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rassegna stampa 24 maggio g8 evian
by mj Saturday, May. 24, 2003 at 3:27 PM mail:

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da La Gazzetta di Parma
http://www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW8b/795c649fd3b1d901c1256d300028f5e5?Open



G8, tensione fra Usa e Francia
Il disgelo è solo all'inizio. Delineato un piano comune contro gli estremismi
NOSTRO SERVIZIO

PARIGI - Il G8 della prossima settimana a Evian è salvo. Ma le tensioni tra Francia e Stati Uniti restano, e l'incontro faccia a faccia di ieri tra il segretario di Stato Colin Powell e il ministro degli esteri francese Dominique de Villepin non ha potuto che confermarle.

A Parigi, nella riunione preparatoria del vertice di Evian, i ministri degli esteri dei paesi più industrializzati hanno fatto il possibile per rasserenare il clima, e ci sono riusciti. Almeno, la famiglia occidentale avrà modo di presentarsi unita, sia pure convalescente. «E' stato un momento importante per uno scambio d'opinioni libero», riassume per i giornalisti De Villepin, nelle vesti di padrone di casa: «Ci siamo ritrovati dopo alcuni mesi difficili per tutti noi, anche se il dialogo non è mai venuto meno» . Il ministro italiano Franco Frattini sintetizza così: «Nel nome del pragmatismo abbiamo ritrovato una coesione non indifferente».

Così, da Evian si può già dire che usciranno dei risultati importanti in tema di politica internazionale. Primo, un piano comune contro il terrorismo e le sue cause, che prevede non solo la risposta poliziesca e militare agli attentati, ma anche quella politica con lo sviluppo del dialogo con i musulmani, la lotta alla povertà, e soprattutto l'accelerazione del processo di pace israelo-palestinese con l'avvio della famosa «road map», il piano a tappe verso la nascita di uno stato palestinese nei Territori Occupati.

Colin Powell ha rassicurato i paesi arabi e il nuovo leader palestinese Mohammed Abbas, dopo le voci di modifiche filo-israeliane al documento in cambio del sì di Sharon: «Abbiamo detto al governo israeliano che terremo conto delle loro osservazioni e le affronteremo seriamente nel dare applicazione alla road map, ma questo non ci obbliga a cambiarne il testo».

Sarà proprio l'Italia a reggere la presidenza Ue durante l'avvio del processo di pace, e Frattini sembra ottimista: «Si è aperta una finestra di opportunità: si può far partire la road map, ma» avverte, «quel bottone va premuto da qui alla fine dell'anno o le speranze si ridurrebbero drammaticamente».

Dopo il voto unitario sull'Iraq all'Onu, l'accordo di ieri a Parigi chiude le pagine più nere della crisi tra Ue e Usa. Ma resta lo strascico della diffidenza tra Parigi e Washington, che ieri neppure la colazione di lavoro di 45 minuti tra De Villepin e Powell è riuscita a superare. Alla fine, dopo aver definito con una battuta «eccellenti» i rapporti bilaterali, entrambi si sono dovuti rifugiare nella formula di rito: colloquio «franco e cordiale».

C'è di buono che i due ministri, a quanto si dice, si sono davvero tolti ogni sassolino dalla scarpa: hanno discusso delle armi di distruzione di massa che non si trovano, della guerra che non ha fermato il terrorismo, della ricostruzione per ora in mano solo alle ditte americane. Carte in tavola, quindi, per passare dallo scontro al dialogo.

Paul Friseau



da Liberazione
http://www.liberazione.it/giornale/030524/LB12D699.asp


Francia e Usa tornano a parlarsi, ma le concessioni francesi all'Onu non bastano a Washington
Archiviato l'Iraq, i G8 si ricompattano
Pariginostro servizio
A dieci giorni dall'apertura del vertice di Evian, che ospiterà dall'1 al 3 giugno prossimi i capi di Stato e di governo degli otto paesi più industrializzati del mondo, fra le due sponde dell'Atlantico soffia aria di riconciliazione.

