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Il testo dell'intervista esclusiva effettuata da Alberto Pastanella per il rotoc
by fata Monday, Jun. 10, 2002 at 7:55 PM mail:

AI POSTERI L'ARDUA SENTENZA, IO NON HO PAROLE!!!! Placanica: "Volevano disarmarmi" Il carabiniere che ha ucciso Carlo Giuliani racconta

Perché ha chiesto che non la rendessimo riconoscibile in questa intervista?
"Non vorrei che qualcuno ce l'avesse con me"

Per ragioni di sicurezza?
"Sì, sì"

Paura di vendette?
"Certamente"

Perché ha deciso di rilasciare questa intervista adesso?
"Perché ho pensato ... appunto ... dopo tutte le parole che hanno detto su di me, ho pensato che anche io dovessi dire qualcosa. Piazza Alimonda, tutto succede alle cinque del pomeriggio del 20 luglio. "Quel giorno ero entrato in servizio alle 6.30 della mattina, ci avevano chiamato
per fare un'adunata per, diciamo, consegnarci tutto l'equipaggiamento, e poi siamo usciti dalla fiera dove alloggiavamo verso le 7-7.15. Si è raggruppato tutto il nostro reparto, con i nostri plotoni, e praticamente ci hanno impartito la situazione che si andava a creare. Quel giorno ero addetto al lancio di lacrimogeni".

La manifestazione è cominciata molto tempo dopo, come sono trascorse quelle ore prima di incontrare i manifestanti?
"Niente, quelle ore erano tremende per noi, ancora non sapevamo a cosa andavamo incontro. Non si sapeva cosa potesse accadere quel giorno".

Scherzavate, parlavate?
"Sì, un po' di nervoso c'era, perché, come ho detto, non sapevamo a cosa potevamo andare incontro. Non si sapeva bene. Tutti ci avevano detto: ragazzi, occhio mi raccomando, occhio perché la situazione non è tanto calma. Succederà qualcosa. Noi eravamo nervosi, parlavamo, scherzavamo, tra colleghi perché prima di affrontare un ordine pubblico ci si parla tra di noi.

Da quanti mesi prestava servizio nell'arma nel luglio scorso?
"Io diciamo, avevo prestato servizio ... fino a luglio erano stati dieci mesi, cioè dovevo quasi congedarmi, dovevo andare in congedo, mancava un mese e mezzo.

Si era già trovato in situazioni difficili?
"Come quella del G8 no, servizi presso gli stadi, sì, di Palermo, di Messina. Qualcosa è successo tipo a Messina, alcuni tifosi hanno avuto problemi con le forze dell'ordine, si è creata pure una situazione, ci hanno bruciato dei mezzi, anche lì era un po' agitata, però durante la giornata si è calmato un po' tutto.

E' stato spesso notato in questi mesi che lei e Carlo Giuliani, avevate la stessa età, 20 anni. Cosa vi ha portato su due strade così diverse, lei nell'arma e lui nei no-global?
"Secondo me, ognuno di noi aspirava a qualcosa. Io aspiravo a guadagnare qualcosa, perché nel sud, dove abito, non c'è possibilità di lavoro, e quindi ognuno di noi cerca di fare il meglio di se. E durante il mio cammino ho scelto di fare il militare nell'arma dei carabinieri, per non stare sulle spalle dei genitori, per fare qualcosa di proprio, per condurre una vita più serena. Allora ho scelto l'arma. A parte il fatto che è un corpo che mi piaceva. Nella varietà dei casi si possono fare vari lavori nell'arma dei carabinieri. A me piace l'arma. Credo che rimarrò nell'arma".

Come è arrivato il suo jeeppone, il defender, come si chiama nell'arma, sul quale lei si trovava, contro quel cassonetto a piazza Alimonda, come si è bloccato?
"Niente, noi, io e l'altro collega che era con me, dietro al defender, avevamo avuto problemi a causa dei gas lacrimogeni o granate come vengono chiamate. C'eravamo intossicati, non riuscivamo a vedere più niente, e quindi siccome c'era il defender, siamo saliti per ripararci un po', per metterci dei liquidi negli occhi. Per riprendere fiato perché questi gas provocano bruciore, intossicazione, eravamo lì e con problemi delle nostre armi, perché le nostre armi ci hanno creato poblemi a noi stessi.

Torniamo a quel giorno ... ecco, poco prima, a poche centinaia di metri da piazza Alimonda i no-global avevano assaltato e bruciato un blindato dei carabinieri. Lei c'era?
"Io ero arrivato là dopo che il blindato era stato bruciato, ancora c'era del fumo ... perché il mio reparto è stato chiamato in supporto del reparto di Milano e noi siamo arrivati là che già era bruciato e nel frattempo ci stavano dei lanci vari da parte nostra di granate, di CS e da parte loro di pietre molto evidenti.

