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rassegna da il manifesto g8 evian: 18/20/21 maggio
by mj Wednesday, May. 21, 2003 at 8:16 AM mail:

da ilmanifesto.it

18 maggio


Un G8 a tolleranza zero
Zone rosse, gas Cs e pallottole di gomma per i contestatori. Ci sarà anche la polizia tedesca
SERENA TINARI
GINEVRA
Il Governo federale ha fatto marcia indietro: chiederà rinforzi alla Germania, cedendo alle pressioni della ministra della giustizia e polizia di Ginevra Micheline Spoerri. 750 Schupos, gli agenti antisommossa tedeschi, con 15 camion idranti, dovrebbero dunque unirsi alle forze svizzere per difendere il vertice di Evian. La decisione sarà ratificata mercoledì dal Governo nella sua seduta settimanale e a giorni dovrebbe arrivare la conferma dal ministro degli interni tedesco Otto Schilly, che aveva già assicurato questo aiuto alla sua omologa svizzera Ruth Metzler. La notizia ha suscitato inquietudine nel Forum sociale lemanico, che protesta «per una misura del tutto sproporzionata, che aggiunge tensione a una situazione già delicata e rischia di aumentare la psicosi e il rischio concreto di aggressioni da parte della polizia». Gli agenti tedeschi dovrebbero essere destinati alla difesa dell'aeroporto di Cointrin e il Forum sociale chiede che in nessun caso si trovino a contatto con i manifestanti. Venerdì il Partito socialista, l'Unione di centro e il Partito democristiano hanno espresso forti critiche contro una decisione «immotivata» e «sconsiderata», puntando il dito contro il continuo cambiare idea dell'esecutivo federale. Ieri mattina, intanto, a Biére, nei pressi di Losanna, le polizie dei cantoni Ginevra, Vaud e Valais hanno illustrato in una conferenza stampa la«doctrine d'engagement», ovvero l'insieme di regole, criteri ed armi che saranno impiegate dagli agenti nella difesa del G8, lato svizzero. «Legalità, opportunità e proporzionalità», ha spiegato il maggiore Alain Bergonzoli, «sono i cardini della dottrina sottoscritta in un concordato dai cantoni francesi e italiani già nel 1999 e ribadita per la gestione di Evian: a questa dottrina faranno riferimento anche le altre polizie cantonali e straniere coinvolte».

Sotto una pioggia battente, i giornalisti sono stati accompagnati in una visita guidata nel mondo dei Robocop elvetici, che da due giorni si allenano per il G8. Dalle speciali tenute ignifughe acquistate per l'occasione dal canton Vaud (che sarebbero 250, anche se i media romandi avevano scritto 400), agli idranti che spareranno acqua mescolata con gas lacrimogeno Cn, ma «avviseremo i manifestanti del imminente». Gas Cs, invece, in candelotti e nei diffusori che i militari porteranno a spalla, sui quali il maggiore Bergonzoli si è lasciato andare a una battuta tanto facile quanto di dubbio gusto: «non sembra forse un giardiniere alle prese con un fertilizzante?». Gas e pallottole di plastica saranno «rimedi estremi, destinati ai casseurs», ma la parola d'ordine è «desescalation», ovvero «cercheremo in ogni modo di contenere i momenti di tensione». Gli ufficiali lo ripetono di continuo: «il diritto di manifestare democraticamente sarà rispettato», ma sarà tolleranza zero «per chi cerchi di violare la zona rossa, o non obbedisca agli ordini della polizia». Dopo tre ore di dimostrazione, fra marce militari, scudi di plexiglas e sorrisi alle telecamere, l'aperitivo con i giornalisti. E dopo un paio di bicchieri di vino, a un istruttore del canton Vaud proprio gli scappa da dirlo, alla giornalista italiana: lui, a Genova c'era. «Come osservatore, con la mia telecamera digitale. È stata un'esperienza incredibile: i manifestanti erano delle vere bestie. Speriamo di fare tanto bene ad Evian come hanno fatto i nostri colleghi italiani a Genova». A chi gli ricorda che è a Genova è stato ucciso un ragazzo che aveva appena ventitré anni, tranquillo replica: «c'est dommage», è un peccato.