Bonari ammonimenti al figliol prodigo e primi seppur prudenti sorrisi: così il segretario di Stato americano Colin Powell, a Parigi per una riunione preparatoria del vertice fra i ministri degli Esteri dei G8, ha comunque tenuto a sottolineare la gravità del "tradimento" di Parigi durante la crisi irachena. Accolto dal capo della diplomazia francese, Dominique de Villepin, che incontrava per la prima volta dopo la guerra in Iraq, Powell ha interpratato la sua visita come «l'inaugurazione di una nuova fase delle relazioni fra gli Stati-Uniti e la Francia», dopo quello che non è stato, ha detto, «un momento piacevole per nessuno».

Primo riconoscimento dei segnali di apertura che Parigi moltiplica, da diverse settimane, nei confronti dell'alleato oltreatlantico. Questione di «realismo», come ha più volte ripetuto Jacques Chirac dopo la presa di Bagdad, e volontà di assumersi le responsabilità del buon padrone di casa in vista del prestigioso appuntamento internazionale.

In questo quadro deve essere inserito il voto favorevole della Francia che, giovedì, ha permesso l'approvazione della risoluzione americana di revoca dell'embargo sull'Iraq. Dopo un lungo braccio di ferro, Villepin ha lasciato cadere la proposta di sospensione solo temporanea delle sanzioni, per la versione più definitiva di Washington: la cancellazione suona infatti come il sigillo dell'Onu su una vittoria totale, sull'inutilità delle misure di ostracismo in un paese ormai "democratizzato" dalle armi americane. Powell, riferendosi al primo "sì" pronunciato finalmente da Parigi dall'inizio della crisi irachena, ha generosamente riconosciuto che si è trattato di «un passo nella buona direzione per andare avanti insieme». «Questo non significa che i dissensi del passato siano dimenticati», ha però aggiunto. Per poi chiarire: «Fra i nostri due Paesi esistono ancora delle ragioni di tensione».

«Toni da maestro di scuola», valutava ieri Le Monde le dichiarazioni di Powell, «che, senza sminuire l'errore, accetta di concedere un'altra possibilità all'allievo ripetente». Nonostante le aperture, gli Stati Uniti sembrano più che mai determinati ad approfittare della loro posizione di forza, e ad imporla proprio ad Evian, ospiti dell'alleato recalcitrante. Interrogato alla chiusura dell'incontro con i ministri degli Esteri a proposito delle «conseguenze» che aveva lui stesso minacciato nei confronti della Francia, Powell ha riconosciuto che i vertici Usa stanno riconsiderando le relazioni bilaterali con Parigi. «Guardiamo le cose in faccia, c'è stato un disaccordo e dobbiamo riesaminare il complesso delle politiche che esistono fra i nostri due paesi, e valutare se alcuni cambiamenti risulteranno essere necessari».

Troppo presto per archiviare rimproveri e toni minacciosi, insomma. Alla vigilia del G8, per Washington quest'atteggiamento pare funzionale anche a coprire il proprio disaccordo su alcuni punti caldi all'ordine del giorno del vertice. Il "piano d'azione sulla sanità", in primo luogo, che prevede facilitazioni all'importazione di farmaci generici per i paesi che vivono situazioni di crisi sanitaria, come, per esempio, alcuni Stati africani flagellati dall'Aids. Gli Stati Uniti, nonostante le promesse, frenano sul progetto, che si tradurrebbe in ingenti perdite finanziarie per i laboratori americani titolari dei brevetti farmaceutici. Un altro esempio: i problemi ambientali, e quelli legati al surriscaldamento climatico, in particolare. Chirac ha ribadito, mercoledì, che la soluzione resta l'applicazione del protocollo di Kyoto, non firmato dagli Usa.

Iraq a parte, gli argomenti di contrasto non mancano fra gli Stati Uniti e gli alleati europei. Che fra aperture e, forse, timori di isolamento, si ritroveranno faccia a faccia, fra nove giorni, ad Evian.

