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http://italy.indymedia.org/news/2004/07/588900.php Invia anche i commenti.

l'oscuro segreto dell'Australia
by grizzly Monday, Jul. 19, 2004 at 4:20 PM mail:

riconoscere e smascherare il razzismo australiano, un altro apartheid nascosto

http://www.coldtype.net/Assets.04/Pilger.04/JP.19.04.pdf
Dark secret behind the picture postcards

L'oscuro segreto dell'Australia
di John Pilger
http://www.nuovimondimedia.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=732&mode=thread&order=0&thold=0

Cosa c'è nel retro delle splendide immagini da cartolina australiane? Segregazione e razzismo.
Nel suo ultimo editoriale per il New Statesman, John Pilger commenta uno straordinario documentario della BBC, che indaga le radici dell’eccezionale rivolta di febbraio dei nativi australiani, gli Aborigeni.

L’8 luglio il canale BBC ha mandato in onda uno straordinario servizio dal titolo The boy from the Block (il ragazzo del ghetto). Parla dell’Australia e inizia con una carrellata sulle spiagge da cartolina, i bagnanti, i bikini, e continua con le immagini di un brindisi in una brillante galleria d’arte di Sidney. In mostra la borghesia australiana nel suo massimo splendore: intenta a sorseggiare buon vino, centellinare cultura e a fare soldi. A una ragazza viene chiesto cosa apprezza di più nell’arte aborigena, esposta in galleria: “Oh, è un ottimo investimento” dice, “per me è come assicurarmi un fondo pensione”. La telecamera passa ad inquadrare l’artista aborigena, l’ospite d’onore, circondata da appassionati d’arte di pelle bianca. Tutti sorridono. Se sei aborigeno e assomigli all’artista, dice il voiceover, chiunque vorrebbe esserti amico. Ma, se non sei come lei, diventi una nullità.

Il reporter è David Akinsaya. Ho sentito parlare del suo film quest’anno quando mi trovavo a Sidney. È un inglese di colore dotato di uno stile giornalistico privo di clichè televisivi e finzioni dissimulate. Nel suo documentario riesce nell’impresa in cui generalmente falliscono i suoi colleghi australiani, voglio dire i pochi che ci provano: dice la verità sull’intollerabile trattamento e il vergognoso stato di abbandono di cui sono vittima gli aborigeni australiani.

In una mattina calda e umida dello scorso febbraio, a pochi chilometri dall’Harbour Bridge e dall’Opera House, Thomas Hickey moriva. Thomas, diciassette anni, o “TJ”, il soprannome con cui era conosciuto nella comunità aborigena di Redfern, era inseguito dalla polizia; perse il controllo della sua bicicletta e morì schiantandosi su una ringhiera di ferro. Una versione negata dai poliziotti, ai quali però non un solo aborigeno ha creduto.

Il Block è un ghetto aborigeno posto in stato d’assedio dalla polizia. Sono pochi i giovani aborigeni che riescono andare in giro per le strade senza essere fermati e quasi tutti sono stati arrestati almeno una volta. Gli aborigeni sono meno del 3% della popolazione australiana, ma costituiscono il 60% dei detenuti; e, una volta dentro, molti si suicidano o vengono picchiati a morte. Gli aborigeni vivono in media 20 anni di meno dell’australiano bianco medio. David Akinsaya osserva che i bambini aborigeni come le sorelle di TJ hanno la stessa aspettativa di vita dei bambini bianchi dei primi ‘900. Alan Madden, un anziano aborigeno, gli ha raccontato: “Se vieni a Redfern e non riesci a trovare un fratello imparentato con te, vuol dire che è in prigione oppure è morto”. La morte violenta di TJ non è affatto un caso sporadico.Le conseguenze però sono state eccezionali. I ragazzi aborigeni del Block si sono sollevati, mettendo a ferro e fuoco la stazione di Redfern e bersagliando le fila della polizia antisommossa di bottiglie molotov e sassi.

Sidney non è Los Angeles: Sidney è tranquilla, come suole dire la gente, il che significa che la maggior parte dei bianchi può continuare i propri affari senza accorgersi dell’esistenza degli australiani neri, figuriamoci doversi preoccupare di riparare a un’ingiustizia storica. Chi viene in Australia rimane spesso colpito dalla crudele situazione di abbandono in cui versa la popolazione indigena, confinata nella quasi totale invisibilità. La rivolta nel Block ha disturbato questa quiete, temporaneamente. Alcuni hanno rilasciato rabbiose dichiarazioni (“radete al suolo il Block”, ha detto il leader dell’opposizione), altri si sono battuti il petto. Sono stati pubblicati articoli che parlavano delle sofferenze degli aborigeni, e anche i leader religiosi hanno preso posizione. E poi di nuovo silenzio.
Due settimane dopo, ho partecipato insieme a Gail Hickey, la madre di TJ, e altri abitanti di Redfern, ad un presidio davanti al parlamento di New South Wales nel centro di Sidney.
Lyall Munro, un instancabile, eloquente attivista che confida in una soluzione politica ai problemi dell’Australia aborigena, ha elencato una serie di concrete riforme per l’alloggio, la polizia, la corruzione. Neanche una parola è apparsa sulle pagine del maggiore giornale della città, il Sidney Morning Herald.

