{"id":1601,"date":"2014-06-05T21:50:07","date_gmt":"2014-06-05T19:50:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=1601"},"modified":"2014-06-05T21:50:07","modified_gmt":"2014-06-05T19:50:07","slug":"ribaltiamo-questo-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=1601","title":{"rendered":"Ribaltiamo questo mondo"},"content":{"rendered":"<p>riceviamo e diffondiamo:<\/p>\n<p><b>RIBALTIAMO QUESTO MONDO<\/b><\/p>\n<p><i>:::Dove stare insieme oggi? Dove potersi incontrare e riconoscere, nel gioco, nel dolore, nella resistenza? Non pi\u00f9 i quartieri, non pi\u00f9 la grande fabbrica, non pi\u00f9 piazze e universit\u00e0 di massa. La vita nelle grandi metropoli si \u00e8 fatta decisamente pi\u00f9 alienante e disgregata [\u2026] Il centro e i suoi dispositivi di potere e controllo si diramano molto pi\u00f9 capillarmente lungo le periferie, pronti a spezzare ogni episodio di incontro e assembramento abitativo Altro.:::<\/i><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Marted\u00ec 3 giugno, Torino.<\/span><br \/>\n111 indagati, 29 misure cautelari, 11 compagn* in carcere, 6 ai domiciliari, 4 obblighi di dimora, 4 divieti di dimora, 4 obblighi di firma. Questi i numeri della maxi operazione messa in campo dal solito Rinaudo contro la lotta agli sfratti nella citt\u00e0 di Torino. Lotta che negli ultimi due anni ha caratterizzato la vita quotidiana di molti compagni e compagne e non solo.<br \/>\nIn contemporanea, a Roma, viene sgomberata l&#8217;occupazione di Torre Spaccata, uno stabile riaperto nello\u00a0 Tsunami Tour del 9 aprile scorso.<br \/>\nLe due operazioni si svolgono a centinaia di chilometri di distanza ma nonostante ci\u00f2 l&#8217;attacco \u00e8 chiaro e netto: esistono oggi territori di conflitto reali e concreti e prima che lo scontro assuma una consistenza incontrollabile occorre sgomberare il campo da ogni possibile resistenza. La questione dell\u2019abitare \u00e8 uno di questi territori. Ognuno sceglie le proprie modalit\u00e0 di lotta ma tutti subiscono la stessa sorte.<br \/>\nQuesta volta nessun reato associativo, ma un attacco diretto a tutti quelli e quelle che hanno scelto di lottare.<br \/>\nComuni pratiche di lotta vengono criminalizzate al fine di sgomberare la citt\u00e0 di Torino da presenze scomode in vista delle prossime date di lotta e di asciugare quel mare in cui nuota chi lotta quotidianamente.<br \/>\nQuando siamo seduti a un tavolo, con la calma di chi di questo mondo \u00e8 solo un ospite, le idee si scontrano e le differenze diventano evidenti e insormontabili. Ma spesso nella lotta tutto tende a sfumare, per fortuna. E allora questa operazione colpisce tutti quei solidali e quelle solidali incontrate nelle lotte contro gli sfratti che hanno scandito gli ultimi due anni. Quei solidali e quelle solidali che spesso sono presenti anche nelle mobilitazioni contro il carcere e i Cie. Quei solidali e quelle solidali che in carcere e nei Cie ci finiscono sempre pi\u00f9 spesso.<\/p>\n<p><i>:::Se ripensiamo a tutti gli incontri avvenuti con i reclusi del Cie e contiamo chi \u00e8 rimasto, un dato appare subito lampante. Quelli rimasti tra noi a lottare, o comunque che ancora vediamo e frequentiamo, sono quelli che ad un certo punto hanno occupato casa insieme a noi. Questo \u00e8 accaduto a Milano, in maniera pi\u00f9 sporadica, ma soprattutto questo sta accadendo a Torino.<br \/>\nL&#8217;arrivo degli Harraga a Torino e l&#8217;esistenza di un luogo altro dal centro, una casa occupata, disposto ad ospitarli, ha messo in moto qualcosa di importante. La scelta di occupare insieme una casa di ringhiera in piena Porta Palazzo ha fatto il resto. Una porta si \u00e8 aperta nel margine, varcarne la soglia \u00e8 entrare in un territorio nuovo. Di qui in poi gli incontri si sperimentano quotidianamente, in tutta la loro \u201cdurata\u201d.:::<\/i><\/p>\n<p>L&#8217;esperimento \u00e8 coraggioso. Occupare, occupare e ancora occupare. E resistere, con ogni mezzo necessario sperimentando nella pratica l&#8217;autorganizzazione.<br \/>\nCompagni e compagne vengono da molte citt\u00e0 per sostenere l&#8217;appuntamento dell&#8217;ultimo marted\u00ec di ogni mese. Il sito macerie.org ne riporta le cronache appassionate condite da episodi di resistenza quotidiani portati avanti in varie zone della citt\u00e0. Per due anni molte famiglie, molti uomini e donne hanno trovato un tetto sotto cui vivere e delle persone solidali con cui condividere un pezzo della loro vita.