traduzioni e riassunti di radiogap
della giornata di martedi 11giugno
PROFITTO PER POCHI O CIBO PER TUTTI? RICONSIDERATO CINQUE ANNI DOPO
La sovranità alimentare, il diritto al cibo e a modelli alternativi di Agricoltura sono gli elementi determinanti per una strategia che punti a eliminare fame e malnutrizione.
Alla fine del Vertice Alimentare Mondiale del 1996 le ONG e le OSC presenti approvarono una dichiarazione dal titolo Profitto per pochi o cibo per tutti, nella quale si segnalava che le misure e e le attività citate nel Piano d'Azione non avrebbero raggiunto grandi risultati nella riduzione del numero di affamati nel mondo. Purtroppo quell'analisi della società civile era esatta.
La FAO ha individuato i due principali ostacoli al miglioramento del programma: la mancanza di volontà politica e la mancanza di sufficienti mezzi finanziari. Ma noi non crediamo che maggiori risorse, investite nel medesimo modello di sviluppo agricolo, raggiungerà l'obbiettivo del Vertice Alimentare Mondiale e che maggiori risorse saranno sufficienti ad accelerare il processo.
Già nel 1996 ONG e OSC scrivevano "Noi proponiamo un nuovo modello per raggiungere la sicurezza alimentare, che chiama in causa molti degli assunti esistenti, delle politiche e delle pratiche. Il modello, fondato sul decentramento, si contrappone a quello esistente, basato sulla concentrazione di ricchezza e potere, che ora minacciala sicurezza alimentare mondiale, la diversità culturale e gli ecosistemi che permettono la vita sul pianeta".
ONG e OSC hanno individuato tre temi principali:
A. Sulle questioni della fame e della malnutrizione ci vuole un approccio fondato sui diritti. Il diritto a una alimentazione adeguata deve essere messo al centro di qualunque iniziativa della FAO, responsabilizzando gli stati, gli organismi intergovernativi e le aziende transnazionali nei confronti delle popolazioni.
B. L'attuale modello di agricoltura industriale, I sistemi di allevamento animale intensive e di pesca eccessiva, stanno distruggendo i tradizionali sistemi agricoli e la varietà dell'ecosistema. E' urgente sviluppare un uso sostenibile dell'ecosistema attraverso modelli alternativi di agricoltura.
C. Nell'attuale commercio agricolo le sovvenzioni pubbliche alle esportazioni dei paesi del Nord mantengono artificiosamente i prezzi bassi, con l'autorizzazione dell'OMC: ciò provoca effetti distruttivi sulla maggior parte delle popolazioni delle aree agricole, le famiglie di coltivatori e le comunità indigene. La sovranità alimentare deve garantire un reddito decente ai coltivatori e porre limiti al monopolio del cibo da parte della grandi aziende.
Questi tre temi centrali si articolano in 10 punti.
A1. Diritto a un'alimentazione adeguata
La Dichiarazione di Roma riconferma questo diritto, che impegna gli stati a garantirlo e svilupparlo e a responsabilizzare individui e organizzazioni sociali. La mancanza di volontà o l'incapacità dei governi a rispettare i loro impegni ha in parte determinato la fame e la malnutrizione. Se gli stati perdono la propria sovranità per l'azione dei poteri sovranazionali (p. es., per le conseguenze finanziarie delle regole del commercio internazionale, delle politiche di aggiustamento strutturale), allora le responsabilità sono anche delle organizzazioni intergovernative. Il diritto all'alimentazione adeguata fa parte dei diritti umani e significa che ogni donna, uomo o bambino abbiano accesso fisicamente ed economicamente in ogni momento ad un'alimentazione adeguata utilizzando le necessarie risorse di base, nel rispetto della loro dignità; cibo senza sostanze nocive, culturalmente accettabile, in quantità e qualità che soddisfi i bisogni nutrizionali delle persone, nel rispetto degli altri diritti umani e della produzione sostenibile. * Proposte: Le ONG e le OSC chiedono agli stati di adottare un Codice Internazionale di Comportamento sul diritto a un'alimentazione adeguata, a partire dal documento delle ONG approvato nel 1996, definendo regole e responsabilità dei soggetti pubblici e privati.
