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rassegna stampa 02/06 g8 evian
by mj Monday, Jun. 02, 2003 at 5:32 PM mail:

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Il vertice «allargato»
non ascolta il mondo

Nonostante la presenza dei Paesi poveri, non si trovano gli strumenti per svolte decisive

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
EVIAN - Bush regala a Chirac tre libri sugli indiani d’America, segno di distensione e complicità verso le passioni culturali del presidente francese o di impegno verso i più deboli del mondo di oggi. Intanto gli indiani metropolitani assaltano le città svizzere delle banche e del cioccolato.
Kofi Annan, il presidente brasiliano Lula, i leader dell’Africa, e il presidente francese che li ha invitati predicano solidarietà per gli indiani della nostra epoca, il terzo mondo condannato alla fame, oppresso dai debiti e senza voce.
Nell'impostazione francese, questo G8 vorrebbe essere una kermesse di buoni sentimenti, idilliaca come la cornice di Evian e magari riuscita per impegni assunti, quali, ad esempio, i finanziamenti per la lotta all'Aids e il fondo contro la fame finanziato con una tassa sul commercio delle armi. Ma non bastano a evitare l'assalto degli «indiani» le strette di mano fra capi di Stato occidentali e quelli in costume tradizionale, dal presidente nigeriano al principe saudita, né le immagini di un appuntamento che, da Genova in poi, ha sempre più abbandonato l'originario spirito del direttorio dei Grandi della Terra per allargarsi a tutti i protagonisti (e alle vittime) della mondializzazione.
Ieri a Evian erano presenti 21 capi di Stato, in rappresentanza di due terzi della popolazione mondiale e dell'80% della ricchezza prodotta. Se si aggiunge la presenza di Kofi Annan, del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, il G8 sembra diventato una specie di Onu dell'economia e dello sviluppo, all'insegna di uno slogan carissimo a Chirac: «Umanizzare la mondializzazione». A giudicare dai colloqui della prima giornata, il G8 è persino riuscito a lasciare sullo sfondo i contrasti sulla crisi irachena, come se un «forum multilaterale» sui problemi del pianeta potesse d'incanto mettere in secondo piano scelte strategiche e militari unilaterali. La ferita irachena resta, come le sfide mondiali che i Grandi hanno la responsabilità di raccogliere.
Evian conferma dunque, e ingigantisce, il paradosso su cui si riflette da Genova in poi. Quanto più appare profonda e allargata la sensibilità dei governi verso i problemi del pianeta, tanto meno la contestazione (sia quella pacifica, rimasta ieri comunque maggioritaria, sia quella violenta) perde energia critica e capacità di mobilitazione popolare, menando (metaforicamente e in concreto) in ogni direzione, visto che nemmeno i leader della sinistra vengono risparmiati, come è capitato al segretario dei socialisti francesi François Hollande.
I maligni potranno sostenere che la contestazione, occupando lo spazio mediatico del summit, manda in fumo le ambizioni di Chirac (e della Francia) di diventare sempre più il punto di riferimento di un nuovo umanesimo che, di fatto, limiti e faccia sentire un po' più solo l'impero americano. Molti osservatori cominciano a interrogarsi sull'utilità di un evento che - come dice Chirac - «non è un direttorio del mondo, ma un modello per ascoltare il mondo», non trovando però gli strumenti e la coesione per svolte universali davvero decisive.
Nelle strade di Losanna e Ginevra, accanto alla violenza cieca, strumentale, forse endemica, c'era anche il senso di una frustrazione per un appuntamento internazionale che il Financial Times , certamente non una bandiera dei no global, ha definito «inutile stravaganza». Il debito del Terzo mondo, le sovvenzioni all'agricoltura, i cibi geneticamente modificati, il diritto dei Paesi poveri alla salute (e ai farmaci delle multinazionali), lo sviluppo sostenibile restano temi di discussioni, ipotesi di lavoro, appelli umanitari, problematiche magari condivise, ma non risolte. Come le bandiere per la pace nelle strade svizzere. Sventolano ancora, ma la guerra c'è già stata.
Massimo Nava


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G8, torna la guerriglia. Grave un manifestante

La polizia taglia la corda che legava un militante no global al cavalcavia di un’autostrada

