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	<title>paura.anche.no &#187; cronache</title>
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		<title>Milano 2009: cultura dove sei ?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 13:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ginox</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache]]></category>
		<category><![CDATA[home page]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se dal titolo non si capisce, l&#8217;articolo sopratutto nella prima parte mette in relazione le politiche di sicurezza attuate nella capitale nordica con il grigiore e la passivita&#8217; che la segna cosi&#8217; profondamente in questi anni.
tratto da: http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1352
Milano è una città avara. Questo si sa e si è sempre saputo. Capitale dell&#8217;industria, dei dané, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se dal titolo non si capisce, l&#8217;articolo sopratutto nella prima parte mette in relazione le politiche di sicurezza attuate nella capitale nordica con il grigiore e la passivita&#8217; che la segna cosi&#8217; profondamente in questi anni.</p>
<p>tratto da: <a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1352">http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1352</a></p>
<p>Milano è una città avara. Questo si sa e si è sempre saputo. Capitale dell&#8217;industria, dei dané, della produttività. Ma per lungo tempo Milano è stata anche qualcos&#8217;altro.<br />
<span id="more-4704"></span></p>
<p>Come tutte le grandi città industriali, per lungo tempo ha coltivato nei suoi quartieri popolari le culture di strada degli immigrati, con tutti i conflitti che queste si portano dietro. Allo stesso tempo, è stata la città della borghesia colta, delle case editrici, dei quotidiani, della grafica e, per un certo periodo, dell&#8217;arte. Poi ad un certo punto qualcosa si è spezzato. Nei vorticosi processi di riorganizzazione sociale seguiti alla fine dell&#8217;economia fordista, Milano ha cercato di costruirsi un&#8217;immagine di città cosmopolita, aperta alle nuove tendenze ed anzi capace di innovare radicalmente nei campi della moda e del design. Secondo molti è stato lì che Milano ha perso la sua anima, nel gorgo di fashion, cocaina e corruzione avviatosi negli anni &#8216;80.</p>
<p>E&#8217; difficile giudicare, capire se veramente esisteva qualcosa di autentico che poi è andato distrutto. Quello che invece è facile vedere è come Milano a un certo punto sia entrata in rotta di collisione con sé stessa, accecata dalla cultura dell&#8217;immagine e della televisione. In un panorama culturale sempre più desolante, dove ogni luogo di resistenza legato alle tradizioni dei vecchi quartieri è stato programmaticamente smantellato e sostituito con fast-food o negozi di grandi marchi internazionali, Milano ha perso il senso di sé, e l&#8217;immagine costruita da pochi a beneficio di pochi si è imposta su tutto il territorio urbano, come se le poche centinaia di metri quadri di via Montenapoleone e dei quartieri della moda riassumessero una città con un milione e trecento mila abitanti, con le sue contraddizioni e i suoi paradossi.</p>
<p>L&#8217;elemento forse più agghiacciante di tutto ciò è che questo processo di sistematico impoverimento della qualità della vita, è stato più volte celebrato dai milanesi. Sempre più persi in una città, in un paese ed in un mondo di cui non riescono a comprendere le dinamiche, gli abitanti di questa triste distesa di cemento hanno fatto a gara per vendere pezzi delle propri libertà individuali e collettive in cambio di sicurezza. Sicurezza. La parola magica , quello che tutti sembrano cercare; ma è la ricerca stessa della sicurezza che uccide. Gli spazi urbani sono sempre più vuoti, sempre meno partecipati, e i milanesi si trovano sempre più soli. E sempre più insicuri. Gli effetti di queste dinamiche sono innumerevoli e, purtroppo, spesso di lunga durata.</p>
<p>Quello che vorrei condividere con i lettori di Digicult, invece, è una piccola riflessione sul rapporto tra l&#8217;ossessione per la sicurezza e le pratiche e discipline che mensilmente vengono trattate su queste pagine. Nel processo di ingrigimento che ha colpito la città negli ultimi decenni, tre sono gli aspetti che sono cresciuti in modo particolare: ignoranza, monotonia, intolleranza.</p>
<p>Innanzitutto, si è avuta una costante riduzione dell&#8217;attenzione da parte delle istituzioni culturali verso forme di cultura alternative e dal basso; se alcune di loro sono state in grado di fare un buon lavoro grazie alle fatiche ed alla determinazione di singoli professionisti, sono mancate in modo drammatico la volontà e la capacità di fornire un indirizzo ed un coordinamento a queste attività. L&#8217;effetto perverso di questo lassismo è l&#8217;annullamento, sul lungo periodo, di ciò che di buono è stato fatto dai pochi.</p>
<p>In secondo luogo, abbiamo assistito ad un costante appello ai valori tradizionali ed al senso di omogeneità e appartenenza; è come se gli abitanti sempre più anziani di questa città sempre più vecchia, si fossero dimenticati che i successi che hanno conosciuto in gioventù sono stati spesso connessi alla mescolanza, all&#8217;incrocio tra entusiasmi e differenze provenienti da parti d&#8217;Italia diverse.</p>
<p>Infine, il tessuto sociale di Milano è divenuto sempre meno capace di gestire i conflitti, dimenticando che una società senza conflitti non è assolutamente possibile. In questo modo, ogni minima forma di deviazione dagli standard e dalle medie è divenuta un affronto all&#8217;integrità stessa della città, e tutto quello che prima andava sotto l&#8217;etichetta di “inciviltà” adesso è divenuto “crimine”. E, soprattutto, è divenuto criminale mostrare al resto della città la necessità di un&#8217;alterità, il bisogno (che è prima esistenziale che politico) di codici culturali diversi rispetto a quelli dominanti. La bandiera sventolata dai paladini della sicurezza è quella della legalità: “non si può tollerare l&#8217;abusivismo”, ha tuonato il sindaco Moratti. Qualsiasi studente del secondo anno di sociologia sarebbe in grado di spiegare al sindaco che una società non può esistere senza spazi di liminalità, aree grigi, codici ambigui fatti di penombre.</p>
<p>Perché, e questa è la cosa più grave, una città che gestisce le sue politiche sociali, e quindi culturali, sull&#8217;equazione tra devianza e criminalità è una città che si avvia a morire.</p>
<p>Milano vuole essere una città creativa. E l&#8217;amministrazione è convinta che per essere una città creativa sia sufficiente avere un numero adeguato di lavoratori in determinati settori professionali. Questo non basta, ed è sotto gli occhi di tutti. Non c&#8217;è creatività senza innovazione sociale, e non c&#8217;è innovazione sociale senza sperimentazione. Milano ha un bisogno vitale di spazi informali. Milano ha bisogno dell&#8217;abusivismo.</p>
<p>Il rapporto tra new media e Centri Sociali in Italia e a Milano è sempre stato strettissimo, molto più di quello che è accaduto in altri paesi. Partendo dal mondo delle BBS e del cyberpunk degli anni &#8216;80, passando per le esperienze di ECN e degli Hacklab ed approdando alle innumerevoli sperimentazioni artistiche collegate alla musica, spesso i Centri Sociali sono stati gli unici luoghi abbastanza aperti da permettere a chi voleva un rapporto diverso con la tecnologia di provare, riuscire, fallire. Non voglio dire che questo rapporto sia sempre stato facile. Sono piccole storie personali di entusiasmi, conflitti, illusioni e disillusioni. Ma se nelle altre grandi città europee, magari soffrendo e penando, i fondi per festival, spazi espositivi sono stati comunque messi a disposizione dalle amministrazioni locali, Milano ha vissuto una storia fatta di situazioni collaborative portate avanti in spazi occupati. In spazi abusivi. In spazi di sperimentazione e di innovazione sociale.</p>
