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rassegna stampa 29 maggio g8 evian
by mj Thursday, May. 29, 2003 at 9:11 AM mail:

Il Resto del Carlino, Il Secolo XIX, Il Messaggero online, Il Manifesto, Liberazione, Corriere della Sera

da il resto del carlino
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/10:4432956:/2003/05/29


G8, è già stato d'assedio
Negozi chiusi a Ginevra


Fuochi sul lago di Ginevra, blocchi non violenti delle strade percorse dalle delegazioni che puntano su Evian. Il Forum sociale europeo ci prova di nuovo. Tenta di far raccontare a tutte le Tv del mondo il suo dissenso sul modello di globalizzazione che i paesi del G 8 incarnano e rappresentano al massimo livello. Pesano sul vertice, che si riunirà dall'1 al 3 giugno, le stesse incognite, o se si preferisce le stesse ipoteche, che avvelenarono il summit di Genova, ossia la minaccia del terrorismo islamico e la presenza dei black bloc. Gli anarchici l'hanno annunciata ai giornali locali. Gli emuli autoctoni, i “Petit gris”, ovvero “piccoli grigi” di Annemasse, sono già in ebollizione. I poliziotti svizzeri e francesi hanno ricevuto una lista di trecento indesiderati che non potranno varcare le rispettive frontiere.
I rinforzi
L'Italia dà una mano. Un centinaio di uomini fra agenti e carabinieri è stato inviato in Valle d'Aosta per irrobustire la vigilanza all'imbocco dei trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo.
Lo schieramento difensivo è impressionante. Sono stati mobilitati venticinquermila uomini, quindicimila in Francia e diecimila in Svizzera. L'Alta Savoia è vigilata dall'alto da aerei radar Awacs, da caccia militari e da elicotteri della gendarmeria. Sui picchi alpini sono state piazzate batterie di missili “Crotale”. Il lago di Ginevra sarà solcato in continuazione da mezzi delle forze dell'ordine e scandagliato da uomini rana francesi. I barchini di Greenpeace potrebbero tentare una sortita.
La Svizzera schiera diecimila persone, tutori della legge e soldati. I militari non saranno impegnati in azioni di ordine pubblico. I cantoni di Losanna e di Ginevra sono stati costretti a chiedere rinforzi.
All'appello sono mancati un migliaio di agenti. Berna ha chiesto un aiuto alla Germania che ha provveduto a distaccare un centinaio di poliziotti. Ai germanici è toccato il compito delicato di presidiare l'aeroporto internazionale di Cointrin. Il contingente, munito di idranti poderosi, ha già preso posizione nello scalo.
Il quartiere internazionale di Ginevra è disseminato di transenne. Il Palazzo dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), sul lungolago, è difeso da imponenti volute di filo spinato. Nel centro, attorno al Jardin Anglais, dal quale partirà la grande manifestazione no global di domenica, negozi, gioiellerie e banche hanno chiuso i battenti e sono già protetti da pareti di assi dipinte di giallo. Molti commercianti hanno chiesto ufficialmente al cantone di risarcire gli eventuali danni non coperti dalle assicurazioni. Tutti i bancomat sono già vuoti, a scanso di sorprese. Il ponte Monte Bianco è pavesato di bandiere della pace, un gesto distensivo della municipalità.
«Coprifuoco»
Diverse imprese hanno deciso di non riprendere l'attività fino al tre giugno. Aziende e sindacati del settore metallurgico hanno raggiunto un accordo. Nel comparto dell'orologeria si tratta ancora. I rappresentanti dei lavoratori contestano il “sacrificio” di due giorni di ferie.
Anche Losanna, sede delle delegazioni dei paesi invitati al summit ha adottato misure preventive. Il McDonald's che si affaccia sulla piazza della stazione ha fatto sparire l'insegna. La Nestlé ha chiuso. La città ospiterà oggi la manifestazione di apertura del controvertice non global, quella sui diritti umani. Sabato sera, dopo le 21, i contestatori del modello dominante di globalizzazione accenderanno falò su tutte e due le sponde del Lago Lemano. Rinverdiranno in questo modo la tradizione dei fuochi con i quali gli abitanti di una sponda avvertivano i dirimpettai di un pericolo imminente. Domenica, giorno di apertura del vertice ufficiale, piccoli gruppi di attivisti tenteranno di impedire in maniera pacifica l'arrivo delle delegazioni a Evian. Nella stessa giornata due grandi cortei partiranno alle 10 da Ginevra e da Annemasse, in Francia, e si ricongiungeranno sul confine a Thonex. Gli organizzatori considererebbero un mezzo fiasco la partecipazione di trecentomila persone. Da oggi fino a sabato a Ginevra si riunirà il “Il tribunale internazionale per la riduzione del debito dei paesi più poveri”.
La pop star Bob Geldof ha già messo in mora l'Unione Europea. Dopo aver incontrato il presidente dell'Etiopia Melles Zenawi ha definito “patetici e orripilanti” gli interventi decisi finora dal Vecchio Continente per combattere la fame. Bush ha dato il via a una campagna anti Aids in Africa e nei Caraibi che vale 15 miliardi di dollari. Il grande circo del G 8 e il corollario della contestazione vanno a incominciare.

