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http://italy.indymedia.org/news/2003/05/297114.php Nascondi i commenti.

rassegna stampa 30 maggio g8 evian
by mj Friday, May. 30, 2003 at 2:27 PM mail:

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http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=44&Fname=3005INT505.jpg


Vertice di Evian, si muovono i “no global”
Convegni e proteste. Sotto tiro Bush e Blair, preoccupazione anche in Svizzera

Parigi - «Loro sono otto, noi siamo milioni», «Il pianeta non è una merce», «No al direttorio del mondo!»: da ieri in Alta Savoia risuonano e sventolano gli slogans del popolo 'no global'. Sono incominciate le proteste contro il vertice G8 dei 'Grandi della Terra' in calendario a Evian dal 1 al 3 giugno.
Annemasse, una città di 60 mila abitanti ad una quarantina di chilometri da Evian fa da sfondo alla mobilitazione degli antimondialisti che hanno piantato le tende in due spiazzi alla periferia ribattezzati 'Villaggio Alternativo' e 'Villaggio Intergalattico', dove regna un'atmosfera tipo Woodstock Anni Sessanta.
Da ieri a domani la contestazione al G8 («un club privato di gangster che si riuniscono tra di loro per dettar legge al mondo», tuona il più celebre 'no global' di Francia, Josè Bovè) si articolerà soprattutto in una serie di forum, conferenze e tavole rotonde che sono iniziate a mezzogiorno quando ad Annamasse è stato ufficialmente aperto il 'Vertice per un altro mondo'.
Si discute di sviluppo sostenibile, di aiuti all'Africa sempre più derelitta, del debito del terzo mondo, della necessità di una lotta senza requie contro il G8 «illegittimo direttorio del mondo»: Annemasse si è insomma trasformata in una succursale alpina del Forum Sociale di Porto Alegre, con i francesi dell'organizzazione Attac che non capiscono ad esempio come il presidente Jacques Chirac abbia potuto invitare a Evian «quei due fuorilegge di Bush e di Blair».
La musica potrebbe cambiare domani sera, quando dalle requisitorie verbali si passerà ai fatti e tre collettivi anti- mondialisti dell'Alta Savoia e della Svizzera cercheranno di accendere una cinquantina di falò sul lago Lemano su cui si affaccia Evian: lo faranno per accerchiare simbolicamente il lussuosissimo Hotel Royal, dove staranno quasi barricati i 'Grandi della Terra'; la polizia francese è sul chi va là nel timore che qualche testa calda possa dare fuoco al lago con il petrolio…
Ancora più pericoloso si preannuncia il primo giugno, quando gli Otto Grandi daranno il via al loro vertice incontrando una ventina di leader del terzo mondo, con in testa Cina, India e Brasile: alcuni gruppi 'no global' tenteranno di bloccare l'accesso delle delegazioni ufficiali a Evian.
Nel pomeriggio poi sono in programma due marce di protesta, una in partenza da Annemasse e l'altra da Ginevra, con confluenza alla frontiera franco-svizzera. Quanti ragazzi 'no global' parteciperanno alla kermesse non è per ora chiaro: secondo la polizia francese, che qualche mese fa si aspettava mezzo milione di giovani, non saranno in tutto più di 60 mila (mentre al G8 di Genova i contestatori erano stati almeno tre volte più numerosi). Questa scarsa partecipazione ha molteplici cause: l'impossibilità di manifestare a Evian (off limits nel raggio di una trentina di chilometri) è demotivante, la rapida vittoria anglo-americana in Iraq ha rimosso uno dei 'casus belli' più sentiti, da settimane molti 'no global' francesi sono impegnati a fondo nella battaglia contro la riforma delle pensioni promossa dal governo Raffarin e non si sono quindi molto mobilitati per un G8 che non sembra foriero di decisioni importanti e che sarà tra l'altro dimezzato dalla partenza del presidente americano George W. Bush (Medioriente oblige!) con un giorno d'anticipo sulla conclusione dei lavori.
Pier Antonio Lacqua


http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=45&Fname=3005INT506.jpg


I no global in citta'
Ginevra non chiede rinforzi
di Oreste Foppiani

Dal 1° al 3 giugno Ginevra sarà teatro di manifestazioni no-global contro il summit del G8 che avrà luogo a Evian (Francia). Data la vicinanza con la città lemanica, la polizia e la protezione civile stanno pianificando da mesi il modo per "accogliere" i circa centomila manifestanti previsti tra la fine del mese e l'inizio di giugno.
Il Consiglio federale (il Consiglio dei ministri svizzero) ha deciso di non chiedere rinforzi alla polizia tedesca e di gestire l'evento internazionale con soli 4800 poliziotti e 5600 soldati. Tale decisione è stata presa per non creare panico tra i residenti del centro storico (dove sfileranno i manifestanti) e i commercianti delle esclusive boutiques ginevrine. Infatti, la maggior parte degli esercenti terrà la propria bottega aperta senza tema di dover subire atti vandalici o disturbi dell'attività commerciale.
Nella città sede di numerose organizzazioni internazionali (e industrie multinazionali), si prevede l'arrivo a mò di fiume in piena di almento cinque movimenti no-global di rilievo: Attac (Association pour une taxation des transactions financières), nata in Francia nel 1998 in seguito alla proposta della "Tobin Tax" (una tassa ideata dall'economista James Tobin per tassare le operazioni di cambio), l'Osl (Organisation socialiste libertaire), nata a Losanna nel 1980 e di stampo marxista-comunista, l'Mps (Mouvement pour le socialisme), piccolo movimento socialisteggiante, il Forum lémanique (nato nel 2001, dichiaratamente anti-Omc e costituito da Verdi, Partito dei lavoratori e altri gruppuscoli di sinistra) e l'Amp (Action mondiale des peuples), un movimento internazionale con base in Canada che si batte per i problemi del terzo mondo, contrario all'Omc, al Forum economico mondiale di Davos e sostenitore di una "alternativa al capitalismo mondiale". L'Amp rilancia la "giornata di resistenza alla ganga degli otto (G8)" e promette "disobbedienza civile".
I liberali ginevrini, avrebbero voluto interdire la manifestazione, ma l'amministrazione socialista in carica ha deciso di non chiudere ai contestatori la città più internazionale della Confederazione elvetica. Gli svizzeri, forti della loro imperturbabile neutralità, non vogliono dare troppa importanza ai no-global e quindi schiereranno un numero limitato di poliziotti - la popolazione locale può solo sperare che la mossa delle autorità sia azzeccata.




da
http://www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW8b/20afb188a146b224c1256d360025abcf?Open

«Loro otto, noi milioni»: partite le proteste
contro i Grandi a Evian
PARIGI - «Loro sono otto, noi siamo milioni», «Il pianeta non è una merce», «No al direttorio del mondo!»: da ieri in Alta Savoia risuonano e sventolano gli slogan del popolo no global. Sono cominciate le proteste contro il vertice G8 dei «Grandi della Terra» in calendario a Evian, in Svizzera, dal 1° al 3 giugno.

Annemasse, una città di 60mila abitanti a una quarantina di chilometri da Evian, fa da sfondo alla mobilitazione degli antimondialisti che hanno piantato le tende in due spiazzi alla periferia ribattezzati «Villaggio Alternativo» e «Villaggio Intergalattico». Fino a domani la contestazione al G8 («un club privato di gangster che si riuniscono tra di loro per dettar legge al mondo», tuona il più celebre no global di Francia, José Bové) si articolerà soprattutto in una serie di forum, conferenze e tavole rotonde che sono iniziate a mezzogiorno quando ad Annamasse è stato ufficialmente aperto il «Vertice per un altro mondo».

