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http://italy.indymedia.org/news/2005/07/833047.php Nascondi i commenti.

Emergenza, come al solito: post dinamico
by IMC Italy Wednesday, Jul. 13, 2005 at 10:50 AM mail:

Post dedicato a raccogliere i contributi e i commenti alla ftr.

Il fiasco delle leggi anti-terrorismo inglesi sembrava abbastanza lampante, dopo le bombe del 7/7 esplose 5 mesi dopo la loro introduzione. Eppure, il governo italiano torna alla carica con l'innovativa proposta della legislazione di emergenza: espulsioni facili e maggiori poteri alla polizia, tanto per cambiare. E, tanto per cambiare, gli eredi del PCI appoggiano questa nuova "linea della fermezza", come gia' avvenne per l'"emergenza" degli anni Settanta, quando anche il PCI votava contro l'abrogazione della legge Reale. Anche le nuove misure anti-terrorismo, infatti, mettono d'accordo tutti nella repressione dell'immigrazione e del dissenso: dal fascista che vorrebbero una societa' piu' pura e sicura, all'imprenditore perbene che vuole lavoratori piu' docili e ricattabili, con le buone di un permesso di soggiorno o con le cattive di un Tonfa.

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Info....
by x Admin Wednesday, Jul. 13, 2005 at 10:56 AM mail:

MA NON METTETE PIU' I POST DINAMICI IN COLONNA CENTRALE ?

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Le modifiche proposte da Pisanu
by dal corriere Wednesday, Jul. 13, 2005 at 11:02 AM mail:

Il ministro: «Niente leggi speciali, ma limitati ritocchi normativi». Schede dei cellulari nominative, fermo di polizia giudiziaria esteso a 24 ore, quattro modifiche al codice penale.


No alle leggi eccezionali, spazio alle «limitate modifiche o mirati adattamenti degli istituti in vigore che lascerebbero intatto il quadro delle garanzie previste dal nostro ordinamento giuridico e costituzionale». Queste le parole del ministro dell'Interno di Giuseppe Pisanu, che ha proposto di «estendere alle attività antiterrorismo istituti quali i colloqui investigativi, oggi espressamente previsti solo per la criminalità organizzata». Pisanu ha poi parlato anche del già anticipato «permesso di soggiorno per motivi investigativi, che attualmente è consentito solo per la tratta di esseri umani». Ugualmente auspicabile - ha aggiunto - è l'unificazione della disciplina per le procedure di identificazione personale, portando a ventiquattro ore anche il fermo di polizia giudiziaria.
Allo studio anche diverse ipotesi di intervento sul codice penale. In particolare si tratterebbe di:

1) equiparare il falso in documenti di identificazione a quello su atti destinati alla pubblica fede;
2) estendere alle false dichiarazioni fatte alla polizia giudiziaria le più gravi sanzioni oggi previste per le dichiarazioni davanti al Giudice;
3) estendere l'arresto obbligatorio in flagranza a tutti i delitti commessi per finalità di terrorismo internazionale, ivi compreso il possesso di documenti falsi, da intendersi quale indizio del pericolo di fuga;
4) sagomare meglio l'articolo 270 bis, in modo da poter colpire anche organizzazioni terroristiche internazionali che, come le singole maglie della rete di Al Qaeda, presentano strutturate labili, gerarchie incerte e programmi sfuggenti.
Infine, tra le proposte di Pisanu, anche l'introduzione della nominatività delle schede di telefonia mobile, così da realizzare un archivio degli utilizzatori, come si fece nel 1978 per l'utilizzo delle abitazioni immobili.

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STRAGI DI STATO, FESTE DEL DOMINIO...
by Comidad NA- Wednesday, Jul. 13, 2005 at 11:03 AM mail:

Stragi di Stato, feste del Dominio

Se, com'è certo, anche in questa strage londinese c’è la mano dei servizi segreti, Blair ha giocato la sua parte meglio di Aznar. Nessun tentennamento infatti nell'attribuire gli attentati agli islamici; nessuna ipotesi è stata minimamente avanzata sulla possibilità che fosse l'IRA ad averli organizzati. Forse stavolta hanno fornito l'attentato insieme alle "istruzioni per l'uso". Oppure, più semplicemente, Blair era più direttamente informato, dato che, con tutta probabilità, sono i servizi segreti anglo-americani congiunti a compiere questi attentati.
I media britannici avevano così tanta fretta di attribuire gli attentati, da accreditare subito una rivendicazione talmente fasulla da essere stata quasi immediatamente smascherata dalle emittenti arabe: grossolani errori grammaticali, citazioni dal Corano assolutamente inesatte. Ma anche con una rivendicazione fasulla, secondo gli investigatori questo tipo di attentato può essere solo opera di Al Qaeda.
Ma intanto è cominciata la grande festa allucinatoria del controllo: grande sfoggio di cani poliziotto, controlli triplicati alle frontiere ed agli aeroporti, giubbotti antiproiettile, obiettivi sensibili sotto stretta sorveglianza, livello di allerta che negli USA ha raggiunto la soglia arancio, livello immediatamente precedente quello massimo, poliziotti armati fino ai denti, carabinieri in motocicletta che partono rombando (per dove?). La TV ci informa: ormai nessuno può più sentirsi al sicuro; quindi tutti i cittadini in fila per due, allineati e coperti.
Non c’è dubbio che, mai come in questo caso, tra la cosiddetta “gente” circolino parecchi dubbi a proposito dell’attribuzione islamica dell’attentato. Bush è apparso troppo fortunato: invece di doversi difendere sulla questione dell’effetto serra e sul debito dei paesi poveri, è potuto uscire trionfatore dal G8 grazie a questa strage.
Allo stesso modo, era apparso sin troppo provvidenziale per gli USA l'arrivo di questo nemico "fondamentalista islamico", utile a ricompattare l'Occidente sotto la leadership statunitense dopo che la fine dell'impero sovietico rischiava di indebolirla.
Eppure la comunicazione ufficiale non ha lasciato filtrare nessuna informazione o opinione contraria.
Come ha dimostrato anche l’esperienza dell’astensionismo di sinistra all’ultimo referendum, ormai esiste un’area di opinione totalmente ammutolita, di cui non traspare nessuna traccia nella comunicazione ufficiale.
Siamo di fronte a una vera e propria militarizzazione del sistema informativo, il che costituisce di per sé una prova della falsità delle notizie fornite.
Come al solito, altrettanto importante del controllo della comunicazione ufficiale, è risultato per il Dominio controllare la comunicazione “antagonistica” e “alternativa”. Ne è una riprova il comunicato degli anarchici britannici, i quali non avanzano nessuna riserva riguardo alla versione ufficiale sull’attentato fornita dal governo britannico.

Comidad, Napoli 11 luglio 2005

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Insulti al gip Forleo che a Milano blocca la polizia violenta.
by Dal manifesto Wednesday, Jul. 13, 2005 at 11:19 AM mail:

Insulti al gip Forleo che a Milano blocca la polizia violenta.

E ci voleva la cittadina Clementina Forleo - il giudice che rispettando la legge lo scorso inverno liberò l'ennesimo terrorista islamico inventato dalla Procura di Milano - per dimostrare che i controllori dei mezzi pubblici, muscolarmente coadiuvati dai vigili urbani e quando serve anche dai poliziotti, ogni giorno maltrattano gli stranieri senza biglietto del tram (quelli col biglietto vengono trattati ugualmente male, ma almeno non finiscono in questura). Questa volta è capitato a un egiziano di 45 anni, irregolare (forse). L'episodio di cui è stata testimone il magistrato è accaduto venerdì, ma le polemiche non si sono ancora spente visto che si tratta pur sempre del giudice che a suo tempo fece «vomitare» paladini del diritto quali l'ex ministro Gasparri, i leghisti e il governo Berlusconi al completo. In via Durini, centro città, racconta Forleo, «sarei intervenuta anche se fosse stato un italiano, l'ho visto inseguito dagli uomini di quattro pattuglie, preso, scaraventato a terra e portato via: a quel punto ho sentito il bisogno, come cittadino, di intervenire per le modalità che mi sembravano sproporzionate e violente». Quindi, prosegue, «quando si sono accorti che ero un magistrato ho spiegato che spesso capita che arrivino procedimenti per resistenza a pubblico ufficiale, e che quindi volevo testimoniare a favore di questa persona, casomai gli fosse contestato qualche reato». Figuratevi i poliziotti, resi ancora più forti dalle persone che li applaudivano, «fatti i fatti tuoi».

A difendere i suoi uomini, prestando il destro all'inevitabile attacco alla magistratura da parte dei soliti noti, ieri ci ha pensato Agostino Marnati, segretario del sindacato di polizia Uilps. Secondo lui «l'intervento degli agenti è stato ineccepibile, mentre la Forleo ha usato addirittura toni isterici». A supporto di questa versione, ha voluto dire la sua anche l'europarlamentare leghista Mario Borghezio, opportunamente sguinzagliato in conferenza stampa: «E' stata un'ingerenza in salsa buonista di una magistrato che ha già dimostrato la sua insulsaggine giuridica, il gip Forleo è una vergogna per Milano». Parole definite deplorevoli dal gip di Milano Fabio Paparella, «le ho detto di farsi coraggio e che purtroppo siamo sotto attacco per il lavoro che facciamo», e folli dai Verdi Fiorello Cortiana (senatore) e Carlo Monguzzi (consigliere regionale lombardo), «Forleo ha fatto benissimo a intervenire: un extracomunitario, anche se in una giornata di particolare tensione e anche se sospettato di aver commesso qualche reato, deve essere trattato come un cittadino di questa Repubblica». Sta con Clementina Forleo anche Franco Cecconi, ex giudice del lavoro impegnato allo sportello giuridico del carcere di Bollate: «Sono sconvolto perché per un mancato pagamento di un biglietto una persona è stata arrestata con queste modalità, mi domando che momento stiamo passando, che civiltà è questa?»

A proposito, e l'egiziano, o «islamico», malmenato? Niente. Il pubblico ministero di turno ha già respinto l'arresto. Qualche schiaffo sì, è normale - e non si sconvolge nessuno - ma, per ora, un biglietto non timbrato non è ancora sufficiente per finire in galera, almeno non quando un magistrato che non si fa i fatti suoi passa di lì per caso. «Lo rifarei mille volte, perché disprezzo la violenza in tutte le sue forme, soprattutto quando compiuta da forze dell'ordine».


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ecco cosa ci aspetta
by bbc Wednesday, Jul. 13, 2005 at 11:27 AM mail:

ecco cosa ci aspetta: (fonte bbc)


# oubling to 24 hours the time suspects can be kept in custody without charge

# interrogating suspects without lawyers present

# strengthening of measures to prevent terrorists from financing their operations

# increasing penalties for carrying false documents

# compiling lists of mobile phone users to help police investigating suspected terrorist crime

# monitoring more closely immigrants from outside the EU who are already the subject of criminal investigations. Those considered a threat to public order or state security will be summarily expelled.

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La Forleo
by luca Wednesday, Jul. 13, 2005 at 11:30 AM mail:

Perchè la Forleo non si porta a casa sua questi bravi extracomunitari? Ma lo sapete che cazzo scrivete? Se lo hanno preso di forza è perchè non voleva dare i documenti ed ha cercato di scappare, non perchè era marocchino. La finite di sparare cazzate? E' per colpa di questi insulsi magistrati che fior di delinquenti stranieri sono in giro.

Se proprio questa Paladina dei delinquenti, vuol provare lo faccia. Salga sul tram senza biglietto, scappi e poi vede che sarà trattata esattamente come quel marocchino. la scena l'ho vista anch'io...e qui avete scritto una mare di minchiate.

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Leggi speciali '75-'82
by info Wednesday, Jul. 13, 2005 at 11:32 AM mail:

Legge Cossiga e altre nefandezze


Re: "Il mio popolo è felice! Come vedete, sorridono tutti. Se qualcuno non sorride, lo sbatto nelle segrete". Rivolto a un contadino sorridente: "Ehi, tu". Contadino sorridente: "Dite a me, maestà?". Re: "Portatelo nelle segrete!" (il contadino è subito trascinato via). Straniero sbigottito: "Altezza, non riesco a capire: quel contadino stava sorridendo". Re: "Già, ma adesso non sorride più. Preferisco prevenire il crimine piuttosto che attendere che venga commesso!". Sembrano "veline sceneggiate" di Cossiga ai suoi solerti subalterni. Oppure una realistica rappresentazione di Radio Alice di questo stato autorevolmente autorevole, dei suoi sospettosissimi e nervosi funzionari e delle loro dure lotte contro i cattivi pensieri della gente. Invece si trova nel settimanale, edito da Mondadori (n.1129, 17 luglio 1977) Topolino. Che sia l'ultima voce libera?
Giuliano Spazzali, Italiani, perché non dovremmo...?, "Lotta continua", 23/8/1977

Parlando di lotta al "terrorismo", è inevitabile soffermarsi sul mandato speciale conferito al generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ma sarebbe difficile farne capire la portata e la gravità senza parlare dei servizi segreti e della loro riorganizzazione.
Come molte altre materie (carcere, interrogatorio di polizia, intercettazioni telefoniche...), anche l'organizzazione dei servizi di sicurezza conosce una "riforma" a cui segue di pochissimo una controriforma che ne contraddice, invalida o addirittura ribalta gli enunciati. In realtà si dovrebbe parlare di una contemporaneità dei due processi, quindi di un'unica "controriforma" nell'accezione suggerita da Italo Mereu, cioè stante a indicare

non... "chi è contrario a una riforma", ma... "chi vuol cambiare molto perché tutto resti come prima" ...chi vuol dare, cioè, una veste diversa (o anche nuova) a parte della istituzione, ma lasciarne intatta la struttura portante [...] normativa rinnegante. Intendiamo con questo sintagma quel metodo mediante il quale il legislatore pone nello stesso contesto normativo (o in testi diversi) due principi fra loro opposti e contrastanti, lasciando a chi detiene il potere la possibilità di valersi dell'uno e dell'altro. È l'incertezza giuridica ridotta in forma di legge; è l'arbitrio codificato e reso legale. (Italo Mereu, Storia dell'intolleranza in Europa, Bompiani, IIIa ediz., Milano 1995, p.5)

