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Clichy-Italia; i barbari siete voi!
by mazzetta Tuesday, Nov. 08, 2005 at 2:26 PM mail:

In questi giorni in molti stanno cercando di capire cosa stia succedendo in Franciaì; allo stesso tempo molti altri stanno cercando invece di imporre le loro spiegazioni sui media.

Clichy-Italia; i bar...
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Finora le spiegazioni provenienti da destra sono state principalmente due:
- quello che succede è il risultato della –troppa- differenza culturale tra i cattivi rivoltosi immigrati e la civile Europa, leggasi la loro presunta origine islamica
- quello che succede è il risultato del fallimento del –melting pot- l’incubo di ogni razzista che si rispetti.

Le cose non stanno così, e la cronaca si premura di smentire queste interpretazioni avventurose; gli Imam che sono intervenuti sbraitando fatwe sono stati mandati a scopare il mare, e il melting-pot si è rivelato compatto accanto a chi protestava, rifiutando la criminalizzazione offerta dai politici in generale, e di quelli di destra in particolare.

Chi vede nei fatti di Clichy una rivolta di classe, è probabilmente chi si avvicina di più alla realtà.
La storia di questi anni non fa che confermare l’avanzamento delle politiche liberiste, e la creazione di una classe sempre più vasta di diseredati e di gente senza futuro.

Tutto l’armamentario politico delle destre liberiste, ora assunto anche da vasti settori dei professionisti politici della sinistra internazionale, è fondato su un paradigma che prevede l’abolizione delle leggi a tutela dei soggetti deboli, e la “liberazione” della forza del capitale transnazionale o locale dai limiti precedentemente impostigli da poteri sicuramente più democratici.

Questo procedimento dovrebbe permettere a chi ne ha la forza di farsi lupo tra gli agnelli, arricchirsi, e “creare” quindi ricchezza destinata a cascata su tutti.
In realtà la demolizione delle regole che limitano l’avidità capitalistica da luogo a vere e proprie rapine ai danni dei soggetti deboli. Tutto viene poi peggiorato dalla teoria che vuole ridurre la spesa sociale per “liberare” (anche qui) risorse destinate ad arricchire ancora una volta gli accedenti ai circoli elitari.

Si crea così un mondo nel quale popolazioni sterminate appoggiano unicamente le loro speranze future, sulla voglia o l’interesse che può avere una multinazionale allo sfruttamento di un territorio e della sua popolazione.

Se non arriva il capitalismo "liberato" ad offrire posti di lavoro sottopagati, le persone non hanno che da rassegnarsi ad una vita fatta di nulla in un deserto sociale assoluto.

La politica diventa luogo di mediazione degli interessi delle elite, e la gran massa della popolazione non ha più voce in capitolo sul proprio destino; le decisioni che impattano sulle vite dei popoli vengono prese lontano da qualsiasi controllo popolare; in sedi non-elettive alle quali accedono solo i cooptati: il controllo dei media chiude il cerchio e restituisce solo interpretazioni convenienti al sistema.

Qui interviene la fase 2, quella mai dichiarata, del sistema di dominio del liberismo elitarista.
Come si gestisce la massa derubata e abbandonata a se stessa, quando comincia a dare segni di irrequietudine?

Verrebbe da dire alla maniera di Maria Antonietta, come se la storia del ‘900 fosse passata invano con il suo carico di tragedie.
Il liberismo elitarista gestisce le crisi sociali devastanti che procura in due maniere: con la violenza e con la manipolazione dell’immaginario volta a criminalizzare la protesta.

Se la violenza contro le proteste è spesso assolutamente ingiustificata, ma raramente è ancora trascesa alla macelleria, la violenza mediatica e la manipolazione dell’immagine di chi protesta sono invece assolute.

Parecchi casi di violenza poliziesca, in Europa, hanno trasceso i limiti costituzionali che le stesse forze dell’ordine sarebbero chiamate a far rispettare. Forse solo il governo fascista italiano, in occasione del G8 genovese, ha clamorosamente stracciato la legalità costituzionale per punire con la violenza chi protestava, facendo inorridire tutti gli altri paesi; ma sicuramente tutti i governi dei maggiori paesi europei sono colpevoli di offendere illegalmente e quotidianamente i loro cittadini. In questo coadiuvati da una propaganda mediatica ossessiva.

A Clichy la gente ha sfilato perché non succedesse più che due ragazzini dovessero morire per niente. “Morti per niente” era lo slogan della marcia silenziosa all’indomani delle due morti provocate dalla paura della polizia.
“Vivere per niente” è l’altra faccia della medaglia di chi è escluso ed abbandonato dallo stato sociale, parcheggiato nel nulla a guardare in TV il mondo degli –have- dall’abisso degli –have not-.

Vivere non avendo alcun controllo sul proprio destino, ma neanche sul proprio territorio, o sulle condizioni del proprio lavoro o dell’ambiente che li circonda; questo è il destino di chi ha subito in questi anni le politiche decise in consessi sempre più lontani dalla democrazia e dalla partecipazione.

Una vita ancora più buia quando non puoi nemmeno protestare.
Da molto prima di Genova G8 si è affermato uno schema immutabile, alle proteste si reagisce con fermezza, ma, soprattutto, chi protesta è un delinquente, infrange la “legalità” e ha sicuramente criminali motivi nascosti e/o è sobillato da “criminali”.

E’ andata così a Genova, e basti pensare ai milioni di parole spese sul famigerato “black block” (dov’è il black block? Dove è svaporata quella “organizzazione criminal-terroristica in quasi sicura combutta con islamici e Br?), dove la sospensione dei diritti ed il massacro degli innocenti sono stati descritti come la conseguenza della calata dei barbari; ed è così a Clichy e ovunque, in Francia, come in Cina, negli Stati Uniti come in Italia.

La gente di Clichy chiede di poter vivere per qualcosa, di avere una speranza, una possibilità, uno scopo, i servizi minimi necessari alla sopravvicenza.

Le elite che da tempo sono impegnate a fornire solo “sicurezza” ai propri interessi, hanno organizzato la solita recita a beneficio dei benpensanti, ben pasciuti, o almeno di quelli che sono sopravvivono alla trasformazione in poveri, quindi barbari.

Ecco allora che a fomentare le proteste di Clichy prima c’erano i musulmani cattivi, e ora c’è il “crimine organizzato”.
Nessuno parla delle richieste degli abitanti di Clichy e delle altre periferie, nessuno ha visto le loro magliette, i loro volti; tutti invece hanno visto benissimo i fuochi, i volti coperti dei ragazzi sfogano il loro malessere nell’unico confronto offerto loro dallo Stato, quello con le forze dell’ordine, o nella gara con i pompieri.
Nessuno ripete la loro richiesta di dimissioni del Ministro dell’Interno Francese; non è sufficientemente “barbara” e potrebbe creare imbarazzi.

Anche da noi funziona così; negli ultimi anni tutti fenomeni di protesta sono stati criminalizzati sistematicamente, e un po’ di botte le hanno prese un po’ tutte le categorie sociali o tutti i movimenti di protesta.
Criminale, una classe politica apertamente criminale e che se ne frega platealmente di qualsiasi ostacolo posto dalla “legalità”, definisce la quasi totalità della popolazione “criminale”; e la tratta di conseguenza.

Sono stati criminalizzati tutti, dai tranvieri milanesi, agli operai di Melfi, e poi via per una lista infinita, dalle proteste locali a quelle dei lavoratori di mille realtà, denunce come se piovesse e qualche manganellata per trasformare le legittime richieste in una discussione sulla “violenza”, dei manifestanti, mica di chi li picchiava.

Criminali a Scanzano, davanti ai Cpt, davanti agli allevamenti-lager, ad Acerra. "Eversori" quelli che chiedevano riduzioni dei prezzi degli articoli di prima necessità nei supermarket, o l'accesso scontato agli spettacoli.
Siamo un paese di criminali percorso da orde di barbari criminali che sfilano per le strade.

Esemplare il caso delle proteste per la Tav in Val di Susa; la popolazione si schiera compatta in mezzo alle strade per impedire il lavoro di chi deve prendere le misure ai cantieri. Si schiera tutta, con i gonfaloni e le autorità in prima fila.
Il governo, poiché l’ordine pubblico è faccenda governativa, decide il ricorso alla forza e mena i manifestanti assolutamente pacifici, sindaci compresi.

Il giorno dopo li ricopre di denunce lunari, addebitando loro capi d’imputazione gravissimi.

Perché chi gestiva l’ordine pubblico non ha semplicemente deciso di rinviare le operazioni?
Cosa impediva di effettuare i rilevamenti previsti tornando in un giorno a caso, senza dare preavviso a nessuno e senza ricorrere a violenze e denunce?
Lo impedivano le regole secondo le quali i politici che sostengo il disegno liberista reagiscono alle proteste che loro stessi generano; cioè quelle per le quali alle proteste, alla ribellione ai disegni delle elite, si risponde con la violenza e la menzogna.

Cosa possono dare questi governi alla gente che hanno deciso di spogliare?
Nulla, perché per questa gente nel modello liberista non è previsto nulla.

E’ per quello che il governo francese ha definito canaglia chi protestava, è per quello che ora si risponde con il coprifuoco al dilagare della rivolta, paradossalmente amplificata dallo stesso meccanismo messo in piedi per stigmatizzarla; nel tentativo di fornire un’immagine negativa e di generare paura, l’apparato mediatico, in realtà contribuisce anche a diffondere la collera e l'esempio, che si diffonde da Clichy ad altri luoghi simili.

Barbari; chiamano barbari persone che hanno chiesto le dimissioni di un ministro impresentabile che ha offeso i propri cittadini; chiamano barbari persone che si ribellano alla prepotenza e ad una vita indegna di essere vissuta in luoghi che ormai sono serbatoi di disperazione a perdere.

Anche negli Stati Uniti gestirono la crisi di New Orleans così; alle prime proteste per l'assenza di soccorsi il governo rispose inventandosi episodi di “barbarie” a tutto spiano; si parlò di barbarie e il governo distolse l’attenzione pubblica dalle proprie inefficienze scatenando le truppe a caccia di sciacalli, assassini e stupratori che non esistevano.
Le barbarie di New Orleans, tutte quelle che vi hanno raccontato, non sono mai esistite; mentre esisteva l'abbandono dei poveri neri e il crimine dell'indifferenza governativa.

Anche in Italia c’è un ministro (fosse solo uno) che chiama “fannulloni” gli abitanti della Val di Susa, e ci sono giornali che inventano storie di oscuri “lupi grigi” della valle, costruendo sulla figura di un anarchico perseguitato, quella dell’entità malvagia che complotta dal buio dei boschi.
Si deve creaare il cattivo per poterlo combattere, per arruolare a proprio favore le mandrie che ancora hanno un prato da brucare; e quando l’islamico proprio non si può infilare in Val di Susa, ecco allora l’anarchico.
O le “infiltrazioni” oscure nelle proteste. Oggi Pisanu parla di "estremisti" che hanno infiltrato le proteste per la Tav e anche quelle degli studenti. Tutto il mondo della scuola protesta, dai rettori ai bidelli agli studenti, ma lo fanno perchè sono "infiltrati, figurarsi. Sono gli "infiltrati" che avrebbero "provocato scontri di fronte alle sedi del Governo"; tanto tutti hanno dimenticato che gli unici "scontri" con gli studenti sono stati provocati da alcuni poliziotti, e non erano davanti alle sedi del Governo, e nemmeno sono stati "provocati dagli infiltrati", non fanno più fede nemmeno le scuse delle forze dell'ordine per il comportamento indegno dei poliziotti coinvolti in quello che in realtà è stato un estemporaneo pestaggio a freddo.

