{"id":4144,"date":"2021-05-27T17:32:16","date_gmt":"2021-05-27T15:32:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=4144"},"modified":"2021-05-27T17:32:16","modified_gmt":"2021-05-27T15:32:16","slug":"contro-stato-di-tortura-e-misure-di-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=4144","title":{"rendered":"CONTRO STATO DI TORTURA E MISURE DI SICUREZZA"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Castelfranco-Forte-urbano.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4145\" src=\"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Castelfranco-Forte-urbano-300x193.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Castelfranco-Forte-urbano-300x193.jpg 300w, https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Castelfranco-Forte-urbano.jpg 612w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Riceviamo e pubblichiamo<\/em><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Pochi giorni fa, Belmonte Cavazza aspettava di varcare la soglia del carcere di Piacenza, andando finalmente incontro alla libert\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">La sua condanna di 19 anni sarebbe dovuta terminare il 19 aprile. Veniva invece trasferito il 23 aprile presso la casa di lavoro di Castelfranco Emilia (MO).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">La ragione? Una misura di sicurezza disposta nei suoi confronti nel 2003.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Le misure di sicurezza, introdotte da Mussolini nel \u201830 e ancora in vigore, si basano, analogamente alla sorveglianza speciale (misura di prevenzione), su un giudizio di pericolosit\u00e0 sociale: ci\u00f2 che rileva \u00e8 la personalit\u00e0 dell\u2019individuo, le sue abitudini ed il suo profilo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Queste misure vengono disposte sulla base di un \u201cpregiudizio\u201d giuridico di possibile reiterazione del reato; sulla condotta comportamentale durante la detenzione; sull\u2019essere stato condannato o prosciolto per parziale o totale infermit\u00e0 di mente. Possono essere comminate dal giudice come misure accessorie, diventano cio\u00e8 eseguibili una volta che la pena, alla quale si \u00e8 stati condannati, \u00e8 terminata.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">\u201cErgastolo bianco\u201d, \u00e8 cos\u00ec che sono state definite tali misure di sicurezza. \u201cL\u2019ergastolo bianco\u201d \u00e8 rinnovabile all\u2019infinito, non essendo previsti per legge termini di durata massima. Di fatto un\u2019altra pena di morte viva, forse la pi\u00f9 dimenticata visto che \u00e8 opinione diffusa che le case di lavoro non esistano pi\u00f9.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Deputati all\u2019internamento di chi \u00e8 in esecuzione di una misura di sicurezza, oltre alle case di lavoro, sono le colonie agricole e le REMS (che hanno sostituito i vecchi OPG) destinate a chi viene prosciolto da un reato per infermit\u00e0 mentale. Dentro questi luoghi si trovano rinchiusi gli ultimi degli ultimi dei circuiti detentivi. Persone che non possono contare sul sostegno di una famiglia o di una rete di relazioni.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Nonostante le informazioni su tali luoghi siano difficilmente reperibili, sembra che ad oggi \u2013 a seguito della chiusura di quella presente sull\u2019isola di Favignana \u2013 in tutta Italia rimangano 3 case lavoro: a Vasto, a Castelfranco Emilia (in cui \u00e8 presente anche una sezione a custodia attenuata) e ad Isili (Sardegna), dove c\u2019\u00e8 una sezione denominata \u201ccolonia agricola\u201d .<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Durante la seconda guerra mondiale il Forte urbano di Castelfranco Emilia fu un luogo di prigionia (casa lavoro) fascista, scenario nel \u201844 di esecuzioni nei confronti di partigiani, antifascisti, disertori alla leva.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">La storia a venire non ha riservato a quel luogo un\u2019infamia minore, considerati alcuni dei soggetti che ci hanno messo le mani in pasta.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Nel 2005, vi nasceva la colonia agricola penale per persone tossicodipendenti, la cui gestione veniva affidata, per volere del ministro Castelli, all\u2019associazione di Andrea Muccioli, della Comunit\u00e0 di San Patrignano. Fu sponsorizzata da Carlo Giovanardi e inaugurata alla presenza di Gianfranco Fini, come un nuovo fiore all\u2019occhiello. Il Forte urbano veniva quindi ad assumere due funzioni, quella di casa lavoro per l\u2019esecuzione delle misure di sicurezza degli internati e quella di casa di reclusione a custodia attenuata per detenuti tossicodipendenti. Nel 2017, la gestione interna delle serre per il lavoro agricolo fu affidata a Caleidos, la cooperativa nota per la sua egemonia nel modenese in particolare nella gestione di canili, gattili e centri di accoglienza per richiedenti asilo, descritti dalle stesse persone che li hanno attraversati come luoghi di prigionia, controllo e sfruttamento. Nel 2020, a mettere le mani in pasta nel business legato alla casa lavoro \u00e8 la cooperativa modenese L\u2019Angolo, a cui \u00e8 affidata la gestione della lavanderia industriale (cos\u00ec come al Sant\u2019Anna). La cooperativa \u00e8 nota alle cronache perch\u00e9, anch\u2019essa nel business dell\u2019accoglienza, dava da mangiare ai migranti che vivevano nelle sue strutture cibo avariato e mordicchiato da ratti che, insieme alla muffa, invadevano letti e stanze.