{"id":3069,"date":"2018-11-10T16:03:40","date_gmt":"2018-11-10T15:03:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3069"},"modified":"2018-11-10T16:03:40","modified_gmt":"2018-11-10T15:03:40","slug":"dichiarazione-di-davide-delogu-letta-in-aula-il-10-ottobre-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3069","title":{"rendered":"Dichiarazione di Davide Delogu letta in aula il 10 ottobre 2018"},"content":{"rendered":"<p><em>Riceviamo e pubblichiamo.<\/em><strong><\/p>\n<p>Dichiarazione di Davide Delogu letta in aula il 10 ottobre 2018<\/strong><br \/>\n<em>Processo per le lotte del 2013 al carcere di Buoncammino di Cagliari<\/em><\/p>\n<p>Come si sa, inizialmente questo processo \u00e8 stato bloccato per un anno dal DAP, tentando (fallendo) di imporlo in videoconferenza, abusando l&#8217;utilizzo di tale &#8220;misura di emergenza&#8221; per incatenarmi nel ruolo di ostaggio inerme da una tecnologia insidiosa e prevaricatrice, per fiaccare la volont\u00e0 del detenuto come strumento per depersonalizzarlo, per chi non resiste, prenderlo per sfinimento, isolarlo dal proprio contesto affettivo e solidale, per far tacere nella rassegnazione la tensione refrattaria e, in particolare, la lotta contro il carcere, realt\u00e0 invece che non ha mai cessato di esistere-resistere, nonostante tutto.<br \/>\nSono le stesse &#8220;misure emergenziali&#8221; con cui vengo ingabbiato nelle cloache penitenziarie della Sicilia da anni (deportato come conseguenza repressiva alle lotte intraprese nel carcere di Buoncammino) con l&#8217;applicazione di regimi differenziati, tra i quali l&#8217;estremizzazione dell&#8217;isolamento 14 bis, attuate con arbitrarie, feroci, perverse metodiche sioniste, per abbattere moralmente e fisicamente il detenuto, e, con esso, quella lotta originaria, che non sono riusciti tuttavia a fermare, essendo un&#8217;individualit\u00e0 viva, incorreggibile\/indomabile e non soggetto ad alienazione\/annichilimento carcerario, alimentando invece pi\u00f9 rabbia, disprezzo e determinazione nell&#8217;affrontare combattendo la tortura bianca degli isolamenti continui e totali in questione, ma anche del carcere in generale, quale strumento vendicativo dello stato, con cui pianifica e sperimenta sulla nostra pelle di dannati, l&#8217;evoluzione repressiva sull&#8217;ideologia della manipolazione dell&#8217;identit\u00e0 e sull&#8217;appiattimento delle menti e degli istinti, all&#8217;interno di un vivere subumano, da automa, per il mantenimento non solo del potere carcerario (che si pi\u00f9 colpire quando si vuole) ma dell&#8217;intero dominio imperialistico-capitalista di civilizzazione del sistema di cose esistenti nella societ\u00e0 e in tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 attorno. Dunque la galera \u00e8 evidente non \u00e8 un argomento slegato dal contesto sociale che lo genera.<\/p>\n<p>Noi detenuti siamo quella parte di sfruttati, brutalizzati e lasciati in cattivit\u00e0, a cui l&#8217;unica cosa che viene garantita \u00e8 la sottomissione ad un&#8217;esistenza miserabile! Lo scenario tra dentro e fuori non cambia, giacch\u00e9 il mercato che subiscono oppressi e sfruttati \u00e8 indispensabile al sistema securitario dello stato colonialista, affinch\u00e9 tutto si debba mantenere nell&#8217;ambito di compatibilit\u00e0 rispetto agli interessi dei padroni, e quando si verificano delle rotture, delle contrapposizioni ad essi, si intensifica l&#8217;attacco preventivato della macchina repressiva, cos\u00ec dentro, cos\u00ec fuori. Fatto questo, che non ci ha comunque impedito, a noi detenuti del carcere dell&#8217;ex Buoncammino, di mettere questo meccanismo in discussione.