Le manifestazioni finiscono in televisione solo se ai manifestanti possono essere attribuite "violenze", solo se si prestano in qualche maniera ad essere criminalizzate.
Tutto pur che non si parli dei motivi delle proteste, di solito molto condivisibili da chiunque sia dotato di media intelligenza.

La realtà è fatta diversamente; il liberismo ha di fatto provocato la demolizione delle politiche sociali in tutto il mondo; la legalità per le elite non esiste, per loro non ci sono limiti, non ci sono responsabilità delle quali rendere conto; mai, e in nessun paese.

In questo clima il “mercato” è sempre di più un luogo dove il più grande, il più ricco, il più potente fa quello che vuole. Quasi ovunque la classe politica si occupa ormai esclusivamente di far concludere a questa gente ottimi affari sulla pelle degli amministrati.
I governi che in apparenza riducono le tasse, in realtà ne istituiscono di carissime a vantaggio delle grandi concentrazioni di capitale; creano flussi di rendita che come un tubo per i salassi succhiano il sangue dei tanti e lo conducono a rafforzare le concentrazioni.

Svendono il patrimonio pubblico, ed i beni comuni, a beneficio dei furbetti del quartierino; sia il patrimonio immobiliare pubblico o l’acqua.

Nel nostro paese molti mercati, da quello delle banche a quelli delle assicurazioni, delle telecomunicazioni, dell’energia hanno realizzato, grazie alla complicità dei politici, un regime di monopoli estorsivi che costa ai cittadini più delle tasse.

Un regime fatto di guadagni illeciti, protetto dall’omertà dei media sempre pronti a criminalizzare i cittadini con immagini granguignolesche, e a trattare con algida tecnicalità le rapine della grande finanza.

Nella storia di questi anni, come sempre nella storia, le persone che scendono in piazza lo fanno perché si sentono vittime di una ingiustizia.
Perché si oppongono ad un modello sociale, ma prima ancora perché spinte da condizioni di vita insopportabili. Sono manifestazioni scatenate dalla necessità, spesso pre-politiche, di certo non ideologizzate.
Sono le proteste di chi è derubato del proprio futuro, e anche delle poche speranze.

Non a caso quest'anno, in Italia, hanno scioperato tutte le categorie sociali senza esclusione alcuna; barbari? Bolscevichi? Teppa?

Quelli che hanno determinato la rovina di chi protesta, gente che non è stata scelta democraticamente, ma cooptata in una oligarchia elitarista, reagiscono con protervia, violenza e bugie. Non devono rendere conto a nessuno. Loro non sono barbari.

Sempre più gente è stanca di questo andazzo, di queste bugie, delle truffe, della banalità di un sogno di plastica, di comprare perline in cambio di sangue sputato in vite durissime. Stanca di non contare niente, di decisioni che sfuggono ad ogni controllo democratico e che possono solo subire.

E si ribellano, e a volte vincono; spesso vincono quando decidono di non mollare; vincono perché sono di più, sono quei popoli che si sono dimenticati di essere, una massa educata all’individualismo e alla rincorsa dell’effimero acquisto, che però è sempre una massa.

E quando si muove perché derubata, oppressa, derisa, la massa travolge facilmente la risposta securitaria organizzata a beneficio dei media.

Per ogni ricco creato dalla redistribuzione liberista sono stati creati moltissimi poveri, più di quanti i ricchi possano assumere a difesa dei propri averi; un numero sterminato che continua a crescere. I cittadini in tutto il mondo chiedono pane, vengono loro offerte ingiustizie e una marea di balle più che manifeste.

La corda della storia appare molto tirata, il coprifuoco in Francia non è solo la spia della ottusa reazione di un governo di aristocratici burocrati fuori dal mondo, ma è anche un evento epocale che segna il nuovo secolo in Europa, che come il precedente pare aprirsi con l’esplosione di una ribellione popolare contro un sistema che ha rimesso insieme gli stessi difetti di quello retto una volta dai padroni delle ferriere.

Il coprifuoco contro i propri cittadini può essere superato solo dagli spari sulla folla.

I grandi ladri invocano la “legalità”, e chiamano la polizia quando i derubati alzano la voce, e tra la gente che si sente impotente, quella che sa di non contare nulla, cresce sempre di più la rabbia.

Parole come quelle di Sarkozy o come quelle di Pisanu sono criminali; chi sostiene le loro palle è un criminale.
La responsabilità delle proteste non può essere sempre fatta risalire ad oscuri complotti; le responsabilità risiedono ove risiede il potere dei vero criminali che hanno svuotato del tutto il significato della parola democrazia.

Chi ancora è preoccupato per la democrazia è accanto a chi marcia nelle strade e nelle piazze; chi ha altri interessi è schierato compatto dietro le elite, protetto solo dalla polizia e dai media.

Sono sempre di più quelli che dicono di no all'immaginario spacciato da questi venditori di fumo, e il pericolo che gli assediati vogliano alzare il livello dello scontro è reale ed attuale; tutto ci dice che di fronte al montare delle proteste si sceglie di reagire alzando il livello dello scontro, producendo altre ingiustizie, altre rabbie, altre delusioni.

Quelli pericolosi stanno nei palazzi, non per le strade; quelli pericolosi non si espongono, vivono in un mondo invisibile e sottratto ad ogni controllo, non nelle periferie, non nelle baracche.
I criminali non sono i poveri ed i disperati, ma siedono alla tavola del potere.
Hanno devastato il nostro passato, il nostro presente ed ipotecato il nostro futuro, e ora sono pronti a difendere i frutti delle loro rapine con la forza.

Questi sono i veri barbari.










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Bravo!
by viviana Tuesday, Nov. 08, 2005 at 2:42 PM mail:

ottimo, sei stato bravissimo

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di più
by sarmata Tuesday, Nov. 08, 2005 at 2:58 PM mail:

Direi di più: i barbari sono ovunque. Nei palazzi, dietro le scrivanie, dietro qualunque divisa, nelle strade con la felpa e le nike...mi stanno sul cazzo tutti, perchè sono tutti potenziali (e a volte effettivi) assassini, ladri, stupratori.
Un mondo marcio e merdoso, in poche parole.
A questo punto ci vorrebbe una bella peste, che durasse qualche anno.

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mitizzazione
by paolo Tuesday, Nov. 08, 2005 at 3:14 PM mail:

Condivido in linea di principio quello che tu scrivi anche se il fatto di bruciare auto ( magari di un povero cristo più di te ) ammazzare in 30 uno che sta cercando di difendere la sua auto o quella di altri ( per lo meno è quello che sappiamo ) di distruggere roba pubblica ( le banche no! )danno l'idea di una gran rabbia ( probabilmente di molti infiltrati sia poliziotti che delinquenti ) fine a se stessa.
Mi sembra che tu stia un pò troppo mitizzando questa protesta sicuramente di classe ma forse anche pilotata soprattutto nel rispondere alla violenza con altra violenza che non fa altro che fare il gioco del potere.
Ciao

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pilotata da chi?
by what? Tuesday, Nov. 08, 2005 at 3:17 PM mail:

a me pare che tu cerchi di criminalizzare quello che mazzetta non ha per nulla mitizzato.

chi sarebbe a pilotare le rivolte?
facci i nomi

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giusto
by M(A)DRABBIT Tuesday, Nov. 08, 2005 at 3:20 PM mail:

MI SEMBRA MOLTO RAGIONEVOLE.
BRAVO MAZZETTA

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fate tacere quel ministro
by mi fischiano le orecchie Tuesday, Nov. 08, 2005 at 3:37 PM mail:

"Il pericolo in Italia non viene dalle periferie degradate ma dal terrorismo, dalla criminalità organizzata, dall'immigrazione clandestina, dall'illegalità diffusa spesso interconnesse tra loro".
Firmato:
Pisanu, uno dei criminali di cui all'articolo di Mazzetta.

Per il Sig. Paolo: quelle che citi sono proprio le balle dei criminali. Se citi le menzogne vuol dire che ne fai parte, quindi...

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Complimenti
by italiano 124 Tuesday, Nov. 08, 2005 at 3:53 PM mail: francoitalia68@hotmail.com

Complimenti a Mazzetta. Non cambierei nemmeno una virgola di ció che ha scritto. Ha saputo "fotografare" esattamente i mali nostri e della nostra societá. Peccato che manchi il medico che sappia curare questi mali!

Un saluto dalla Foresta Amazzonica

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mai sentito parlare dei provocatori?
by paolo Tuesday, Nov. 08, 2005 at 4:09 PM mail:

Grazie per chi mi ha dato del signore ( spero nel senso in cui lo intendeva Totò ) Molto probabilmente sono più vecchio di molti che scrivono ad indy ( purtroppo ho 45 anni ) e ho visto moltissimi infiltrati nelle manifestazioni (esempio genova black-block mai arrestati, che fossero poliziotti travestiti ?) quindi mi sembra una domanda inutile quella di dare dei nomi che non saprei ne potrei dare ma che sicuramente ci sono,vedasi ad esempio lo sporco gioco del ministro francese nella provocazione continua per rendersi poi indispensabile nella repressione di una giusta lotta.( Elazioni francesi in arrivo)
Comunque facendo violenza fine a se stessa non si va da nessuna parte . Le lotte possono essere condotte im maniera tosta ed efficace anche senza violenza vedasi la lotta degli autisti dell'ATM.
ciao a tutti

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sono dei bastardi
by antiTav Tuesday, Nov. 08, 2005 at 4:55 PM mail:

Ha perfettamente ragione!
Contro gli antiTav giocano sporco tutti e i media gli coprono il culo!

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l'ho sentito adesso
by Pisanu di merda Tuesday, Nov. 08, 2005 at 8:07 PM mail:

Ma come fanno ad avere la faccia per dire cose del genere?

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le parole sue di lui
by pisanu Tuesday, Nov. 08, 2005 at 10:07 PM mail:

PISANU OGGI ALLA CAMERA SUL 25 OTTOBRE


by a.i Tuesday, Nov. 08, 2005 at 9:45 PM mail:

"Di solito, le componenti moderate dei diversi movimenti vengono affiancate e scavalcate dagli estremisti..." Quello che segue è il testo del resoconto stenografico in corso di seduta della Camera odierno, che riguarda la relazione di Pisanu ai deputati, in seguito ad interrogazioni, e il dibattito successivo, sui fatti della manifestazione nazionale studentesca a Roma e davanti al Parlamento del 25 ottobre scorso. Senza commenti, da parte di "un noto esponente dell'area antagonista, a suo tempo leader del movimento studentesco «La Pantera», il quale avvertiva che altri manifestanti, per vie diverse, stavano dirigendosi verso la Camera dei deputati"...

Informativa urgente del Governo sulla manifestazione di protesta svoltasi a Roma in occasione della discussione parlamentare sulla riforma universitaria (ore 10,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sulla manifestazione di protesta svoltasi a Roma in occasione della discussione parlamentare sulla riforma universitaria.