<p>Cancellare questi spazi vuol dire cancellare una delle poche istituzioni culturali che funzionano in città. E le conseguenze di questa ennesimo impoverimento del patrimonio collettivo ricadranno su tutti i milanesi, per un periodo talmente lungo che è troppo doloroso da immaginare</p>
<p>Marco Mancuso</p>
<p>Riprendo spunto da una prima lettera di protesta che ho scritto dalle pagine di Digicult il giorno stesso dello sgombero di Cox18 a Milano, come testimonianza di quello che è accaduto a Milano nel corso degli ultimi dieci giorni e come monito a me stesso per non cadere mai nell&#8217;inedia e nella pietistica rassegnazione di una situazione culturale e sociale ormai in piena emergenza</p>
<p>Per tutti coloro che abitano a Milano, che amano e odiano questa città e che, da ogni parte d&#8217;Italia, comunque riconoscono a Cox18 e all&#8217;Archivio Calusca di Primo Moroni un retaggio politico e culturale importante per tutte le forme di controcultura e attivisimo nel nostro paese, lo scorso Giovedì 22 Gennaio è stato un giorno infinitamente triste. All&#8217;alba, in un modo subdolo, coatto, infimo, senza alcun avvertimento, andando contro ogni forma di legalità che prevedeva l&#8217;attesa di un emendamento giudiziario ufficiale in seguito alla causa di sgombero in corso, le forze dell&#8217;ordine sono entrate nel centro sociale occupato autogestito Cox18 e nelle stanze della Calusca City Lights e dell&#8217;Arhivio Moroni, occupando gli spazi del centro a quell&#8217;ora del mattino completamente vuote.</p>
<p>A differenza di altre realtà controculturali storiche dell&#8217;area milanese, Conchetta era ed è insieme a poche altre esperienze, un luogo di memoria, una testimonianza forse di un&#8217;epoca che non c&#8217;è più, uno spazio dove poter liberamente proporre idee e appuntamenti culturali, un posto di ricordi personali e di amicizie, la sede del ricchissimo Archivio Moroni, l&#8217;ultimo vero anti-eroe di questa città, uno degli ultimi che l&#8217;ha amata ad alta voce e che ha compiuto con la Calusca un&#8217;opera di collezione di testi e video la cui eventuale confisca costituirebbe una delle più gravi perdite di materiale audiovisivo che i movimenti controculturali di questo paese potrebbero mai subire</p>
<p>Lo sgombero di Conchetta, per le modalità con cui è stato effettuato, per le motivazioni politiche e sociali che lo accompagnano, costuitisce forse l&#8217;ultimo, definitivo, atto di furto e di offesa non solo ai giovani della controcultura milanese, ma a tutti coloro che nel nostro paese amano avere voce libera, riconoscersi in un luogo, in una serie di iniziative, per tutti coloro che non vogliono fuggire dalla propria storia ma resistere, per tutti coloro da Roma a Torino, da Venezia a Palermo che, sono sicuro, sentono sotto pelle soffiare il vento della repressione, della perdita della propria identità, dell&#8217;offesa gratuita e arrogante da parte delle Istituzioni, di qualsiasi Istituzione, quella aggressiva che reprime e quella laida che tace.</p>
<p>I giorni successivi allo sgombero sono stati, da un certo punto di vista, un momento storico importante da vivere a Milano, un posto dove essere per sentire sulla pelle il malcontento di un&#8217;intera generazione di giovani, studenti, professionisti, creativi, artisti, intellettuali. Per chi l&#8217;ha visto e per chi non c&#8217;era. Dalle prime 30 persone accorse ancora assonnate e sconvolte in Via Conchetta 18, il numero di giovani e anziani è aumentato progressivamente per fare sentire a propria voce: ho assistito al primo presidio, al blocco della circonvallazione di Viale Tibaldi, al corteo itinerante per le strade del quartiere da Porta Genova alla Darsena: tutti luoghi storici della controcultura milanese, leggete La Luna sotto casa di Primo Moroni per capire cosa intendo, quel Primo Moroni che starà urlando anche lui dalla tomba nel vedere quello che sta accadendo. E ancora presidi a Palazzo Marino, interventi solidali da parte degli intellettuali della città (tra cui quel Paolo Rossi e il suo richiamo all&#8217;Urlo di protesta contro le finestre di Palazzo Marino durante la riunione della Giunta Comunale sul caso Conchetta), concerti in piazza XXIV Maggio, la grande e partecipata manifestazione dello scorso Sabato 24 Gennaio.</p>
<p>Di una cosa quindi bisogna dare atto alla giunta Moratti: sono riusciti là dove nessun movimento politico e nessuna utopia sociale era riuscita negli ultimi vent&#8217;anni. L&#8217;azione di sgombero, la repressione di polizia e le arroganti parole del vicesindaco Riccardo De Corato, le sue minacce di chiusura di tutti i centri occupati di proprietà del Comune di Milano (Conchetta, Pergola, Torchiera e Cantiere), la mancanza di rispetto del sindaco Moratti nel volersi arrogare il diritto di gestione del patrimonio culturale raccolto da Moroni cui la figlia ha degnamente risposto con un accorato appello, hanno unito tutti sotto la stessa bandiera della protesta, dell&#8217;indignazione, della rabbia dettata dalla stanchezza.</p>
<p>Sì, stanchezza. Perché quando parli con quelle che amo chiamare le “minoranza non-protette”, è la stanchezza il sentimento che prevale. Stanchezza verso una situazione di degrado culturale e urbano che pare ormai irrimediabile: la chiusura di Conchetta appare a tutti come un monito, come l&#8217;ennesimo tassello tolto sotto al culo di questa città ormai alla deriva sociale e culturale, incapace di ritrovare il bandolo della matassa tra Assessori Culturali superstar, politicanti di ventura, furbetti e traffichini, lobby di intellettuali politicizzati e lassisti che non sanno guardare al di là del proprio giardinetto costruito in anni di onorata attività, incapaci di condividere conoscenze, disinteressati a contribuire alla crescita di una nuova generazione di artisti e produttori di cultura della quale faccio parte, ma anzi colpevoli anche più di altri per il loro silenzio, la loro indifferenza, il loro atteggiamento classista. E questo non è il MIO pensiero, è un pensiero condiviso: queste cose non le penso solo io, da giornalista in questo caso cerco di riportare su carta un sentimento comune che penso ormai sia giunto il momento che venga ascoltato…che si faccia sentire!</p>
<p>Stanchezza che non è infine uno stato mentale o fisico, è uno stato dell&#8217;anima. E non si tratta di compatirsi, non si tratta di parlare sempre male di questa città, si tratta di comprendere dove risieda il malcontento e da dove un giorno nascerà il germe del disordine sociale, perché quel giorno arriverà, è inevitabile ormai. Si tratta di comprendere a fondo le difficoltà economiche e di vita che la mia generazione di operatori culturali soffre in questa città, drammaticamente scevra di opportunità, di lavoro, svuotata di energia e di linfa vitale, costretta a sopravvivere attaccata con le unghie e con i denti a una speranza di rinascita di cui non si vedono però gli orizzonti e i confini. La città di Marinetti e del Futurismo, del Gruppo T di Gianni Colombo e di Bruno Munari, di Luigi Russolo e dello Studio di Fonologia della Rai, di Re Nudo e dell&#8217;esperienza del Parco Lambro, di Shake e di Primo Moroni, del Gruppo Memphis e di Ettore Sottsass, del Virus e del Deposito Bulk, di Studio Azzurro e di otolab e di tante, tantissime altre esperienze di avanguardia artistica, letteraria e sociale…</p>
