un resoconto politico di un manifestante pacifico ma vigile:
l'aggressione al mondo italiano e internazionale dei non-allineati, attraverso la strumentalizzazione di un gruppetto di violenti, reso emergenza per scusarsi di un comportamento speciale: "liberare l'Italia dai comunisti"
Il Black bloc: una prolunga per i manganelli
Sono un testimone di Genova e sono un cane sciolto, arrivato con un pullman organizzato da Rifondazione Comunista, il cui corteo ho subito abbandonato per spingermi in avanti, ho cercato di risalire tutto il corteo e ne ho viste tutte le componenti, compreso il black bloc, ragazzi spesso al di sotto dei 20 anni. Ero all'altezza del corteo degli Anarchici, quelli veri, da quel punto già si vedevano i fumogeni in lontananza, il corteo era già spezzato e bloccato (i celerini si erano avvicinati da un lato per venire a controllare un'ambulanza, poi erano leggermente arretrati, la gente era stata fatta comprimere e concentrare nella calma e nel silenzio, molti si erano seduti per terra). Gli elicotteri erano sopra le teste costantemente, io ero con un amico, intrufolati in mezzo ai Cobas, che avevano un servizio d'ordine, si temeva infatti che la polizia avrebbe attaccato tra la folla per dei rastrellamenti, prevedevamo anche che ne avrebbero fatte le spese gli Anarchici, gente che predilige il nero, e quindi poteva prendere delle botte aggiuntive pur avendo tenuto per tutto il tempo un corteo esemplare. In un istante assolutamente uguale a quello precedente, ci siamo ritrovati immersi nei fumogeni, il primo che ho potuto vedere era stato sparato su di un tetto, si pensava fosse un incendio, ma il fumo era bianco. Dopo questo primo ho visto alcuni soggetti che in maniera sospetta e sempre con delle maschere antigas da seconda guerra mondiale, raccoglieva i fumogeni da terra e li tirava indietro, in una zona dove non c'era ancora fumo. Il corteo era immediatamente indietreggiato di 150 metri, i Cobas si dividono, alcuni imboccano una strada laterale, altri si fermano, le ambulanze vanno avanti e indietro per la via, noi rimaniamo con quelli fermi, perché la strada laterale che i primi hanno imboccato, sulla prima a destra porta direttamente in questura. I Cobas richiamano i compagni che stavano andando inconsapevolmente verso la questura, ma hanno problemi a ricompattarsi perché i telefoni cellulari sono completamente bloccati, noi li lasciamo lì per ripiegare, la gente sta scappando sconfitta. La sensazione d'impotenza è grande in chiunque, la resa è totale, le uniche persone che hanno voglia di raggiungere ancora la zona rossa, sono genovesi che conoscono la città (io non ero mai stato), sia io che il mio amico decliniamo l'invito ad andare verso il centro per le viuzze, non abbiamo nessuna protezione, io ho solo occhialini da piscina e una mascherina di carta, lui nulla, va da se che non abbiamo altro che le mani, il coltellino tuttofare che porto sempre con me, l'ho lasciato a casa perché sapevo delle perquisizioni e non volevo dare adito a nulla. Altri lacrimogeni dal cielo, in un altro momento di calma assoluta, molti stavano camminando a ritroso, altri si erano fermati per ricompattarsi, mi ritrovo un candelotto sui piedi, non portavo ne occhialini ne maschera. La dose è di quelle magnum: gli occhi mi bruciano talmente forte che solo per caso incappo in una ragazza che mi aiuta, dandomi del limone da mettere sotto gli occhi, vedo la gente passarsi i limoni l'un l'altro, l'acqua. Il mio amico mi salva mentre inciampo, correndo al buio stavo andando addosso a dello stupido arredo urbano di cemento, quei bussolotti per vietare l'accesso alle macchine erano stati spostati tutti di lato. Riesco a scappare solo grazie all'aiuto altrui.