A2. Accesso alle risorse produttive
Fame e malnutrizione sono spesso causa di esclusione dalle risorse produttive (terra, foreste, mari, semi, tecnologie, crediti, ecc.). L'esclusione sociale, determinata da normative interne agli stati, è uno degli ostacoli principali all'accesso e non è adeguatamente considerato dall'agenda politica: così non saranno mai raggiunti gli obbiettivi del Vertice FAO sull'alimentazione. P. es., i lavoratori agricoli senza terra sono esclusi dalle riforme agrarie; le donne sono escluse dal credito o sono escluse dall'eredità della famiglia; l'accesso ai semi sta diventando sempre più complicato, a causa del crescente monopolio delle grandi aziende sui mercati e la progressiva brevettazione dei semi; anche l'accesso all'acqua sta diventando sempre più difficile. *Proposte: Riforme agrarie globali adattate alle condizioni locali, con uguali opportunità per le donne e equo accesso alle risorse produttive.
A3. Diritti dei lavoratori agricoli
Molti lavoratori agricoli lavorano senza contratto e su base stagionale o giornaliera, senza diritti sindacali, supersfruttati, senza tutele sociali, esposti ai pesticidi: sono quindi i più vulnerabili. *Proposte: Riconoscimento dei diritti dei lavoratori agricoli, compresi quelli sindacali, sociali, sanitari e assistenziali, in linea con gli standard dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (che devono essere sottoscritti da tutti i governi) e dei diritti umani. Riconoscimento dei diritti culturali, sociali, economici e politici delle comunità indigene.
A4. Diritti indigeni
Le comunità indigene affrontano terribili problemi in molte parti del mondo, a causa dei conflitti per la terra, gli sgomberi e gli espropri. *Proposte: Riconoscimento dei diritti, dell'autonomia, dell'autodeterminazione e della cultura indigene.
A5. Approccio e Osservatorio dei diritti umani per la FAO
La FAO ha iniziato a lavorare sull'Osservatorio dei diritti umani e del diritto a un'adeguata alimentazione, ma l'approccio non è ancora sostanziale. Il sostegno della FAO per i progetti tecnici e finanziari non ha ancora identificato le aree e i metodi di lavoro. *Proposte: L'Osservatorio deve documentare anche le violazioni del diritto a un'adeguata alimentazione.
B6. L'Agro-ecologia è una possibilità importante
L'attuale modello di agricoltura industriale non è sostenibile: i tassi di sfruttamento di acqua, suoli, diversità biologica sono eccessivi. Eppure questo modello riceve la maggior parte dei finanziamenti per la ricerca. L'ONU dovrebbe fare regolarmente una valutazione dei costi ambientali e sociali dell'agricoltura industriale. La crescita delle grandi aziende agricole in molti paesi determina l'allontanamento forzato dei piccoli coltivatori. *Proposte: Cambiare il modello produttivo, adottando principi agro-ecologici. Più fondi per la ricerca nell'agricoltura organica, coinvolgendo i coltivatori diretti e le loro conoscenze. Proteggere la vegetazione per evitare siccità e desertificazione. Ridurre l'uso dei pesticidi e concimi chimici. Fare investimenti nell'economici e sociali nelle zone rurali, per sviluppare una economia decentralizzata.
B7. OMG, Biotecnologia, tecnologia agricola
Le risorse genetiche esistenti sono il risultato di migliaia di anni di graduali sperimentazioni di piccoli agricoltori e comunità indigene: i semi sono quindi patrimonio dell'umanità. L'accesso alle risorse genetiche è essenziale per la sicurezza alimentare. L'attuale tendenza della ricerca deve cambiare e diventare principalmente pubblica. Gli OGM sono una minaccia per gli agricoltori e i poveri delle campagne, oltre che per l'agricoltura in generale. Gli OGM rappresentano l'ultima evoluzione della "Rivoluzione Verde" e provocherà un pericolosa uniformità dei prodotti agricoli, favorendo la proprietà private dei semi. La strategia delle grandi aziende sviluppa la contaminazione delle coltivazioni con sementi OGM, per costringere i contadini a comprarle e a usare concimi chimici. *Proposte: Proibire la bio-pirateria e i brevetti degli organismi viventi, comprese le varietà sterili. Attuare subito una moratoria sulla produzione e l'uso degli OGM, fin quando non sarà dimostrata la loro innocuità per la salute e l'ambiente, attraverso procedure pubbliche e accessibili a ONG e OSC. Vietare gli aiuti alimentari con OGM.
