traduzione articolo di "pagina/12" Franchiotti, "la nacion" e Duhalde
Por Martín Granovsky
sembra diffondersi l'idea magica che "il giornalismo", così inteso genericamente, abbia contribuito a scoprire la verità sul massacro di Avellaneda. Non è così. Una parte del giornalismo ha fatto inizialmente enormi sforzi per coprire gli assassinii. Ed alcuni, inoltre, hanno spiegato gli assassini con le parole della dittatura. Bloccare strade o rotte "risulta essere un sopruso che può provocare conseguenze imprevedibili", ha scritto Fernando Laborda ne "la nacion" del giovedì. Il commissario Alfredo Franchiotti non lo avrebbe potuto dire meglio. Laborda racconta che il 6 di febbraio en Monte Grande "quando un picchetto bloccava la strada 205 un automobile ha superato la posizione della pattuglia di polizia che stazionava preventivamente; il conducente ha tentato di superare la linea del blocco e i piqueteros hanno tentato di fermarlo". Continua l'articolo del Laborda:" davanti alla resistenza dell'automobilista si generarono liti e situazioni di violenza che terminarono quando l'automobilista estrasse una pistola e uccise uno dei partecipanti al picchetto. Tutto molto semplice. Un povero contribuente irritato che, colmo d'ira, e chissà forse impaurito,terrificato dalla banda, ha fatto ciò che Labora chiamerà "una conseguenza imprevedibile": uccise. Ma fu tutto davvero tanto imprevedibile? Questo giornale pubblicò, il 7 di febbraio, una nota di Horacio Cecchi informato dei fatti. secondo l'articolo, il commerciante Jorge Bogado a bordo di un Falcon bianco tentò di superare il picchetto, dopo aver misteriosamente schivato il blocco di pattuglia, tenendo il volante con la sinistra e sparando su Taurus 9 millimetri con la destra. Quando qualche metro dopo gli si avvicinò il piquetero Hugo Barrionuevo, di 28 anni, Bogado gli puntò alla testa e sparò. A questo punto è comparsa la polizia. "Il commerciante ha sparato in aria", ha detto il subcommissario Claudio Boriani, della quintq sezione di Jaguel, come se stesse parlando di "patos". Barrionuevo morì. I piqueteros denunciano di aver dovuto insistere perchè fossero raccolte le loro dichiarazioni come testimoni. Cecchi ha anche scritto che Bogado gode della confidenza degli intendenti di Esteban Echeverria,Alberto Groppi, e di Ezeiza e Alejandro Granados. E' sempre la prevedibilità dell'imprevedibile. I poliziotti non compiono le loro funzioni, o si distraggono o provocano. Successivamente si proteggono e mentono. Il potere politico territoriale fornisce copertura. La giustizia dorme. Laborda, naturalmente, non considera questo livello di dettagli, ne si preoccupa di porre domande, nel suo articolo non c'è un solo sospetto sulle responsabilità della polizia. In sintonia con le forze di sicurezza e con il governo diffonde l'idea di una supposta guerra interna fra i piqueteros ed ignora i colpi d'arma da fuoco esplosi sulla avenida pavon, come il massacro della stazione di Avellaneda. Alcuni potrebbero pensare che il mercoledì nè Laborda, come altri giornalisti e il governo, non sapessero quello che realmente era accaduto. Senza dubbio era pubblico. tanto pubblico che pagina/12 ha descritto la verità nell'edizione stessa del giovedì 27 giugno, vale a dire durante ed il giorno dopo la mattanza. Una nota, estratta dalla relazione di Norma Gimenez, afferma che i due morti sono stati uccisi mentre scappavano dalla polizia. Al suo nipote hanno trapassato un polmone. I proiettili non erano solo di gomma. Un altro articolo riporta la testimonianza di Pablo Solana. "eravamo nascosti all'interno della stazione quando la polizia è entrata sparando proiettili di piombo e gas", racconta. racconta anche che dario Santillan è stato ucciso mentre stava soccorrendo un ferito, che risultò essere Maximillano Kosteki, alla fine anche lui morto. Il giornale definì l'accaduto come "caccia poliziesca". una nota racconta gli sforzi della strategia ufficiale per incolpare di tutto i piqueteros. Con l'aiuto di una foto, un articolo narra l'invasione operata da una pattuglia di patota in un locale del PC-Izquierda unida. Le forze di sicurezza non si son poste limiti. Hanno deciso di occupare Avellaneda come se fossero una banda. Questi poliziotti, continuano la loro attività? La giustizia li sta investigando? Pagina/12 ha raccolto la prima confessione di un funzionario di sicurezza del governo bonaerense. "E' possibile che qualche effettivo, sentendosi chiuso, abbia estratto un'arma; non escludo che , sentendosi in pericolo, abbia cominciato a sparare", ha detto. "devono esserci filmati