Dopo Piazza Fontana, da più parti si denuncia la strategia della tensione e si scoprono i mille e mille casi di "deviazione" di Sifar e Sid da quella che era teoricamente la loro sfera di competenza, cioè il controspionaggio militare: complicità nelle stragi e nei tentativi di golpe, spionaggio anti-operaio, rapporti organici con mafia e trafficanti d'armi, ratfucking a favore dei partiti governativi etc. Più tardi si scopriranno le collusioni con la P2, Stay Behind etc.
Ovviamente i servizi segreti, lungi dall'essere "deviati", hanno sempre fatto ciò per cui li si è istituiti: spiare e provocare i dissenzienti, svolgendo mansioni di polizia politica occulta. Ma tant'è: con la legge n.801 del 24/10/1977 si disciplina ex novo l'intera materia dei servizi di sicurezza e del segreto di stato. Può far sorridere descrivere quella "riforma" dei servizi oggi che sappiamo dei vari Gelli, Sindona, Pazienza, Broccoletti, Malpica, stragi, Falange Armata, Uno bianca, fondi neri, giallo dell'Olgiata. Ma non si tratta solo del senno di poi: bastava quello di prima.
In sostanza, al vecchio Sid subentrano tre nuovi organismi dipendenti da un comitato interministeriale presso la presidenza del consiglio: si tratta del Sismi (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare), del Sisde (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica) e del Cesis (Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e Sicurezza).
Il terzo coordinerà i rapporti tra i primi due e con la presidenza del consiglio. La presidenza del consiglio dovrà rendere conto al parlamento dell'attività dei servizi, tramite un rapporto semestrale. A sua volta, il parlamento nominerà un comitato di controllo ("costituito da quattro deputati e quattro senatori nominati dai presidenti dei due rami del parlamento sulla base del criterio di proporzionalità"). Il comitato parlamentare potrà formulare proposte e chiedere al governo informazioni sulle attività dei servizi; a tali richieste il governo potrà opporre il segreto di stato, "con sintetica motivazione". Se il comitato riterrà infondata tale motivazione, lo riferirà alle camere, che comunque non potranno obbligare il governo a passare le informazioni richieste. Inoltre, "i componenti del Comitato parlamentare sono vincolati al segreto relativamente alle informazioni acquisite e alle proposte e ai rilievi formulati [...] Gli atti del comitato sono coperti dal segreto".
Si vede bene, dipanando la trama di questa pochade, che i servizi non vengono sottoposti ad alcun reale controllo: ammesso e non concesso che il parlamento conti qualcosa, i citati "criteri di proporzionalità" escludono dal comitato di controllo le forze politiche minori (ergo l'opposizione di estrema sinistra, proprio quella che più avrebbe da temere dall'attività dei servizi). Inoltre, il comitato non ha accesso ad altre informazioni che non siano quelle fornitegli dal governo, che non spartisce con nessuno il proprio potere sui servizi di sicurezza. Dulcis in fundo, la legge 801 non prevede nemmeno che il comitato sia informato degli stanziamenti di bilancio. Non c'è che dire, i cittadini sono davvero garantiti, praticamente in una botte di ferro!
Per quanto riguarda il segreto di stato, la 801 lo prevede per tutti "gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recar danno alla integrità dello stato democratico... alla difesa delle istituzioni... alla preparazione e alla difesa militare dello stato". I pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati del pubblico servizio "hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su quanto coperto dal segreto di stato". Ricordiamo che il segreto di stato ha già coperto alcune delle più gravi vicende della storia italiana, come lo scandalo Sifar, la strage di Piazza Fontana, il golpe Borghese etc.
Il 31/1/1978 il ministro dell'interno Cossiga (che si dimetterà dopo il ritrovamento del cadavere di Moro) emana un decreto col quale istituisce l'Ucigos (Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali), a cui compete la raccolta di informazioni "necessarie per il ristabilimento dell'ordine pubblico", per la prevenzione dei reati di terrorismo e contro la sicurezza dello stato, per le esigenze operative del ministero dell'interno e delle prefetture. La motivazione è che Sismi e Sisde non saranno operativi prima di qualche anno, mentre la lotta al terrorismo necessita di interventi immediati. Sospendiamo per un attimo il giudizio e arriviamo finalmente a Dalla Chiesa, che nel frattempo è diventato il responsabile del circuito delle carceri speciali (cfr. prossimo capitolo).
Il 30/8/1978 il nuovo ministro dell'interno Virginio Rognoni (Dc) emana un decreto segreto. Per un anno, nonostante le molte richieste, il testo non verrà comunicato al parlamento, né pubblicato sulla "Gazzetta ufficiale", né tantomeno trasmesso ai media. Perché tanta riservatezza? Qual è il suo contenuto? Eccolo:

Considerata la necessità di rendere più incisiva la lotta al terrorismo eversivo... il Generale di divisione dell'Arma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa - fermo restando l'incarico conferitogli [...] concernente il coordinamente del servizio di sicurezza degli istituti penitenziari - è posto a disposizione del Ministro dell'Interno, per la durata di un anno a decorrere dal 10 settembre 1978, per l'espletamento, ai fini della lotta contro il terrorismo, delle funzioni di coordinamento e di cooperazione di cui alle premesse, limitatamente alle attività degli operatori di polizia appositamente prescelti dal Ministro suddetto su proposta delle Amministrazioni interessate [...]

Con quest'ennesimo "decreto anti-terrorismo" e con l'istituzione dell'Ucigos si rendono inefficaci le pochissime garanzie contenute nella riforma dei servizi. Quest'ultima, all'art.10, stabiliva che "nessuna attività comunque idonea per l'informazione e la sicurezza può essere svolta al di fuori degli strumenti della modalità, delle competenze e dei fini previsti dalla presente legge", ma lo stato fa di tutto per mantenere una zona franca al di fuori della legge, nella quale possano proseguire, indisturbatissime, le vecchie pratiche. È il trionfo della normativa rinnegante, e se ne vedranno le conseguenze.
Intanto, Dalla Chiesa diventa una sorta di "regio commissario", di supremo super-poliziotto a cui tutte le forze dell'ordine devono prestare la massima collaborazione. Il testo del "decreto occulto" verrà reso noto solo nell'agosto 1979, e il mandato speciale a Dalla Chiesa sarà prorogato di un altro anno.

Veniamo ora alla cosiddetta "legge Cossiga" del febbraio 1980, e descriviamola con le parole di Amnesty International:

...Amnesty International ritiene preoccupante che il 15 dicembre 1979 il governo abbia emanato un nuovo decreto-legge sulle "misure urgenti per la protezione dell'ordine democratico e per la pubblica sicurezza". Con poche modifiche, il decreto-legge è stato approvato dalla Camera dei Deputati e dal Senato, ed è divenuto la legge n.15 del 6 febbraio 1980.
Sono di particolare interesse quattro articoli: l'art.3 introduce un nuovo reato, la "associazione a fini di terrorismo e distruzione dell'ordine democratico", che diventa l'art. 270bis del Codice Penale e prevede condanne sostanziali, dai quattro agli otto anni per chi partecipi ad atti di terrorismo e dai sette ai quindici anni per chi li organizzi. Questo in aggiunta alle condanne previste dall'art.270, associazione sovversiva.
L'art. 6 è una norma straordinaria, che rimarrà in vigore per un anno. Esso autorizza il fermo di polizia di individui sospettati di essere in procinto di commettere il reato di cui al summenzionato art.305 o all'art.416 del Codice Penale. Il fermato può essere perquisito e trattenuto in una stazione di polizia per 48 ore; il Procuratore della Repubblica deve esserne immediatamente informato, e ci sono altre 48 ore a disposizione per giustificare il fermo.
L'art.9 estende i poteri di perquisizione, e la permette per causa d'urgenza anche senza il mandato del magistrato competente. Il Procuratore della Repubblica dev'esserne informato senza ritardi.
L'art.10, in casi riguardanti il terrorismo, estende di un terzo il periodo massimo di carcerazione preventiva ad ogni fase di giudizio. Questo significa che la procedura può, nei casi più estremi, avere una durata legale di 10 anni e otto mesi.
È parere di Amnesty International che queste nuove misure, pur legali di per sé, rappresentino una diminuzione dei diritti dei cittadini, soprattutto perché la legislazione già vigente dava poteri sufficientemente ampi alla polizia e alla magistratura. Oggi sono permessi ulteriori ritardi per il rinvio a giudizio in un paese già ben noto per i suoi lunghi processi. Ciò rappresenta anche una notevole riduzione del valore del diritto, previsto nell'art.25, di appelli individuali contro la violazione della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Tali appelli sono ammessi solo qualora siano risultate vane tutte le garanzie nazionali. (Amnesty International Report 1980, pp.279-281, traduzione nostra)

La Legge Cossiga rappresenta l'ulteriore incrudelimento repressivo, in un quadro politico-giudiziario già devastato. Sull'introduzione temporanea del fermo di polizia, ecco la spiegazione dell'allora ministro degli interni Virginio Rognoni (Dc):

Le forze dell'ordine la richiedevano e un'attenzione particolare per coloro che erano più esposti era assolutamente dovuta. Inoltre era difficile trascurare anche uno solo dei tanti mezzi di lotta che potevano apparire efficaci [...] una lettura, corretta e prudente insieme, di quella stagione politica portava a riconoscere come tendenza di fondo che la solidarietà e il bisogno di sicurezza erano prevalenti ad ogni altra domanda. Io non mi stancavo di ripetere ad ogni occasione che le libertà e le garanzie dell'individuo erano fuori discussione, ma che era necessaria una forte autodisciplina [...] Erano tempi in cui... non si doveva vedere, in occasione di atti terroristici, il cittadino come vessato da controlli di polizia, ma il cittadino pronto a collaborare con la polizia per un preminente dovere di solidarietà. (V. Rognoni, Intervista sul terrorismo, Laterza, Bari 1988, pp.77-78)

La legge Cossiga introduce anche sconti di pena per i "terroristi" che scelgano di collaborare con la giustizia. È la prima legge speciale sul pentitismo a inserirsi nell'ordinamento giuridico italiano, producendo uno sconcertante effetto-domino.
Ma soprattutto, la Legge Cossiga completa e corona la legislazione d'emergenza con un elemento di tautologica, spettacolare perversione: come vent'anni dopo, nella società del digitale, si creeranno reati ex novo aggiungendo a quelli già esistenti l'attributo "telematico", così l'art. 270bis del Codice Penale - tramite l'aggiunta del sostantivo "terrorismo" - crea un reato che, a rigore, sarebbe già previsto dal 270:

Art.270 del Codice Penale (Associazioni sovversive):
Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni.
Alla stessa pena soggiace chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni aventi per fine la soppressione violenta di ogni ordinamento politico e giuridico della società.
Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Le pene sono aumentate per coloro che ricostituiscono, anche sotto falso nome o forma simulata, le associazioni predette, delle quali sia stato ordinato lo scioglimento.

Art.270bis (Associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico):
Chiunque promuove, costituisce, organizza e dirige associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con fini di eversione dell'ordine democratico è punito con la reclusione da 7 a 15 anni.
Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da quattro o otto anni.

L'evidente scopo di tale inserimento è la guerra psicologica totale attraverso la spettacolarizzazione del reato associativo: si addita il nemico pubblico, si scatena l'allarmismo e si estende il controllo sociale su chiunque rifiuti l'ideologia dominante.
Si tratta della puntuale traduzione legislativa di un ragionamento esposto nella cosiddetta "Carta di Cadenabbia". A Cadenabbia (CO) si è da poco svolto un convegno dei magistrati titolari delle principali inchieste sul terrorismo. Nel loro documento finale c'è un paragrafo intitolato "Tentativo di definizione giuridica della fattispecie terroristica":

[il fine terroristico] è al di là dello scopo immediatamente perseguito dall'agente (omicidio, danneggiamento, ecc.); è un fine ulteriore rispetto ad esso, consistente, appunto, nello stabilimento del terrore presso individui, gruppi o la collettività medesima ed a sua volta è strumentale rispetto al fine ultimo (costituito dall'auspicata realizzazione di determinati programmi politici, sociali, ecc.). Si è così ritenuto di poter inquadrare gli atti di terrorismo nella categoria dei reati a forma libera, caratterizzati da uno specifico dolo [...] che offre l'elemento unificatore e l'essenza dei delitti terroristici. (cit. in: R. Canosa - A. Santosuosso, "Il processo politico in Italia", Critica del Diritto n.23-24, Nuove Edizioni Operaie, Roma, ottobre 1981 - marzo 1982, p.17)

Insomma, gli atti concreti non sono importanti, ciò che conta è individuare il fine ultimo, quindi stabilire nessi logici, interpretare la personalità e le convinzioni delle persone sospette, sì da rinvenire la "fattispecie terroristica". Poiché la già citata legge n.534 dell'8/8/77 permette di stralciare anche i reati collegati tra loro, diviene possibile costruire un'accusa prescindendo totalmente dagli atti concreti, che tanto verranno giudicati in altri processi (forse), e concentrandosi solamente sul reato associativo, che spesso è solo l'ingigantimento di un presunto reato d'opinione[1].
Pochi mesi prima della legge Cossiga, i giudici dello "spezzone romano" dell'inchiesta 7 Aprile hanno dichiarato al "Corriere della sera", 27/5/1979 (corsivo nostro):

Stiamo cercando di ricostruire il percorso ideologico che ha portato l'imputato a commettere i gravissimi reati di cui è accusato... L'imputato non si è ancora reso conto di questo e continua ad attendersi che gli venga contestato un fatto preciso.

