Indymedia e' un collettivo di organizzazioni, centri sociali, radio, media, giornalisti, videomaker che offre una copertura degli eventi italiani indipendente dall'informazione istituzionale e commerciale e dalle organizzazioni politiche.
toolbar di navigazione
toolbar di navigazione home | chi siamo · contatti · aiuto · partecipa | pubblica | agenda · forum · newswire · archivi | cerca · traduzioni · xml | classic toolbar di navigazione old style toolbarr di navigazione old style toolbarr di navigazione Versione solo testo toolbar di navigazione
Campagne

Sostieni,aderisci,partecipa al progetto Isole nella Rete


IMC Italia
Ultime features in categoria
[biowar] La sindrome di Quirra
[sardegna] Ripensare Indymedia
[lombardia] AgainstTheirPeace
[lombardia] ((( i )))
[lombardia] Sentenza 11 Marzo
[calabria] Processo al Sud Ribelle
[guerreglobali] Raid israeliani su Gaza
[guerreglobali] Barricate e morte a Oaxaca
[roma] Superwalter
[napoli] repressione a Benevento
[piemunt] Rbo cambia sede
[economie] il sangue di roma
Archivio completo delle feature »
toolbarr di navigazione
IMC Locali
Abruzzo
Bologna
Calabria
Genova
Lombardia
Napoli
Nordest
Puglia
Roma
Sardegna
Sicilia
Piemonte
Toscana
Umbria
toolbar di navigazione
Categorie
Antifa
Antimafie
Antipro
Culture
Carcere
Dicono di noi
Diritti digitali
Ecologie
Economie/Lavoro
Guerre globali
Mediascape
Migranti/Cittadinanza
Repressione/Controllo
Saperi/Filosofie
Sex & Gender
Psiche
toolbar di navigazione
Dossier
Sicurezza e privacy in rete
Euskadi: le liberta' negate
Antenna Sicilia: di chi e' l'informazione
Diritti Umani in Pakistan
CPT - Storie di un lager
Antifa - destra romana
Scarceranda
Tecniche di disinformazione
Palestina
Argentina
Karachaganak
La sindrome di Quirra
toolbar di navigazione
Autoproduzioni

Video
Radio
Print
Strumenti

Network

www.indymedia.org

Projects
oceania
print
radio
satellite tv
video

Africa
ambazonia
canarias
estrecho / madiaq
nigeria
south africa

Canada
alberta
hamilton
maritimes
montreal
ontario
ottawa
quebec
thunder bay
vancouver
victoria
windsor
winnipeg

East Asia
japan
manila
qc

Europe
andorra
antwerp
athens
austria
barcelona
belgium
belgrade
bristol
croatia
cyprus
estrecho / madiaq
euskal herria
galiza
germany
hungary
ireland
istanbul
italy
la plana
liege
lille
madrid
nantes
netherlands
nice
norway
oost-vlaanderen
paris
poland
portugal
prague
russia
sweden
switzerland
thessaloniki
united kingdom
west vlaanderen

Latin America
argentina
bolivia
brasil
chiapas
chile
colombia
ecuador
mexico
peru
puerto rico
qollasuyu
rosario
sonora
tijuana
uruguay

Oceania
adelaide
aotearoa
brisbane
jakarta
manila
melbourne
perth
qc
sydney

South Asia
india
mumbai

United States
arizona
arkansas
atlanta
austin
baltimore
boston
buffalo
charlottesville
chicago
cleveland
colorado
danbury, ct
dc
hawaii
houston
idaho
ithaca
la
madison
maine
michigan
milwaukee
minneapolis/st. paul
new hampshire
new jersey
new mexico
new orleans
north carolina
north texas
ny capital
nyc
oklahoma
philadelphia
pittsburgh
portland
richmond
rochester
rogue valley
san diego
san francisco
san francisco bay area
santa cruz, ca
seattle
st louis
tallahassee-red hills
tennessee
urbana-champaign
utah
vermont
western mass

