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Politicidio il piano di Sharon
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informazione Friday, May. 21, 2004 at 4:21 PM |
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L’Occupazione sta utilizzando la decisione della corte suprema come semaforo verde per distruggere quel poco che resta del campo profughi di Rafah.
Preso da: http://italy.stopthewall.org/news/2004/05/157.php
L’Occupazione sta utilizzando la decisione della corte suprema come semaforo verde per distruggere quel poco che resta del campo profughi di Rafah.
Partendo da ieri le forze di occupazione hanno isolato il campo dal resto della Striscia di Gaza, bloccando la strada principale per Khan Younis con i carri armati. Le forze di occupazione stanno pianificando una grande incursione che porterà ad una probabile distruzione di massa, con demolizioni di case su larga scala e massacri contro i palestinesi, se ce ne fosse bisogno. Le forze di occupazione sostengono di voler ripulire un’enorme area introno alla zona di confine, compresa quella dove procede la costruzione di un muro di metallo alto 7 metri, lungo il corridoio Philadelphia, cosى come quella collegata alla zona cuscinetto, nonostante questa fascia segni il confine tra i palestinesi e l’Egitto.
I comandanti delle forze occupanti hanno dichiarato che questa operazione potrebbe essere l’ultima possibilità di cambiare la situazione nella Striscia di Gaza e creare una nuova “realtà”. Questa piano implica la distruzione di quasi tutto il campo e la dispersione dei suoi abitanti, molti dei quali già profughi dal 1948. Questo disegno porterà al controllo finale del confine tra Egitto e Striscia di Gaza da parte delle forze di occupazione, che è sempre stato l’obiettivo iniziale. La costruzione dei muri nella west Bank e Gaza Strip sta relegando i palestinesi in prigioni sottoposte al controllo israeliano. I palestinesi non hanno alcun confine tranne quelli controllati esclusivamente da Israele. Tuttavia Israele potrebbe considerare la proposta di assegnare parte del loro controllo ai palestinesi ma sottoposto all’ osservazione di forze di sicurezza internazionali e israeliane e solo nel momento in cui qualche accordo iniquo sarà firmato con i palestinesi.
Israele è ben consapevole che l’unico modo che ha per incrementare il controllo sui confini di Rafah è cancellare la maggior parte del campo profughi ed eseguire una pulizia etnica dei suoi sovraffollati abitanti.
Prima che la corte israeliana fermasse la demolizione di Rafah, sabato 15 maggio, 100 case erano già state distrutte e 1500 residenti tornavano ad essere profughi per la seconda volta.
Oggi le forze d’occupazione ricominciano i loro crimini contro il campo, dichiarando che centinaia di case potrebbero essere demolite e migliaia di palestinesi potrebbero perdere le loro abitazioni. Più di settanta palestinesi sono già stati ammazzati dai razzi sparati dalle forze d’occupazione sulle loro case, molti di loro seppelliti sotto le macerie delle abitazioni abbattute.
Migliaia di palestinesi provenienti dal campo profughi saranno obbligati a pagare per il piano unilaterale di “evacuare” la Striscia di Gaza. Quelli che supportavano il piano unilaterale di “evacuazione” come un gradino verso la “pace” non smetteranno di pensare a quelli che ne stanno pagando il prezzo della sua attuazione. In seguito al massacro e alla devastazione molte nazioni sentiranno il bisogno di muoversi dentro la Striscia di Gaza sotto l’egida delle diverse organizzazioni umanitarie, per ripulire ciٍ che resta dopo la distruzioni eseguite da Israele, assumendo la responsabilità di nascondere quelli che Israele ha ucciso e costruendo nuovi campi profughi per quelli che lo saranno per tutto il resto della loro vita. L’azione dovrebbe essere fermata adesso piuttosto che dare sollievo alle coscienze più tardi.
