{"id":3430,"date":"2019-10-22T18:54:24","date_gmt":"2019-10-22T16:54:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3430"},"modified":"2019-10-22T18:54:24","modified_gmt":"2019-10-22T16:54:24","slug":"testo-collettivo-dei-compagni-imputati-nel-processo-renata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3430","title":{"rendered":"Testo collettivo dei compagni imputati nel processo &#8220;Renata&#8221;."},"content":{"rendered":"<p>da <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/canagliesquisite\/posts\/331216104381390?__tn__=K-R\">Squisite Canaglie<\/a><\/p>\n<p>Ai cuori ardenti<\/p>\n<p>L\u2019anarchico non guarda al successo, alla vittoria, alla competizione. Lotta, perch\u00e9 \u00e8 giusto. E in qualsiasi lotta la perdita fa parte della vita. Non cambia idea perch\u00e9 perde e tanto meno rinuncia alla lotta successiva. Il Sistema si autoalimenta per il popolo che non lotta, non perch\u00e9 \u00e8 invincibile. Il lavoro dell\u2019anarchico \u00e8 instillare nel popolo la rivolta, non a segmenti ma continua. Come un\u2019onda che si ritira e poi torna. Mi chiedete se vinceremo? Mi fate la domanda sbagliata. Chiedetemi se lotteremo e vi risponder\u00f2 di s\u00ec.<br \/>\nLuigi Galleani<\/p>\n<p>Oggi abbiamo deciso di dire la nostra sull\u2019operazione \u201cRenata\u201d. In altri scritti \u00e8 stata analizzata l\u2019inchiesta, sia negli aspetti repressivi generali dello Stato, sia riguardo gli strumenti tecnologici, inquisitoriali e giuridici usati per colpire chi ancora osi battersi per qualcosa di diverso e soffi ancora sulle ali della libert\u00e0.<br \/>\nAbbiamo deciso di non rivolgerci alla Corte che ci giudicher\u00e0 n\u00e9 alla solerzia dei nostri repressori. Non \u00e8 l\u2019aula di un tribunale il luogo in cui oggi scegliamo di parlare.<br \/>\nVogliamo parlare in quei luoghi in cui si lotta, dove c\u2019\u00e8 ancora spirito critico, dovunque ci siano donne e uomini coscienti che tante cose vanno cambiate ora, che questo stato di cose va rivoluzionato.<br \/>\nQuindi parleremo dei fatti di cui siamo imputati o che sono inseriti nell\u2019inchiesta.<br \/>\nQueste azioni \u2013 notturne o diurne, individuali o collettive \u2013 si inseriscono in un conflitto che va ben al di l\u00e0 dei fatti specifici o del territorio in cui sono collocate. Esse sono frutto di uno scontro pi\u00f9 ampio, quello tra gli sfruttati, gli sfruttatori e chi li difende.<br \/>\nDi queste azioni condividiamo lo spirito, l\u2019etica, il metodo, gli obiettivi, indipendentemente da chi le abbia compiute. Esse parlano da sole, sono comprensibile ai pi\u00f9, indicano una strada \u2013 quella della liberazione. Puntano il dito contro chi vive di sfruttamento e guerra, di odio e violenza, auspicano qualcosa di pi\u00f9, qualcosa che metta fine alle peggiori atrocit\u00e0 e barbarie, ma soprattutto mirano a distruggere il muro della rassegnazione, in tempi cos\u00ec poveri di solidariet\u00e0 umana, di ribellione, di pensiero critico.<br \/>\nChi in questi anni ha detto e tutt\u2019ora dice che simili azioni non servono a nulla, che il gioco non vale la candela, che nulla cambier\u00e0, che l\u2019essere umano ha perso in modo definitivo il senno riducendo la vita a una costante guerra fratricida, ha smesso di sognare, ha smesso di interrogarsi sui responsabili delle ingiustizie e sulle cause che hanno portato la societ\u00e0 ad un livello morale, ambientale e materiale a dir poco inquietante.<br \/>\nTra le svariate cose raccontate nei faldoni, emerge che in questi anni siamo scesi molte volte in strada con caschi e bastoni contro partiti e movimenti come Lega, Casapound e Sentinelle in piedi. Abbiamo criticato in decine di volantini, manifesti e iniziative di vario tipo le loro responsabilit\u00e0 storiche e le loro politiche reazionarie: gruppi politici e religiosi che promuovono l\u2019odio fra gli sfruttati, che difendono la classe padronale, che alimentano una societ\u00e0 basata sul privilegio, sul razzismo, sul patriarcato e molto altro.