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Vi sto scrivendo dal campo profughi di deisheh vicino a betlemme. siamo ospiti del centro culturale ibda. Questa mattina una trentina di noi sono andati all`ospedale palestinese vicino al checkpoint per la citta` di ramallah a donare il sangue per i feriti palestinesi. Questa iniziativa e` stata decisa dopo un`assemblea in cui e` stata fatta la scelta di aiutare non solo simbolicamente ma anche praticamente il popolo palestinese oppreso da israele che ormai viola qualsiasi diritto umano. Nella tarda mattinata l`intera carovana di action for peace si e`diretta verso il checkpoint di manam (il primo posto di blocco per la citta` di ramallah). In circa 500 abbiamo provato a passare il blocco di esercito e polizia armati di tutto punto. Dopo una lunga trattativa durata circa un paio d`ore in cui i militari si sono mostrati irremovibili nel rifiuto a farci passare abbiamo deciso di raggiungere il checkpoint di betlemme. Decisione questa dovuta al fatto che anche questa citta` e` stata circondata dall`esercito israeliano e si aspetta un attacco al campo profughi da cui vi stiamo scrivendo in quanto e` quello in cui viveva la ragazza che si e` fatta espoldere ieri a gerusalemme. Appena arrivati al blocco i militari sembravano irremovibili e molto nervosi, ma dopo un`oretta un gruppo di venti francesi e` riuscito a eludere il controllo e passare dall`altra parte. A questo punto la pressione da parte nostra e` aumentata occupando di fatto il checkpoint e dopo una piccola trattativa siamo riusciti a passare tutti. A piedi ci siamo diretti verso il centro di betlemme. In un primo momento la citta` sembrava deserta, i muri erano tappezzati con manifesti dei combattenti morti per la causa palestinese. Entrati nel centro della citta` siamo stati accolti molto calorosamente dai suoi abitanti che hanno ricominciato a popolare le vie. Hanno iniziato a sventolare bandiere palestinesi e si sono aggiunti al nostro corteo che in modo unitario e` entrato nella piazza centrale della citta`. Qui abbiamo incontrato il sindaco di betlemme che ci ha dato il benvenuto ufficiale di tutta la cittadinanza. Verso le 16 una parte della carovana e` ritornata a gerusalemme per partecipare ad una manifestazione indetta da associazioni israeliane e palestinesi sotto la casa di Sharon a cui hanno partecipato circa 2000 persone; mentre una settantina (quasi tutti del gruppo dei disobbedienti delle varie realta` italiane) hanno scelto di rimanere qui a sostegno dei palestinesi del campo profughi sotto minaccia dell`esercito israeliano. Siamo quindi arrivati al centro culturale di abda guidati da alcuni di indymedia e del coordinamento di solidarieta` con l`intifada presenti qui da tempo per portare avanti vari progetti di cooperazione. Dopo aver ricevuto alcune informazioni sulla storia del campo, un palestinese del Comitato Popolare ci ha accompagnato al suo interno. Qui abbiamo visto la casa della ragazza kamikaze, varie case distrutte dagli elicotteri israelian...nel complesso una situazione di vita assolutamente disperata. Ora siamo al centro culturale, un posto anomalo all`interno del campo in quanto ci sono strutture che non abbiamo visto da nessuna parte. C`e` una sala con una ventina di computer, una cucina, sala da pranzo e riunioni, stanze per dormire.Mentre scriviamo c`e` giunta la notizia dell`attentato suicida a tel aviv. Qui la situazione e` quindi molto tesa dato che l`attentato e` stato rivendicato dai martiri di alaqsa, gruppo molto forte all`interno di questo campo.Sappiamo ora di colpi di mitra in centro a betlemme dove doveva esserci un presidio palestinese e un ragazzo che e` appena tornato da la in macchina e` stato colpito da una raffica di mitra rimanendo comunque illeso.
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