di quello che è successo, e sicuramente vedremo alcuni poliziotti, assediati dai manifestanti, alcune volte colpiti con pali, che estraggono l'arma e sparano, sparano e sparano", ha anticipato. Certo, anche se foto e filmati mostrano che gli assassinii si sono consumati senza l'assedio precedente. La conclusione della copertura era che un territorio completo era stato occupato da forze intente a lanciare gas a bruciapelo (che possono uccidere come rivela l'assassinio del militante peronista ramon Cesaris negli anni 70), uccidere con pallottole di piombo, entrare in terreni privati senza ordine di perquisizione e occultare l'evidenza. Un piano. Questa conclusione era raggiungibile da chiunque avesse avuto l'intenzione di ricostruire i fatti, parlare coi testimoni all'ospedale Fiorito, monitorare i poliziotti in attività e in ritiro, guardare i filmati delle televisioni e rivedere le fotografie. non fu però la conclusione del governo, che nell'immediato ha diffuso la panzana della lotta interna ai piqueteros in una manovra che, al principio, ha unito i falchi alle colombe. E non si trattava di ignoranza. Alfredo Atanasof e Jorge Matzkin, che continuano ad essere rispettivamente capo di gabinetto e ministro degli interni, rispolverano discorsi in stile 1975 per rimarcare che il problema non sia l'assassinio di civili ad opera della polizia-e, di pari passo, non importa chi siano questi civili, se santi o demoni, quello che importa è che la polizia mai può essere omicida-finchè l'insurrezione che vuole portare l'argentina alla rivoluzione resta pacifica e decente. Come non può essere ignranza l'articolo di Laborda che sostiene la caccia, come non fu ignoranza l'entusiasmo con il quale il direttivo de "la nacion" accompagnò la caccia intrapresa dala dittatura. Pagina/12 ha offerto ai suoi lettori indizi certi di come la polizia abbia eseguito un piano per uccidere. Lo ha fatto un giorno prima che comparissero le strordinarie foto di Pepe Mateos, Mariano Espinosa e Sergio Kowalewski. Non si trattò, come supposto, di una primizia. la realtà stava lì, a disposizione di chiunque. Di chiunque che avesse voluto vederla. Ed era facile vederla. Era sufficiente raccogliere i dati fondamentali ed unirli con la storia: -era chiaro che la sinistra e l'estrema sinistra possono essere perfide , e a volte sanguinarie, però i loro militanti non sono soliti uccidersi durante le manifestazioni. -La Bonaerense non ha mai terminato la transizione democratica in quasi 20 anni di democrazia. -Le forze di sicurezza furono implicate nella morte di Cabezas. -Quando i funzionari politici imbastiscono il discorso della mano dura, come Atanasof, Matzkin e il cancellire clandestino Carlos Ruckauf, la polizia uccide. -Sempre quando ci sono stati morti nelle manifestazioni, si è poi scoperto che i colpi sono stati sparati dalla polizia. -I dirigenti politici danno credito alla polizia, per pensare bene, per il fatto che la polizia non li infastidirà se non tagliano loro la rete illegale di finanziamento territoriale. Però quando la lasciano sola, la poizia attua secondo la sua naturalezza di forza per nulla rigenerata: una banda che delinque e che distrugge le prove dei suoi delitti. Questa era la storia reale che il governo ha voluto distorcere. Dopo, fedele al suo stile da baraccone, il presidente Eduardo Duhalde ha cambiato. Il primo giorno,il mercoledì, non ebbe un'attitudine degna: incastrato, pensando ai suoi costi, quando due argentini erano morti. tantomeno fu capace di lamentarsi umanamente per le morti. successivamente, il giovedì, parlò di caccia. Sta bene il cambio ma risulta poco credibile se ora Duhalde non fa chiarezza su due enigmi. uno, perchè un aforza federale, la prefectura, sia entrata in Avellaneda molto più in là del ponte. in un interrogatorio annacquato condotto da Nelson Castro, il sottosegretario alla sicurezza Carlo Maria Vilas, qualificò questa incursione come un "atto indisciplinato". Resta da chiarire se la prefettura abbia solo disobbedito ad un ordine o se abbia compiuto quanto ordinato da una catena di comando innaturale. E la seconda domanda per Duhalde è come può essere che la mattanza sia stata compiuta da una forza distaccata nel sud del Gran Buenos Aires, con i capi in Lomas de Zamorra. E' la stessa zona dalla quale provengono la maggior parte dei segretari del presidente ed il presidente stesso. Questa volta non ha operato la polizia di Mar del Plata, Pinamar o Ramallo. Ha operato la polizia di casa sua. E ha dispiegato un piano criminale.
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