Intanto a Ginevra, presso la Maison des associations, si incontrava il team legale europeo per Evian, su iniziativa dell'Aed (avvocati europei democratici) e della Commissione internazionale diritti fondamentali e globalizzazione (http://www.globaldr.org). Avvocati da Francia, Svizzera, Grecia e Italia hanno discusso del coordinamento per i giorni di Evian: ci saranno legali a tutte le frontiere e nei luoghi delle mobilitazioni (ad Annemasse, Ginevra, Losanna), che indosseranno una pettorina rossa e saranno a disposizione dei manifestanti contro arresti preventivi, espulsioni, schedature illegali (contatti: legalteam@inventati.org). Del gruppo fanno parte anche studenti e attivisti, che si coordineranno con i legali, mentre a Ginevra ci sarà una postazione fissa di riferimento (telefono attivo dalla prossima settimana: 0041 22 329 20 69). A Parigi, intanto, un gruppo di giuristi, magistrati e avvocati ha dato vita a un Osservatorio sulla legalità per Evian, che chiede il rispetto dei diritti umani «per tutti i manifestanti, anche per coloro che si rendano responsabili di un'azione illegale».





20 maggio


Svizzera, nucleare batte sinistra
Falliscono i referendum ecologisti e pro-diritti. Vince il timore di spendere
SERENA TINARI
BERNA
«La sinistra sconfitta», titola il quotidiano Le Temps, in prima pagina e su quattro colonne. E in effetti la puntata referendaria dello scorso weekend (9 schede per 9 quesiti) si è tradotta in un sonoro schiaffo alle forze ecologiste, sindacali e di sinistra che li avevano promossi e sostenuti. La Svizzera ha detto sì al nucleare, respingendo con percentuali quasi bulgare i due quesiti, «moratoria più» e «corrente senza nucleare», che proponevano di sospendere la costruzione di nuove centrali e di chiudere entro il 2014 le 5 tuttora attive. La partecipazione al voto è stata definita «alta»: sono andati alle urne il 49 per cento degli aventi diritto. E per una volta non c'è stato röstigraben (la frontiera del rösti, il piatto tipico della Svizzera interna: uno spartiacque che spesso si delinea tra il voto dei cantoni latini e di quelli tedeschi) né tanto meno differenze significative tra zone rurali e centri urbani. Secondo le prime analisi, a pesare sul voto per il nucleare sarebbe stata la crisi economica in cui versa la confederazione: avrebbe fatto presa sull'elettorato la campagna portata avanti da governo e partiti conservatori, secondo i quali all'era atomica bisogna certo mettere fine, ma non sarebbe realistico cercare di farlo nell'arco di una decina di anni. Torna dunque al centro dell'attenzione il progetto di legge governativo, elaborato come controproposta all'istanza referendaria e già approvato dal parlamento. La legge consente di costruire nuove centrali atomiche «in caso di bisogno», pur vincolando la decisione al referendum facoltativo, e nega ai cantoni la possibilità di opporsi all'istallazione sul loro territorio di depositi di scorie radioattive.

All'indomani del voto molti temono che dopo la batosta di domenica passi in secondo piano la sperimentazione di fonti di energie pulite. Esclusa l'energia solare, visto che di sole nella confederazione se ne vede poco, restano sul piatto l'energia eolica e nuove fonti tutte da scoprire: sperando nei fondi per la ricerca. «Abbiamo commesso errori», ha ammesso la presidente socialista Christiane Brunner. Il suo partito aveva investito sul no al nucleare e soprattutto sul referendum per una riforma radicale del sistema sanitario nazionale, attraverso l'aumento dell'Iva. Sconfitta netta anche per il quesito che proponeva di inscrivere nella Costituzione i vari diritti e opportunità per le persone handicappate, primo fra tutti il diritto a luoghi pubblici senza barriere architettoniche: e di nuovo, sarebbe stata la paura dei costi per l'adeguamento delle strutture a spingere l'elettorato dei cantoni verso il no. Promossi invece i quesiti sulla riforma dell'esercito e della protezione civile: Nove a zero per il governo, è il titolo impietoso della Basler zeitung. Secondo molti commenti, il partito socialista è di fatto respinto nel ruolo di opposizione, luogo scomodo per un paese dove tutte le forze politiche siedono al governo.