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
GINEVRA - L’incubo di una nuova Genova dura appena un’ora, ma basta a far salire la tensione. La notizia arriva quando il lungo corteo di protesta contro il G8 partito da Ginevra è ormai al traguardo, alla frontiera con la Francia: «Un manifestante è morto cadendo da un ponte sull’autostrada che porta a Losanna. E’ stata la polizia a spingerlo». La voce corre, cresce il pericolo di una nuova guerriglia urbana dopo le devastazioni andate avanti tutta la notte e anche durante la mattinata. Gli agenti in tenuta antisommossa continuano a presidiare le due città elvetiche, sanno che la situazione può degenerare.
Martin Shaw, 39 anni, inglese, non è morto ma è ricoverato in gravi condizioni. Per bloccare le delegazioni dirette a Evian aveva teso una corda con uno striscione insieme ad altri attivisti e si era poi calato giù dal cavalcavia, verso il fiume. La polizia ha prima cercato di disperdere il gruppo. Poi ha deciso di tagliare il cavo. L’uomo ha fatto un volo di circa dieci metri ed è caduto sulle rocce. Con un comunicato ufficiale la Gendarmerie ammette di aver tranciato la corda. Quanto basta per scatenare nuove proteste. In serata il centro di Ginevra è di nuovo terreno di scontro. Da una parte i no global che cercano di sfondare gli sbarramenti, dall’altra gli agenti che rispondono con lacrimogeni, proiettili di gomma e bombe assordanti. Vanno avanti per ore. Ci sono uomini e donne di tutte le età e le razze, ma ci sono soprattutto i famigerati Black Bloc.
Da giorni la città è sotto l’esclusivo dominio dei «neri». Forse dopo aver fatto tesoro della disastrosa esperienza dei colleghi italiani a Genova, durante questo controvertice l’atteggiamento della polizia elvetica e francese è sempre stato passivo, mai di attacco. Sin da sabato sera, quando diversi gruppi di casseurs hanno assaltato decine di negozi del centro, sfasciando vetrine e tirando molotov. Verso mezzanotte l’episodio più grave: un enorme garage dato alle fiamme, decine di motorini e autovetture bruciati. E poi, altre macchine distrutte, cassonetti incendiati, supermercati saccheggiati, distributori di carburante distrutti.
Verso le 4 di notte sembrava tornata la calma. In realtà la protesta si era soltanto spostata di alcuni chilometri. Ad Annemasse, sede del «villaggio alternativo» dove sono stati creati blocchi per fermare il corteo dei potenti, e a Losanna, messa a ferro e fuoco sin dall’alba. Gli agenti hanno creato sbarramenti, hanno tentato di scoraggiare gli assalti con gas e armi di stordimento, ma hanno sempre evitato le «cariche». Alle 10, quando il lungo corteo parte da Ginevra (200.000 persone secondo gli organizzatori, 20.000 per le autorità) sono in molti a pensare che possa scatenarsi l’inferno. Non è così. Al di là di qualche episodio di violenza, la manifestazione fila liscia.
Molto meno tranquilla la situazione a Losanna. La polizia entra nel campeggio di Bourdonnet e arresta un centinaio di giovani. Il villaggio viene circondato, tutti sono identificati. «Hanno portato via anche molti italiani - racconta un ragazzo emiliano -, non sappiamo dove siano nè quando li libereranno». A tarda sera a Ginevra gli scontri proseguono. La polizia fa irruzione in un centro sociale, l’Usine , e dispone il fermo di venti ragazzi. E i contestatori promettono: «Andremo avanti».



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I disobbedienti italiani: «Non dobbiamo isolare