West Asia
beirut
israel
palestine

Process
discussion
fbi/legal updates
indymedia faq
mailing lists
process & imc docs
tech
volunteer

Vedi tutti gli articoli senza commenti
5/5 Francia: articoli dal manifesto
by dal manifesto Wednesday, Apr. 05, 2006 at 3:34 PM mail:

dal manifesto, 5 aprile 2006

Aprile francese
IGNACIO RAMONET
In Francia spira un'aria da Maggio '68. Di nuovo universitari in sciopero, proteste nel Quartiere latino, scontri con la polizia. Ma le somiglianze terminano qui. Benché le immagini si sovrappongano e molti studenti abbiano rispolverato gli slogan di quel maggio leggendario, la storia non si ripete. Quasi 40 anni fa, la Francia era la società del pieno impiego e della crescita economica, con tanta offerta per milioni di lavoratori stranieri. Allora, non si scendeva in piazza per paura di non trovare lavoro, ma per motivi ideali: contro una società ipocrita e consumista, che ingabbiava la voglia di libertà di un'intera generazione. Il portato simbolico di quella grande esplosione è tutto qui. La Francia di oggi ha invece una bassissima crescita e un alto tasso di disoccupazione tra i giovani. Nelle periferie urbane, che sono esplose nel novembre del 2005, il 40% dei figli degli immigrati non trova lavoro. Nelle intenzioni del primo ministro Dominique de Villepin, il Contratto di primo impiego (Cpe) avrebbe dovuto risolvere il problema con la classica ricetta neoliberista: dare alle imprese con più di 20 dipendenti la facoltà di imporre ai giovani dai 18 ai 26 anni un biennio di prova con possibilità di licenziamento senza motivazione. All'apparenza, il ministro intendeva vincere il razzismo di molti imprenditori, e dare un'opportunità di lavoro ai giovani francesi di origine maghrebina o africana, penalizzati - questo il pretesto - dalla difficoltà di licenziare un dipendente a causa delle leggi del lavoro. Il Cpe doveva mettere alla prova i figli di immigrati, dimostrare la loro efficacia e serietà senza rischi per l'imprenditore. Un'intenzione lodevole. Ma si sa che di buone intenzioni è lastricata la strada dell'inferno. E così, il contratto che, secondo il primo ministro, doveva andar bene per i marginali delle periferie, si rivela catastrofico per tutti i giovani del paese. Gli studenti capiscono per primi che, col pretesto di voler inserire qualcuno, il contratto Cpe precarizza tutti, e che, una volta in vigore, il famoso biennio di prova con annessa possibilità di essere mandati a spasso da un giorno all'altro, verrà applicato senza distinzioni. Anche i sindacati colgono il pericolo e aderiscono decisi alla battaglia contro il Cpe. La posta in gioco è di importanza capitale, si mira a realizzare il vecchio sogno ultraliberista: distruggere l'attuale diritto del lavoro e sostituirlo con un sistema di precarizzazione generalizzato. Dopo la legge sulle pensioni, subita nel 2003, il primo settembre 2005, era entrato in vigore il Contratto di nuova assunzione (Cne), rivolto alle aziende con meno di 20 dipendenti (i due terzi delle aziende francesi). In risposta, solo una blanda resistenza. Così, il ministro de Villepin ha creduto di poterci riprovare con il Contratto di primo impiego. Ma un movimento popolare in cerca di riscatto gli mette i bastoni fra le ruote. Inaspettatamente, a dare avvio alla protesta contro una legge ingiusta, non sono i più diretti interessati - i giovani senza diploma delle periferie - ma gli universitari. Per loro impulso, prende corpo una nuova alleanza studenti-operai. E il movimento va oltre i propri interessi immediati. I giovani delle periferie aderiscono a una forma di lotta tradizionale. Chi all'inizio chiedeva soltanto una vita «normale», capisce quanto sia «infernale» la «normalità» riservata loro dal capitalismo. Scopre che la precarietà non tocca solo gli altri, ma lo riguarda. Le manovre del governo per dividere i precari dai più garanti falliscono. La protesta diventa un banco di prova anche per quella parte della sinistra e dei sindacati, più disponibile a sedersi al tavolo dei compromessi e ad applicare la ricetta della flessibilità. La storia non si ripete, in Francia tira un'aria diversa da quella del Maggio '68. Quello che ieri è tornato in piazza, sempre più consapevole della sua forza, è però un movimento politico, e supera i confini francesi. Partendo da una legge iniqua, sta mettendo sotto accusa la logica e i meccanismi della globalizzazione neoliberista.

