x
Resoconto di Luca di Rimini sulla permanenza a Ramallah della Delegazione di Action for peace e Disobbedienti.
Siamo arrivati a Ramallah venerdì pomeriggio siamo stati accolti in una casa dove abbiamo trovato riparo. Da fuori il rumore degli spari e del passaggio dei carri armati ci fa subito rendere conto della gravità della situazione. Si fa buio e ci si ferma in un albergo ancora in funzione.
Il mattino dopo ci si dirige verso la città fermandosi all’Hotel Ramallah dove incontriamo la delegazione francese: 30 persone e fra questi Bovè, altri 20 sono da un’altra parte. Si decide di realizzare alcune azioni di solidarietà.
I palestinesi chiedono di andare all’ospedale dove c’è urgente necessità di sangue e dove la presenza italiana è importante anche per altre ragioni. L’ospedale è il punto di arrivo di numerose ambulanze che trasportano feriti e alcuni che, viste le difficoltà di movimento, sono già morti. Tra i feriti ci sono sia esponenti dell’autorità palestinese, sia civili. L’arrivo degli italiani in ospedale è salutato in modo estremamente caloroso: nonostante tutto un pezzo di umanità entra nel ground zero dei diritti umani come sta diventando Ramallah in queste ore.
Viene costituito un gruppo per portare medicinali e viveri per Arafat e i suoi uomini. Il gruppo – composto anche da medici dell’ospedale, parte. Lungo la strada numerosi tanks, spari, militari israeliani. Proseguendo incontriamo i giornalisti che sembrano allibiti perché non si aspettavano certo una delegazione di pacifisti italiani che cammina in mezzo ai carri armati: comunque si sentono rincuorati e si affiancano alla delegazione italiana. Dietro questa anche alcune ambulanze (sette) per curare i feriti rimasti nei pochi edifici rimasti in piedi nel quartier generale dell’Autorità Palestinese. Dopo una breve ed apparentemente tranquilla contrattazione si entra e si consegnano viveri e medicinali. Arriva anche una macchina della croce rossa seguita da una jeep che tenta di portare un gruppo elettrogeno. Questo convoglio viene intercettato e nonostante tutte le rassicurazioni non viene fatto entrare, anzi: parte una raffica di mitra che chiude ogni discussione. La jeep era guidata da civili palestinesi. E se fosse stata guidata da un europeo sarebbe entrata?
Un gruppo di italiani, di francesi, alcuni brasiliani hanno un incontro con Arafat che ripete la sua disperazione e il suo appello al mondo cosiddetto civile.
Si rientra in albergo ed arriva la notizia che altri italiani sono arrivati a Ramallah. Questi si dirigono direttamente all’ospedale. Poi arriva il coprifuoco. Di fronte all’albergo si piazzano tre carri armati da cui scendono tre soldati, evidentemente per impedire qualunque nuovo movimento. Restano lì per ore.
Tutti i palestinesi incontrati confermano la gravità della situazione anche in termini di vita sociale ed economica: il centro culturale palestinese è stato bombardato. Un architetto che lavorava alla costruzione di un edificio civile finanziato anche con fondi americani ha visto bombardare la costruzione con missili made in Usa.
Si parte e un’altra grande delegazione italiana arriva.
www.altremappe.org
|