Ma non tutti sono d’accordo sul «dialogo» con i violenti. Assente Luca Casarini

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
GINEVRA - Di nuovo G8. Non è Genova. Non c’è il mare, ma il Lago Lemano. La «zona rossa» è più in là di 40 chilometri. A Ginevra, due anni dopo, i no global italiani (diventati, nel frattempo, new global) giocano in trasferta. E sono poche centinaia.
Però, le facce note - ovvero la «nomenklatura» che si formò durante la contestazione del 2001 - ci sono tutte: Agnoletto, Caruso, Bolini, don Vitaliano, Nicotra, Bernocchi... All’appello, manca solo il líder máximo dei disobbedienti, Luca Casarini.
Assenza notata. E interpretata: è rimasto a casa perché qui sarebbe stato uno dei tanti. Si è defilato perché i «veri duri» ormai lo considerano «troppo dialogante». In proposito, c’è chi ricorda Livorno, quando Luca (durante lo stop a treni e navi di guerra) fu salvato dalle ire di un gruppetto di ultrà che volevano menarlo. «Non sono indispensabile», taglia corto, lui, al telefono, dalla postazione padovana di Radio Sherwood . Dove svolge lavoro di collegamento e informazione, tra le mobilitazioni contro il Vertice di Evian e la Carovana di Ya Basta in Iraq e Palestina. «Se fossi a Ginevra - replica - starei con i miei disobbedienti. Che si sono fatti onore. Assieme a moltissimi giovani, hanno bloccato le strade, per impedire il passaggio dei partecipanti al G8. Pratiche di conflitto, mica convegni, tante chiacchiere e bla-bla-bla di alcuni burocrati del movimento, che hanno perso il contatto con la realtà. A questi bastano il corteo, lo striscione, la testimonianza. E no, cari. Con i pacifici e oceanici cortei abbiamo forse fermato la guerra?».
Casarini, da lontano, dice ciò che, a Ginevra, i suoi ripetono, a parole e a fatti. Brutalmente, mettiamola così: meglio i casseurs dell’eloquio di Agnoletto? «Lo sfascio indiscriminato delle vetrine è autolesionismo - risponde Francesco Caruso -. Ciò premesso, noi con quelli che spaccano vogliamo parlarci, capire. Non isolarli». Del resto, il comunicato stilato dai disobbedienti elogia anche le «sanzioni dal basso». In concreto: i vetri rotte delle banche, delle agenzie di lavoro interinale, le devastazioni mirate dei distributori di benzina. Azioni praticate, durante il corteo, da alcuni giovani in maglietta e passamontagna neri.
Non sono gli stessi famigerati Black Bloc di Genova? Il fatto è che allora, dopo le cariche delle forze dell’ordine, la tragedia di Carlo Giuliani, e il tentativo di fare dei manifestanti di ogni erba un fascio, era assolutamente necessario tirare una linea netta di demarcazione. La stessa che, oggi, continua a tracciare Vittorio Agnoletto. «Tra noi e i casseurs c’è l’abisso - nota -. Chiaro? Il movimento rifiuta ogni forma di violenza. Spiace, purtroppo, che il lavoro produttivo del Controvertice, impegnato a svelare gli imbrogli dei signori del G8, venga offuscato dalle performance degli insensati». «Il movimento cresce, alternando il dibattito alle mobilitazioni - dice Piero Bernocchi -. Non capisco le critiche dei disobbedienti, sempre in cerca di visibilità mediatica. Le diversità restano la nostra ricchezza». Sarà. Ma che il collante stia per cedere è più che un’impressione. «La categoria violenti/non violenti si rivela sbagliata - affermano gli amici di Casarini -. Che cosa sono venti vetrine rotte di fronte ai morti della guerra in Iraq, voluta da Bush e dai suoi alleati?». «Temiamo - insistono - che si torni a prima di Genova, a prima di Seattle, quando ci si accontentava di esprimere la propria opinione, senza praticare il conflitto contro i poteri globali. Ma noi, indietro, non torneremo».
Marisa Fumagalli


http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=PRIMA_PAGINA&doc=G8



il numero in edicola
PRIMA_PAGINA
Black Bloc in azione a Ginevra. Grave un manifestante: i poliziotti gli tranciano la fune mentre si cala da un ponte

Il G8 apre tra gli scontri. Disgelo Bush-Chirac

Il brasiliano Lula ai Grandi: contro la povertà una tassa sulle armi

Apertosi ieri con una stretta di mano fra i presidenti francese Jacques Chirac e americano George Bush, un avvio di disgelo dopo le tensioni sulla guerra in Iraq, entra oggi nel vivo il G8 di Evian. Si parlerà di temi economici, mentre ieri si è discusso di Africa, Aids e povertà; il presidente brasiliano Lula, uno dei leader invitati in Francia, spiega al Corriere di aver proposto ai Grandi una tassa sulle armi. Il summit è protetto da un cordone di sicurezza, ma incidenti si sono verificati a Ginevra, dove sono entrati in azione i Black Bloc. Un manifestante è rimasto gravemente ferito dopo essere precipitato da un ponte dal quale si stava calando. La polizia svizzera ha ammesso di aver tagliato la sua corda. Alle pagine 2, 3 e 5

M. Caprara, Fumagalli Nava, Sarzanini
Taino, Venturini





da il gazzettino online
http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1468704&Luogo=Main&Pagina=PRIMO%20PIANO


LE DIFESE
Quattro zone, aerei, missili, sub, 35mila agenti
EVIAN - Attorno al G8 di Evian le autorità francesi hanno mobilitato elicotteri Fennec, aerei radar Awacs, aerei spia teleguidati Hunter e caccia Mirage. Nell'antistante lago di Ginevra ci sono motovedette, sommozzatori e, sui picchi circostanti, missili terra-aria Crotale. 25mila gli agenti di polizia schierati. La Svizzera (cui la Francia ha promesso un rimborso di 18 milioni di euro) ha attivato 10mila poliziotti e ha chiesto alla Germania mille uomini di rinforzo. Evian e la sua area è stata divisa in quattro zone: la "zero", impenetrabile, attorno all'Hotel Royale, sede del vertice; la "1", 5 km di raggio, dove anche i residenti entrano solo col "pass"; la "2", 10 km di raggio, dove è proibito ogni assembramento e la "3", fino a 40 km da Evian, dove si sono raccolti i no global, sistemati in due «villaggi alternativi, anticapitalisti, autogestiti», di fatto due tendopoli.