di Lorenzo Bianchi



da il secolo XIX
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=76748&idcategoria=581


Il G8 di EVIAN Prove di zona rossa alla francese


Il dossier gira tra le mani, s'intitola "Genova sotto chiave" e descrive come si blinda una città che ospita un vertice internazionale. Il G8 del luglio 2001. Poi ci sono le foto, i filmati. I disordini, le scorribande dei black bloc, gli schieramenti di polizia per arginarli, fuori dalle grate opprimenti che circondavano la zona rossa. Tutto oggetto di studio, di analisi approfondita della polizia di tre Paesi, in collaborazione con quella italiana. Perché dal primo al tre giugno ci sarà un nuovo vertice dei Grandi, a Evian, Francia, località fino a oggi nota per l'acqua minerale e il mite clima lacustre.
Evian ospiterà il summit (il summet, come scrivono gli ostinati francofoni d'oltralpe), ma tutte le città intorno al lago saranno coinvolte. Anche quelle in ...
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da il messaggero online
http://217.220.29.171/hermes/20030528/01_NAZIONALE/ESTERI/SARS.htm


Mercoledì 28 Maggio 2003
VERSO IL G8
Le Ong: alla paralisi gli aiuti allo sviluppo

ROMA — E’ già guerra tra le Ong italiane che parteciperanno al “Vertice per un altro mondo" ad Annemasse, alla vigilia del G8 di Evian. Ieri a Roma presentando il documento elaborato dalla piattaforma congiunta delle principali campagne e organizzazioni che lavorano sulle tematiche in agenda al G8 (debito, investimenti nel Sud del mondo, acqua per tutti, agricoltura sostenibile, Aids) il presidente dell’Associazione delle Ong, Sergio Marelli ha espresso tutto il suo scetticismo per quello che il Vertice di Evian potrà partorire: «Gli Otto hanno diritto di incontrarsi e discutere - ha detto Marelli - ma non possono arrogarsi il diritto di decidere per tutti. Non possono continuare a costruire un contropotere a quello, per noi legittimo, delle Nazioni Unite».
Parole di fuoco anche per il governo italiano «che in materia di aiuti allo sviluppo e cooperazione internazionale è alla paralisi totale». «Dal G8 di Genova non facciamo che ascoltare promesse, anzi bugie. Berlusconi aveva promesso aiuti straordinati per combattere Aids, malaria e tubercolosi. Non si è visto un euro. Ora quali altre promesse arriveranno da Evian?».



