<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Rete Climate! &#187; Comitato NoExpo</title>
	<atom:link href="http://www.inventati.org/climatecamp/author/comitato-noexpo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.inventati.org/climatecamp</link>
	<description>Territori, Resistenze, No Expo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Nov 2012 11:04:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1</generator>
		<item>
		<title>13.10 &#124; video-report sul corteo #NoCmc di Ravenna</title>
		<link>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/10/13-10-video-report-sul-corteo-nocmc-di-ravenna/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/10/13-10-video-report-sul-corteo-nocmc-di-ravenna/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2012 17:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comitato NoExpo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Events]]></category>
		<category><![CDATA[No expo]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[banca intesa]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[cascina torchiera]]></category>
		<category><![CDATA[corteo]]></category>
		<category><![CDATA[exit expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[monza brianza]]></category>
		<category><![CDATA[nocmc]]></category>
		<category><![CDATA[noexpo]]></category>
		<category><![CDATA[noped]]></category>
		<category><![CDATA[nopedemontana]]></category>
		<category><![CDATA[notem]]></category>
		<category><![CDATA[off topic]]></category>
		<category><![CDATA[pedemontana]]></category>
		<category><![CDATA[ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/climatecamp/?p=1044</guid>
		<description><![CDATA[http://www.inventati.org/offtopic/?p=1310 video del corteo nocmc del 13 ottobre scorso a Ravenna; attivisti dell&#8217;assemblea ClimateCamp hanno portato la voce dei territori milanesi sotto la sede della Cmc, responsabile dei cantieri TAV dalla ValSusa al Mugello, passando per Lombardia (Expo-Tem-Pedemontana) alla base Dal Molin, con tentacoli devastatori in Africa e, parrebbe, pure nella costruzione del muro a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1052" href="http://www.inventati.org/climatecamp/2012/10/13-10-video-report-sul-corteo-nocmc-di-ravenna/60762_233315893461638_822726123_n1/"><img class="alignnone size-medium wp-image-1052" title="60762_233315893461638_822726123_n1" src="http://www.inventati.org/climatecamp/wp-content/uploads/2012/10/60762_233315893461638_822726123_n11-283x400.jpg" alt="" width="283" height="400" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/offtopic/?p=1310">http://www.inventati.org/offtopic/?p=1310</a></p>
<p>video del corteo nocmc del 13 ottobre scorso a Ravenna; attivisti dell&#8217;assemblea ClimateCamp hanno portato la voce dei territori milanesi sotto la sede della Cmc, responsabile dei cantieri TAV dalla ValSusa al Mugello, passando per Lombardia (Expo-Tem-Pedemontana) alla base Dal Molin, con tentacoli devastatori in Africa e, parrebbe, pure nella costruzione del muro a Gaza</p>
<p>dalla parte della terra contro cementificazioni e speculazioni, opere grandi, eventi inutili se non ad alimentare il meccanismo del debito, a saccheggiare territorio e beni comuni, ad arricchire mafie, palazzinari e banche</p>
<p>prossima tappa Milano 1&amp;2 dicembre</p>
<p>come?per far cosa?&#8230;&#8230;</p>
<p>costruiamolo insieme a partire dal prossimo 24 ottobre ore 21 a piano terra &#8211; via confalonieri 3 &#8211; milano (m2/passante garibaldi)</p>
<p>assemblea climate camp</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/10/13-10-video-report-sul-corteo-nocmc-di-ravenna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Appello, in forma di diario, per due giornate di lotta alle nocività a Milano</title>
		<link>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/10/mercoledi-24-h-21-piano-terra-assemblea-rete-climatecamp-verso-milano12dic/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/10/mercoledi-24-h-21-piano-terra-assemblea-rete-climatecamp-verso-milano12dic/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2012 10:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comitato NoExpo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[No expo]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[banca intesa]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[exit expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[nocmc]]></category>
		<category><![CDATA[noexpo]]></category>
		<category><![CDATA[noped]]></category>
		<category><![CDATA[nopedemontana]]></category>
		<category><![CDATA[notem]]></category>
		<category><![CDATA[orti urbani]]></category>
		<category><![CDATA[ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[rete climate]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/climatecamp/?p=1033</guid>