C8. Questioni commerciali
Le regole del commercio agricolo imposte dall'OMC e altri organismi regionali, il G8, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e altre istituzioni finanziarie ha seriamente compromesso la sicurezza alimentare e la vita dei piccoli agricoltori, soprattutto nei paesi poveri. L'OMC consente ricche sovvenzioni alle grandi aziende agricole dei paesi del Nord e impone la liberalizzazione dei mercati agricoli nei paesi del Sud, privi di sovvenzioni per gli agricoltori e costretti a importare i prodotti a basso prezzo del Nord. Le organizzazioni della società civile devono avere il diritto di decidere le proprie strategie per la produzione sostenibile e su scala piccola e media, la distribuzione e il consumo di cibo, nel rispetto delle diverse culture di contadini, pescatori e comunità indigene. Sovranità alimentare non significa autarchia o protezionismo, né impedisce il commercio internazionale agricolo e ittico. *Proposte: Fine di tutte le forme di "dumping" (vendita di prodotti sottocosto). Cambiare le regole del commercio internazionale, per garantire alle famiglie contadine e ai gruppi a rischio un reddito e la possibilità di produrre cibo. Escludere l'agricoltura dagli accordi dell'OMC. Un nuovo sistema, democratico e trasparente, per regolare il commercio internazionale.
C9. Privatizzazioni (acqua, terra, mercati, ecc.)
La privatizzazione dei beni pubblici è un fatto preoccupante. Prima responsabile di questo processo è la Banca Mondiale, che vuole introdurre il mercato della terra in tutte le zone rurali, distruggendo le risorse collettive della comunità e i sistemi produttivi locali. La redistribuzione delle terre ai contadini poveri è ancora un fattore decisivo per lo sviluppo di molte zone rurali. La privatizzazione dell'acqua difficilmente favorirà la sua distribuzione alle comunità marginali. *Proposte: No allo sviluppo di un mercato della terra, proposto come alternativa alle riforme agrarie. Una rapida e acritica privatizzazione diminuirà l'accessibilità dei beni pubbici per le comunità marginali.
C10. Democrazia e partecipazione
E' necessario un modello di democrazia inclusiva e partecipativa, basato sui diritti umani, sociali ed economici. I governi locali e nazionali devono prendersi una effettiva responsabilità nella lotta contro fame e malnutrizione e le organizzazioni popolari e le ONG devono poter partecipare alle decisioni politiche. Attualmente è in corso un processo di concentrazione monopolistica delle risorse produttive, mentre l'esclusione sociale non viene ridotta. La mancanza di volontà politica è stata determinante nel fallimento degli obbiettivi stabiliti nel Vertice mondiale FAO del 1996.