Il CS sono i gas lacrimogeni?
"Si, il CS che noi usiamo ha una protezione in plastica sulla cartuccia, che va tolta. Allora in quei casi io facevo così: toglievo questa protezione e lo davo al capitano che sparava col lanciagranate e ... niente ... a furia di togliere queste protezioni con le mie stesse mani mi sono anch'io intossicato e vedendo che c'era il defender dietro di noi ne ho approfittato per salire e riprendermi un po', e questa situazione di scontri si era un po' calmata e si era spostata in una strada parallela a
questa via dove eravamo, dove vi era piazza Alimonda, e arrivati lì ancora non stavamo bene altrimenti scendevamo anche noi per dare una mano.
Nel frattempo in seguito a questa intossicazione ho vomitato tutto ciò che avevo mangiato durate il giorno e non stavo proprio bene. Gli occhi mi lacrimavano non vedevo bene cosa stava succedendo all'esterno. Non si riusciva a capire bene tutta la situazione. Questi due defender eguivan
o i due plotoni che a piazza Alimonda erano schierati di fronte ai noglobal che all'inizio sembravano pochi e invece poi erano parecchie persone. A vedere quelle scene i no-global davanti e poi dietro il fumo nero ... a un tratto loro sono scesi di colpo verso i plotoni dell'arma che noi abbiamo visto frastagliarsi e si sono dileguati nel nulla.

Lo schieramento è stato disperso?
"Sì, non si è capito bene se sono arretrati, non si capiva bene ... la situazione era abbastanza critica in quel momento.

Vi siete ritrovati da soli?
"Si, ci siamo ritrovati da soli, e in quel caso l'autista ha cercato di fare il possibile, di scappare in qualche modo, perché eravamo rimasti lì, noi tre con il defender, e qualcuno fuori, all'esterno della macchina che era ferito. Lì l'autista nel fare retromarcia si è bloccato, ha avuto problemi con un cassonetto dei rifiuti e la macchina si è spenta e lui tentava di farla ripartire, però la macchina non partiva, non si accendeva più il motore, il problema era questo. E noi, mentre eravamo lì.
Già ci guardavamo, avevamo timore, stavano arrivando e a un tratto sono arrivati, hanno circondato la macchina da ogni lato. L'unica cosa che riuscivo a sentire erano le grida del collega, le mie stesse grida, e un rumore metallico di lamiera. I vetri cominciavano a cadere, a distruggersi e cominciava a entrare in macchina qualsiasi oggetto, e iniziavano a entrare in macchina pietre, oggetti metallici, e non riuscivamo a guardarci in faccia noi colleghi, il timore era immenso, la paura quel giorno non riuscivamo a controllarla. Il collega che era dietro con me, ad un certo punto, è stato ferito alla testa, al viso, su un occhio e poi ha avuto dei colpi alla schiena. E io vedendolo paralizzato, perché è rimasto paralizzato in un angolo posteriore del defender, vicino al vetro posteriore...

Svenuto?
"Non svenuto, non riusciva a muoversi, non sapeva cosa fare. Allora lo presi, dalla schiena, dalla parte della testa e lo gettai giù a terra con me, lo portai verso il basso del defender e lì qualche parolina riuscivamo a dirla, che sta succedendo, perché sta succedendo tutto
questo a noi, nel frattempo arrivavano altri oggetti, non c'era un lasso di tempo per respirare, sono stati attimi tremendi, non si riusciva a capire da dove arrivavano gli oggetti, non si riusciva a capire niente.
In quel momento sono stato ferito.

Quando ha deciso di tirare fuori la pistola?
"Tra tutti gli oggetti che arrivavano, qualcuno stava tentando di prendere la mia pistola che avevo in una fondina a coscia, si trovava sulla coscia...

Qualcuno aveva messo la mano dentro al defender?
"Sì, sì, e infatti cercavo di tirare qualche calcio per evitare che fossero arrivati alla pistola, e ho sentito che qualcuno mi tirava i piedi e ho tirato fuori la pistola ....non so, però, prima di tirare fuori la pistola sono stato ferito ... mi è arrivato qualcosa di pesante in testa e ho iniziato a vedere solo sangue ... la ferita non riuscivo a vederla ... e ho avuto anche timore perché, non vedendo la ferita, non sapevo neppure cosa, avevo ... vedevo solo sangue ... le mani erano macchiate di sangue ... e ho tirato fuori la pistola. Il mio sangue è rimasto anche sulla pistola, in quella macchina è rimasto il mio sangue".

In quale momento ha deciso di sparare?
"Niente ... vedendo che circondavano la macchina, volevo allontanare la gente, non volevo ferire nessuno, non volevo sparare, non avrei voluto ... non è il mio ideale essere una persona che ha bisogno della pistola. Prima della pistola si può usare la parola ... e a quel punto io intimai, gridai di allontanarsi altrimenti avrei parato ... alla mia sinistra c'era gente ... dietro c'era gente ... e allora presi la pistola e sparai dei colpi ...".