		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=6vMQOXKeZLQ Giugno 2012 “Uscire da Expo, fermare la TEM”: così recita la chiamata di lancio del ClimateCamp 2012. Due proposte che mostrano quale analisi portiamo avanti: mega-eventi e grandi opere sono indissolubilmente, la scadenza del 2015 ne è un esempio conclamato. Li accomunano lettura politica e idea di sviluppo, stessi attori e medesime nocività, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6vMQOXKeZLQ">http://www.youtube.com/watch?v=6vMQOXKeZLQ</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Giugno 2012</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Uscire da Expo, fermare la TEM”: così recita la chiamata di lancio del ClimateCamp 2012. Due proposte che mostrano quale analisi portiamo avanti: mega-eventi e grandi opere sono indissolubilmente, la scadenza del 2015 ne è un esempio conclamato. Li accomunano lettura politica e idea di sviluppo, stessi attori e medesime nocività, una identica chiusura al coinvolgimento dei territori interessati. In questi giorni presentiamo anche il dossier autoprodotto “EXIT EXPO 2015”, perchè chiunque abbia uno strumento in più di formazione e divulgazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo a ragionare su diversi modelli di sviluppo, di autoproduzioni e forme dell&#8217;agricoltura, delle azioni e iniziative da intraprendere per fermare i cantieri.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Settembre 2012</em></p>
<p style="text-align: justify;">La lotta alla costruzione della TEM si fa impellente. I canteri avanzano a singhiozzo, ma non si fermano. Dopo il corteo di Casalmaiocco (LO) a inizio settembre, ci sembra che le lotte territoriali stiano aggregando sempre più persone. Lo sentiamo sui media, da Taranto a Brescia, da Genova al Brennero. Lo vediamo anche vicino a noi: a fine mese partecipiamo compatti e numerosi al corteo “NoPedemontana” a Desio (MB). Sembra quasi che davvero le lotte si uniscano. Milano, Lodi, Brianza. Non è finita.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ottobre 2012</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impietosa analisi che applichiamo alle grandi opere ci porta fuori regione: così come Banca Intesa e Cassa Depositi e Prestiti sono i finanziatori più o meno occulti, Impregilo e CMC sono alcune delle braccia armate delle istituzioni che pianificano queste infrastrutture. CMC, impiegata in Valsusa per il TAV, a Milano per EXPO e nella zona est di Milano per la TEM, è un ottimo punto di partenza per fare i nomi dei responsabili nella partita della devastazione territoriale, per ribadire che “c&#8217;è lavoro e lavoro”. Siamo a Ravenna il 13 del mese, abbiamo riempito un pullman da Milano e provincia. Per questa occasione si è formata una vasta coalizione, chiamata “Dalla parte della terra”, con realtà, spazi, soggetti da tutta Italia. Non è che il primo round e lo giochiamo portando duemila persone in corteo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8230;Dicembre 2012</em></p>
<p style="text-align: justify;">1 e 2 dicembre, dopo Ravenna la rete nazionale si riconvoca nuovamente a Milano. Analisi, confronti, approfondimenti, flash mob, momenti di piazza. La data è certa. Le proposte non mancano. I contenuti e i luoghi verranno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci troviamo <strong>mercoledì 21 novembre dalle 21.00 a PianoTerra</strong> per iniziare a organizzare questo meeting che non passerà inosservato. Invitiamo tutte le realtà metropolitane e lombarde alla partecipazione: EXPO 2015 e le grandi opere a questo connesse graveranno su tutte e tutti..è ora di diventare noi un problema per loro!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/10/mercoledi-24-h-21-piano-terra-assemblea-rete-climatecamp-verso-milano12dic/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Comunicato finale Climate Camp 012</title>
		<link>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/06/comunicato-finale-climate-camp-012/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/06/comunicato-finale-climate-camp-012/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 17:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comitato NoExpo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/climatecamp/?p=1001</guid>
		<description><![CDATA[Il partecipato corteo NoTem di domenica a Melzo, ha concluso &#8211; temporaneamente &#8211; l&#8217;esperienza del Climate Camp 2012 &#8211; Uscire da Expo/Fermare la TEM, tre giorni di dibattiti, azione e costruzione di un&#8217;alternativa radicale a un modello di sviluppo insostenibile a livello ambientale, economico, finanziario e sociale.  Ieri il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il partecipato corteo NoTem di domenica a Melzo, ha concluso &#8211; temporaneamente &#8211; l&#8217;esperienza del Climate Camp 2012 &#8211; Uscire da Expo/Fermare la TEM, tre giorni di dibattiti, azione e costruzione di un&#8217;alternativa radicale a un modello di sviluppo insostenibile a livello ambientale, economico, finanziario e sociale.<br />