versione stampabile | invia ad un amico | aggiungi un commento | apri un dibattito sul forum
Cpe: 3 milioni di no in piazza
by il manifesto 5 aprile 2006 Wednesday, Apr. 05, 2006 at 3:35 PM mail:

Cpe, tre milioni di no I francesi non cedono
Le piazze di Francia si riempiono ancora: 700 mila solo a Parigi, due milioni in provincia, tante adesioni dall'estero: «Il contratto di primo impiego deve essere ritirato». Governo diviso: il Sarkozy «dialogante» non convince
ANNA MARIA MERLO
PARIGI
Il movimento anti-Cpe tiene. E' questo il principale dato della giornata di mobilitazione di ieri: di nuovo 3 milioni in piazza secondo i sindacati, 700 mila nel corteo a Parigi (che si è concluso con qualche tensione), mentre la polizia parlava di un milione in provincia. E c'è di più: ormai i giovani francesi hanno molti appoggi internazionali. La caratteristica del corteo parigino di ieri, è stata difatti la presenza di «stranieri». Per la prima volta, ha partecipato a una manifestazione anti-Cpe John Monks, segretario generale della confederazione europea dei sindacati. «I sindacati di tutta Europa sono solidali con i sindacati e i giovani di Francia oggi - ha detto - ci sono altre vie, altre idee possibili per affrontare la disoccupazione giovanile. Non è solo una questione francese, altri governi, in Germania, in Olanda, hanno immaginato piani simili. La Grecia ne ha già introdotto uno».
Sostegno anche da parte dei sindacati statunitensi, giapponesi e canadesi, portato dal segretario generale del Tuac (Trade Union Advisory Committee), commissione sindacale consultiva all'Ocse: «Vediamo sovente che le idee di precarietà vengono discusse all'Ocse - ha detto - e siamo qui per dire: adesso basta, siamo a favore di un lavoro decente e di trattative il più presto possibile». Ci sono state varie manifestazioni di fronte alle ambasciate francesi e una mobilitazione eccezionale in Svizzera. Anche gli studenti hanno ricevuto sostegno dall'estero. «Più di 25 organizzazioni studentesche europee ci hano comunicato il loro sostegno - ha affermato Bruno Julliard dell'Unef - così come organizzazioni americane, africane e asiatiche. Vale a dire che i giovani francesi esprimono come i giovani di tutta la terra la volontà di difendere il diritto al futuro». Al corteo parigino c'erano delle delegaioni dall'estero, anche se alcune - tra cui dall'Italia - non sono riuscite ad arrivare a causa dello sciopero contro il Cpe, che ha interessato anche gli aeroporti. Per Jean-Claude Mailly, di Force ouvrière, la questione è di sapere «se i lavoratori francesi hanno dieci anni di ritardo o dieci anni d'anticipo». Invece, gli scioperi sono stati inferiori a quelli di martedì della scorsa settimana.