"Caccia alle streghe" e "inquisizione" sono forse espressioni abusate e sclerotizzate, ma è innegabile che con l'emergenza si sia tornati al Sant'Uffizio (cfr. cap.4).
Un altro grave elemento di anticostituzionalità della legge Cossiga è il suo imporsi come retroattiva, in contrasto con la Costituzione (art.25, comma 2: "Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso"). Difatti, l'art.11 della legge ordina di applicare le nuove norme sul carcere preventivo "anche ai procedimenti in corso alla data dell'entrata in vigore del presente decreto".

Grazie al pacchetto delle leggi anti-terrorismo e al "capolavoro" che le implementa, i reati associativi diventano le pietre angolari di tutto l'edificio repressivo italiano. Non è un caso che si tratti dei reati che porrebbero più problemi di costituzionalità, dal momento che all'art.27, comma 1, la Costituzione recita: "La responsabilità penale è personale.".
Tra l'altro, nel campo del reato associativo è quasi impossibile stabilire la responsabilità di qualcuno sulla base di una normale indagine di polizia giudiziaria, senza, cioè, l'intervento dei "pentiti": costoro rappresentano quasi sempre l'unico strumento che hanno in mano gli inquirenti per poter provare la colpevolezza dell 'indagato. Da qui l'importanza che viene data alle loro deposizioni, anche quando queste non siano corroborate da nessuna prova e siano palesemente calunniose. La pentitocrazia che invaliderà le innovazioni del nuovo codice di procedura penale (parità tra accusa e difesa, terzietà del giudice, primato del dibattimento sull'istruttoria, etc.) si afferma grazie al peso che viene dato al reato associativo.
In teoria l'associazione sovversiva è un reato "a consumazione anticipata", da punire in itinere, prima cioè che il bene venga effettivamente danneggiato. Le "associazioni sovversive" sono caratterizzate dalla volontà degli associati di un effettivo uso della violenza e di una turbativa dell'ordine costituzionale. Sono quindi illecite già nello stadio della programmazione dei reati, anche se non si è nemmeno tentato di compierli. La "soglia di punibilità" retrocede sulla base di "ipotesi criminose aperte" o addirittura libere. Con l'aggravante della "finalità di terrorismo", tali ipotesi vengono ulteriormente espanse, fino all'arbitrio assoluto degli inquirenti e dei giudici, autorizzati dal potere politico a fare come credono, e a retrocedere la soglia di punibilità alla manifestazione del pensiero e addirittura al pensiero stesso.
L'unico modo per stabilire se propositi antagonisti anche parzialmente espressi siano in realtà atti preparatori alla consumazione di un reato è ampliare a dismisura l'area dell'analisi, ricostruire ad usum accusae il contesto storico in cui quelle opinioni sono state espresse. "Chiari" indizi di antidemocraticità e di ribellione alla Costituzione saranno, ad esempio, il rifiuto della politica istituzionale e delle tradizionali rappresentanze sindacali; per dirla con Antonio Bevere:

Da una giustizia mirante all'accertamento della lesione di un bene si può passare a quella mirante all'accertamento della violazione di un dovere politico di fedeltà [...] Un altro degli effetti è [l']ampliamento dell'area della rilevanza penale di comportamenti in sé leciti. Tale rilevanza viene attribuita a causa del valore sintomatico in essi individuato dal giudice [...] E' proprio lo stato d'animo, il pensiero nascosto e non espresso, la interna disobbedienza che divengono oggetto di indagine, in quanto è all'accertamento di essi che il giudice tende a risalire Ecco che in processi di questi ultimi anni sono sottoposti al vaglio del giudice penale comportamenti quali la creazione di un collettivo di lavoratori contrapposto al sindacato, l'organizzazione dei seminari autogestiti, la collaborazione, mediante un articolo dal contenuto lecito, a un periodico riconducibile ad una struttura associativa ritenuta illecita; l'intervento in un'assemblea universitaria, e, in genere, rapporti interpersonali manifestatisi attraverso scambi di documenti politici, lettere, telefonate, ecc., tutti dal contenuto penalmente irrilevante. (A. Bevere, "Processo penale e delitto politico, ovvero della moltiplicazione e dell'anticipazione delle pene", in Critica del diritto n.29-30, Sapere 2000, aprile-settembre 1983, pp.62-69)

Il reato associativo è un reato d'opinione all'ennesima potenza, un reato a consumazione virtuale.
Ciò porta alla "lievitazione" dei capi d'accusa: da fatti specifici attribuiti a singole persone si risale, per induzione, a una presunta struttura organizzativa; chiunque abbia avuto rapporto politici con gli inquisiti di partenza viene inserito in tale struttura, e considerato colpevole di qualunque reato ad essa attribuito, in concorso con tutti gli altri inquisiti. Di più: ciascun imputato viene collocato ai vertici dell'ipotetica Organizzazione, descritto come un capo, un "leader storico", un "mandante" (cfr. il "Teorema Calogero", cap.6). Non esistono più i cosiddetti "reati intermedi" come il favoreggiamento: si verifica una traslazione della responsabilità, la spirale accusatoria porta in galera sempre più "capi" (la cui "pericolosità" è il pretesto per una lunga carcerazione preventiva) e l'O. - come i ragazzi della via Paal - diventa una banda armata di soli generali e al massimo un sottufficiale, il povero Nemecsek. L'O. è ormai una cellula cancerosa, produce una metastasi di mandati di cattura, requisitorie, sentenze-ordinanze, ma soprattutto di falsi scoop e veline.
Tutto questo è indiscutibilmente anti-costituzionale, ma in questi anni la Corte costituzionale sospende il proprio sindacato di legittimità sulle leggi anti-terrorismo, emettendo sentenze come quella n.15/1982, in cui si parla della "necessità di tutelare l'ordine democratico" e si dice che "vista la situazione d'emergenza", "il governo e il parlamento hanno il dovere indeclinabile di adottare un'apposita legislazione" e il diritto "di non ritenersi strettamente vincolati alla Costituzione".



NOTE

1. Nel 1981 il giudice istruttore Palombarini, che durante l'inchiesta 7 Aprile fu il bastone garantista tra le ruote del Pm Calogero (e per questo fu quasi accusato di "fiancheggiare" i "terroristi"), dedicò all'art. 270 ben 69 pagine della sentenza-ordinanza che, ridimensionando le ipotesi accusatorie, fece saltare il Teorema Calogero (cfr. cap. 6). Riassumiamo qui le sue argomentazioni:
L'art.270 c.p. non è incostituzionale, a condizione che esso venga applicato solo per la repressione di quelle associazioni che "si organizzano concretamente per mutare l'ordinamento costituito con mezzi violenti", quelle "la cui organizzazione sia sintomatica della volontà degli associati di un uso effettivo della violenza". Illecita non è l'associazione che si limiti alla propaganda, alla "predisposizione programmatica di tutte le iniziative ritenute funzionali alla futura rottura rivoluzionaria", bensì quella che ha come fine "immediato" la guerra civile, l'insurrezione o altri reati.
Elemento essenziale dell'associazione sovversiva è la stabilità del vincolo associativo, che la distingue dal semplice accordo; è necessario cioè che ci sia un'organizzazione "che in qualche misura corrisponda - per i mezzi predisposti, per la distribuzione dei compiti tra i singoli, e più in generale in termini di idoneità rispetto allo scopo - ai fini che si vogliono raggiungere". L'intenzione sovversiva non assume livello penale senza una organizzazione consistente, quanto a numero di militanti ed estensione territoriale. Essenziale è inoltre la "violenza", intesa come "ogni forma illecita di estrinsecazione di una energia fisica contro cose o persone"; occorre che l'organizzazione non si limiti alla propaganda, ma "miri a realizzazioni pratiche di un programma di azione violenta." (P. Petta, "I reati associativi e i giudici del '7 aprile", in Critica del Diritto n.23-24, cit., pp. 108-109)
Se non sussistono tali caratteristiche, concludiamo noi, ci troviamo di fronte alla persecuzione delle opinioni, e il ricorso all'art.270 dice molto di più sul progetto politico degli inquirenti che su quello dei presunti imputati.

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emergenza
by Blissett Wednesday, Jul. 13, 2005 at 1:14 PM mail:

"Chiamiamo emergenza una continua ridefinizione strumentale del nemico pubblico da parte dei poteri costituiti. Grazie all'emergenza, agli occhi della fantomatica opinione pubblica viene resa accettabile non solo la violazione, ma la vera e propria sospensione delle libertà formalmente sancite dalle Costituzioni e dalle Carte dei diritti umani. Accettabile? Di più: necessaria e auspicabile al fine di difendere la democrazia".

(Luther Blissett, da "Nemici dello Stato")

Pisanu sentenzia l'emergenza.
L'opposizione apprezza e batte le mani.

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intolleranza
by ottuso Wednesday, Jul. 13, 2005 at 1:19 PM mail:

sarò anche ottuso ma me pare che se uno muore non è bello......si critica da una parte ma dall'altra zitti.

come mai?

secondo voi bisogna lasciare che ci ammazzano?

siete veramente fascistelli ottusi!!!!!!!!!!!!!!!

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Forse qualche distinguo...l' Unione non è un partito
by Verdà Wednesday, Jul. 13, 2005 at 2:30 PM mail:

Prima di accusare genericamente a destra e soprattutto a manca, fate chiarezza e i dovuti distinguo!
Se i DS continuano a dirsi di (centro)sinistra e la Margherita di centro(sinistra), non vuol dire che la sinistra è d' accordo con la destra. Vuol dire che qualcuno qui ce marcia, ce sta a prova', insomma (a passa' de esse de sinistra). Vi propongo qualche link di riflessione, tanto per ricordarvi che se è vero che tra centrodestra e centrosinistra non ci sono molte differenze, esiste ancora una sinistra.

http://www.rifondazione.it/vm/cs/2005/0507111154.htm
http://www.rifondazione.it/vm/cs/2005/0507091245.htm
http://www.rifondazione.it/vm/cs/2005/0507081231.htm

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[BERTINOTTI] SI, A QUALCHE POLITICA REPRESSIVA....
by Intervista di Daria Gorodisky Wednesday, Jul. 13, 2005 at 3:37 PM mail:

Si possono usare anche politiche repressive, anche un po’ di legislazione di emergenza

L’INTERVISTA «Sì a qualche norma di emergenza, senza toccare i diritti» Bertinotti: sfruttiamo l’esperienza con le Br. Incrementare l’attività degli 007, si è dimostrata efficace. No alla superprocura
ROMA — Fausto Bertinotti, che effetto fa a Rifondazione comunista sentir parlare di leggi speciali, leggi di emergenza...?
«È sconsolante. È sbagliata la filosofia generale su cui poggia l’idea di vararle e sono fuorvianti i singoli punti. Di fronte alla spirale guerra- terrorismo e all’esposizione del mondo al rischio di aggressione e morte, la risposta "leggi di emergenza" è inefficace e giuridicamente regressiva».

L’alternativa?
«Certamente, non si possono ridurre le libertà dello stato di diritto. Né si può ricorrere a strumenti che istighino la popolazione a cercare nel vicino di casa la propaggine ultima del terrorismo, e che sollecitino la logica del sospetto. Piuttosto, bisogna combattere insieme guerra e terrorismo».

Intende dire che la guerra, nella fattispecie quella in Iraq, è la causa di attentati come quelli di Madrid o Londra?
«No, la guerra non genera meccanicamente il terrorismo. Il terrorismo è un soggetto politico autonomo che nasce per scelta strategica. Non esiste una causa che lo genera. Però, ci sono concause che lo alimentano: povertà, ingiustizia, oppressione, guerra... in particolare, quella immotivata, violenta e imperiale condotta appunto contro l’Iraq».

Per combattere miseria e ingiustizie ci vuole tempo,ma nel cuore delle città europee le bombe esplodono adesso. Che fare? «Bisogna evitare di fare tutto ciò che può alimentare il terrorismo. Non possiamo offrirgli acqua in cui navigare: perciò, niente guerra e nessun nuovo torto verso le popolazioni islamiche».

Crede che basterebbe?
«Il terrorismo va sconfitto politicamente. Io ho vissuto l’esperienza italiana, certo diversissima, delle Br. Credo che, come allora, si debba capire bene la natura del fenomeno e isolarlo. Mettiamo a frutto quello che abbiamo imparato, pensiamo a una lotta di massa, a ridurre il brodo di coltura del terrorismo. Si possono usare anche politiche repressive, anche un po’ di legislazione di emergenza: purché ciò avvenga sostanzialmente nello stato di diritto».

Scusi, ma che cosa significa «un po’» di legislazione di emergenza? Per esempio, su potenziamento dell’intelligence e rafforzamento dei controlli di telefoni, mail, ecc.: è d’accordo?
«L’intelligence italiana ha dimostrato una certa efficacia. Se il governo— sempre nei limiti dello stato di diritto—vuole incrementare questa attività, lo faccia... e non ci rompa».

E le misure premiali come quelle applicate ai pentiti?
«Non mi convincono: davvero una persona così interna alla spirale di violenza da essere pronto al suicidio sarebbe disponibile a scambi di quel tipo?»

Il blocco dei canali finanziari che nutrono i gruppi terroristi?
«Esiste già questa possibilità, se è provato il legame».

Espulsioni più facili?
«No».

Allora una superprocura?
«Già visto. E poi è davvero contraddittorio proporre un organismo del genere ma, contemporaneamente, volere una norma che blocchi la legittima carriera di un magistrato come Caselli».

I suoi alleati Ds e Margherita hanno offerto al governo collaborazione nella lotta al terrorismo. E Rifondazione? «Collaborare contro il terrorismo? Tutti dobbiamo farlo. Ma lo ripeto ancora una volta: combattiamo anche la guerra e rispettiamo lo stato di diritto. Anche Stefano Rodotà, che interpreta voci sicuramente non radicali, lo ha scritto».