 Ieri il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha comunicato, in sostanza, l’inconsistenza di Expo2015, rimettendo a Monti la carica di commissario  straordinario e sancendo, di fatto, il fallimento dell’operazione, disvelando quel bluff che denunciamo da anni.<br />
  Nello stesso tempo in modo paradossale si persiste nell’errore di cercare nel grande evento la soluzione alla crisi radicale che stiamo attraversando, come unico dispositivo in grado di mobilitare risorse sociali e allo stesso tempo del tutto indifferente al modello di territorio, di produzione, di relazioni sociali che il grande evento contribuisce a perpetuare, fatti salvi i pochi interventi di pura cosmesi.<br />
Contro lo spreco infinito di risorse che approfondisce la spirale del debito, per liberare la volontà di trasformazione di mille movimenti il prossimo passo è uscire da Expo –che sia pagando la penale oppure rifiutandosi di farlo.  Lasciamoci alle spalle un&#8217;esperienza partita come copertura del saccheggio del territorio e delle risorse pubbliche, scassata dalla feroce competizione tra i pescecani, perpetuata contro ogni evidenza dalla disperazione di chi non sa proporre uno sbocco alla crisi radicalmente alternativo, prodotto del protagonismo sociale. Le organizzazioni mafiose saranno probabilmente le più deluse rispetto a quest’uscita. E’ degna di nota la sproporzione tra il loro fitto tessuto di relazioni economiche e l’improvvisazione dei dispositivi di controllo, iscritti in un tessuto istituzionale sfasciato dal predominio d’interessi privati, che ha corroso ogni senso del pubblico, dominato da logiche collusive e dalla miope difesa di rendite di posizione politiche orami giunte al capolinea.<br />
Infine con l&#8217;uscita da Expo2015 cade anche una delle principali motivazioni utilizzata dai cementificatori per giustificare la TEM, assieme al delirante progetto da 20 miliardi che ara la regione riempiendola di nuove inutili autostrade. Fermare la TEM è possibile e sempre più necessario, per porre fine alle violenze sul territorio finanziate con i soldi pubblici e delle famiglie, tramite la Cassa Depositi e Prestiti.<br />
Che fare per ribaltare quella logica dei grandi eventi e delle grandi opere che ha messo in ginocchio questo paese e in particolare ha risucchiato risorse all&#8217;intero distretto produttivo lombardo, sia agricolo sia industriale, per lasciare spazio a proposte vaghe e a brevissimo termine?<br />
       Il Climate Camp ancora una volta ha affiancato alla giusta opposizione sociale a TEM ed Expo e al lavoro di svelamento del bluff, giocato da chi cavalca queste due &#8220;occasioni&#8221; per riprodurre profitti, la necessità di costruire una prospettiva differente, giocata sul rispetto dell&#8217;ambiente, su processi organizzativi orizzontali, sull&#8217;innescare meccanismi di condivisione e d’incontro di culture, saperi.<br />
Domenica il &#8220;Climate Camp 2012 &#8211; Uscire da Expo/Fermare la TEM&#8221; ha lasciato i terreni del presidio permanente Martesana, ma continua la sua opera di opposizione a Expo e alla TEM. Nella notte il presidio è stato vittima d’intimidazioni a nostro parere collegate al riuscito corteo di giornata. Ieri hanno fintamente inaugurato un cantiere fasullo, chiusi dentro Palazzo Isimbardi e trincerati dietro cordoni di agenti in tenuta antisommossa, tutti uniti nel patto del cemento Passera, Formigoni, Podestà, Cmc, Banca Intesa, Impregilo. Ma l&#8217;azione climatica continua nel solco della lotta alle grandi opere col grido &#8220;de chi se pasa no!&#8221;</p>
<p>Assemblea Climate Camp</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/climatecamp/2012/06/comunicato-finale-climate-camp-012/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’immaginario sentimento d’impotenza</title>
		<link>https://www.inventati.org/climatecamp/2011/09/l%e2%80%99immaginario-sentimento-d%e2%80%99impotenza/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/climatecamp/2011/09/l%e2%80%99immaginario-sentimento-d%e2%80%99impotenza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 15:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comitato NoExpo</dc:creator>
				<category><![CDATA[No expo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/climatecamp/?p=921</guid>