(Intervento del ministro dell'interno)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Pisanu.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 25 ottobre si è svolta a Roma la manifestazione indetta dal movimento «Studenti Sapienza» per protestare contro la riforma universitaria. Gli uffici della questura erano stati regolarmente preavvisati. Tenuto conto della partecipazione prevista, essi avevano respinto la richiesta che il corteo percorresse via del Corso fino a piazza Montecitorio, suggerendo invece l'itinerario da piazza della Repubblica a piazza Navona. Peraltro, le informazioni acquisite nei giorni precedenti lasciavano presagire la possibilità che la manifestazione prendesse altre vie. Per di più era segnalato l'arrivo da alcune città del nord di elementi dell'antagonismo estremo e dell'anarco-insurrezionalismo.
Le preoccupazioni della vigilia hanno trovato conferma sin dal primo mattino del 25 ottobre, quando circa tremila manifestanti si sono raccolti all'interno della città universitaria, altri 1.500 in piazza Barberini ed altri ancora davanti ai licei «Tasso», «Righi» e «Virgilio». Si sono così formati diversi cortei che hanno raggiunto piazza della Repubblica, dove nel frattempo confluivano numerosi altri manifestanti.
Alle 11 del mattino il corteo, molto più consistente del previsto, si è mosso da piazza della Repubblica incamminandosi lungo l'itinerario prestabilito, con alla testa diversi parlamentari e il leader dei COBAS. Già all'inizio del percorso, in via Cavour, i promotori hanno chiesto alle forze dell'ordine di raggiungere piazza Montecitorio, dichiarandosi incapaci di contenere le pressioni che in tal senso provenivano dai manifestanti. Queste richieste sono state appoggiate da vari parlamentari.
In piazza Venezia gli organizzatori e il servizio d'ordine della CGIL hanno collaborato con i responsabili dell'ordine pubblico per indurre i giovani a proseguire per via delle Botteghe Oscure, evitando via del Corso. Mentre il corteo andava in questa direzione, alcuni operatori di polizia notavano un gruppo di manifestanti che si coprivano il volto. Molti erano in possesso di oggetti contundenti ma, dopo un'accesa discussione con altri giovani, desistevano e riprendevano a sfilare. Alle 12,40 la testa del corteo è arrivata a largo di Torre Argentina. Qui un consistente gruppo di manifestanti, con il volto coperto da sciarpe e caschi, ha tentato di forzare gli sbarramenti della polizia per raggiungere piazza Montecitorio attraverso via di Torre Argentina. C'è stato qualche contatto e dalle file degli studenti sono stati lanciati fumogeni.
Nell'occasione, un parlamentare ha nuovamente chiesto ai funzionari di polizia che al corteo fosse permesso di raggiungere Montecitorio o piazza del Pantheon ma, di fronte al persistere del diniego e all'arrivo di un contingente di rinforzo, il gruppo di manifestanti tornava sui suoi passi. Nel frattempo, era arrivato sul posto un noto esponente dell'area antagonista, a suo tempo leader del movimento studentesco «La Pantera», il quale avvertiva che altri manifestanti, per vie diverse, stavano dirigendosi verso la Camera dei deputati.
Di lì a poco, in via del Teatro Valle, le forze dell'ordine si sono opposte ad un ulteriore tentativo di raggiungere la Camera. Nonostante la forte pressione sullo sbarramento degli agenti, l'iniziativa è stata respinta senza fare ricorso a cariche o lacrimogeni. In questo frangente erano presenti tre colleghi parlamentari.
Nella stessa occasione, tale Paolo Di Vetta, protagonista di un recente tafferuglio presso gli studi della RAI, ha riportato una lieve ferita lacero-contusa, per la quale non risulta aver fatto ricorso a cure mediche.
A qualche minuto di distanza, in piazza Sant'Andrea della Valle, l'autovettura che trasportava il ministro Calderoli e quella di scorta sono state bersagliate con sputi, calci e pugni da alcuni facinorosi. Altri momenti di tensione si sono verificati in corso Rinascimento, dove i manifestanti cercavano di raggiungere il Senato.
A seguito di ripetute sollecitazioni, circa 3 mila giovani hanno finalmente desistito e si sono riversati in piazza Navona. Altri gruppi si sono invece diretti alla spicciolata verso Montecitorio, fino a formare una folla di oltre 1.500 persone, mentre una quarantina di giovani improvvisava un sit in in via Uffici del Vicario. Gli studenti sono rimasti sempre dietro le transenne, presidiate da consistenti nuclei di forza pubblica, ma numerosi parlamentari presenti si sono adoperati affinché potessero ulteriormente avvicinarsi al palazzo. La collega Aprea, sottosegretario per l'istruzione, ha raggiunto i manifestanti, accompagnata dal Vicepresidente della Camera, onorevole Mussi, e ha proposto loro di formare una delegazione per incontrare il ministro Moratti. La risposta è stata che fosse il ministro a scendere in piazza.
Sia davanti a Montecitorio che in via Uffici del Vicario alcuni deputati di Alleanza nazionale hanno lamentato la presenza di numerosi giovani che intralciavano il passaggio. In particolare, uno di loro ha contestato il comportamento incivile di diversi dimostranti, con i quali poi è riuscito ad intrattenere una normale conversazione.
Verso le 18 i manifestanti hanno cominciato a lasciare la piazza. Durante il deflusso in via del Corso è stato fermato un giovane, poi identificato come un noto esponente dell'area antagonista, e denunciato a piede libero perché in possesso di dodici fumogeni. Nella circostanza si è verificato un breve tafferuglio, a seguito del quale cinque persone hanno fatto ricorso alle cure dei medici dell'ospedale San Giacomo, tra le quali un cameraman dell'emittente pugliese Telenorba.
Il danno più grave lo ha subito un giovane di 21 anni, che ha riportato una frattura alla mano guaribile in 30 giorni; agli altri sono state accertate contusioni di lieve entità. Dopo questo episodio, non si sono più registrate altre turbative e, intorno alle ore 21, la manifestazione si è sciolta. A fine giornata, si sono contati 11 appartenenti alle Forze dell'ordine con lievi lesioni.

PIER PAOLO CENTO. Ma dove?

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal 19 maggio 2003 ad oggi si sono svolte in Italia circa 20 mila manifestazioni di piazza. Il diritto costituzionale di riunirsi pacificamente e senz'armi per esprimere le proprie convinzioni ha trovato in questo periodo l'applicazione più ampia e scrupolosa. Anche nelle situazioni più delicate, il Ministero dell'interno e le forze dell'ordine hanno garantito questa libertà fondamentale, salvaguardando, nello stesso tempo, l'ordine pubblico e la sicurezza di tutti i cittadini, manifestanti e non manifestanti.
È un compito difficile, che richiede sempre grande professionalità e, spesso, pesanti sacrifici. Le nostre forze dell'ordine lo hanno assolto in maniera così convincente da meritare l'ammirazione della stragrande maggioranza dei cittadini onesti.
Come ho appena ricordato, già alla vigilia erano stati percepiti gli aspetti più critici della manifestazione di Roma: l'elevato numero di partecipanti e, soprattutto, la presenza di elementi anarcoidi, marxisti-leninisti e antagonisti radicali, in gran parte provenienti da alcune città del nord. Quest'ultima circostanza si inquadra in una tendenza che ho già segnalato alla Camera e che si va facendo sempre più marcata: il tentativo, cioè, delle frange estreme dell'universo antagonista di esasperare ogni forma di protesta, per deviarla dall'alveo democratico e condurla allo scontro violento.
Di solito, le componenti moderate dei diversi movimenti vengono affiancate e scavalcate dagli estremisti...

FRANCESCO GIORDANO. Erano ragazzini!

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. ... che, indipendentemente dagli obiettivi della singola manifestazione, mirano solo allo scontro con le forze dell'ordine (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista) ...

FRANCESCO GIORDANO. Ma erano dei ragazzini!

PIETRO FOLENA. Sedici anni avevano!

ITALICO PERLINI. Ma finitela!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi sembra che la serietà delle comunicazioni del ministro non consenta alcuna interruzione da parte di nessuno. Il ministro sta serenamente...

FRANCESCO GIORDANO. Ma non si possono raccontare queste cose!

PRESIDENTE. Onorevole Giordano, la richiamo all'ordine.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Ho distinto bene le componenti moderate della manifestazione dai facinorosi, anzi dai delinquenti travisati e armati che hanno cercato di inquinarla e condurla verso esiti violenti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Commenti del deputato Cento)!

ITALICO PERLINI. Bravo!

FRANCESCO GIORDANO. Erano suoi colleghi...!

GRAZIELLA MASCIA. Non si possono dire queste cose! Ma che dice!

PRESIDENTE. Onorevole Giordano! Onorevole Mascia, la richiamo all'ordine, per cortesia!
Stiamo svolgendo un dibattito, che deve essere sereno, su questioni delicate (Commenti)...

Il ministro esprime il suo pensiero ed espone ciò che gli risulta; non può affermare quello che vogliamo sentirci dire!

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Non costringetemi, onorevoli colleghi - perché sarebbe compito ingrato -, a fare nomi e cognomi, per questi e per fatti pregressi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Unione)!

LUCA VOLONTÈ. Li faccia i nomi!

ITALICO PERLINI. Bravo!

FRANCESCO GIORDANO. E come si chiamano? Santanchè e La Russa?

PRESIDENTE. Onorevole Giordano...

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Le cronache delle ultime settimane sono piene di episodi che testimoniano questa dinamica: dalle proteste contro la TAV ai tentativi di inserimento in alcune crisi industriali, all'aggressione dei centri di permanenza temporanea e alla contestazione delle scelte legalitarie del sindaco di Bologna (Commenti). Potrei continuare con questi esempi. Preferisco fermarmi qui, per sottolineare invece che in tal modo si creano contesti assai delicati nei quali è indispensabile, ma non sempre facile, distinguere bene le legittime espressioni di dissenso dalle manifestazioni di oltranzismo ideologico che inclinano alla violenza.
A Roma il tentativo di elevare il livello della protesta c'è stato ed è apparso chiaro quando si è tentato ripetutamente di far deviare il corteo per raggiungere e assediare il Parlamento, quasi fosse un «Palazzo d'inverno» da espugnare (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro). Ancor più evidenti sono apparse in Val di Susa le intenzioni degli anarco-insurrezionalisti...

PIER PAOLO CENTO. Ma che c'entra la Val di Susa! È una vergogna!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, la richiamo all'ordine!

PIER PAOLO CENTO. Cosa c'entra la Val di Susa?

PRESIDENTE. Onorevole Cento...

PIER PAOLO CENTO. Non si possono fare queste provocazioni!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, a parte che, parlando al microfono, ho la voce più forte della sua, per cui la invito a risparmiare fiato, la richiamo all'ordine, poi la richiamerò all'ordine per una seconda volta, dopodiché, se non sarà possibile fare altrimenti, la espellerò dall'aula.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Ancor più evidenti sono apparse in Val di Susa le intenzioni degli anarco-insurrezionalisti che fin dal primo giorno si erano schierati contro le forze dell'ordine, cercando riparo dietro la barriera involontariamente protettiva degli amministratori locali...