Si discute di sviluppo sostenibile, di aiuti all'Africa sempre più derelitta, del debito del terzo mondo, della necessità di una lotta senza requie contro il G8 «illegittimo direttorio del mondo»: Annemasse si è insomma trasformata in una succursale alpina del Forum Sociale di Porto Alegre, con i francesi dell'organizzazione Attac che non capiscono per esempio come il presidente Chirac abbia potuto invitare a Evian «quei due fuorilegge di Bush e di Blair».

La musica potrebbe cambiare la sera di sabato, quando dalle requisitorie verbali si passerà ai fatti e tre collettivi anti-mondialisti dell'Alta Savoia e della Svizzera cercheranno di accendere una cinquantina di falò sul lago Lemano su cui si affaccia Evian: lo faranno per accerchiare simbolicamente il lussuosissimo Hotel Royal, dove staranno quasi barricati i «Grandi della Terra». La polizia francese è sul chi va là nel timore che qualche testa calda possa dare fuoco al lago con il petrolio.



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http://www.gazzettadelsud.it/index.asp?Pagina=edizioni.asp&Edizione=edz-co.asp&ART=001


Domani a San Pietroburgo e domenica a Evian
DUE SUMMIT DEGLI IMBARAZZI

Fernando Mezzetti


G li dei della diplomazia si divertono. Un incontro di decine di capi di stato in origine cerimoniale e festoso diventa importante per le apparenze che riveleranno sostanza e tensioni, in vista di un vertice altrove più ristretto e pervaso di tensioni. Alle celebrazioni per i 300 anni di San Pietroburgo partecipano domani una quarantina di presidenti e primi ministri, parte dei quali si ritroveranno domenica a Evian, in Francia, sul lago di Ginevra, per l'annuale G-8. Due appuntamenti fissati da tempo, ma che arrivano mentre resta vivo il risentimento sull'Irak, e che sono la prima opportunità per i maggiori leader di ritrovarsi dopo la guerra. Volano però ancora stilettate, mentre nell'ambito G-8 si cercano strategie comuni ai fini dello sviluppo col dollaro in caduta libera e i suoi effetti sull'economia mondiale, e in vista delle prospettive di pace fra Israele e palestinesi, su cui Stati Uniti e Europa dovranno impegnarsi per cospicui aiuti. Tra il Baltico e il Lemano il programma, oltre che di riunioni collettive e foto di gruppo con sorriso, è fitto di incontri bilaterali, i più significativi dei quali sono quelli che non avverranno. Si sa che a Pietroburgo Bush «non avrà il tempo» per faccia a faccia separati con Chirac e con Schröder, i quali vedranno invece ognuno a quattr'occhi Putin; questi si vedrà con Bush domenica mattina, prima di partire entrambi per Evian, ma l'incontro è preceduto da ultime punzecchiature. Insieme con Hu Jintao, il nuovo leader cinese a Mosca da lunedì, Putin ha insistito sulla necessità di un mondo multipolare, con Russia, Europa e Cina in contraltare alla superpotenza solitaria, e sull'importanza dell'Onu, in palese critica a Bush per l'Irak. E mentre gli Stati Uniti denunciando cessioni di tecnologia nucleare dalla Russia all'Iran chiedono all'Aiea, l'agenzia atomica Onu, di dichiarare che Teheran viola il trattato di non proliferazione, il ministro degli Esteri, Igor Ivanov, tuona: «Non c'è motivo di lamentarsi della Russia, di lanciare accuse senza fondamento». Uguali tensioni pervaderanno Evian, dove su invito di Parigi ci saranno la Cina – la prima volta che accetta, dopo aver per anni deriso «il club dei ricchi» – l'India, il Brasile e altri paesi in via di sviluppo. Chirac ha appena dato l'ultima stilettata, dichiarando che «una guerra senza legittimità non diventa legittima perché è stata vinta». Nella maratona diplomatica dal Baltico al Lemano, tanti sorrisi nelle foto di gruppo saranno a denti stretti.
(venerdì 30 maggio 2003)



da
http://www.liberazione.it/giornale/030530/LB12D6B1.asp


Al G8 per un giorno anche i rappresentanti di otto nazioni africane, oltre a Messico, India e Brasile. Attesa per il debutto sulla scena internazionale del cinese Hu Jintao
Ad Evian 12 invitati eccellenti
A Genova avevano avuto diritto a una cena e a una riunione di lavoro. A Kananaskis, l'anno scorso, avevano ottenuto gran belle dichiarazioni di principio. Stiamo parlando dei "12 medi", quelli cioè che non sono abbastanza "grandi" da sedere al tavolo delle decisioni ma che, nell'economia mondiale, vengono subito dopo i padroni del mondo. Quest'anno, almeno secondo quanto ha dichiarato alla stampa il presidente francese, questi paesi dovrebbero trovare uno spazio senza precedenti.

La mossa di Jacques Chirac è duplice. Da una parte punta a fugare la cattiva immagine del G8 come di un «direttorio mondiale», una riunione di ricchi che decidono del destino del mondo asserragliati nei loro fortini. Lo spettro di Genova aleggia ancora e, con questa mossa, Chirac si candida come leader della globalizzazione dal volto umano, con l'Eliseo a fare da mediatore fra le esigenze del Nord e quelle del Sud ovvero alle istanze portate avanti dai movimenti. D'altra parte, la politica delle "porte aperte" serve paradossalmente a depotenziare il vertice di Evian, allontanando i riflettori dalla frattura fra le due sponde dell'Atlantico. Come dire, più discorsi si fanno e più è facile evitare quelli seri, come ha capito bene Bush che risponde a tono chiamando gli europei a finanziare l'ennesimo fondo per l'Africa.

A confermare questa ipotesi c'è la totale assenza delle dichiarazioni di Chirac sui principali media di alcuni paesi interessati, segno che l'apertura è stata soprattutto mediatica e non è stata preceduta dall'invio di una dettagliata agenda di lavoro ai vari capi di Stato. Né il Sunday Times sudafricano, né il The Hindu indiano, ieri dedicavano una sola riga all'argomento. Eppure si tratta di due paesi che, insieme al Brasile e al Messico, sono in cima alla lista degli invitati.

Comunque ci andranno tutti, questo è certo. Nessuno dei "12 intermedi" può permettersi di rinunciare al palcoscenico del G8. Ci sarà Lula, che approfitterà di Evian per lanciare il suo piano contro la fame di cui ha assoluto bisogno per sedare le prime critiche interne. Ci sarà Vicente Fox, per candidare il suo Messico a un posto di membro permanente nel Consiglio di sicurezza in quanto «nona economia del mondo». Sull'agenda del presidente messicano c'è anche la soppressione dei sussidi agricoli nei paesi ricchi e la totale liberalizzazione dell'agricoltura.

Atal Bihari Vajpayee, premier indiano, porterà invece la discussione sul problema dei farmaci. L'India è un grande produttore di generici e, com'è noto, le vicende dell'industria farmaceutica indiana si intrecciano strettamente con la lotta per l'accesso ai farmaci nei paesi poveri. Sono indiane, infatti, le terapie anti-Aids attualmente in circolazione, ed è contro l'India che la lobby farmaceutica mondiale sta schierando - tramite Wto o tribunali - tutto il suo armamentario burocratico legale. Di accesso ai farmaci dovrebbe parlare anche il presidente del Sudafrica. Nel suo paese è appena finita una dura mobilitazione cominciata il 17 aprile scorso e lanciata dalla Napwa, l'Associazione nazionale dei sieropositivi. Per più di un mese i militanti hanno assediato le sedi della Glaxo-SmithKline, della Boeringer, della Merck e della Roche, chiedendo appunto trattamenti gratis per tutti. Ma Thabo Mbeki non parlerà solo di farmaci. Capeggia, insieme al presidente senegalese Abdoulaye Wade, il gruppo del Nepad, ovvero il Nuovo piano di investimenti pubblico-privati per lo sviluppo dell'Africa. Il movimento africano vede il Nepad come fumo negli occhi in quanto, con i suoi piani di apertura alle imprese private, rischia di tradursi in un'ulteriore privatizzazione delle risorse e dei servizi.