Daria Gorodisky
12 luglio 2005

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Un popolo di schedati? Intervista esclusiva a Mauro Paissan, Garante della privacy
by L'informatore Wednesday, Jul. 13, 2005 at 5:02 PM mail:

di Salamandra

“Il Parlamento italiano si è pronunciato pochi mesi fa addirittura all’unanimità contro la conservazione dei dati di traffico telematico, e-mail e navigazione su internet.
C’era in discussione un decreto legge del governo che equiparava il traffico telematico a quello telefonico e questa equiparazione è saltata. Oggi, nel nostro paese c’è ancora una lunghissima conservazione di dati di traffico telefonico, fino a 4 anni, che non ha eguali in nessun paese del mondo, soprattutto in Europa: in Spagna è di 1 anno, in Francia pure, in Germania non c’è, se non quella legata alla fatturazione del servizio, cioè 6 mesi.
La conservazione dei dati e-mail è pericolosissima in tema di diritto e garanzie. Non c’entra il fatto che l’e-mail non verrebbe aperta, cioè letto il contenuto. Basta e avanza il fatto di sapere a chi io scrivo e da chi ricevo i messaggi!
E’ come, in pratica, venisse fatta la fotocopia di tutte le buste sia del destinatario sia del committente su tutte le lettere cartacee della corrispondenza.
A nessuno è mai venuto in mente questa idea balsana di schedare i destinatari e i mittenti delle lettere. Mentre adesso lo si propone per le e-mail!
Ancora più inaccettabile sarebbe la conservazione dei dati della navigazione in internet, cioè la visitazione dei siti. In questo modo ogni cittadini potrebbe essere schedato nei suoi gusti culturali, politici, sessuali, religiosi e così via.
Alla fine poi di queste valutazioni sta il fatto che avere a disposizione miliardi di dati, non aiuterebbe certo le indagini e l’efficacia della lotta al terrorismo. Troppi dati significa nessun dato. E nessun aiuto sostanziale alla sacrosanta lotta la terrorismo.”.




http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2236

Indirizzo web :http://www.edoneo.org/

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pessimo
by Hdd Wednesday, Jul. 13, 2005 at 10:00 PM mail:

E' veramente penoso il metodo fascista con cui si è riassunto e forzato il discorso politico di Bertinotti.

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Roma, rastrellamenti in zona esquilino
by antifa*roma Wednesday, Jul. 13, 2005 at 10:51 PM mail:

http://italy.indymedia.org/news/2005/07/833564.php

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i Terroristi in Italia
by zzzzz Thursday, Jul. 14, 2005 at 12:25 AM mail:

dalla P2, il cui capo fu condannato a 10 anni nel processo per la strage alla stazione di bologna per depistaggio, alla mafia delle bombe e delle stragi
adesso sono al governo e ricoprono incarichi di massimo livello a partire dal presidente del consiglio (dott Silvio Berlusconi (Milano, tessera P2 n.625))

notizia di oggi
di seguito un paio di schede personali
... a disposizione dell'antiterrorismo

Le motivazioni con cui il fondatore di Forza Italia
è stato condannato a 9 anni per associazione mafiosa
Dell'Utri, la sentenza dei giudici
"Tramite tra mafia e Berlusconi"
"Consapevole e volontario contributo al rafforzamento di Cosa nostra"


Il senatore di Forza Italia
Marcello Dell'Utri

ROMA - La sentenza della condanna di Marcello Dell'Utri, esponente di spicco di Forza Italia, non usa mezzi termini. Per i giudici il comportamento tenuto dal senatore forzista "ha rafforzato Cosa nostra" e la sua condotta è è stata quella "di tramite tra gli interessi della mafia e quelli di Berlusconi". Su questo punto ruotano le motivazioni delle sentenza con la quale i giudici del tribunale di Palermo hanno inflitto lo scorso dicembre nove anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa a Marcello Dell'Utri.

Il collegio scrive che "la pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici".

Le motivazioni (1.768 pagine) sono state depositate oggi dai giudici della seconda sezione del tribunale presieduta da Leonardo Guarnotta (giudici estensori Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari). A sette mesi e due giorni dalla lettura del dispositivo di sentenza nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli, il collegio ricostruisce il dibattimento, in cui sono stati raccolti elementi probatori che hanno consentito di far luce su diversi episodi tra cui la posizione assunta dal parlamentare "nei confronti di esponenti di Cosa nostra, sui contatti diretti e personali con alcuni di essi (Bontate, Teresi, oltre a Mangano e Cinà), sul suo ruolo di costante mediazione tra Cosa Nostra e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo Fininvest".

Il senatore in una nota dice che "da una sommaria lettura della sentenza, mi sembra di poter affermare che nonostante sette mesi impiegati dal Tribunale per scrivere le motivazioni, non si è andati oltre un acritico accoglimento delle tesi accusatorie. Tutta la mia vita di formazione, di famiglia e di lavoro - aggiunge - dimostra il contrario di ciò che vorrebbero provare 1.800 pagine inutilmente ripetitive".

I giudici spiegano in 18 capitoli delle motivazioni che l'indagine dibattimentale ha avuto come oggetto fatti, episodi e avvenimenti svolti nell'arco di quasi un trentennio, e cioè dai primissimi anni Settanta sino alla fine del '98, quando il dibattimento era in corso da circa un anno, e ha esplorato le condotte tenute da Dell'Utri e dal coimputato Gaetano Cinà, anche lui condannato lo scorso dicembre.

E' stato analizzato l'evolversi della carriera di Dell'Utri: da giovane laureato in giurisprudenza "a modesto ma ambizioso impiegato di un istituto di credito di un piccolo paese della provincia di Palermo" e a collaboratore "dell'amico Silvio Berlusconi (sirena al cui richiamo non aveva saputo resistere rinunciando ad un sicuro posto in banca e allontanandosi definitivamente dalla natia Palermo)". Poi ad amministratore di una impresa in stato di decozione, del gruppo facente capo a Filippo Alberto Rapisarda "con il quale ha intrattenuto, per sua stessa ammissione, un rapporto di amore-odio".

E ancora: ideatore e creatore "della fortunata concessionaria di pubblicità Publitalia, polmone finanziario della Fininvest", organizzatore "del nascente movimento politico denominato Forza Italia", e deputato nazionale nel 1996, parlamentare europeo nel 1999 e, infine, senatore nel 2001.

Il collegio si sofferma sulla "funzione di 'garanzia'" svolta nei confronti di Silvio Berlusconi, il quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona, adoperandosi per l'assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di Arcore dello stesso Berlusconi, quale "responsabilè e non come mero stalliere, pur conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano sin dai tempi di Palermo (e, anzi, proprio per tale sua qualità), ottenendo l'avallo compiaciuto di Stefano Bontate e Girolamo Teresi, all'epoca due degli uomini d'onore più importanti di Cosa nostra a Palermo".

Il Tribunale ritiene, infine, che il pentito Giovanni Brusca non abbia voluto fornire "uno spontaneo e leale contributo all'accertamento della verità, sostanzialmente cercando di consegnare alle parti processuali elementi di valutazione nell'uno e nell'altro senso, evitando di accusare direttamente l'imputato, pur indicando parecchi dati utili al pm, aiutando la difesa ma alzando pericolosamente il tiro molto in alto, alludendo pesantemente a contatti diretti tra Mangano e Berlusconi nel 1994 ed indiretti tra quest'ultimo ed amici del boss di Porta Nuova".

Il collegio conclude dicendo: "Non è dato sapere quale sia stato il motivo di questo atteggiamento del collaborante; sta di fatto che il Collegio, a fronte di tutte le risultanze probatorie acquisite, non ritiene di poter considerare le dichiarazioni di Giovanni Brusca come un valido ed affidabile contributo alle tesi in difesa del senatore Marcello Dell'Utri".

(13 luglio 2005)

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Ministro degli interni: Pisanu Giuseppe

Deputato della Repubblica. Eletto nel proporzionale, nelle liste di Forza Italia. Ex democristiano, è stato per anni deputato dc e sottosegretario al Tesoro e alla Difesa nei governi del pentapartito. Nel secondo governo Berlusconi è finalmente ministro: di un nuovo dicastero che si chiama "Attuazione del programma di governo": una sorta di musiliana "Azione Parallela".
Nell'estate 1981, Pisanu, sardo e amico di Armando Corona (che poi diventerà Gran Maestro della massoneria) conosce in Sardegna il banchiere Roberto Calvi (tessera P2 numero 1624). L'uomo che fa incontrare Calvi e Pisanu è Flavio Carboni, faccendiere sardo che era in contatto con un imprenditore milanese che voleva fare affari in Sardegna: Silvio Berlusconi (tessera P2 numero 1816). Pisanu è il padrino politico di Carboni, che presenta come un «interlocutore valido per le forze politiche richiamantesi alla stessa aspirazione, cioè quella cattolica». Dichiara Pisanu al magistrato titolare dell'indagine su Calvi e il suo Banco Ambrosiano: «Il Carboni si diceva congiuntamente interessato alle televisioni private in Sardegna: ciò in un'ottica di inserimento nella regione del circuito televisivo Canale 5, facente capo al signor Silvio Berlusconi di Milano. Il Carboni mi spiegò che il Berlusconi aveva interesse a espandere Canale 5 alla Sardegna, talché lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare a tal fine la più importante rete televisiva sarda, Videolina. Sempre riferendosi all'oggetto delle sue attività, il Carboni mi disse di essere in affari con il signor Berlusconi non solo con riferimento all'attività televisiva, ma anche con riguardo a un grosso progetto edilizio di tipo turistico denominato "Olbia 2". Fin dall'inizio ritenni di seguire gli sviluppi delle varie attività di Carboni, trattandosi di un sardo che intendeva operare in Sardegna e che peraltro mostrava di avere vari interessi e vari contatti con persone qualificate» (Testimonianza Pisanu al pm Dell'Osso).
Poi Carboni ebbe vari guai giudiziari. Girò assegni del Banco Ambrosiano agli usurai della Banda della Magliana. Subì arresti e condanne. Ma almeno fino alla primavera 1982 restò in stretto contatto con Giuseppe Pisanu che, mentre era sottosegretario al Tesoro, si interessò attivamente della vicenda Calvi-Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono la scoperta della bancarotta dell'Ambrosiano e la fuga all'estero di Calvi, Pisanu incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. L'ultimo appuntamento avviene il 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano sull'aereo di Carboni. Poi, il 6 giugno, il sottosegretario risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della banca di Calvi, dopo che erano ormai filtrate voci sulla drammatica crisi finanziaria che stava attraversando. Pisanu risponde tranquillizzando: la situazione è normale; il sottosegretario non accenna minimamente alla gravissima situazione debitoria in cui versa il Banco Andino, controllato dall'Ambrosiano.
Alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, dichiarerà Angelo Rizzoli: «A proposito dell'Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell'onorevole Pisanu in Parlamento l'aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni». Dopo lo scandalo P2 e il crac Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è indotto a dimettersi da sottosegretario al Tesoro. «A causa di fatti incontrovertibili», secondo una dichiarazione del deputato radicale Massimo Teodori al Corriere della Sera: «I rapporti strettissimi e continuativi fra Pisanu e Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del Corriere della Sera; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni quando, sottosegretario al Tesoro, il ministro prendeva importanti decisioni sull'Ambrosiano» (Corriere della sera, 22 gennaio 1983).
Il 18 luglio 1982 Calvi fu trovato impiccato sotto un ponte di Londra. Pisanu, dopo le sue dimissioni, scomparve per molto tempo dalla scena. Ricompare nel 1994, quando torna in Parlamento e diventa vicecapogruppo dei deputati di Forza Italia: lasciata la Dc, si è schierato con il partito di Berlusconi, ex socio d'affari del suo protetto Carboni. E Berlusconi, nel 2001, pur di dargli una poltrona da ministro, inventa il curioso dicastero dell'"Attuazione del programma". Accanto, alle riunioni di governo, avrà il più feroce dei suoi accusatori, ai tempi della vicenda Calvi: Mirko Tremaglia.

Antonio Battaglia

Senatore della Repubblica. Da avvocato ha difeso, tra gli altri, Leoluca Bagarella, capo militare dei Corleonesi. In politica, è un esponente di An di Temini Imerese (territorio di Caccamo, paese del “pentito” Nino Giuffrè). Proprio Giuffrè lo cita tra i politici in contatto con Cosa nostra. «Giuffrè? Aveva una tabaccheria di fronte al mio studio d’avvocato, a Termini», ha risposto Battaglia. Dopo la lettera di avvertimento inviata nell’estate 2002 dai boss agli avvocati-parlamentari “colpevoli” di non mantenere le promesse alla mafia, e dopo una nota del Sisde sul tema, a Battaglia è stata assegnata dalla polizia una tutela.