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Ma arriviamo al 2021. A ricoprire l\u2019incarico di direttrice del Forte Urbano di Castelfranco Emilia \u00e8 Maria Martone, la direttrice pro tempore ai tempi della rivolta nel marzo 2020 \u2013 e tutt\u2019ora in forze \u2013 del carcere Sant\u2019Anna di Modena. Recentemente \u00e8 stata elogiata dal Sappe per gli sforzi da lei compiuti nel ripristino e ricostruzione del carcere cittadino dopo la rivolta.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Proprio a proposito di quest\u2019ultimo punto, \u00e8 bene fare un passo indietro, e ricordare quanto recentemente avvenuto. La risposta immediata dello Stato alle rivolte nelle carceri del marzo 2020 fu una strage di 14 morti tra le persone detenute.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Nel dicembre scorso, cinque tra i detenuti che erano stati trasferiti da Modena ad Ascoli Piceno dopo la rivolta al Sant\u2019Anna, presentarono un esposto alla Procura di Ancona, in quanto testimoni della morte di Sas\u00e0 Piscitelli nel carcere ascolano. Testimoniarono degli spari, dei pestaggi delle guardie e della mancata assistenza medica prima dei trasferimenti nel carcere Sant\u2019Anna di Modena. Uno di loro \u00e8 proprio Belmonte.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Pochi giorni dopo, con il pretesto ufficiale di dover essere sentiti dalla Procura di Modena, i cinque furono riportati in quel luogo di strage e tortura. Furono rinchiusi in una stanza liscia, al freddo, con le finestre rotte e privati della possibilit\u00e0 di mettersi in contatto con i propri cari: fu evidente a tutte\/i il carattere intimidatorio e di ritorsione che ebbe quel gesto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Si mobilitarono in molte\/i e in breve tempo, la solidariet\u00e0 fu ampia: dopo qualche giorno furono infine trasferiti altrove, ciascuno verso una diversa destinazione penitenziaria. Dopo diversi giorni, si venne a sapere che Belmonte era stato trasferito a Piacenza, dove a febbraio la magistrata di sorveglianza di Reggio Emilia, su richiesta del carcere di Piacenza, gli notificava il provvedimento di censura di tre mesi sulla corrispondenza.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Oggi a pena finita, si trova internato nella casa di lavoro di Castelfranco, la cui direzione \u00e8 in mano alla stessa persona che dirigeva, all\u2019epoca dei fatti raccontati dall\u2019esposto, il carcere di Sant\u2019Anna. Non dimentichiamo che nell\u2019inchiesta della Procura modenese sulle morti al Sant\u2019Anna, questa stessa direttrice ha affermato che tutti i detenuti, prima dei trasferimenti, avevano ricevuto assistenza medica presso il presidio sanitario allestito nel piazzale. Peccato che durante e dopo questi trasferimenti, altre 4 persone perderanno la vita. E altre 5 la perderanno proprio dentro il suo carcere.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Nonostante le minacce, le ritorsioni, i pestaggi, le violenze fisiche e psicologiche e i decenni passati dentro le galere il 27 aprile, Belmonte faceva sapere tramite lettera di aver \u201cintrapreso uno sciopero della fame perch\u00e9 da diversi anni mi tengono sequestrato dallo Stato italiano e quindi non ho altre vie per protestare contro questo abuso di potere che ha il nostro ordinamento penitenziario in Italia, mi trattengono con delle normative di Benito Mussolini e poi festeggiano la liberazione dal fascismo\u2026\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Ad oggi non \u00e8 stato ancora possibile ricevere notizie sulle sue condizioni di salute e se ha proseguito lo sciopero.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Qui l\u2019indirizzo per scrivergli:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">Belmonte Cavazza<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">via Forte Urbano, 1<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">41013 \u2013 Castelfranco Emilia (MO)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">CONTRO LO STATO E I SUOI LUOGHI DI TORTURA,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\">AL FIANCO DI BELMONTE E DI CHI ALZA LA TESTA<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e pubblichiamo Pochi giorni fa, Belmonte Cavazza aspettava di varcare la soglia del carcere di Piacenza, andando finalmente incontro alla libert\u00e0. La sua condanna di 19 anni sarebbe dovuta terminare il 19 aprile. Veniva invece trasferito il 23 aprile presso la casa di lavoro di Castelfranco Emilia (MO). La ragione? 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