Workshop: Impactos del ALCA para la soberania alimentaria de los pueblos de America.(Impatti dell' ALCA sulla sovranità alimentare dei popoli d'America) Roma,10/06/2002
Gli USA stanno promuovendo la costituzione di area di libero commercio (ALCA) nel continente americano. Il patto, firmato all'inizio degli anni novanta, sarà probabilmente ratificato nel 2005. Ad oggi, l'apertura commerciale ha solo provocato maggior povertà nei paesi latino-americani, a causa delle distorsioni mercantili provocate a loro volta dai sussidi protezionisti degli Stati uniti e dei paesi più sviluppati. Distorsioni che fanno particolarmente profonde nel caso del settore agro-alimentare. L'ALCA si presenta subito come sinonimo di asimmetria. Diversamente dall'UE, le parti in causa hanno infatti diversi livelli di sviluppo. Il supposto libero commercio in queste condizioni non è altro che un meccanismo volto a incrementare l'insicurezza alimentare e la povertà e a radicare l'esclusione di diverse identità sociali che la Red Interamericana Agriculturas y Democracia (RIAD) ha ritenuto necessario far incontrare a Roma. Dal workshop sono emersi interessanti temi di discussione. Renato Maluf, dell'università di Rio de Janeiro, discutendo dei caratteri e dei contenuti dell'ALCA, si è domandato se sia realmente necessario un accordo emisferico. Dal canto loro, gli States vedono, nell'applicazione dell'ALCA, la possibilità di allargare la loro sfera di influenza politica ed economica, penetrando in nuovi mercati attraverso investimenti corposi e tramite la pratica del dumping (esportazione di prodotti da vendere in sottoprezzo, spesso sotto il costo di produzione, modificando gli equilibri tra domanda e offerta). L'ALCA è quindi da ascrivere, secondo Victor Suarez, direttore esecutivo dei campesinos del Messico, al desiderio degli Stati uniti di recuperare le quote di mercato erose, ad esempio da UE e Australia, oppure, nella stessa America Latina dal Mercosur. Inoltre, gli USA, pur chiedendo ai paesi sudamericani e del Caribe di essere concorrenziali, impongono i loro brevetti e il rispetto delle proprietà intellettuali sulle tecnologie. E' necessario ricordare che anche i grandi imprenditori latinoamericani sarebbero favoriti dall'ALCA (17 imprese sudamericane controllano il 43% dell'export della macro-regione), tuttavia i piccoli produttori non ritengono utile ed equa la proposta degli Stati uniti perchè si parla di un accordo di liberalizzazione commerciale e non di sviluppo economico che verrà applicato attraverso l'imposizione di modello di produzione non sostenibile nemmeno dal punto di vista ecologico, come sottolinea l'equadoregna Ana Lucia Bravo. L'area sudamericana dispone di ingenti quantità di risorse petrolifere e naturali (31% dell'acqua, 23% dei boschi, 43% della flora e della fauna presenti sul pianeta) su cui gli USA potranno mettere le mani. Mantenere un sistema simile a quello degli States significherbbe anche sovraprodurre, consumare molto di più e produrre quote di rifiuti che comporterebbero costi sociali elevatissimi. Impossibile inoltre applicare il principio di precauzione nei confronti degli OGM, su cui esistono invece normative ancora abbastanza rigide in Europa e Giappone. La dipendenza alimentare del sudamerica aumenterebbe a dismisura. L'esperienza del Messico, nel NAFTA (North America Free Trade Agreement) da 9 anni, ha già dimostrato le possibili cause e conseguenze di un accordo commerciale con gli Stati uniti. Con l'ALCA, attraverso l'annullamento della resistenza delle popolazioni locali, verrebbe smantellata l'agricoltura campesina e la società indigena. L'espulsione della popolazione rurale dai campi comporterebbe un'impennata della disoccupazione, un conseguente crollo dei salari e la possibilità di sfruttare manodopera a basso costo, soprattutto negli stessi USA, luogo di approdo dei migranti sudamericani ma anche luogo ove regna il razzismo. ALCA è anche un'accordo militare: lo dimostrano, ad esempio, le politiche di terrore svolte nei confronti dei coltivatori di coca. E' stato sottolineato come in questa decina d'anni gli scenari politico-economici dell'America Latina siano radicalmente mutati, tra crisi economica argentina, golpi venezuelani (peraltro imputabili agli States) e notevole sviluppo del Brasile (per questo isolato dagli USA). E' opinione di Pedro de la Cruz, presidente dei campesinos equadoregni, che l'ALCA sia paragonabile a un OGM. Idea originale ma giustificata in quanto l'Alca non risponde all'evoluzione dell'area dell'America Latina, violandola nelle sue caratteristiche storiche, economiche, politiche e sociali. De la Cruz ritiene che sia molto più auspicabile un'integrazione di tipo regionale basato non sulla dipendenza e sull'assimmetria ma sulla solidarietà e la cooperazione.