Clelia Cirvilleri



da ilmanifeato.it



apertura
Francia-Usa disgelo parziale
Passata la crisi dovuta alla guerra in Iraq, clima più disteso tra Powell e de Villepin. Ma la questione palestine continua a dividere i due paesi
ANNA MARIA MERLO
PARIGI
Clima più disteso tra Francia e Usa, ieri, dopo la riunione dei ministri degli esteri del G8 per preparare il vertice di Evian (1-3 giugno), preceduta da un tête-à-tête di tre quarti d'ora alla prima colazione tra Dominique de Villepin e Colin Powell. Ma le divergenze di fondo persistono. In particolare, ieri non è stata evitata una diversa impostazione tra i due paesi sulla questione del conflitto israelo-palestinese. Il documento finale, approvato dagli otto ministri degli esteri (più i rappresentanti della Commissione e della presidenza del Consiglio europeo, che è greca), afferma che «a via indicata dalla Road Map del Quartetto offre un'occasione storica per risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi nel quadro di due stati efficienti, che vivano fianco a fianco in frontiere sicure e riconosciute e per mettere fine a decenni di soferenze». Il documento rende omaggio alle «decisioni coraggiose prese dai palestinesi per riorganizzare le loro istituzioni». Colin Powell però, anche se afferma che la Road Map resta il testo di base, ammette che il Quartetto dovrà prendere «in considerazione i commenti di Israele», che ne ha contestato una quindicina di punti. «Aspetteremo la risposta di Israele» ha affermato Powell. Dominique de Villepin, che sarà domenica nella regione, afferma invece che non è questione di «riaprire il processo» e che «l'importante è andare avanti sulla Road Map», anche se «possono essere prese in condiderazione i commenti delle parti». Villepin vedrà Arafat in Palestina. Ma Powell non crede che «Arafat sia all'altezza delle aspettative del suo popolo» e sottolinea quanto sia «importante avere un nuovo interlocutore» nella persona del primo ministro Abu Mazen. Franco Frattini segue a ruota: la Road Map è una «finestra di opportunità», resa possibile dagli Usa «tassello irrinunciabile», ma Arafat non è più legittimo: «certo, è stato eletto con le regole che ci sono, ma queste regole stanno cambiando». Sull'Iraq è il trionfo del «pragmatismo», dopo il voto a favore della risoluzione anglo-statunitense all'Onu, giovedì, da parte dell'ex fronte del rifiuto. Per Villepin, la comunità internazionale è di fronte «a un'immensa sfida» che richiede «la collaborazione di tutti». Il documento sottolinea che i ministri hanno «riaffermato l'importanza di assicurare l'unità, la stabilità e l'integrità territoriale dell'Iraq». Frattini ha precisato che il «pragmatismo» significa che i tempi per l'insediamento di un governo iracheno non sono ancora maturi, perché non è ancora conclusa la fase attuale di «consolidamento»: in altri termini, «non è ancora l'ora di una Road Map per l'Iraq, perché non ci sono le condizioni di sicurezza minime». Per Frattini, in Iraq dovrà essere cooinvolta anche la Nato, sul modello di quello che è successo in Afghanistan. Ma sull'Adfghanistan i ministri hanno dovuto constatare «le difficoltà a cui il paese deve continuare a far fronte, in particolare nel campo della sicurezza interna». La speranza sono elezioni democratiche per il 2004.

Le relazioni con l'Iran sono un altro terreno di contrasto, anche se per il momento sopito. Il documento, difatti, sposa la tesi del fronte della concertazione e chiede a Teheran «i gesti di fiducia necessari, in particolare firmando e mettendo in opera un protocollo addizionale con l'Aiea» per la questione della proliferazione nucleare.

Sul terrorismo, il documento non esce dalle generalità, insistendo sulla lotta al finanziamento. Nei fatti, le divergenze restano tra i due schieramenti: gli Usa privilegiano l'approccio militare, mentre la Francia, con la Germania, ritiene che vadano indagate le cause e che gli interventi armati abbiano effetti devastanti. «Soggetto di preoccupazione» anche la Corea del nord e il narco-traffico in Colombia (ma l'«appoggio all'azione del presidente Uribe» lascia per lo meno perplessi, quando si sa la parte che svolgono gli squadroni della morte contro-rivoluzionari).

