e discutere animatamente con il personale di polizia per trasportare via i feriti gravi e non, poiché le forze dell'ordine minimizzavano la gravità delle condizioni di salute e l'entità delle ferite (pur non avendone titolo).
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