da ilmanifesto.it


Usa-Ue, la sfida del G2 di Evian
Divisi sulla guerra, Stati uniti e Vecchia Europa sono costretti a confrontarsi sulle politiche agricole come sugli aiuti allo sviluppo per l'Africa. In vista del vertice del Wto a Cancun, dove una ritrovata unità potrebbe segnare un'offensiva sui commerci
ANTONIO TRICARICO *
L'invito di inizio settimana del presidente francese Chirac a dimenticarsi degli screzi transatlantici sulla guerra in Iraq, rivolto ai capi di stato e di governo dei paesi del G8 che si ritroveranno dal 1 al 3 giugno ad Evian, sul lago Lemano al confine tra Francia e Svizzera, è servito a ben poco. Nonostante segua l'esempio del Canada dello scorso anno di vedersi in sicurezza lontano dalle proteste, dopo la lezione dei tumulti di Genova del 2001, in realtà l'incontro del G8 di quest'anno ha un significato maggiore del solito. Non è soltanto il texano Bush che si vede costretto a sbarcare nell'ostile vecchia Europa dove si beve vino francese, ma un vero e proprio confronto tra i G2, gli Stati Uniti e l'Europa, che sembrano sempre più divisi e non solo da questioni militari. Infatti, nonostante l'invito ad un sano scurdammoce o' passato, il presidente francese ricorda anche le principali questioni sul tavolo del vertice, che vedono le sponde dell'Atlantico allontanarsi sempre di più. Prima fra tutte, la grande partita del commercio che ha in agenda un appuntamento cruciale il prossimo settembre a Cancun, in Messico, con la quinta conferenza ministeriale del Wto. Chirac proporrà una moratoria sui sussidi all'esportazione per i prodotti agricoli europei verso i paesi più poveri, cercando di migliorare così l'immagine di un'Europa protezionista sull'agricoltura che non apre i propri mercati - nonostante la gran parte dei sussidi vada alla grande agro-industria e non certamente ai piccoli coltivatori di qualità. Confermando così ai partner europei che la politica agricola comunitaria si riformerà soltanto nel 2006, in tempi troppo lunghi per il negoziato Wto, Chirac risponde indirettamente all'arroganza americana che ha mosso un ricorso al Wto contro la moratoria vigente nell'Unione Europea sulla commercializzazione di prodotti agricoli geneticamente modificati. Ma Bush ha le sue carte mediatiche pronte: più di 15 miliardi di dollari per la lotta all'Aids per far sfigurare la Vecchia Europa, proprio quando sono gli Usa sotto la lobby delle loro grandi case farmaceutiche a non rispettare neanche la dichiarazione del Wto di Doha del novembre 2001 sulle esenzioni per i paesi poveri dall'accordo sui diritti di proprietà intellettuale per consentire l'accesso ai farmaci generici contro le malattie infettive, a partire da Aids, malaria e tubercolosi. Per inciso, il fondo pubblico-privato sulla salute di Genova, pomposamente lanciato da Berlusconi nel luglio 2001, non funziona poiché ha raccolto meno della metà dei 7 miliardi previsti. Allo stesso tempo Bush continua a muovere accordi commerciali in via bilaterale e regionale senza problemi, in particolare su liberalizzazione di investimenti e servizi, svuotando così le attese rispetto al Wto e mettendo in crisi l'agenda Ue, che vede come prioritaria una marcia trionfale a Cancun e in seguito.

Altro tema centrale del vertice sarà la Nepad, il nuovo partenariato di sviluppo con l'Africa, che i francesi vedono fondamentale anche per aprire i mercati africani ai colossi francesi dell'acqua, Vivendi e Suez. Per questo Chirac lancerà il Fondo per l'acqua Ue, che incanalerà soldi dell'aiuto allo sviluppo per grandi infrastrutture con una logica da anni `60. Il multilateralismo ad hoc americano lo ritroviamo anche sulle questioni del debito. Spinti dalla necessità di cancellare il debito iracheno per partire con nuovi prestiti e contratti, gli Usa hanno inconsapevolmente riconosciuto che esiste un debito odioso da cancellare e basta e hanno promosso al G7 delle finanze di metà maggio a Deuville un piano di azione per riformare il Club di Parigi dei creditori per acconsentire strappi alla regola. Su questo la Vecchia Europa, sconfitta dagli Usa al Fondo monetario internazionale sulla proposta di arbitrato internazionale sul debito, nicchia e lascia strada agli inglesi che invece puntano su una proposta di emissione di «titoli del tesoro G8» per raddoppiare subito le risorse per l'aiuto allo sviluppo e centrare gli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite. Peccato che questa proposta ritarda soltanto il momento in cui i governi dovranno mettere mano al portafoglio, e figuriamoci se gli italiani per primi ci staranno.