Il clima era più disteso, ieri, Powell e Villepin hanno entrambi ricordato i 200 anni di legami esistenti tra i due paesi. Ma la visione del mondo resta molto diversa. La Francia vuole che il G8 di Evian si impegni concretamente per l'Africa. Ma gli Usa rifiutano categoricamente che venga varato a Evian un «piano di azione per la salute», come vorrebbe Jacques Chirac, perché non intendono fare concessioni sui brevetti sui medicinali (cosa che permetterebbe a paesi con problemi sanitari ma pochi soldi di procurarsi a basso prezzo dei medicinali efficaci).


G8 sul lago blindato
Sicurezza, 25 mila agenti a difesa del summit
SERENA TINARI
BERNA
Oltre 25 mila agenti, fra francesi e svizzeri, poliziotti e soldati. Continua la guerra dei numeri sulla sicurezza per il G8 di Evian. E mentre non si hanno ancora conferme né indicazioni precise sugli internazionali che parteciperanno alle manifestazioni di protesta, si profila il rischio surreale quanto concreto che il numero di agenti si avvicini molto a quello dei manifestanti. Eric Decarro, del Forum sociale lemanico, racconta al settimanale Area: «siamo sbalorditi di fronte al dispiegamento di questo enorme apparato militare e poliziesco». Il governo svizzero mercoledì ha deciso di accettare rinforzi dalla Germania: mille agenti antisommossa, di cui 250 addetti al funzionamento di quindici idranti per acqua e gas Cn. Gli Schipos tedeschi saranno destinati alla difesa dell'aeroporto di Ginevra: è lungo quattro chilometri ed è una delle zone considerate più a rischio di azioni e blocchi da parte dei manifestanti. Il ministero della difesa, intanto, ha fatto sapere che circa il 20 per cento dei militari chiamati a partecipare alla difesa del G8 hanno declinato l'offerta. La corsa securitaria comincia a spaventare anche i commentatori più prudenti: ieri la Posta svizzera ha annunciato che sospenderà il servizio in molti quartieri di Ginevra e Losanna nei giorni del G8. Paura di pacchi bomba? No, piuttosto dei ritardi, ha dichiarato alla stampa incredula il portavoce dell'azienda. Anche molti musei, banche e negozi chiuderanno le saracinesche dal primo al tre giugno e dal Consiglio di Stato ginevrino si sono alzate voci critiche per una città che comincia a sentirsi in stato di assedio. I bancomat saranno sigillati, così come i cassonetti dell'immondizia, con il risultato che le città di Ginevra e Losanna in quei giorni avranno un aspetto surreale. Le agenzie di stampa hanno invece lanciato che sarebbero 300 le persone indesiderate, che saranno respinte se si presenteranno alle frontiere svizzere. E stavolta si dichiara proprio arrabbiata Danielle Bersier, portavoce del Dipartimento federale giustizia e polizia: «è patetico che i suoi colleghi continuino ascrivere di "liste nere"», ulula al telefono, «noi non abbiamo nessun diritto di fare "liste nere". La legge federale sulla protezione dello Stato ci autorizza ad emettere provvedimenti amministrativi temporanei di interdizione, ed è quello che facciamo caso per caso». Ma un insieme di nomi non sarà mica una lista o un elenco? «Assolutamente no». E ci immaginiamo allora i poliziotti di frontiera alle prese col faldone, con dentro centinaia di fogli. Bersier giura che non si tratta delle stesse persone interdette per il Wef di Davos: evento nuovo, lista nuova.



da Il Foglio
http://www.ilfoglio.it/mondo.php?idoggetto=10438


Prosegue il dialogo tra Usa e Francia. Ieri, in preparazione del G8 di Evian, si sono incontrati i ministri degli Esteri de Villepin e Powell (non succedeva dal 3 aprile). I ministri degli Esteri del G8 presenteranno al vertice di Evian un piano contro il terrorismo (e le sue cause) e avvertimenti a Corea del Nord e Iran sul nucleare.



dal giornale di brescia
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/05/24/04,ESTERO/T11.html