Sul fronte politico, la tensione è estrema all'interno della maggioranza. Ieri il premier Dominique de Villepin ha cercato di rimettersi in sella, dopo essere stato messo all'angolo dal responsabile dell'interno Nicolas Sarkozy, ormai al centro della procedura di uscita dalla crisi. I socialisti non ci sono andati con mano leggera. Il portavoce del gruppo ha chiesto a Villepin cosa sta a fare sul banco del governo, visto che «da venerdì - cioè dall'intervento di Chirac - questo governo non esiste più. C'è ormai un primo ministro virtuale», nella persona di Sarkozy. Villepin si è difeso affermando che il suo governo opera per riannodare il dialogo (ma un sondaggio, che pubblica oggi L'Express, dice che il 45% dei francesi vuole le dimissioni del primo ministro). Ma per Villepin i paletti entro i quali la soluzione deve essere trovata sono le concessioni fatte venerdì da Chirac: cioè ritocco del Cpe e non ritiro, con la riduzione da due a un anno del periodo di prova e la reintroduzione della giustificazione del licenziamento. Ma i sindacati non intendono accettare questa linea.
Bernard Accoyer, capo-gruppo Ump all'Assemblea, ha scritto una lettera di «invito al dialogo» ai sindacati. Vuole incontrare già da oggi le organizzazioni, ma una per una. Stamattina, le 12 organizzazioni sindacali e studendesche si riuniranno per decidere una risposta comune, ma pur essendo decise a dialogare sono molto perplesse. «Stiamo andando avanti - ha dichiarato François Chérèque, leader del sindacato Cfdt - i politici stanno mollando, dobbiamo andare fino in fondo». Bruno Julliard, a capo degli universitari dell'Unef, ricorda le condizioni per rispondere all'invito al dialogo : «Il ritiro del Cpe, non un ritocco».
L'approccio è confuso da parte del potere: a negoziare dovrebbe essere l'Ump, il partito di maggioranza, con Sarkozy dietro le quinte a tirare le fila. «C'è un approccio un po' sovietico a voler affidare all'Ump il compito di uscire dalla crisi, come a un partito unico», ha ironizzato il capogruppo comunista, Alain Boquet. Sarkozy è incerto. L'uomo che voleva incarnare la «rottura» si trova ad indossare i panni del conciliatore. Dopo essere stato richiamato da Chirac, lunedì sera, perché la sua corrente aveva già dato per «morto» il Cpe, ieri ha ripreso toni più fermi: «Il nostro elettorato auspica fermezza e giustizia» ha detto. L'ala favorevole a Villepin ha accusato ieri Sarkozy di voler instaurare «il regime dei partiti, cosa che è contrario a quello che voleva De Gaulle». Sarkozy ondeggia. Il Pcf ha presentato lunedì una proposta di legge per abrogare il Cpe. Il Ps lo farà oggi, e poi, a maggio, presenterà una proposta più dettagliata per affrontare la questione della precarietà dei giovani.