Berruti Massimo Maria

Deputato della Repubblica. Eletto nel proporzionale, nelle liste di Forza Italia. Da ufficiale della Guardia di finanza, nel 1979 ebbe la sorte di interrogare un giovane imprenditore emergente di nome Silvio Berlusconi, a proposito della confusa situazione proprietaria e finanziaria della sua società Edilnord. Berlusconi rispose che della Edilnord era soltanto un "semplice consulente". Berruti, nel suo rapporto conclusivo, prese per buona la versione di Berlusconi, permettendo così l'archiviazione dell'accertamento valutario che ipotizzava la dipendenza della Edilnord da società estere. Poi si dimise dalla Guardia di finanza e andò a lavorare per Berlusconi. Prima delle dimissioni, però, fece in tempo a essere arrestato con l'accusa di corruzione nell'ambito dell'inchiesta per lo scandalo Icomec, una storia di tangenti che scoppiò prima di Mani pulite (al processo fu assolto). Da consulente Fininvest, invece, è stato di nuovo arrestato, nel 1994, per favoreggiamento a Berlusconi nell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di finanza. Condannato in primo grado (10 mesi) e in appello (8 mesi). Come avvocato del gruppo Fininvest, ha trattato, fra l’altro, l’acquisto del calciatore Gigi Lentini (poi oggetto di un processo). Nel gennaio 1994 Berlusconi gli ha affidato l’organizzazione della campagna elettorale di Forza Italia a Sciacca e nella provincia d’Agrigento. Con buoni risultati, tra i quali il coinvolgimento di Salvatore Bono (cognato del boss dell’Agrigentino Salvatore Di Gangi) e di Salvatore Monteleone, arrestato nel 1993 per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso e diventato, appena uscito dal carcere, referente di Forza Italia a Montevago. Per i suoi servizi, Berruti e stato premiato con un posto in Parlamento già dal 1996. Con il Berruti avvocato e poi politico, convive il Berruti uomo d’affari: in Sicilia possedeva una societa, la Xacplast, che un rapporto dei carabinieri indicava come partecipata da uomini d’onore delle famiglie mafiose di Sciacca. Il collaboratore di giustizia Angelo Siino ha parlato anche di un incontro tra Berruti e il boss Nino Gioè.

Cicchitto Fabrizio

Deputato della Repubblica. Eletto per Forza Italia nel collegio di Corsico (Milano). Il suo nome compare nelle liste della loggia massonica P2: fascicolo 945, numero di tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre 1980. All'epoca della scoperta degli elenchi Cicchitto era deputato e membro della direzione del Psi. è uno dei pochi ad aver ammesso di aver sottoscritto la domanda di adesione.

D'Ali Antonio

Senatore della Repubblica. Eletto a Trapani. Di Forza Italia. Sottosegretario all'Interno nel secondo governo Berlusconi. Già vicepresidente della commissione Finanze, per un breve periodo è stato il responsabile economico di Forza Italia. La famiglia D’Alì Stati è una delle più potenti, facoltose e riverite del Trapanese. Le immense tenute agricole, le saline tra Trapani e Marsala, le molte proprietà e (fino al 1991) la quota di controllo della Banca Sicula costituivano l’impero governato con autorità da Antonio D’Alì senior, classe 1919, che fu direttamente amministratore delegato della banca di famiglia fino al 1983, anno in cui fu coinvolto nello scandalo P2 (il suo nome era nelle liste di Gelli) e preferì passare la mano al nipote Antonio junior, che poi nel 1994 aderì a Forza Italia e fu premiato con un bel seggio al Senato.
La Banca Sicula era uno dei più importanti istituti di credito siciliani per numero di sportelli e per mezzi amministrati. All’inizio degli anni Novanta la banca trapanese, già corteggiata anche dall’Ambroveneto di Giovanni Bazoli, fu acquistata e incorporata dalla Banca Commerciale Italiana, alla ricerca di un partner per superare la sua storica debolezza in Sicilia. In seguito all’operazione, Giacomo D’Alì, professore associato di Fisica, figlio di Antonio senior e cugino di Antonio junior il senatore, è entrato a far parte del consiglio d’amministrazione della Banca Commerciale. La Banca Sicula, prima di rigenerarsi dietro le rispettabilissime insegne della Commerciale, era stata oggetto di un allarmato rapporto di un commissario di polizia, Calogero Germanà, che poi, trasferito a Mazara, aveva subito un attentato da parte di Leoluca Bagarella in persona e oggi è dirigente della Dia (la superpolizia antimafia) a Roma. Il rapporto ipotizzava che l’istituto di credito fosse uno strumento di riciclaggio di Cosa nostra. E sottolineava il fatto che come presidente del collegio dei sindaci della banca fosse stato chiamato Giuseppe Provenzano (il futuro deputato di Forza Italia e presidente della Regione Sicilia), già commercialista della famiglia Provenzano (l’altra, quella dell’attuale numero uno di Cosa nostra). Il rapporto non ebbe però alcun seguito. Prima dell’incorporazione, la Banca Sicula aveva realizzato un aumento di capitale di 30 miliardi. Niki Vendola, allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, nel 1998, in un rapporto inviato alla Vigilanza della Banca d'Italia, chiese: da dove erano arrivati quei soldi? Chi aveva finanziato la ricapitalizzazione?
La risposta della famiglia D'Alì: tutto regolare; l’aumento di capitale della Banca Sicula è stato finanziato da Efibanca, “contro pegno di un rilevante pacchetto azionarioè, senza ingresso di nuovi soci; il finanziamento è stato poi “integralmente estinto con il ricavato della successiva vendita delle azioni alla Comit, che provvide a versare direttamente all’Efibanca le somme di competenza.
La famiglia D’Alì ha avuto come campieri alcuni membri delle famiglie mafiose dei Messina Denaro. Francesco Messina Denaro, il vecchio capomafia di Trapani, fu per una vita fattore dei D’Alì, prima di passare la mano – come boss e come "fattore"– al figlio Matteo Messina Denaro, classe 1962, che dopo essere stato uno degli alleati più fedeli di Totò Riina ai tempi dell’attacco stragista allo Stato è oggi considerato il boss emergente di Cosa nostra, forse il nuovo capo della mafia siciliana, all’ombra del vecchio Bernardo Provenzano. A riprova dei rapporti tra la famiglia D’Alì e il boss, l'allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Nichi Vendola nel 1998 esibì i documenti che provano il pagamento a Matteo Messina Denaro, ufficialmente agricoltore, di 4 milioni ricevuti nel 1991 dall’Inps come indennità di disoccupazione. A pagargli i contributi era Pietro D’Alì, fratello di Antonio il senatore e di un Giacomo D’Alì che, negli anni Settanta, era stato attivista di un gruppo neofascista siciliano.
Anche il fratello di Matteo Messina Denaro, Salvatore, ha lavorato per i D’Alì: è stato funzionario della Banca Sicula e poi, nel 1991, è passato alla Commerciale. Peccato che nel 1998 sia stato arrestato per mafia.
C’è un’altra vicenda in cui le strade dei D’Alì si incrociano con quelle dei boss di Cosa nostra. Francesco Geraci, notissimo gioielliere di Castelvetrano, gran fornitore di preziosi alla famiglia di Totò Riina, dopo essere stato arrestato con l’accusa di essere uno dei prestanome di Riina, ha raccontato: "Nel 1992 Matteo Messina Denaro mi ha chiesto di acquistare dai D’Alì un terreno per 300 milioni da regalare a Riina". Si tratta della tenuta di Contrada Zangara, a Castelvetrano. I firmatari del contratto sono Francesco Geraci il gioielliere e Antonio D’Alì il futuro senatore. "Io sono intervenuto solo al momento della firma", racconta Geraci. "Dopo la stipula andai spesso alla Banca Sicula e mi feci restituire i 300 milioni". Quel terreno, poi, nel 1997 è stato confiscato in quanto considerato parte dei beni di Riina.
I D’Alì hanno sempre ribattuto su tutto. Francesco Messina Denaro, dicono, fu assunto dal nonno di Antonio junior, l’ingegner Giacomo D’Alì, classe 1888, quando "si era ben lontani dall’evidenziarsi di fenomeni che rivelassero la instaurazione di un’economia criminale". Matteo Messina Denaro era "alle dipendenze come salariato agricolo", "fino a quando non si scoprì chi fosse". Il passaggio della tenuta di Zangara dai D’Alì a Riina è "una vicenda svoltasi all’insaputa del venditore".
Gli impegni di senatore a Roma non lo distolgono dall’attività a Trapani: con Francesco Canino (del Cdu) e Massimo Grillo (del Ccd) costituisce il triumvirato informale che decide la politica della città. Anzi, ne è l’uomo emergente, mentre gli altri due hanno dovuto negli ultimi anni accusare dei colpi. È questo triumvirato che nel maggio 1998 raggiunge l’accordo per candidare a sindaco di Trapani Nino Laudicina. Pochi giorni dopo l’elezione, Canino (uno dei politici più bersagliati dalle critiche di Mauro Rostagno) viene arrestato per concorso nell’associazione mafiosa che avrebbe monopolizzato gli affari e spartito gli appalti del Comune di Trapani. Poi, nell’ottobre 2000, tocca all’assessore Vito Conticello, arrestato mentre intasca una tangente. Era entrato in giunta solo otto mesi prima, spinto da D’Alì, che subito dopo l’arresto lo difende: “Conosco la capacità lavorativa dell’assessore Conticello e la sua correttezza; mi auguro, pertanto, che il risultato dell’azione investigativa al più presto riveli una diversa valutazione dei fattiè. Salvatore Cusenza, della segreteria regionale dei Democratici di sinistra, insieme ai politici dell’opposizione denuncia il partito degli affari e chiede chiarezza. D’Alì ribatte: "Colgono ogni occasione per criminalizzare gli avversari, con tentativi di sciacallaggio politico di stampo bolscevico". Il 24 aprile di quest’anno è il turno del sindaco Laudicina, arrestato per corruzione con altre sette persone. Perfino il vescovo di Trapani grida: "È arrivata l’ora di reagire. No allo strapotere, è ora di svegliarci!". D’Alì dichiara: "Nessuno può arrogarsi il diritto di giudizi sommari, né di strumentalizzazioni".
Da oggi comunque Antonio D'Alì, un tempo oggetto di indagini di polizia, alla polizia darà ordini.

Degennaro Giuseppe

Senatore della Repubblica, Casa delle libertà. è il patron di imprese come Baricentro e Barialto, oltre che il capofila della società che gestisce l'interporto di Bari. è stato condannato a 16 mesi per voto di scambio: secondo i giudici avrebbe pagato per ottenere una contropartita di circa 2 mila voti di preferenza. Il partner dello scambio, però, sarebbe stato il pericoloso clan mafioso locale dei Capriati.

Fiori Publio

Deputato della Repubblica. Eletto in un collegio di Roma. Il suo nome compare negli elenchi della loggia massonica segreta P2: fascicolo 646, numero di tessera 1878, data di iniziazione 10 ottobre 1978. Fiori, all'epoca deputato democristiano, ha smentito di essere iscritto. Oggi è membro di An.

Firrarello Giuseppe

Senatore della Repubblica, Forza Italia. Ex democristiano, andreottiano, dell'area catanese, è stato accusato di tangenti per l'appalto dell'ospedale del capoluogo etneo. Nel 1999 la procura chiese anche di poterlo arrestare, ma il Senato negò l'autorizzazione a procedere. Erano circolate trascrizioni di intercettazioni telefoniche che lo accusavano pesantemente, ma ora non ve n'è più traccia: sparite. In una videocassetta, invece, è ancora possibile vedere e sentire il mafioso Enrico Incognito urlare: "Firrarello, anche tu mi hai abbandonato".

Floresta Ilario

Deputato della Repubblica. Eletto in Sicilia, nel collegio di Giarre. è nato a Desio, in Lombardia, ma fa l'imprenditore in Sicilia, nel settore della telefonia, ben introdotto nei subappalti della telefonia di Stato (quando c'era). Nel 1994 "scese in campo" sotto le bandiere di Forza Italia, fu eletto alla Camera nel collegio di Giarre e divenne sottosegretario al Bilancio nel governo Berlusconi. Gli investigatori della Dia (la Direzione investigativa antimafia) lo misero sotto osservazione perché Gioacchino La Barbera, uno dei mafiosi responsabili della strage di Giovanni Falcone, nei giorni precedenti e seguenti la strage aveva comunicato anche con cellulari intestati a un’azienda di Floresta. Questioni di lavoro, spiegò La Barbera. Uscito pulito da questa storia palermitana, Floresta entrò in una vicenda catanese: un collaboratore di giustizia, Giuseppe Scavo, raccontò di aver visto Floresta negli uffici dell’autoparco di Sebastiano Sciuto, uomo d’onore calabrese del clan Ercolano, poi arrestato in seguito all’operazione Orsa Maggiore. Le affermazioni di Scavo sono rimaste però senza conferme e riscontri, così la procura ha chiesto l’archiviazione del caso.

Frau Aventino

Senatore della Repubblica. Eletto in Veneto, nel collegio di Verona città. Ex parlamentare democristiano, oggi fa parte di Forza Italia. Il suo nome compare negli elenchi della loggia massonica P2: fascicolo 533, numero di tessera 1705, data di iniziazione 1 gennaio 1977. Frau ha ammesso di aver conosciuto Licio Gelli, ma ha smentito la sua iscrizione alla P2.

Frigerio Gianstefano

Deputato della Repubblica. Eletto in Puglia. Un nome, una garanzia. Già, ma qual è il nome? Nel collegio dove Silvio Berlusconi l’ha candidato, in Puglia, è Carlo Frigerio, com'era scritto sui manifesti. A Milano, dove da decenni fa politica, è Gianstefano. Eppure è sempre lui: come segretario regionale della Dc in Lombardia (e cassiere occulto del partito) ha incassato decine di tangenti, è stato arrestato tre volte tra il 1992 e il 1993, è stato coinvolto in molti processi. è accusato di aver accettato mazzette per le discariche lombarde, per il depuratore di Monza, per gli appalti alle Ferrovie Nord. Alcune tangenti le ha ammesse, pur minimizzando il proprio ruolo. Ha confessato, per esempio, di aver ricevuto 150 milioni da Paolo Berlusconi, in cambio dei permessi alla Fininvest per gestire la discarica di Cerro Maggiore.
Ha accumulato tre condanne definitive: 1,4 anni per finanziamento illecito ai partiti, 1,7 per finanziamenti illeciti e ricettazione, 3,9 per corruzione e concussione. Ciò nonostante, dopo aver lasciato la Dc si è inventato una nuova vita come consigliere personale di Silvio Berlusconi e influente membro di Forza Italia, di cui dirige il centro studi. Mentre i giudici dell’esecuzione stavano esaminando le sentenze definitive che pesano su di lui per decidere il cumulo della pena da scontare, Gianstefano scompare e ricompare, in Puglia, Carlo: lì si è conquistato un bel seggio in Parlamento. Il 31 maggio, primo giorno di riunione della nuova Camera dei deputati, Frigerio, è stato arrestato. Dovrà scontare una pena di 6 anni e cinque mesi. Affidato poi ai servizi sociali, ha avuto il permesso dal giudice di sorveglianza di frequentare il Parlamento per qualche giorno al mese: come pratica di riabilitazione (ma il giudice forse non conosceva il tasso di devianza di quell'ambiente...).