<p>In una città che oggi ha già iniziato a fare propaganda del suo slancio verso il futuro in vista dell&#8217;Expo 2015, del suo dna culturale aperto alle diversità e alla condivisione, in un città razzista e intollerante, indifferente verso le minoranza etniche che la abitano, incapace di guardare a nient&#8217;altro se non al profitto o alla cultura con la &#8220;C&#8221; minuscola, quella delle grandi mostre, dei grandi eventi, la cultura cosiddetta mainstream e di rappresentanza, lo sgombero di Cox18 non sembra quasi riguardare coloro che vivono lamentandosi, che non si riconoscono in questa città ma senza prendere posizione, a quelli che fuggono senza prendersi responsabilità, a coloro che sono solidali solo a parole e che si offendono quando glielo fai notare.</p>
<p>L&#8217;occupazione di Cox 18 da parte delle forze di polizia, parla a quelli che genericamente i mass media chiamano “i movimenti”, ma che io preferisco individuare come un&#8217;area informe e incolore di facce ed esperienze, di artisti e intellettuali, spesso legati a forme di espressione artistiche alternative, quelle stesse di cui parla Digicult nel suo ambito specifico della cultura elettronica e digitale, dell&#8217;uso e misuso di tecnologie vecchie e nuove, delle sue applicazioni ed espressioni, sia nei territori emersi dei festival e delle mostre d&#8217;arte, che nei territori sommersi dei centri sociali da cui queste stesse culture provengono (come testimoniato da ben altre esperienze sociali e culturali a livello europeo in Germania, Spagna, Olanda, Inghilterra, paesi del Nord Europa).</p>
<p>I giorni scorsi e quelli che verranno saranno quindi inevitabilmente ricchi di iniziative, sia in strada che sulla Rete. Tanti sono i dubbi e gli interrogativi su cosa sia meglio fare e il modo in cui sia meglio farlo: tante sono state le chiacchierate degli ultimi giorni con amici e conoscenti. Io non ho una formula vincente, anche se per ovvia deformazione professionale penso che il mix tra azione “reale” e “virtuale” sia forse la soluzione migliore o per lo meno l&#8217;unica praticabile nell&#8217;attesa che Morpheus riesca a trovare in fretta il nuovo Neo che ci porterà tutti a Zion. Quello di cui sono però altrettanto convinto è che fino a quando non si riuscirà a sollevare l&#8217;attenzione dei media di massa, fino a quando non si parlerà di te e non verrà percepita a fondo la tua insofferenza e il tuo scontento, saremo destinati a combattere contro i mulini a vento.</p>
<p>Il mio appello non è tanto all&#8217;artista di grido di turno che, secondo codici precisi di finta provocazione, tipici del mondo dell&#8217;arte contemporanea, attacca la miopia culturale di quelle Istituzioni che sono poi le stesse da cui viene invitato e coperto di denari, quanto agli intellettuali e agli artisti che amano veramente questa città, che comprendono la situazione di emergenza, che la conoscono dal di dentro, che possono farsi carico di una voce che altrimenti si ritroverà per l&#8217;ennesima volta da sola a combattere per quello che reputa un suo diritto: la cultura, il lavoro culturale che da essa può derivare, e gli spazi liberi e scevri da qualsiasi logica politica, economica e lobbistica, dove esercitarla!</p>
<p>Io, dal canto mio, voglio essere una nemesi, un tarlo, usare l&#8217;unica vera arma che ho. Come mi disse una volta Ettore Sottsass in un&#8217;intervista di qualche anno fa: “Tu hai un&#8217;arma, più efficace di tante altre. La parola. Usala.” C&#8217;è una frase di De Andrè che continua a tornarmi in mente, ancora oggi dopo il primo testo a cui questo fa riferimento, sono sicuro che molti di voi la ricordano: &#8220;E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le &#8220;verità&#8221; della televisione, anche se allora vi sentirete assolti siete per sempre coinvolti&#8221;. </p>
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		<title>Tutti gli orrori del «pacchetto sicurezza»</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 12:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ginox</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache]]></category>

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		<description><![CDATA[Carta sul pacchetto sicurezza e la questione denunce del personale medico, da http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/16453

Il senato ha approvato le norme che seminano odio e legittimano il razzismo, a cominciare dalla denuncia dei medici per i migranti irregolari e la «tassa sul permesso di soggiorno». Le opposizioni protestano, i medici ribadiscono i loro doveri. In molti si preparano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carta sul pacchetto sicurezza e la questione denunce del personale medico, da <a href="http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/16453">http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/16453</a><br />
<span id="more-4684"></span></p>
<p>Il senato ha approvato le norme che seminano odio e legittimano il razzismo, a cominciare dalla denuncia dei medici per i migranti irregolari e la «tassa sul permesso di soggiorno». Le opposizioni protestano, i medici ribadiscono i loro doveri. In molti si preparano a disobbedire alla legge</p>
<p>Reato di immigrazione clandestina, ‘tassa di soggiorno’, legalizzazione delle ‘ronde’ ma senza armi, schedatura dei clochard, inasprimento del 41 bis, possibilità per i medici di pronto soccorso di segnalare i clandestini, divieto di arresti domiciliari per i colpevoli di stupro e gratuito patrocinio per le vittime, norme anti-graffittari. Sono queste le principali novità del ddl sicurezza che stamani il senato ha approvato e che passa ora al vaglio della camera.<br />
Secondo le norme approvate dalla maggioranza,il cittadino straniero illegalmente in Italia non rischia la reclusione ma un’ammenda da 5 mila a 10 mila euro e l’espulsione. I rilievi dell’Unione europea, che già aveva vanificato parte del decreto sulla sicurezza dei mesi scorsi, e il rischio di una nuova emergenza carceri hanno pesato nell’esclusione della detenzione dalle pene previste. Il Pd, con un emendamento, ha provato ad abolire l’istituzione del reato di clandestinità, invano.<br />
Nonostante persino Gianfranco Fini l’avesse definita «odiosa», è passata la «tassa di soggiorno» permigranti che avrà un importo di un minimo di 80 euro e di un massimo di 200. La quota più alta dell’importo era prevista da un emendamento della Lega Nord che è stato poi riformulato. L’entità della «tassa» sarà stabilita da un decreto del ministro dell’economia di concerto con quello dell’interno.<br />
E’ stato poi approvato il discusso emendamento della Lega Nord che abolisce il divieto di denuncia per i medici che prestano cure ai migranti senza permesso di soggiorno. Per la maggioranza, questa norma «ripristina così il collegamento fra diritti e doveri per i cittadini italiani e anche per chi viene ospitato nel nostro paese». Per l’opposizione «si diffonderà il germe della paura, che porterà gli immigrati a nascondere i figli malati, a non partorire in ospedale, a non curare malattie portate dal paese d’origine».<br />