Il giorno precedente: J20
Ero già molto stanco al mio arrivo a Genova, la notte precedente ero rimasto a guardare tutti i telegiornali, a controllare tutti i siti internet, a guardare e riguardare le foto, perché qualcosa puzzava. Dalle foto di Martinez si vede che la polizia è immobile, in assetto da sommossa, la macchina dei carabinieri era stata lasciata da sola in balia dei ragazzi, che giustamente erano incazzatissimi, per la continua brutalità che proseguiva dalla mattinata, è inequivocabile soprattutto la violenza nei confronti della ragazza con la macchina fotografica, colpita alla testa da un manganello che era diretto a lei, il motivo non è dovuto a confusione e parapiglia, il motivo è la macchina fotografica stessa. Da quanto ho visto la mia opinione a riguardo era questa: Al porto di Ancona molte persone greche sono state ricacciate su una nave, senza che la polizia avesse trovato un solo motivo valido, e in maniera tanto sbrigativa che la gente italiana (di Rifondazione) è ridiscesa dalla nave, solo dopo la partenza, attraverso la barca dei portuali, che uscivano dopo aver guidato la nave fuori del porto. La gente alle frontiere era stata completamente passata al setaccio, con sistemi da controspionaggio elettronico. I carabinieri, come ha chiarito un loro collega di S.Giovanni Valdarno che ha fatto causa all'arma e poi è stato punito, hanno documentazione sulle abitudini e idee, di ogni singolo e su ogni associazione in Italia. La testimonianza diretta di cosa è successo al confine svizzero, mi è stata fornita da uno studente svizzero italiano che non partecipava agli eventi, ma a cui è stato vietato di passare, dalla polizia svizzera, pur essendo chiaramente estraneo al gruppo dei contestatori, i quali riferisce non avevano alcuna arma (tranne le aste delle bandiere, che comunque non hanno usato). Il mio amico, che studia in Italia da anni, riferisce anche che il treno su cui si trovava, è stato fermato simulando un guasto sui binari due chilometri prima della frontiera, la polizia, non quella di frontiera, ha perquisito il treno e gli occupanti, ricacciando indietro tra gli altri, anche un addetto della televisione svizzerotedesca (sicuramente noto barricadiero e bombarolo).
Questi fatti mi fanno pensare che 350 persone del black bloc sono state lasciate deliberatamente passare. Non solo, se come è stato detto dai media, agivano in piccoli gruppi, tanto più facilmente i poliziotti avrebbero potuto fermare dei ragazzi che si accaniscono su un concessionario in pieno centro, arrivando a bruciare gli schedari, una faccenda che per svolgerla con i risultati visti in tv, ci vuole tempo; 20000 sbirri avrebbero potuto fermarli prima ancora che s'infrangesse una singola vetrina. Da questo deduco che la devastazione operata dal black bloc, non è stata ostacolata, ma assistita, con infiltrati vestiti allo stesso modo che andavano a distruggere per primi e poi farsi seguire, in modo tale da creare, a tavolino, un immagine emergenziale da distribuire ai media. Dopo che fu ottenuto questo, finalmente la polizia ha inseguito i vandali, quelli veri e quelli custom, i quali per qualche strano motivo sono finiti in mezzo alle manifestazioni pacifiche, il che ha permesso di cambiare immediatamente target alla pula, che si è messa a pestare i manifestanti pacifisti, vecchi e bambini compresi, così come i giornalisti, gli avvocati, i medici volontari e quanti altri fossero vestiti di tutto tranne che di nero.