Per Israele, “l’assicurarsi” i confini della Striscia di Gaza mostra quanto è intenzionata ad accettare il ritiro dalla Striscia. Costruendo un muro di metallo sulle rovine delle case delle persone e isolando ulteriormente l’area tra le due sezioni separate di Rafah (Rafah Palestinese e Rafah egiziana) non trova giustificazione nel momento in cui Israele fosse realmente intenzionato al ritiro. Ciٍ che Israele sta tentando di fare è rinchiudere la Striscia, cosى come la West Bank, in una prigione a cielo aperto per i palestinesi, dove Israele abbia il controllo delle porte di questa prigione, mentre l’Autorità palestinese e le organizzazioni internazionali si assumano la responsabilità del mantenimento dei carcerati.
Ciٍ che oggi accade a Rafah è una chiara dimostrazione da parte di Israele che il suo diritto alla sicurezza ed i suoi piani di pace non possono essere applicati se non distruggendo le vite dei palestinesi, in qualunque parte della Palestina.
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il ricatto di sharon
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repubblica Friday, May. 21, 2004 at 4:26 PM |
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A pagina 1 di La Repubblica del 2004-05-21, Sandro Viola «Il ricatto di Sharon in un mondo distratto»
Da tempo, non cerchiamo più spiegazioni sulle stragi che si susseguono tra Israele e la Palestina. Le registriamo, certo. Contiamo i morti da una parte e dall´altra, al massimo biascichiamo per l´ennesima volta le parole di sgomento che la vista di tanti cadaveri suscita in noi. Ma tentativi d´inquadrare in una qualche logica le convulsioni del conflitto israelo-palestinese, di spiegare come e perché la spirale della violenza non conosca pause e anzi diventi sempre più mortifera, non siamo più capaci di farne. ب come se avessimo rinunciato a capire, e a giudicare. Ma il massacro che l´esercito israeliano ha compiuto a Gaza negli ultimi due giorni, e ieri in particolare (in tutto oltre 30 morti e almeno cento feriti, di cui una grande quantità sono donne e bambini), deve risvegliarci il cervello. Impone lo sforzo d´una spiegazione. A che cosa mira Ariel Sharon, quali ordini ha impartito all´esercito? Il governo di Gerusalemme si propone di fare tanti lutti tra la popolazione palestinese da costringerla a smettere qualsiasi protesta, a fuggire ogni volta che è in vista un carro armato israeliano, insomma a prendersi la testa tra le mani e piegarsi totalmente e per sempre dinanzi alla forza militare d´Israele? Sى: è questo che emerge, quando cerchiamo di capire gli avvenimenti di ieri. Del resto, il ministro della Difesa Shaul Mofaz s´era espresso martedى, quando già il cumulo dei cadaveri s´era fatto agghiacciante, in termini molto chiari: l´operazione a Rafah andrà avanti per tutto il tempo necessario. E l´operazione consiste appunto nello stroncare qualsiasi protesta dei civili palestinesi. Nel fiaccarne ogni volontà di resistenza. Perché se si trattasse d´altro, per esempio di smantellare i tunnel sotterranei con l´Egitto da dove passano armi e munizioni, questo potrebbe essere fatto senza aprire il fuoco sulla folla. Tecnicamente - qualsiasi esperto militare è in condizione di spiegarlo- potrebbe essere fatto senza stragi di civili. La folla di Rafah era scesa in strada, ieri, per interporsi tra i carri armati d´Israele e il quartiere di Tel Al-Sultan, dove l´esercito si preparava ad abbattere ancora altre case, dopo le decine e decine già abbattute nei giorni scorsi. Era una folla rabbiosa e vociferante, perché sconvolta dal timore di veder ridotta la propria casa in macerie. Tra i civili, le donne e i bambini c´erano - come sostengono i comandi militari - uomini