<br \/>\nIn questi tempi aridi di lotte e di scontro sociale, ci si scandalizza per le pratiche di autodifesa in strada, dimenticando, assieme al passato in cui ci\u00f2 era patrimonio comune, il buon senso minimo di distinguere la violenza reazionaria da quella proletaria. Non solo ci si dimentica di quello che polizia, carabinieri, Chiesa e fascisti hanno fatto in questo Paese, ma delle violenze dell\u2019altro ieri: di Genova 2001, di Firenze, di Macerata e tante altre ancora. Visto che il loro ruolo e il loro compito sono sempre gli stessi, abbiamo sempre ritenuto importante che la loro azione non trovasse n\u00e9 il silenzio n\u00e9 la tranquillit\u00e0 nel territorio in cui viviamo.<!--more--><br \/>\nE a proposito della rivolta di Genova 2001, e della vendetta di Stato che continua ad abbattersi sui compagni per quelle giornate, \u00e8 sconcertante leggere con quale chiarezza un\u2019intelligenza collettiva riusc\u00ec all\u2019epoca a prefigurare una serie di scenari: devastazione globalizzata, neoliberismo sfrenato, riscaldamento climatico, politiche anti-immigrati che producono nuovi schiavi\u2026 un ordine sociale giunto ormai all\u2019implosione.<br \/>\nUn altro silenzio che non accettiamo \u00e8 quello che circonda le morti nelle carceri e nelle caserme. Da quando \u00e8 stato aperto il carcere di Spini a Trento, molti detenuti si sono suicidati, altri ci hanno provato, altri ancora sono morti per le negligenze mediche o per lo zelo repressivo dei magistrati di sorveglianza. Abbiamo conosciuto il dolore e la rabbia dei famigliari, degli amici, di chi ha perso il proprio figlio nelle mani dello Stato, ma abbiamo purtroppo conosciuto anche l\u2019indifferenza e il silenzio dei pi\u00f9, malgrado simili tragedie siano pi\u00f9 vicine di quanto si creda.<br \/>\nUomini e donne che ricoprono coscientemente il ruolo di aguzzini decidono di contribuire a difendere una societ\u00e0 fondata sulla paura, sul ricatto, sulla vendetta, sulla violenza e sul pregiudizio. E noi saremo sempre pronti a denunciarne le responsabilit\u00e0, a ostacolarne il lavoro, a spingere altri a prendere posizione contro questi assassini in divisa, con il doppiopetto da burocrati o in camice bianco.<br \/>\nChi ha cercato di incendiare le auto della polizia locale ha dato un segnale in tal senso. I poliziotti locali non sono solo quelli che indicano le strade alla bisogna, ma anche quelli che partecipano agli sfratti delle persone che non riescono a pagare l\u2019obolo al padrone di casa, quelli che sparano alle spalle di un ragazzino, come \u00e8 successo a Trento qualche anno fa, quelli che picchiano delle persone di colore, come \u00e8 successo a Firenze, che applicano i Daspo, che partecipano alle retate contro chi \u00e8 senza documenti e compiono tante altre nefandezze.<br \/>\nLe espulsioni, i campi di concentramento \u2013 si chiamino CPR o Hotspot \u2013, i morti in mezzo al mare, in montagna o lungo i binari di una ferrovia sono lo scenario quotidiano di questo mondo a cui vorrebbero farci abituare. Per questo sono stati bloccati i treni ad Alta Velocit\u00e0 in solidariet\u00e0 con chi \u00e8 congelato su un sentiero di montagna o chi \u00e8 stato risucchiato da un treno merci a qualche chilometro da casa nostra. Sempre per questo, il 7 maggio 2016, al Brennero ci siamo scontrati con la polizia e abbiamo bloccato ferrovia e autostrada. \u00abSe non passano gli esseri umani, non passano nemmeno le merci\u00bb: questo era lo spirito di quella difficile giornata.