(gli interventi)
Sophie Monsalve
Campagna globale per la riforma agraria. La Campagna di Via Campesiana e FIAN comincia nel 1999. L'obiettivo principale è appoggiare i movimenti per la riforma agraria a livello internazionale. Perchè l'accesso alla terra sia riconosciuto come diritto umano è necessaria la riforma agraria. Tre strategie: appoggio diretto ai movimenti nazionali per la riforma agraria, come in Guatemala dove aiutiamo le persone colpite dalla repressione. Missioni investigative internazionali che presentano i propri risultati alla stampa e alle commissioni per i diritti umani, come in Indonesia ed Honduras. Ultima strategia bisogna spingere per la collaborazione dei movimenti contadini di tutti i continenti, bisogna premere sulla Banca Mondiale e sulle organizzazioni di cooperazione del nord perchè non escludano i popoli dai loro piani.
Biplap Halim
Lavora per una associazione agricola presente in Asia del Sud, India, Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan. Nel Mondo ci sono 40 milioni di persone che non possono mangiare 2 volte al giorno. In Asia del Sud la maggior parte dei contadini non ha terra, l'80% non ne ha o non ne ha abbastanza, il 44% ne ha poca. Il 5% dei proprietari tiene il 60% della terra. C'è una mal distribuzione della terra. La riforma agraria è l'unica possibilità per avere cibo e sovranità alimentare. Il WTO ha sponsorizzaro la liberalizzazione dell'agricoltura ma le terre sono concentrate nelle mani di pochi proprietari o di grandi organizzazioni.
Vincent Wilson
Denuncia la repressione del governo brasiliano contro le organizzazioni sociali, in particolare contro i Sem Terra. Molte associazoni sono state perseguitate dalla polizia e i loro capi sono attualmente detenutI. E' necessario creare un corpo speciale di polizia per lottare per la loro liberazione. Il Brasile sta impiantando il modello Nord Americano transgenico dell'economia. Sta introducendo la privatizzazione. Questo modello è rivolto solo agli interessi economici internazionali e non alla gente. La salita al potere di Fernando Enrique Cardoso ha peggiorato la situazione. La conseguenza è che 60.000 brasiliani vivono in assoluta miseria, il 20% della popolazione economicamente attiva è disoccupata e ci sono 40.000 omicidi all'anno, in particolare tra i giovani. Un milione di piccoli agricoltori ha perso la terra mentre 1,5 milioni ha perso il lavoro. Siamo alla disperazione. Non ci sono soluzioni. I Sem Terra stanno lottando per dar voce ai nostri contadini e per la riforma agraria. Lotta per un'agricoltura che favorisca le persone povere. Lotta per l'intera esistenza umana, non solo per la terra ma anche per l'educazione, per la salute e la cultura. Lotta per un mdello che parta dalle basi per salire e soddisfare tutti questi bisogni. Cerca di fare ciò che dovrebbe fare il governo e che non fa. Lotta per un Brasile senza latifondo. E' una lotta contro il potere e contro lo stato, non contro i latifondisti, ma contro il sistema di proprietà. L'1% dei proprietari detiene il 40% della terra. Lottiamo contro il potere straniero e contro la zona di libero commercio. Stiamo diventando una colonia dell'unione europea. Dobbiamo cambiare questa situazione. Dobbiamo rafforzare la lotta per la terra su scala internazionale contro il capitalismo e creare un modello alternativo per tutto il mondo.