<\/p>\n<p>Tra maggio e giugno 2013 si erano succeduti nella galera ottocentesca di Cagliari diversi scioperi collettivi (slegati dai radicali di Pannella come \u00e8 invece stato millantato in quest&#8217;aula) del vitto e dell&#8217;aria in particolare, ma anche brevi scioperi della spesa e di protesta contro l&#8217;oligarchia dell&#8217;aria educativa, tutto supportato da continue battiture, le prime due sottoscritte anche da centinaia di detenuti, contro le condizioni disumane e inaccettabili in cui versava la galera, rivendicando migliorie detentive, l&#8217;abrogazione di leggi aberranti come l&#8217;ergastolo e il 41bis, l&#8217;applicazione di una forte amnistia generalizzata, per diffondere la coesione nella lotta con detenuti di altre galere e per sostenere e divulgare la manifestazione nazionale che si svolse a Parma: contro il carcere, la differenziazione, il 41 bis, l&#8217;isolamento, in appoggio alla lotta di tutti i prigionieri, indetta<br \/>\ndall&#8217; &#8220;assemblea di lotta uniti contro la repressione&#8221; a cui abbiamo dato il nostro contributo.<\/p>\n<p>Come spesso accade, quando si arrivano a realizzare forme di lotta collettive in carcere, coi rapporti di forza messi in campo, l&#8217;autorit\u00e0 carceraria (ma anche fuori), qualora non vengano represse nell&#8217;immediato, cerca di amministrarle all&#8217;interno della gabbia istituzionale, per cadere nella trappola del compromesso, delle strumentalizzazioni, per evitare l&#8217;autodeterminazione del corpo detenuto in agitazione, con la minaccia\/ricatto sull&#8217;utilizzo dell&#8217;isolamento, dei trasferimenti punitivi, della perdita dei benefici, della ricerca obbligata del &#8220;promotore&#8221;, per l&#8217;applicazione indegna del 14 bis etc. etc. \u2026<\/p>\n<p>Ma noi non abbiamo ceduto a questa logica del premio\/castigo, rifiutandoci di farci &#8220;gestire&#8221; come fantocci, dando cos\u00ec vita ad un ciclo di lotte che non si vedeva da anni all&#8217;interno della galera. Eravamo tutti carichi! Dopo 20 giorni di confronto dallo sciopero del vitto intraprendemmo quello dell&#8217;aria, rifiutandoci di recarci, ammassati come &#8220;bestiame umano&#8221; nei luoghi angusti adibiti a &#8220;passeggi&#8221;. La direzione del carcere non stette a guardare inerme e attu\u00f2 lo stesso giorno una repressione anti sciopero, devastando le celle occupate dai detenuti che firmarono il documento di adesione con una perquisizione straordinaria. \u00e8 in quell&#8217;occasione che presero degli oggetti che mi appartenevano (1 coltello, 1 fune, capelli d&#8217;angelo) con cui \u00e8 stata formulata l&#8217;accusa deviazionista (tentata evasione) per cui sono stato chiamato a processo, che vuole oscurare e mascherare quella che \u00e8 stata una realt\u00e0 di lotta che stava lanciando semi di ribellione e che doveva essere stroncata sul nascere.<\/p>\n<p>Quindi, i carcerieri per prima cosa miravano a colpire l&#8217;anarchico ribelle (e poi non solo) per la tenacia con cui si portavano avanti le iniziative che prendevano corpo in un contesto pi\u00f9 generale, sia fuori con interventi di solidali, sia con le proteste in altre prigioni e anche perch\u00e9 non ho voluto mai subire, ma ho sempre affrontato a konka arta la tirannia con cui ti impongono di barattare la dignit\u00e0 con l&#8217;obbedienza all&#8217;interno di umilianti e bestiali condizioni galeotte.<br \/>\nNel concreto, oggi si vuole processare la determinazione di un detenuto in lotta che non si piega e non si rassegna alla sbarrocrazia vigente, al meccanismo gerarchizzato di sfruttamento dietro le sbarre, poich\u00e9 non sono ricattabile con la vostra &#8220;merce&#8221;, con le vostre punizioni, i vostri compromessi, le vostre ipocrite illusioni. Ma nel periodo in questione a Buoncammino si respirava aria di rivolta, considerando l&#8217;inefficacia che hanno avuto gli scioperi pacifici.