<br \/>\nDi fronte al ghigno feroce del razzismo di Stato, dovremmo scandalizzarci perch\u00e9 qualcuno, nell\u2019ottobre del 2018, ha attaccato la sede della Lega di Ala?<br \/>\nNel novembre 2016, a Trento e a Rovereto, furono incendiate diverse auto di Poste Italiane. Nelle scritte lasciate sui luoghi delle azioni e riportate dai giornali, si faceva riferimento alle responsabilit\u00e0 di P.I che, tramite la propria controllata Mistral Air, si arricchiva deportando nei Paesi di origine donne e uomini privi dei documenti in regola per vivere in Italia. Senza contare che P.I. investe una parte dei propri introiti nei fruttuosi affari dell\u2019industria degli armamenti. Ci chiediamo quale differenza ci sia tra i fatti accaduti negli anni Trenta e Quaranta e quelli di oggi? Perch\u00e9 si ricordano le vittime di allora con gli ipocriti mea culpa e nulla sembra scuotere oggi i cuori dei pi\u00f9?<br \/>\nNon passa giorno senza che su giornali, siti, televisioni si legga o si veda questa o quella guerra. Guerre per procura, guerre per interessi geopolitici, guerre per il territorio, di territorio, per il potere. Guerre che provocano i grandi spostamenti di uomini e donne. A promuovere queste guerre non sono solo gruppi industriali come la FIAT (con l\u2019Iveco) o gli AD di Leonardo Finmeccanica e Fincantieri. Al loro servizio c\u2019\u00e8 una schiera di tecnici e scienziati, un esercito in camice bianco, con i guanti e le mani sterilizzate, che lavora nei laboratori delle nostre citt\u00e0, nelle universit\u00e0 a due passi da noi. In nome della scienza e del progresso, si giustifica qualsiasi \u201cscoperta\u201d, senza che da quei luoghi si sollevi un qualche interrogativo di fondo: \u00abA cosa porta tutto ci\u00f2?\u00bb, \u00abche scenari nuovi apre?\u00bb, \u00aba chi serve davvero?\u00bb. Ecco allora che nel democratico e pacifico Trentino, l\u2019Universit\u00e0 collabora con l\u2019esercito italiano, aiuta le istituzioni israeliane a meglio pianificare l\u2019oppressione del popolo palestinese, fa entrare nei propri Consigli e nelle proprie aule le principali aziende di armi. Di fronte a questa palese connivenza, ci si sorprende che ignoti abbiano incendiato, nell\u2019aprile del 2017, il laboratorio Cryptolab all\u2019interno della Facolt\u00e0 di Matematica e Fisica di Povo? Quando sugli stessi siti universitari si illustra la collaborazione con l\u2019esercito?<br \/>\nE che dire dell\u2019incendio di mezzi militari, la notte del 27 maggio 2018, all\u2019interno dell\u2019area addestrativa del poligono di Rover\u00e8 della Luna? Oltre a ruspe e camion, sono stati dati alle fiamme tre carri armati Leopard. Di produzione tedesca, sono gli stessi carri che Erdogan ha utilizzato e utilizza per schiacciare la resistenza curda. Come dicevano dei manifesti antimilitaristi apparsi in Germania anni fa: \u00abUn mezzo militare che brucia qui = qualcuno che non muore in qualche guerra\u00bb. Un concetto di una semplicit\u00e0\u2026 disarmante.<br \/>\nSempre a proposito di antimilitarismo e di internazionalismo, nelle carte dell\u2019inchiesta si parla di sabotaggi ai bancomat dell\u2019Unicredit, banca che, senza contare i suoi investimenti nell\u2019industria bellica, \u00e8 la principale finanziatrice del regime fascista di Erdogan, che proprio in questi giorni sta mostrando tutta la sua ferocia in Siria e contro il dissenso interno. E poi si menzionano i sabotaggi ferroviari in occasione dell\u2019Adunata degli Alpini. Per chi non ha eroi da onorare, ma carneficine da maledire, quei gesti di ostilit\u00e0 contro la sfilata del nazionalismo e del maschilismo gallonato hanno riattivato un minimo di memoria storica: le diserzioni, gli ammutinamenti, le sommosse per il pane, gli scioperi nelle fabbriche, gli spari contro gli ufficiali particolarmente odiati dalla truppa, le rivolte al grido di \u201cguerra alla guerra!