La permanenza nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, degli immigrati clandestini, non potrà essere di 18 mesi come previsto dalla maggioranza in ma resterà di 60 giorni. La norma è stata modificata in questo senso grazie all’approvazione, con voto segreto, di un emendamento del Pd.<br />
Un emendamento della Lega allenta la stretta prevista dal governo contro chi imbratta palazzi o mezzi di trasporto, pubblici o privati. Ma al tempo stesso si potrà procedere d’ufficio, senza aspettare la querela di parte, e viene prevista una multa di 1.000 euro per chi vende bombolette spray di vernice ai minori. E’ stato inoltre approvato l’emendamento della Lega che permette agli enti locali di «avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Stato, eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale». L’eufemismo indica l’istituzione di ronde. Ma tutto questo, in seguito all’approvazione di un emendamento del Pd, dovrà avvenire senza armi. Una precisazione allarmante.<br />
Il senato ha approvato oggi anche l’«accordo di integrazione», ovvero il cosiddetto «permesso di soggiorno a punti»: il permesso di soggiorno sarà articolato per «crediti, in caso di azzeramento si verrà espulsi. La proposta iniziale della Lega stabiliva però da subito una concessione di 10 punti iniziali con decurtazione in caso di violazione delle leggi, di non conoscenza della lingua e per non aver raggiunto un buon livello di integrazione sociale. Le modalità in seguito a un emendamento saranno delegate al governo.<br />
Claudio Fava, segretario di Sinistra democratica, è molto duro: «Sono norme fasciste – dice – Con questo decreto l’Italia di Berlusconi è di fatto fuori dall’Europa. Chiederemo che a Bruxelles si apra una formale procedura contro il governo italiano per la manifesta, irricevibile xenofobia dei suoi atti politici, esattamente come accadde con l’Austria di Haider’». Il presidente della federazione degli ordini dei medici Amedeo Bianco è altrettanto neto: «Ribadiamo il nostro rispettoso ma fermo dissenso – spiega all’Ag – Questa norma che va contro l’etica e la deontologia, e si potrebbe rivelare un boomerang sul piano della salute pubblica. L’immagine che ne esce è quella di un sistema che forse perde colpi sul piano dell’accoglienza, della prossimità, della vicinanza, che devono essere messi sopra qualsiasi cosa». «E’ chiaro che con quest’emendamento si privano delle persone della possibilità di essere curate e si trasformano i sanitari in poliziotti – ha detto la parlamentare del Pd Rosy Bindi – Mi auguro che ci sia una grande obiezione di coscienza da parte di tutte le nostre strutture sanitarie, perché questo nostro paese sta veramente calpestando i fondamenti della nostra civiltà, che è quella che ha posto al centro la dignità della persona umana e i suoi diritti». Carlo Podda, segretario generale della Fp Cgil ha fatto sapere che il sindacato valuterà «le iniziative più efficaci per scongiurare l’applicazione» della norma, «prime tra tutte la disobbedienza civile e l’obiezione di coscienza».</p>
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		<title>733 &#8211; 50 bis &#8211; parte II</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 12:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ginox</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache]]></category>
		<category><![CDATA[home page]]></category>

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		<description><![CDATA[da http://punto-informatico.it/2543670/PI/News/italia-liberta-filtrate.aspx 
Roma &#8211; La sicurezza pubblica passa dalla rete: in caso di apologia di reato, in caso di istigazione a delinquere, i provider potrebbero trovarsi costretti a innescare misure per filtrare le pagine sotto indagine. Dietro l&#8217;angolo, in caso di inottemperanza, c&#8217;è la minaccia della corresponsabilità. Nelle mani dei provider ci potrebbe essere l&#8217;onere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da <a href="http://punto-informatico.it/2543670/PI/News/italia-liberta-filtrate.aspx">http://punto-informatico.it/2543670/PI/News/italia-liberta-filtrate.aspx</a> </p>
<p>Roma &#8211; La sicurezza pubblica passa dalla rete: in caso di apologia di reato, in caso di istigazione a delinquere, i provider potrebbero trovarsi costretti a innescare misure per filtrare le pagine sotto indagine. Dietro l&#8217;angolo, in caso di inottemperanza, c&#8217;è la minaccia della corresponsabilità. Nelle mani dei provider ci potrebbe essere l&#8217;onere di percorrere il crinale che divide la libertà di espressione e il reato di opinione.</p>
<p><span id="more-4654"></span><br />
La disposizione che potrebbe costringere i provider a filtrare le sortite dei cittadini della rete è contenuta nel pacchetto sicurezza, il noto disegno di legge 733: sotto forma di un emendamento incastonato nel testo dal senatore Gianpiero D&#8217;Alia (UDC), si introduce nel DDL l&#8217;articolo 50-bis, &#8220;Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet&#8221;. Il Senato ha approvato ieri il testo definitivo, testo che ora rimbalzerà alla Camera.</p>
<p>Al comma 1 si recita:</p>
<p>    Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell&#8217;interno, in seguito a comunicazione dell&#8217;autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l&#8217;interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.</p>
<p>Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l&#8217;autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell&#8217;Interno la necessità di intervenire. &#8220;Ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale&#8221; spiega l&#8217;avvocato Daniele Minotti, contattato da Punto Informatico: la formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider.<br />
Ma una volta emesso il decreto la palla passerà agli ISP: dovranno innescare &#8220;appositi strumenti di filtraggio&#8221;, dei quali tracceranno i contorni tecnici e tecnologici il Ministro dell&#8217;interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione. Avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del Ministro: a pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro. Ma soprattutto, sottolinea l&#8217;avvocato Minotti, l&#8217;ombra dell&#8217;accusa di essere corresponsabili di &#8220;apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet&#8221;. &#8220;Rischiano di essere accusati di concorso &#8211; spiega Minotti &#8211; si tratta di un meccanismo perverso: avere l&#8217;obbligo giuridico di impedire un evento e sfuggire a quest&#8217;obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato e si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione&#8221;. Un&#8217;imputazione che, delineata dagli artt. 414 e 414 c.p., è punita con il carcere: da 1 a 5 anni per l&#8217;istigazione a delinquere e per l&#8217;apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l&#8217;istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all&#8217;odio fra le classi sociali.</p>
<p>L&#8217;articolo 50-bis del DDL prevede in sostanza che, in caso di indagini relative a delitti di apologia di reato e di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, in caso di decreto emesso dal Ministro i provider operino così come disposto per quanto riguarda pedopornografia e gambling. Fatta eccezione per ordinanze della magistratura come quella emessa nel caso delle sigarette vendute online o nel caso di The Pirate Bay, solo per gli abusi sui minori riversati online e solo per il gambling non autorizzato mediato dalla rete è possibile ordinare ai provider di operare il filtraggio. Le sanzioni che rischiano i provider che non procedono a rendere irraggiungibile la pagina sono le stesse di quelle previste dal decreto Gentiloni in materia di pedopornografia online: in entrambi i casi incombe sugli ISP un&#8217;ammenda da 50mila a 250mila euro, in entrambi i casi i provider potrebbero rischiare la corresponsabilità.</p>