Il 30 marzo Four Corners, la principale trasmissione di attualità dell’ABC (Australian Broadcasting Corporation), ha mandato in onda “un’inchiesta”: Rivolta a Redfern. Il reporter ha esortato i ragazzi a “confessare” di avere partecipato ai disordini e quindi a incriminare se stessi e gli altri, e ha accusato Lyall Munro di avere attivamente incoraggiato la violenza.
Il documentario non forniva nessuna vera prova, ma le implicazioni conseguenti erano sufficientemente scontate: ancora una volta, gli australiani neri erano da ritenersi colpevoli della loro stessa disperazione.
Non è stato fatto nessun tentativo per spiegare le origini della rabbia degli aborigeni, o, come afferma Lyall Munro nel documentario della BBC, “la merda con cui i nostri ragazzi hanno a che fare per quasi tutta la vita”, o i suicidi, o la droga, o l’eredità di un’intera generazione rubata alle loro famiglie. Le divisioni tra gli aborigeni sono state messe in primo piano, sfruttate, ma mai spiegate.
Guardando questo servizio, gli australiani potevano scrollare la testa, e sentirsi nuovamente tranquilli.

Il film di David Akinsaya è l’opposto. Mostra la generosità d’animo e il calore delle famiglie aborigene come gli Hickey e mette astutamente i bianchi di fronte ai propri pregiudizi. Steve Price, uno speaker radiofonico di Sidney, dà voce al pensiero degli anglosassoni bianchi quando chiede, quasi con amarezza:“perché gli Aborigeni non possono essere più simili a noi?”.

Stranamente, nonostante la loro presenza costante a Redfern, la polizia esegue decisamente pochi arresti per droga pesante: “Chiudono un occhio”, dice Akinsaya.
“Molti aborigeni sospettano che la polizia preferisca mantenere il commercio di droghe pesanti entro confini del quartiere in cui vivono gli aborigeni piuttosto che permettergli di espandersi anche verso altre aree di Sidney”. Questo è la strategia con cui le forze di polizia USA “contengono” la diffusione della droga pesante nei ghetti neri. Il risultato, come mi ha spiegato un ufficiale della polizia di Detroit, è che i giovani neri sono “confinati” in una prigione in cui non vi è molta differenza tra lìinterno e l'esterno.

Due mesi dopo la morte di TJ ed esaurita da tempo la fase della contrizione, il governo federale di John Howard ha annunciato l’abolizione dell’unica istituzione nazionale aborigena eletta e indipendente finanziata dallo Stato. Si tratta dell’ATSIC, la Commissione degli Aborigeni e degli Isolani dello Stretto di Torres, accusata di avere delle “tare” e di sprecare il prezioso denaro pubblico.
La Commissione finanzia 36.000 posti in un piano per favorire l’occupazione, e ha programmi per la salute, l’educazione, lo sport e la cultura: tutti destinati a essere bloccati.
Il governo ha inoltre intenzione di smantellare l’Aborigenal Legal Service, il che significa che migliaia di aborigeni accusati di qualunque reato non beneficeranno di assistenza legale.

Durante la corsa verso i giochi olimpici del Millennio a Sydney, l’Australia si è distinta per essere l’unico paese fra quelli appartenenti alla sfera occidentale ad avere ricevuto una nota di condanna per discriminazione razziale dalla Commissione delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale, accusa regolarmente lanciata anche da Amnesty International ed altri gruppi che difendono i diritti umani.

Per lo stesso motivo venne denunciato il Sudafrica dell’Apartheid: sono i numeri però a fare la differenza. Puoi visitare l’Australia, e andare al mare, all’opera e a visitare una brillante galleria d’arte e non confrontarti in nessun modo con l’oscuro segreto di questa società.
Nel documentario della BBC, Ray Vincent, un anziano aborigeno, guardando dritto nella telecamera, dice: “Tutto questo fa aumentare sempre più la mia rabbia, che mi accompagna per tutta la vita.”

(THE BOY FROM THE BLOCK - regia di Guy Smith)


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