\u201d, il posizionamento intransigente \u201ccontro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione sociale\u201d, oggi sempre pi\u00f9 attuale.<br \/>\nNoi sosteniamo i portuali di Genova, di Le Havre e Marsiglia che si sono opposti al carico-scarico di materiale bellico destinato all\u2019esercito saudita che da anni massacra la popolazione yemenita con bombe fabbricate, fino all\u2019altro giorno, in Italia. Ma non ci accontentiamo. Vorremmo che gli operai disertassero le fabbriche di armi, quelle navali e chimiche; che gli scienziati uscissero dai loro laboratori. Vorremmo le universit\u00e0 in sciopero, a partire da quelle di Giurisprudenza, dove si giustificano le cosiddette \u201cmissione di pace\u201d (Peace-keeping, lo chiamano), vorremmo che i ferrovieri bloccassero i treni come all\u2019epoca della prima guerra del Golfo.<br \/>\nTramite le guerre gli industriali si arricchiscono sfruttando la mano d\u2019opera operaia e comprandone la coscienza per un tozzo di pane. E ancora a meno se la comprano le agenzie interinali, sfruttando vecchie e nuove leggi sul lavoro e mandando la gente a lavorare a progetti devastanti come il TAP in Puglia. Per questo non ci stupisce che qualcuno, a Rovereto, abbia danneggiato un\u2019agenzia Randstadt, ricordando che la guerra di classe non \u00e8 finita.<br \/>\nUn\u2019altra azione di cui siamo accusati \u00e8 l\u2019incendio dei ripetitori sul monte Finonchio, sopra Rovereto, nel giugno 2017. Da sempre denunciamo, e non siamo certo i soli, il danno ambientale provocato dalle decine di migliaia di queste torri sparse in tutti i territori, le cui onde causano tumori e disturbi vari agli umani e agli animali (e molto peggio sar\u00e0 con il 5G). Oltre a ci\u00f2, simili tecnologie hanno diminuito le capacit\u00e0 di concentrazione e di apprendimento, condizionato l\u2019acquisto di merci, creato bisogni indotti, rimbambito i cervelli. Senza contare l\u2019aspetto pi\u00f9 importante: il controllo sociale. Ormai le inchieste poliziesche sono basate quasi esclusivamente su intercettazioni video e audio da montare e smontare a piacimento. La repressione e il controllo si potenziano con ogni scoperta tecnologica, la quale assicura a sua volta affari alle aziende che collaborano con gli Stati. Questa tendenza non \u00e8 politica, bens\u00ec strutturale, dal momento che l\u2019apparato accresce se stesso e, con il pretesto della sicurezza, giustifica qualsiasi cosa.<br \/>\nCi viene contestato il fatto di \u201cprogrammare la rivoluzione\u201d tramite le riviste, gli appelli, gli scritti. Ebbene s\u00ec. Non ci abbattiamo di fronte alle avversit\u00e0 di questa epoca. Ogni sussulto di ribellione, ogni sommossa che tenda alla libert\u00e0, ogni moto rivoluzionario che riecheggia pi\u00f9 o meno vicino a noi \u00e8 motivo di energie rinnovatrici per la propaganda e per l\u2019azione, al fine di sollecitare la societ\u00e0 attorno a noi a un cambiamento radicale. Per questo negli anni abbiamo occupato vari edifici: non solo per avere degli spazi in cui organizzarci e creare dibattito, ma anche per provare a mettere in pratica la vita che vorremmo, con i nostri pregi e difetti. Forse siamo sognatori, romantici, illusi, ma siamo anche determinati, solidali, internazionalisti, concreti.<br \/>\nSe ci sar\u00e0 da alzare la voce davanti alle porte di un supermercato o ai cancelli di una fabbrica o di un cantiere contro le nefandezze dei padroni e dello Stato, noi ci saremo; se ci sar\u00e0 da bloccare progetti come il TAV, salendo su una trivella o danneggiandola, ci saremo; saremo l\u00e0 dove si alzer\u00e0 la voce della rivolta.