Gentile Antonio

Senatore della Repubblica, Forza Italia. Secondo l'ex segretario del Psi Giacomo Mancini, Gentile, durante la campagna elettorale del 1992 era scortato da "un nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia". Secondo alcuni collaboratori di giustizia gli era stato garantito dalla 'ndrangheta' l'appoggio elettorale. Lo hanno votato ed è così entrato a palazzo Madama.

Giudice Gaspare

Deputato della Repubblica. Eletto in Sicilia. Forzista doc. Nel 1998, quando era vicecoordinatore per la Sicilia di Forza Italia, la procura di Palermo chiese il suo arresto per complicità con la mafia. Silvio Berlusconi commentò: "Essendo Giudice vicecoordinatore di Forza Italia in Sicilia e avendo avuto quindi rapporti con l’onorevole Gianfranco Micciché, non si può neppure immaginare alcun alone di dubbio intorno a lui, perché altrimenti non avrebbe potuto avere quell’incarico". Secondo l’accusa, Giudice era al diretto servizio della cosca mafiosa di Caccamo, i cui uomini si vantavano di averlo fatto eleggere e gli telefonavano fin dentro il palazzo di Montecitorio per ricordargli la sua dipendenza e per ordinargli che cosa doveva fare: "Gasparino, guarda che siamo stati noialtri a metterti lì", gli ripetevano. Gli elementi raccolti dall’accusa erano tali da far escludere alla giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere che ci fosse fumus persecutionis nei confronti del parlamentare. Perfino il "supergarantista" Filippo Mancuso, in giunta, non aveva avuto nulla da eccepire contro la richiesta dei magistrati. Eppure la Camera dei deputati il 16 luglio 1998 bocciò (303 voti a 210, con 13 astenuti) la richiesta d’arresto. Non solo, i deputati sottrassero al giudice elementi di prova: impedirono (287 voti a 239, con 3 astenuti) l’utilizzo processuale dei tabulati Telecom, quelli da cui erano documentati i rapporti e la dipendenza di Giudice dagli uomini delle cosche.

Lo Porto Guido

Deputato della Repubblica. Eletto a Palermo (quota proporzionale). Oggi è un esponente di An e parlamentare della Casa delle libertà. Tanti anni fa, il 24 ottobre 1969, quando aveva 32 anni, fu fermato vicino a Palermo dai carabinieri insieme a quattro camerati (tra cui Pierluigi Concutelli, capo militare dell’organizzazione neofascista Ordine nuovo). Nella sua automobile fu trovata una quantità considerevole di armi da guerra avvolte in carta da giornale. Concutelli fu condannato a 2 anni, Lo Porto a 16 mesi. Lo Porto è stato poi indagato (senza conseguenze penali) per rapporti con ambienti mafiosi.

Maceratini Giulio

Parlamentare della Repubblica. Come militante delle organizzazioni neofasciste italiane, negli anni Sessanta e Settanta ha avuto un ruolo importante nella strategia della tensione. Dirigente dapprima, a partire dal 1960, di un gruppo neonazista e antisemita chiamato Gioventù mediterranea, in stretta relazione con il gruppo Avanguardia nazionale giovanile di Delle Chiaie, Maceratini è poi diventato dirigente di Ordine nuovo, l'organizzazione di Pino Rauti. Quando le due organizzazioni eversive di Delle Chiaie e Rauti si riuniscono nel Fronte nazionale, in vista del golpe di Junio Valerio Borghese del 1970, Giulio Maceratini è nominato da Borghese dirigente giovanile del Fronte. Due anni prima, nel 1968, era tra i giovani che parteciparono a un famoso viaggio "di studio" nella Grecia dei colonnelli. Maceratini fu poi, secondo una testimonianza al processo di piazza Fontana, uno dei responsabili dei campi paramilitari neofascisti in Italia. Intervistato da Paolo Biondani sul Corriere della sera nel dicembre 2002, il neofascista Martino Siciliano ha dichiarato: «Ho sentito con le mie orecchie Rauti e Maceratini spiegare che dovevamo passare all’eliminazione fisica degli avversari politici».

Martino Antonio

Deputato della Repubblica. Eletto in Sicilia, al proporzionale, nelle liste di Forza Italia. Il suo nome compare nelle liste della loggia massonica P2, scoperte nel 1981: aveva presentato la domanda d'iscrizione, poi non perfezionata. Martino ha sempre negato, ma nei documenti P2 c'è una domanda d'iscrizione da lui stesso firmata, con data 6 luglio 1980, e la testimonianza del "fratello" presentatore, il collaboratore di Licio Gelli Giuseppe Donato. è ministro alla Difesa.

Mormino Nino

Deputato della Repubblica. Eletto in Sicilia, per Forza Italia, dopo che per volere di Silvio Berlusconi era stato candidato nel collegio di Cefalù. Avvocato, per molti anni è stato presidente della Camera penale (l'organismo che riunisce gli avvocati) di Palermo, dopo aver retto la Camera penale di Termini Imerese. Tra i suoi assistiti vi sono boss di rango di Cosa nostra, come i membri della famiglia Madonia e Nino Giuffré; e anche il collega avvocato Francesco Musotto, processato (e poi assolto) con l'accusa di aver ospitato nella sua villa il capomafia Leoluca Bagarella. Anche Mormino, insieme ad altri due penalisti, è finito sotto inchiesta per contatti con gli ambienti mafiosi, sulla scorta delle dichiarazioni di cinque collaboratori di giustizia. Ma nel maggio 1996 la procura di Palermo ha chiuso l'indagine contro di lui, non avendo trovato elementi sufficienti a dimostrare che i contatti non fossero di natura esclusivamente professionale. Dopo la lettera di avvertimento inviata nell’estate 2002 dai boss agli avvocati-parlamentari “colpevoli” di non mantenere le promesse alla mafia, e dopo una nota del Sisde sul tema, a Mormino è stata assegnata dalla polizia una tutela, che ha però rifiutato. Il suo ex assistito Giuffrè, dopo il suo "pentimento", lo cita tra i politici in contatto con Cosa nostra. Per questo la procura palermitana nel 2003 ha riaperto le indagini su di lui.

Palma Nitto

Deputato della Repubblica. Avvocato siciliano, esponente di Forza Italia. Nino Giuffrè, l’ultimo dei “pentiti”, lo cita tra i politici in contatto con Cosa nostra. Dopo un’intervista di Giuseppe Lumia critica nei confronti del deputato forzista Nino Mormino, Nitto Palma dichiara: «All’inabissamento della mafia sarebbe utile succedesse anche l’inabissamento di una certa parte dell’antimafia». Sua è la proposta di tornare all’immunità parlamentare, abrogata nel 1993.

Previti Cesare

Deputato della Repubblica. Eletto a Roma. Avvocato personale di Silvio Berlusconi, ha ereditato l’incarico professionale dal padre, che aiutò il giovane Silvio a fondare la Fininvest, in un turbine di strane società svizzere e di anonime fiduciarie. è dunque uno dei consulenti che conoscono i segreti delle origini di Berlusconi. Nato a Reggio Calabria 67 anni anni fa, crebbe professionalmente nello studio del padre, a Roma. Pur non avendo mai rinnegato le sue origini politiche neofasciste, nel 1994 Berlusconi gli chiese di "scendere in campo" con Forza Italia e lui accettò un posto al Senato prima e un ministero poi. Oggi è imputato nel processo "toghe sporche", per aver corrotto i giudici di Roma perché emettessero sentenze favorevoli a Silvio Berlusconi e alla Fininvest. Cesare Previti ha rischiato (come Amedeo Matacena e Gianni De Michelis) di non trovare posto nelle liste di Forza Italia. Per lui però il Cavaliere alla fine ha fatto un’eccezione, piazzandolo nel posto sicuro di capolista di Forza Italia nel proporzionale in Calabria, oltre che nel collegio uninominale di Roma Tomba di Nerone..

Selva Gustavo

Deputato della Repubblica. Eletto nel collegio di Treviso. Ex democristiano, oggi è esponente di An. Il suo nome compare negli elenchi della loggia massonica P2: fascicolo 623, numero di tessera 1814, data di iniziazione 26 gennaio 1978. All'epoca, Selva era direttore del Gr2 Rai. Ha smentito di essere iscritto alla loggia. Sospeso dalla Rai dal Consiglio d'amministrazione, ha presentato ricorso al pretore del lavoro, che però lo ha respinto.

Vito Alfredo

Deputato della Repubblica. Eletto in Campania. Noto ai bei tempi della Prima Repubblica come "Mister centomila preferenze" della Democrazia cristiana, ora è parlamentare della Casa delle libertà. Ex impiegato dell’Enel, si buttò in politica, nella Dc, con grande impegno. Si dice che nel suo ufficio elettorale riuscisse a ricevere più di 200 persone al giorno. Il soprannome se lo guadagnò con i risultati elettorali conseguiti nel 1985, 1987 e 1992: fu eletto prima al Consiglio regionale della Campania (con 120 mila voti), poi alla Camera dei deputati (con 160 mila voti) e infine di nuovo al Parlamento (con 104 mila preferenze). Poi arrivò Mani pulite: fu indagato, arrestato e processato per tangenti. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli chiese al Parlamento l’autorizzazione a procedere contro di lui anche per concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso, sospettando suoi rapporti con la Camorra. Alfredo Vito indossò allora il saio del pentimento: "Torno alla mia famiglia; con la politica ho chiuso". Scrisse: "Lascio il mio vecchio partito, la Dc, e invito tutti i parlamentari inquisiti a seguire il mio esempio: fatevi da parte, perché solo così si potrà procedere al rinnovamento dei partiti e della classe politica". Patteggiò una condanna e restituì più di 4 miliardi di lire. Sono stati impiegati per costruire un parco pubblico alla periferia di Napoli, ribattezzato dalla fantasia popolare "Parco Mazzetta". Ma non ha mantenuto la promessa di stare lontano dalla politica: ha riallacciato i contatti di un tempo, ha riaperto un ufficio a Roma ed è tornato alla carica con la Nuova democrazia cristiana (fondata nel 2000 insieme con Flaminio Piccoli). Nel 2001 è stato accolto a braccia aperte nella Casa delle libertà, che lo ha portato in Parlamento

un elenco piu' completo qui:
http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/candidati.html

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intanto gaetano saya mi ha denunciatoper favoreggiamento al terrorismo islamico
by pisanu beppe sempre amico di carboni falvio Thursday, Jul. 14, 2005 at 1:58 AM mail: mininterno@gov.it

intanto gaetano saya mi ha denunciato per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento al terrorismo islamico con carlo mosca o mosca carlo mio capo di gabinetto e con stefano scammacca prefetto di emssina oira gli dico tutto a flavio carboni capito mi hai

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Le nuove misure repressive del ministro Pisanu
by ASP Thursday, Jul. 14, 2005 at 10:21 AM mail:

Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
CP 380, P.zza Matteotti
80133 Napoli
aspilbollettino@virgilio.it
13-7-2005

Le nuove misure repressive del ministro Pisanu e della banda Berslusconi
per rilanciare ?la guerra al terrorismo?. Ancora un passo avanti della controrivoluzione
borghese per uno Stato di polizia più forte e per meglio perseguitare islamici,
comunisti, anarchici, antifascisti, sindacalisti, avanguardie di lotte, democratici
e progressisti.