armati? ب possibile. Ma i cannoni dei tank hanno sparato ancora una volta nel mucchio, e i corpi restati sul terreno erano di gente inerme. Sicché la sola spiegazione possibile per una risposta militare tanto tremenda e sanguinosa, è che quella folla andava terrorizzata. Questo perché, come ha scritto di recente uno degli intellettuali più prestigiosi d´Israele, lo storico Ze´ev Sternhell, Sharon sembra convinto che sia giunto «il momento d´annichilire una volta per tutte qualsiasi possibilità d´una esistenza autonoma del popolo palestinese». Seguiamo ancora un po´ l´argomentazione di Sternhell, cerchiamo di capire che cosa intenda quando dice che Sharon vuol cogliere «questo momento». Intanto, il caos iracheno: il mondo distratto da quasi tutto quel che non riguarda l´Iraq, il terrorismo islamico, il fantasma d´una crisi petrolifera devastante. Nessun negoziato con i palestinesi, soltanto intese con gli americani, con un presidente americano che sembra voler mostrare prima e più d´ogni altra cosa la sua solidarietà ad Ariel Sharon. L´Europa imbelle, e paralizzata dai rigurgiti antisemiti che la scuotono ogni tanto qua e là. Il tutto mentre Israele, spiega Sternhell, fa pesare un´emotional extortion, diciamo un ricatto emotivo. E infatti, «ogni condanna per l´uccisione di bambini palestinesi, anche se pronunciata dagli amici d´Israele, viene subito bollata come un´espressione d´antisemitismo». Il rullo compressore dei carri armati e degli elicotteri lancia-missili, non dovrebbe quindi fermarsi neppure dopo «la tragedia umana e politica» (come l´ha chiamata un membro del governo israeliano, il ministro della Giustizia Lapid) avvenuta ieri a Rafah. Nell´idea del ritiro israeliano da Gaza, cosى come l´ha concepita Sharon, sembra infatti esserci il proposito di lasciare sul posto - una volta evacuati i coloni e l´esercito - una popolazione domata. Finita in buona parte a vivere nelle tende fornite dall´assistenza Onu, ripiegata sui propri lutti, senza più capacità di reazione. Il calcolo è esatto? Per dubitarne, basta pensare ai tanti calcoli sbagliati che Sharon ha fatto nella sua lunga carriera. Nell´oltre mezzo secolo in cui da militare o da politico s´è mosso mirando continuamente, quasi ossessivamente, all´escalation. Alle fughe in avanti. Gaza è infatti un nido di scorpioni, peggio del Libano, peggio di qualsiasi focolaio terroristico che Israele abbia mai dovuto fronteggiare. Lى stanno gli aspiranti "martiri" di Hamas e della Jihad islamica, lى è la miseria più atroce, lى stanno la maggior parte delle rovine rimaste dopo la distruzione delle case. E chi puٍ quindi credere che i palestinesi di Gaza vogliano rinunciare a resistere, a colpire dove e quando possibile? Un´ultima cosa va detta sul governo degli Stati Uniti e la sua politica. L´amministrazione Bush sa benissimo che la condotta di Sharon complica enormemente la sua posizione nel quadro regionale, dà fuoco alle polveri dell´antiamericanismo, manda in pezzi i tentativi di stabilizzazione in Iraq e i progetti d´un Great Middle East democratico e pro-occidentale. Ma la sua vista è corta. Non va oltre novembre, oltre le elezioni presidenziali e la sua volontà di vincerle. Infatti le reazioni ai massacri di Gaza sono vaghe, esangui, poco più che formali. Il segno d´un cinismo inaccettabile. Solo dagli israeliani viene qualche speranza. Dai 100 o 150mila che l´altra sera hanno manifestato nella piazza Rabin di Tel Aviv contro l´occupazione di Gaza, contro il "partito" dei coloni, contro la politica del proprio governo. Con un´America come quella d´oggi, con un´Europa che puٍ solo lamentarsi ma non agire, soltanto loro possono tentare l´arresto di quest´immane, scandalosa carneficina.