21 maggio

La Svizzera usa poliziotti tedeschi
Chiesti «in prestito» per il G8 dal cantone di Ginevra. Tensioni e preparativi per il controvertice di Evian
SERENA TINARI
BERNA
Poliziotti in prestito? Nessun problema, è la risposta del ministro degli interni tedesco. E se la Svizzera ne aveva chiesti 750, la Germania rilancia e ne offre mille. Domani il governo svizzero dovrà pronunciarsi in via definitiva sulla questione e chiarire i termini dell'accordo. Finanziari specialmente: ogni agente costerebbe 400 franchi al giorno (oltre 250 euro). Nel weekend ha messo le mani avanti la ministra della giustizia e polizia Ruth Metzler ed in una intervista esclusiva con la Neue Zürcher Zeitung ha precisato che dovrebbe essere il cantone di Ginevra a pagare la fattura, visto che ha tanto insistito per avere rinforzi stranieri. Dominava i quotidiani di ieri, invece, il comandante dell'esercito Christophe Keckeis, decisamente ringalluzzito dai buoni risultati del referendum sulla riforma delle forze armate. Keckeis è noto alle cronache per le sue dichiarazioni poco ponderate: solo due settimane fa, confidava ai media la sua perplessità sulla gestione del G8, visto che: «manifestare non è esattamente un diritto». Rimbeccato da parlamentari e ministri, aveva fatto parzialmente marcia indietro, ma ora torna alla carica e racconta al quotidiano Le Temps le sue aspettative per Evian: «un'occasione preziosa per rilanciare il dibattito sulla riforma della polizia: è tempo di smettere di considerare la sicurezza interna e quella esterna due funzioni separate. Ho potuto vedere di persona in Kosovo, la crescente importanza di corpi di polizia internazionale. E se come penso ad Evian andrà tutto bene, sarà un ottimo precedente per Ginevra, che avrà dimostrato di essere in grado di ospitare altri incontri di quel livello». Per la difesa del G8 saranno 5600 i militari svizzeri impiegati e saranno armati, «nel caso si debbano difendere: avranno le munizioni, ma le armi non saranno cariche». Chissà che l'omicidio di Carlo Giuliani non abbia portato consiglio. I militari saranno presenti con 400 mezzi di trasporto per trasferire i vip dagli hotel, agli aeroporti, alla sede del vertice. Saranno loro, infine, a provvedere a spostare rapidamente le truppe di polizia, nel caso si verifichino incidenti in altre zone della Confederazione. Ma sarebbero almeno 250, secondo il Gruppo per una Svizzera senza esercito, i soldati che non hanno intenzione di servire il vertice dei potenti della terra. «Perché dovrei imbracciare il fucile contro i miei compatrioti?» è la domanda ricorrente. Sul sito http://www.g8verweigerung.ch.vu i consigli per chi vuole rifiutarsi senza dover disertare.

Lunedì a Berna si è svolta una conferenza stampa del cartello ClaacG8: no al servizio d'ordine interno alla manifestazione, «perché non siamo mica la polizia» e l'annuncio di azioni creative. ClaagG8 ha anche anticipato che violerà la legge che proibisce nel canton Ginevra di partecipare a viso coperto ad una manifestazione: «distribuiremo maschere colorate: non vogliamo ritrovarci sotto processo perché riconosciuti da un video o da una fotografia».

Intanto fervono nella Rete i preparativi del network Indymedia: ad Evian arriveranno mediattivisti da tutta Europa e metteranno su media center a Ginevra, Losanna, Annemasse. Ci sarà un sito ad hoc, una pagina multilanguage che cercherà di tenere insieme i resoconti da tutta la regione. Fra i progetti, le sperimentazioni di prodigi della tecnica, dalle trasmissioni satellitari alla connessione senza fili (http://ch.indymedia.org).

A Losanna è naufragata la trattativa con le autorità per il villaggio autogestito Oulala C'Village: niente da fare per l'area individuata dagli anti-G8, i campi sportivi nei pressi dell'università. Salvo colpi di scena, «non ce lo danno? Ce lo prenderemo», è la risposta del movimento. Sprofondano nel ridicolo, invece, le banche di Ginevra, che hanno distribuito ai dipendenti il vademecum per Evian. Punto primo: lasciate a casa giacca e cravatta. Se la ride http://www.anti-g8.org: «finalmente: tutti in banca con la kefiah».

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