Dall'Africa verranno pure l'egiziano Moubarak e l'algerino Bouteflika, quest'ultimo a caccia di aiuti economici per il suo paese devastato dal terremoto, a cui si accoda il discusso presidente nigeriano Olusegun Obasanjo. I brogli che hanno accompagnato la sua elezione, il 19 aprile scorso, lo spingono a cercare un riconoscimento internazionale a tutti i costi. Il giovane re Moahmmed VI del Marocco sarà l'unico rappresentante del "gruppo dei 77", ovvero i paesi più poveri del pianeta, mentre il principe Abdallah dell'Arabia Saudita, che siede nel consiglio d'amministrazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario, più che di soldi ha bisogno di restaurare i deteriorati i rapporti con Washington.

Infine, per tornare all'Asia, il presidente Mahattir andrà a Evian a portare le ragioni dl gruppo dei paesi non allineati che la Malesya presiede ma, quasi certamente, i riflettori punteranno sul debutto di Hu Jintao, il presidente cinese che, con questo viaggio, inaugura i viaggi all'estero.

Sabina Morandi


http://www.liberazione.it/giornale/030530/LB12D6B2.asp



Sono arrivate mille biciclette a Chamonix...
Sono arrivate mille biciclette a Chamonix provenienti dalla Francia (e 17 dalla "critical mass" di Milano) invitate dall'Associazione per il rispetto del Monte Bianco che da anni si batte contro il trasporto pesante nelle valli confinanti di Francia, Svizzera e Italia. Non è la prima volta che si ritrovano ambientalisti, antiliberisti e semplici cittadini che si battono nei tre paesi "per la riduzione dei TIR all'interno del Tunnel del Bianco". L'esperimento di cooperazione transfrontaliera dal basso tra associazioni e amministrazioni locali per dare risposte ai problemi ambientali e territoriali che il traffico pesante genera nelle valli è nato al Forum Sociale europeo di Firenze. Come ci racconta Giorgio Caniglia di Attac Aosta, "l'obiettivo era quello di manifestare ai piedi del Monte Bianco, vicino a Evian, per dire: non è più tollerabile che le popolazioni del pianeta intero paghino con la loro salute, qualche volta con la loro vita, la corsa al profitto che caratterizza gli orientamenti dei grandi del mondo". Tra i manifestanti in bicicletta anche José Bové leader dei contadini antiliberisti.

C. J.



http://www.liberazione.it/giornale/030530/LB12D6B0.asp


I movimenti sfidano l'illegittimità degli otto "grandi". Ieri prima manifestazione a Losanna
Anti G8: niente pace senza giustizia
Con qualche patema, si è avviato ieri sera il controvertice G8 2003 in svolgimento tra Annemasse (Francia), Ginevra e Losanna (Svizzera). Sotto la pioggia hanno sfilato per Losanna, in assoluta serenità, circa 5mila manifestanti. Ancora pochi. Ma i campeggi si stanno riempiendo (30.000 posti) con l'arrivo delle prime delegazioni. A Ginevra sono già arrivati oltre 1.000 tedeschi in treno, circa 300 inglesi e altrettanti austriaci in pullman, oltre a tanti gruppi sparsi. Alle frontiere svizzere tutto scorre tranquillo. Controlli minuziosi, ma nessun eccesso da segnalare. Discorso diverso per i "colleghi" francesi che hanno respinto ieri mattina un gruppo di disobbedienti milanesi.

Le città svizzere sono blindate, assediate da imponenti schieramenti di polizia e impaurite da una campagna stampa che non ha lesinato paragoni con Genova 2001. Forse anche troppo. Parte della popolazione pare che si stia stufando. Così, mentre lungo le strade negozi e banche sono sbarrati da pannelli di legno, alle finestre dei palazzi compaiono tante bandiere della pace. Proprio quelle arcobaleno, simbolo del movimento contro la guerra e ora della resistenza alla paura e violenza del G8.

Da noi, le bandiere di pace fanno parte dello scenario in Svizzera non proprio. La novità viene confermata da Alessandro Pellizzari, segretario di Attac Svizzera e uno dei coordinatori del controvertice: «in Italia, a partire dal Forum sociale europeo di Firenze, i movimenti antiliberisti hanno saputo accogliere e allargarsi al movimento della pace, in Svizzera comincia a vedersi ora il nesso guerra e liberismo». E' una delle scommesse di questo controvertice saldare il legame tra lotte sociali e movimento contro la guerra. «Per questo le bandiere che compaiono nelle nostre città sono così importanti». L'Europa che si costruisce dal basso ha bisogno anche di simboli comuni per identificarsi e come sempre di tempo perché vengano compresi e si radichino nei territori.

Dall'altra parte della frontiera, ad Evian, Christophe Aguiton, figura carismatica del movimento francese, fondatore di Attac e della Rete dei movimenti sociali, rilancia: «il governo francese ha presentato questo G8 come "l'incontro della pace", la risposta degli alter-mondialisti è quella di denunciare l'ipocrisia dei grandi che con le ceneri ancora calde dell'Iraq, chiamano pace la colonizzazione di un paese. Parlare di pace significa impegnarsi per la risoluzione dei conflitti del pianeta: Cecenia, Palestina, Congo e così via».

Niente pace senza giustizia, anche in Europa. La novità di questo anti-G8 è tutta qua. Ai guai del Sud del mondo che tradizionalmente hanno caratterizzato le mobilitazioni contro i precedenti vertici (debito, povertà lotta all'Aids), quest'anno si aggiungono adesioni, iniziative e manifestazioni sulla precarizzazione, sulla lotta alla privatizzazione e alla mercificazione dei beni, sull'esclusione sociale.

«Potremmo dire - risponde Pellizzari - che queste mobilitazioni segnano l'irruzione del locale. Dalla dimensione originaria delle lotte e ingiustizie del Sud, ora viviamo una serie di lotte in tutta Europa e dobbiamo provare a integrare settori sociali reali, che possono cambiare il segno della partecipazione e della politica dei movimenti». Francia, Beglio, Germania, Spagna, Portogallo, Italia, vivono lotte significative sugli stessi temi: attacco al lavoro, distruzione delle pensioni e della previdenza sociale, privatizzazione dei servizi pubblici e non è un caso. Il piano di rilancio dell'economia proposto da Chirac al G8 si gioca proprio su questo: fine del sistema previdenziale e di protezione, diminuzione dei diritti sociali e del lavoro. «Per essere efficaci nel nostro legame liberismo, guerra e ingiustizia, dobbiamo sapere collegare queste lotte e i soggetti che le subiscono», conclude Pellizzari che di mestiere è professore di economia politica all'Università di Losanna.

I movimenti d'Europa, l'avevano detto a Firenze: vogliamo un'Europa dei diritti, dal basso. Ora le lotte sociali danno una spinta alla resistenza e costruzione concreta della prospettiva.