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ecco cosa vuole
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sole 24 ore Friday, May. 21, 2004 at 4:51 PM |
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A pagina 5 di Il Sole 24 Ore del 2004-05-21, Ugo Tramballi fiォIn gabbia e senza leaderサ
Nessuno potr・aiutare i palestinesi se loro, per primi, non sanno darsi una guida forte e credibile, aveva detto Abdullah di Giordania alla World Economic Forum. Il re aveva invitato Arafat a 堵uardarsi allo specchio・ il vecchio capo serve ancora alla causa palestinese?
Le riflessioni di Abdullah sono logiche. ネ evidente che, fuori dai simbolismi, Arafat faccia pi・male che bene al suo popolo; e che le fazioni in lotta, manovrate le une contro le altre forse da lui, facciano male.
Ma quale leadership palestinese diversa da Hamas pu・nascere all'ombra di un'occupazione militare che, per quanto l'altro ieri non volersse uccidere, usa le cannonate per 電issuadere・una manifestazione? Quale capo pu・convincere la sua gente a fermare un disperato suicidio collettivo, se la tribuna dalla quale dovrebbe parlare sono le macerie di centinaia di case o i cortei funebri quotidiani?
Sceglietevi un primo ministro, avevano detto gli americani un anno fa. I palestinesi hanno scelto Abu Mazen. Dal giorno del suo insediamento gli israeliani hanno incominciato a delegittimarlo, continuando le campagne di omicidi mirati, la distruzione di case e oliveti. Allora ・stato scelto Abu Ala. E Sharon ha festeggiato la sua nomina incominciando a costruire il muro. Nessuno pu・essere capo se ・impotente davanti alla sistematica umiliazione della sua gente.
ネ difficile non sospettare che dietro tutto questo non ci sia un disegno voluto: impedire il consolidamento di una leadership palestinese moderata, credibile e riconoscibile dagli interlocutori di un processo di pace; rafforzare invece il caos e Hamas che, al contrario, ha dai palestinesi l'idea che Sharon e i militari vogliono far passare: quella di un popolo di terroristi. Nessun israeliano ieri era soddisfatto quanto Arafat per la condanna di Marwan Barghouti, l'uomo che pi・di tutti potrebbe insidiare il lacustre potere del vecchio capo imprigionato nel suo ufficio di Ramallah.
Distratti dal no del Likud al ritiro da Gaza, tendiamo a dimenticare il piano di Sharon riguardo alla striscia: una gabbia fatta di reticolati verso Israele, di un fossato profondo 20 metri verso l'Egitto, di navi militari che ne controllano il lato sul mare. Una gabbia dentro cui oltre un milione di palestinesi, se vuole, a quel punto pu・anche proclamare il suo bantustan indipendente.
Consiglio vivamente per capire ciò che sta succedendo il libro Politicidio
la scheda del libro
http://www.fazieditore.it/catalogo/categor...ibro.asp?id=443
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Che tipo di stato merita di esistere?
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Tanya Reinhart Friday, May. 21, 2004 at 5:03 PM |
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In mezzo all'uragano politico in Israele a proposito del piano di "disimpegno di Gaza", emerge un solo fatto davvero significativo: Sharon ha ricevuto l'approvazione di Bush a procedere con il suo piano del muro nella West Bank. Per quel che riguarda la Striscia di Gaza, il piano di disimpegno pubblicato nei giornali israeliani venerdì 16 aprile, specifica che entro un anno e mezzo l'occupazione israeliana dovrà essere considerata conclusa. Per tutto il resto la situazione resta invariata. I palestinesi saranno imprigionati su tutti i lati senza alcuna connessione con il mondo esterno se non attraverso Israele.
Israele inoltre si riserva anche il diritto di intervento militare all'interno della Striscia di Gaza. (1)
Ma poiché la Striscia non sarà più definita un territorio occupato, Israele non sarà soggetta alla quarta Convenzione di Ginevra.