PIER PAOLO CENTO. Arrestiamo anche loro!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, per cortesia!

DARIO GALLI. Se a protestare fossi stato io, sarei stato già sbattuto fuori dall'aula!

PRESIDENTE. Onorevole collega, mi raccomando, un po' di serenità! Se siamo così nervosi - e parliamo di questioni così delicate che vanno affrontate con serenità -, andremo poco distanti...

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. A tratti, in un caso e nell'altro, i comportamenti più aggressivi hanno trovato comprensione e perfino sostegno da parte di qualificati esponenti delle istituzioni democratiche. E questi, purtroppo, non sono casi rari.
Oggi, onorevoli colleghi, in Italia le insidie maggiori alla sicurezza e all'ordine pubblico non vengono dalle periferie urbane degradate ma dal terrorismo, dalla criminalità organizzata, dall'eversione interna, dall'immigrazione clandestina e dall'illegalità diffusa. Queste minacce, che tendono sempre più ad interagire tra loro, debbono essere contrastate energicamente e senza riserve. Davanti ad esse non ci sono attenuanti politiche o giustificazioni che tengano. Se a Roma o in Val di Susa non è successo nulla di irreparabile è solo perché, ancora una volta, il senso della misura e l'esperienza dei tutori dell'ordine pubblico hanno avuto la meglio sulle intenzioni di chi cercava lo scontro per lo scontro (Commenti dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!

MARCELLA LUCIDI. Ma cosa c'entra la Val di Susa?

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi! Ma onorevoli colleghi, è una comunicazione del ministro dell'interno (Commenti dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Onorevoli colleghi, non è possibile censurare il ministro dell'interno! Non è possibile!

PIER PAOLO CENTO. Non si può venire qui a fare queste provocazioni!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, la richiamo all'ordine!

LUIGI MURATORI. Fuori!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, la invito a terminare questa gazzarra! Non possiamo censurare il ministro dell'interno! Il ministro dell'interno espone responsabilmente in aula le sue opinioni; noi poi, se vogliamo dissentire, dissentiremo (Commenti del deputato Giordano)! Onorevole Giordano, per cortesia! Lei è anche un capogruppo!

FRANCESCO GIORDANO. Appunto!

PRESIDENTE. Appunto, stia buono ...! Onorevole Pisanu, lei è un parlamentare di vecchia esperienza: non si impressiona certo per queste cose...

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Continuerò pacatamente ad esporre le mie documentate opinioni...

PIETRO FOLENA. Ma le ha dette il questore di Roma!

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Certo, sono date dalla questura, ma da chi mi debbo documentare, dai no-global (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)?

PRESIDENTE. Onorevole Folena! Onorevoli colleghi, non ho più intenzione di tollerare questa gazzarra, la prossima volta che qualcuno dei richiamati all'ordine interrompe nuovamente il ministro uscirà cortesemente dall'aula...

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, non c'è il rischio che io perda la pazienza.

PRESIDENTE. No, no, questo lo so: la conosco abbastanza per capire che non si scalda...

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Il questore di Roma è uno scrupoloso e fedele servitore dello Stato (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

FRANCESCO GIORDANO. Il questore di Roma ...!

PIETRO FOLENA. Appunto! E ha condannato i poliziotti nella ...

PRESIDENTE. Onorevole Folena, la richiamo all'ordine!

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. A conferma che ha agito con obiettività, anche quando ha redatto queste note (Commenti del deputato Folena).

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Noi classe politica dirigente - maggioranza ed opposizione - non possiamo permettere che l'esasperazione del conflitto sociale e politico si scarichi esclusivamente sulle forze dell'ordine.
A monte della piazza, pur nell'asprezza del confronto bipolare, occorre sempre una più elevata e comune capacità di mediazione politico-istituzionale, altrimenti lo scontro, prima o poi, esploderà. Ma nessuna mediazione, nessuna prevenzione potrà avere successo se in tutti noi non prevarranno il senso di responsabilità, la capacità di misurare parole e comportamenti, il rispetto rigoroso della legalità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole ministro.

(Interventi)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cicchitto. Ne ha facoltà.

FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel manifestare il consenso del gruppo di Forza Italia all'esposizione del ministro dell'interno ed alla ricostruzione che egli ha fatto di quanto è successo intorno al Parlamento qualche giorno fa, voglio innanzitutto dare atto al Governo - cosa che non può essere contestata assolutamente da nessuno - di avere assicurato, nel corso di questi anni, l'assoluta libertà di manifestazione, quando le manifestazioni erano civili e normali, di avere assicurato la libertà e la democrazia in questo paese e di aver gestito l'ordine pubblico attraverso una linea che ritroviamo, appunto, anche in un'informativa del ministro dell'interno che è stata particolarmente equilibrata.
Anche rispetto ad un dibattito che è in corso nel paese, la linea del Governo ha sempre teso ad evitare che venissero fatte analisi indifferenziate ed ha sempre evitato, sul terreno delicatissimo del confronto rispetto al mondo islamico, che i problemi del terrorismo espressi dal fondamentalismo islamico venissero ripresi nel cosiddetto scontro di civiltà.

FRANCESCO GIORDANO. Con i ragazzini di quindici anni!

FABRIZIO CICCHITTO. È stata istituita anche una Consulta islamica. Quindi, si tratta di una linea assai articolata e responsabile.
Nel contempo, questa linea articolata e responsabile deve essere improntata al rigore per quel che riguarda gli atti di irresponsabilità che vengono commessi. Allora, noi dobbiamo dire con grande chiarezza - e lo dico in quest'aula, specialmente al Presidente della Camera - che, per quanto concerne i fatti verificatisi qualche giorno fa, noi ci siamo trovati di fronte ad un tentativo di intimidire il Parlamento guidato da alcuni parlamentari (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI)!
Devo dire che l'unico limite che io trovo nell'informativa del ministro dell'interno è che i nomi e cognomi di questi parlamentari non è stato fatto ...

PIETRO FOLENA. Siamo noi!

GRAZIELLA MASCIA. Siamo tutti qui!

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Santanchè!

FABRIZIO CICCHITTO. ... perché, comunque, c'è stato un comportamento irresponsabile che ha teso a portare sotto il Parlamento masse di cittadini che protestavano allo scopo di intimidire.
Ora, noi non ci faremo intimidire (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)! Ma questa prassi e questo modo di fare noi lo respingiamo nel modo più assoluto (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!

FABRIZIO CICCHITTO. Diamo atto al Presidente, al ministro dell'interno, al questore di Roma ed alle forze dell'ordine, di aver evitato questo rischio.
L'intimidazione si è anche concretizzata nella difficoltà di movimento creata ad alcuni colleghi - ad essi va la nostra solidarietà - i quali non potevano non soltanto entrare, ma nemmeno uscire dalla Camera. E su questo si è innescata una speculazione giornalistica che noi respingiamo.
Nei limiti di tempo, vorrei concludere, ricordando... (Commenti dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Potete anche interrompere, tanto non me ne importa nulla!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!

FABRIZIO CICCHITTO. Concludo, rilevando che tira una brutta aria...

GIORGIO PANATTONI. Le fotografie!

LUCIANO PETTINARI. Lo dice la foto della Santanché!

FABRIZIO CICCHITTO. A mio avviso, è stato un atto di irresponsabilità la dichiarazione del professor Prodi, quando, rispetto alla situazione francese, ha rilevato la possibilità che si verificasse anche in Italia.
Cari colleghi, le parole sono pietre. Fortunatamente, gli stessi osservatori di sinistra della vicenda francese sostengono che tra la realtà francese e quella italiana non c'è alcun rapporto, anche perché l'eventuale disordine in Italia verrebbe posto a carico delle giunte di sinistra, che voi gestite. Il problema è legato all'emarginazione sociale che si sta manifestando in Francia. Si tratta, dunque, di un atto di irresponsabilità politica che condanniamo, avendo tutti consapevolezza che si gioca con il fuoco e che le parole sono pietre.
Gli atti di nervosismo sul terreno assai delicato del dibattito parlamentare e dell'ordine pubblico ed il tentativo di intimidazione fatto nei confronti del Parlamento mettono in evidenza il tentativo di cavalcare una tigre che può provocare gravissimi danni all'intero paese.
Le vicende degli anni Settanta, che ben conosciamo, dovrebbero indurre l'onorevole Cento ad essere un po' più calmo in quest'aula, ma anche fuori di qui (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, a nome del mio gruppo, esprimo un radicale dissenso nei confronti della ricostruzione fatta dal ministro e, se me lo consente, ministro, anche un senso di una profonda delusione. Quando lei assunse l'incarico prestigioso che ricopre, qualcuno di noi, illudendosi, affermò che sarebbe stato non un ministro di polizia, ma un ministro di tutela dei diritti politici e civili.
Con l'esposizione che ha fatto oggi si compie una parabola deludente per due regioni. In primo luogo, lei ha inteso andare molto al di là dell'oggetto dell'informativa, mettendo insieme aspetti che tra loro non hanno nulla a che fare (la discussione sulla TAV con quanto è successo a Roma il 25 ottobre). Inoltre, ha descritto quella giornata come una giornata di scontri e di tensioni che avrebbero coinvolto tutto il centro cittadino.
Invece, in quel giorno si è svolta una grandissima manifestazione di ragazzi e ragazze, di 150 mila studenti delle medie e dell'università, di docenti e di ricercatori universitari, assai preoccupati per il loro presente e per il loro futuro. Per questo motivo protestavano contro la politica del Governo sulla scuola e sull'università.
Un fatto, questa grande manifestazione, sul quale una classe dirigente responsabile dovrebbe avere la forza di riflettere. Il suo Governo non possiede questa forza, tanto che, in quelle ore in aula, si procedeva a votare a testa bassa.
Nonostante ciascuno dei manifestanti fosse andato lì con un carico di inquietudine grande rispetto al proprio futuro e con un senso di precarietà, la manifestazione è stata composta, pacifica, ordinata, segnata più dall'ironia che dall'ostilità e dall'aggressività.
Gli incidenti di cui parliamo oggi non possono oscurare in alcun caso il grande valore democratico di tale protesta. Dalle notizie di stampa, risulta che i vertici delle forze dell'ordine abbiano dato disposizione di tenere una linea di freddezza: fare di tutto per evitare che quel clima degenerasse.
Manifestare davanti a Montecitorio, signor ministro, onorevole Cicchitto, non solo è una consuetudine legittima, ma anche un fatto che noi parlamentari dobbiamo considerare importante e prezioso, soprattutto quando a farlo sono ragazzi e ragazze; è, infatti, un modo per ricucire un rapporto fra le istituzioni e i cittadini.
Neanche fisicamente le istituzioni debbono essere chiuse e lontane dalla società. Ebbene, ciò lo si è fatto anche organizzando un gesto di distensione, civiltà, vicinanza come quello di distribuire acqua agli studenti e agli agenti.
Alcuni parlamentari di Alleanza nazionale, invece, hanno avuto un atteggiamento provocatorio verso i manifestanti e, per quanto riferito da diversi giornali (quasi tutti), addirittura minaccioso verso i responsabili nella piazza delle forze dell'ordine.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 11,05)

CARLO LEONI. L'onorevole Cicchitto vuole i nomi di parlamentari irresponsabili? Si chiamano La Russa, Santanchè e qualcun altro, tanto che ho letto che il Presidente della Camera ha stigmatizzato «il gusto di provocare», soprattutto quando viene da un parlamentare.
Delle cariche che vi sono state hanno fatto le spese non solo studenti, ma anche non pochi giornalisti e addetti all'informazione. Tutti i giornali - e qui vi è una sua reticenza grave, signor ministro - hanno riportato, virgolettate, note ufficiali della questura di Roma, secondo la quale la questura stessa non ha dato mai ordine di caricare gli studenti e gli agenti che l'hanno fatto lo hanno fatto di propria iniziativa: lei questo non lo ha detto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e di Rifondazione comunista). È così, signor ministro? Perché lei non l'ha detto? Come è potuto accadere? Si è parlato di un'inchiesta interna: vi è questa inchiesta interna? Che esiti sta dando? Questa è stata una sua grave reticenza!