<p>Le poche parole contenute nell&#8217;articolo 50-bis potrebbero aprire uno squarcio su uno scenario inquietante: l&#8217;avvocato Minotti sottolinea che i reati d&#8217;opinione sono reati che non sono inquadrati dalla legge in maniera definita, che potrebbero sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell&#8217;individuo, un diritto tutelato dall&#8217;articolo 21 della Costituzione. I provider, concordano i consumatori, potrebbero trovarsi ad agire come setacci della libera espressione: il filtraggio può essere ordinato qualora &#8220;sussistono concreti elementi che consentano di ritenere&#8221; che sia stato commesso un reato.</p>
<p>Sono numerosi gli interrogativi che si configurerebbero, qualora il DDL dovesse convertirsi in legge senza che l&#8217;art.50-bis venga stralciato. L&#8217;attenzione dell&#8217;autorità giudiziaria potrebbe concentrarsi ad esempio su un video postato su una piattaforma di sharing. Nell&#8217;ipotesi che la piattaforma non rimuova il contenuto su segnalazione, dovrebbero intervenire i provider. Che potrebbero non avere i mezzi per agire in maniera chirurgica, e potrebbero trovarsi costretti a inibire l&#8217;accesso all&#8217;intero dominio. &#8220;L&#8217;applicazione del DDL appena approvato &#8211; conferma a Punto Informatico l&#8217;avvocato Guido Scorza &#8211; porta come automatica conseguenza il ritorno del paese ad un film liberticida già visto 10 anni fa: quello in cui per impedire la circolazione di un contenuto ritenuto illecito si sequestrava un intero server&#8221;.</p>
<p>Gli ISP, in attesa del testo consolidato del DDL, manifestano apprensioni e denunce. Assoprovider, che poche settimane fa si era espressa in materia, è netta: &#8220;Lo schema ormai collaudato &#8211; spiega a Punto Informatico il presidente Dino Bortolotto &#8211; è che se qualche reato viene commesso per mezzo di Internet allora è indispensabile un intervento legislativo speciale che contenga necessariamente un coinvolgimento dei provider (ovviamente italiani) nell&#8217;azione di repressione e dove le sanzioni per i provider che non ottemperano in tempi richiesti ovviamente non tengono in nessun conto né delle capacita operative ed economiche dei provider&#8221;. &#8220;Come dire &#8211; affonda Bortolotto &#8211; che con la scusa di perseguire un fine nobile (perseguire un reato) si determinino delle misure che ledono significativamente la libertà d&#8217;impresa di chi non ha commesso alcun reato&#8221;. Il presidente di Assoprovider scaglia una provocazione: &#8220;ad esempio per catturare tutti i latitanti perché non obbligare tutti gli esercizi pubblici ad effettuare l&#8217;identificazione dei frequentatori e ovviamente, in caso di mancata identificazione di un latitante, erogare una multa da 50mila a 250mila euro&#8221;?</p>
<p>&#8220;Se fosse vero &#8211; paventa invece il presidente di AIIP Paolo Nuti &#8211; ci troveremmo di fronte ad un provvedimento che sovverte, e non sarebbe la prima volta, il concetto di sequestro&#8221;. &#8220;Anziché concentrare l&#8217;attenzione su chi utilizza Internet per compiere reati e rimuovere i contenuti illecitamente diffusi &#8211; spiega Nuti a Punto Informatico &#8211; ci si limiterebbe a nasconderne l&#8217;esistenza ad un&#8217;opinione pubblica giustamente allarmata, ma sostanzialmente inconsapevole della differenza che corre tra pull e push, tra internet e la televisione, tra censura e sequestro&#8221;. &#8220;Se fosse vero &#8211; denuncia Nuti &#8211; il prossimo passo potrebbe essere il ripristino della censura, espressamente esclusa dall&#8217;articolo 15 della Costituzione, delle comunicazioni interpersonali&#8221;.</p>
<p>Ma il senatore D&#8217;Alia, che pure in passato si è fatto promotore di altre misure di controllo della rete, si mostra soddisfatto dell&#8217;integrazione dell&#8217;emendamento. Un emendamento che fa seguito alle invettive scagliate contro coloro che su Facebook inneggino a capi mafiosi, a gruppi terroristici, alla violenza. D&#8217;Alia nei giorni scorsi aveva definito Facebook &#8220;un social network che si sta rendendo complice di ogni genere di nefandezza, cavalcando per puri motivi pubblicitari i più beceri istinti emulativi&#8221;. Il senatore aveva promesso &#8220;la regolamentazione di un settore che somiglia sempre più a una giungla dove tutto è tollerato&#8221;. Il primo passo verso la regolamentazione è stato compiuto: &#8220;In questo modo &#8211; ha commentato D&#8217;Alia nelle scorse ore &#8211; diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle BR, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio&#8221;.</p>
<p>&#8220;L&#8217;ICT &#8211; denuncia l&#8217;esperto Stefano Quintarelli sulle pagine di Punto Informatico &#8211; è un tema specialistico non così ampiamente noto ai parlamentari. Esiste la Fondazione Bordoni che è un thinktank in materia di TLC, che ha sempre lavorato per il ministero delle Comunicazioni.&#8221; &#8220;È stata consultata? &#8211; si chiede Quintarelli &#8211; Non credo proprio che avrebbero espresso parere favorevole a un provvedimento come questo. E se non è stata consultata, sarebbe cosa buona e giusta farlo, per il futuro&#8221;. &#8220;Internet è uno strumento di comunicazione &#8211; ammonisce Quintarelli &#8211; non un&#8217;arma di diffusione di massa&#8221;.</p>
<p>Gaia Bottà</p>
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		<title>decreto 733 &#8211; 50 bis &#8211; parte I</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 12:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ginox</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache]]></category>
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		<description><![CDATA[da http://www.banknoise.com/2009/02/mentre-eravate-distratti-in-italia-si.html
Andiamo &#8220;off-topic&#8221;, ma credo per un buon motivo. Mentre le prime pagine dei giornali e telegiornali sono concentrati a discutere sul &#8220;caso di Eluana&#8221; (vicenda drammatica su cui non esprimo giudizi, anche se &#8220;economicamente&#8221; ci si potrebbe domandare quanti bambini africani si potrebbero vaccinare con i soldi che servono per mantenerla &#8220;in vita&#8221; una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da<a href="http://www.banknoise.com/2009/02/mentre-eravate-distratti-in-italia-si.html"> http://www.banknoise.com/2009/02/mentre-eravate-distratti-in-italia-si.html</a></p>
<p>Andiamo &#8220;off-topic&#8221;, ma credo per un buon motivo. Mentre le prime pagine dei giornali e telegiornali sono concentrati a discutere sul &#8220;caso di Eluana&#8221; (vicenda drammatica su cui non esprimo giudizi, anche se &#8220;<a href="http://www.banknoise.com/2008/09/cos-leconomia.html">economicamente</a>&#8221; ci si potrebbe domandare quanti bambini africani si potrebbero vaccinare con i soldi che servono per mantenerla &#8220;in vita&#8221; una settimana&#8230;), meriterebbe molta più attenzione di quella che ha avuto <span style="font-weight: bold;">un emendamento al disegno di legge 773 sulla sicurezza</span>, <span style="font-weight: bold;">che in pratica vorrebbe istituire una censura dei contenuti di Internet</span>.</p>
<p><span id="more-4614"></span><br />