		<description><![CDATA[Ad Expo2015 si associa sovente un’aspettativa di crescita per l’intera regione grazie da un lato al ricorso (keynesiano) alla costruzione di medio-grandi opere, promosse e finanziate in parte da istituzioni pubbliche, in grado di “muovere” l’economia, e dall’altro grazie all’idea di grande evento che dovrebbe alimentare nuove prospettive, nuovi sogni, in una parola sola un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-925" href="http://www.inventati.org/climatecamp/2011/09/l%e2%80%99immaginario-sentimento-d%e2%80%99impotenza/attachment/21082011897/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-925" title="saragozza tre anni dopo" src="http://www.inventati.org/climatecamp/wp-content/uploads/2011/09/21082011897-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Ad Expo2015 si associa sovente un’aspettativa di crescita per l’intera regione grazie da un lato al ricorso (keynesiano) alla costruzione di medio-grandi opere, promosse e finanziate in parte da istituzioni pubbliche, in grado di “muovere” l’economia, e dall’altro grazie all’idea di grande evento che dovrebbe alimentare nuove prospettive, nuovi sogni, in una parola sola un nuovo <em>immaginario</em> in grado di divenire “motore ideale dell’economia reale” ed inaugurare un nuovo ciclo economico virtuoso fra l’altro in grado, magari, di mettere maggiormente a profitto tutto l’ambito del lavoro creativo.</p>
<p>Se rispetto al primo punto ampia è stata la discussione a riguardo, per merito del comitato NoExpo ma anche di numerosi giornalisti pure della stampa mainstream in grado di approfondire abbondantemente sull’argomento (altro discorso è capire come questi approfondimenti siano stati utilizzati e che breccia siano riusciti a creare “nell’immaginario colettivo”), rispetto all’annosa questione sull’immaginario ci si è, in primo luogo pensando al lavoro degli organizzatori di expolandia, spesso trovati davanti ad un mero richiamo al termine <em>immaginario </em>come concetto simile a quello d’<em>infinito  </em>che in breve è divenuto <em>indefinito, </em>ovvero l’immaginario che vuole supportare Expo2015 non risulta definibile e quindi non è comprensibile, non comunica.</p>
<p>L’immaginario come infinito, come infinita possibilità di crescita, di conquista del benessere, di creazione di nuovi mondi doveva essere il trampolino di lancio dell’operazione: un esempio ne è l’Olimpiade, evento in cui mastodontiche strutture sportive (e non) accompagnano l’uomo alla conquista di nuovi ed esaltanti primati (che si traducono nei record del mondo nelle varie discipline), in un contesto in cui i cittadini di diverse culture si incrociano pacificamente. Limitandone la portata del ragionamento, la stessa operazione simbolica è funzionale anche per le esposizioni internazionali, luoghi in cui l’intreccio pacifico di diverse culture e di diverse economie diviene un luogo fisico definito dotato di poteri taumaturgici nel quale si realizzano le progressive sorti dell’umanità.</p>
<p>Ora, non è interesse di questo commento analizzare cosa in realtà si cela dietro alla costruzione ideologica di un’immaginario di tal fatta e come questa riesca ad intaccare il corpo sociale metropolitano. E’ovvio, per esempio, che è utile verificare come dietro all’Expo dal tema “fame nel mondo…” si celi una tanto semplice quanto triste corsa alla speculazione edilizia, qui però vorremmo parlare per una volta d’altro dando per ipotesi la buona fede dell’organizzazione di tutto l’evento. Ci interessa in questa sede esprimere alcune considerazioni sul binomio Expo2015/immaginario che lo sottende, per capire a 3 anni dall’assegnazione dell’evento di che immaginario si sta parlando, dato che in particolare negli ultimi tempi di frequente ci sembra di scorgere l’autocostruzione di un’immaginario incomprensibile, alle volte maldestro ed in definitiva <em>indefinito</em>, in cui dal grande evento = grande possibilità si passa a grande evento = facciamolo per evitare una brutta figura.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-924" href="http://www.inventati.org/climatecamp/2011/09/l%e2%80%99immaginario-sentimento-d%e2%80%99impotenza/attachment/21082011893/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-924" title="saragoza macerie di expo" src="http://www.inventati.org/climatecamp/wp-content/uploads/2011/09/21082011893-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Se pensiamo al binomio grandi grandi opere (o eventi)//immaginario nel corso della storia notiamo come, ad esempio, alla grande depressione americana si affianca un nuovo grande immaginario, che utilizza la grande fabbrica dei sogni hollywoodiana in grado di tradurre in pellicola l’ascesa dell’America roosveltiana come nuovo gigante (pure imperialista, perché no) dell’economica mondiale, ora non più fenomeno continentale, e come nuovo luogo delle libertà in grado di promuovere alti tenori di vita e possibilità infinite di consumo (e nuova patria dell’economia di mercato). Andando meno sul generico, le Olimpiadi di Barcellona nel 1992 hanno significato il rilancio della Spagna uscita definitivamente dal quarantennio franchista: il rilancio di un paese libero in cui liberamente diviene possibile investire e creare profitto, in un contesto in cui la crescita economica è vivace. La sfera dell’immaginario in