Infine, tutti gli otto venderanno urbi et orbi la richiesta volontaria alle multinazionali del petrolio di rendere pubblici i pagamenti ai governi poco democratici del sud per evitare casi di corruzione. Un passo giusto ma irrisorio, se si pensa che la maggior parte delle mazzette globali passa per conti in Svizzera e paradisi fiscali, del tutto privi di trasparenza. Oltre la retorica del caso e un probabile comunicato finale, fino a pochi giorni fa ancora considerato in forse, bisogna stare attenti al vero snodo politico di questo vertice: se il G2 si ricompatterà allora l'attacco a Cancun sul commercio sarà durissimo; se prevarranno i mille conflitti aperti e i protagonismi del giorno allora la partita del commercio rimarrà aperta fino all'ultimo. La Vecchia Europa non può più rimandare la scelta su dove stare.

* Campagna per la riforma della Banca mondiale




GLOBAL INFO
Il controG8, come la contemporane carovana diretta in Iraq e Palestina, sarà seguito anche da Global project, network radio-televisivo disobbediente. Global Radio si ascolta in internet dal sito http://www.globalradio.it e dal satellite Hot Bird Frequencies 11199,66Polarizzazione Verticale, Symbolrate 27500, Goldbox channel 499.



da liberazione.it


Amnesty denuncia: la guerra al terrorismo la peggior violazione dei diritti...
Un mondo reso peggiore dalla presunta guerra al terrorismo e devastato da conflitti non risolti dietro ai quali si stende l'ombra nera degli interessi nel traffico d'armi dei Paesi Occidentali. E' quello che emerge dal Rapporto Annuale 2003 di Amnesty International, che monitorizza le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, presentato ieri mattina a Roma. «Con l'etichetta di guerra al terrorismo si sono legittimate violazioni su larga scala dei più elementari diritti umani» ha dichiarato Riccardo Noury, direttore dell'Ufficio Comunicazione della Sezione Italiana di Amnesty International. Una denuncia, un'accusa articolata, motivata, senza appello, che ancora una volta punta il dito contro la guerra, le guerre scatenate dagli Usa. «La guerra al terrore lungi dall'aver reso il mondo un posto più sicuro, lo ha trasformato in un ambiente più pericoloso, limitando i diritti umani, indebolendo il primato del diritto internazionale e sottraendo l'operato dei governi al controllo dell'opinione pubblica» ha proseguito il rappresentante in Italia dell'organizzazione.

Una "guerra" nel nome della quale in Europa sono state congelate le domande di asilo che provengono da cittadini iracheni, che mantiene in vigore nel Regno Unito una legge che permette la detenzione a tempo indeterminato di presunti terroristi, che trattiene più di 600 persone catturate durante la guerra in Afghanistan nella base statunitense di Guantamano a Cuba senza essere incriminate, né poter ottenere assistenza legale.

Una guerra che ha visto il suo culmine con l'attacco all'Iraq. Un conflitto entrato in una seconda fase: in un "post-conflitto" - come denuncia Amnesty - che non è altro che il secondo tempo della guerra. Un secondo tempo che continua ancora in Kossovo, dove la contro-pulizia etnica lascia le minoranze etniche prigioniere delle loro abitazioni, che continua in Afghanistan dove ancora allo stato dei fatti non si sono fatti veri passi avanti in termini di diritti umani. E che continua soprattutto in Iraq dove i governi sembrano più preoccupati di accaparrarsi i pozzi di petrolio che di proteggere la popolazione civile.

Amnesty International accusa inoltre i Paesi più ricchi del mondo, riuniti nel G8, di fornire armi ad alcuni dei regimi che si sono macchiati delle peggiori violazioni dei diritti umani su scala mondiale, malgrado rassicurino del contrario. Nel rapporto diffuso ieri, in vista del vertice G8 di Evian del mese prossimo, l'organizzazione sostiene che "la tecnologia militare e di sicurezza delle principali potenze del mondo continua a finire, grazie a controlli inadeguati, nelle mani di regimi che commettono gravi abusi dei diritti umani". Il dossier stima che almeno due terzi dei trasferimenti globali di armi avvenuti tra il 1997 e il 2001 abbia avuto origine da cinque paesi del G8: Francia, Germania, Regno Unito, Russia e Stati Uniti.