versione stampabile | invia ad un amico | aggiungi un commento | apri un dibattito sul forum
Lettera dei liceali in lotta ai genitori
by il manifesto 5 aprile 2006 Wednesday, Apr. 05, 2006 at 3:36 PM mail:

LA LETTERA
«Cari genitori lottate con noi per il futuro»
I liceali di Arras scrivono a «mamma e papà»: il contratto di primo impiego riguarda anche i garantiti; il governo vuole precarizzare pure chi ha un posto a tempo indeterminato
Di seguito, vi proponiamo la lettera scritta da alcuni liceali di Arras ai genitori, lo scorso 24 marzo.

«Cara mamma, caro papà,
da alcune settimane, con moltissimi amici e amiche, ma anche con altri giovani di altri licei, chiedo il ritiro del Cpe. All'inizio non sapevo bene cosa fosse il Cpe, ma ora ho la certezza che questo contratto di primo impiego mi danneggerà per anni.
Sui nostri cartellini c'è scritto: «da buttare»: dovete sapere che un datore di lavoro avrà la possibilità di licenziarmi in qualunque momento, con una semplice lettera, senza dover fornire spiegazioni.
Sui nostri cartellini c'è scritto: «da sfruttare». Come potrei rifiutarmi, dire no, reclamare o semplicemente parlare francamente, se la porta sarà sempre aperta per buttarmi fuori? Mi sarà impossibile chiedere un aumento salariale, un miglioramento delle condizioni di lavoro. Non potrò rivendicare nulla, né firmare la minima petizione. E' terribile.
Tu mamma, tu papà, nell'azienda in cui lavorate siete considerati. Io, con un Cpe, per due anni o anche più non farò parte degli effettivi. Non avrò diritto di voto alle elezioni sindacali o a quelle dei probiviri. Peggio: se lavorerò in un'impresa con un comitato aziendale, la mia paga non sarà inclusa nel calcolo della massa salariale. In altri termini, sarò penalizzante per gli altri dipendenti.
Con il Cpe il licenziamento non dà diritto a un'indennità basata su una percentuale del salario per i primi sei mesi. Con il Cpe, quando si è licenziati si riceve inizialmente un premio dell'8% dei salari percepiti, mentre il contratto a tempo determinato dà diritto al 10%, e 480 euro per i due mesi successivi. Poi più niente, e oltre tutto ci vogliono quattro mesi di presenza. E il periodo tra due Cpe non può essere inferiore a due mesi.
In questo caso, capite bene che resterò a casa ancora per vari anni. E spero che accetterete di accogliermi, anche se non era previsto. Se poi volessi comprarmi una macchina, dovreste essere voi a garantire e a pagare le cambiali nel caso in cui io venga licenziato - magari per un motivo intollerabile. Anche se è difficile arrivare alla fine del mese e le bollette sono sempre più salate. Il Cpe è uno degli articoli di una legge - la legge Borloo sulle pari opportunità. Strano nome, per una legge che divide e pone i giovani in una condizione di disuguaglianza rispetto agli altri lavoratori e lavoratrici che hanno più di 27 anni e 11 mesi. Questa legge comprende poi altri articoli: il contratto senior, che è un Cpe per le persone tra i 56 e i 59 anni. E prevede di far tornare al lavoro, come apprendisti, i ragazzini di 14 anni; e peggio ancora, ammette di nuovo il lavoro notturno dai 15 anni in su; e tante altre misure minacciose sono contenute in questa legge.
Cara mamma, caro papà, la situazione è grave. Con l'approvazione di questa legge si rimette in discussione tutto il diritto del lavoro e al lavoro. Hanno incominciato dai giovani, ma subito dopo si rimetterà in discussione l'intero codice del lavoro e lo statuto, e allo stesso modo anche il vostro contratto a tempo indeterminato.
La lotta che sto portando avanti oggi è per te mamma, per te papà, anche se forse non lo sapevate. I giovani hanno dato l'esempio del loro coraggio e della loro determinazione. Perché voi no?
Martedì prossimo i sindacati dei lavoratori, degli studenti, dei liceali hanno convocato scioperi ovunque, chiamandoci a manifestare. Vi vorrei tutti e due con me, anche tu mamma, anche tu papà. Così saremo ancora più numerosi e mostreremo le famiglie unite e solidali di fronte all'arbitrio e all'arretramento sociale.
Perciò scioperate anche voi, e venite tutti insieme alle 14 alla Place de la Gare di Arras. I giovani sono di fronte a un pericolo e hanno reagito; non sono stati ascoltati, e ora sta ai genitori farsi sentire. Ditelo ai vostri amici, ai vostri colleghi.
Ecco, ora sapete tutto. Perciò, mamma e papà, conto su di voi, so che mi aiuterete a salvarmi dalle grinfie dell'ingiustizia sociale contro i giovani. E anche se i provveditori, comandati, vi spediranno delle lettere, anche se i principali professori minacceranno per telefono, sappiate che la nostra non è pigrizia. Siamo in lotta per il nostro futuro, mentre il loro è ben garantito, e non hanno nulla da perdere, tranne la loro dignità.
Vostro figlio/a, che vi abbraccia forte».
**Liceali in lotta dei licei Carnot, Gambetta, Robespierre, Guy Mollet, Savary, Jules Ferry, Le Caron e del Lycée Agricole di Arras.
(Traduzione di Elisabetta Horvat)

versione stampabile | invia ad un amico | aggiungi un commento | apri un dibattito sul forum
Uds solidali
by il manifesto 5 aprile 2006 Wednesday, Apr. 05, 2006 at 3:36 PM mail:

