Indymedia Italia


Indirizzo mittente:
Indirizzo destinatario:
Oggetto:
Breve commento per introdurre l'articolo nella mail:


http://italy.indymedia.org/news/2001/08/9260.php Invia anche i commenti.

UN POMERIGGIO DA BLACK BLOCK
by Alberto Burba Sunday, Aug. 26, 2001 at 1:14 AM mail: burba@clarence.com

Intervista a un ragazzo che venerdì 20 ha seguito le scorribande del blocco nero nel centro di Genova. Tratto da www.clarence.com

Dice di chiamarsi Mattia e di essere un cittadino del mondo. Ai piedi un paio di scarponcini da trekking marrone scuro, sulle spalle uno zainetto, indossa una felpa nera, un paio di jeans blu, in testa porta un cappello nero e, per coprirsi il volto quando serve, tiene in tasca un foulard rosso. Ha vent'anni, non è italiano (parla in inglese e non rivela la sua origine), ha il fisico esile e due vivaci e intelligenti occhi blu.
Mattia ha passato un pomeriggio con i "neri" del Black Block che venerdì 20 luglio hanno messo a ferro e fuoco il centro di Genova in occasione del vertice dei G8.
Ci ha raccontato la sua esperienza di un "pomeriggio da Black" in una città sconvolta dalla guerriglia urbana.

Mattia, venerdì tu eri insieme al gruppo dei neri. Come sono andate le cose?
"Venerdì, intorno alle 12.00, mi sono unito al Black Block in Piazza Da Novi. C'erano forse 300 persone, di tutte le nazionalità: francesi, inglesi, tedeschi, italiani, americani e qualcuno anche dei paesi dell'Est. Lo si capiva dalla lingua che parlavano. All'inizio ci siamo uniti a un gruppo di sindacalisti, almeno credo (in realtà era il gruppo dei Cobas composto da circa 2000 persone, ndr). Ci sono state delle scaramucce e subito dopo ci siamo separati e abbiamo continuato per la nostra strada, vagando a zonzo per la città, senza che ci fosse un piano prestabilito. Senza che ci fossero leader che guidavano il gruppo. Chiunque voleva unirsi era bene accettato, nel pieno stile anarchico".

Che percorso avete seguito?
"Passami la cartina di Genova che ti mostro. Ecco, siamo partiti da Piazza da Novi, siamo arrivati nei pressi di Piazza Tommaseo, ci siamo diretti verso la stazione Brignole e abbiamo attraversato il tunnel sotto la ferrovia. A questo punto abbiamo costeggiato il fiume e siamo risaliti fino ai pressi di Piazzale Marassi. Qui abbiamo svoltato a sinistra e siamo arrivati in Piazza Manin dove sostavano i pacifisti (Rete Lilliput, Rete Contro G8, Legambiente, ndr). Lì ci siamo fermati per una decina di minuti. All'improvviso è arrivata la polizia di corsa. Noi, con uno scatto siamo scappati verso piazza Corvetto e la zona rossa, dove io sono uscito dal gruppo. La polizia però non ci ha seguito. Si è invece fermata a manganellare i pacifisti che stavano lì fermi con le mani alzate. Paradossale, da non crederci".

E la polizia, dalle 12 alle 18, cosa ha fatto per fermarvi?
"Nulla. Non siamo mai stati contrastati, nemmeno quando siamo passati vicino all'imponente dispiegamento di forze dell'ordine alla stazione di Brignole. Lì ho avuto l'impressione che ci abbiano lasciato passare. Certo, noi eravamo molto rapidi nei movimenti, creavamo barricate in un batter d'occhio. Ma fin quando io sono stato coi neri (alla fine, intorno alle 6 di sera, saremmo stati meno di un centinaio) nessuno ci ha bloccato. Anzi, a un certo punto, credo vicino allo stadio Ferraris, un gruppo ha lanciato pietre contro una cinquantina di carabinieri che hanno dovuto ripiegare.
Quello che io ho percepito nel gruppo era che nessuno aveva paura di essere fermato. E credo che nessuno sia stato arrestato lungo quel tragitto".

Piazza Da Novi, per il Genoa social forum, era la "Piazza del Lavoro" e ospitava i Cobas e il Network per i diritti globali. Era una delle tante piazze tematiche del Gsf, come lo era quella in piazza Manin per i pacifisti. L'incontro dei neri era stato organizzato volutamente in quella piazza? E volutamente si è passati anche da piazza Manin?
"Questo non lo so, io sono arrivato per i fatti miei qui a Genova. Da solo, senza amici, senza programmi. Io comunque i neri li stavo cercando e non è stato difficile trovarli. In qualche modo però si sono dati una sorta di appuntamento. E poi questa era la giornata degli scontri previsti. Tutti lo sapevano".

Secondo te, venerdì ci sono state delle collusioni tra il Genoa social forum e il blocco nero?
"Non credo proprio. In due occasioni ci siamo trovati di fronte ai gruppi del social forum: all'inizio in piazza De Novi e alla fine in piazza Manin. In entrambi i casi siamo stati respinti, sia dai sindacalisti, che erano i più determinati, sia dai pacifisti che visibilmente erano impauriti dalla nostra presenza e hanno alzato le mani, come per difendersi".

Tra gli anarchici hai visto qualcuno che poteva sembrare un infiltrato della polizia?
"Non lo so. Io ho solo visto persone molto simili tra di loro, per abbigliamento e per modo di comportarsi. Qualcuno chiacchierava in piccoli gruppi, molti altri si muovevano da soli, seguendo il gruppo, spesso senza parlare".

Come mai hai partecipato alle scorribande del blocco nero?
"Sono venuto a Genova per protestare contro il vertice dei G8. Contro il Summit dei potenti che impoveriscono il sud del mondo a vantaggio delle ricchissime multinazionali e delle banche dell'Occidente. Ma ho vent'anni e non ho ancora le idee chiare su quali siano le più efficaci forme di lotta per contrastare questo 'status quo'. Arrivato a Genova ho iniziato a documentarmi e a girare per i campi dove erano alloggiati i manifestanti. Prima di tutto mi sono recato al Carlini, dove dormivano le tute bianche. Sono molto famose e ci sono stretti rapporti tra loro e il paese da dove vengo. Mi sono fermato un po' lì e ho avuto la sensazione che fossero persone che avevano una specie di 'necessità di un leader' e che avessero bisogno di essere guidate. Non mi è piaciuto molto e ho deciso di andarmene.
Così, per il venerdì ho pensato di unirmi al blocco nero, a quelli che si definiscono anarchici. Per avere una visione più ampia di questo grande movimento internazionale che combatte la globalizzazione. Ma io non sono un 'nero di professione'. Ero lì solo per capire con i miei occhi, perché non mi fido né di voi della stampa né dei leader imposti".

Hai partecipato anche tu alla distruzione delle auto e delle vetrine?
"No, anche se ero presente. Come ti ho detto prima, ero lì per capire quel gruppo, per vedere come si muovevano, per conoscere le loro dinamiche e la loro ideologia. Sono un essere libero e condanno il capitalismo e il liberismo. Ma questo non significa che approvi la violenza. Io credo che se usi la violenza per cambiare la società il risultato sarà solo una società più violenta".

Dopo aver passato un pomeriggio con le tute nere, approvi o disapprovi il loro comportamento?
"Disapprovo le violenze del blocco nero, ma approvo sempre più le mobilitazioni internazionali contro il G8".

versione stampabile | invia ad un amico | aggiungi un commento | apri un dibattito sul forum

©opyright :: Independent Media Center .
Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0.
All content is under Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 .
.: Disclaimer :.