da
http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20030602/NAZIONALE/SPECIALI/BOX.htm

La «sindrome di Genova» sul vertice
Blindato il confine franco-svizzero

Evian. Solo a guardare in cielo si capisce il clima di assedio che vive Evian, sede da ieri a domani del vertice del G8, protetto da elicotteri Fennec, aerei radar Awacs, aerei spia teleguidati Hunter e caccia Mirage. La protesta assedia i potenti del mondo, come è ormai consuetudine. Anche l'antistante lago di Ginevra è superprotetto: motovedette, sommozzatori e missili terra-aria Crotale, sui picchi intorno, pronti al lancio al primo accenno di pericolo.
Evian città chiusa, morta, barricata. Da giovedì non partono o arrivano più treni e le scuole riapriranno soltanto mercoledì. «Manca solo il coprifuoco», sibila qualche abitante, nient'affatto divertito.
Per l'incolumità dei leader G8 riuniti al lussuosissimo Hotel Royal, con parco di sedici ettari e vista sul lago - ci sono quasi 25.000 agenti di polizia e delle forze di sicurezza. Gendarmi, pompieri e persino soldati sono stati mobilitati per neutralizzare possibili attacchi terroristici o colpi di testa di settori del movimento No Global.
Sul lato svizzero del lago, il governo federale (al quale la Francia ha promesso un rimborso di 18 milioni di euro per il disturbo) ha attivato 10.000 poliziotti e soldati e ha chiesto alla Germania mille uomini di rinforzo perché in Svizzera, a Losanna, sono alloggiati i 13 leader di Paesi in via di sviluppo invitati alla prima giornata di vertice ed è a Losanna e a Ginevra che si è ammassata buona parte dei No Global. Evian, piccolo centro ai piedi delle Alpi e, perciò, molto ben difendibile, è stata scelta proprio per evitare la cosiddetta «sindrome di Genova» anche se, come era successo a Genova, l'area attorno alla sede del summit è stata divisa con logica militare in zone.



da
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/34/9:4445643:/2003/06/02


Sorrisi di ghiaccio
tra Bush e Chirac
Non è ancora pace


Giampaolo Pioli
EVIAN — Un disgelo in acqua purissima. La stretta di mano è stata breve , ma quasi sincera. Bush si è staccato in fretta dal palmo di Chirac ma ha accolto con stile il semi-abbraccio ovattato del presidente francese che con un largo e bianco sorriso lo presentava agli altri ospiti del summit in attesa nel giardino dell'Hotel Royal per l'aperitivo. Francia e America sono tornate a parlarsi davanti alle fonti termali di Evian. A parlarsi, non a capirsi. Chirac ha scelto una coreografia semplice di grande eleganza ambientale offrendo un colpo d'occhio straordinario sulle conservate bellezze naturali dell'Alta Savoia. Lo strappo di Washington con la «vecchia Europa» sull'Iraq è sembrato «ricucito» almeno superficialmente dopo i primi secondi d'imbarazzo. La partenza anticipata di Bush questo pomeriggio per il Medio Oriente (resta a Evian solo 26 ore) al termine del pranzo in cui si discuterà di terrorismo non viene più vissuta come uno «schiaffo calcolato» al presidente francese, ma piuttosto come una «necessità diplomatica». Per lui adesso è diventata la «road map» la grande urgenza. Nessuno in sostanza ha voluto fare un passo indietro. La Francia «resta con le sue idee e guarda al futuro…» dice Caterine Colonna, la portavoce di Chirac. «L'America anche» replica la Casa Bianca. Nessuno dei due presidenti-rivali adesso sulla strada della riconciliazione, aveva l'aria serena e divertita di Silvio Berlusconi che non appena sbarcato dall'elicottero si è subito sentito a casa anche sulle rive del lago di Ginevra e si è messo a chiacchierare intensamente con tutti. Due pranzi e una cena sono tutto il tempo che Bush e Chirac passeranno insieme. L'incontro «vero» lo avranno questa mattina. Sono in programma «30 minuti »di «faccia a faccia» che gli americani considerano «20» e di cortesia. Anche il «tema Iraq» tornerà in discussione ma senza riaprire contenziosi. L'imbarcadero di Evian nelle prime ore del mattino si è trasformato in un grande palcoscenico internazionale mentre la città rimaneva strettamente blindata e protetta dal lago e dalle nuvole. Con i 12 capi di stato dei paesi in via di sviluppo tra i quali il presidente cinese Hu Jintao, il brasiliano Lula, il premier indiano Vajpayee, il messicano Fox, il principe saudita Abdallah, l'egiziano Mubarak (il re del Marocco Mohammed VI cancellato all'ultimo momento) arrivati da Losanna su un placido battello e i membri ufficiali del G-8 che piovevano in sequenza dal cielo su elicotteri militari, Jaques Chirac ha messo in piedi il suo «vertice allargato» dove per la prima volta anche la Cina e l'India i due paesi più popolosi del pianeta ma con gli indici di sviluppo più alti grazie alla globalizzazione, sedevano allo stesso tavolo delle cosiddette grandi potenze economiche. La Francia ha voluto imporre almeno nella prima giornata dei lavori (in serata si è parlato del grande progetto per l'Africa) una sorta di marchio terzomondista per stimolare e responsabilizzare quelle potenze che parlano ma non collaborano, ma soprattutto per stringere l'occhio anche ai movimenti di contestazione moderati che predicano una sorta di «mondializzazione alternativa» definendosi «altermondialisti». Il presidente francese ha voluto avviare anche una formula inconsueta augurandosi che venga ripetuta. Tutti i 20 capi di stato verranno lasciati soli e senza interpreti per una cena nella quale saranno totalmente «liberi» di parlare dei problemi del mondo.