Uds, liceali anti-Cpe: «Basta precarietà»
Solidarietà da parte degli studenti italiani dell'Uds, che ieri hanno sfilato per le vie di Parigi insieme ai «colleghi» francesi contro il Cpe, il «contrat première embauche» ( il contratto di primo impiego prevede - lo ricordiamo - la possibilità di assumere giovani al di sotto di 26 anni, licenziandoli senza motivazione in qualsiasi momento entro i due anni dall'assunzione). Di seguito, riportiamo il testo del volantino diffuso nel corso della manifestazione: «Nonostante i tentativi di Chirac per allentare la tensione attorno al Cpe (contratto di primo impiego), sindacati e studenti sono scesi in piazza in decine di città francesi, dimostrando di aver creato un fronte compatto contro la precarietà, in particolare nelle sue forme destinate ai giovani appena entrati nel mondo del lavoro. Gli accadimenti in Francia ci ricordano come la precarietà sia oggi un tema che deve essere posto in prima pagina nelle agende politiche anche qua in Italia. Le statistiche mostrano da tempo come il lavoro precario sia in aumento e come la disoccupazione giovanile sia ancora un dramma, soprattutto per i giovani nel Meridione. Il mercato del lavoro italiano sembra accogliere con più facilità basse qualifiche professionali, respingendo, spesso, laureati e personale specializzato. Le stesse percentuali del precariato all'interno di settori come la ricerca e la docenza indicano come nemmeno la formazione, oggi, sia garanzia di sicurezze sociali e futuro lavorativo. Di fronte a ciò, a pochi giorni dalle elezioni politiche, che speriamo consentano di invertire la tendenza sui fronti del lavoro e della formazione, l'Unione degli Studenti (Uds) si impegnerà per coinvolgere le associazioni studentesche francesi Unl (liceali) e Unef (universitari) in iniziative in Italia che possano creare anche nel nostro paese un fronte esteso contro la precarietà alla ricerca di solide alternative, composto da studenti, universitari, sindacati e forze sociali. Ci auguriamo che il successo arrivi per il movimento anti-Cpe e che questo garantisca un impulso anche in Italia. Noi faremo il possibile».

versione stampabile | invia ad un amico | aggiungi un commento | apri un dibattito sul forum
Basta precari, Parigi insegna (intervista a Epifani)
by il manifesto 5 aprile 2006 Wednesday, Apr. 05, 2006 at 3:42 PM mail:

NTERVISTA
«Basta precari, Parigi insegna» Parla Epifani
Il segretario generale della Cgil spiega la sua proposta di «alleanza di legislatura»: un cammino comune per un vera riforma fiscale». Va bene la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale ma una quota deve andare ai salari. Redistribuzione della ricchezza, giustizia sociale. L'abolizione dell'Ici? «Una favola, come sempre Berlusconi riduce le tasse degli altri, con l'attacco definitivo ai comuni»
LORIS CAMPETTI
«L' ultima trovata sull'Ici al «faccia a faccia» da Vespa è l'ennesima favola di Berlusconi che, ancora una volta, riduce le tasse degli altri. Se questa favoletta diventasse realtà sarebbe l'attacco definitivo ai comuni in quanto ne azzererebbe le funzioni: se non gestissero i servizi, i comuni non avrebbero più alcun ruolo. In concreto, credo si tratti di una delle tante promesse elettorali, così come avvenne con l'Irap, o le pensioni al minimo». Guglielmo Epifani non è «proccupato più di tanto: la maggioranza degli italiani ha capito con chi ha a che fare e non è disposta a correr dietro alle favole». Sui «coglioni» che votano a sinistra, o sul fatto che chi sta con Prodi starebbe con la Cgil e la Cina, dal segretario Cgil arriva solo uno sconfortato «no comment».
La Francia è in rivolta, l'Italia arranca. E dire che la malattia responsabile di comportamenti così diversi è la stessa: la precarietà. L'idillio che qualcuno aveva sperato - o denunciato - a Vicenza tra le cosiddette "parti sociali", unite dalla critica alle scelte di politica economica del governo Berlusconi, è già sfumato con la netta presa di posizione del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: la legge 30 non si tocca. Di questo, di elezioni in Italia e della rivolta francese parliamo con il segretario generale della Cgil.