In questi, così come negli altri tre paesi del G8 (Canada, Giappone e Italia), ricorda l'associazione, le leggi prevedono l'emissione di una licenza per le esportazioni militari. Eppure, in ciascun caso, il rapporto di Amnesty dimostra come i controlli siano inefficaci o vengano scavalcati. Amnesty denuncia in particolare il fatto che i mediatori e i trafficanti di armi che risiedono nella maggior parte dei paesi del G8 possano fornire armi ai paesi violatori dei diritti umani semplicemente spostando i loro traffici in "paesi terzi" dove vigono minori controlli.



da corriere.it
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=COMMENTI&doc=RONCH


Bush e Chirac, dissidio da ricomporre

IL POTERE AMERICANO

di ALBERTO RONCHEY

Al prossimo G-8 di Evian, Bush e Chirac potranno apparire insieme sorridenti per le telecamere, ma dopo l’aspro dissidio sulla guerra in Iraq non sarà facile una pronta riconciliazione tra la Casa Bianca e l’Eliseo. Colin Powell a Parigi pochi giorni fa dichiarava che «è giunta l'ora di ritrovarsi», ma persistono attraverso i media le più enfatiche recriminazioni spinte a volte fino al dileggio. Fra le disparate questioni all’esame del G-8, resterà in ogni caso implicito il divario di giudizi sulla condotta del potere americano. Da una parte viene osservato che l’impresa militare di Bush non è stata utile a scovare le armi segrete di Saddam Hussein, ancora introvabili, né a scoraggiare il terrorismo islamico, almeno finora, mentre bande di fedayn saddamiti continuano a sparare in Iraq. La controparte risponde che la superpotenza ha vinto come previsto e che il fatto compiuto va rispettato, perché ora è sotto controllo il retroterra di quel terrorismo che poteva procurarsi armi biochimiche già prodotte nel passato, mentre il presidio dell’Iraq è anche una garanzia dinanzi a prospettive come la pericolosa instabilità latente nell’Arabia Saudita.
Ma non è tutto. Bush considera più o meno antiamericani gli europei che secondo i sondaggi risultano in maggioranza critici o scettici verso la sua politica internazionale, anzi reputa Chirac responsabile con Schröder d’una risuscitazione del primario antiamericanismo di altri tempi. Eppure, se quel pregiudizio ritorna o è radicato nell’ultrasinistra e nella destra sciovinista di Jean-Marie Le Pen, è invisibile nell’Europa che adotta l’ american lifestyle fino a rischiare una «colonizzazione mentale», come segnalano anche autorevoli osservatori americani.
Le obiezioni diffuse in Europa riguardano, invece, l’imperioso unilateralismo del «nuovo corso americano» alla Casa Bianca e al Pentagono. In breve, se a Washington pensano di saper garantire l’ordine internazionale da soli o quasi non possiamo farci niente, ma se pensano di coinvolgere gli altri sappiano che questi altri hanno concezioni proprie, degne d’essere tenute in conto. Da Washington, chi risponde a simili obiezioni domanda con quali forze gli europei pensano di contribuire all’equilibrio migliore dell’ordine globale. L’Ue, viene ricordato, ambisce alla possibilità di schierare una forza operativa di 60 mila soldati entro due mesi e sostenerla per un anno. Prestazione scarsa, concludono, e anche dubbia.
Nello stesso tempo, suscita sempre stupore negli Stati Uniti la circostanza che il processo di unificazione europea sia tanto lontano da un assetto federale dell’Ue, a 15 o ancor più a 25. Si può ricordare che già Ronald Reagan, con maggior motivo, manifestava stupore dopo la sua prima visita in Sudamerica, storia breve al paragone con quella europea e due sole lingue: «Voi non ci crederete, ma laggiù sono ancora tutti singoli Stati». Così è l’ottica di chi governa una società semicontinentale federalizzata, si può capire, ma dovrebbero stupire un po' meno i tempi lunghi del processo federativo europeo fra tante nazioni e tradizioni.
Rimane che l’Europa, sia pure priva d’una «voce sola», può temere passi falsi della gendarmeria internazionale così come l’interpreta Bush. Anche se, beninteso, l’ipotesi d’un antagonismo Ue-Usa è in ogni caso arbitraria e millantatoria. Per ora, sarebbe almeno auspicabile una misurata soft hegemony della superpotenza.