Ieri il ministro Pisanu, dopo le bombe di Londra del 7 luglio attribuite
a fondamentalisti islamici, ma molto probabilmente opera dei servizi segreti
dei gruppi imperialisti, si è presentato alle camere per recitare la parte
del responsabile dell?ordine e della sicurezza in Italia, per dire che è
necessario una nuova botta alle libertà conquistate.
Di fatti è in vista all?orizzonte un nuovo giro di vite sulle libertà che
di fatto vuole difendere i privilegi borghesi sempre più messi in pericolo
dalla crisi generale del capitalismo e dalla resistenza delle masse popolari.
Un giro di vite per imporre con maggiori poteri alla polizia, le politiche
di guerra, di sterminio e di sfruttamento contro le classi subalterne in
Italia. Insieme alle polizie degli altri gruppi imperialisti USA e Gran Bretagna
in testa, scagliarsi contro le masse diseredate nel mondo, in particolare
in questa congiuntura contro le masse arabe che stanno combattendo una dura
guerra di resistenza in diverse parti del mondo.
Con il solito gioco di parole da consumato marpione politico democristiano,
Pisanu invoca ancora l?unità nazionale per fare accettare le misure necessarie
per colpire il fantomatico terrorismo islamico che ?bussa anche alle porte
dell?Italia?. Pisanu, dice che "nessuno pensa a leggi eccezionali? e propone
al Parlamento, e quindi a tutto l?arco dei partiti di destra e di sinistra
borghesi di: estendere a carabinieri, polizia, guardia di finanza la prerogativa
dell?interrogatorio senza magistrati e difesa legale per i presunti ?terroristi?;
possibilità di permesso di soggiorno per gli immigrati che collaborano per
motivi investigativi, che vuole dire praticamente possibilità per la polizia
politica di inventarsi pentiti e presunti delatori tra gli immigrati, allo
scopo di perseguitare più liberamente islamici, arabi e immigrati in esubero;
portare da 12 a 24 ore il fermo di polizia per le procedure di identificazione
personale.
Queste misure si vanno ad aggiungere alle innumerevoli misure repressive
che sono state realizzate in questi anni anche dai passati governi di centro
sinistra e del circo Prodi, con l?appoggio dichiarato, diretto o indiretto
dei partiti riformisti e revisionisti come quello dei comunisti italiani
e rifondazione comunista. Passarono sotto di essi leggi liberticide che perfezionavano
e arricchivano articoli del codice penale fascista come il 270 (associazione
sovversiva) facendolo diventare bis, poi ter e poi quater. Poi si diedero
da fare per l?allungamento della carcerazione preventiva, per l?allungamento
dei tempi delle inchieste giudiziarie secretate, ecc.
Con l?avvento del banda Berlusconi di nuovo al governo, abbiamo potuto assistere
allo scorrazzare in Italia di servizi segreti americani, israleani e naturalmente
italiani per compiere operazioni coperte politicamente e immunizzate da reati:
il rapimento, la deportazione e la tortura dell?Imam di Milano Abu Omar è
stato eclatante e oggi, dopo un po? di clamore è stato fatto cadere nel silenzio.
Poi la ?polizia parallela? italiana diretta da un fascista al comando di
logge massoniche e della CIA: nulla di nuovo se pensiamo al Gladio di Kossiga,
alle stragi fasciste e dei servizi ?deviati? ai bei tempi della DC.
In sintonia con Pisanu, Castelli, il ministro della così detta ?giustizia
italiana uguale per tutti?, che di fatto non manda in galera autori di reati
gravi come quelli commessi da Berlusconi, Previti, Tanzi, Dell?Utri, Andreotti,
De Benedetti, De Lorenzo, Romiti e giù via di seguito, dichiara che in Italia
c?è troppa libertà di pensiero, che in pratica occorre perseguire per il
reato di apologia sovversiva chi pensa diversamente dalla borghesia imperialista
e dalle sue bande politiche al potere, come per esempio pubblicare uno scritto
dei rivoluzionari prigionieri che è costata una condanna penale sia agli
autori dello scritto, i prigionieri br di Trani, sia al direttore responsabile
legale de Il Bollettino dell?ASP, membro fondatore del (n) Pci G. Maj, ancora
oggi in carcere a Parigi, che si è permesso di garantire il diritto di informazione;
che bisogna perseguire chi dice che la guerra agli irachene e l?occupazione
militare dell?Iraq, dell?Afghanistan, della Palestina sono un vero crimine
terrorista perpetrato dalle borghesie imperialiste; che bisogna arrestare
chi denuncia il massacro quotidiano di innocenti inermi in fuga dalle guerre
e dalla miseria e affogati sulle coste italiane o rinchiusi nei lager chiamati
Centri di Permanenza Temporanei creati dalle leggi Turco?Napoletano e poi
Bossi-Fini. Il ministro Castelli fra l?altro tiene tanto alla libertà di
pensiero che vietava ai rivoluzionari prigionieri del carcere di Biella,
appena alcuni mesi fa, di tenere più di un libro nelle celle. Divieto poi
revocato grazie alla mobilitazione di solidarietà che si è sviluppata. Ma,
questi leghisti reazionari e razzisti si spingono anche oltre se pensiamo
al buffone Calderoni che spara a zero contro gli immigrati invocando lo ?stato
di guerra?.
Nei fatti in Italia e in tutti i paesi imperialisti lo stato di guerra si
respira abbondantemente da tempo.
A pochissimi giorni dallo scoppio delle bombe di Londra in tutti i paesi
occidentali si è scatenata la caccia agli arabi. Nel nostro paese proprio
stamani le comunità islamiche sono state prese d?assalto da vaste operazioni
della polizia politica e centinaia di arabi e immigrati sono sottoposti a
persecuzione e alle violazioni dei diritti umani. Cose che ci riportano alle
persecuzioni dei tempi di Hitler e Mussolini in Europa. Oggi gli islamici
sono sotto i riflettori in questa deriva sempre più reazionaria della borghesia
imperialista, ma la repressione tocca già ampiamente in tutto l?occidente
e naturalmente anche in Italia, i comunisti, i rivoluzionari, gli antimperialisti,
gli anarchici, gli antifascisti, i sindacalisti, le avanguardie di lotta,
democratici, progressisti e sempre più asti settori delle masse, di lavoratori
ribelli alla guerra di sterminio dichiarata e non della borghesia imperialista.

Tribunali speciali (super procure), condanne esemplari, liste di proscrizioni
, espulsioni, carcere, isolamento e tortura sono i mezzi sempre più in voga
da parte della borghesia.
Unico modo per contrastare questa barbarie è la mobilitazione comune e ampia
contro la repressione. Unica via per uscire dal marasma opprimente e controrivoluzionario
borghese, è la costruzione di un solido fronte comune di lotta contro la
repressione e per lo sviluppo della solidarietà di classe.


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frontere chiuse e libero mercato
by Droppe Thursday, Jul. 14, 2005 at 9:16 PM mail:

ecco a cosa mira chi mette le bombe!

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Terrorismo. Oggi in Consiglio dei ministri le misure di prevenzione.
by Iskra Friday, Jul. 15, 2005 at 10:54 AM mail:

L’allerta terrorismo approda oggi in Consiglio dei Ministri. Il governo si riunirà per discutere il pacchetto di misure messo a punto dal ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, per prevenire attacchi contro il nostro Paese.

Ieri, il premier Silvio Berlusconi ha già anticipato che l’esecutivo “non seguirà la strada della Francia su Schengen, non credo che sospenderemo l'applicazione del Trattato".

Il Consiglio dei Ministri arriva all’indomani delle dichiarazioni del presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di informazione e sicurezza (Copaco), Enzo Bianco, al termine della audizione con il direttore del Sismi, generale Nicolò Pollari.

“Anche in Italia – ha detto Bianco - ci sono cellule logistiche attive e operanti, potenzialmente in grado di colpire".
"L'Italia è un bersaglio, ha aggiunto Bianco, anche se non vi sono informative" o segnali di rischi imminenti.

"Si cerca di capire se le cellule che hanno operato a Londra sono esclusivamente locali, se sono composte da cittadini di origine e di religione musulmana. Oppure se si tratta di cellule attive, collegate e dirette da una regia lontana”.

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guardatevi allo specchio
by xram Friday, Jul. 15, 2005 at 2:03 PM mail:

La vostra insensibilità al grave pericolo dovuto all'immigrazione di massa nel nostro paese da parte di paesi soprattutto islamici rasenta l'idiozia patologica, no peggio la malafede e la collusione con la delinquenza organizzata che controlla la prostituzione, la droga, e la nuova massa di proletariato di cui vi nutrite e si nutrono per emigrato le varie associazioni:vedi caritas, croce rossa ecc. ovviamente voi siete al servizio di questo andazzo: centri sociali(utili idioti"mica tanto" visto quello che prendono). E si signori è vero che a destra c'è poco da stare allegri,ma non fanno la morale: ma voi siete la peggior feccia di ladri ammantata falsamente di ideologia che abbia mai solcato il suolo patrio non parliamo della protezione che godete a Roma. I palestinesi, cuba curdi sono tutte baggianate ma chi credete di prendere per il c..La sinistra:, i sindacati, gli sgherri dei centri sociali, le amministrazioni ecc sono da anni che rubano in tutta Italia come e peggio di altre amministrazioni.

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specchio
by galdo Friday, Jul. 15, 2005 at 3:11 PM mail:

xram... guardati tu allo specchio

... anzi... torna a salò e non rompere il cazzo!

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by marcus Saturday, Jul. 16, 2005 at 7:37 PM mail:

Non sono mafiosi sono solo zecche e ragionano come tali.

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“Pacchetto Sicurezza e caccia all’immigrato”
by RdB/CUB Monday, Jul. 18, 2005 at 1:36 PM mail:

COMUNICATO STAMPA


“Pacchetto Sicurezza e caccia all’immigrato”
La versione militare della Bossi-Fini



Il “Pacchetto Sicurezza” presentato in Parlamento dà il via libera alla
completa criminalizzazione degli immigrati, basata sull’equiparazione
tra
immigrazione, terrorismo e criminalità, equazione negata a parole ma
confermata dai fatti e dalle proposte concrete.

Utilizzando la “minaccia terroristica”, con la giustificazione delle
bombe di Londra, che hanno ucciso anche cittadini immigrati, in tutto
il
paese stiamo assistendo ad una vera operazione di repressione e di
caccia
alle streghe con rastrellamenti militari e perquisizioni arbitrarie e
pesantemente umilianti.

Riteniamo grave che le ultime dichiarazione del ministro dell’interno
Pisanu, siano state accolte con soddisfazione da quasi tutte le forze
politiche della maggioranza e dell’opposizione.

Abbiamo assistito ad un applauso “bipartisan” all’intervento di Pisanu
che promette la costruzione di nuovi CPT, aumento dei voli charter per
le
espulsioni, modifiche repressive del codice penale, aumento dei poteri
della
polizia.

Provvedimenti in palese contrasto con le dichiarazioni di facciata sul
“mantenimento delle libertà dei cittadini” e sul “rifiuto delle leggi
di emergenza” che vengono accolti positivamente dal centrosinistra:
basti
ascoltare le dichiarazioni di Piero Fassino che ha apprezzato
l’intervento
del ministro Pisanu e quelle di Romano Prodi che ha definito le parola
del
Ministro “un discorso saggio”.
Inoltre, sempre il segretario dei DS, ha ammonito che sarebbe un grave
errore chiedere la chiusura dei CPT, ignorando totalmente la recente
iniziativa promossa da 14 tra presidenti e assessori regionali sulla
messa
in discussione dei centri di permanenza.

Denunciamo queste misure repressive che non solo criminalizzano i
cittadini
immigrati e chi lotta al loro fianco ( lo dimostra la conferma delle
condanne sulle azioni contro il CPT di Trieste), ma trasmettono un
messaggio
di voluta confusione e di paura all’intera popolazione italiana.

Riteniamo che le iniziative promosse dall’Assemblea dei movimenti
antirazzisti per la chiusura immidiamta dei CPT/CPA, svoltasi il 10
Luglio
scorso a Bari siano un punto di forza per organizzare una risposta di
massa
all’azione repressiva del governo, contro la Legge Bossi-Fini, e la
Legge
Turco –Napolitano.

Roma, 15 LUGLIO 2005
RdB/CUB - Immigrazione





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LA BOSSI FINI E' UNA VERGOGNA !!!
by Immigrati Monday, Jul. 18, 2005 at 1:40 PM mail:

Una normativa vergognosa, ricattatoria, schiavistica

Il Regolamento di attuazione della Legge Bossi-Fini e le Circolari ministeriali di applicazione sono una vergogna inaccettabile per tutti i lavoratori stranieri e italiani e per tutti i cittadini di questo paese.

Il Governo è riuscito a peggiorare ulteriormente la normativa sugli immigrati che dalla Legge Turco-Napolitano alla Bossi-Fini sta trasformando questo paese in un regime razzista.

Una normativa ricattatoria e schiavistica:

- per ogni contratto di lavoro si pretende la stipula di un “contratto di soggiorno”, che lega il lavoratore al padrone per la regolare permanenza nel paese

- per ogni contratto di soggiorno si pretende di avere una abitazione che rispetti i parametri della normativa per l’edilizia residenziale pubblica, sotto la garanzia del padrone, e questo vale anche per il ricongiungimento familiare o la nascita di un figlio

- segue -

Le Questure e le Prefetture applicando in maniera ferrea questa normativa, trasformano, ancora di più, tutte le lavoratrici e lavoratori immigrati in potenziali clandestini da inviare al CPT.

Questa è la legalità che non possiamo accettare: si nega il diritto alla casa, si nega il diritto ad un lavoro stabile e retribuito bene, e poi si mette sotto stretto e pesante ricatto tutti i lavoratori immigrati, e i padroni diventano padroni non solo del lavoro ma della stessa vita e dignità.

E’ questa la vera criminalità legata all’immigrazione: lo sfruttamento, il lavoro nero, il caporalato, il razzismo.

Per le libertà e la dignità dei lavoratori immigrati chiediamo:

- il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi e delle carte di soggiorno

- il trasferimento del rilascio dei documenti dalle Questure agli enti locali.

- chiusura definitiva dei centri di permanenza temporanea (CPT)

- abrogazione totale della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente legge Turco - Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata;

- una legge in materia d’asilo che tuteli realmente i richiedenti asilo e i rifugiati;

- la libertà di circolazione e la regolarizzazione permanente senza condizioni di tutti gli immigrati, una cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti gli immigrati.



Regole attuative della Bossi - Fini

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la finite si o no...?!?!
by armaduck Tuesday, Jul. 19, 2005 at 10:45 AM mail: armaduck1974@yahoo.it

La finite si o no di ragionare a compartimenti stagni...fascita o comunista..rosso o nero...destra e sinistra?!?! Aprite gli occhi: i tempi e le dinamiche sono molto diverse da quelle a cui ostinatamente vi aggrappate e che ormai sono superate.Chi nn cambia nn cresce e chi nn cresce resta indietro. Quanto emerso nn ha piu identita politica

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DOMENICA 24 LUGLIO, NO ALLA 270 - 270 BIS...
by CENTRO POPOLARE AUTOGESTITO FIRENZE SUD Thursday, Jul. 21, 2005 at 3:12 PM mail:

Compagni e compagne,
ricordiamo il prossimo appuntamento del Comitato promotore della "Campagna
contro l'art. 270 e contro tutti i reati associativi", fissato per

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
DOMENICA 24 LUGLIO - ORE 10,30
CENTRO POPOLARE AUTOGESTITO FIRENZE SUD
Via Villamagna 27/A ­ 50100 Firenze
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

L'ordine del giorno dell'incontro, aperto a tutte e tutti gli interessati,
sarà il seguente:
1) Valutazione sullo sviluppo della campagna nazionale e sulla fase attuale;
2) Discussione e chiusura del "Manuale di autodifesa politico-legale";
3) Appuntamenti estivi;
4) Iniziative da organizzare per la ripresa di settembre;
5) Varie ed eventuali;

Invitiamo tutti e tutte a partecipare e contribuire.
Saluti rivoluzionari.