da
http://www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW8b/cb85eb4de65bbee3c1256d390028398e?Open


No global, una tranquilla giornata d'inferno
Tragedia sfiorata nei pressi di Losanna. Corteo pacifico, ma decine di casseur in azione
GINEVRA/LOSANNA - Un'azione di protesta non violenta contro il vertice del G8 ha sfiorato il dramma nei pressi di Losanna (Svizzera) dove l'intervento della polizia ha fatto precipitare da un ponte autostradale Martin Shaw, attivista britannico di 39 anni, ora ricoverato in ospedale. L'incidente si è svolto mentre tra Annemasse (Francia) e Ginevra (Svizzera) decine di migliaia di persone _ più di 100 mila secondo gli organizzatori _ manifestavano contro il G8, in un clima misto di calma e tensione. Una tensione alimentata anche dalle vere e proprie scene di guerriglia urbana tra casseur e polizia, sabato notte a Ginevra, ieri mattina a Losanna e sabato pomeriggio ad Annemasse. E poi ancora nel dopo-manifestazione a Ginevra con nuovi disordini tra frange estremiste del movimento no-global e forze dell'ordine.

La polizia ammette le responsabilità -Martin Shaw è ora ricoverato all'ospedale di Losanna con fratture e contusioni. Dovrebbe riprendersi presto. Ma per alcune ore si era temuto che, ancora una volta come due anni fa a Genova, la morte avesse appuntamento con le manifestazioni degli anti-G8. L'incidente _ ha ammesso la polizia _ è stato causato dal taglio da parte di un agente della fune con la quale Martin si era sospeso al ponte per sbarrare la strada alle delegazioni ufficiali che si recavano al vertice di Evian, via Losanna. La corda era stata tesa da una parte all'altra del ponte autostradale sul fiume Aubonne, sulla Ginevra-Losanna. Martin ed una sua compagna erano aggrappati alla corda, ognuno ad una estremità, e sospesi nel vuoto quando un poliziotto, senza rendersi conto delle circostanze, ha tagliato la fune. Martin è precipitato nelle acque poco profonde dell'Aubonne dopo un salto di circa vetri metri. La donna è stata salvata dal riflesso delle persone presenti che hanno trattenuto la fune.

Manifestazione pacifica, ma casseur in azione - La notizia dell'incidente di Aubonne, ed anche le voci sulla presunta morte del manifestante, hanno raggiunto anche Heidi Giuliani che insieme a circa 100mila persone giunte da tutta Europa ha partecipato alla manifestazione transfrontaliera partita contemporaneamente da Annemasse (Francia) e da Ginevra prima di ricongiungersi alla frontiera. Una manifestazione allegra e variegata nelle sue rivendicazioni e nella sua composizione. Sui manifesti si potevano leggere numerosi slogan contro «l'occupazione in Iraq» e contro Bush. La manifestazione _ autorizzata, sorvegliata da un imponente ma discreto dispositivo di sicurezza e da un «servizio d'ordine» degli organizzatori _ si è svolta senza incidenti. Ma i casseur o black bloc erano presenti anche loro. Il volto coperto, sono entrati in azione fracassando vetri, danneggiando edifici e saccheggiando un distributore di benzina. Parlavano più lingue e sono stati fischiati a più riprese dagli stessi manifestanti.