Allora Epifani, la legge 30 non si tocca? Come valuti la pressione politica sul futuro, sperabile governo dell'Unione, esercitata da Confindustria, poteri forti, Corriere della sera?

Penso che il messaggio di Montezemolo fosse rivolto più alla platea confindustriale che non a Prodi. I programmi dei due schieramenti politici sono abbastanza precisi, almeno sulla direzione di marcia e il capo degli industriali non può pensare che, se vincerà l'Unione, la legge 30 potrà sopravvivere così com'è. Dopodiché, è ovvio e persino comprensibile che l'impresa, i poteri forti, facciano il loro gioco nel tentativo di influire sul programma di governo.

Al congresso della Cgil hai parlato di accordo di legislatura ed è cresciuta per qualcuno la speranza e per altri la preoccupazione che le parti sociali che una volta si dicevano antagoniste potessero camminare insieme, nella stessa direzione, essendo comune la denuncia dei guasti provocati da Berlusconi. Definita la natura della malattia, resta però una differenza sostanziale sulla cura necessaria per guarire l'ammalato. Come vedi da questo punto di vista il programma dell'Unione e l'imbarazzo a sinistra sul tema delle tasse?

Anche i poteri forti esprimono un giudizio negativo sui cinque anni di governo della destra. Gli imprenditori denunciano il mancato sostegno dei prodotti italiani sui mercati internazionali e verificano quotidianamente come l'immagine del nostro paese sia gravemente compromessa all'estero. Contemporaneamente, in Italia è aumentata la spesa pubblica, il debito è salito e le tasse, dicono, non sono diminuite. Fin qui il giudizio negativo sulle politiche di Berlusconi è abbastanza simile al nostro. La Cgil molto tempo prima, e in solitudine, aveva denunciato il rischio di un declino dell'Italia. Apro una parentesi, per dire che nel programma dell'Unione alcuni impegni vanno nella direzione giusta: ma i cinque punti di riduzione del cuneo fiscale non possono certo finire tutti a vantaggio dell'impresa, con i salari ridotti nelle condizioni che sappiamo. Questo punto va chiarito bene. E c'è una novità positiva, relativa alla tassazione delle rendite. Più che di tasse io parlerei della necessità di mettere in moto un processo di ridistribuzione della ricchezza: la tassazione in questi anni non è stata neutrale e se per una minoranza di privilegiati è diminuita - attraverso sgravi, vantaggi fiscali, le operazioni sui patrimoni e l'abolizione della tassa di successione - al contrario è cresciuta la pressione su salari e pensioni, persino sul tfr.

Il risultato è che viviamo in un paese più iniquo.

Non solo. La politica fiscale di Berlusconi ha prodotto ingiustizie e iniquità, e al tempo stesso il paese è rimasto fermo. Sviluppo, giustizia fiscale ed equità sociale devono procedere di pari passo e costituire il cardine di un radicale cambiamento delle politiche economiche del nuovo governo. Non si regge l'autodifesa di Berlusconi che, per giustificare il disastro economico, se la prende con l'euro, con l'11 settembre e la sfavorevole congiuntura internazionale. E non si regge perché solo l'Italia è rimasta ferma al palo. Per venire all'accordo di legislatura, vorrei essere chiaro: se l'obiettivo è il cambiamento di cui sopra, è ovvio che devi mettere in moto un processo di trasformazione delle politiche, soprattutto fiscali, e ciò richiede il tempo di una legislatura. Non penso a chissà quali mega-patti sociali ma a un accordo fiscale che possa far camminare le parti sociali lungo un sentiero comune.

In un'intervista al manifesto il segretario della Cisl Savino Pezzotta ha commentato con parole amare questa campagna elettorale e ha criticato l'elefantiasi del programma dell'Unione dove c'è tutto ma mancano quelle quattro o cinque idee capaci di far sperare, e sognare una realtà diversa da quella in cui viviamo. Condividi questa critica?