Peter Rosset
Ha parlato delle politiche della Banca Mondiale degli ultimi anni. Si tratta di politiche che rendono più difficile l'accesso alla terra e all'acqua. La Banca Mondiale sta promuovendo le stesse politiche in Africa, Asia e Europa dell'Est, paesi molto diversi fra di loro. La Banca Mondiale dice che la terra deve essere divisa fra i contadini ma in realtà crea programmi in cui poche famiglie o individui si spartiscono la terra. La terra viene venduta come qualunque altro bene. La Banca Mondiale facilita l'accesso ai ricchi investitori e non ai poveri. Alcuni paesi hanno adottato programmi di amministrazione della terra. Questi programmi sono stati presentati dalla Banca Mondiale come la salvezza per i contadini, in quanto danno ai contadini ciò di cui hanno realmente bisogno: la terra. In realtà, questi contadini hanno ottenuto ad un prezzo molto elevato, 200 o 300 volte più alto di quello reale, una terra di bassa qualità non buona per coltivare. C'è una contraddizione fra ciò che la Banca dice e ciò che fa in realtà.
Chief Evon Peter
Chiede che le popolazioni indigene, circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, possano avere libero accesso alla terra. Gli indigeni sono stati costretti ad abbandonare le loro terre. Sono attaccati continuamente perchè cercano di portare avanti il loro tradizionale modello di vita. Queste popolazioni devono poter accedere alla terra per soddisfare le proprie necessità.
ACQUA
Sodsai Srangsok
Rappresento la Comunità di Moon River. Moon River è il principale fiume del nord-est dela Thailandia. La gente crede che la Thailandia sia uno stato esportatore e che ci sia la sicurezza alimentare. Non è così. In Thailandia manca l'accesso alle risorse, in particolare all'acqua. Non abbiamo l'accesso alle risorse a causa della volontà del nostro governo di centralizzare il ricorso alle risorse per l'esportazione in tutto il mondo. Il governo vuole usare l'acqua come una merce di scambio. Il Moon River e il Chi sono i fiumi principali della Thailandia. Un programma del governo prevede di dare acqua agli agricoltori ma in realtà pochi agricoltori sanno di questo programma governativo. Un altro programma del governo prevede di dare energia a tutto il sud del paese ma noi non abbiamo molta fiducia. Stanno costruendo una diga per dare energia ma è una diga molto grande e può distruggere le comunità contadine. Da 5 anni la situazione sta peggiorando a causa della crisi economica. Il FMI e la Banca dell'Asia hanno concesso un prestito al Governo a condizione che quest'ultimo centralizzi e controlli l'accesso all'acqua in tutto il paese. Pertanto l'uso dell'acqua in Thailandia è controllato a livello governativo, dalle multinazionali e c'è una compagnia dell'energia elettrica che maneggia concessioni e contratti e che tende a controllare questo programma per intascarsi i proventi degli agricoltori più poveri. La nostra raccomandazione è che le popolazioni indigene possano controllare le risorse, pertanto i governi e le Nazioni Unite devono appoggiare queste popolazioni in modo che non perdano la loro cultura e possano vivere in maniera decorosa. Noi ci opponiamo all'intervento del FMI e del Banco Asiatico che intendono rubare la nostra acqua considerandola come una merce. I governi del mondo speculano sull'acqua. L'ultima raccomandazione è che l'accesso all'acqua non deve appartenere al governo ma ai privati.
Pedro Merche
I paesi ricchi stanno tentando di trattare l'acqua come una merce di scambio. Noi pensiamo che l'acqua sia un bene comune. Non può essere privatizzata. Oggi nel mondo 45000 dighe sono già state costruite, una sorta di grande latifondo dell'acqua. Oggi nel mondo 800 milioni di persone soffrono a causa della costruzione di dighe che hanno distutto la pesca, le coltivazioni, le comunità indigene e hanno causato effetti molto gravi sull'ambiente. Oggi nel mondo sono state costruite dighe sul 60& dei fiumi e solo il 3% dell'acqua è dolce e disponibile per il consumo. Tre milioni di persone in tutto il mondo muoiono per malattie che sono da mettere in relazione con l'acqua. Tutti questi dati mostrano che il mondo sta entrando in una grave crisi dovuta all'acqua. Ci sono paesi che hanno acqua ma non vi possono accedere, il Brasile ha un enorme potenziale idrico ma molte persone muoiono a causa della mancanza di acqua. L'Amazzonia è una delle regioni più ricche del pianeta, 10 dei 20 fiumi più grandi si trovano qui. Multinazioanli belghe e fancese stanno tentando di privatizzare l'acqua. In Qatar hanno già raggiunto il loro obiettivo. L'acqua è considerata solo per il suo valore economico. Il 22 marzo, giornata mondiale dell'acqua, non dovrebbe essere un giorno commemorativo ma un giorno di mobilitazione contro la privatizzazione. Noi siamo contro la costruzione di dighe ma non contro la produzione di energia elettrica. L'acqua e l'energia sono un diritto dei popoli. L'acqua deve essere fonte di vita e non di morte.