questo caso poggia sulla vitalità socioeconomica e sulla liberazione di forze culturali precedentemente sopite e/o represse. E’ inutile stilare una lista di grandi eventi o grandi opere in grado di sostenere o, viceversa, di essere sostenute dalla creazione di un’immaginario forte e definito. Piuttosto, questi brevi accenni esemplificativi ci chiamano ad individuare una regola fondamentale per ogni grande evento che funziona: ad un grande evento deve corrispondere un grande sogno, non producibile ad hoc ma già presente nella società in cui il grande evento si realizza. Questo è il motivo per cui, forse, l’Expo2010 di Shanghai è stata positiva mentre Saragozza è stato un fallimento. Da un lato la locomotiva cinese, dall’altro la stagnazione europea, tanto per essere chiari. Il grande evento sostanzia ideologie, rispetto alle quali si possono avere differenti opinioni e svariati e motivati motivi di critica forte.</p>
<p>Qual è il grande sogno che ci veniva proposto da Expo2015?</p>
<p>Si è in passato notato come l’iperrealtà dei rendering di presentazione dell’evento fossero fuorvianti rispetto a ciò che realmente sarà l’evento. Non si è però mai considerato che il rendering grafico, seppur di pregevole fattura, non è più in grado di destar impressione a chi è in contatto con proiezioni grafiche fantascientifiche già dal cinema americano anni 80, per non parlare del salto percettivo che ci impone Matrix che anagraficamente, ridendo e scherzando, conta 12 anni. La rappresentazione dell’evento, nel caso milanese, è di fatto non in grado di creare nuovi od originali immaginari, sia chiaro non esclusivamente per il demerito della rappresentazione grafica (semplicemente standard) dell’evento quanto per l’incapacità di creare simbologie o nessi reale/immaginario in grado di far divenir credibile l’incredibile. Contrariamente a quanto alle volta si pensa, infatti, non esistono strategie comunicative che “per se” determinano influenze sociali, esistono al più strategie comunicative che riescono ad accedere a quei ponti che legano immaginazione e realtà e rendono credibile l’incredibile. Expo2015 o qualsiasi altro evento non può dal nulla creare un nuovo grande immaginario, al limite può influenzare l’immaginario esistente, a Milano probabilmente fermo alla Milano da bere. Oltre tutto, i limiti della promozione dell’evento emergono incredibilmente nel momento in cui di Expo2015 cambia il logo ufficiale e si ridimensionano notevolmente i progetti rappresentati nel rendering. In questo caso la campagna promozionale di Expo2015 (invece che promuovere l’evento) testimonia il fallimento quanto meno parziale dell’operazione. Chi ha coniato il termine iperrealtà ha più volte sottolineato come questa sia un livello percettivo in cui realtà e finzione sono miscelati, per cui con lo svanire di uno dei due mondi svanisce pure la percezione iperreale.</p>
<p>Non comprendiamo cosa ci offre Expo 2015, non ne siamo attratti e questa grande opportunità rimane per noi un mistero: o ci fidiamo degli organizzatori oppure rimaniamo passivi rispetto alla proposta.</p>
<p>Frattura immaginazione/realtà.</p>
<p>Ma, ritornando a noi, non è quindi una campagna di promozione inefficace il male del caos Expo2015 intera e se credessimo che lo fosse compiremmo un grave errore. Ciò che è realmente problematico non solo per l’evento in sé ma per il futuro dell’intera regione metro lombarda è invece l’assenza di un’orizzonte di sviluppo, Expo o non Expo: le stime di crescita parlano chiaramente di stagnazione pluriennale, i telegiornali parlano esclusivamente di “sacrifici”, la tematica “green” Expo2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, al di là del fatto che non può essere presa sul serio, non viene considerata dal mainstream una risposta alla crisi se non come accessorio inserito in altre ricette e comunque non proponibile nel breve in maniera spettacolare. Se è problematico notare come platealmente si ragioni in termini inversi rispetto ai contenuti dell’esibizione, aggredendo le realtà agricole dell’hinterland milanese (per fare spazio alle due tangenziali esterne ed alla grande distribuzione), limitando lo sviluppo dei mezzi di trasporto pubblici (per il 2015 il pronostico è zero linee della metropolitana in più) e cementificando nuove aree, per fare solo alcuni esempi, è ancora più problematico (per gli organizzatori) notare come l’immaginario del settembre 2011 riguardo all’Expo milanese sia fatto semplicemente da un panorama di desolazione in cui l’evento è semplicemente divenuto un obbligo da mantenere per “evitare una brutta figura a livello internazionale”. E’ un po’ poco. Limitare i danni, salvare il salvabile, mostrare visibilmente gli stracci con cui si cerca di coprire l’assenza storica di una strategia territoriale di crescita credibile non offre altro che un’impressione di impotenza.</p>