Nel piano pubblicato la clausola f della sezione I dice che "il disimpegno solleverà Israele dalla sua responsabilità verso i palestinesi della Striscia di Gaza". In altre parole quello che Israele fa oggi in violazione della legge internazionale diventerà legale: dovrebbe diventare formalmente lecito affamare la popolazione e uccidere chiunque Israele voglia - dal bambino che lancia pietre al successore di un capo spirituale ucciso lui stesso un mese prima. Il testo del piano dichiara anche che Israele evacuerà gli insediamenti e le postazioni militari all'interno della Striscia. Non è chiaro come si possa fare dal momento che l'intenzione dichiarata è di mantenere la Striscia sotto il completo "controllo di sicurezza" di Israele. Dopo tutto, l'insediamento isolato di Netzarim (come altri) è stato fondato proprio per dividere la Striscia in due entità separate per consentirne il controllo dall'interno. Quelli che vogliono possono credere che Sharon finirà per smantellare Netzarim. Nel frattempo, comunque, Israele investe per fortificarla.
Sul notiziario televisivo del 15 aprile sul canale 1 è stata trasmessa l'intervista di un colono di Netzarim che sembrava piuttosto rilassato. "Se il ministro della difesa sta costruendo proprio adesso una barriera di sicurezza per noi" - ha detto "certamente nessuno può avere l'intenzione di farci evacuare". In ogni caso, la posizione su cui si sono accordati Sharon e Netanyahu e che è stata confermata il 18 aprile nel consiglio dei ministri, è che nessuna colonia della Striscia di Gaza sarà evacuata prima che il muro nella West Bank sia completato.
Per quel che riguarda la West Bank, la novità dell'accordo Bush-Sharon non si deve ricercare nelle dichiarazioni. Anche nei piani di Clinton e di Beilin-Abu Mazen era chiaro che Israele non offriva di ritornare ai confini del 1967, e nemmeno una piena concretizzazione del diritto al ritorno. Comunque si trattava di piani aperti alla trattativa - proposte che attendevano l'approvazione del popolo palestinese. Adesso ai palestinesi non viene nemmeno chiesta. Ora sono Israele e gli Stati Uniti a determinare i fatti. Israele marca la terra che desidera e costruisce un muro su questo tracciato. Nel piano di Clinton il territorio palestinese da annettere ad Israele consisteva nel 5-7% della West Bank. Ma quando l'attuale tracciato era stato approvato per la prima volta dal precedente governo Sharon, Shimon Peres, allora ministro degli esteri, aveva protestato dicendo che avrebbe rubato ai palestinesi il 22% della loro terra. Da allora il segmento del muro che è già in costruzione, è stato esteso molto più profondamente nella terra palestinese. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del novembre 2003 questo segmento, che non includeva ancora l'area di Gerusalemme, si era già appropriato del 14,5% della terra palestinese. Lungo questo tracciato Israele sradica decine di migliaia di alberi, espropria i contadini palestinesi della loro terra spingendoli in piccole enclavi fra muri e barriere, finché nella fase finale, il muro li circonderà su ogni lato come nella Striscia di Gaza.
Nel 1969 il filosofo israeliano Yesayahu Leibovitz aveva anticipato che nelle zone occupate "sarebbero stati costruiti campi di concentramento dai dirigenti israeliani .... Israele diventerebbe uno stato che non merita di esistere e che non varrebbe la pena di conservare". Quanto siamo distanti dalla profezia di Leibovitz nella Striscia di Gaza rinchiusa dentro una barriera? Nella West Bank la situazione è ancora differente. Lungo il tracciato del muro sta avvenendo la lotta interna della società israeliana - fra coloro che si sono auto-proclamati "redentori della terra" che non importa quanta terra abbiano ne vogliono sempre di più, e coloro che vogliono vivere in uno stato che meriti di esistere. Lungo questo tracciato ci sono israeliani che, accanto ai palestinesi, stendono i loro corpi davanti ai bulldozers e all'esercito israeliano.