C'è una verità nelle parole di Pezzotta. In questa campagna elettorale non c'è posto per sognare un mondo diverso. Come Cgil abbiamo dato un segnale positivo ai lavoratori e ai cittadini mettendo in campo una forte passione - ed è inutile che ricordi ai lettori del manifesto i grandi appuntamenti di massa di questi anni. Fuori da noi, anche nel nostro campo, di passione se n'è vista poca. Per non parlare di Berlusconi e della Casa delle libertà che hanno puntato al mantenimento del potere usando le armi della paura e dei pregiudizi ideologici, con un linguaggio e una cultura populiste. Nella campagna elettorale il centrosinistra era partito bene, ma in corso d'opera s'è fatto imporre l'agenda dall'avversario politico, invece di tenere ferme le proprie idee e il proprio stile

Soprattutto, il centrosinistra evita di affrontare i nodi più spinosi: la guerra, la precarietà. In Francia esplode la rivolta contro la legge che introduce i Cpe e la sinistra italiana sembra non accorgersene. Bisogna mandare a casa Berlusconi, guai a dividersi, parliamo d'altro...

La lotta in corso in Francia non ha da noi l'attenzione che merita. La destra fa finta di nulla, salvo arrivare a dire che da noi le cose vanno meglio perché la legge 30 è migliore. Ci sarebbe da ridere, se la situazione non fosse terribilmente seria. E la destra dimentica di dire che il governo Berlusconi è stato sconfitto nel suo tentativo di cancellare l'articolo 18, grazie a una straordinaria mobilitazione democratica. Il centrosinistra non sa come leggere i fatti francesi e rischia di non vedere la modernità della battaglia che stanno conducendo i giovani, gli studenti, contro il tentativo di precarizzazione di intere generazioni portato avanti da de Villepin. Non è solo una lotta difensiva, la loro, perché si pone l'obiettivo di conquistare un futuro e una dignità, come cittadini e come lavoratori, come la straordinaria riuscita della manifestazione di oggi (ieri, ndr) conferma. Ero a Parigi quando Chirac è intervenuto sui Cpe e sono rimasto colpito. Il presidente francese ha annunciato dall'alto le sue decisioni, ignorando la domanda forse più importante dei giovani che si battono con la forza e la determinazione di chi rifiuta un futuro come cittadino di serie B, quei giovani dalle cui fila uscirà la futura classe dirigente della Francia: chiedono democrazia, cioè il diritto a essere ascoltanti e riconosciuti come interlocutori. Anche le modifiche "concesse dall'alto" da Chirac tradiscono una delle ragioni della protesta e l'obiettivo della protesta: il ritiro della legge.

Quali affinità vedi tra la protesta francese e quella che in Italia ha sconfitto il governo sull'articolo 18?

In Francia sono partiti gli studenti che sono stati capaci di coinvolgere i sindacati e di conquistarsi il consenso della grande maggioranza dell'opinione pubblica. In Italia è partito il sindacato, la Cgil che è stata lasciata sola. Sola con la maggioranza dei cittadini italiani. Io rivendico il giudizio negativo della mia organizzazione sulla legge 30 e denuncio l'uso inaccettabile del termine flessibilità: la flessibilità c'è sempre stata e non può non essere contrattata. Ben altra cosa è la precarietà che viene imposta e produce soltanto insicurezza individuale e sociale. La lotta dei giovani francesi parla a tutti, a noi, alla Germania dove a due anni dalle leggi che hanno di fatto avviato un processo di precarizzazione è iniziata una riflessione persino dentro la Grosse Koalition, persino in settori democristiani. Sulla centralità e la dignità del lavoro, sulla lotta alla precarietà, la Cgil non mancherà di misurare continuamente la temperatura del nuovo governo, che naturalmente speriamo sia dell'Unione.

versione stampabile | invia ad un amico | aggiungi un commento | apri un dibattito sul forum
©opyright :: Independent Media Center
Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0.
All content is under Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 .
.: Disclaimer :.

Questo sito gira su SF-Active 0.9