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Così l'Agip si compra gli indigeni
by KINTTO LUCAS Thursday, Mar. 07, 2002 at 3:22 PM mail:

da Il Manifesto di mercoledi' 6 marzo 2002

Così l'Agip si compra gli indigeni
TERRATERRA di KINTTO LUCAS
Le comunità Huaorani dell'Ecuador hanno accettato un po' di
cibo, medicinali e utensili in cambio del permesso concesso
all'azienda petrolifera italiana Agip Oil di compiere prospezioni
sul suo territorio: insomma, una "burla ai diritti collettivi"
degli indigeni, come l'ha definita l'organizzazione ambientalista
Acción Ecologica. Proprio così. Le comunità indigene hanno
autorizzato l'Agip a costruire una piattaforma petrolifera,
stendere un oleodotto ed estrarre greggio nella provincia
nord-orientale di Pastaza, con un contratto firmato nel marzo del
2001. In cambio, l'azienda si è impegnata a dare a ciascuna delle
sei comunità Huaorani, tra l'altro, 50 chili di riso e 50 di
zucchero, due cubi di grasso, un sacco di sale, un fischietto da
arbitro e due palloni da calcio, 15 piatti, 15 tazze, un armadio con 200 dollari in medicinali - tutto in un'unica consegna.
L'Agip si è impegnata anche a dare agli indigeni un corso per
operatori sanitari e consegnargli una radio, una batteria, un
pannello solare e 3.500 dollari per costruire un'aula di scuola:
è tutto riportato nel contratto firmato dall'Organizzazione delle
Nazionalità Huaorani dell'Amazzonia ecuatoriana, dalle sei
comunità singolarmente, e da Agip Oil.
La dirigente di Acción Ecologica Ivonne Ramos dice che le aziende
petrolifere non sono nuove a contratti di questo tipo, che ledono
la dignità dei popoli indigeni dell'Amazzonia e porteranno alla
loro estinzione, senza che il governo intervenga contro questi
abusi. "Questo è solo un esempio. Altre aziende petrolifere hanno
firmato accordi simili, avvallati dallo stato attraverso la
Direzione nazionale di pianificazione ambientale del Ministero
dell'energia e delle miniere", spiega Ramos. (...)
La vicenda è sconcertante. La nazionalità huaorani comprende
circa 2.700 persone che possiedono un territorio di 670mila
ettari tra i fiumi Napo e Curaray. Vivono di agricoltura
itinerante su parcelle di terra familiare, di caccia e di pesca,
apprendiamo all'Università Interculturale delle Nazionalità e
Popoli indigeni, a Quito. Il documento firmato dagli Huaorani dà
per assunto il fatto che Agip Oil "ha un contratto con lo stato
ecuadoriano" per la "prospezione e lo sfruttamento di idrocarburi
nel Blocco 10", territorio che si trova nella provincia di
Pastaza, all'interno dei "limiti riconosciuti come parte del
territorio" huaorani. Secondo quanto stabilito dalla Costituzione
della repubblica e dalle norme ambientali per le operazioni
petrolifere in Ecuador, precisa il documento, Agip Oil ha
consultato le comunità huaorani "circa il possibile impatto del
progetto".
Il coordinatore nazionale del Movimento Plurinazionale
Pachakutik-Nuovo Paese, Miguel Lluco, sostiene che il contratto
tra l'Agip e gli huaorani viola sia la Costituzione ecuadoriana
che la Convenzione 169 dell'organizzazione Internazionale del
lavoro, ratificato dall'Ecuador tra il 1996 e il '98, che parla
di consultare le comunità indigene e tribali circa lo
sfruttamento di risorse nei loro territori. "Secondo il
contratto, Agip ha consultato le comunità dopo aver avuto la
concessione dal governo, mentre avrebbe dovuto farlo prima", fa
notare Lluco. E poi, l'azienda non deve "consultare" le comunità
indigene sull'impatto del progetto, ma prima di tutto
commissionare uno studio indipendente su tale impatto, poi
proporre meccanismi per porvi rimedio e impegnarsi a farlo. "E
dopo aver presentato tutto questo alle comunità, allora le
consulta e chiede se sono d'accordo. Altrimenti è un inganno".
Il contratto afferma che gli huaorani "riconoscono e accettano"
la propria responsabilità per ogni omissione nell'esecuzione
dell'accordo, così come per incidenti, danni a terzi e danni
ambientali. Invece, l'azienda "sarà libera da ogni responsabilità
in relazione alle attività motivo di quest'accordo". Secondo
Lluco, questo contratto dimostra che l'azienda petrolifera
approfitta di cavilli legali per eludere le sue responsabilità.
"Così, i contaminatori dell'Amazzonia trasferiscono la
responsabilità alle vittime della contaminazione. Sembra uno
scherzo, ma non lo è. E' molto triste".

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Boicottiamo l'agip
by Memory Wednesday, Mar. 06, 2002 at 9:17 PM mail:


mi pare che l'Agip si meriti una campagna di boicottaggio feroce, ma dato che non è l'unica, una pregunta:
è rimasta una compagnia la cui benzina si possa comprare?

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quali "indigeni"?
by Steel Thursday, Mar. 07, 2002 at 3:22 PM mail:

E' di poco fa la notizia che lo stabilimento di Gela sarà prontamente riattivato e messo in condizione di avvelenare gli "indigeni" che a gran voce hanno chiesto, bloccando la città, di non perdere il loro "posto di lavoro".

Al grido "meglio morire di cancro che di fame", gli "indigeni" si sono fatti sentire e sono stati oggetto di curiosità da parte dei media, che ci hanno fatto vedere immagini di "indigeni" ai posti di blocco. Nessuno ci ha spiegato perché tutto questo casino per poi giungere alla conclusione più ovvia, ossia, se volete la corrente e il posto di lavoro accettate l'idea che dovete crepare di cancro fra un po di tempo, altrimenti.....nessun altrimenti. E' così e basta.

La vera ragione dell'avvento dei masnadieri al governo può essere ricercata in questo tipo di episodi, di cui il nostro paese è ricchissimo.
L'alternativa al petrolio esiste. E' percorribile ed economicamente valida. L'unico problema è che perché si concretizzi occorrono "indigeni" coscienti, tanti indigeni coscienti, talmente coscienti da riuscire a comprendere banalità del tipo: Se mio figlio respira merda si ammala; se si ammala e crepa viene meno il motivo per cui vado a lavorare nello stabilimento che produce merda. Questa banalità risulta incomprensibile a chi non ha alternative (o vai a produrre merda o crepi, te e famiglia) ed è costretto a scegliere fra produrre merda (e diventare merda) o essere merda da subito, associandosi ai mafiosi amici dell'amministratore delegato di Palazzo Chigi.

Iniziative di boicotaggio, per altro validissime, si dovrebbero affiancare a proposte alternative che generino "posti di lavoro" e quindi alternative a quanto descritto sopra.
Sarà una mia fissa ma ritorno sul fotovoltaico. E' dimostrato scientificamente, soprattutto in Sicilia, che la luce solare è più che sufficiente per produrre l'energia elettrica necessaria al suo fabbisogno. Il lavoro, la qualificazione professionale e le tecnologie necessarie ad una riconversione di questo tipo, potrebbero creare migliaia di "posti di lavoro" qualificati e duraturi. Tuttavia, questo tipo di visione risulta troppo astratta per molti "indigeni" che di gran lunga preferiscono la cancerosa certezza di ora all'incertezza di domani.

Saluti

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