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Questo era il tema!

FRANCESCO GIORDANO. L'abbiamo chiamata per questo, non per altro!

CARLO LEONI. Il Parlamento non era sotto assedio. Naturalmente, non sono accettabili (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)... Non era sotto assedio!

TOMMASO FOTI. Buffone!

CARLO LEONI. Naturalmente non sono accettabili atteggiamenti di insulto e di provocazione verso le forze dell'ordine, ma è del tutto inaccettabile in un paese democratico - e un ministro non di polizia, come disse lei, lo dovrebbe stigmatizzare - che agenti individualmente prendano iniziative a titolo personale fuori dagli ordini che vengono loro impartiti.
In ogni caso, tutto questo, signor ministro, non oscura affatto - e un ministro della Repubblica dovrebbe riconoscerlo - il grande evento democratico di una grande manifestazione pacifica di ragazzi e ragazze preoccupati del futuro che le iniziative del suo Governo stanno loro allestendo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Butti. Ne ha facoltà.

ALESSIO BUTTI. Signor ministro, lei è stato chiaro ed esaustivo, ma ciò nulla toglie alla gravità di quanto accaduto fuori da Montecitorio il 25 ottobre ultimo scorso.
Se fossero stati gli studenti del centrodestra ad organizzare una manifestazione simile, ci domandiamo cosa sarebbe successo?

FRANCESCO GIORDANO. Non ne avete così tanti!

ALESSIO BUTTI. Quanti magistrati si sarebbero mobilitati? La sinistra avrebbe comunque giustificato, capito, compreso, agevolato una manifestazione così violenta, e non solo simbolicamente? Quanto accaduto a Bologna, dove buona parte della sinistra ha contestato ogni sano principio di legalità, e a Roma, chiarisce in modo inequivocabile che Prodi guida uno schieramento che, con un eufemismo, definiamo «eterogeneo», uno schieramento per nulla affidabile che comincia a spaventare gli italiani.
Prodi si lancia anche in tetri presagi, profetizza la rivolta delle periferie italiane, strumentalizza a fini politici il disagio sociale, fa dichiarazioni pericolose e irresponsabili, quasi a giustificare eventuali ulteriori futuri disordini generati dai suoi variopinti e mascherati supporter.
Gli incappucciati che hanno sfilato urlando «10, 100, 1000 Nassirya!», i facinorosi con il fazzoletto calato sul viso che hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell'ordine, le gentildonne e i gentiluomini che hanno insultato chiunque passasse nei paraggi, gli agit prop professionisti con barba e capelli bianchi, probabilmente studenti ripetenti o forse al ventesimo anno fuori corso, sono organici allo schieramento che sostiene Prodi.
I giovani interpellati da giornalisti coraggiosi ignoravano completamente il contenuto del provvedimento votato dalla Camera e contro il quale stavano manifestando, un provvedimento che, senza intaccare l'autonomia degli atenei, incoraggia le imprese a finanziare gli stessi per quanto concerne la ricerca applicata, che introduce la figura del ricercatore a contratto, incentivando l'ingresso dei giovani nel mondo universitario, che vince quelle resistenze corporative dannose per il sistema universitario: ma la manifestazione di quel martedì era contro il Governo a prescindere! E così, centinaia di giovani si sono fatti strumentalizzare contro i loro stessi interessi.
Nel 1993 - ero, allora, deputato del Movimento sociale italiano -, a seguito di una pacifica, gioiosa (e aggiungerei, quasi scanzonata) manifestazione dell'allora Fronte della gioventù contro Tangentopoli, venni indagato, insieme ad altri colleghi che vedo stamani presenti in Assemblea, per avere solidarizzato con i nostri giovani caricati, in quel caso sì, senza alcun motivo dalle Forze dell'ordine.
La loro grave colpa era indossare una pericolosa maglietta che riportava la scritta, eversiva ed antidemocratica: «Arrendetevi, siete circondati». Saltellavano in girotondo, non intralciavano il passaggio, non insultavano e, soprattutto, erano tutti a viso scoperto, come si conviene a chi manifesta liberamente e senza secondi fini o scopi violenti. La sinistra parlò di assalto al Parlamento, ma, in una sorta di anticipo della prova televisiva calcistica che lei ben conosce, ministro Pisanu, quella sinistra finì smentita dalle immagini che la stessa RAI, tutt'altro che asservita all'allora destra del Movimento sociale italiano, mandò in onda su tutti i telegiornali.
Certo, quel giorno del 1993, non erano in piazza a manifestare i figli dei VIP e dei parlamentari, come è avvenuto, invece, questa volta; erano giovani anonimi, erano giovani senza santi in paradiso. Oggi, invece, leggiamo di Fassino che minimizza gli scontri, di Diliberto che li giustifica, di Mussi che disseta i facinorosi, di chi si scaglia, come è consuetudine, contro le Forze dell'ordine, e così via. È la solita teoria dei due pesi e delle due misure, alle quali la sinistra, anche parlamentare, ci ha abituati: si applicano pesi e misure in funzione del proprio beneficio.
Noi non siamo d'accordo; alla destra piace la legge perché solo con il rispetto delle regole possiamo essere tutti più liberi e sereni. L'occupazione dell'università milanese - divenuta ormai una consuetudine nelle dinamiche didattiche degli studenti di sinistra e di molti docenti -, le recenti violenze di Bologna, la manifestazione di Roma rappresentano, signor ministro, segnali pericolosi anche, ma non solo, perché siamo alla vigilia di una campagna elettorale che si preannuncia intensa sotto tutti i profili.
Signor ministro, siamo preoccupati per quanto in tutta Italia accade alla sinistra della sinistra democratica e viene giustificato dalla stessa sinistra democratica, condizionata dalla raccolta di consenso per le prossime elezioni politiche; siamo preoccupati perché aumentano le intimidazioni, le manifestazioni contro la legalità, la legge, l'ordine e, quindi, contro la libertà.

PRESIDENTE. Onorevole....

ALESSIO BUTTI. Concludo, signor Presidente.
E parallelamente, aumenta il grado di assuefazione a tali distorsioni e di giustificazione delle stesse.
Non siamo d'accordo con chi accetta, giustifica, metabolizza la violenza fisica. Alleanza nazionale chiede di vigilare attentamente affinché la prepotenza di alcune frange estreme non assuma, signor ministro, carattere fisiologico nel dibattito politico.
È giusto manifestare in libertà, come è accaduto anche quel 25 ottobre; ma nel rispetto delle regole democratiche, nel rispetto di chi non la pensa allo stesso modo, nel rispetto delle istituzioni e delle libertà altrui (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fistarol. Ne ha facoltà.

MAURIZIO FISTAROL. Signor Presidente, desidero ringraziare il ministro per l'esposizione testé svolta.
Il 25 ottobre, si è tenuta a Roma innanzitutto una grande manifestazione democratica, civile, contrassegnata da comportamenti nella stragrande maggioranza corretti e rispettosi; gli episodi di violenza sono risultati del tutto marginali.
La nostra Carta costituzionale - è già stato ricordato - riconosce solennemente il diritto a manifestare le proprie opinioni. Una democrazia viva, che funziona, è contrassegnata in pari modo, da istituzioni che funzionano regolarmente, discutono, sono messe in condizione di decidere senza interferenze; ma anche dalla piazza, dalla libera espressione della piazza, che è linfa della democrazia, e non democrazia di serie B.
Certo, la piazza deve conoscere un limite: il limite, rigoroso, è quello della legalità, del rispetto delle norme, delle regole, delle leggi.
Gli episodi di violenza, che sono stati marginali il 25 ottobre, non devono comunque essere minimamente tollerati. Se per ragioni di ordine pubblico un'area risulta interdetta ad una manifestazione, in quell'area non vi si può accedere, anche se ho trovato del tutto improprio il paragone con un Palazzo d'inverno da espugnare che ci ha fatto balenare il signor ministro nella sua esposizione.
Gli episodi di intolleranza sono stati una minoranza; i passamontagna sono stati pochi, così come sono stati pochi i caschi ed i fumogeni. Tuttavia, dobbiamo riflettere anche su tali episodi: questo è l'ordine del giorno di oggi.
Le forze dell'ordine hanno il dovere di far rispettare le regole e di eseguire gli ordini; lo devono fare, naturalmente, in modo commisurato alle situazioni concrete. Credo di poter affermare che, nella quasi totalità dei casi, le nostre forze dell'ordine si comportano in questo modo.
Il 25 ottobre vi sono stati anche comportamenti di uomini politici che non hanno favorito una corretta dialettica democratica. Si tratta di donne e di uomini politici e delle istituzioni che, per natura, vengono tanto osannati quanto criticati, sono applauditi così come sono dileggiati dalla piazza, e che devono dimostrare buon senso, misura e prudenza nei propri comportamenti.
Vorrei ricordare che anche al sottoscritto, quel giorno, nel momento più caldo della manifestazione è stato impedito per quasi un'ora di entrare a Montecitorio per svolgere la sua funzione di rappresentante del popolo. Credo, tuttavia, che un'irrefrenabile voglia di gelato, o un dito medio «malaccorto» non possano fare premio sul buonsenso, sulla misura e sulla prudenza a cui tutti, con grande senso di responsabilità, dobbiamo essere chiamati.
Ci avviamo, signor ministro - e mi avvio a concludere il mio intervento -, ad una lunga campagna elettorale, per la quale credo che dobbiamo costruire insieme un clima di confronto politico anche duro, ma che non deve essere turbato, deviato e strumentalizzato da fattori esterni. Gli uomini politici, infatti, non devono provocare la piazza e non devono strumentalizzare, in un senso o nell'altro, i temi della legalità, della sicurezza e dell'ordine pubblico. Ciò perché la sicurezza è una questione troppo seria.
Vede, signor ministro, vorrei conclusivamente osservare che lei ha riportato in questa sede, fuoriuscendo dall'ordine del giorno, le vicende della Val di Susa. Desidero ricordare anch'io, a margine di questa nostra riflessione, un episodio che nulla c'entra con il 25 ottobre.

PRESIDENTE. Onorevole Fistarol, si avvii a concludere!