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questo l&#8217;obiettivo di questa operazione. Ci diciamo spesso che alla repressione si risponde con la solidariet\u00e0. Ma se fosse la repressione a colpire proprio quelle solidariet\u00e0 che vede organizzarsi? E allora la memoria non pu\u00f2 non provare a ricordare tutto quello che \u00e8 successo nel corso degli anni. Chiunque abbia percorso anche solo un passo verso un altro modo di vivere \u00e8 stato colpito con durezza e fermezza. Inutile elencarle tutte, chiunque, negli ultimi anni, ha imparato a conoscere le mosse del nemico e tutti e tutte noi ora sappiamo che il carcere e la follia dei tribunali non sono poi cos\u00ec lontani dalla nostra quotidianit\u00e0.<br \/>\nCi siamo organizzati, ma non \u00e8 ancora abbastanza.<br \/>\nIl giorno stesso, dopo la notizia degli arresti e quella dello sgombero un corteo molto partecipato ha attraversato una parte della citt\u00e0 di Roma gridando a gran voce per la libert\u00e0 di tutti e tutte e mentre la cronaca quotidiana si riempie della retorica sulla corruzione e la malapolitica, discorsi alieni a chi lotta veramente, i volti dei poliziotti che circondano, nel vero senso della parola, la nostra vita, si fanno sempre pi\u00f9 minacciosi e odiosi.<br \/>\nCe l&#8217;hanno con chi si schiera apertamente da una parte della barricata. La guerra \u00e8 aperta e chi ancora si rifiuta di vederla non fa altro che il gioco di questo governo e di tutti quei bravi cittadini indignati che il 15 ottobre 2011 davano dei fascisti a chi aveva deciso di non stare pi\u00f9 al gioco della democrazia.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima parola su tutti quegli strumenti giudiziari che si affiancano al carcere e i domiciliari. Mai come negli ultimi tempi abbiamo visto un fiorire di misure alternative. Misure che spesso rivelano la loro efficacia proprio per il fatto di essere sottovalutate. Obblighi di dimora e divieti di dimora, firme, avvisi orali e quant&#8217;altro sembrano essere misure di minore impatto. Misure economiche per lo stato che praticamente reprime a costo zero ma che vanno a incidere proprio su quei legami di lotta solidali che sono una delle armi pi\u00f9 importanti a nostra disposizione.<br \/>\nLe nostre relazioni e le vite che pratichiamo sono gi\u00e0 quello che vogliamo e proprio per questo sono la cosa pi\u00f9 pericolosa per chi vuole che tutto resti uguale. Sono gi\u00e0 quell&#8217;essere nel mondo che \u00e8 semplicemente ingovernabile. Solidariet\u00e0 allora non \u00e8 solo combattere la macchina della repressione ma \u00e8 anche e soprattutto costruire quei legami e quelle complicit\u00e0 che trasformano ogni momento della nostra quotidianit\u00e0 in terreno di conflitto.<br \/>\n<i><br \/>\n:::Da questo punto di vista la casa pu\u00f2 essere qualcosa di pi\u00f9 di un diritto negato, pu\u00f2 essere un punto di partenza, un campo di riappropriazione aperto laddove l&#8217;espropriazione si fa pi\u00f9 insopportabile, una posizione da cui cercare di costruire uno spazio mancante.<br \/>\nDurante la difesa delle case di ognuno di noi, facendo la spola tra un picchetto antisfratto e una casa sotto sgombero, impariamo l&#8217;esistenza di uno spazio altro che comprende tutte le nostre case. In questo modo da difensiva la nostra lotta diventa una lotta offensiva ed espansiva, capace di estendere i confini di \u201ccasa\u201d e non solo di difenderli.<br \/>\nQui sta il baricentro di questa lotta, nella creazione di uno spazio di resistenza comune.:::<\/i><\/p>\n<p>Questa la nostra idea di solidariet\u00e0.<br \/>\nQuesta la nostra idea di lotta.<\/p>\n<p>Solidariet\u00e0 a tutti gli\/le indagat*<br \/>\nLibert\u00e0 per tutti e tutte<br \/>\nCompagni e compagne di Roma<\/p>\n<p><i><br \/>\n[I paragrafi tra i ::: fanno parte di alcune riflessioni scritte da un compagno attualmente detenuto]<\/p>\n<p>Roma, 5 giugno 2014<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>riceviamo e diffondiamo: RIBALTIAMO QUESTO MONDO :::Dove stare insieme oggi? Dove potersi incontrare e riconoscere, nel gioco, nel dolore, nella resistenza? Non pi\u00f9 i quartieri, non pi\u00f9 la grande fabbrica, non pi\u00f9 piazze e universit\u00e0 di massa. 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