<p>L’opzione Boeri – La nuova politica come brand.</p>
<p>Ribadiamo: che gli obiettivi dell’evento fossero altri rispetto ai dichiarati è argomento ampiamente dimostrato dal lavoro del comitato in questi anni, per avere però la possibilità di lavorare sugli effettivi obiettivi occorre però che gli “obiettivi ombra”, ovvero “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” siano quanto meno credibili. Di fatto colui che più di altri sta lavorando su Expo2015 per far riconquistare credibilità all’evento è appunto l’assessore all’Expo per il Comune di Milano Stefano Boeri, che nella sua strategia comunicativa appunto cerca di spostare/riportare l’attenzione sulle tematiche dell’evento, riproponendo l’orto planetario e comunque sponsorizzando una declinazione green. Ciò che vuole recuperare Boeri è quindi il rapporto fra la realtà e l’immaginario, in un’operazione molto complessa che oltre tutto lo vede piuttosto isolato e limitato da una serie di fattori il primo dei quali è appunto il clima di ristrettezza economica con una costante diminuzione dei fondi che impone al baraccone scelte tanto obbligate quanto poco funzionali a percorsi coerenti. Ma, va da sé, “il buon senso” di Boeri non è presumibilmente orientato tanto ad una buona riuscita dell’evento quanto al ritagliarsi uno spazio nel panorama politico come “nuovo politico”, giovane e concreto, vero, lontano dalla politica autoreferenziale e protagonista di un nuovo ipotetico PD assieme agli altri giovani cannibali, delle diverse correnti (Renzi, Civati e compagnia canterina). Le giovani leve del PD, acerbe ed immature, pare vogliano giocare le proprie carte cercando di frapporre la loro concretezza prossima a percorsi simil “fine della storia”, il loro buon senso e la loro passione per ogni tecnicismo e specialismo contro l’evanescenza, l’impostazione meramente metafisica dell’attuale classe dirigente. In ciò cercano di creare prossimità col “cittadino”, pensandolo in realtà nei termini di maggioranza silenziosa. Sono conservatori, liberisti, feticisti dell’innovazione, non possiedono la forza comunicativa per imporsi. Sebbene la loro volontà di rappresentare un’immaginario appare più meditata e funzionante rispetto al resto del teatrino politico, non han voglia di rottamare nulla poiché non possiedono alcuna ricetta sostitutiva.</p>
<p>L’opzione Boeri su Expo è il miglioramento dell’immagine di Boeri stesso: l’archistar che si presta alla politica con un sacco di buone idee che non può realizzare. Cambia lo sfondo, migliora l’immaginario ma permane il sentimento d’impotenza che blocca l’agire. </p>
<p><a rel="attachment wp-att-923" href="http://www.inventati.org/climatecamp/2011/09/l%e2%80%99immaginario-sentimento-d%e2%80%99impotenza/attachment/21082011891/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-923" title="expo opportunità?" src="http://www.inventati.org/climatecamp/wp-content/uploads/2011/09/21082011891-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>La crisi</p>
<p>Ha ragione quindi Boeri nell’affermare che gli investimenti ci saranno se si riuscirà a scorgere una prospettiva nell’affaire Expo2015, una prospettiva “credibile” che unirà il ritorno al concreto dei temi ma che più materialmente ragioni sul modo in cui questo evento possa generare profitto col minimo di rischio e di sforzo. In breve, gli investimenti ci saranno se qualcuno garantirà in maniera credibile un ritorno. Proprio a questo punto, però, sempre con maggior evidenza, si impone l’immaginario della crisi che nello specifico della costruzione del grande evento significa la fine del ruolo del garante pubblico e l’incremento del fattore rischio per le aziende, piccole medie e grandi, locali, fattore rispetto al quale a queste latitudini non si è molto abituati. Ci saranno investimenti se la parte pubblica fornirà una liquidità necessaria a garantire la solidità dell’evento. Pare oggi che il futuro dell’evento sia legato all’acquisto o meno da parte della BCE e/o della Cina del debito italiano. Per far partire la macchina Expo dal governo di questo paese devono arrivare 800 milioni di euro: fuori dal ragionamento sull’opportunità o meno di stanziare questi fondi in un periodo di crisi sociale, se questo denaro non arriva Expo2015 non ci sarà. Stesso dicasi a livello locale: o il Comune di Milano finanzia Arexpo S.p.a. (la società che deve acquistare i terreni su cui si svolgerà la manifestazione) oppure Expo2015 rimarrà immaginario, di pessima qualità oltre tutto. Ad oggi il Comune è quasi certo di sforare il patto di stabilità ed ha già chiesto una deroga al governo nazionale. Vedremo a breve i risultati della spending review di Tabacci.</p>
