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MARGHERA: PADRONI DELLA LEGGE
by Cattivik Tuesday, Nov. 13, 2001 at 4:44 PM mail:

SENTENZA SORPRENDENTE?


ASSOLTI GLI ASSASSINI DEL
PETROLCHIMICO DI MARGHERA!

SENTENZA SORPRENDENTE?

Uno degli imputati Eugenio Cefis, presidente del petrolchimico nel '77, dichiarava: "L'impresa ha come fine il profitto. Occorre andarci piano con costose manutenzioni. Bisogna correre dei ragionevoli rischi!"

I 157 operai di Marghera morti ammazzati, hanno corso questo "ragionevole rischio". come ancora lo corrono i milioni di operai in tutto il mondo che lavorando nel puzzo e nello schifo di sostanze velenose, aumentano i profitti dei padroni e vengono avvelenati lentamente fino ad una morte atroce.

I PADRONI DA SEMPRE SANNO BENE QUELLO CHE "RISCHIANO" GLI OPERAI, E QUELLO CHE "RISCHIANO" LORO.

Non saranno le leggi né le sentenze nei tribunali della giustizia borghese,
a risolvere il conflitto tra queste due classi che si contrappongono. La CLASSE DEI PADRONI, da sempre sottomette la CLASSE DEGLI OPERAI, usando tutti i mezzi e strumenti di cui dispone per perpetuare il suo dominio.
E' ora che gli operai usino la loro forza numerica, si uniscano e si organizzino insieme riconoscendosi in un'unica classe, inconciliabile con quella dei padroni: LA CLASSE OPERAIA INTERNAZIONALE l'unica in grado di contrapporsi e vincere i padroni per abolire il loro sistema di dominio.



operaicontrolazio@hotmail.com Sez. Roma/Lazio http://www.asloperaicontro.org fotinp'01

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EUGENIO CEFIS QUESTO NOME NON MI E' NUOVO
by EUGENIO CEFIS QUESTO NOME NON MI E' NUOVO Sunday, Nov. 25, 2001 at 5:46 PM mail:

EUGENIO CEFIS QUESTO NOME NON MI E' NUOVO....

http://www1.dagospia.com/articolo_1097.html

Dagospia.com 15 Maggio 2001

EUGENIO CEFIS QUESTO NOME NON MI E' NUOVO....

http://www1.dagospia.com/articolo_1097.html


Articolo di Alberto Statera per "Affari & Finanza", supplemento di "Repubblica"



Sarà per la febbre elettorale che negli ultimi giorni ha
concentrato tutte le attenzioni su Berlusconi, ma un grande
ritorno, uno di quelli che fanno rivivere in un momento un intero ventennio di storia italiana, è passato praticamente inosservato. Martedì 8 maggio, nell'aula bunker di Mestre dove si celebrava l'ultima udienza al processo per le morti di tumore alpetrolchimico di Porto Marghera (121 udienze, 24.700 pagine di verbali, 31 imputati, 546 parti lese, 99 periti) è comparso un anziano e austero signore, alto dritto, con un che di militaresco,che ha declinato davanti al presidente della Corte Nelson Salvarani e al pubblico ministero Felice Casson: "Sono Cefis Eugenio, nato a Cividale del Friuli il 21 luglio del 1921…."



Scommettiamo che un sondaggio tra mille studenti di Economia e di Scienze politiche delle principali università italiane rivelerebbe che il 90 per cento degli studenti (ma anche dei giovani manager e dei giovani giornalisti) non ha la minima idea di chi sia quel signore allampanato costretto a difendersi a ottant'anni all'accusa di aver causato con le "sue " fabbriche chimiche 220 morti di cancro. Eppure, Eugenio Cefis non è stato soltanto il discusso presidente dell'Eni, lo spregiudicato scalatore della chimica nazionale con denaro pubblico, perso nel sogno di farne un settore competitivo a livello internazionale, ma è stato soprattutto il protagonista occulto di vent'anni di politica italiana.



La sua ossessione era di sapere tutto degli altri, attraverso i sofisticati sistemi di spionaggio messi in piedi all'Eni e alla Montedison, e far sapere nulla di sé. Il suo predecessore Enrico Mattei comprava i partiti inzeppando banconote nelle scatole di scarpe, lui passò ai più moderni sistemi della finanza estera. Ministri, presidenti del Consiglio, interi governi furono nelle sue mani per lustri, piegati alle esigenze non tanto di un sogno imprenditoriale, ma di un ben più grande sogno di potere. La Montedison lo interessava, ma gli interessava di più impadronirsi dell'Italia.



Per cui stupì tutti a metà degli anni Settanta, quando, vecchio cadetto dell'Accademia militare di Modena e lettore indefesso di Clausewitz, ma anche di Schumpeter, si ritirò da tutto e scomparve. Si racconta che quando gli diede l'annuncio che si sarebbe ritirato, Enrico Cuccia esclamò: "Non me lo aspettavo, credevo che lei avrebbe fatto il colpo di stato". Perché Cefis, come ha poi raccontato Piero Ottone in un suo libro, aveva la sensazione e l'ossessione che la repubblica italiana stesse disintegrandosi e che occorresse intervenire con vigore, idea in cui lo confortava il suo consulente Gianfranco Miglio, che molti anni dopo troveremo tra gli ideologi della Lega Nord.



Clausewitz in qualcosa lo aiutò: nel suggerirgli di ripiegare e scomparire, prima in Canada poi in Svizzera, con un patrimonio personale valutato allora sui 100 miliardi, perché tra tutti i grandi boiardi è il solo che è riuscito a schivare inchieste, processi, mandati di cattura, salvo, per l'appunto, il processo che si conclude nei prossimi giorni per le morti di cancro al petrolchimico di Marghera, nel quale è imputato con altri presidenti e dirigenti della Montedison.



Ecco così che, come scomparve, Cefis ricompare all'improvviso
quasi un quarto di secolo dopo impettito e fiero. Due sono le
circostanze che inducono a riflettere sull'evento. La prima è che la Montedison, tanti lustri dopo, rimane ancora lo psicodramma senza principio e senza fine dell'economia italiana. La seconda, che l'incedere dinanzi ai magistrati nell'aula di giustizia di Mestre avviene mentre si annuncia la vittoria elettorale di uno schieramento politico variegato, guidato da un uomo che fu iscritto alla loggia massonica P2, nei cui programmi risuona l'eco di qualcuna delle elucubrazioni che in quei lontani anni Cefis
coltivava con Miglio. Per carità, nessuna illazione immotivata, ma la conferma che qualche volta "ogni cosa lungamente passata ci pare essere presente".

Alberto Statera

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scandaloso
by sherwodaire Sunday, Nov. 04, 2001 at 12:02 AM mail: sherwodaire@mail.com

sono le sporche leggi del profitto a regolare la vita e la morte dei dipendenti,alla faccia dei diritti..è quasi come se fossero morti 2 volte..bastardi

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l'omicidio continua
by stefano riccioli Sunday, Nov. 25, 2001 at 5:45 PM mail: riccili5@supereva.it

l'omicidio della classe operaia continua anche fuori della giornata lavorativa, dove volete sapere?
in parlamento e nei tribunali!!!!!!!!!!!
l'imprenditore privato non ha freni e controlli da parte dello stato che se ne frega altamente, e in caso di prove schiacianti e concrete, come dei morti, ci pensano i tribunali a scaggionarli.
ringrazio ironicamente tutti i giudici e responsabili di questa sentenza che aiutano a rafforzare il sentimento di giustizia che ogni cittadino ripone all'interno della magistratura.
aiuto chi ci difenderà????????????????????

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