Il <a href="http://www.banknoise.com/2009/02/un-decalogo-per-una-buona-polica-anche.html">senso dell&#8217;iniziativa è lodevole:</a> combattere la mafia, la pedofilia, gli stupri, il razzismo&#8230; Solo che la strada scelta è quella della repressione di internet. Ma vediamo l&#8217;articolo del disegno di legge, prima di entrare in dettaglio sui limiti di questo articolo del disegno di legge.<br />
Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet</p>
<ul>
<li>Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell&#8217;interno, in seguito a comunicazione dell&#8217;autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l&#8217;interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine;</li>
<li>Il Ministro dell&#8217;interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all&#8217;adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all&#8217;autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma;</li>
<li>I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l&#8217;effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l&#8217;attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell&#8217;interno con proprio provvedimento;</li>
<li>Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell&#8217;interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche;</li>
<li>Al quarto comma dell&#8217;articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: &#8220;col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda.</li>
</ul>
<p>Chiaramente il punto non è garantire l&#8217;impunità di chi commette reati tramite internet, ma <span style="font-weight: bold;">una norma scritta in questo modo lascia spazio a molte perplessità</span>.</p>
<ul>
<li>Innanzi tutto, <span style="font-weight: bold;">un eventuale &#8220;oscuramento&#8221; di un sito è deciso dal Ministero</span>, sulla base sì di &#8220;concreti elementi&#8221;, ma non dalla magistratura, quindi una <a href="http://www.banknoise.com/2008/03/grossi-equivoci-sul-concetto-di.html">condanna da parte di un organo non giudicante</a>. Si parla spesso di separazione delle carriere dei magistrati, ma se si smettesse di fare confusione tra le funzioni di polizia e giudici sarebbe già un bel passo avanti.</li>
<li>La <span style="font-weight: bold;">&#8220;fumosità&#8221; della norma ne rende di fatto arbitraria la possibile applicazione</span>, lasciando quantomeno spazio ad un <a href="http://www.banknoise.com/2009/01/la-responsabilita-dei-provider-internet.html">pericolo di &#8220;eccesso di censura</a> preventiva&#8221; da parte dei &#8220;provider&#8221;, per evitare ogni possibile rischio di sanzioni. Infatti, anche in questo caso vengono estese le sazioni non solo a chi commette effettivamente il reato, ma anche al provider (che invece in realtà ha adesso ruolo del &#8220;solo trasporto&#8221; delle informazioni)</li>
<li>Inoltre ci sono aspetti prettamente tecnici. Non è detto che il provider possa &#8220;filtrare&#8221; specifiche pagine, e di conseguenza <span style="font-weight: bold;">c&#8217;è il rischio concreto di rendere inaccessibili una serie di contenuti perfettamente leggittimi</span>. Esempio banale: per tagliare un blog &#8220;illegale&#8221; ospitato da Blogger, potrebbe essere filtrato l&#8217;IP, e oscurare di conseguenza anche tutti gli altri blog ospitati su blogger.com.</li>
<li>C&#8217;è poi il discorso relativo <span style="font-weight: bold;">all&#8217;apologia di reato in sè, che di fatto è un reato d&#8217;opinione</span>. L&#8217;apologia non va confusa con l&#8217;<span style="font-style: italic;">istigazione a delinquere</span>: l&#8217;apologia di reato consiste nel &#8220;difendere&#8221; un&#8217;azione riconosciuta come reato o delitto: a rischio di cadere nell&#8217;apologia dell&#8217;apologia di reato, val la pena sottolineare come in molti stati non esista e anche in Italia era nato un dibattito per una possibile depenalizzazione. In ogni caso, il manifestare un&#8217;opinione &#8220;contro la legge&#8221; comporterà problemi non solo per sé stessi, ma anche per il provider. A questo si aggiunge che non è del tutto chiaro quale vuole essere l&#8217;ambito di applicazione del concetto di apologia: nelle dichiarzioni dei proponenti, sembra si vorrebbe combattere ogni forma di &#8220;cattivo esempio&#8221;.</li>
<li>Per ultimo, c&#8217;è <span style="font-weight: bold;">il tema dell&#8217;efficacia di una norma di questo tipo</span>: se il problema è che su Facebook sono nati gruppi pro-mafia, forse il problema (vero) non si risolve semplicemente costringendone la chiusura. Anzi, forse un&#8217;azione del genere non risolve assolutamente nulla: probabilmente, anzi, l&#8217;opportunità (persa) è quella di capire meglio <span style="font-style: italic;">perché</span> nascono movimenti del genere, e aver così modo di intervenire sulle cause profonde. Certo, sempre se si vuole risolvere i problemi di fondo, e non solo dare una pulizia di facciata.</li>
</ul>
<p>Ovviamente, si può controbattere che si tratta di un disegno di legge, e probabilmente subirà delle modifiche, certo però che rimane sempre il problema del perché si trovi necessario fare &#8220;nuove leggi&#8221; per internet, anziché applicare quelle che ci sono già (magari snellendole per renderle più facilmente applicabili).</p>
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		<title>Sole</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 23:44:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[8 febbraio. Una giornata di sole, a Torino. Un po&#8217; perché in effetti fa caldo e si sta bene a spasso per la città (in particolar modo in mezzo al mercato abusivo di piazza della Repubblica). Un po&#8217; perché tutti - medici, paramedici e affini che lavorano in giro per gli ospedali torinesi - dicono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[8 febbraio. Una giornata di sole, a Torino. Un po&#8217; perché in effetti fa caldo e si sta bene a spasso per la città (in particolar modo in mezzo al mercato abusivo di piazza della Repubblica). Un po&#8217; perché tutti - medici, paramedici e affini che lavorano in giro per gli ospedali torinesi - dicono [...]]]></content:encoded>
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		<title>Nel fiume</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 18:49:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[5 febbraio. Continuano invano le ricerche di Luca J., rom slavo del campo di strada dell&#8217;aereoporto, scomparso il 31 gennaio dopo essere scampato ad un controllo dei carabinieri. La sua giacca è stata ritrovata dentro alla Dora e molti testimoni affermano che i carabinieri abbiano sparato durante l&#8217;inseguimento. Da parte loro, i carabinieri tacciono, nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[5 febbraio. Continuano invano le ricerche di Luca J., rom slavo del campo di strada dell&#8217;aereoporto, scomparso il 31 gennaio dopo essere scampato ad un controllo dei carabinieri. La sua giacca è stata ritrovata dentro alla Dora e molti testimoni affermano che i carabinieri abbiano sparato durante l&#8217;inseguimento. Da parte loro, i carabinieri tacciono, nella [...]]]></content:encoded>
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		<title>Come costruire il nemico perfetto</title>
		<link>http://paura.anche.no/2009/01/27/come-costruire-il-nemico-perfetto/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 22:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riprendiamo da Indymedia Napoli un articolo sul processo di Ponticelli.
