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I Signori del Ponte
by Redazione di terrelibere Saturday, Jul. 20, 2002 at 9:47 AM mail: posta@terrelibere.it

Chi vuole il Ponte sullo Stretto, quali soggetti sociali ed economici hanno gestito la fase della progettazione ed oggi si preparano all'affare della costruzione ? In quale contesto si inserisce la criminalità organizzata ? Cosa caratterizza il tessuto socio-economico, il sistema di potere e la vita civile dell’Area dello Stretto ? Ed ancora, il blocco sociale fondato sul cemento del Ponte sarà il modello di "non-sviluppo" dell'Italia del 2000 ? Coloro che hanno proclamato la "convivenza con Cosa Nostra" stanno costruendo l'ennesima alleanza strategica con la mafia ?

I signori del Ponte

Uno stato parallelo fondato sul cemento

**

Sì al ponte, no al Ponte. Un dibattito che spesso assume i toni della contesa ingegneristica, tralasciando domande chiave che necessitano di risposte urgenti.

Organizzazioni criminali, grandi holding finanziarie, società di costruzioni guardano con sempre maggiore attenzione alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, e l’attenzione è aumentata da quando il duo Berlusconi - Lunardi ha rilanciato l’opera.



Domanda numero uno. Come si stanno preparando i poteri forti di Calabria e Sicilia al grande appuntamento del Ponte?

In realtà, il territorio è stato “preparato” al Ponte da lunga data, grazie ad un sistema di alleanze e meccanismi sociali che coinvolge l’informazione, l’economia, pezzi della magistratura, l’Università, e che spesso non esclude la criminalità organizzata così come le logge massoniche.

Un “sistema integrato dello Stretto” esiste già, un insieme di poteri che non lascia alcuno spazio all’opposizione politica come alle iniziative economiche autonome, all’informazione democratica come alla cultura non allineata.

Questo “sistema sociale integrato” converge da anni tutte le sue energie alla costruzione del Ponte, per il salto di qualità che porterebbe in termini di prestigio e potere, le attenzioni internazionali, i flussi di denaro immensi da spartire.





Domanda numero due. Potranno essere gli appalti l’occasione per un nuovo patto politico-economico-militare tra le mafie e la borghesia locale e nazionale?

Due battute, inspiegabili nell’Italia che ancora commemora Falcone e crede in certi valori, spiegabilissime ed inquietanti nel paese del cemento selvaggio che partecipa commosso ai funerali di Craxi.

Prima battuta, celeberrima, del ministro Lunardi: mafia e cantieri ? Bisogna conviverci, ognuno risolva il problema come crede, la mafia c’è sempre stata.

Seconda battuta, meno famosa ma altrettanto significativa, nel corso di un’intervista ai giornalisti Rai di ‘Sciuscià’: l’ex sen. Calarco, in qualità di responsabile della società Stretto di Messina incaricata di progettare il Ponte, nel rispondere sulla possibilità d’infiltrazione criminale nella realizzazione del Ponte arrivava a dichiarare: “Se la mafia fosse in grado di costruire il Ponte, benvenuta la mafia”.

Oltre le battute, decine di documenti ufficiali, rapporti più o meno riservati,atti della magistratura che documentano non solo “il rischio criminale” ma anche il controllo totale già in atto delle cosche sullo Stretto, dai misteriosi traffici di armi fino al pizzo sul traghettamento.

Non occorre pensare solo al cemento, al movimento terra, alla fase puramente edilizia, ma anche a tutto l’indotto, ferrovie, strade, svincoli, gigantesche aree di sosta, “servizi di sicurezza” e protezione dei cantieri.





Domanda numero tre. Esistono alternative ?

Se l’area dello Stretto non fosse dominata da un solo gruppo editoriale, una fabbrica del consenso tanto forte sul piano locale quanto ramificata ed estesa in quello nazionale, si sarebbe probabilmente avviato un proficuo dibattito su tutta una serie di progetti, che avrebbero risposto positivamente alla domanda di lavoro e di sviluppo del territorio.

Tra le tante alternative possibili, il rilancio della cantieristica in sostegno al potenziamento del traghettamento pubblico nello Stretto e la realizzazione di collegamenti veloci con l’aeroporto di Reggio Calabria e le isole minori dell’arcipelago eoliano; l’attivazione di quei servizi pubblici la cui inesistenza accentua il gap con le aree urbane del Settentrione e ha drammatiche ricadute in tema di vivibilità; il recupero del patrimonio storico e artistico danneggiato dal terremoto del 1908 e dall’incuria di tutte le amministrazioni locali post-ricostruzione; il risanamento dei quartieri periferici dove imperano le baracche e sono inesistenti spazi verdi e luoghi di socializzazione; la manutenzione delle abitazioni private e degli edifici pubblici del centro storico le cui realizzazioni sono fatiscenti e ad alto rischio di crollo; la riqualificazione del territorio collinare devastato dall’abusivismo edilizio e dalla cementificazione dei torrenti, già oggetto di disastrosi nubifragi;

La valorizzazione turistica del porto e la realizzazione di parchi urbani per il recupero dell’antico sistema fortilizio; la valorizzazione di alcune aree paesaggistiche straordinarie, oggi in stato d’abbandono (la zona falcata, Capo Peloro, i monti Peloritani); l’impegno sul fronte delle nuove tecnologie ove può avere un ruolo propulsivo l’Università, caratterizzatasi sino ad ora come soggetto distributore di reddito ed appalti; l’investimento nell’agricoltura biologica e il rilancio delle produzioni tipiche dell’area (agrumi, olio d’oliva, vigneti); la valorizzazione dell’artigianato locale e il recupero delle antiche produzioni artistiche; lo sfruttamento delle energie rinnovabili (proprio lo Stretto ha un patrimonio energetico incommensurabile – si pensi all’energia eolica e alle correnti marine).

Il finanziamento diretto e la facilitazione di accesso al credito per tutto il ‘terzo settore’ in vista dell’incentivazione delle imprese sociali, dell’associazionismo e delle cooperative giovanili (quest’ultime finalmente libere dalle relazioni clientelari e di sperimentazione della flessibilità d’orario e di salario che le hanno caratterizzate sino ad oggi). Ecco alcune delle alternative possibili, reali, credibili, al modello obsoleto e insostenibile del Ponte di Scilla e Cariddi.

Rispondere ai criteri di un’economia autocentrata che valorizzi le risorse locali e dia risposte concrete ai bisogni della gente. Mettere innanzi tutto i valori della difesa del patrimonio esistente nell’area dello Stretto, contro speculazioni, saccheggi, rapine dei Signori del Ponte. Pensare, creare, sognare, organizzare, la Vita contro la cultura della Morte, il ritorno alla relazione ancestrale con il territorio e l’ambiente contro il dominio mafioso dell’acciaio e del cemento.





Testo integrale: www.terrelibere.it/mafiaponte.htm




Speciale Terrelibere- No al Ponte. Terrelibere dedica alla questione Ponte uno speciale che in maniera documentata ed approfondita prova ad affrontare il tema da più punti di vista.

www.terrelibere.it/noponte/




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