Disordini anche a Losanna - Anche a Losanna _ la città di fronte ad Evian (Francia) da dove in battello sono partite le delegazioni dei «piccoli» invitati al dialogo dei «Grandi» _ scene di guerriglia con vetrine sfondate e cassonetti in fiamme. La polizia è intervenuta con gas lacrimogeni e ha prelevato con la forza centinaia di giovani, trasportatati poi con la forza al posto di polizia «per una verifica d'identità». Si segnalano inoltre più arresti. I danni sarebbero notevoli soprattutto a Ginevra dove, già la notte scorsa centinaia di casseur erano entrati in azione nelle strade del centro danneggiando e sacheggiando numerosi negozi ed edifici. Ma non disturbando i «Grandi» riuniti ad Evian.



da il gazzettino
http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1468670&Luogo=Main&Pagina=1


Evian
Doveva essere dedicata ...
Evian

Doveva essere dedicata al Terzo Mondo ed ai suoi enormi problemi, ma la prima giornata del vertice dei G8 di Evian, in Francia, è invece vissuta principalmente sull'incontro tra George W. Bush e Jacques Chirac e sugli scontri tra no global e polizia a Ginevra, sull'altro lato del lago Lemano su cui si tiene il summit. Il presidente francese e l'ospite americano, ai ferri corti dai tempi della guerra in Iraq, si sono scambiati una fotografatissima stretta di mano, apparsa però ben più fredda e formale di quella con cui Bush ha salutato a San Pietroburgo l'altro leader anti-guerra, Vladimir Putin. Se infatti con la Russia tutte le divergenze sembrano appianate, i rapporti Usa-Francia restano tesi, come s'è potuto verificare anche sul tema degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, ieri presenti per la prima volta ad un incontro con gli Otto Grandi.

Ha sfiorato la tragedia la "guerra" anti-G8 presso Ginevra: oltre a cercare di difendere la città dagli scatenati Black bloc, la polizia ha infatti tagliato la fune che sorreggeva un'attivista sopra un ponte autostradale ed ora l'uomo, un inglese di 39 anni è in coma.


http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1468706&Luogo=Main&Pagina=PRIMO%20PIANO


DIETRO LE QUINTE
Parla il disobbediente: «I "neri" dialogano ma i "pink" xe mati veri»
Ginevra

I "neri" che cercano il dialogo con la popolazione. I "Silver Pink" che «stanno dentro lo scontro, ma facendo coreografia. Xe dei mati veri». I ciclisti contro il G8, che fanno massa critica per ostacolare la mobilità dei delegati e del personale del vertice di Evian. I Naked Bloc: manifestanti tutti nudi, con il volto coperto. E poi l'aqua-bloc: su zattere fatte con bidoni di latta e assi di legno, imbarcati sul lago alla volta di Evian, inalberando il "jolly roger", la bandiera dei pirati, e nessuno sa che fine abbiano fatto.

Erano meno che a Ginevra e ad Annemasse, qualche migliaia contro circa centomila, ma pare che siano successe cose interessanti ieri a Losanna, dal punto di vista delle dinamiche interne al movimento contro il neoliberismo. A raccontare la sua versione dei fatti è un Disobbediente veneto che ha preso parte attivamente agli scontri verificatisi ieri nel capoluogo vaudese, dove le manifestazioni sono state vietate fino alla fine del G8.

I Disobbedienti, non sono gli unici italiani ad aver preso parte agli scontri di Losanna, c'era anche gente dall'Askatasuna di Torino, più singoli individui non organizzati. «Siamo partiti con i Black e i Silver Pink alle 6 del mattino dal campeggio - racconta il Disobbediente - Quando siamo arrivati ad una rotonda, i neri, hanno chiuso gli accessi alla piazza con barricate infuocate: le hanno costruite con materiale di un cantiere vicino. C'era tutto il necessario: tavoloni gialli a portata di mano e altro materiale utile. Abbiamo adottato una strategia difensiva: la polizia sparava lacrimogeni, per cui dovevamo spostarci. La strategia era comunque quella di bloccare la città: avanzavamo facendo barriere e gli davamo fuoco. La cosa interessante è che loro parlavano con la città: c'era uno con il megafono che diceva, rivolto agli abitanti affacciati alle finistre, "Non vi preoccupate, siamo qui per colpire obiettivi specifici. Non odiamo il popolo di Losanna, ma il G8"».