<p> Siamo così costretti a ragionare sull’evento, e più in generale su temi come il governo del territorio, considerando la nostra inclusione dentro lo stato di crisi che, come ogni crisi che si rispetta, non è solo economica o finanziaria ma è anche sociale e culturale. Il dibattito metropolitano di questi tempi non parla di grandi opportunità ma parla di come salvare il salvabile, fra sacrifici, lacrime e sangue. L’immaginario che si voleva inizialmente affiancare ad Expo2015 oggi è abbondantemente superato, tanto che non vale più la pena riesumarlo, quanto meno dal punto di vista degli organizzatori. E’ invece interessante considerare questo livello se si prende il punto di vista di chi subirà l’evento. Al di là di ciò che viene espresso dalla parte più attiva della cittadinanza che nel dibattito politico si inserisce nel particolare, è interessante valutare l’umore più generale della metropoli ai tempi della crisi. Siamo chiamati quindi a fare considerazioni rispetto all’<em>immaginario collettivo</em>, elemento destinato a scontrarsi contro chiunque vorrà generare grandi immaginari a sostegno di grandi eventi, grandi progetti o grandi opere ma che influisce anche su chi vuole opporsi in maniera costruttiva a questa logica. Il lavoro è vasto e per un’elaborazione sufficiente occorre praticare numerose modalità di espressione artistica/culturale. Nel nostro piccolo, cercando di avviare un ragionamento più articolato e più completo sulla questione , iniziamo a ragionare sul fatto che la produzione culturale massificata, sensibile agli stimoli che la società offre ed incline a formulare ipotesi su ciò che si smuove nel sottosuolo soprattutto nella sua versione più colta e salottiera, scorgiamo ciò che si racconta ultimamente sul grande schermo rivolgendoci ad alcuni film presenti in concorso nell’ultima edizione della mostra internazionale del Cinema a Venezia.</p>
<p>Entrambi prodotti Fandango, la casa di produzione che ha l’ambizione di raccontare il mondo del/al target ventenni/quarantenni, mediamente acculturati, <em>Ruggine </em>di Daniele Gaglianone (non a caso prevalentemente un documentarista) e <em>L’ultimo terrestre</em> di Gianni Pacinotti (non a caso un fumettista) descrivono l’uno in maniera più drammatizzata, l’altro in maniera più stilizzata, la passività di una società chiamata ad offrire risposte che non è in grado di dare, più interessata a preoccuparsi di questioni quanto meno secondarie ben mostrate nei primi minuti del film di Pacinotti. E’ stato già sottolineato come il personaggio del cinema italiano 2011 si trovi davanti a continue minacce, a paure, ribadendo le osservazioni classiche dell’analisi baumanniana in cui l’uomo occidentale sarebbe arroccato sui livelli di vita ottenuti che teme di poter perdere a breve, e che spesso in breve avviene facendo divenire irreversibilmente borderline chi prima credeva di essere classe media. Si discute invece sempre troppo poco sull’incapacità d’azione nelle società rappresentate, incapacità di risolvere i problemi da affrontare, di esprimere uno scarto rispetto all’ordinaria amministrazione a sostegno dello status quo, nonostante sia evidente che questo verrà travolto dall’imminente uragano. Così il protagonista <em>problematico</em> de L’ultimo terrestre osserva la città travolta dall’uragano nel finale del film, non scappa e rimane in attesa di vedere come la venuta degli alieni (siamo davanti ad una delega) muterà ciò che lo opprimeva, quella città che lo aveva relegato a lavorare in un Bingo, a perdere violentemente la madre nel più classico dei delitti familiari, a condurre un’esistenza sola ed anonima. Così i bambini di <em>Ruggine</em>, vista l’inazione della popolazione adulta, rispondono direttamente, violentemente, selvaggiamente al mostro omicida col colletto bianco. Se <em>L’ultimo terrestre</em> ci vuole raccontare la miseria umana figlia dell’assuefazione alla passività ed al cazzeggio, oltre che l’approssimazione della risposta ad una vita subumana, <em>Ruggine</em> ci suggerisce come lo status quo interrotto sia da gestire responsabilmente. L’inazione del paese adulto può portare i bambini (i soggetti quindi più deboli e meno maturi) a rispondere, risposta che inevitabilmente genera un trauma nelle loro vite.</p>
<p>L’immaginario suggerito, si presume, da questi ed altri futuri titoli di questa stagione cinematografica, ha come fattore caratteristico la suggestione di una società che ha nell’inazione la propria pratica di vita. Il sentimento d’impotenza torna a placare le acque non navigabili della metropoli milanese, che oltre tutto non possiede ad oggi né narrazioni cinematografiche mainstream che direttamente la rappresentino né produzioni indigene che ne riportino un punto di vista dall’interno. L’idea di un’altra Milano, in grado di superare la crisi sociale prima di tutto, va ancora costruita. Dall’immaginario della crisi si può uscire, è un lavoro faticoso nel quale il contributo di Expo è solo quello di appesantire i problemi e suggerire politiche emergenziali, il contrario della democrazia partecipata di cui spesso si parla e che dovrebbe divenire più una pratica che un argomento di discussione.</p>