Tutto vero, ma il G8 che c'entra? Ci risponde Vittorio Agnoletto, che qualche esperienza in materia indubbiamente ce l'ha: «Mai come oggi anche sul piano simbolico guerra liberismo e privatizzazioni si sommano e dimostrano la loro integrazione in questo G8». «La nostra contestazione si concentra su tre elementi: l'illegittimità all'idea che 8 persone decidano i destini del mondo. La denuncia di un accordo dei paesi ricchi del mondo per dividersi le ricchezze dell'Iraq. E l'opposizione al governo globale dell'ingiustizia attraverso il Wto e le grandi privatizzazioni nei territori che culmineranno nell'accordo di Cancun del settembre prossimo».

Oggi, si annunciano le prime iniziative di disturbo e disobbedienza. Domani si svolgeranno le assemblee dei movimenti sociali sui grandi temi: guerra e debito (a Ginevra), educazione, Wto e lotte sociali (a Annemasse).

Claudio Jampaglia



da
http://www.unionesarda.it/unione/2003/30-05-03/ESTERI/EST01/A72.html



Francia
Il controvertice dei no global

Parigi «Loro sono otto, noi siamo milioni», «Il pianeta non è una merce», «No al direttorio del mondo!»: da ieri in Alta Savoia risuonano e sventolano gli slogans del popolo no global. Sono incominciate le proteste contro il vertice G8 dei Grandi della Terra in calendario a Evian dal 1 al 3 giugno. Annemasse, una città di 60 mila abitanti ad una quarantina di chilometri da Evian fa da sfondo alla mobilitazione degli antimondialisti che hanno piantato le tende in due spiazzi alla periferia ribattezzati Villaggio Alternativo e Villaggio Intergalattico, dove regna un’atmosfera tipo Woodstock. Fino a sabato la contestazione al G8 («un club privato di gangster che si riuniscono tra di loro per dettar legge al mondo», tuona il più celebre no global di Francia, Josè Bovè) si articolerà soprattutto in una serie di forum, conferenze e tavole rotonde che sono iniziate a mezzogiorno quando ad Annamasse è stato ufficialmente aperto il Vertice per un altro mondo. Si discute di sviluppo sostenibile, di aiuti all’Africa sempre più derelitta, del debito del terzo mondo, della necessità di una lotta senza requie contro il G8 «illegittimo direttorio del mondo»: Annemasse si è insomma trasformata in una succursale alpina del Forum Sociale di Porto Alegre, con i francesi dell’organizzazione Attac che non capiscono ad esempio come il presidente Jacques Chirac abbia potuto invitare a Evian «quei due fuorilegge di Bush e di Blair». Per sabato però i no global cercheranno di accendere falò sulle rive del lago Lemano su cui si affaccia Evian: lo faranno per accerchiare simbolicamente il lussuosissimo Hotel Royal, dove staranno i Grandi della Terra.



dal gazzettino online
http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1465366&Luogo=Main&Pagina=ESTERI


Venerdì, 30 Maggio 2003

G8 La tranquilla città elvetica sconvolta dall�imminente vertice nella vicina Evian. Si teme perfino lo svuotamento del lago
Paura black blok, Ginevra trema
Tutto chiuso per giorni, Poste comprese. Primo corteo di protesta e primi scontri a Losanna
Ginevra

NOSTRO SERVIZIO

Ginevra ieri sembrava il set per il remake di «Mezzogiorno di fuoco». Deserta, desolata e grigia sotto una pioggia sottile. Ovunque, solo muri di protezioni senza fine. Ogni tanto ci si imbatte in un passante. Ma ci si accorge presto che è armato... di macchina fotografica e porta una bandiera arcobaleno.

A soli 30 minuti da Evian, in Francia, dove questo week end si terrà il vertice del G8, la città elvetica - storica sede di tante organizzazioni internazionali - vive in uno stato di psicosi totale da "casseurs", i teppisti anti-globalizzazione. La serrata generale coinvolge tutti e tutti i quartieri: grandi magazzini e alberghi, alimentari e farmacie. Nella Rue du Rhône - la via Montenapoleone di Ginevra - dove il metro quadrato si calcola in carati tanti sono i gioiellieri, da Bulgari a Van Cleef tutti hanno coperto vetrine e insegne con compensato giallastro. Per le tante banche - dalla UBS alla Lloyds - si fa anche di più. Al di sopra dei tre metri di compensato una siepe di fil di ferro.

Abituati a pianificare la propria vita con decenni di anticipo, i ginevrini vivono col batticuore l'evento che culminerà domenica con una sfilata no global di 50-150mila manifestanti nel centro della città. Anche questo provoca in loro un insano terrore. I ginevrini infatti fanno file nei supermercati e scorte di viveri quasi l'assedio dovesse durare mesi. Chiusi pure studi medici, uffici, università. Persino la Posta, vero caposaldo nella società locale, non funzionerà per cinque giorni e a tutti gli ospedali è inoltre stato imposto di dar priorità agli eventuali feriti. Brochures speciali informano le signore in dolce attesa che, in caso di lieto evento, «i tempi rischiano di essere più lunghi».

La polizia, temendo di non farcela, ha chiesto ed ottenuto l'invio di 750 superpoliziotti tedeschi. Al loro arrivo, ieri, una sorpresa: una buona parte di loro sono donne, ed anche molto avvenenti. Una "strategia occulta" per destabilizzare i militanti anti G8? Questa è una delle tante voci che circolano buttando benzina sul fuoco della psicosi: i telefonini saranno bloccati, 800 black blok si nascondono nei villaggi francesi vicino alla frontiera pronti ad agire o addirittura, come scrive La Tribune de Genève, un gruppo estremista sarebe pronto a svuotare nottetempo il lago Lemano per da impedire ai battelli di Chirac, Putin e Khofi Annan - che alloggiano all'Hotel Beau Rivage di Losanna - di lasciare il suolo elvetico per approdare sull'altra sponda, ad Evian.

Intanto, proprio a Losanna, dove ieri 5mila persone hanno tenuto la prima manifestazione anti-G8, un centinaio di estremisti mascherati si sono infiltrati nel corteo, hanno attaccato la polizia e si sono dileguati dopo il lancio di alcuni lacrimogeni: nessun ferito. Inoltre due treni di no global sono stati fermati nella stazione della città per i vandalismi che erano stati compiuti nel convoglio.