Voce unanime dal G8 di Parigi: portare la pace in Medio Oriente



PARIGI

Dopo il rammendo sull’Iraq i Paesi del G8 uniscono gli sforzi davanti ad un’altra grossa sfida: portare la pace in Medio Oriente, tramite la cosiddetta Road Map. L’impegno è stato preso ieri con solennità a Parigi dai ministri degli Esteri delle sette maggiori potenze industriali e della Russia. Anche Stati Uniti e Francia, spesso e volentieri su barricate diverse, concordano: la Road Map rappresenta «un’occasione storica per risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi» facendo convivere due Stati «fianco a fianco dentro frontiere sicure e riconosciute». Alla conferenza stampa al termine dell’incontro G8 dei ministri degli Esteri, il segretario di Stato americano Colin Powell ha dissipato ogni dubbio: l’amministrazione Bush si impegnerà a fondo nella strategia indicata dalla Road Map. Terrà conto dei «commenti» di Israele ma non modificherà in nulla il suo approccio. Parole queste che il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha subito salutato con estremo favore perchè «l’impegno chiarissimo e senza condizioni degli Stati Uniti sulla Road Map è un tassello necessario e irrinunciabile». L’intesa per una forte azione collettiva in Medio Oriente non significa però che i Paesi G8 abbiano sul problema una totale coincidenza di vedute. Il ministro degli Esteri francese Dominique de Villepin ha annunciato che lunedì incontrerà a Ramallah Yasser Arafat mentre sul presidente palestinese gli americani hanno messo da tempo la croce. Questa nota stonata è emersa chiaramente alla conferenza stampa finale: de Villepin ha difeso il suo prossimo incontro con Arafat. «La posizione europea - ha detto - è quella di parlare con tutti». Powell gli ha risposto che il presidente palestinese non è stato «all’altezza delle aspettative e gli Stati Uniti hanno quindi deciso di investire tempo ed energia sul primo ministro palestinese Abu Mazen» . Il segretario di Stato americano, che in mattinata ha incontrato de Villepin a quattr’occhi per 45 minuti, non ne ha fatto ad ogni modo un dramma: a suo dire «gli europei sono liberi di trattare con Arafat senza che ciò diventi fonte di discordia». Arafat o non Arafat, i rapporti tra Washington e Parigi rimangono piuttosto difficili malgrado oggi in un classico balletto diplomatico Powell e de Villepin li abbiano definiti «eccellenti». Il voto espresso dalla Francia in Consiglio di Sicurezza a favore della risoluzione anglo-americana presentata all’Onu per la gestione del dopo-guerra in Iraq ha gettato le basi per una ricucitura che non può però ancora dirsi completa. Non a caso nel corso di un’intervista ad una rete televisiva francese Powell ha parlato di una «revisione dell’insieme delle politiche verso la Francia in risposta alla sua linea anti-guerra». Di sicuro grazie all’allineamento alle posizioni Usa sull’Iraq il presidente Jacques Chirac dovrebbe essere in grado di pilotare senza troppi problemi il vertice tra gli otto grandi della terra in programma dall’1 al 3 giugno ad Evian, vertice in vista del quale i ministri degli Esteri si sono incontrati giovedì al Quai d’Orsay e ieri all’Hotel Intercontinental per ampie discussioni sulle crisi regionali e sulla lotta al terrorismo.



da il giorno
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/87/12:4418774:/2003/05/24


A Evian in bicicletta
per l'«altro-summit»

Da Milano a Evian, in sei tappe da 80 km. l'una, rigorosamente su due ruote: è il, programma di Bici G8, pedalata no global che partirà dalla centralissima piazza Mercanti di Milano per attraversare Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, Svizzera e Francia, e arrivare infine al Villaggio delle Alternative di Annemasse. Due i confini da attraversare e tre passi alpini. Ma i partecipanti alla spedizione hanno da loro la «preparazione» di Genova 2001 e del Social Forum di Firenze.



da la provincia pavese
http://www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_24/vigevano/cronaca/pv106.htm