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, che arriv\u00f2 il 9 luglio 2013, giorno in cui esplose una ribellione collettiva, iniziata con detenuti barricati dentro le celle, sabotaggio dell&#8217;impianto elettrico delle sezioni, detonazione di decine di bombe di gas artigianali fuori e dentro le sezioni, nel frattempo le guardie scapparono da queste ultime, vi fu un lancio di lenzuola e suppellettili che ardevano, celle mezze distrutte e fuoco alle finestre per richiamare l&#8217;attenzione all&#8217;esterno anche con degli striscioni posizionati dove accorrevano nel piazzale antistante il muro di cinta parenti, solidali in supporto e la presenza dei giornalisti pretesa dai detenuti.<\/p>\n<p>La violenza carceraria non si fece attendere, con isolamenti, trasferimenti punitivi e il pestaggio di un barricato che tent\u00f2 di impiccarsi nel carcere punitivo in cui approd\u00f2, considerata pure la &#8220;calorosa&#8221; accoglienza riservatagli.\u00e8 [***] Si \u00e8 dunque ancora repressa, punita, la dignit\u00e0 umana che si sollev\u00f2 con rabbia in un sussulto di rivolta, purtroppo non manifestata nella pi\u00f9 ampia potenza distruttiva!<br \/>\nIo venni deportato nel lager di Palermo e introdotto nel regime di tortura del 14bis, uno strumento vessatorio, vendicativo e di annichilamento nei confronti di chi non si mantiene addomesticato, non si vuole abbandonare alla rassegnazione e non si genuflette di fronte alla prepotenza aguzzina e alla stessa funzione classista del carcere, dove lo stato opera nei confronti del detenuto la sua eliminazione organizzata, con l&#8217;estrema violenza dell&#8217;isolamento nell&#8217;isolamento, tramite restrizioni maniacali, condizioni brutali di sadismo psicopatico di controllo dei carcerieri, l&#8217;assoluta privazione di qualsiasi rapportazione umana all&#8217;interno di un accanito potere arbitrario abusato da ogni amministrazione penitenziaria, illimitatamente prorogabile.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 concepito per annientare! Perci\u00f2 la ribellione contro questo funzionamento egemone \u00e8 diventata come l&#8217;ossigeno che si respira, praticando svariate forme di lotta permanente, portando al fallimento delle intenzioni dell&#8217;oppressione carceraria. L&#8217;istituzione delle sbarre ci vorrebbe ridurre tutti quanti a burattini consenzienti, tramite le loro miserie e i loro metodi, annullando la dignit\u00e0 del detenuto e stuprandolo dell&#8217;integrit\u00e0 fisica, dell&#8217;affettivit\u00e0, della sessualit\u00e0, per assuefarlo all&#8217;ideologia sbirrocratica in modo da abituarci a diventare servi e succubi di un genocidio di stato perpetrato impunemente nelle patrie galere, come parte di un progetto di sterminio del mattatoio democratico, collegato per un pi\u00f9 esteso e sofisticato mantenimento dell&#8217;attuale ordine sociale con cui avanzava e si affina l&#8217;evoluzione di insediamento ed espansione del controllo repressivo. Il carcere col suo impianto differenziante come laboratorio della carcerizzazione applicata nelle forme e nei metodi per l&#8217;edificazione di una pi\u00f9 ampia oppressione della societ\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;esportazione del modello carcerario per una pi\u00f9 alienante prigione a cielo aperto, in cui vengono radialmente alterate le condizioni della vita umana (del pianeta) al fine di provocarne un surrogato attraverso un sistema poliziesco &#8211; digitale &#8211; tecno\/scientifico, realizzato sulla distruzione dei valori di libert\u00e0 che ci sta costringendo a mutare in tutti gli aspetti dell&#8217;esistenza, come conseguenza alienante delle genti formalizzate dall'&#8221;etica&#8221; civilizzatrice e dal suo sfrenato collaborazionismo all'&#8221;integrazione&#8221;. E si potr\u00e0 comprendere come ogni rinuncia all&#8217;attacco contro questa avanzata del dominio si pagher\u00e0 a caro prezzo! Chiaramente, non sempre avviene come da programma di chi comanda, come \u00e8 stato dimostrato da tanti percorsi individuali di detenuti e non, che non si apprendono mai!