Un medico e Un infermiere del Gsf raccontano la loro esperienza in piazza
IL CORRIERE MERCANTILE – VENERDI' 3 AGOSTO 2001 – PAGINA 2
Un medico e Un infermiere del Gsf raccontano la loro esperienza in piazza
CAMICI BIANCHI PICCHIATI
"Indossavamo una maglietta con la croce rossa ma non è servito"
"Per farli smettere di picchiarmi ho gridato più volte, urlavo "sono un medico, Sono un medico". Ma none servito. Hanno smesso solo quando mi hanno visto col sangue in viso". È l'agghiacciante racconto di Lorenzo Marvelli, 37 anni, infermiere di Pescara che durante le manifestazioni faceva parte del servizio sanitario del Genoa Social Forum. Lui e una delle prime vittime delle cariche della polizia al G8. Negli scontri ha riportato Ia frattura del naso e una ferita alla testa suturata con cinque punti. Le cariche di cui è rimasto vittima sono avvenute dei pressi dell'Anagrafe in corso Torino, nel primo pomeriggio di venerdì. "È successo all'improvviso e non saprei dire il perché – racconta Marvelli da Pescara - era un'ora che le tute nere si armavano, prendendo pietre nelle aiuole e smontando delle impalcature. Scene sotto gli occhi di tanti manifestanti allibiti perché nessuno interveniva, perché nessuno li fermava, neppure quello schieramento di poliziotti fermo in corso Torino, poco più avanti da dove ci trovavamo noi del servizio sanitario del Gsf". L'infermiere racconta di essersi arruolato nel Genoa Social forum perché sensibile alle istanze del movimento. "Sentivo la necessità di manifestare e ho deciso di farlo in quel modo quando ho appreso che da Genova era stato lanciato un appello per reclutare infermieri e medici". È partito per Genova in pullman e da solo. «Sono stato per giorni nella scuola Diaz, che era il punto dove veniva coordinato il personale del Sanitario. C'era un ambiente sano, pulito. Escludo che ci fossero nascoste delle tute nere, per questo non capisco il blitz della polizia, e poi in quel modo…" Lui del blitz ha saputo mentre era in viaggio verso casa, a bordo del treno dei manifestanti de L'Aquila a cui si è unito dopo, quasi per caso. "Dopo essere stato picchiato sono andato al pronto Soccorso del Galliera, da lì poi sono stato costretto a scappare di nascosto perché la polizia aveva circondato il pronto soccorso e si diceva che tutti i feriti sarebbero stati fermati. Devo dire grazie a un giornalista a cui ho chiesto un passaggio per allontanarmi dalla zona. Mi ha fatto salire sull'auto di servizio, ma era terrorizzato che lo raccontassi in giro". Il racconto dell'infermiere si intreccia con quello del medico specializzando Michele Parodi, 28 anni, genovese di Righi. Anche lui quel venerdì pomeriggio in servizio per II Gsf di fronte agli Uffici dell'Anagrafe di corso Torino e anche lui nella lista dei primi feriti. La sua storia è una fotocopia di quella dell'infermiere: "Mi hanno caricato senza un motivo e rifilalo una lunga serie di manganellate. Non ho capito perché, stavano inseguendo dei manifestanti che si sono avvicinati a dove ero io". Ma lei indossava la pettorina dei medici ? "Avevo una maglietta bianca del servizio sanitario con la croce rossa davanti. Quando ho visto i poliziotti ho alzato le mani. Ma non è bastato. Hanno smesso di picchiarmi quando sono riuscito ad incrociare lo sguardo di un agente, lui deve avere capito che non ero un delinquente e lo ha detto agli altri". Il medico genovese se l'è "cavata" con un taglio alla fronte suturato con quattro punti, e tante lesioni lungo il corpo: "Mi fa ancora male dappertutto" assicura. "Ma quello che fa più male è il trauma subito dopo essere stato aggredito senza motivo è l'essere stato costretto a scappare dall'ospedale Galliera come un ladro. Sono dovuto uscire da una porta laterale perché a un certo punto davanti al pronto soccorso sono arrivate una ventina di auto della polizia e girava voce che avrebbero arrestato tutti i feriti". Anche Michele Parodi ha frequentato la scuola Diaz: "Un covo di tute nere ? Lo escludo, era solo la nostra farmacia da campo, c'erano i farmaci per le piccole medicazioni utili a non far andare i feriti all'ospedale. E c'era un bel clima, pulito, di gente impegnata che discuteva. C'erano ragazzi arrivati da ogni parte del mondo, ma ragazzi a posto, altro che tute nere".
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