(1) Il piano pubblicato è disponibile presso: http://www.haaretz.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=416024&contrassID=1&subContrassID=1&sbSubContrassID=0&listSrc=Y.
Qui di seguito alcune delle clausole su cui si basa il riassunto di questo articolo:
III: Situazione della sicurezza dopo il ritiro. 1.Israele avrà la supervisione e la custodia dell'area che circonda il territorio, manterrà il controllo esclusivo dello spazio aereo di Gaza e continuerà a svolgere attività militare nello spazio marittimo della Striscia di Gaza. 3.Israele si riserva il diritto fondamentale di autodifesa, ivi comprese le misure preventive e l'uso della forza in risposta alle minacce che provengano dalla Striscia di Gaza.
VI. Area di confine fra Striscia di Gaza ed Egitto ("Philadelphi Route"). Nel corso del primo stadio, Israele continuerà a mantenere la sua presenza militare lungo la linea di confine fra Striscia di Gaza ed Egitto ("Philadelphi Route"). Questa presenza è una necessità essenziale per la sicurezza, e in certe zone è possibile che sia necessario allargare fisicamente l'area in cui condurre l'attività militare.
XII. Transito internazionale. Resterà in vigore l'organizzazione esistente.
http://www.zmag.org/italy/reinhart-state.htm
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Che tipo di stato merita di esistere?
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Tanya Reinhart Friday, May. 21, 2004 at 5:10 PM |
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In mezzo all'uragano politico in Israele a proposito del piano di "disimpegno di Gaza", emerge un solo fatto davvero significativo: Sharon ha ricevuto l'approvazione di Bush a procedere con il suo piano del muro nella West Bank. Per quel che riguarda la Striscia di Gaza, il piano di disimpegno pubblicato nei giornali israeliani venerdì 16 aprile, specifica che entro un anno e mezzo l'occupazione israeliana dovrà essere considerata conclusa. Per tutto il resto la situazione resta invariata. I palestinesi saranno imprigionati su tutti i lati senza alcuna connessione con il mondo esterno se non attraverso Israele.
Israele inoltre si riserva anche il diritto di intervento militare all'interno della Striscia di Gaza. (1)
Ma poiché la Striscia non sarà più definita un territorio occupato, Israele non sarà soggetta alla quarta Convenzione di Ginevra.
Nel piano pubblicato la clausola f della sezione I dice che "il disimpegno solleverà Israele dalla sua responsabilità verso i palestinesi della Striscia di Gaza". In altre parole quello che Israele fa oggi in violazione della legge internazionale diventerà legale: dovrebbe diventare formalmente lecito affamare la popolazione e uccidere chiunque Israele voglia - dal bambino che lancia pietre al successore di un capo spirituale ucciso lui stesso un mese prima. Il testo del piano dichiara anche che Israele evacuerà gli insediamenti e le postazioni militari all'interno della Striscia. Non è chiaro come si possa fare dal momento che l'intenzione dichiarata è di mantenere la Striscia sotto il completo "controllo di sicurezza" di Israele. Dopo tutto, l'insediamento isolato di Netzarim (come altri) è stato fondato proprio per dividere la Striscia in due entità separate per consentirne il controllo dall'interno. Quelli che vogliono possono credere che Sharon finirà per smantellare Netzarim. Nel frattempo, comunque, Israele investe per fortificarla.
Sul notiziario televisivo del 15 aprile sul canale 1 è stata trasmessa l'intervista di un colono di Netzarim che sembrava piuttosto rilassato. "Se il ministro della difesa sta costruendo proprio adesso una barriera di sicurezza per noi" - ha detto "certamente nessuno può avere l'intenzione di farci evacuare". In ogni caso, la posizione su cui si sono accordati Sharon e Netanyahu e che è stata confermata il 18 aprile nel consiglio dei ministri, è che nessuna colonia della Striscia di Gaza sarà evacuata prima che il muro nella West Bank sia completato.
