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Per non dimenticare
by uno dei tanti Wednesday, Aug. 22, 2001 at 11:54 PM mail: marco-conti@gmx.net

Per non dimenticare

Una di quelle sere improvvise in cui cerco e scopro, sorrido e mi ubriaco; vi confesso che ne avevo bisogno, dopo Genova è duro distrarsi, difficile pensare ad altro, quasi impossibile non sembrare paranoico.
Una birra in mano ed un bel volto davanti
"Mi chiamo Mina, sono spagnola...
"Io Marco, italiano
"Ah, l'Italia
Mi guarda e sorride, abbassa gli occhi e li rialza, indugia poi comincia:
"Ero a Genova a manifestare contro il G8"
Annuisco, so di cosa sta parlando
"ero appena arrivata nella scuola Diaz quando la polizia ha rotto i
cancelli"
Fatica a parlarne, guarda altrove, entra nel mio sguardo per trovare appigli:
"Anch'io ero a Genova, dormivo allo stadio Carlini"
Si rilassa, beve un sorso e continua come un fiume:
"Sono stata fortunata, ero nel corridoio: ne ho prese poche, solo nella schiena; avevamo tutti le mani alzate, ci colpivano gridando puttane, bastardi, ne uccidiamo degli altri. Un inferno, impensabile, sangue dovunque, ragazzi che piangevano, spaccavano tutto con una rabbia innaturale. Un anticipo, il peggio sarebbe venuto al carcere di Bolzanetto; sono rimasta un giorno e mezzo, ho passato la notte a gambe divaricate con le mani contro il muro, le donne il giorno dopo le hanno fatte sedere, gli uomini nella stessa posizione anche la notte successiva. Ci hanno catalogato, umiliato, insultato; hanno preso le impronte digitali, hanno fatto altre strane verifiche ed una analisi medica. In una stanza insieme al dottore c'era un ragazzo che faceva delle flessioni con un orecchio che gli sanguinava. Abbiamo scambiato poche parole in inglese mi ha detto che gli avevano strappato l'orecchino ma che tutto sommato gli era andata bene ad alcuni il piercing lo avevano strappato al capezzolo. Credevo non sarebbe più finita, gli urli dagli altri piani erano agghiaccianti, penetranti.
Talvolta mi volto sulla metropolitana e credo ancora di sentirli, urli, pianti disumani, un incubo, non so cos'altro dire"
Sono io che non riesco a parlare.
"Sai l'accusa qual'era? far parte del black block, gli anarchici che
hanno distrutto tutto!"
Sorride
Gli occhi, dolci ed espressivi, sono neri. Solo quelli
La guardo un istante, le offro diponibilità per qualunque cosa
"Vivo sul mare, la città del marmo, tanta bella gente, se vuoi andarti a
fare una vacanza..."
Mi abbraccia, ho la bocca secca, le parole prosciugate; ne esce solo
una, per me, per voi, per chi si incazza, per chi non ha capito e chi
non vorrà mai capire:
"Scusa"

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