MAURIZIO FISTAROL. Le chiedo ancora un minuto per concludere, signor Presidente.
Si tratta di un piccolo episodio, che però può inquietare, che ha caratterizzato la recente campagna elettorale a Bolzano, dove il premier doveva recarsi per tenere un comizio. Egli non vi è andato per ragioni che non ci interessano, ma esponenti locali del suo partito hanno giustificato tale assenza adducendo presunte questioni relative alla sicurezza e all'incolumità del premier, per poi essere successivamente corretti, in tempo reale, dai rappresentanti delle istituzioni, vale a dire dal questore di Bolzano.
Ecco: si tratta di un piccolo episodio che inquieta proprio in quanto è avvenuto all'inizio di una lunga campagna elettorale, e che può preoccuparci, perché la sicurezza, personale e collettiva, non deve essere strumentalizzata, soprattutto da parte di chi ricopre così alte responsabilità istituzionali. A tutte le forze politiche è richiesto di fare la propria parte affinché nel paese si respiri un clima di confronto magari duro, ma civile, ed affinché gli italiani possano operare le loro scelte con serenità (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Emerenzio Barbieri. Ne ha facoltà.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia dovere mio e del gruppo dell'UDC ringraziare il ministro Pisanu per la puntuale, come per la verità di sovente avviene, ricostruzione delle questioni collegate alla manifestazione del 25 ottobre scorso.
Vorrei, tuttavia, soffermarmi brevemente su alcune valutazioni dei fatti che si sono svolti, ponendo l'attenzione - contrariamente ad alcuni colleghi che mi hanno preceduto - non sul come si sono svolti, ma sul perché e soprattutto perché da parte di alcuni gruppi parlamentari non si è immediatamente condannata la violenza messa in atto da alcuni gruppi di studenti. Non siamo tra coloro che «cavalcano la tigre» per meri scopi politici. Siamo, piuttosto, inclini a tutelare sì il diritto alla libera espressione e contestazione, sempre però che tale diritto non travalichi i confini della liceità e, soprattutto, venga esercitato nell'assoluto rispetto delle istituzioni, perché ciò che è avvenuto il 25 ottobre non può e non deve essere minimizzato come è stato fatto da autorevoli esponenti della sinistra. Non si devono assolutamente minimizzare i fatti di violenza che - grazie a Dio - sono stati pochi, ma che non vanno ricordati riducendoli - come ha affermato l'onorevole Fassino - ad episodi, tutto sommato, marginali.
Nei primi articoli della Costituzione - lo ricordo a me stesso ed anche ai pochi colleghi che ascoltano - si tutelano non solo i diritti individuali, ma anche quelli relativi alle libertà individuali. La libertà di religione e quella di circolazione sono, in queste settimane, oggetto di aggressione da parte di alcuni gruppi di anarco-insurrezionalisti. Qui alla Camera abbiamo vissuto l'impedimento alla libera circolazione delle persone. A Torino, qualche giorno fa, i fedeli della chiesa del Carmine hanno visto violati i loro diritti di partecipare ad una celebrazione religiosa. Non si può tenere «sotto assedio» Montecitorio e far passare ciò come un episodio marginale, perché ciò può creare i presupposti di qualcosa di più pericoloso; né si può tollerare che si crei una sorta di copertura ai manifestanti. Fa piacere notare, poi, come nel 2005 siano ancora possibili «folgorazioni sulla via di Damasco». Non saremo certo noi a vietare la diffusione e l'applicazione del precetto evangelico, quello, per intenderci, richiamato nell'operato del vicepresidente Mussi, che ha dato «da bere agli assetati». Voglio, tuttavia, fare una considerazione, ministro Pisanu: eravamo in una zona di Roma in cui vi sono molti bar; non erano i giovani del Papa a Tor Vergata, che dovevano essere riforniti d'acqua perché non erano in grado di raggiungere alcun bar nelle vicinanze!
Vorrei ricordare all'onorevole Mussi che ciò che egli ha fatto costituisce comunque un precedente. Quando davanti a Montecitorio sosterranno e manifesteranno gli agricoltori - non importa se della Lega o della Coldiretti -, i paramedici, gli operai o altri tipi di studenti, bisogna comportarsi nello stesso modo. Bisogna quindi capire, considerata la stagione cui ci stiamo avvicinando, se ci preoccuperemo di dare disposizioni per portare del tè caldo, anziché dell'acqua fredda, o altri generi di conforto a coloro che, dietro ufficiale richiesta e civilmente, manifesteranno davanti ai portoni della Camera dei deputati.
Il fatto significativo, onorevoli colleghi, è proprio questo: vi è stata una gravissima violazione della libertà riservata ai parlamentari di accedere agli ingressi della Camera dei deputati; una libertà che non è certamente superiore, ma nemmeno inferiore a quella che deve essere riservata ai dimostranti.
Siamo giunti al paradosso, tutto italiano...

PRESIDENTE. Onorevole Emerenzio Barbieri, concluda.

EMERENZIO BARBIERI. Concludo signor Presidente. Dicevo che siamo giunti al paradosso di tollerare qualsiasi tipo di protesta, quando viene messa in atto dai movimenti giovanili, quasi godessero di una sorta di salvacondotto.
Voglio concludere dicendo che non tutti coloro che erano qui davanti sapevano esattamente per cosa manifestavano. Si manifestava comunque contro il Governo Berlusconi, senza neanche conoscere quale era l'oggetto della riforma che, in quel momento, si stava discutendo in aula (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Alleanza Nazionale)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, egregio signor ministro dell'interno, la ringrazio per la dettagliata relazione sui fatti avvenuti il 25 ottobre scorso. Personalmente, con tutti i problemi del paese e, soprattutto, dei paesi vicini, ritengo comunque una perdita di tempo essere qui a discutere di qualche centinaio di ragazzi maleducati, poco informati o addirittura in malafede, oltre certo ad una frangia di violenti, come quelli che hanno minacciato parlamentari, ovviamente solo di centrodestra, o addirittura aggredito il ministro Calderoli mentre transitava con la propria auto ed oltre (non diamo loro più importanza di quella che meritano) ai soliti parlamentari responsabili che tutti conosciamo.
Entriamo nel merito. Perché hanno protestato? Per una riforma che mette semplicemente un po' di ordine nella scuola e nell'università, introducendo un minimo di meritocrazia per le carriere dei docenti. Vorrei chiedere a cento di questi ragazzi cosa contenga la riforma Moratti. Probabilmente, tutti e cento non saprebbero cosa dire.
In realtà, questa è l'ennesima strumentalizzazione del centrosinistra, che non ha minimamente scrupoli nel mobilitare le folle (si fa per dire), millantando argomenti assolutamente inesistenti. Ricordiamo tutti gli scioperi ed i cortei con tanto di mamme e bambini contro l'abolizione del tempo prolungato, salvo poi scoprire che il tempo prolungato non era stato minimamente toccato. Lo stesso potremmo dire per decine di altre situazioni in questa legislatura.
Solo in alcuni casi, quando fa comodo, la legalità è un valore anche per la sinistra. Avrei voluto vedere se i disordini successi fuori Montecitorio si fossero verificati davanti al palazzo comunale di Bologna. Cosa avrebbe fatto il sindaco? Avrebbe mandato la polizia con i manganelli? Si sarebbe attaccato alla legalità e al rispetto dell'ordine? Noi tutti pensavamo che i tempi in cui la sinistra cercava in ogni modo la distruzione dei nostri valori, dell'Occidente, fossero finiti.
Pensavamo che vi foste accorti che, in qualche modo, anche voi fate parte di questa regione del mondo e che la sua eventuale dissoluzione distruggerebbe anche voi. Invece no: continuate nella vostra incoerenza ideologica, causando i mali rispetto ai quali vi ponete, poi, come improbabili rimedi.
I ragazzi di oggi, fra qualche anno, si ritroveranno in un mondo senza regole e senza confini, che voi avete voluto, con la concorrenza spietata dei loro coetanei provenienti dagli altri paesi del mondo, dove a scuola si studia, si imparano professioni, ci si costruisce un bagaglio culturale personale. E la concorrenza più forte verrà proprio da quei paesi che voi portavate ad esempio qualche decennio fa come un nuovo modello ideologico per l'umanità: dalla vecchia Europa, dagli Stati Uniti, dall'India, ma anche dalla Cina, dove oggi - come in economia - nella scuola si pratica il principio assoluto della meritocrazia e dove i ragazzi che non ottengono risultati vengono spietatamente eliminati. In questo mondo gli universitari italiani di oggi si ritroveranno soli con la propria preparazione; o soli e basta, se si continua su questa strada.
Se vogliamo bene (da questa parte non abbiamo dubbi che sia così), se volete bene ai nostri ragazzi, non continuate a prenderli in giro! L'impegno e la meritocrazia non sono concetti politici, non sono ideologie di centrodestra, ma sono regole naturali che governano da sempre la vita dell'uomo.
I miracoli non si ripetano mai due volte. Chi oggi ha nostalgia del sessantotto, del diciotto politico, dell'occupazione con la «k», degli esami di gruppo non può pensare di riproporre oggi quel modello e, magari, darlo in eredità ai propri figli. Chi è passato dalle barricate al doppiopetto, chi è riuscito abilmente ad infilarsi nelle banche di Stato, nelle aziende parastatali, nei giornali di partito o magari, sulle poltrone di quest'aula, vivendo per decenni, come tutti gli ex rivoluzionari, nel più perfetto stile piccolo borghese, non può pensare di poter lasciare in eredità ai propri figli le stesse cose.
Per quarant'anni è stata la Padania, con i suoi infaticabili pagatori di tasse, distratti politicamente, a mantenere tutto questo; oggi, le cose sono cambiate. Fra dieci o quindici anni, quando i ragazzi di oggi saranno nel pieno della vita professionale, essi non potranno più contare sui fasti del centralismo passato. L'Italia sarà, comunque, un altro paese. Siamo, quindi, onesti con loro e spieghiamo con chiarezza come vanno veramente le cose nella vita. Il tempo dei concorsi truccati, del posto fisso nello Stato sono finiti.
Il ministro Moratti ha cercato con grande fatica di introdurre questi concetti in una riforma improntata comunque ad un grande buon senso. Ricordiamo che, da tre anni a questa parte, nonostante le violentissime critiche, con l'autonomia dei dirigenti scolastici nella scelta dei supplenti, gli anni scolastici iniziano con gli organici al completo.
Ricordiamo il maggior coinvolgimento delle famiglie, la regolarizzazione di moltissimi precari ed ora il primo tentativo di rendere l'università italiana competitiva con quelle estere con l'introduzione sacrosanta di principi di impegno e meritocrazia.
Fuori da quest'aula il mondo corre a mille all'ora. Solo voi non ve ne rendete conto. Tra i vostri banchi c'è ancora gente che vorrebbe i lavoratori socialmente utili, il reddito garantito o addirittura la nazionalizzazione della Fiat. Se non foste patetici, sareste ridicoli. In realtà, siete solo pericolosi, per voi e per il paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.

