Casseurs in azione a Parigi. Sindacati soddisfatti dell'adesione
 ansa77903451603181039_big.jpgx8c83g.jpg, image/jpeg, 530x353
Il primo ministro "aperto" a modifiche purché "non legislative"
Cpe, tre milioni in piazza De Villepin: "Non lo ritiro"
PARIGI - Tre milioni di persone in piazza, uno sciopero che ha creato disagi in settori vitali quali i trasporti e la scuola. In Francia la protesta contro il contratto di primo impiego (Cpe) non solo non si placa ma si intensifica. Ciononostante il primo ministro Dominique de Villepin esclude che il provvedimento possa essere ritirato. E conferma di essere "aperto" a modifiche purché non siano di "ordine legislativo".
La manifestazione più imponente a Parigi nel pomeriggio. Ma già in mattinata nella altre città francesi la contestazione assume dimensioni mai raggiunte finora: 200-250mila persone a Marsiglia, oltre 40mila a Nantes, decine di migliaia a Tour, Rouen e le Mans.
Nella capitale circa 4000 poliziotti in stato di massima allerta dovevano prevenire violenze. Ma ancora una volta la manifestazione è sfociata in disordini: un centinaio di casseurs ha cercato di penetrare un supermercato e ha spaccato le vetrate di un bar.
Una partecipazione definita "storica" dal leader della Cgt, il primo sindacato del Paese: "E' impensabile che il nostro primo ministro resti arroccato sulla sua posizione - dice Bernard Thibault - Per noi non c'è che una via d'uscita, il ritiro di questa riforma".
Oltre al fronte sindacati-studenti, De Villepin deve fare i conti con i dissensi all'interno dell'esecutivo. Anche nella giornata in cui la protesta è più forte il ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy continua infatti a sostenere che l'applicazione del Cpe andrebbe "sospesa" in attesa di trovare una soluzione di "compromesso".
Quanto allo sciopero, gli effetti si sono fatti sentire soprattutto nel settore dei trasporti - aerei, treni, metropolitana - e nella scuola dove circa la metà degli insegnanti e del personale di altro tipo si è astenuta dal lavoro. Alta la partecipazione anche negli uffici postali e in generale in quelli statali. I sindacati hanno inoltre chiamato allo sciopero i lavoratori di oltre mille aziende metalmeccaniche. I giornali non sono in edicola per il blocco della distribuzione.
(28 marzo 2006)
|