Bianca Bellelli


da
http://www.gdp.ch/cgi-bin/show-article?ArtCode=2-2003-05-30-138346


Giornale del Popolo

Edizione del 30/05/2003

Primo Piano
L'Eliseo è ora a caccia del ruolo perduto in Iraq

di Emanuel Lefranc

Grandi sono le aspettative che la diplomazia francese porterà sul Lemano nel corso dei prossimi giorni; primo fra tutti fare sentire nuovamente la propria voce dopo il fallimento della strategia dell'Eliseo nella guerra in Iraq. Parigi, così come Berlino e Mosca, è infatti tornata nei ranghi con la recente adozione della risoluzione ONU che conferma così l il ruolo preponderante degli USA e della Gran Bretagna nella ricostruzione dell'Iraq.
Parigi ha accettato lo stesso menu che aveva rifiutato qualche settimana prima , ossia la marginalizzazione delle Nazioni Unite e di conseguenze dei Paesi contrari alla guerra contro il Paese di Saddam.
Anche se la vittoria statunitense potrà riservare un futuro difficile alle forze di coalizione, attualmente ci sono due fronti in campo: quelli che hanno sostenuto Washington e che sono dunque dalla “parte giusta” (Spagna, Italia, Pologna) e chi, invece aveva scelto lo schieramento opposto e che, dopo la brutale caduta del regime del raìs si trova praticamente fuori gioco: Germania e Francia.
Ed è alla luce di questo contesto che dobbiamo interpretare il vertice di Evian che si terrà proprio sotto la presidenza del Presidente della Repubblica francese.
Parigi ha fatto di tutto per raccogliere i cocci rotti con gli Stati Uniti pur continuando a difendere posizioni differenti in merito a dossier internazionali. Oggi, alla vigilia del vertice, si può certamente affermare che la riconciliazione fra la Casa Bianca e l'Eliseo è ancora lontana dall'essere raggiunta (contrariamente alla situazione con Mosca e Berlino): Bush continua infatti a ritenere Chirac il principale responsabile dei propri fallimenti al Palazzo di Vetro, senza dimenticare che fra i due la corrente faticava già a passare anche prima dell'episodio iracheno. A Evian, i due presidenti avranno certamente modo di incontrarsi ma ci si limiterà ad una facciata formale, entrambe le parti continueranno a sostenere le loro posizioni.
Da un lato Chirac cercherà di spingere in favore di una politica di sostengo dei Paesi in difficoltà, di un prendere misure per una reale protezione dell'ambiente; mentre gli USA continueranno a respingere l'accordo di Kyoto del 1997 che chiede ai Paesi industrializzati di ridurre del 5,2% le emissioni di gas responsabili del surriscaldamento climatico del Pianeta.
Se a questo aggiungiamo il rifiuto di Washington di alleggerire la propria posizione concernente il brevetto dei medicamenti che permetterebbero ai Paesi in via di sviluppo di importare o produrre dei “generici”, oltre alle divergenze sulle sovvenzioni agricole, possimo renderci conto della difficoltà che avrà Parigi ad ottenere da Evian qualche cosa di più che non le solite dichiarazioni generali di buon auspicio prive però di un reale contenuto.
Chirac faticherà non poco a portare avanti le propri e idee senza arrivare ad un nuovo “scontro” ma è molto probabile che farà di tutto per evitarlo. Ne consegue che, molto probabilmente, anche questo G8 si concluderà come i precedenti ossia il trionfo delle dichiarazioni vuote e generiche.
Oltre a celebrare il ruolo predominante degli Stati Uniti, e non quello della Francia.


http://www.gdp.ch/cgi-bin/show-article?ArtCode=2-2003-05-30-138343


Vertice g8 - Tensione in vista dell'arrivo a Cointrin dei capi di Stato
Un summit sul Lemano per evitare un'altra Genova

di Davide Vignati

La tensione non cessa invece di crescere a Ginevra, in vista della più imponente manifestazione di domenica per l'arrivo a Cointrin dei capi di Stato del G8. Centinaia i negozi, le banche e gli alberghi scomparsi dietro enormi palizzate di legno e griglie di ferro, e nelle strade deserte attorno allo Jardin anglais da dove partirà il corteo pare di stare al fronte in attesa del prossimo bombardamento. «L'incognita è il numero dei partecipanti, potrebbero essere 30mila come pure 100mila, e tra questi non ci è dato sapere quanti saranno quelli intenzionati ad usare la violenza», ci dice il gran consigliere ginevrino Rémy Pagani (alleanza di sinistra), che la scorsa settimana ha assistito il mediatore di Berna Peter Arbenz nei negoziati tra gli organizzatori della mobilitazione anti-G8 ed il Consiglio di Stato di Ginevra, conclusisi con la sottoscrizione d'un memorandum d'intesa per lo svolgimento della manifestazione. "Il documento precisa la dottrina d'ingaggio delle forze dell'ordine, secondo i principi della legalità, dell'opportunità e della proporzionalità. Il Governo s'impegna a rispettare la libertà d'espressione e di movimento dei manifestanti, mentre i no-global hanno garantito che forniranno un proprio servizio d'ordine, vieteranno passamontagna e maschere, ed assicureranno un contatto permanente tra i partecipanti e gli organizzatori. Tutte le parti vogliono dunque evitare un'altra Genova, e non mi stupirei se domenica tutti quanti dessero prova una volta di più del peculiare dialogo democratico elvetico». Una manifestazione che invece per molti ginevrini non si sarebbe dovuto autorizzare, come per il deputato liberale in Gran Consiglio Michel Halpérin, che ha presentato una mozione in tal senso respinta dal plenum per 44 voti a 32 grazie all'intesa tra sinistra e PDC. «Perché Ginevra dovrebbe lasciarsi invadere da cortei di stranieri che esprimono un'opinione su un vertice che si tiene in Francia? La mia mozione era legittima, il diritto di manifestare va sottoposto ad autorizzazione, non è un diritto costituzionale come la libertà di riunione e d'espressione», spiega l'avvocato ginevrino, secondo il quale «il memorandum è comunque un buon accordo che mette gli organizzatori della protesta anti-G8 di fronte alle proprie responsabilità». Durante la sessione speciale del parlamento ginevrino dedicata alla manifestazione del 1. giugno, l'Alternativa di sinistra ha dal canto suo inoltrato una mozione per trasformare una cinquantina di deputati volontari in “osservatori parlamentari”, chiamati ad intervenire per appianare eventuali tensioni, a documentare con foto e filmati i possibili disordini, a visitare i luoghi di detenzione della polizia e gli ospedali dove saranno trasferiti eventuali feriti. Il parlamento cantonale non ha poi voluto dar seguito alla mozione presentata dall'UDC per obbligare gli organizzatori delle azioni anti-globalizzazione a concludere un polizza d'assicurazione per coprire eventuali danni, ma è stato rinviato in commissione il progetto di legge per l'apertura del credito straordinario di otto milioni di franchi di cui la metà a carico della Confederazione. «La manifestazione non sarà senza rischi, ne siamo consapevoli, ma è importante mostrare ai capi di Stato presenti ad Evian che la gente chiede un dibattito più democratico sul futuro del Pianeta, chiede di essere ascoltata e coinvolta», ci dice Marie-Eve Tejedor del Forum sociale lemanico (FSL), che ha sottoscritto a nome dei no-global il memorandum d'intesa col Governo ginevrino. «Ogni provocazione sarà evitata, la consigliera di Stato Micheline Spoerry ci ha garantito che la polizia resterà discreta e in disparte lungo tutto il percorso della manifestazione. Per la città è un'importante occasione per dimostrare al mondo d'essere a tutti gli effetti non solo la capitale delle organizzazioni internazionali, ma anche del dialogo e della pace». La tensione della vigilia potrebbe però attenuarsi se, come sostengono gli stessi organizzatori, il numero dei partecipanti dovesse rivelarsi meno della metà di quello atteso. «Secondo le nostre informazioni, dovrebbero giungere a Ginevra tra le 30 e 50mila persone, poiché gli scioperi che sono annunciati in Francia per lunedì terranno lontane molte persone dal G8 di Evian, che non sarà certo la principale preoccupazione dei salariati francesi», ci dice Eric Decaro, presidente del sindacato del servizio pubblico VPOD e membro del FSL. Le manifestazioni, i forum e le tavole rotonde degli antimondialisti sono comunque già cominciate mercoledì, con all'ordine del giorno molti dei temi e degli oratori già intervenuti a Porto Alegre in occasione dell'anti-Forum di Davos: l'instabilità finanziaria, la crisi della “governanza globale”, la fine dell'ONU, la cancellazione del debito del Terzo mondo, il commercio equo, la situazione delle donne, l'indipendenza dei media. Dalle coste del Brasile alle rive del Lemano per chiedere ai potenti del G8 una risposta democratica ai problemi del Pianeta, sperando di non dover solo assistere alle bieche foto ricordo di capi di Stato impettiti ed alle oramai usuali scene.