<\/p>\n<p>Quando si cerc\u00f2 di sviluppare le lotte nelle carceri italiane con le ultime mobilitazioni anticarcerarie su appello del &#8220;coordinamento dei detenuti&#8221;, con l&#8217;appoggio di tante realt\u00e0 all&#8217;esterno, non riuscimmo a strappare nulla al potere degli obiettivi rivendicati, per\u00f2 acquisimmo la fondamentale consapevolezza che &#8220;se basta volere fermamente una cosa per farla accadere&#8221; significa che certi metodi di lotta non si possono arenare, rimanendo solo quelli, senza attaccare materialmente la piovra detentiva, e perlomeno da parte mia, non vi fu quella presunzione di sostenere una sorta di &#8220;reclusoretariato&#8221; consapevole del proprio essere sfruttati, umiliati, seviziati e abusati alla merc\u00e9 del dispotismo carcerario, considerando che i detenuti in linea di massima sono gli stessi componenti che fuori, come dentro, sostengono il sistema dei monopoli, al di l\u00e0 e al di qua delle leggi violate, ma il significato e la valutazione che ne usc\u00ec con veemenza \u00e8 sempre quell&#8217;urgenza di affermare se stessi, partendo dalla propria rabbia, insofferenza e convinzione da mettere in campo, per sconfiggere la sottomissione agli interessi del sistema che a volte si confondono con i nostri, per assumerci il coraggio di riprenderci\/ritrovare i nostri desideri, la nostra dignit\u00e0 e combattivit\u00e0, il rispetto di noi, per condurci ad atti di autoliberazione dalle gabbie che sappiamo di avere dentro, con le reali forze esistenti, che sono di certo minoritarie rispetto alle forze del nemico, perci\u00f2 la creativit\u00e0 pu\u00f2 conferire alla minoranza combattiva un coefficiente di vigore esplosivo: la dinamite, che ha un valore insostituibile che non si discute.<\/p>\n<p>La chimica della distruzione si converte tra le mani in un&#8217;alchimia di liberazione, di vendetta contro l&#8217;ordine sociale. O ci faremo sopprimere lentamente insieme a tutto ci\u00f2 che ci circonda, o sopprimeremo noi la megamacchina molto rapidamente nelle parti pi\u00f9 vulnerabili, senza aspettare nulla. Non ci sono vie di mezzo! Da parte mia continuer\u00f2 a seguire la mia istintivit\u00e0 selvaggia, battendomi anche soprattutto nelle tenebre degli isolamenti, negando e rifiutando la brutalizzazione e il disciplinarmente che l&#8217;autorit\u00e0 carceraria pretende impormi sulla mia mente e il mio corpo, poich\u00e9 sono soltanto io a decidere come affrontare la galera e lo faccio lottando dietro le sbarre, che \u00e8 l&#8217;unica liber\u00e0 rimasta a noi detenuti. Nessuna sbarra \u00e8 solida come sembra. W chi le taglia, W chi le brucia, W chi le combatte.<\/p>\n<p>Solidariet\u00e0 refrattaria agli anarchic* imprigionati nelle sezioni blindate della AS e di altri regimi dello stato italiano e agli anarchic* in galera negli altri stati. Saluti gioiosi a quegli anarchic* anonim* che fuori anche in diversi stati attaccano direttamente i settori della civilizzazione pi\u00f9 infame, in solidariet\u00e0 ai prigionier* anarchic*, riempiendo di forza l&#8217;immaginazione guerrigliera.<br \/>\nSempri innantis per la libert\u00e0 di ogni giorno!<br \/>\nDeportatu Anarkiku Sardu Impresonau<br \/>\nDavide Dalogu<\/p>\n<p>[***]<br \/>\nDavide fa riferimento a un ragazzo trasferito al carcere S.Daniele a Lanusei, che ha tentato di impiccarsi nella sua cella. Il trasferimento \u00e8 avvenuto in maniera coatta dopo la rivolta al carcere del Buoncammino, alla quale questo ragazzo aveva preso parte, urlando dalla finestra della sua cella tutte le ingiustizie che gli erano capitate in quel carcere. (https:\/\/cordatesa.noblogs.org\/post\/2013\/07\/18\/tenta-il-suicidio-il-detenuto-che-guido-la-rivolta-a-cagliari-salvato\/)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e pubblichiamo. 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