La settimana scorsa si è concluso il primo grado del processo ad A.V., la ragazza quindicenne accusata di aver tentato di &#8220;rubare&#8221; una neonata nel quartiere di Ponticelli a Napoli lo scorso maggio, vicenda che, amplificata e distorta a dovere dai media per alimentare un&#8217;atmosfera di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riprendiamo da Indymedia Napoli un <a href="http://napoli.indymedia.org/node/7093">articolo</a> sul processo di Ponticelli.</em></p>
<p>La settimana scorsa si è concluso il <a href="http://napoli.indymedia.org/node/7061">primo grado</a> del processo ad A.V., la ragazza quindicenne <a href="http://napoli.indymedia.org/node/3991">accusata</a> di aver tentato di &#8220;rubare&#8221; una neonata nel quartiere di Ponticelli a Napoli lo scorso maggio, <a href="http://napoli.indymedia.org/node/4051">vicenda</a> che, amplificata e distorta a dovere dai media per alimentare un&#8217;<a href="../2009/01/01/il-babau/">atmosfera di tensione</a> politicamente conveniente, ha scatenato <a href="http://napoli.indymedia.org/node/4026">pogrom</a> contro i vicini campi rom e diversi episodi di <a href="http://napoli.indymedia.org/node/4087">violenza razzista</a> in tutta Italia.<span id="more-4054"></span></p>
<p>L&#8217;accusa alla ragazza è stata formulata sull&#8217;inverosimile racconto della madre della bambina &#8220;rapita&#8221;, cui l&#8217;avvocato della difesa non ha potuto porre ulteriori domande in merito allo svolgimento dei fatti, e, nonostante la donna avesse un precedente di polizia per falsità ideologica, il Tribunale per i Minorenni di Napoli ha accolto la tesi della PM, fondata sull&#8217;idea che la madre della neonata non avrebbe avuto alcuna ragione o interesse ad accusare la ragazzina se il fatto non fosse realmente accaduto. Di conseguenza, nonostante <a href="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/4156">studi accademici</a> e <a href="http://www.immigrazionesud.it/SpecialePonticelli/MarcoNieliPonticelli2">operatori sociali</a> confermino che l&#8217;idea della &#8220;zingara rapitrice&#8221; non è altro che una leggenda razzista, la ragazza accusata non solo si è vista negare diritti fondamentali come la traduzione degli atti nella sua lingua, ma ha anche subito una condanna per sequestro di persona. Se confermata in appello, questa iniqua sentenza stabilirebbe un precedente molto grave, non solo perché finora il mito dei rom che &#8220;rubano&#8221; i bambini non era avvalorato da <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002467.html">nessuna</a> condanna per sequestro (e semmai è vero il contrario, cioè che sono i bambini rom a <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002474.html#002474">essere rapiti</a>), ma anche perché l&#8217;intero svolgimento del processo, condotto nel disprezzo dei diritti umani e della ricostruzione razionale dei fatti, si inserisce alla perfezione nell&#8217;atmosfera che sta generando l&#8217;orrore del <a href="http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/">pacchetto sicurezza</a> in elaborazione proprio in questi giorni, pacchetto che sia la pm che la giudice hanno citato nei loro discorsi nonostante in quel momento non fosse stato ancora approvato (attendiamo la motivazione della sentenza per vedere il contesto in cui è citato).<br />
Un altro passo, insomma, verso la criminalizzazione delle persone più deboli e di chi resiste all&#8217;integrazione a ogni costo in questa nostra società di produttori/consumatori omologati, ciechi, timorosi e sempre più impoveriti dagli interessi aziendali.</p>
<p>Leggi l&#8217;<a href="http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/post/2009/01/05/appello-per-la-costruzione-di-una-mobilitazione-contro-il-pacchetto-sicurezza-_-ddl-733_-per-il-19-31-gennaio-2009">appello</a> della Rete contro il pacchetto sicurezza per il corteo del 31 gennaio.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Don Rigoldi: si inventano emergenze per avere consenso</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 15:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache]]></category>

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		<description><![CDATA[leggiamo sul corriere della sera on line e riportiamo una intervista con Gino Rigoldi, cappellano del carcere Beccaria di Milano.
26 gennaio 2009
«Tanti anni fa aveva anche un nome: strategia della tensione. E oggi la rivedo uguale, solo più in piccolo»
«Come dire: mi sembra tutto molto, e purtroppo sempre più, scientificamente premeditato».
Premeditato cosa?
«Oggi i centri sociali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>leggiamo sul <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_gennaio_26/gino_rigoldi_inventano_emergenze_consenso_centri_sociali-150932898666.shtml" target="_self">corriere della sera</a> on line e riportiamo una intervista con Gino Rigoldi, cappellano del carcere Beccaria di Milano.</p>
<p>26 gennaio 2009</p>
<p>«Tanti anni fa aveva anche un nome: strategia della tensione. E oggi la rivedo uguale, solo più in piccolo»</p>
<p>«Come dire: mi sembra tutto molto, e purtroppo sempre più, scientificamente premeditato».<br />
Premeditato cosa?<br />
«Oggi i centri sociali, ieri i rom, un giorno gli islamici, domani chissà: ogni volta la creazione di un&#8217;emergenza per provocare una reazione che giustifichi una risposta forte. È l&#8217;unica cosa che chi comanda oggi, a Milano e in Italia, sa fare».<br />
Un&#8217;accusa grave.<br />
«Tanti anni fa aveva anche un nome: strategia della tensione. E oggi la rivedo uguale, solo più in piccolo. Per ora». L&#8217;analisi è di don Gino Rigoldi, cappellano del Beccaria nonché presidente di Comunità nuova.<br />
Il Cox andava ripulito, dicono.<br />
«Mi facciano il piacere. Se il problema era impedirne l&#8217;usucapione bastava una raccomandata. È stato solo un pretesto, ripeto, per provocare la reazione di due teste calde e poterla additare come l&#8217;ennesimo nemico dell&#8217;ordine pubblico da affrontare».<br />
I vandalismi restano tali.<br />
«E nessuno li giustifica, che ovvietà. Ma un altro conto è buttare un&#8217;esca in acqua e poi stupirsi che qualcuno abbocchi».<br />
Ma perché buttarla?<br />
«Perché, in mancanza d&#8217;altro, la repressione di chi fa casino è comunque la più solida garanzia di consenso e voti per chi comanda».<br />
È il suo ritratto di Milano?<br />
«No: di chi la governa e non ha una politica vera sui giovani. Certo, ci sono i concerti dell&#8217;assessore Terzi. Ma su lavoro, cultura, aggregazione, la radio è spenta. Li stiamo facendo crescere in una città con grandi interessi economici e di facciata ma per loro zero».<br />
Parole. Ma una ricetta ce l&#8217;ha?<br />
«Di più, ho una ragione di ottimismo nonostante tutto. E si chiama società civile. Milano, intendo la gente di Milano, non è quella che il potere ci vuol far credere. Saprà ritrovare il modo per dialogare con tutte le sue anime e ricostruire la sua scala di valori e priorità. In cima alla quale non sta certo lo sgombero di un centro sociale».</p>
<p>Paolo Foschini<br />
26 gennaio 2009</p>
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		<title>Processo di Ponticelli: primo grado</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 00:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinke</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache]]></category>
		<category><![CDATA[home page]]></category>

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		<description><![CDATA[13 gennaio 2009
Comunicato Stampa di Soccorso Legale Napoli