<p>Comunque vada Expo2015 sarà un fallimento. Stacchiamo la spina, ritorniamo a ragionare.</p>
<p> <a href="http://www.noexpo.it">www.noexpo.it</a></p>
<p><a href="mailto:info@noexpo.it">info@noexpo.it</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-922" href="http://www.inventati.org/climatecamp/2011/09/l%e2%80%99immaginario-sentimento-d%e2%80%99impotenza/attachment/21082011877/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-922" title="saragoza oggi, milano domani?" src="http://www.inventati.org/climatecamp/wp-content/uploads/2011/09/21082011877-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/climatecamp/2011/09/l%e2%80%99immaginario-sentimento-d%e2%80%99impotenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiuso il Climate Camp ora restituite Cascina Merlata al quartiere</title>
		<link>https://www.inventati.org/climatecamp/2011/06/chiuso-il-climate-camp-ora-restituite-cascina-merlata-al-quartiere/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/climatecamp/2011/06/chiuso-il-climate-camp-ora-restituite-cascina-merlata-al-quartiere/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 21:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comitato NoExpo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/climatecamp/?p=831</guid>
		<description><![CDATA[E ORA RESTITUITE LA MERLATA AL QUARTIERE Il terreno davanti Cascina Merlata, che abbiamo occupato giovedì per svolgere il No Expo Camp, deve essere liberato dalla speculazione e restituito agli abitanti del quartiere. Il No Expo Camp, uno dei primi climate camp italiani, si chiude in queste ore. Per tre giorni ha liberato un’area, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-835" href="http://www.inventati.org/climatecamp/2011/06/chiuso-il-climate-camp-ora-restituite-cascina-merlata-al-quartiere/img_5892-2/"><br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-835" title="IMG_5892" src="http://www.inventati.org/climatecamp/wp-content/uploads/2011/06/IMG_58921-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p>E ORA RESTITUITE LA MERLATA AL QUARTIERE</p>
<p>Il terreno davanti Cascina Merlata, che abbiamo occupato giovedì per svolgere il No Expo Camp, deve essere liberato dalla speculazione e restituito agli abitanti del quartiere.</p>
<p>Il No Expo Camp, uno dei primi climate camp italiani, si chiude in queste ore. Per tre giorni ha liberato un’area, che i progetti, trasversali ai poteri economici e politici legati alla valorizzazione immobiliare, vorrebbero trasformato nell’ennesimo quartiere inutile per i bisogni dei territori. Quest’area è di particolare interesse per gli attori che da decenni hanno trasformato la città in un cantiere continuo dove fare spuntare edificazioni come funghi con il conseguente consumo di suolo, aree verdi, terreni agricoli. Si distruggono ambiti paesaggistici ad alto valore storico e ambientale perché Milano deve svilupparsi, perché c’è Expo, perché se no l’economia di cosa vive. Come se fossero questi i reali motivi di questa ed altre speculazioni.</p>
<p>Sono stati tre giorni densi di attività, che hanno dimostrato la praticabilità, nella metropoli iperconsumistica, di stili di vita sostenibili, a impatto zero sul territorio e autosufficienti da un punto di vista energetico. Abbiamo dimostrato che esiste un’alternativa agli inceneritori, alle centrali nucleari o a carbone. Abbiamo recuperato un’area incolta da anni e consegnato un orto pubblico alla città. Soprattutto abbiamo verificato che a Milano gli interessi economici delle immobiliari hanno il potere di condizionare anche il diritto all’informazione e alla comunicazione su un’iniziativa che Euromilano ha cercato da subito di ridurre all’anonimato perché non vuole attirare attenzione sul business legato a Cascina Merlata.</p>
<p>Oggi ce ne andiamo, vincenti rispetto alla scommessa nata in quattro mesi di confronti e incontri tra soggetti eterogenei, determinati a portare avanti questo percorso, sia rispetto all’area dove abbiamo svolto il No Expo Camp, che sui contenuti che hanno caratterizzato questi tre giorni. Lasciamo l’area in condizione da essere vissuta da chi nel quartiere crede che lo spazio pubblico sia da vivere collettivamente e da difendere da nocività e speculazioni. Ai proprietari dell’area, alle istituzioni milanesi, chiediamo  un grande gesto di coraggio, di raccogliere le istanze dal basso e di riconsegnare Cascina Merlata e l’area circostante alla sua vocazione originaria, come spazio aperto alla popolazione per praticare collettivamente attività ortistiche e sociali.</p>
<p>Milano 19 giugno 2011                      Assemblea del No Expo Camp for climate action</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/climatecamp/2011/06/chiuso-il-climate-camp-ora-restituite-cascina-merlata-al-quartiere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