PIETRO FOLENA. Lei, signor ministro dell'interno, oggi ha reso un'informazione al Parlamento falsa, reticente e provocatoria. L'abbiamo chiamata noi in Parlamento, signor ministro Pisanu, per riferire dopo le dichiarazioni che il questore di Roma nella serata del 25 ottobre aveva rilasciato, denunciando il comportamento di alcuni settori delle forze dell'ordine che avevano agito di testa propria.
Quella dello scorso 25 ottobre è stata una straordinaria giornata dei giovani. Da molti anni non si vedeva nella capitale un corteo così grande. Una nuova generazione, in assoluta autonomia, non guidata da nessun parlamentare, signor ministro Pisanu, ma in assoluta autonomia - lo ripeto -, contestava la controriforma universitaria ma anche il disinteresse che, anche nel passato, settori del centrosinistra hanno dimostrato rispetto alle politiche della scuola pubblica. Essa è arrivata sotto il Parlamento circondandolo in modo pacifico, democratico e non violento, restando dietro le transenne.
Voglio ricordare agli smemorati colleghi della maggioranza e anche a lei, che, in questo caso, è smemorato, che sono dieci anni che tutte le manifestazioni finiscono davanti a piazza Montecitorio, esprimendo liberamente e simbolicamente la forza della democrazia: da un lato l'aula rappresentativa della democrazia e, dall'altro, la possibilità di esprimere pacificamente le proprie contestazioni sotto i palazzi del potere.
Ebbene, in quella giornata abbiamo rischiato una degenerazione terribile per un comportamento provocatorio di alcuni settori delle forze dell'ordine, spalleggiati apertamente da Alleanza Nazionale e da altri esponenti della maggioranza e anche per incertezze e leggerezze nella gestione della piazza che lei ha confermato in questa informativa.
Tutto ciò poteva costare caro. Voglio ricordare che sono stati più di dieci i ragazzi feriti, alcuni anche in modo grave. Sono stati feriti, inoltre, la dottoressa Nicoletta Orlandi Posti, giornalista di Libero, come la stessa ha scritto su Libero, Dante d'Aurelio di Telenorba e il fotoreporter Stefano Montesi, che stavano riprendendo il filmato in cui venivano caricati gli studenti.
Quella sera abbiamo avuto notizia di un poliziotto ferito. Adesso lei, 15 giorni dopo, ci informa che ci sarebbero stati 11 poliziotti contusi. Voglio ricordare che anche l'onorevole Deiana, che, insieme al sottoscritto, all'onorevole Russo Spena, all'onorevole Mascia, all'onorevole Cento e a parlamentari di altri gruppi, per tutta la mattinata ha cercato di fare una mediazione per impedire degenerazioni rispetto ad alcuni comportamenti aggressivi di alcuni settori delle forze dell'ordine, è stata contusa in via del Teatro Valle.
Se non fosse stato per il comportamento dell'onorevole Mussi e per l'iniziativa che è stata assunta di portare l'acqua... Sì, onorevole Emerenzio Barbieri, mi auguro che ai manifestanti il Parlamento possa sempre dare il senso e la prova di questa volontà democratica.
Ebbene, la carica delle 17 in via del Corso davanti a Palazzo Chigi è avvenuta a freddo. Ci sono testimoni oculari nelle persone di alcuni parlamentari. Noi parlamentari testimonieremo, se necessario, davanti ai tribunali e nelle aule di giustizia su quanto è successo.
Do atto al questore di Roma, ma non a lei, signor ministro dell'interno, di aver riconosciuto l'atto provocatorio che è avvenuto davanti a Palazzo Chigi.
La domanda è un'altra: come può succedere che oggi il questore di Roma e noi parliamo di alcuni singoli poliziotti o settori delle forze dell'ordine? A chi rispondono? Perché non rispondono a chi guida la piazza? Credo si tratti di una domanda pesante che ci si è già fatti all'epoca di Genova. Ricordo le frasi dette dall'onorevole La Russa davanti al Parlamento: se voi caricate, noi vi veniamo dietro. Ricordo le minacce al funzionario Pellegrino, tanto per fare nomi, fatte davanti al Parlamento.

PRESIDENTE. Onorevole Folena...

PIETRO FOLENA. In conclusione, visto che lei non ha intenzione di tutelare il diritto alla sicurezza dei cittadini e dei giovani che manifestano perché non ha informato il Parlamento, saremo costretti ad adire le vie legali, andare alla procura della Repubblica con un esposto su quei comportamenti. Guardi, signor ministro, che la provocazione di mettere oggi insieme la Val di Susa, Bologna, gli anarco-insurrezionalisti, le bombe con la grande manifestazione degli studenti non la accettiamo.

PRESIDENTE. Onorevole Folena...

PIETRO FOLENA. Quei 15 mila della Val di Susa non sono terroristi o anarco-insurrezionalisti.

PRESIDENTE. Onorevole Folena, deve concludere.

PIETRO FOLENA. Chi contesta democraticamente il sindaco di Bologna non è un terrorista. Siamo nella democrazia. Visto che lei non ci tutela, signor ministro, ci sarà bisogno di cambiare molto presto Governo (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Folena.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, la mia generazione ha conosciuto stagioni di conflitto nell'università, stagioni che una parte della storiografia corrente ha potuto ritenere portatrici di violenza e di inutile contrasto generazionale, altra parte invece ha considerato generatrici di quello slancio vitale su cui si edificò per la prima volta quel protagonismo giovanile che cambiò il volto del mondo occidentale. Intorno al Sessantotto, infatti, i giovani studenti segnarono il passaggio al nuovo mondo, alla stagione della politica intesa come liberazione.
Quegli anni sono passati e le manifestazioni degli studenti del 25 ottobre, legittime nella contestazione di una riforma universitaria che abbiamo contrastato anche noi in quest'aula, ma sbagliate per alcuni minoritari studenti e per alcuni toni assunti davanti al Parlamento, sono lontane da quelle che hanno segnato la grande stagione della contestazione e sembrano accordarsi, invece, con lo spirito del tempo corrente che combacia perfettamente con quegli atteggiamenti così poco nobili esibiti da qualche collega parlamentare all'uscita della Camera. Vi è stata simmetria tra la gazzarra inscenata davanti al palazzo del Parlamento da qualche decina di studenti ed il florilegio di gesti regalati da qualche deputato, evidentemente non troppo compreso del ruolo di rappresentante della nazione e che ha trovato, invece, irresistibile cedere alla greve battuta goliardica.
Lo spirito coatto, come lo ha chiamato Gramellini, ha preso il sopravvento sullo spirito democratico e sul valore pedagogico della politica. La politica e la democrazia sono in sé valori capaci di esprimere pedagogia, vanno maneggiati con cura, con rispetto, con senso delle istituzioni. Ogni strappo, ogni caduta di stile, ogni dimenticanza diventa colpevole omissione di pedagogia democratica, tradimento del proprio ruolo.
Ciò nondimeno resta il fatto della contestazione condotta con toni e forme aggressive da alcuni davanti al Parlamento. Credo non si possa e non si debba cedere a forme di indulgenza. La libertà di manifestazione è sacrosanta e va tutelata in tutte le sue forme, così come fa la nostra Costituzione, ma il limite del diritto costituzionale è dato dalla violenza: quella non è mai, in nessun modo, in nessun caso, sotto nessun cielo politico, accettabile. In questi giorni drammatici lampi di violenza stanno infiammando un paese civilissimo a noi vicino: la Francia. Si tratta di episodi che possono apparire molto distanti dai nostri, episodi che mescolano disagio sociale ed intolleranza razziale, voglia di identità civica e rifiuto. Tuttavia, attenzione, perché Parigi può essere assai meno lontana di quanto essa non appaia. Il disagio sociale è anche fra noi, perché fra noi è il malessere economico e la difficoltà vissuta dalle giovani generazioni. Del resto, il nostro Sessantotto nacque a Parigi, sulle barricate. Solo una grande pedagogia democratica, esercitata da una politica saggia, adulta, pacificata e consapevole del proprio ruolo alto, può metterci al riparo da quel pericolo. A questa grande prova, onorevoli colleghi, siamo chiamati tutti. A questo senso delle cose, responsabile e misurato, dovrà ispirarsi l'azione del ministro, ricordando l'insegnamento di un comune maestro, Aldo Moro, il quale seppe sempre tenere aperto il dialogo con gli studenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sciacca, al quale ricordo che ha quattro minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

ROBERTO SCIACCA. Debbo dire che noi non siamo soddisfatti della sua relazione, signor ministro, perché ha confuso fatti e circostanze molto diverse fra loro, ha espresso giudizi politici che non accettiamo e che riteniamo gravi ed ha ricostruito i fatti del 25 ottobre tralasciando aspetti molto importanti. Primo: cosa è accaduto in via del Corso, vicino a Palazzo Chigi? Due agenti hanno perso la testa? Oppure, come ha detto in un primo tempo la questura, non c'è stata nessuna carica? C'è un'inchiesta in corso?
Io ero lì, signor ministro, ed ho visto delle cose molto diverse. Ci sono anche dei filmati, che la RAI ha trasmesso attraverso i telegiornali. La carica è stata violenta, decine di agenti si sono scagliati verso i manifestanti, che non erano armati; anzi, sono immediatamente fuggiti e sono stati rincorsi. Alcuni di questi sono stati feriti: ho visto agenti, che hanno continuato a picchiare giovani che erano caduti a terra. Ed ho visto anche agenti litigare tra di loro, perché non tutti erano d'accordo su quella violenta carica. Allora chi doveva decidere? Chi doveva dare gli ordini? Signor ministro, queste sono le cose che lei avrebbe dovuto verificare e sulle quali poi riferire in quest'aula. Ma lei non lo ha fatto!
La gestione del corteo è molto discutibile. Ho partecipato al corteo sin dall'inizio e devo dire che ci sono state delle situazioni addirittura paradossali. Una grandissima partecipazione ed ore di attesa a Corso Vittorio, senza che siano state assunte decisioni precise da parte della questura. C'era una proposta, che gli studenti insieme ai parlamentari avevano riferito ai funzionari della questura che erano lì in strada: la proposta era quella di proseguire, perché c'era troppa gente, andando avanti verso il lungotevere e per poi piegare verso piazza Navona, anche perché questo sarebbe stato un modo per far diminuire la tensione. Invece, questa possibilità non è stata presa in considerazione. Di fatto si è creato un clima di tensione, che ha provocato incidenti anche nelle vie laterali a corso Vittorio.
Lei, signor ministro, ha poi messo l'accento su possibili provocazioni e su possibili violenze, ma ha tralasciato totalmente il fatto politico reale, enorme di quella giornata: decine di migliaia di giovani venivano a Roma per porre problemi politici riguardanti la loro vita, la loro esistenza. In Italia poi, signor ministro, è nato un movimento di protesta contro la legge Moratti, che non è guidato da terroristi, bensì da studenti, insegnanti, presidi e rettori delle università. Questa è la verità, ma lei l'ha trascurata completamente.
Infine, per quanto riguarda i blocchi agli accessi della Camera, vorrei fare una premessa. Reputo queste istituzioni, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, una cosa sacra. Esse rappresentano la democrazia e vanno difese in ogni caso. Tuttavia, è fondamentale che la gente, i giovani soprattutto, condividano queste considerazioni. È noto a tutti che le nostre istituzioni vengono viste...

PRESIDENTE. Onorevole Sciacca, la invito a concludere.

ROBERTO SCIACCA. ...come una realtà distante, se non addirittura il luogo degli intrighi e degli interessi personali dei singoli parlamentari!
In questo senso, il 25 ottobre è stata, invece, una pagina nera, perché verrà ricordata da tantissimi giovani come una giornata in cui sono stati picchiati. La Camera, sorda, ha approvato la legge Moratti e l'onorevole Santanchè, insieme ad altri deputati di Alleanza nazionale, li ha insultati e provocati.
Per tale motivo, ministro, la invito a verificare la situazione, perché molti agenti, a Montecitorio, si sono lamentati, poiché sono stati invitati da parte di alcuni parlamentari a caricare gli studenti. Noi, invece, parlamentari del centrosinistra...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sciacca.