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giornaledibrescia.it
by mj Thursday, May. 29, 2003 at 2:33 PM mail:

http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/05/29/01,PRIMA/T2.html


Tra sabato e domenica
Maratona diplomatica dal Baltico ad Evian

Fernando Mezzetti

Gli dei della diplomazia hanno senso dell’umorismo. In una fase internazionale in cui tanti si guardano in cagnesco, hanno organizzato per i prossimi giorni una vera e propria maratona di capi di Stato e di governo che cominciando sabato 31 a San Pietroburgo, prosegue domenica 1 giugno a Evian, in Francia, sul lago di Ginevra, per concludersi martedì 3. Nell’ex capitale zarista, ospiti di Putin che vi è nato e cresciuto, si ritrovano una trentina di leader di vari Paesi per le celebrazioni dei 300 anni di fondazione della città. Molti di loro si trasferiranno poi il giorno dopo nella cittadina termale francese per il vertice annuale del G-8, per il quale Parigi ha esteso l’invito ad altri leader di importanti Paesi in via di sviluppo. Due appuntamenti fissati da tempo, ma che cadono in un’atmosfera internazionale segnata dalle divisioni e i contrasti sorti per la guerra in Iraq, a causa della quale sono esasperate anche differenze in altri campi. A Evian i francesi vogliono che il vertice si concentri sullo sviluppo economico, e per questo hanno voluto anche i leader di importanti Paesi, come Cina, India, Brasile, Messico, Arabia Saudita. È la prima volta che Pechino, anche in passato vanamente invitata, partecipa a quello che in passato derideva come "il club dei ricchi". Sulle questioni economiche incombe ora la caduta del dollaro, che non aiuta certo l’Europa e il Giappone e ancor meno la Cina, mentre il campo politico sarà dominato dalle prospettive di pace tra Israele e palestinesi, per le quali Europa e Stati Uniti, sponsor della "road map", saranno chiamati a consistenti aiuti. Tra le rive del Baltico e del Lemano, l’agenda, oltre che di riunioni collettive e foto di gruppo con sorriso, è fitta anche di importanti incontri bilaterali; ma ancor più significativa è l’assenza di colloqui faccia a faccia tra alcuni, si può dire i maggiori, partecipanti: gli incontri che non si svolgeranno avranno più importanza di quelli che avverranno. Si sa già, ad esempio, che Bush non avrà il tempo per un colloquio da solo né con Chirac né con Schroeder. Lo avrà per altri leader, e non potrà non averlo per Putin, che è l’anfitrione, ma il loro incontro è preceduto da recentissime, reciproche punzecchiature. L’altro giorno, insieme a Hu Jintao, presidente della Cina e capo del partito comunista, a Mosca da lunedì per la sua prima visita ufficiale all’estero, il leader russo ha insistito sulla necessità di un mondo multipolare, nella visione di una Russia con l’Europa e la Cina che controbilancino la superpotenza solitaria, e sulla importanza dell’Onu per risolvere le questioni internazionali: apparentemente ovvio, in realtà critica con Bush per la guerra in Iraq senza esplicito mandato Onu. E mentre gli Usa sono preoccupati per le forniture russe di tecnologia nucleare all’Iran, chiedendo all’Iaea, l’agenzia atomica dell’Onu, di dichiarare che Teheran sta violando il trattato di non proliferazione, il ministro degli Esteri, Igor Ivanov, avverte ieri che Mosca non tollererà critiche su questo: «Non c’è motivo di lamentele verso la Russia, di lanciare accuse senza sostanza». Solo il giorno prima il Cremlino era stato conciliante con la Casa Bianca, ammonendo l’Iran a non usare le forniture russe per scopo militare e a far ispezionare l’impianto dall’Iaea. Bush da parte sua arriva a San Pietroburgo dopo essersi apposta fermato in Polonia, da poco entrata nella Nato, per colloqui a Cracovia col presidente Kwasnievsky. Le stesse tensioni pervaderanno il G-8 a Evian. Una stretta di mano fra Bush e Chirac, anfitrione, vi sarà: diplomatici e osservatori la sottoporranno a scrutinio e al cronometro, mentre resta in dubbio quella con Schroeder, con cui da novembre Bush non ha contatti. Chirac, pur avendo telefonato dopo la guerra a Bush, non ha rinunciato a una recente stilettata, dichiarando lunedì che «una guerra priva di legittimità non diventa legittima solo perché è stata vinta». Gli apparenti personalismi esprimono di fatto diversità di visioni del quadro internazionale e delle strategie economiche. Non sarà facile, per il G-8 conciliarle, ma non ci sono alternative.
Fernando Mezzetti



http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/05/29/04,ESTERO/T1.html


