{"id":3845,"date":"2021-01-21T18:31:59","date_gmt":"2021-01-21T17:31:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3845"},"modified":"2021-01-21T18:32:35","modified_gmt":"2021-01-21T17:32:35","slug":"milano-sul-presidio-solidale-del-18-gennaio-al-carcere-di-opera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3845","title":{"rendered":"Milano &#8211; Sul presidio solidale del 18 gennaio per i detenuti accusati delle proteste nel carcere di Opera"},"content":{"rendered":"<p>riceviamo e pubblichiamo<\/p>\n<p>E\u2019 passato quasi un anno dalle proteste e rivolte carcerarie di inizio marzo che hanno visto il coinvolgimento di pressoch\u00e9 tutti gli istituti italiani con migliaia di detenuti mobilitati, moltissimi presenti sui tetti degli edifici penitenziari e tanti familiari, amici e solidali fuori dalle mura.<br \/>\nUna situazione del tutto inconsueta che non si vedeva dai primi anni del 1970 quando nelle carceri di mezza Italia si lottava contro il carcere preventivo, la recidiva e per la \u201criforma dei codici\u201d.<\/p>\n<p>Le misure speciali adottate dal governo per scongiurare la diffusione del virus all\u2019interno delle carceri si sono dimostrate del tutto insufficienti e inadeguate. Anche gli appelli a provvedimenti di indulto o amnistia provenienti da associazioni, da intellettuali e dalla Magi- stratura di Sorveglianza sono rimasti del tutto inascoltati nonostante quest\u2019ultima avesse dichiarato l\u2019impossibilit\u00e0 di adempiere ai propri compiti istituzionali a causa del collasso dei propri uffici.<\/p>\n<p>L\u2019unica misura effettivamente presa per ridurre il sovraffollamento carcerario non ha nulla di speciale e consiste nello snellimento della procedura vigente per l\u2019ottenimento degli arresti domiciliari, per chi una casa ce l\u2019ha, e nella concessione di permessi pi\u00f9 lunghi per i semiliberi. Una vera e propria beffa vista anche la mancanza dei braccialetti elettronici le cui commesse hanno solo gonfiato le tasche di Telecom, faccendieri e politici.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a marzo, da un giorno all\u2019altro, la popolazione reclusa si \u00e8 trovata completamente isolata, senza poter vedere i propri familiari, senza poter svolgere alcuna attivit\u00e0 e senza alcun contatto al di fuori delle guardie a causa della sospensione dei colloqui, di ogni attivit\u00e0 trattamentale e dell\u2019accesso di educatori, avvocati e personale civile.<br \/>\nLe proteste e le rivolte verificatesi nelle carceri nel mese di marzo sono state dunque la necessaria conseguenza di quanto non \u00e8 stato fatto per preservare la popolazione detenuta dal rischio di contagio e delle ulteriori restrizioni introdotte all\u2019interno delle carceri soprattutto con il divieto di poter svolgere i colloqui \u201cin presenza\u201d con i propri cari.<br \/>\nA queste lo stato ha reagito con estrema durezza e crudelt\u00e0, non solo picchiando a sangue durante quelle giornate ma continuando a farlo nei giorni successivi sui corpi inermi e gi\u00e0 provati delle centinaia di detenuti trasferiti a chilometri di distanza, in barba ad ogni misura di prevenzione dal rischio di contagio.<\/p>\n<p>Il bilancio di quella mattanza \u00e8 di 14 detenuti morti e centinaia di feriti ai quali non solo non sono state prestate le dovute cure ma che hanno continuato a subire la rappresaglia dello stato nei giorni successivi. Ci\u00f2 \u00e8 documentato dalle ormai tante testimonianze raccolte e pubblicate in questi mesi che raccontano un\u2019altra verit\u00e0 di quella dei morti per abuso di farmaci e della regia mafiosa che \u00e8 stata raccontata all\u2019indomani di questa ennesima strage di stato.<\/p>\n<p>Ad oggi la situazione nelle carceri \u00e8 rimasta la stessa di marzo.<br \/>\nAl 30 novembre i reclusi erano poco pi\u00f9 di 54 mila a fronte dei 53 mila di met\u00e0 maggio.<\/p>\n<p>I colloqui sono ancora bloccati e quando si svolgono \u201cin presenza\u201d avvengono a due metri di distanza separati da una lastra di plexigass che costringe tutti ad urlare e nessuno riesce a capire granch\u00e9; perlopi\u00f9 si riesce a comunicare attraverso telefonate e videochiamate se non ci sono problemi tecnici, come spesso accade.<br \/>\nLa sanit\u00e0 \u00e8 completamente assente. Lo stato ha messo in evidenza che, in ogni caso, le vite di chi sta in carcere sono meno importanti di quelle di chi sta fuori. I centri clinici creati appositamente per i positivi al virus sono diventati dei lazzaretti; in carcere chi non \u00e8 positivo \u00e8 senza distanziamento in cella, tutti sono senza cure n\u00e9 medici.<\/p>\n<p>Gli ulteriori provvedimenti presi dal go- verno sul tema delle carceri poco o niente hanno a che vedere con le condizioni di vivibilit\u00e0 interna o di prevenzione del rischio di contagio della popolazione reclusa. Per quanto riguarda le scarcera- zioni e i permessi premio, sulla spinta dell\u2019allarme per le presunte scarcerazioni facili, le decisioni della Magistratura di Sorveglianza sono state vincolate al parere dell\u2019antimafia, concedendo a chi dispone del potere di condannare anche quello di decidere di come scontare la pena.