http://www.gdp.ch/cgi-bin/show-article?ArtCode=2-2003-05-30-138344


Giunta la polizia tedesca
A Losanna prima "manif" dei no-global

Sono stati meno del previsto i partecipanti alla manifestazione indetta ieri sera a Losanna in segno di protesta contro il vertice del G8. La polizia ha infatti indicato che i manifestanti erano circa 3000. Per gli organizzatori della dimostrazione i partecipanti sono 4000. Il corteo dei manifestanti, partito dalla piazza Bellerive - in riva al lago - si dirigetto verso il centro della città sotto una pioggia battente dovuta a un improvviso temporale. In testa al corteo i «no global» che portano maschere con i volti dei leader degli otto paesi del G8: dietro a loro uno striscione con la scritta «nessun vertice per l'ingiustizia». Gli antimondialisti si sono poi recati sulla piazza della Riponne, dove si è svolta una festa protratta fin dopo le due di notte. Nel primo pomeriggio, due treni provenienti da Zurigo e diretti a Ginevra sono stati fermati per ordine della polizia a Losanna. Centinaia di persone intenzionate a recarsi alla manifestazione prevista nel tardo pomeriggio nel capoluogo vodese contro il vertice del G8 non hanno tuttavia subito controlli di polizia, ha comunicato il sindacalista Arisitide Pedrazza. I convogli, un Interregio e un Intercity, non hanno potuto proseguire per Ginevra, ha indicato un portavoce delle FFS. I treni sono stati fermati per ordine della polizia, ha precisato Jean-Christophe Sauterel, portavoce delle forze dell'ordine vodesi: su alcuni vagoni sono stati commessi atti di vandalismo. A questi manifestanti si aggiungeranno oggi circa 200 antiglobal arrivati in bicicletta da Berna. Il plotone ha fatto una sosta a Friburgo, prima di dirigersi a Bulle (FR) dove è in programma il pernottamento.
Sempre ieri sono giunti a Cointrin i poliziotti tedeschi chiamati alla riscossa per rafforzare il dispositivo di sicurezza. Vaud e Ginevra, dal canto loro, stanno portando a termine i preparativi per accogliere circa 5000 membri delle delegazioni ufficiali e diverse decine di migliaia di dimostranti. Gli agenti della «Schutzpolizei» prenderanno posizione oggi all'aeroporto di Cointrin: 750 saranno incaricati di proteggere i capi di Stato attesi a Evian, e che transiteranno dallo scalo ginevrino, mentre i rimanenti 150 si occuperanno del funzionamento dei nuovi idranti, che hanno portato con sé dalla Germania, e che saranno ridistribuiti fra Ginevra e Losanna. Durante il loro soggiorno i poliziotti saranno alloggiati in un padiglione del Palexpo. I due cantoni lemanici, dal canto loro, stanno ultimando il dispositivo, in particolare sanitario, per far fronte ad eventuali disordini. Sia a Losanna che a Ginevra, il CHUV e l'Ospedale cantonale hanno rinviato tutti gli interventi chirurgici non urgenti. I medici e il personale infermieristico sono stati invitati a non andare in vacanza durante il periodo «critico». In entrambi i cantoni sono anche stati attivati i posti sanitari della protezione civile, i pompieri e i samaritani, ma in caso di necessità gli ospedali regionali o quelli di altri cantoni sono pronti ad accogliere eventuali feriti gravi. A Ginevra, in seguito ad una risoluzione votata dal Gran consiglio, 31 deputati hanno annunciato di essere disposti a fungere da osservatori durante la manifestazione del 1. giugno. Tutti sono membri dei partiti della sinistra e del PDC. «Il loro compito consiste esclusivamente nell'osservare», precisa il socialista Alain Charbonnier.



http://www.gdp.ch/cgi-bin/show-article?ArtCode=2-2003-05-30-138345


Il vertice in cifre

25.000 poliziotti, i gendarmi ed i militari attorno al Lemano.
5.600 militi svizzeri (500 ticinesi), la più grande mobilitazione dal 1945.
1.480 militi che hanno chiesto di non prestare servizio durante il vertice.
800 agenti tedeschi a difesa dell'aeroporto di Cointrin.
15 indranti mobili sfollagente a disposizione delle forze di sicurezza.
400 franchi al giorno il costo d'ogni poliziotto prestato dai Cantoni (100 ticinesi).
5.000 membri delle delegazioni ufficiali attesi domenica ad Evian.
3.000-5.000 manifestanti anti-G8 presenti ieri a Losanna.
50-100.000 manifestanti attesi domenica a Ginevra.
300 nomi di no-global sulla lista nera dei doganieri svizzeri.
1.800 dipendenti di Nestlé a Vevey obbligati a stare a casa dal lavoro.
15 FA/18 impegnati nella sorveglianza dello spazio aereo.
25.000 franchi pagati da Berna a Peter Arbenz per negoziare con gli anti-G8.
3 villaggi no-global con 15.000 persone ciascuno a Annemasse, Ginevra e Losanna.
37mio franchi il costo totale per la sicurezza, 22 a carico di Berna e Cantoni.
5 Mc Donalds chiusi e sprangati nel centro di Ginevra.
5.000 bagni chimici distribuiti su una superficie di 2000 km quadrati.
21 capi di Stato africani presenti a a Losanna per il NEPAD.


da
http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20030530/NAZIONALE/ESTERI/NUB.htm


ECCEZIONALI MISURE DI SICUREZZA IN SVIZZERA E FRANCIA
No Global a Losanna, scontri con la polizia
Cresce la mobilitazione per contestare il vertice G8 ad Evian

Losanna. Si sono verificati i primi scontri tra manifestanti e polizia svizzera a Losanna dove, dal tardo pomeriggio di ieri, un corteo di circa 5.000 persone ha sfilato nella prima manifestazione di protesta contro il summit del G8 che si aprirà ad Evian, in Francia. Un giornalista della France Presse sul posto ha riferito che un centinaio di violenti con il volto coperto da maschere sono riusciti ad infiltrarsi tra i manifestanti in testa al corteo ed hanno cominciato a colpire i poliziotti con proiettili prima di defilarsi. Le forze dell'ordine hanno lanciato qualche lacrimogeno ma non hanno caricato la folla. Nei tafferugli nessuno è rimasto ferito.
«A chi vuole dominare il mondo, il popolo risponde: resistenza», scandiscono i manifestanti, molti di loro giovanissimi. Insieme denunciano il «G8 colonialista» e chiedono «la fine dell'occupazione imperialista dell'Iraq». «Loro sono otto, noi siamo miliardi» si legge sugli striscioni portati a braccia da famigliole che hanno portato anche i bambini per dire il loro no convinto alla globalizzazione.
Otto ragazzi marciano al ritmo di una musica rap indossando maschere giganti in cartapesta che raffigurano i volti dei leader delle otto potenze mondiali.
Da ieri Losanna è presidiata dalla polizia ed il servizio d'ordine è assicurato da un centinaio di giovani riconoscibili dalle magliette bianche che indossano ed equipaggiati di radioline ricetrasmittenti.
Tra i manifestanti ci sono anche una trentina di osservatori di Amnesty International muniti di pettorali rossi con il compito di vigilare sul corteo che è partito dal lago di Leman diretto al centro di Losanna.
In via precauzionale molti commercianti della città svizzera hanno protetto le loro vetrine con palizzate o cercato di dissimulare le insegne troppo appariscenti con dei cartoni.
Annemasse, una città di 60 mila abitanti ad una quarantina di chilometri da Evian fa da sfondo alla mobilitazione degli antimondialisti che hanno piantato le tende in due spiazzi alla periferia ribattezzati Villaggio Alternativo e Villaggio Intergalattico, dove regna un'atmosfera tipo Woodstock Anni Sessanta.
Da ieri a sabato la contestazione al G8 («un club privato di gangster che si riuniscono tra di loro per dettar legge al mondo», tuona il più celebre 'no global' di Francia, Josè Bovè) si articolerà soprattutto in una serie di forum, conferenze e tavole rotonde che sono iniziate a mezzogiorno quando ad Annamasse è stato ufficialmente aperto il «Vertice per un altro mondo».