Aveva visto Carlo Giuliani che veniva incontro con l'estintore verso la jeep?
"Non ho visto Carlo Giuliani, ho visto una persona che veniva contro di noi con un oggetto metallico molto grosso, non riuscivo a distinguere se era un estintore perché, come ho detto, i miei occhi ancora lacrimava no dal CS, ancora ero intossicato dal CS e poi c'era il sangue sulla mia
faccia ... non riuscivo a distinguere bene cosa ...".

Lei si è reso conto di aver colpito qualcuno?
"No, non me ne sono reso conto. Non me ne sono reso conto perché non ho preso la mira, perché se prendevo la mira potevo pure capire che avevo preso una persona".

La pistola, per poter essere usata, per poter sparare, ha vari livelli di sicurezza, bisogna mettere il colpo in canna, poi togliere la sicura e premere il grilletto molto a fondo. Tutte queste operazioni quando le ha fatte?
"Dal momento che avevo intimato, questo veniva sempre più vicino a noi, si avvicinava sempre di più a noi, e dall'altro lato c'era pure un altro con un traversino di legno...".

Ma le regole non vorrebbero che il primo colpo sia sparato in aria?
"Infatti ho cercato di sparare in aria, per questo dico che non mi sono accorto che c'era Carlo Giuliani dietro la macchina. Ho tentato di sparare in aria".

Quando la jeep si è allontanata a marcia indietro, voi dentro vi siete accorti che stavate passando sul corpo di un ragazzo steso a terra?
"No, non ce ne siamo accorti, non se n'è neppure accorto l'autista per ché la macchina non si è neppure alzata come se fossimo saliti su qualcosa ... almeno di questo non me ne sono accorto neppure io ... l'unica cosa di cui mi sono accorto è che avevo tanto sangue addosso che non sapevo neppure io da dove stava arrivando".

Quando, ha saputo che c'era un ragazzo morto?
"Ho saputo che c'era un ragazzo morto quando ero in ospedale perché un maresciallo dei nostri si è sentito male alla vista del sangue di Giuliani per terra ed è svenuto e l'hanno portato in ospedale.

Quindi glielo ha detto questo maresciallo?
No, ho intuito che mi guardavano tutti ... poi un collega è venuto mi ha detto non ti preoccupare allora ho capito che era successo qualcosa ...".

Lei è accusato dì omicidio volontario. Sarà la magistratura a stabilire le sue responsabilità. Ma ha mai nutrito a qualcosa in questi dieci mesi che assomigli a senso di rimorso, a un senso di colpa?
"Rimorso, rimorso. Nel senso che ... da persona a persona ... il pensiero c'è sempre, perché era sempre una persona umana, era sempre un ragazzo come me. Però la vita, la vita ognuno se la crea e non può venire una persona a toglierti vita. Anche se quei colpi li ho sparati, non ho mirato.

In quella piazza sia lei che Giuliani avete incontrato il vostro destino, in qualche modo ...
"Secondo me, sì".

Il padre di Carlo Giuliani ha detto che è disposto a incontrarla. Lei ha mai pensato di farlo prima o poi?
"Certo che ho pensato di farlo. Voglio incontrarlo"

E cosa gli dirà?
"Non lo so, ancora non lo so di preciso, ci sto pensando, ancora non so dirlo".

Lei pensa spesso a Carlo Giuliani?
"No, non ci penso spesso. Certo è una cosa che non dimenticherò mai, mai e poi mai, la porterò sempre con me per tutta la vita.

E come è cambiata la sua vita di tutti i giorni?
"La mia vita è cambiata. Un pò perché questa cosa, forse mi ha fatto maturare, non lo so. Forse ero ancora ragazzo a con questa cosa che è successa mi sento come una persona di vita vissuta

Carlo Giuliani è diventato un simbolo per il movimento dei no-global. Lei invece è in attesa di essere giudicato. Come si sente?
"A me questa cosa non mi dà fastidio, che sia diventato un simbolo per i no-global. Pero la cosa che mi interessa è che io non ne ho colpa. E' questo che voglio far capire alla gente che ancora non ci pensa. Perché parecchie persone hanno avuto solidarietà nei miei confronti, la maggior parte di tutto il popolo italiano. Però voglio far capire a quelle poche persone che restano che io non ne ho colpa, come non ha nessuna colpa Carlo Giuliani perché in quel caso non ci dovevamo trovare lì ...".

Nessuno dei due?
"Nessuno dei due, ci è stato qualcosa che in quel giorno ha incrociato le nostre strade, però quel qualcosa non ci doveva essere".

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