«Hanno colpito obiettivi significativi - afferma il Disobbediente - come i distributori della Esso e della Shell: quando uno ha spaccato la vetrata di un macellaio, lo hanno fatto smettere. Non è che lo hanno cacciato, ma gli hanno fatto capire che non era il caso. Siamo poi finiti su una stradina strettissima, ricongiungendoci ai Pink: la polizia ha sparato tantissimi lacrimogeni, poi ha usato gli idranti e noi abbiamo arretrato. A quel punto, la polizia ha caricato».

La polizia, continua il Disobbediente, ha fatto largo uso di proiettili di gomma: «per evitare il contatto fisico con i manifestanti, se ti avvicini troppo sparano». La polizia vaudese, continua, non usa i manganelli mirando alla testa, ma «alle parti basse e alla bocca dello stomaco. È stato molto divertente poi l'azione che abbiamo fatto sabato, quando siamo riusciti a penetrare nella zona rossa, quella riservata ai delegati: abbiamo forzato un primo blocco della polizia, per riempire di uova i delegati. Ma appena siamo entrati, altri agenti si sono schierati numerosissimi, al che abbiamo arretrato, non prima di aver fermato un'auto, con dentro un delegato. Uno dei neri gli è saltato in macchina».


da il giornale del popolo (CH)
http://www.gdp.ch/cgi-bin/show-article?ArtCode=2-2003-06-02-138541


Evian - Per la prima volta presenti anche le nazioni in via di sviluppo
Il vertice dei Grandi si allarga e accoglie i Paesi emergenti

Nonostante la tregua che Chirac e Bush ieri hanno siglato con una stretta di mano, il disaccordo tra i due Paesi è lontano dall'essere risolto. Fa discutere la scelta del presidente USA di partire già oggi per il Medio Oriente.

da Evian Davide Vignati
L'eco delle proteste dei no-global è lontana, ma la calma militarizzata dell'artificiale città-casinò d'Evian è ugualmente turbata dal gelo che persiste tra le sponde dell'Atlantico. Nel fare gli onori di casa, ieri Jacques Chirac ha sì firmato la tregua con Washington stringendo per la prima volta la mano a George Bush dalla fine del conflitto iracheno, ma nonostante le frasi di comprensione per la partenza già annunciata per oggi del presidente americano alla volta del Medio Oriente, il dispetto alla Francia resta, e tanta fretta della Casa Bianca è stata interpretata da Parigi come uno sgarbo verso il nuovo «G8 allargato» fortemente voluto dal capo dell'Eliseo. All'incontro prendono infatti parte anche una dozzina di Paesi emergenti invitati per «un dialogo allargato» dal premier francese in cerca di legittimazione per un vertice che vorrebbe bandiera del nuovo multilateralismo. Una ventina di capi di Stato - tra cui per la prima volta quelli di Cina, India e Brasile - il presidente della Commissione europea Romano Prodi ed il segretario dell'ONU Kofi Annan hanno così dato vita a quello che è già stato ribattezzato il nuovo G21. All'ordine del giorno la crisi economica, il debito dei Paesi poveri, la lotta all'AIDS, alla fame, la protezione dell'ambiente e la salute: i temi, insomma, che la consuetudine vuole sempre in agenda degli incontri degli otto Paesi più ricchi del pianeta, ma che per la prima volta sono stati discussi direttamente coi Paesi interessati, soprattutto quelli africani, cui il vertice è stato dedicato, rappresentati dai cinque capi di Stato che compongono il direttorio del NEPAD, il Nuovo partenariato per lo sviluppo africano. Qualcosa di più, dunque, delle abituali stucchevoli foto di famiglia cui i passati G8 ci hanno abituati, tanto che già dopo il primo incontro della mattinata sono stati annunciati aiuti economici ai Paesi mediorientali danneggiati dalla guerra in Iraq, come pure lo stanziamento d'un miliardo di dollari per i prossimi cinque anni al fondo mondiale per la lotta contro l'AIDS, i cui contagiati si trovano per i tre quarti proprio in Africa. Decisivo il contributo americano, cui in passato è sempre stato rimproverato di ostacolare la diffusione dei medicinali contro il virus con eccessive restrizioni nelle convenzioni sui brevetti. Così Bush, dopo aver celebrato a Cracovia i riti dell'amicizia con la Polonia, capofila alla corte americana tra i nuovi membri dell'UE, e cercato di ricucire a San Pietroburgo il rapporto personale con Vladimir Putin, sia pure con l'insidia dell'Iran, costante cuneo nelle relazioni tra Washington e Mosca, è giunto ieri al vertice dei grandi portando in dote generosi aiuti alla lotta all'AIDS, appuntandosi sul petto un successo pur minimo che spera lo esima da altre concessioni sulle materie più scottanti. Per di più, Bush avrà probabilmente la soddisfazione d'imporre oggi ai partner del G8 una dichiarazione di sostegno alla sua missione in Medio Oriente, mantenendo così la leadership della politica di sicurezza mondiale e proseguendo nella sua strategia d'isolamento della Francia. Lo scorso 23 maggio, dopo qualche minima concessione accordata all'ONU per un ruolo di coordinamento nella ricostruzione dell'apparato statale iracheno, Parigi aveva votato la risoluzione 1483 presentata dagli americani per la revoca delle sanzioni all'Iraq, gesto accolto come «un passo nella giusta direzione» dal segretario di Stato Colin Powell, ma che Chirac, intervistato alla vigilia del vertice lemanico dal Financial Times, aveva invece definito un «primo segnale di rinsavimento» degli Stati Uniti, che «hanno annacquato parecchio il loro vino» per ottenere il voto della Francia. In fondo Parigi resta convinta che lo strappo non potrà essere ricucito, e che gli americani finiranno per ritornare tra le braccia delle Nazioni Unite, unica istanza con esperienza e legittimità sufficienti a gestire la transizione in Iraq, che giorno dopo giorno pare divenire sempre più problematica e violenta. In questa direzione, importante ieri l'incontro bilaterale tra il presidente francese e l'omologo cinese, Hu Jintao, che secondo la portavoce dell'Eliseo avrebbe manifestato identità di vedute con Chirac sulla necessità di rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite nell'ottica di un nuovo multilateralismo. Nella cittadina protetti da misure di sicurezza severissime e a tratti asfissianti, gli otto grandi dovranno dunque prendere atto dei cambiamenti totali che hanno subito le relazioni internazionali dall'11 settembre fino alla caduta del regime di Baghdad, e nonostante le dichiarazioni di buona volontà del primo giorno, difficilmente potranno nascondere le divisioni di vedute che permangono tra Stati Uniti e Vecchio continente, come pure tra gli stessi “fratelli” europei.



