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"Guerra fame e povertà" - ONG Forum
by IMC Friday, Jun. 14, 2002 at 8:27 AM mail:

Workshop "Guerra fame e povertà" - Auditorium del Palazzo dei Congressi all'Eur.

Workshop "Guerra fame e povertà" - Auditorium del Palazzo dei Congressi all'Eur.
Il seminario si è svolto in maniera leggermente diversa da quanto era previsto dal programma di oggi, e con alcuni problemi di tipo tecnico riguardanti le traduzioni. Infatti, i delegati di alcuni paesi non hanno potuto essere presenti al Forum, come ad esempio quelli iracheni, a causa dell'embargo che grava sui loro paesi. La discussione è stata introdotta da Marilena Coreggia, volontaria in un'associazione italiana che opera per la pace. Ha posto l'attenzione sulle violazioni continue da parte dei governi europei e del governo italiano degli accordi del 1996 sul rifiuto della guerra e delle sanzioni economiche. Ha parlato del documento su guerra e sicurezza alimentare che le ONG italiane intendono sottoporre alla Comunità Europea e allo stesso Governo Italiano, documento che può essere riassunto essenzialmente in sette punti fondamentali:
- rifiuto di partecipare a qualsiasi tipo di guerra
- cercare una soluzione pacifica dei conflitti esistenti
- fermare ogni tipo di embargo
- fermare l'occupazione della Palestina
- dissociarsi unilateralmente dall'embargo sull'Iraq
- rifiuto di usare le armi
- fermare il mercato delle armi.
In seguito hanno parlato diversi esponenti di Paesi che attualmente sono sottoposti a sanzioni economiche da parte della Comunità Internazionale o che sono lacerati da guerre civili interne.
Mohamed Ghazawna di Gerusalemme è esponente di Land Research Center, un'associazione che si occupa di monitorare le violazioni da parte di Israele, attraverso il suo governo, ma soprattutto il suo esercito, del settore agricolo mediante la confisca delle terre, lo sradicamento di alberi e la demolizione di case. Questa associazione è stata chiusa da Israele e pertanto, oggi, non ha più una sede a Gerusalemme. Mohamed ha riassunto la conferenza stampa dei rappresentanti della Palestina che si è svolta ieri e per spiegare quali sono le relazioni esistenti fra fame e guerra nel suo paese ha cercato di raccontarci quella che è la storia della Palestina e del suo popolo. Storia che ovviamente è scandita da occupazioni, conflitti e morti. Il popolo palestinese è alla fame a causa dei numerosi insediamenti israeliani che si stanno creando nella striscia di Gaza e nella West Band. Si stima che oggi circa il 70% della striscia di Gaza e della West Band sia occupata di fatto da israeliani. Dove non sono gli insediamenti a togliere la terra ai palestinesi ci pensa l'esercito sradicando gli ulivi e devastando terra destinata all'agricoltura. I palestinesi hanno un rapporto particolare con la terra, e con gli ulivi che sono il loro simbolo, e Israele attacca la terra per distruggerli moralmente. L'intervento successivo ha spostato l'attenzione sul conflitto fra India e Pakistan per il controllo del Kashmir. Abid Suleiry ha sottolineato come i governi indiano e pakistano stiano oggi spendendo la maggior parte del denaro pubblico per le armi e non per la popolazione. Indiani e pakistani vivono oggi con la paura di una guerra nucleare. Niente è al sicuro sotto la minaccia di una guerra nucleare nemmeno la terra che viene usata solo per la difesa militare. Blanca Pampin Balado ha portato nella discussione il caso cubano. Cuba soffre di 40 anni di embargo da parte degli Stati Uniti. I principali effetti sono: - Cuba non può vendere i propri prodotti negli Stati Uniti perchè è proibito - i cubani non hanno accesso alle nuove tecnologie ai combustibili e ai macchinari e quindi non sono in grado di incrementare la loro produzione - Cuba deve acquistare prodotti stranieri a prezzi di mercato - i cubani non possono acquistare dollari americani ma devono acquistare monete di altri stati e sono quindi costretti a pagare altissime commissioni Negli ultimi 5 anni hanno speso 40 milioni di dollari americani solo per importare cibo straniero. Quello che emerge da questi interventi è che di certo in un paese in guerra non è possibile garantire la sicurezza alimentare. Questo concetto è stato ribadito da Bele Torres , colombiana, che ci ha parlato del conflitto che da 40 anni affligge il suo paese. Conflitto per la terra che ha portato con sè ovviamente massacri e persecuzioni e che ha costretto miglaia di contadini ad abbandonare le proprie terre per proteggersi dai gruppi paramilitari. Omar, esponente del popolo Saharawi ha chiuso il dibattito. Emblematico il caso di questo popolo. La regione, il Shara nord-occidentale, in cui viveva è un'ex colonia spagnola che è stata ceduta al Marocco. Il governo del Marocco ha costretto i Saharawi ha lasciare le loro terre e a rifugiarsi nei paesi vicini. Due milioni di rifugiati attualmente vivono in un campo profughi in Algeria. Nel 1990 è stato firmato un referendum per l'autodeterminazione del popolo Saharawi ma il governo marocchino non ha mai concesso la sua applicazione. Questa violazione del diritto all'autodeterminazione non ha mai acceso l'interesse della comunità internazionale pur non essendo molto diversa da vicende, come quelle del popolo curdo o del Kosovo, che hanno visto un intervento diretto da parte delle Nazioni Unite. Ciò che è uscito da questo dibattito è che esiste un legame molto stretto fra guerra e insicurezza alimentare e c'è una disparità enorme fra le spese militari e quelle sociali. Per dare un po' di numeri, secondo la FAO per dimezzare il numero delle persone che muoiono di fame nel mondo entro il 2015 servirebbero 24 miliardi di dollari. D'altra parte, il Pentagono ha stanziato, per il solo bilancio militare del 2003, 400 miliardi di dollari.

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