strage di pesci lungo il fiume Giano, tetracoroetilene nell'acqua di falda, polveri sottili, traffico pesante, svendita del territorio
Negli ultimi giorni è tornato drammaticamente alla ribalta l'inquinamento del fiume Giano. Sono centinaia i pesci morti nel tratto del fiume lungo via Fontanelle, a pochi passi dal centro cittadino, avvelenati da scarichi industriali velenosi e abusivi. Non è la prima volta, in passato non si è mai riusciti a conoscere i nomi dei responsabili. Dalla parte opposta della città, lungo la ferrovia, all'altezza dello stabilimento della Antonio Merloni Spa, attaccato alle abitazioni private, si percepisce più volte alla settimana un nauseante odore di plastica bruciata che invade l'intero quartiere circostante. Anche in questo caso non sono stati presi provvedimenti, come nel caso delle polveri sottili che galleggiano nell'atmosfera cittadina avvelenata dal traffico pesante che transita praticamente dentro la città, tagliandola in due. Senza responsabili nemmeno l'enorme inquinamento da tetracloroetilene dell'acqua di falda nei quartieri campo sportivo e santa maria, che ha reso inutilizzabili i pozzi privati e pubblici comunali di tutta la zona. A Fabriano assediata dall'inquinamento, l'emergenza ambientale è ormai conclamata da anni, senza alcuna adeguata reazione amministrativa. Per tutta risposta stamattina il consiglio regionale delle Marche si è svolto in città per assicurare il sindaco Sorci, dipendente Merloni che le strade della quadrilatero, un disastro ambientale contestato apertamente da più parti, si faranno. Spacca, presidente della Regione, fabrianese e merloniano di ferro, lo ha assicurato ai microfoni del Tg regionale, che per parte sua si è ben guardato di informare della strage di pesci di questi giorni. Affari-politica-disinformazione: per Fabriano la conferma di una morsa letale che minaccia di strangolarla definitivamente.
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