Il Comitato Promotore

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

[per info scrivere a: reati_associativi-owner@inventati.org
oppure visita il sito http://www.inventati.org/reati_associativi]

[Per leggere la Proposta di lavoro:
http://www.inventati.org/reati_associativi/documento.html]

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Qualcuno sa quanto ci costera' il rifinanziamento della missione Antica Babilonia?
by Antonio Friday, Jul. 22, 2005 at 5:33 PM mail:

Chissa' quanti migliaia di euro ci costera' mantenere i soldati italiani in Iraq ?

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Un pacchetto che fa paura
by dal manifesto (di Danilo Zolo) Sunday, Jul. 24, 2005 at 11:02 AM mail:

L'Italia è esposta a rischi gravissimi. Lo hanno dichiarato e lo ripetono le massime autorità dello Stato. Ovviamente, non hanno torto. Dal punto di vista delle organizzazioni terroristiche che stanno insanguinando il mondo occidentale sarebbe insensato non includere l'Italia fra i paesi da colpire. L'insicurezza e la paura sono dunque il nostro destino. E' una sindrome che rischia di diventare cronica quanto ormai lo è la «guerra giusta» preventiva. E lo sarà finché non saranno cadute le ragioni, fin troppo note, che nel cuore e nella mente di decine di migliaia di islamici oggi giustificano il ricorso al terrorismo.

Ma il terrorismo non è la sola causa della nostra crescente insicurezza. Un altro pericolo si sta profilando: sono le misure che i paesi europei, anche qui ripetendo servilmente l'esempio statunitense, stanno varando - si dice - contro la minaccia del terrorismo. Anche l'Italia ha prodotto in questi giorni il suo Patriot Act. E' una serie di provvedimenti che mentre ignorano miopemente le ragioni vere del terrorismo, aggrediscono le nostre libertà fondamentali. Ledono proprio i più alti valori che una tradizione secolare ha radicato in Occidente e dei quali anche gli italiani dovrebbero essere fieri: la tutela dei diritti civili e politici, le libertà fondamentali, l'integrità fisica e mentale di ogni persona, italiana o straniera che sia, la non discriminazione.

Il pacchetto delle misure che il governo Berlusconi ha varato in questi giorni aggiunge invece insicurezza all'insicurezza, disagio al disagio, aggravando e non riducendo i nostri rischi sociali. Oggi tutti noi siamo esposti al rischio di essere vittime innocenti di interventi repressivi: gli organi di polizia potranno interferire con le nostre comunicazioni private sulla base di semplici sospetti e senza la garanzia di un provvedimento giudiziario, in violazione degli articoli 13 e 15 della Costituzione. Verranno costituiti immensi archivi elettronici dove le nostre comunicazioni telefoniche e digitali - in una parola: la nostra vita affettiva e intellettuale - verranno imprigionate e fatte oggetto per lunghi anni di sorveglianza permanente. Gli stranieri extracomunitari subiranno nuove, più pesanti discriminazioni, come se le responsabilità del terrorismo potessero ricadere su «non-persone» deboli e povere, che bussano alle porte del nostro paese in cerca di una vita migliore che non avranno.

Ma il provvedimento più grave è il prolungamento del fermo di polizia: da oggi ciascuno di noi anche sulla base di semplici sospetti, potrà essere fermato e rinchiuso in una camera di sicurezza di un commissariato o di una stazione dei carabinieri per un tempo raddoppiato: non più 12 ore ma 24. Tutti sanno o dovrebbero sapere che ci sono documenti internazionali - una serie di rapporti dei commissari del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura - che giudicano le camere di sicurezza italiane come i luoghi meno sicuri per i diritti delle persone. Documenti irrefutabili provano che pestaggi e maltrattamenti fisici e mentali sono frequenti contro chi si trovi in camera di sicurezza, senza la protezione degli organi giudiziari, senza contatti con i parenti e con il difensore. I maltrattamenti sono riservati soprattutto agli stranieri, ai tossicodipendenti, agli omosessuali. Non a caso sono state più volte avanzate proposte di soppressione delle camere di sicurezza e di una loro trasformazione in una (brevissima) detenzione preventiva, con le garanzie che la Costituzione italiana prevede per tutti i detenuti.

Insomma, siamo in presenza di un completo stravolgimento della nozione di sicurezza, che dovrebbe essere invece concepita anch'essa come un diritto fondamentale di tutti, cittadini e stranieri. Nelle mani di questo governo e grazie in particolare all'arcigna ottusità del suo ministro della giustizia, mentre una parte della «sinistra» che vuole governare dichiara di «apprezzare» questi provvedimenti liberticidi, il valore della sicurezza sociale si sta trasformando in uno strumento di potere arbitrario. Nel cono d'ombra di uno stato di polizia che avanza, le nostre insicurezze rischiano di divenire incubo e paura.



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Sono d'accordo
by 73bsky Sunday, Jul. 24, 2005 at 11:35 PM mail:

Caro luca non t meravigliare di quante cazzate c sono su questo sito è da genova 2001 che ogni tanto d' un occhiata e sinceramente ho trovato solo la crema degli stupidi più incalliti che ragionano da demento ottusi quali sono. Qua si continua a difendere gli immigrati non volendo accettare che la loro cultura (almeno per i musulmani)non potrà mai integrarsi con il mondo occidentale. Per fortuna caro LUCA sono in minoranza questi coglioni e forse a genova avrebbero dovuto usare più polso nei loro confronti. Per me chi difende queste persone (no global terroristi etc) è pari a loro pertanto va fermata in ogni modo.
Andate a lavorare che forse sareste utili(ne dubito)

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babilonia.....
by io Tuesday, Aug. 02, 2005 at 8:51 PM mail: noo

Allora un militare di truppa tra una palla e l'altra prende circa 5500 euro,un maresciallo ne prende 8000,
figuriamoci poi il direttore del pastificio......

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finalmente...
by io Tuesday, Aug. 02, 2005 at 8:55 PM mail: no

Finalmente una voce diversa dalle tante uguali nel coro.
E'giusto ciò che hai detto,meno male che sono in minoranza...Secondo te che cosa succederebbe in Italia se andassero al governo queste teste di minchia?

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quel porcu di pisanu e gli altri
by cristiano e scilla (prc suzzara mn) Thursday, Aug. 04, 2005 at 10:54 PM mail: scillahola@hotmail.com


A PROPOSITO DI "Pacchetto Pisanu"


A seguito degli ultimi tragici eventi avvenuti nel mese di luglio, questo governo ha pensato bene di proporre una normativa antiterroristica, a nostro parere, troppo sbrigativa e inefficace. Come si è visto il 7 luglio a Londra i terroristi riescono a modificare metodiche e tecniche nell'escuzione degli attentati, svincolandosi (purtroppo con successo!) dalle strategie antiterroristiche messe in atto dallo stato inglese.
La questione delle "misure speciali" di polizia, sono state formulate dalla maggioranza di governo, tra pressioni razziste , pulsioni repressive e propensioni autoritarie in un miscuglio ad alto rischio democratico.
Questo pacchetto, se confermato dalla votazione in parlamento, va in una direzione di repressione e riduzione della libertà individuale ,nonchè potrebbe alimentare maggiormente Odio e Diffidenza fra le culture.
Ancor più eclatante è la contraddizione che ,da una parte, includano in queste strategie preventive l'utilizzo delle forze armate militari creando uno scenario simile ad uno "stato di Guerra",e dall'altra, si giustifichi la nostra presenza in Iraq come forza di Pace.
Facciamo appello ,dunque, a tutte le forze democratiche istituzionali (locali e nazionali) a rifiutare la logica di queste leggi speciali, che fanno arretrare il Paese in termini di stato di diritto ,ed auspicare ad una svolta alternativa della politica estera italiana.
Noi crediamo che il Parlamento dovrebbe tener conto di normative ,azioni e strategie che vadano nella direzione del dialogo e della tolleranza nei confronti degli immigrati del nostro Paese, per non creare ulteriori divari e disagi nella convivenza quotidiana. Favorire quindi una politica Intreculturale atta a valorizzare quelle differenze socio-culturali che ci contraddistinguono e che ,attraversando il terreno della Pace, ci arricchiscono reciprocamente .
E' possibile un vero dialogo con il mondo musulmano che non ha ancora sposato posizioni fondamentaliste per ristabilire una vera e concreta possibilità di pace in Medio Oriente e in Iraq?
A nostro modesto parere, non è possibile aprire una dialogo se si decide di restare in Iraq in posizione subalterna alla strategia della guerra preventiva attuata dall'Amministrazione Americana, quindi è necessario cambiare la percezione che il mondo musulmano e le masse arabe ha nei confronti dell'Italia e dell'Europa.
Al contrario si può ottenere un dialogo soltanto se si contribuisce con fatti concreti : la fine del conflitto , il ritiro delle truppe occupanti e conseguentemente dare sostegno ,a questi Paesi, con risorse umane e politiche solidali, di ricostruzione . Crediamo che tale scelta debba essere fatta al pù presto ,per la sicurezza dei cittadini per il futuro dei giovani e per l'unità di fondo del Paese. Per contribuire davvero al Dialogo tra Cività!


RIFONDAZIONE COMUNISTA
circolo di Suzzara

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pisanu
by luis Tuesday, Aug. 09, 2005 at 1:19 PM mail:

Pisanu,il clero ,i padroni, i fasci morte e pestilenza

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Si sente assai la mancanza di politici di rango
by Francesco G Mangascia' Saturday, Sep. 24, 2005 at 3:51 PM mail: sundance_franz@sify.com

Quello che manca ai nostri politici, religiosi compresi, è l'umiltà, tutti dicono che sanno che cosa devono fare, ma poi non fanno mai quello che in precedenza hanno sostenuto durante i loro pomposi e tronfi discorsi. Noi siamo in mano a delle persone (molti parlamentari) che non .dovrebbero far politica, poiché non sanno minimamente che cosa veramente significhi far politica.


Far politica dovrebbbe significare innanzitutto, avere la capacità di osservare quello che accade al nostro paese e non cavalcare questa o quell'onda al solo deprecabile scopo di rimanere in sella, e questo non per un ideale che si vuol conseguire ma per via di quell'ego che sprona verso un futuro personalistico indicato dall'inderogabilità dell'orgoglio, ossia il divenire, io sarò, poi farò, io diverrò, io, io io.

Un Leader, oltre al saper fare deve saper trascinare e non usare angosce o paure della popolazione, per raccogliere voti.Tutti dicono che Pisanu è un ministro degli interni in gamba, a me non sembra così o altrimenti , nel nostro paese non esistono le condizioni grazie a cui un ministro degli interni può decentemente operare: con tutta la legge Pisanu sul terrorismo, tutto quello che abbiamo visto è stato l'imam di Torino, Bouriqi Bouchta, espulso e poi un contabile, che ha fatto la stessa fine, in sordina, ma che scherziamo, ce ne sono centinaia da buttar fuori! Hanno fatto una legge e la usano solo per intimorire, uno spaventapasseri, la legge va applicata, se non si ha il coraggio di farlo, o non si può farlo, meglio dimettersi per il bene del paese.
Con tutto il rispetto per l'On Pisanu, bisogna dire che la sua persona viene dalla LegaNord e la Lega è un partito giovane, che non ha, ed è ampiamente dimostrato, di non saper come realmente affrontare il problema del terrorismo,sta uscendo fuori solo della xenofobia da molti di loro, e io preferirei che ci si dedicasse di più ad arrestare gli amici dei terroristi-anche italiani- piuttosto che ai Vù cumprà

Ai tempi della legge Reale, si urlò in cielo ed in terra che era una legge che toglieva i diritti al cittadino, che poi la Reale, se ricordo bene, in fondo corresse solo la legge Bucalossi ( l'inasprimento della pena delle violazioni sulle armi) ma è grazie alla legge Reale che le forze dell'ordine ebbero gli strumenti per conbattere il terrorismo, è vero anche che ci furono una caterva di errori nell'applicazione della stessa ma quello dipese dalle carenze di addestramento degli uomini che operavano e spessissimo venivano ammazzati sulla stradae non dalla deteminazione che era nella legge.

Che accadde con la Reale nei tribunali? accadde che, appartenenti a gruppi eversivi di destra sorpresi con a mi da guerra si videro condannare a 8, 9 anni di reclusione, e chi fu invece sorpreso con dei missili tipo il leader di Via dei Volsci a Roma di anni ne prese sette e insoma 9 anni per una pistola una calibro 9 e 7 per dei missili,che dovevano serviere ai palestinesi per ammazzare un altro po' di bambini innocenti: la solita solfa di quei giudici che giudicano in base alla loro politicizzazione, e che così facendo annullano gli effetti della legge.

Se Pisanu ha questi stessi problemi, lo dica in un bel discorso alla televisione ed ai giornali;punti il suo indice verso la struttura che si oppone a quanto deciso dal parlamento, ne specifichi i nomi, e poi si dimetta, così il cittadino almeno saprà veramente e chiaramente chi siano questi responsabili della difesa del terrorismo e della sua apologia nel nostro paese.
Io piuttosto che seguitare con una sistema così stagnante, me ne sarei andato da un bel pezzo.
Si sente assai la mancanza di politici di rango.
Dulcis in fundo
Se lo tenessero pure stretto Ruini, se pensano che vincono le elezioni andando appresso a Ruini o sospendendo la sperimentazione sulla pillola per abortire, allora son proprio, terra, terra....
Francesco G Mangascia'
Cari topolini/e intinti/e a quell'orribile henne',che intona quella malignna INTERNAZIONALE come vedete non siete solo voi scontenti....have a good week end..

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