500 chilometri
in bicicletta
contro il G8


VIGEVANO. In bici contro il G8 e la globalizzazione: domenica 25 transiterà in città la carovana "Bici-G8", in viaggio verso Evian per la manifestazione contro il "vertice dei potenti". Un gruppo di associazioni e collettivi attraverserà due frontiere e percorrerà 500 chilometri per portare lungo le strade e nelle città italiane ed europee in cui farà tappa la protesta contro la globalizzazione neoliberista. La carovana in bicicletta partirà da Milano nella mattinata di domenica, transiterà da Abbiategrasso e farà poi una tappa "ristoratrice" a Vigevano nello stesso giorno presso i giardini annessi alla Palazzina Pertini in viale Leonardo Da Vinci 15, dove il Forum Sociale di Vigevano e Lomellina ha deciso di predisporre un momento d'accoglienza.



da iltempo.it
http://62.110.253.162/approfondimenti/index.aspx?id=262654&Sectionid=4&Editionid=5


PARIGI
G8, gli Usa fanno pace con Russia e Francia
di GIAN LUCA MEALLI



PARIGI — Dopo l'Iraq, la questione israelo-palestinese e la lotta totale al terrorismo: la riunione dei ministri degli Esteri del G8, ieri e l'altro ieri a Parigi, ha messo a fuoco le nuove priorità della comunità internazionale.
Nonostante le divergenze tra Francia e Stati Uniti non siano completamente superate, ieri Colin Powell e il suo collega francese Dominique de Villepin si sono rallegrati insieme per la ritrovata unità alle Nazioni Unite sul dossier del dopoguerra in Iraq e si sono detti ambedue disposti a impegnarsi a fondo perchè si arrivi rapidamente alla pace in Terrasanta utilizzando la ormai famosa «Road Map» come strumento di lavoro. Una posizione condivisa dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini che si è detto soddisfatto del clima di ritrovata unità ed è apparso molto fiducioso del nuovo approccio «pragmatico» nei confronti dei problemi mediorientali.
La votazione giovedì a New York al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, con 14 voti a favore, della risoluzione che ha revocato le sanzioni che da oltre 10 anni pesavano sull'Iraq ha considerevolmente contribuito a svelenire l'atmosfera, fattasi negli ultimi mesi irrespirabile tra gli angloamericani e il cosiddetto «fronte della pace» costituito da Francia, Germania e Russia. Ieri, quindi, alla conferenza stampa dei ministri degli Esteri degli 8 grandi, Powell e de Villepin hanno potuto fare pubbliche dichiarazioni di una sufficiente armonia ritrovata, definendo all'unisono «eccellenti le relazioni bilaterali», anche se nessuno ha voluto nascondere che i mesi passati sono stati «difficili per tutti» e che ci sono stati dei «seri disaccordi», come ha ricordato, serio, il segretario di Stato americano.
Ad ogni modo ora l'attenzione di tutti è concentrata sul processo di pace tra israeliani e palestinesi, che tutti vogliono imperniato sulla «Road Map», documento che ne fissa i punti principali e le linee di base, messo a punto dal cosiddetto quartetto (composto da Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Nazioni Unite).
Ma è proprio riguardo agli interlocutori con i quali trattare che sono riemerse smagliature tra americani e francesi: Powell ha infatti detto chiaramente che gli Usa «preferiscono concentrare tempo ed energie nel dialogo con Abu Mazen» (il primo ministro palestinese) evitando Yasser Arafat, mentre de Villepin si è fatto portatore della visione europea che vuole «dialogo con gli uni e con gli altri», ribadendo la sua intenzione di incontrare lunedì a Ramallah il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, alla fine del viaggio in Medio Oriente che farà nel fine settimana.
Particolarmente soddisfatto della riunione di ieri il responsabile della Farnesina Frattini, secondo cui «l'atmosfera, anche dal punto di vista umano è stata straordinariamente positiva», visto che tra Usa e Francia «si è finalmente squarciato un velo». Il ministro ha poi annunciato di star mettendo a punto assieme ai suoi colleghi del G8 un «forte documento» destinato a intensificare la lotta al terrorismo e che verrà approvato al prossimo vertice di Evian dell'1, 2 e 3 giugno prossimi.

sabato 24 maggio 2003


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