da
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/2:4437054:/2003/05/30


Foto di gruppo per i Grandi. A denti stretti

Gli dei della diplomazia si divertono. Un incontro di decine di capi di stato in origine cerimoniale e festoso diventa importante per le apparenze che riveleranno sostanza e tensioni, in vista di un vertice altrove più ristretto e pervaso di tensioni. Alle celebrazioni per i 300 anni di San Pietroburgo partecipano sabato una quarantina di presidenti e primi ministri, parte dei quali si ritroveranno domenica a Evian, in Francia, sul lago di Ginevra, per l'annuale G-8. Due appuntamenti fissati da tempo, ma che arrivano mentre resta vivo il risentimento sull'Iraq, e che sono la prima opportunità per i maggiori leader di ritrovarsi dopo la guerra. Volano però ancora stilettate, mentre nell'ambito G-8 si cercano strategie comuni ai fini dello sviluppo col dollaro in caduta libera e i suoi effetti sull'economia mondiale, e in vista delle prospettive di pace fra Israele e palestinesi, su cui Stati Uniti e Europa dovranno impegnarsi per cospicui aiuti.
Tra il Baltico e il Lemano il programma, oltre che di riunioni collettive e foto di gruppo con sorriso, è fitto di incontri bilaterali, i più significativi dei quali sono quelli che non avverranno. Si sa che a Pietroburgo Bush "non avrà il tempo" per faccia a faccia separati con Chirac e con Schroeder, i quali vedranno invece ognuno a quattr'occhi Putin; questi si vedrà con Bush domenica mattina, prima di partire entrambi per Evian, ma l'incontro è preceduto da ultime punzecchiature. Insieme con Hu Jintao, il nuovo leader cinese a Mosca da lunedì, Putin ha insistito sulla necessità di un mondo multipolare, con Russia, Europa e Cina in contraltare alla superpotenza solitaria, e sull'importanza dell'Onu, in palese critica a Bush per l'Iraq. E mentre gli Stati Uniti denunciando cessioni di tecnologia nucleare dalla Russia all'Iran chiedono all'Iaea, l'agenzia atomica Onu, di dichiarare che Tehran viola il trattato di non proliferazione, il ministro degli Esteri, Igor Ivanov, tuona: "Non c'è motivo di lamentarsi della Russia, di lanciare accuse senza fondamento".
Uguali tensioni pervaderanno Evian, dove su invito di Parigi ci saranno la Cina - la prima volta che accetta, dopo aver per anni deriso "il club dei ricchi"- l'India, il Brasile e altri paesi in via di sviluppo. Chirac ha appena dato l'ultima stilettata, dichiarando che "una guerra senza legittimità non diventa legittima perché è stata vinta". Nella maratona diplomatica dal Baltico al Lemano, tanti sorrisi nelle foto di gruppo saranno a denti stretti.
Fernando Mezzetti



da
http://www.ilmanifesto.it

L'Africa dà il via al «contro-G8»
Blindate città svizzere e francesi sul Lemano, il cielo pieno di elicotteri, tre giorni prima del summit dei «grandi». Intanto la società civile dà vita a un Forum dove le politiche degli organismi internazionali sono sotto accusa. Primo caso, l'Africa delle promesse mancate
ANTONIO TRICARICO
ANNEMASSE (Evian)
«Una persona come Martin Luther King, a cui è intitolata questa sala, aveva un sogno ed ha fatto tanto. Se tutti insieme abbiamo il sogno di un altro mondo possibile, allora questo inizierà davvero a diventare realtà». Con queste parole Gaby Falchung, presidente dell'associazione francese Crid, ha aperto il «Summit per un altro mondo» della società civile, che anticipa di tre giorni il vertice ufficiale dei capi di stato e di governo dei paesi del G8 ad Evian. A dire il vero siamo lontani dalla località francese sul lago Lemano dove quest'anno gli otto leader si rifugeranno al riparo dalle proteste. Annemasse è subito dopo il confine svizzero, venendo da Ginevra verso sudest. Stamane, in attesa degli incontri dei movimenti sociali e di Attac, la città svizzera era già sorvolata da elicotteri aggressivi nonostante tutto fosse tranquillo per una festività locale. A Losanna si facevano intanto le prime prove con una marcia a favore dei migranti e «contro i muri della vergogna».

Arrivando ad Annemasse il clima cambia e si vedono i primi attivisti arrivati in città; cortei danzanti spontanei dei gruppi più radicali rendono rumorosa la placida cittadina francese, già abbandonata da diversi residenti impensieriti dagli anti-globalizzatori. Un po' fuori città sorge il villaggio intergalattico che raccoglie le varie anime dei movimenti di base, raggruppate in veri e propri quartieri dai diversi colori e seminari di approfondimento ed auto-formazione. Tutti confluiranno nella manifestazione di domenica fino al confine svizzero, congiungendosi con il troncone che arriverà da Ginevra. Quest'anno simbolicamente il confine rosso sarà varcato, ma a parecchi chilometri di distanza dal vertice ufficiale.

Alla prima giornata del Forum tiene banco il tema dello sviluppo. In mattinata Enrique Arceo, dell'Istituto argentino di studi sullo stato e la partecipazione, ricorda come i governi ricchi del G8, quando siedono al Fmi, tendano a credere che quel che va bene per loro è anche buono per i paesi in via di sviluppo. Ma ormai in America latina sembra soffiare un vento diverso, dall'Ecuador alla Bolivia, al Brasile ed anche all'Argentina. In quei paesi infatti le popolazioni locali per il 65 per cento hanno votato recentemente per candidati presidenziali che si opponevano alle politiche neoliberiste.

Forte e significativa la presenza africana al Forum, incluso un rappresentante tuareg salutato calorosamente. Ed è proprio un panel tutto africano ad aprire i lavori pomeridiani per parlare di Nepad, la nuova partnership di sviluppo per l'Africa, lanciata nel 2001 ed il cui piano di azione è stato sottoscritto dal G8 tra le montagne del Canada nel giugno 2002. Definita come innovativa per il coinvolgimento diretto sin dall'inizio di importanti governi africani (Sudafrica, Nigeria, Egitto, Algeria, Senegal) l'iniziativa mira alla promozione di pace, stabilità e gestione sostenibile delle risorse naturali nel dimenticato continente africano, tramite la ricetta poco originale di grandi infrastrutture, accesso al mercato e nuove tecnologie.

Le Ong africane denunciano senza mezzi termini che lo spirito Nepad di una maggiore partecipazione è stato tradito subito, visto che la preparazione dei documenti dell'iniziativa non è stata partecipativa. «In breve si tratta di vendere l'Africa agli investitori stranieri, come se da noi non esistesse un settore privato locale che cerca di crescere con il suo passo. Con questa liberalizzazione la povertà rischia di aumentare ancora più», stigmatizza Gaharo Doucoure, vice-presidente di Forim, l'associazione francese degli immigrati. Sembra proprio che la Nepad non impari dalle lezioni del passato, poiché non si pronuncia sul dramma del debito dei paesi africani e soprattutto non mette in discussione le condizionalità degli aggiustamenti strutturali di Banca mondiale e Fmi che hanno umiliato negli ultimi vent'anni gli africani.