Il mio sentimento di ieri (J22), faceva capo anche alla speranza, che la reazione popolare alla violenza poliziesca, allo scempio della gente, avrebbe ingrossato le file del corteo a cui stavo per partecipare, al punto da rendere la polizia inerme di fronte alla presenza di 100, 200,300000 persone. Vana e patetica questa speranza: la grande partecipazione alla manifestazione ha incanaglito ancora di più le forze dell'ordine, che si sono tese a stroncare il movimento con ancora maggiore fermezza, per fornire al cittadino l'esempio di cosa gli succede quando partecipa ad una contestazione in Italia, qualsiasi essa sia e per qualsiasi motivo venga organizzata. Le prove tecniche dello stato di polizia si sono concluse in nottata, con la vergognosa aggressione nelle due scuole, io ho visto tutto su Raisat news e in internet, anche in questo caso, la scusa della polizia è ridicola, i tavoli delle "prove" sono zeppi di cazzate: telefonini, fazzoletti e macchine fotografiche. Anche molotov, picconi e mazze, la cui presenza il corrispondente in diretta del tg3 smentisce in diretta, assieme a tutti gli altri farfugliamenti del responsabile di polizia. Al tg di oggi ho invece visto i poliziotti uscire con le prove nascoste in sacchi rossi, di fatto sono state viste per la prima volta davvero soltanto sui tavoli della questura (assieme all'altra patetica montatura, il tentativo di accoltellamento di un poliziotto, chissà come avranno fatto a sapere che è proprio il coltellino che hanno riposto a fianco allo strappo nell'uniforme, a colpirla, se c'era questo generale parapiglia?). Un'altra dimostrazione di questo fatto sembra essere il filmato mostrato ai media in cui si vede un furgone nero da cui si distribuiscono mazze e altri oggetti da guerriglia ai blackblockers, bene, come è possibile che il GSF fornisce appoggio al black bloc con un furgone pieno di mazze e poi, dopo il blitz, il GSF si veda sequestrare il materiale necessario ad armare non più di tre persone? Per me è semplice, il furgone era una messa in scena: un tentativo malriuscito per incastrare il GSF. I poliziotti, non riuscendo ancora a confondere l'opinione pubblica e i giornalisti, con una marea montante di accuse nei loro confronti e con l'annuncio del GSF di avere le prove dell'esistenza dei poliziotti vestiti da insurrezionalisti e quindi di tutta la farsa, sono irrotti senza mandato ed hanno seminato il terrore sulla gente che dormiva. In televisione non si fa parola del fatto che la polizia ha devastato anche la sede di Indymedia, dove erano computer e probabilmente le prove della connivenza tra finti BB e polizia e dove, con tutta probabilità, nessuno era accampato a dormire, a nessuno era stato fornito asilo e quindi non c'era motivo di credere che vi potessero trovare teppisti. I quali teppisti, io li ho visti e conosciuti, nella stragrande maggioranza sono ragazzini, ho anche osservato una scena chiarificatrice: un militante dei Cobas che disarma con uno scapaccione due bambocci che preparavano una molotov. Se alcuni ragazzi hanno perso completamente la fiducia in questo sistema, non ci deve stupire, così come non ci deve stupire il tentativo (riuscito, per ora) di trasformare questo fatto in una emergenza nazionale. Io personalmente credo che questa sia una guerra mediatica, bisogna rispondere alla uso strumentale dell'emergenza da parte di uno stato impazzito, con l'uso giusto della nostra emergenza che inchioda la polizia e il governo Berlusconi. Questo andrà fatto nella pratica, e soprattutto non cedendo a chi ha già cominciato a seminare eufemismi: Carlo Giuliani non è rimasto ucciso, ma è stato assassinato, non solo dall'esaltato nella jeep.
"liberare l'Italia dai comunisti" Non è un caso che il libro che analizza l'uso, politicamente deviato, delle emergenze, che si intitola "Nemici dello Stato" DeriveApprodi 1998, sia stato scritto da Luther Blissett, che ora si chiama WuMing (su http://www.wumingfoundation.com si può scaricare gratis questo libro), ovvero un gruppo di scrittori oramai famoso, che sono anche tute bianche, gente che condanna l'uso delle bombe molotov come strategicamente sbagliato, il quale viene ora accusato (in quanto tute bianche, non come WuMing ) di aver supportato il black bloc, di aver consegnato le mazze, magari insieme ad Agnoletto, il portavoce del GSF che è anche il presidente della Lila e medico. Pensare che Agnoletto abbia macchinato per armare i violenti e distruggere mezza Genova, è stupido, basterebbe fare il giochino del "a chi giova?". Fatto il giochino, apparirà evidente il tentativo di "liberare l'Italia dai comunisti", con ogni mezzo necessario. E dato che Berlusconi ha un concetto largo e vischioso della parola, questo gli ha permesso di identificare la grande occasione di poter tenere tutti i suoi bersagli, generosamente riunitesi intorno a lui, per spezzare le reni a tutti.
Ora un nuovo metro di giudizio permette all'estero, di valutare come vengono fatti rispettare i diritti umani in Italia, d'ora in poi è stato chiarito che chiunque può finire sotto al manganello, e questo è l'atto fondante di un regime violento.
Per piazza Tien-an-Men si è mobilitato mezzo mondo, per Carlo Giuliani dovrebbe essere lo stesso.
Martedì tutti in piazza.
www.flatlandia.org
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