<\/p>\n<p>E\u2019 stata data maggiore autonomia e potere ai Gruppi Operativi Mobili (GOM) della Polizia Penitenziaria ovvero alle squadracce di picchiatori professionisti gi\u00e0 ampiamente conosciute e sono stati posti al comando del Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria (DAP) due magistrati dell\u2019antimafia affinch\u00e8 le ragioni di sicurezza e impunit\u00e0 dello Stato prevalgano su tutte le altre.<br \/>\nIl 18 gennaio comincer\u00e0 il processo a 22 detenuti accusati di resistenza, lesioni e incendio che a marzo si trovavano nel carcere di Milano-Opera. L\u2019udienza si terr\u00e0 alle 9.30 in videoconferenza all\u2019aula bunker vicina al carcere di San Vittore. Crediamo sia importante manifestare quel giorno per non lasciare ancor pi\u00f9 isolati quei detenuti e i loro familiari, come vorrebbe invece chi li ha portati a processo, e che hanno anzi bisogno di solidariet\u00e0 e sostegno.<br \/>\nDietro l\u2019inefficacia e l\u2019inefficienza delle politiche governative di prevenzione dal contagio c\u2019\u00e8 la natura antiproletaria delle politiche governative di gestione dell\u2019emergenza Covid che rendono sempre pi\u00f9 difficili le condizioni di vita, di lavoro e di salute di milioni di persone che si trovano senza pi\u00f9 alcuna tutela economica e sanitaria e che vengono pestati, denunciati, processati, incarcerati e anche uccisi se osano opporsi alla dittatura degli interessi capitalistici.<\/p>\n<p><strong>TESTIMONIANZE<\/strong><\/p>\n<p>\u201c..In questi giorni poi la situazione \u00e8 molto critica, colpa del virus e dalle decisioni prese dal governo, con molte restrizioni per noi. Siamo stati esclusi da tutto e tutti, in perenne quarantena. Nel regime che mi ritrovo queste restrizioni si sono fatte sentire di meno, perch\u00e9 a parte qualche volontario e i colloqui con i familiari non \u00e8 che c\u2019era altro. Mentre i piani della Media sicurezza che sono un migliaio nei confronti di una cinquantina di noi hanno subito molto queste restrizioni certo che si sono ribellati, e credo che li fuori l\u2019eco \u00e8 arrivato di que- sta ribellione come del resto molti istituti sono in rivolta, per\u00f2 la societ\u00e0 libera non sa come queste canaglie dell\u2019ingiustizia reprimono queste ribellioni. Ieri hanno qui massacrato di botte centinaia di detenuti. Li hanno caricati con idranti e manganelli, \u00e8 stato davvero uno strazio, l\u2019impotenza ti ammazza l\u2019anima. Ieri sera pi\u00f9 di invitarli a smettere e a minacciarli noi dell\u2019As1 non potevamo fare altro, relegati qui sotto, sezione distaccata da tutti gli altri..\u201d<br \/>\nLettera dalla sezione As1 del carcere di Milano Opera<\/p>\n<p>\u201cCi hanno tolto il cibo, la televisione, il fornello, siamo stati privati delle ciabatte delle mutande e delle magliette, ci sono state negate le telefonate ci \u00e8 stata staccata la luce. Siamo stati picchiati, abbiamo le ossa rotte e di non abbiamo ricevuto cure.\u201d<br \/>\nLe parole dei prigionieri nei giorni successivi la rivolta<\/p>\n<p>\u201cSe gli fosse successo qualcosa, avrebbe dovuto tenere presente da subito che non si sarebbe trattato di suicidio e nemmeno di assunzione di metadone\u201d.<br \/>\nLe parole di una familiare di un prigioniero di Opera<\/p>\n<p>\u201c..alla fine quella sera lo hanno preso e portato subito al carcere di Modena dove ero stato spostato anch\u2019io, in una cella dove c\u2019erano anche dei miei amici della mia citt\u00e0, sono rimasto l\u00ec finch\u00e9 \u00e8 venuto il corona virus e quando \u00e8 venuto il corona c\u2019era un uomo malato del virus e non volevano farlo uscire e hanno vietato di farci vedere i famigliari. Dopo ci\u00f2 \u00e8 successa una rivoluzione e hanno bruciato il carcere e sono entrati le forze speciali e hanno iniziato a sparare sono morte 12 persone di cui 2 miei amici, sono morti davanti ai miei occhi sono ancora sotto shock. Io ero scappato fino al tetto del carcere cos\u00ec non mi sparassero dopo ci hanno presi tutti e ci hanno messo in una camera e ci hanno tolto tutti i vestiti e hanno iniziato a picchiarci dandoci schiaffi e calci. Dopo ci hanno ridato i vestiti e ci hanno messo in fila e ci hanno picchiato ancora con il manganello in quel momento ho capito che ci stavano per portare un altro carcere&#8230;\u201d<br \/>\nLe parole di un prigioniero del carcere di Modena<\/p>\n<p>PER CONTATTI: olga2005@autistici.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>riceviamo e pubblichiamo E\u2019 passato quasi un anno dalle proteste e rivolte carcerarie di inizio marzo che hanno visto il coinvolgimento di pressoch\u00e9 tutti gli istituti italiani con migliaia di detenuti mobilitati, moltissimi presenti sui tetti degli edifici penitenziari e tanti familiari, amici e solidali fuori dalle mura. 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