Relazione sul Workshop sull'acqua
Dina Rauf (Egitto)
- l'acqua come diritto dei popoli e non come merce - garantire l'accesso all'acqua - lotta contro la privatizzazione dell'acqua - riciclare l'acqua che può essere utilizzata in agricoltura - le decisioni sull'acqua devono essere adottate da chi la usa - uguale distribuzione delle risorse idriche - lotta per recuperare i metodi tradizionali di gestione dell'acqua - preservare l'acqua e le altre risorse naturali per le generazioni future
RISORSE GENETICHE
Mohammed Nourredine (Indonesia) Quali sono i vantaggi delle risorse genetiche? Il governo dell'Indonesia ha introdotto la produzione del cotone BT, un particolare tipo di cotone geneticamente modificato, nel Sulawesi orientale con la promessa di un aumento di produttività e la totale mancanza di effetti negativi sull'ambiente. Cosa è accaduto 10 mesi dopo? Le promesse non sono state mantenute. La produzione non è aumentata e si sono sviluppati nuovi parassiti. Gli OGM non saranno mai una buona soluzione per i contadini.
PESCA
George Owletuck
La sopravvivenza dei nativi dell'Alaska è strettamente legata alla salute dell'oceano. Oggi in Alaska le navi per la pesca industriale pescano tutto il pesce. Per i nativi la pesca ha una parte spirituale. La danza e i tamburi accompagnano la pesca. Il valore sociale rafforza l' attaccamento alle risorse naturali. In Alaska i nativi vivono in armonia con il mare. La loro sopravvivenza dipende soprattutto dal salmone. Le popolazioni di salmoni si stanno riducendo a causa della pesca eccessiva. Bisogna sostenere sistemi che rispettino l'equilibrio della natura. I nativi sono parte integrante dell'ecosistema dell'oceano.
Jaquab Rai
Pone l'attenzione sui consumi eccessivi di pesce da parte dei consumatori del Nord. Per soddisfare i bisogni dei paesi occidentali c'è bisogno di produrre sempre più pesce. Per questo, il governo indiano ha imposto ai piccoli pescatori di impiantare l'acquacoltura industriale. Ciò ha portato alla totale distruzione del sistema di mangrovie che protegge le coste indiane. Oggi 3,5 milioni di tonnellate di pesce sono prodotte da questa industria. Pertanto i consumatori occidentali devono ridurre il loro consumo e passare da 39 kg di pesce a persona per anno a 13 kg.
J.C. Cardenas (Cile)
Il cile è uno dei piu' grandi produttori di pesce nel mondo. Il 22% della sua popolazione è occupato nella pesca. Ma il mercato è nelle mani di Stati Uniti, Unione Europea e Giappone che consumano circa il 50% delle risorse dell'oceano. Questi stati premono per espandere l'acquacoltura industriale. Il loro obiettivo è l'eliminazione della pesca tradizionale. In Cile il governo permette alle multinazionali di accedere gratuitamente alle risorse idriche. Stiamo creando un'alleanza con le comunità costiere di tutto il mondo per opporci a questo progetto.
Luisa Pinada (Cile)
Ha parlato del punto di vista delle donne sulla pesca in Cile. Cosa fanno le donne? Combattono per evitare la privatizzazione delle risorse. Limitare l'accesso all'acqua e alle risorse naturali significa impedire ai piccoli pescatori di mantenere le proprie famiglie. Le donne in Cile si sono associate per lottare contro la distruzione della flora e della fauna. Senza risorse naturali non possono sopravvivere.
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