Ieri si è chiuso il primo grado del processo a carico di A.V., la  quindicenne rom accusata di aver tentato di “rubare” una neonata a Ponticelli (Napoli) lo scorso maggio, avvenimento che ha scatenato il pogrom contro il campo rom. L’accusa è stata formulata dalla madre della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>13 gennaio 2009</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Comunicato Stampa di Soccorso Legale Napoli</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: x-small;">Ieri si è chiuso il primo grado del processo a carico di A.V., la  quindicenne rom accusata di aver tentato di “rubare” una neonata a Ponticelli (Napoli) lo scorso maggio, avvenimento che ha scatenato il pogrom contro il campo rom. L’accusa è stata formulata dalla madre della neonata, unica testimone dell’avvenimento, che ha fornito una versione dei fatti oggettivamente poco verosimile. Secondo il racconto della madre, infatti, A. V. sarebbe riuscita ad introdursi nella sua abitazione e, approfittando che la donna si era recata in camera da letto per riporre dei vestiti lasciando la figlia neonata da sola nella stanza accanto, sarebbe riuscita a “prendere” la neonata, slacciandola dal suo seggiolone, e ad uscire dall’appartamento, il tutto in pochissimi secondi, senza produrre il minimo rumore e senza provocare il pianto della bambina. Sempre secondo le dichiarazioni della accusatrice, quest’ultima, che fino a quel momento non si era accorta assolutamente di nulla, solo per diretta volontà divina apriva la porta di casa e vedeva finalmente la quindicenne rom sul pianerottolo in procinto di allontanarsi con la neonata in braccio; riusciva, dunque, a strappare la figlia dalle braccia della rapitrice, a bloccarla e a farla arrestare, coinvolgendo una folla che si è subito scagliata violentemente contro la piccola rom.<span id="more-3294"></span>Nonostante la scarsa plausibilità del racconto, nonostante il fatto che la accusatrice annoveri un precedente di polizia per falsità ideologica, il Tribunale per i Minorenni di Napoli, preseduto dalla dott. Cirillo, ha accolto in pieno le tesi della P.M. dott. Rossetti, che ha fondato la colpevolezza sul presupposto che la madre della neonata non avrebbe avuto alcuna ragione o interesse ad accusare la minore rom se il fatto non fosse realmente accaduto. Questo assunto è stato il punto centrale e incrollabile dell’intero processo, nonostante un recente studio dell’Università di Verona “La zingara rapitrice”, ampiamente citato dalla difesa, abbia illustrato come in Italia negli ultimi 20 anni ci siano state 40 accuse di rapimento da parte di madri italiane contro donne rom, e tutte si sono rivelate infondate. Di queste accuse, solo 7 hanno dato luogo ad un procedimento penale e mai c’è stata una condanna per sequestro di persona. Lo studio illustra ampiamente che tutte le false accuse rientrano in uno schema preciso, un paradigma secondo il quale, in base al consolidato stereotipo per cui ‘i rom rubano i bambini’, l’accusatrice è sempre anche l’unica testimone, è una giovane madre di un primo figlio di pochi mesi ed è la madre coraggio che riesce a sventare il sequestro del proprio bambino.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: x-small;">L’Avv. Cristian Valle, difensore della piccola rom, ha messo in evidenza le contraddizioni dell’implausibile racconto, l’oggettiva improbabilità che una quindicenne possa concepire e cercare di realizzare assolutamente da sola un tale disegno criminale,  senza alcuna  organizzazione alle spalle, senza un minimo di logistica e senza alcun mezzo per allontanarsi dall’abitazione. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: x-small;">Nonostante l’accusa vacillasse su tanti punti, il Tribunale ha condannato la quindicenne A. V. per sequestro di persona con l’aggravante della minorata difesa, per il fatto che la madre si trovasse in un’altra stanza. Il Tribunale non ha derubricato il reato in sottrazione di minore, non ha voluto concedere la messa alla prova perché mancava la confessione – A.V., infatti, si è sempre dichiarata innocente – e non ha concesso nessun beneficio di legge sulla base della circostanza che la minore risulta a sua volta abbandonata (e quindi mancherebbero punti di riferimento per valutare la sua personalità e il contesto di appartenenza). I familiari di A.V., infatti, sono scappati a seguito della devastazione del campo rom e delle persecuzioni verificatesi a Ponticelli. Le gravi difficoltà della minore, dunque, abbandonata a sé stessa, senza mezzi in un paese straniero, sono state valutate come presupposto per un inasprimento delle sanzioni da infliggere. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: x-small;">Durante l’intero procedimento sono stati mortificati diritti fondamentali, come la traduzione degli atti nella lingua conosciuta alla minore, questione più volte sollevata dalla difesa e sempre respinta nonostante le dichiarazioni della mediatrice culturale che segue la minore secondo la quale la piccola rom al momento dell’arresto non comprendeva in alcun modo la lingua italiana. Ogni richiesta della difesa è stata sistematicamente respinta, perfino l’ammissione al gratuito patrocinio. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: x-small;">L’apparato giudiziario ha scatenato, così, la sua offensiva contro una bambina rom, sola e in difficoltà, accanendosi in una smania di punizione alimentata dal più vergognoso razzismo e dalla dilagante ideologia securitaria di stampo fascista.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: x-small;">Soccorso Legale Napoli</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Firenze vive libera</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 15:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache]]></category>
		<category><![CDATA[letture]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ti alzi la mattina presto, maledici il tuo lavoro, ti vesti scendi fai
colazione al bar, leggi il giornale. Insicurezza, degrado, morte, non
c’e’ piu’ rispetto, non ci sono piu’ valori, controllo ci vuole piu’
controllo, paura tanta paura, ansia.

Vai al lavoro, odi il tuo lavoro, odi il tuo capo, stai zitto perche’
ai tuoi figli mica glielo regala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wiki_html">
<p>Ti alzi la mattina presto, maledici il tuo lavoro, ti vesti scendi fai<br />
colazione al bar, leggi il giornale. Insicurezza, degrado, morte, non<br />
c’e’ piu’ rispetto, non ci sono piu’ valori, controllo ci vuole piu’<br />
controllo, paura tanta paura, ansia.</p>
<p><span id="more-1614"></span></p>
<p>Vai al lavoro, odi il tuo lavoro, odi il tuo capo, stai zitto perche’<br />
ai tuoi figli mica glielo regala nessuno da mangiare.<br />
Esci dal lavoro, vai a casa, mangi guardi il tiggicinque. insicurezza,<br />
degrado, morte, non c’e’ piu’ rispetto, non ci sono piu’ valori,<br />
controllo ci vuole piu’ controllo, paura tanta paura, ansia.</p>
<p>Ti affacci alla finestra, di fronte un palazzo alto quanto il tuo,<br />
stesso cemento stessa tonalita’ di grigio. Alla finestra di fronte un<br />
rumeno con la tua stessa faccia guarda in strada sovrapensiero, le<br />
nuvole grigie sopra la vostra testa vi osservano mentre pensate alla<br />
sveglia di domattina.</p>
<p>A volte le parole volano a volte ti cadono addosso pesanti come<br />
macigni. In questi anni le parole hanno cambiato di senso e non volano quasi mai.</p>
<p>C’e’ qualcosa di profondamente sbagliato nel come vengono dipinte le<br />
nostre citta’, nei pacchetti sicurezza, nelle leggi antidegrado,<br />
nell’ossessivo ripeterti frasi spaventose e slogan ad effetto.</p>
<p>Firenze non e’ cosi’, Firenze vive libera. Le strade sono nostre, le<br />
abitiamo ogni giorno. Noi non abbiamo paura, guardiamo in faccia chi<br />
abbiamo di fronte, con gli occhi assonnati malediciamo la sveglia<br />
allo stesso modo aspettando un giorno in cui riposare e la badante<br />
russa ha i nostri stessi occhi mentre cammina stanca per tornare a<br />
casa.</p>
<p>Chi vuole farci del male non prende l’autobus con noi, non lo troviamo<br />
al bar sotto casa, non lo vediamo al semaforo guardando fuori dal<br />
finestrino. E’ seduto dietro a una scrivania, in un taxi a viaggiare<br />
spesato, in un cantiere a inaugurare con spumante e cocaina, in una<br />
banca a firmare accordi. Sono i padroni della citta’, sono gli<br />
affaristi, i politici, i faccendieri.<br />
Firenze vive libera, nonostante loro.</p>
<p>csa NextEmerson</p></div>
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