ROBERTO SCIACCA. ... eravamo lì - e lo rivendichiamo - in mezzo agli studenti, per capire le loro ragioni e per difendere le istituzioni democratiche (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Unione)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento, al quale ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, la relazione del ministro Pisanu è politicamente scorretta, fondata su notizie non vere e si pone l'obiettivo politico, dichiarato nella conclusione del suo intervento, di tirare un filo conduttore che, tra la manifestazione del 25 ottobre, il dibattito politico che si è aperto sulla legalità a Bologna e le manifestazioni di migliaia di uomini e donne e dei loro amministratori locali in Val di Susa contro la TAV (l'alta velocità), segna la volontà del Governo di portare all'opinione pubblica uno scontro sfalsato rispetto a ciò che realmente accade nel nostro paese.
L'obiettivo è quello di criminalizzare forme di protesta civile e democratica che stanno attraversando il paese su vertenze e battaglie che riguardano la qualità della vita e la tutela del territorio, portandole sul terreno dell'ordine pubblico, quasi a lanciare la palla dell'azione di bande di provocatori che, peraltro, puntualmente, come ogni volta accade nella storia del nostro paese, compaiono, guarda caso, con l'obiettivo di inquinare il confronto democratico, di deviare le proteste civili e di far parlare di anarco-insurrezionalisti piuttosto che delle questioni vere che riguardano le ragioni della mobilitazione di migliaia di persone.
Il 25 ottobre a Roma vi erano migliaia di studenti e di ricercatori, che, a volto scoperto (ristabiliamo la verità), rivendicavano democraticamente il diritto di venire in Parlamento e di confrontarsi, fuori dallo stesso, con le forze politiche che, nelle stesse ore, stavano discutendo sul futuro dell'Università e della legge Moratti.
Può non piacere al ministro dell'interno Pisanu ed alla maggioranza di centrodestra, ma si tratta di un fatto democratico che non può essere affrontato sul terreno dell'ordine pubblico.
Noi Verdi siamo solidali con le forze dell'ordine, perché sappiamo che, in quella piazza, anche nella gestione dell'ordine pubblico in quella giornata, la stragrande maggioranza delle forze dell'ordine non ha accettato il ricatto e la falsa protezione politica che Alleanza nazionale, fuori dall'aula di Montecitorio, ha cercato di dare loro; vi è stato da parte dei medesimi anche un atto di protesta - pur silenzioso, considerato il proprio regolamento - nei confronti dell'azione definita dal quotidiano romano Il Tempo, giornale di destra, un vero e proprio pestaggio organizzato nei confronti degli studenti.
Ci aspettavamo dal ministro una risposta sull'inchiesta amministrativa che, opportunamente, il questore di Roma ha disposto nella giornata del 25 ottobre per le cariche della polizia, ma ella si è recato in questa sede mettendo in atto un'operazione politica inaccettabile, vergognosa e pericolosa.
Sappia il ministro dell'interno Pisanu che, in ordine a questo punto, non arretreremo di un millimetro! Quello è il nostro posto, quello è il ruolo dell'opposizione democratica in questo paese ed i verdi continueranno a svolgere quella funzione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Selva. Onorevole Selva, lei sa che, per prassi costante, in questo tipo di dibattito, la possibilità di intervenire è riservata solo ai rappresentanti dei gruppi.
Tuttavia, considerando che lei è stato protagonista o comunque coinvolto in tale vicenda, le do in via eccezionale la parola per due minuti.

GRAZIELLA MASCIA. Anche noi siamo stati coinvolti! Siamo tutti uguali!

PRESIDENTE. Preciso che non darò la parola a nessun altro dopo l'onorevole Selva.
Prego, onorevole Selva, ha facoltà di parlare.

GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, la ringrazio di avermi consentito di intervenire per affermare con la massima serenità i fatti, di cui sono stato protagonista.
Non ho fatto una provocazione: ho voluto soltanto controllare di persona se gli studenti che si erano avvicinati a quattro metri da un ingresso della Camera facessero parte di una manifestazione autorizzata o no. Ed è ciò che ho chiesto anche agli onorevoli Manzini e Maura Cossutta.
Infatti, in quella via, non vi è soltanto l

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Parigi brucia... e l'Europa non esiste
by nique la police Wednesday, Nov. 09, 2005 at 10:52 AM mail:

Parigi brucia... e l'Europa non esiste

Non so chi ricordi "Parigi brucia ?" di Renè Clémént del 1966. Uno degli ultimi film a soggetto collettivo in bianco e nero con un cast strepitoso (Anthony Perkins, Orson Welles, Jean Paul Belmondo, Alain Delon) che con Le Quattro giornate di Napoli e la Battaglia di Algeri completa una grande trilogia dei film di liberazione.
Il film prende il titolo dalla frase messa in bocca ad Adolf Hitler alla fine della pellicola: "Parigi, brucia?" è l'inutile domanda del Fuehrer che rieccheggia da un telefono abbandonato in fretta e furia dai nazisti all'Oberkommando di Parigi ormai deserto.
Il film rivela quindi una sicurezza di fondo su cui si costiuisce l'immaginario europeo per tutto il lungo dopoguerra: su Parigi ormai salvata dalle fiamme si costruisce l'idea di Europa e il cast multinazionale è chiamato a simboleggiare questa allegoria.

Il fatto che Parigi stia bruciando da diversi giorni, per quanto in una maniera che sfiora solamente i flussi di interazione tipici della megalopoli, sta comunque mettendo a crisi l'idea stessa di Europa. Come è sempre capitato per gli eventi della capitale francese, dalla rivoluzione al maggio 68 e, allo stesso tempo, in maniera differente, nuova e quasi inavvertita.
Le rivolte contro la polizia, e non genericamente la "violenza" come oramai ha preso a dire anche l'inviata del Manifesto (in omaggio all'obbligo di attribuire significato solo a chi ha la bandiera arcobaleno in mano, amen), estesesi a partire da Clichy-sous-Bois si sono sviluppate secondo una modalità impressionante. Infatti, ad un certo punto in molte parti di quella zona di Parigi si sono contemporaneamente coalizzate e rivoltate contro la
polizia bande storicamente rivali tra di loro.
Una rivolta estesa, e senza accordi precedenti, contro la presenza dello stato francese sul territorio che là si esercita con la miscela di controllo militare e di progetti del terzo settore, proprio come avviene nel sud del mondo.
Libèration ha anche argomentato che la rivolta, proprio per queste modalità di insorgenza differenziata e spontanea contro la polizia, può continuare. Il dato politico, e simbolico, è però già uscito: da Parigi a Londra, dalle rivolte contro la continua presenza militare dello stato sul territorio della banlieue ai quartieri extraoccidentali del Londonistan, la presenza della governamentalità europea è prevalentemente formale e fatica ad imporsi
persino con la forza.
A differenza degli antichi quartieri operai, dove il riconoscimento socialdemocratico della statualità al massimo faceva concorrenza alla statualismo alternativo del comunismo, su questi territori ci troviamo all'assenza di condizioni per il riprodursi di una legittimità sostanziale delle istituzioni: in cambio del riconoscimento della sovranità dello stato non si possono erogare materialmente diritti di cittadinanza e non resta che la presenza militare della governamentalità che, per quanto ne pensino i Cofferati di ogni latitudine, provoca rivolte che infiammano ulteriormente le periferie.
Tutte queste tematiche del resto sono notissime alla letteratura americana che si occupa di governo delle metropoli: ad esempio il neofunzionalimo d'oltre Atlantico, dando per scontata l'impossibilità di una società civile nelle metropoli e dando per acquisito il fatto che l'intelletto collettivo delle nuove tecnologie non è un fattore di coesione sociale, costituisce una tecnologia di governo che si esercita a prescindere dall'esercitarsi o meno di queste rivolte e dall'estendersi della frammentazione sociale.
In questo contesto il punto è che gli Stati Uniti hanno superato da tempo le necessità costituenti, la nazione è già nata da oltre un bicentenario e quindi lo stesso esaurirsi della spinta propulsiva della società civile può essere tranquillamente archiviato a favore di grandi tecnologie di governo che fanno presa su territori complessi, socialmente differenziati e in presenza di mondi in piena secessione dalla sfera pubblica.
In Europa invece, la società civile è continuamente evocata come elemento costituente del nuovo soggetto statuale continentale ed è doppiamente inesistente: storicamente è ormai fenomeno esaurito dalle dinamiche di civilizzazione dei singoli stati e socialmente non è certo il soggetto egemone nelle periferie desertificate delle metropoli come nelle cattedrali del consumo.
Anche per questo Parigi ci indica che l'Europa non esiste: perchè mostra la società civile come elemento costituente del futuro soggetto statuale continentale si è esaurito prima, nelle dinamiche storiche dei singoli stati nazionali. E questo lo si capisce bene proprio a partire dalla Francia, che ha elettoralmente votato contro l'Europa a primavera e socialmente e inconsapevolmente "votato" nelle periferie parigine in questi giorni.
Certo, per molti l'analisi di questi temi può essere uno choc: cresciuti nei perimetri dei forum europei della società civile come prima cittadina d'Europa, di movimenti partecipativi e quant'altro fa humus neostatuale è traumatizzante l'idea che da una parte ci sia l'alta complessita delle tecnologie di governo (di cui la repressione fa anche parte) e dall'altra i barbari con in mezzo il nulla, anzi lo spettacolo mediatico.
Ma, come diceva il vecchio Karl Kraus, la civiltà finisce dove finiscono i barbari. E siccome ultimamente di barbari se ne vedevano pochi forse bisogna salutare questi fuochi di Parigi come un'occasiome per riparametrarsi alla critica nei nuovi livelli di complessità del potere senza formule consolatorie.
Ogni modo, il fiancheggiamento nei confronti dei "casseurs" oltre ad un piacere è un obbligo morale. Chi parla di movimenti maturi solo perchè non tirano sassi non capisce nulla delle dinamiche di territorio e propone solo una strategia di più o meno dignitoso assoggettamento. Il problema è che la libertà è altrove e la libertà si esprime strategicamente anche con la riduzione della potenza dello stato, con la messa in crisi del colonialismo permanente del Leviatano (e pensare queste rivolte con il terrore dell'esito degli anni '70 italiani significa uno scarso esercizio di fantasia politica e di compulsivo assoggettamento).
Parigi brucia ? Pare di si. Ma non sono le truppe del Reich ad incendiarla quanto bande di agili incappucciati della banlieue. In questo modo l'Europa percepisce una crisi profonda: fortunatamente non c'è più la voce gracchiante di Hitler ad un telefono abbandonato ma c'è la rivolta dei neri, dei beurs spontaneamente coordinata nella notte da appositi segnali sul cellulare. Hitler si sarebbe collassato a vedere il fenomeno e Chirac lo sta facendo.

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Pisanu è una merda
by piemontese Monday, Nov. 14, 2005 at 7:23 PM mail:

Pisanu è un piduista di merda!

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