«Se sbatti su un pilastro per due volte, almeno alla terza lo dovresti evitare. Ma sembra che con questo approccio la Nepad continuerà a sbatterci per altre venti volte». Così chiosa Charles Abani, carismatico direttore di Azione Aiuto Nigeria che ha presentato un rapporto dettagliato sui «Buoni pensieri del G8» che rimangono solo belle parole. Soltanto 39 miliardi di dollari cancellati ai paesi più poveri sui 150 previsti, le iniziative sull'educazione in Nigeria e Congo bloccate, mancato rispetto degli impegni sui farmaci generici contro Aids e malattie infettive in sede Wto e ben pochi fondi aggiuntivi per l'aiuto allo sviluppo. Ma alla fine il panel conclude che un'altra Nepad che appartenga davvero agli africani è possibile; nel frattempo il G8 almeno metta in pratica gli impegni già presi senza ulteriori pompose dichiarazioni di buoni pensieri.



A Losanna la sindrome di Genova
Primo corteo degli anti-G8 nella città elvetica. E oggi si replica a Ginevra
ANGELO MASTRANDREA
INVIATO A LOSANNA
Piu che gli idranti affidati alle cure delle poliziotte tedesche giunte a dar man forte agli agenti svizzeri inquietantemente vestiti da Robocop che presidiano ogni angolo di Losanna, e che ieri mattina campeggiavano sulle prime pagine dei quotidiani svizzeri manco fossero tante Sharon Stone in uniforme, a smorzare i bollenti spiriti delle migliaia di manifestanti che ieri pomeriggio hanno simbolicamente sfilato attorno alle zone rosse della cittàci ha pensato un acquazzone che qualcuno più che svizzero considera «cambogiano». Così il primo vero corteo internazionale degli antiG8 si disperde proprio davanti ai primi dei 150 container messi a proteggere, così come a Genova due anni fa, le zone interdette. La manifestazione si ricomporrà solo all'arrivo in place de Riponne, dove la festa continuerà fino a tarda notte. In realtà è solo una parte del movimento no global quella che si è presentata ieri pomeriggio a Losanna, visto che contemporaneamente ad Annemasse si svolgevano un altro corteo «di presentazione», ad opera degli ospiti del Villaggio Intergalattico, e il «vertice per un altro mondo» di associazioni e ong, mentre in un'università di Ginevra completamente blindata con gli stessi pannelli di legno che chiudono McDonald's, farmacie e il sexy shop Zona X si svolgeva una sessione del «Tribunale del debito» istituito da Attac.

Sono i sette/ottomila che cominciano a riempire il villaggio anticapitalista sul lago di Lemano, anarchici e squatter svizzeri e tedeschi, «pink» nordeuropei che inscenano un carnevale antisessista e fanno ballare la piazza, e poi ancora danesi e inglesi, militanti con le maschere dei Grandi e i 17 italiani del BiciG8 partiti da Milano domenica scorsa che, dopo aver scavallato i 2473 metri del San Bernardo, sono arrivati giusto in tempo per il temporale, attivisti di Indymedia e un primo gruppo di disobbedienti del nordest al seguito del Global project, marxisti leninisti e un gruppetto di Cobas guidato da Piero Bernocchi arrivati quasi puntuali nonostante fossero stati bloccati per ben due ore dalla polizia italiana al momento di varcare la frontiera con la Svizzera.

Ma il grosso dei manifestanti, almeno qui sul versante svizzero, deve ancora arrivare. L'afflusso più massiccio è previsto per domani, anche se la maggior parte dovrebbe essere qui per la manifestazione transfrontaliera di domenica che partirà da Ginevra per ricongiungersi con quella che nello stesso momento partira' da Annemasse. Ma qui a Losanna, e forse ancor più a Ginevra, la «sindrome di Genova» è forte, alimentata soprattutto dagli allarmismi delle cronache giornalistiche, tanto che sindacalisti come Bruno Clement e molte associazioni hanno promosso un appello «contro la psicosi securitaria voluta dalle autorità» e «amplificata dai media» che «occulta tutto il dibattito sul G8».

Dibattito che è difficile da portare avanti se, come capita proprio mentre stiamo scrivendo, il media center allestito da Indymedia a Losanna e che ci ospita è letteralmente accerchiato da decine di poliziotti in assetto antisommossa e per nulla accomodanti. Nulla che non fosse stato già visto in occasione dei precedenti appuntamenti del popolo no global, anche se le preoccupazioni paiono travalicare le pur comprensibili esigenze di sicurezza dettate dalla situazione internazionale e potrebbero innescare tensioni altrimenti evitabili. In ogni modo, oggi sarà un altro giorno di mobilitazioni in attesa dell'arrivo dei Grandi.

Alle 11 a Ginevra è prevista una manifestazioni «no border» per la libertà di circolazione, mentre all'università, dove sono previste anche manifestazioni studentesche contro la blindatura, continua il Tribunale del debito e nel pomeriggio è prevista l'assemblea dei movimenti sociali in vista del Forum sociale europeo di Parigi, a novembre, e poi di quello mondiale in India.




da il tempo
http://62.110.253.162/approfondimenti/index.aspx?id=265524&Sectionid=4&Editionid=5

di GIANLUCA MEALLI PARIGI — «Il G8 è illegittimo e insopportabile!», «No al direttorio ...
... del mondo!»: la riunione degli otto grandi della Terra non è ancora iniziata e aprirà i battenti a Evian, in Savoia, solo domenica ma il raduno degli oppositori del summit è già iniziato, ieri, poco lontano, ad Annemasse, grossa cittadina, a ridosso del confine svizzero, a due passi da Ginevra. È qui che gli antimondialisti (che ora vorrebbero essere chiamati alteromondialisti, in quanto portatori di un progetto diverso) di tutta Europa hanno deciso di piantare le tende per una tre giorni di dibattiti, manifestazioni musica e spettacoli. Il tutto in un'atmosfera da Woodstock, abbastanza insolita per la zona e garantita dalla creazione di due "villaggi", in cui si vanno raggruppando circa 6.000 giovani: il Vig, villaggio interGalattico", e il Vaaag, villaggio alternativo, anticapitalista e antiguerra. Scopo dichiarato dei no global è quello di fare precise proposte alternative a quelle che verranno messe a punto dalle delegazioni ufficiali del G8 tra il 1° e il 3 giugno, si tratta di un controvertice, insomma, che ha anche un nome ufficiale: "Spam", summit per un altro mondo".
A unirli ci sono la voglia di protestare contro l'esistenza stessa del G8, definito «illegittimo direttorio del mondo» e il comune rifiuto di Bush e Blair, che Attac ha chiamato senza mezzi termini "fuorilegge", ma anche la voglia di pensare una Terra diversa, fatta di sviluppo sostenibile, pace e sfruttamento ragionato delle risorse naturali. Ed è per quest'ultimo motivo che lo "Spam" non sarà solo una riunione di protesta (per la quale le autorità di polizia francesi si aspettano circa 60.000 persone), ma anche di proposta: gli "alteromondialisti" hanno infatti deciso di seguire la stessa agenda del G8, parlando di terrorismo internazionale, sviluppo e Medio Oriente, mettendo a punto delle conclusioni che lunedì saranno consegnate a un emissario del presidente francese Jacques Chirac.
Con la speranza che arrivino fin sul tavolo degli otto grandi.

venerdì 30 maggio 2003









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