Il presidente americano lascerà Evian in anticipo per andare a discutere di pace in Medio Oriente: per molti è un dispetto a Parigi
Bush, un giorno di meno al G8
In Francia, di fatto, non c’è niente da decidere. Chirac: capisco le ragioni

Ospite di turno del G8, il presidente francese Jacques Chirac, dice di «capire le ragioni» per cui il presidente americano George W. Bush lascerà il Vertice dei Grandi senza attenderne le conclusioni: la causa della pace in Medio Oriente val bene un posto a tavola vuoto, intorno al tavolo della cena dei leader dei Paesi più industrializzati. Giustificato, comprensibile, ma il dispetto alla Francia resta: non è gratuito come sarebbe stato l’andare a dormire in Svizzera le notti del Vertice; ma è evidente. A comprimere i tempi della missione di Bush, infatti, non sono gli impegni degli interlocutori: per i leader arabi e i premier israeliano e palestinese, co-protagonisti degli appuntamenti orientali, il 3 e 4 giugno, un giorno valeva l’altro; nè ci sono in vista scadenze obbligate. Il presidente americano «scappa» da Evian un pò perchè lì non c’è niente da decidere: i ministri del tesoro e degli esteri hanno già tracciato le conclusioni economiche e politiche del Vertice. E un pò perchè prevale in lui il desiderio imperativo di rientrare a Washington il 5 sera, dopo esserne stato assente dagli Usa una settimana, che, per questo presidente, è un record ineguagliato. Tanto che, proprio l’altro ieri, la Casa Bianca aveva annunciato un appuntamento ufficiale a Washington venerdì 6 giugno: la visita del premier portoghese, Josè Durao Barroso, un altro dei tanti alleati da premiare con una visita, una dichiarazione di gratitudine e una stretta di mano nello Studio Ovale, davanti a una siepe di telecamere. L’annuncio del programma completo della missione che Bush intraprende venerdì da Cracovia, in Polonia, conferma che le tensioni irachene del recente passato con la Vecchia Europa sono superate, dopo il voto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla levata delle sanzioni all’Iraq, ma non dimenticate. Il Medio Oriente è il punto forte dell’agenda di Bush: lì, tra il 3 e il 5 giugno, tra Sharm el Sheikh e Aqaba, sulle rive del Mar Rosso, si gioca il successo della missione. Il resto diventa contorno: sul taccuino del presidente, ci sono ancora le istruzioni suggeritegli dal suo consigliere per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice: punire la Francia, isolare la Germania, perdonare la Russia, tanto per aumentare le divisioni e le incertezze nello schieramento dei Paesi non convinti dalle politiche bellicistiche degli Stati Uniti. Così Bush celebra a Cracovia i riti dell’amicizia con la Polonia, capofila alla corte americana del nuovo corteo di alleati fedeli dell’Europa orientale; cerca di ricucire a San Pietroburgo, sia pure con l’insidia dell’Iran, un cuneo nelle relazioni tra Washington e Mosca, il rapporto personale con il presidente russo Vladimir Putin; e partecipa al Vertice dei Grandi portando in dote stanziamenti per la lotta contro l’Aids, ma - scrive il Washington Post - «nessuna concessione» sulle materie scottanti. Per di più, Bush avrà probabilmente la soddisfazione di imporre ai partner del G8 una dichiarazione d’appoggio alla sua missione in Medio Oriente: saluteranno la sua partenza anticipata dalla loro riunione con messaggi di sostegno e di incoraggiamento. La pace tra israeliani e palestinesi e un assetto stabile e pacifico nella Regione stanno a cuore a tutti. Sulle pagine del Washington Post, Anne Applebaum scrive che «l’Europa è all’ascolto di Bush», anche se non è sicuro che Bush voglia parlarle: «Abbiamo lì pochi alleati - aggiunge la Applebaum -, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Polonia. Ne potremmo avere di più se ci prendessimo la briga di prestare loro attenzione». Non sembra che sia questa l’occasione buona.

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