<br \/>\nSi contesta ad alcuni di noi, infine, di aver fabbricato dei documenti falsi. La falsificazione di documenti \u00e8 uno strumento di cui tutti i movimenti di lotta, anarchici e non solo, si sono dotati per eludere la repressione statale, e a cui sono ricorsi e ricorrono gli sfruttati e i poveri per viaggiare in cerca di un posto migliore dove vivere. Soprattutto in un mondo in cui, se non hai in tasca il pezzo di carta giusto, muori in mare o in un lager libico, oppure finisci in uno dei tanti campi di concentramento sparsi per la civile e democratica Europa.<br \/>\nGli inquirenti sostengono che un gruppo di affinit\u00e0 \u00e8 difficile \u201cda infiltrare e da demoralizzare\u201d. Che chi mira al potere non riesca a capire chi mira alla libert\u00e0 ci sembra un\u2019ottima cosa.<\/p>\n<p>Non saranno condanne e carcere a farci innalzar bandiera bianca. Continueremo a volere quel cambiamento radicale intravisto durante la Comune di Parigi del 1871, che tanto fece tremare lo Stato e i padroni. Sappiamo che questo cambiamento radicale non avverr\u00e0 dal nulla, per qualche determinismo della storia. Sar\u00e0 il frutto della volont\u00e0, spinta verso gli scopi pi\u00f9 alti della convivenza umana, verso l\u2019anarchia, \u00abun modo di vita individuale e sociale da realizzare per il maggior bene di tutti\u00bb (Malatesta).<br \/>\nConcetto tanto semplice quanto lontano dalla situazione in cui ci troviamo.<br \/>\nOgni azione che oggi va ad indicare i diretti responsabili dello sfruttamento umano e ambientale \u00e8 utile perch\u00e9 fa capire che l\u2019oppressione \u00e8 pi\u00f9 vicina di quanto crediamo.<br \/>\nMa star\u00e0 alla volont\u00e0 di ciascuno di noi abbattere le paure a cui ci vorrebbero sottoposti e svegliarci dalle comodit\u00e0 materiali con cui uccidono lo spirito, i pensieri, le idee.<br \/>\nNoi non costringiamo nessuno a fare quello che non vuole, ma non permetteremo neanche che a nome nostro o con la nostra collaborazione si continui a distruggere e ammazzare. Non resteremo inermi e impassibili. Non ci faremo n\u00e9 zittire n\u00e9 trascinare nel fango della barbarie.<br \/>\nIn questi anni e mesi abbiamo visto decine di compagne e compagni finire in galera, alcuni condannati a lunghe pene. Invitiamo a unire le forze e dare le risposte necessarie a questi attacchi contro il nostro movimento. Agendo si faranno inevitabilmente degli errori. Si tratta di temprare corpi e menti per una rinnovata fiducia nelle idee e nelle pratiche di libert\u00e0.<br \/>\nVogliono che cadiamo nella rassegnazione e nello smarrimento. Hanno gi\u00e0 fallito.<br \/>\nVisto che agli inquisitori piace tanto giocare con le parole (degli altri) non meno che con i fatti, \u201cRenata\u201d pare l\u2019ennesimo inciampo lessicale, perch\u00e9 ogni cuore ardente \u00e8 pronto a \u201crinascere\u201d per ogni torto sub\u00ecto.<\/p>\n<p>Trento, 18 ottobre 2019<br \/>\nStecco, Agnese, Rupert, Sasha, Poza, Nico e Giulio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Squisite Canaglie Ai cuori ardenti L\u2019anarchico non guarda al successo, alla vittoria, alla competizione. Lotta, perch\u00e9 \u00e8 giusto. E in qualsiasi lotta la perdita fa parte della vita. Non cambia idea perch\u00e9 perde e tanto meno rinuncia alla lotta successiva. Il Sistema si autoalimenta per il popolo che non lotta, non perch\u00e9 \u00e8 invincibile. <a href='https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3430' class='excerpt-more'>[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[9,248,463,408,155],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3430"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3430"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3430\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3431,"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3430\/revisions\/3431"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}