Per quel che riguarda la West Bank, la novità dell'accordo Bush-Sharon non si deve ricercare nelle dichiarazioni. Anche nei piani di Clinton e di Beilin-Abu Mazen era chiaro che Israele non offriva di ritornare ai confini del 1967, e nemmeno una piena concretizzazione del diritto al ritorno. Comunque si trattava di piani aperti alla trattativa - proposte che attendevano l'approvazione del popolo palestinese. Adesso ai palestinesi non viene nemmeno chiesta. Ora sono Israele e gli Stati Uniti a determinare i fatti. Israele marca la terra che desidera e costruisce un muro su questo tracciato. Nel piano di Clinton il territorio palestinese da annettere ad Israele consisteva nel 5-7% della West Bank. Ma quando l'attuale tracciato era stato approvato per la prima volta dal precedente governo Sharon, Shimon Peres, allora ministro degli esteri, aveva protestato dicendo che avrebbe rubato ai palestinesi il 22% della loro terra. Da allora il segmento del muro che è già in costruzione, è stato esteso molto più profondamente nella terra palestinese. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del novembre 2003 questo segmento, che non includeva ancora l'area di Gerusalemme, si era già appropriato del 14,5% della terra palestinese. Lungo questo tracciato Israele sradica decine di migliaia di alberi, espropria i contadini palestinesi della loro terra spingendoli in piccole enclavi fra muri e barriere, finché nella fase finale, il muro li circonderà su ogni lato come nella Striscia di Gaza.
Nel 1969 il filosofo israeliano Yesayahu Leibovitz aveva anticipato che nelle zone occupate "sarebbero stati costruiti campi di concentramento dai dirigenti israeliani .... Israele diventerebbe uno stato che non merita di esistere e che non varrebbe la pena di conservare". Quanto siamo distanti dalla profezia di Leibovitz nella Striscia di Gaza rinchiusa dentro una barriera? Nella West Bank la situazione è ancora differente. Lungo il tracciato del muro sta avvenendo la lotta interna della società israeliana - fra coloro che si sono auto-proclamati "redentori della terra" che non importa quanta terra abbiano ne vogliono sempre di più, e coloro che vogliono vivere in uno stato che meriti di esistere. Lungo questo tracciato ci sono israeliani che, accanto ai palestinesi, stendono i loro corpi davanti ai bulldozers e all'esercito israeliano.
(1) Il piano pubblicato è disponibile presso: http://www.haaretz.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=416024&contrassID=1&subContrassID=1&sbSubContrassID=0&listSrc=Y.
Qui di seguito alcune delle clausole su cui si basa il riassunto di questo articolo:
III: Situazione della sicurezza dopo il ritiro. 1.Israele avrà la supervisione e la custodia dell'area che circonda il territorio, manterrà il controllo esclusivo dello spazio aereo di Gaza e continuerà a svolgere attività militare nello spazio marittimo della Striscia di Gaza. 3.Israele si riserva il diritto fondamentale di autodifesa, ivi comprese le misure preventive e l'uso della forza in risposta alle minacce che provengano dalla Striscia di Gaza.
VI. Area di confine fra Striscia di Gaza ed Egitto ("Philadelphi Route"). Nel corso del primo stadio, Israele continuerà a mantenere la sua presenza militare lungo la linea di confine fra Striscia di Gaza ed Egitto ("Philadelphi Route"). Questa presenza è una necessità essenziale per la sicurezza, e in certe zone è possibile che sia necessario allargare fisicamente l'area in cui condurre l'attività militare.
XII. Transito internazionale. Resterà in vigore l'organizzazione esistente.
http://www.zmag.org/italy/reinhart-state.htm
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