da il messaggero
http://217.220.29.171/hermes/20030602/01_NAZIONALE/PRIMO_PIANO/SILVIO.htm


Finita la crisi irachena prove di dialogo tra Chirac e Bush che però ignora Schroeder. Blair: sotto verifica la nostra volontà di ricominciare
Il dopo Saddam domina il G8 di Evian
Lotta a fame e Aids, sviluppo sostenibile: dialogo allargato a Cina, Brasile e leader africani

dal nostro inviato
ROBERTO LIVI

sono concentrati ieri sull’Hotel Royal al bordo del lago Lemano dove il presidente francese attendeva il suo ospite più importante, George W. Bush, capo della superpotenza vittoriosa in Iraq. Conflitto che Jacques Chirac, e con lui altri due coinvitati di questo vertice, il presidente russo Vladimir Putin e il cancelliere tedesco Gherard Schroeder, hanno osteggiato fino all’ultimo.
L’incontro tra i due presidenti, il primo dalla crisi irachena, non è stato certo caloroso. Una stretta di mano, un accenno di sorriso rivolto alle tv del mondo intero, qualche frase di circostanza. Poi Chirac ha accompagnato il suo ospite all’interno del lussuoso hotel dove aveva luogo il pranzo del “dialogo allargato" tra gli otto grandi (Usa, Gb, Giappone, Germania, Francia, Italia, Canada e Russia) e 12 Paesi emergenti, tra i quali Cina, Brasile, Messico e India. Di fatto il vertice era iniziato e «aveva segnato un punto». Come ha dimostrato il regalo fatto da Bush al suo anfitrione: tre libri sulla civiltà, la cultura e l’arte degli indiani d’America. Tre opere rilegate in cuoio apprezzate da Chirac come «gesto d’amicizia».
Ma ci ha pensato il premier inglese Tony Blair a mettere le cose nel giusto punto di vista. «Non abbiamo cambiato posizione — ha affermato con riferimento alla guerra in Iraq — La questione è se siamo pronti a lavorare insieme guardando al futuro». «Questo è un primo passo» — gli ha fatto eco Romano Prodi — Ma ricucire lo strappo tra Europa e Usa «sarà un lavoro lungo». E il lavoro, tutti ne sono consapevoli, deve essere soprattutto politico. La situazione dell’economia internazionale è fin troppo chiara, con alcuni Paesi minacciati dalla recessione — Giappone, Germania, Olanda — e altri dal peso del debito pubblico — Francia e Usa —, con la Sars che mette la sabbia nelle ruote dell’unico ingranaggio, quello della Cina, che sembrava funzionare. «Sono convinto che da Evian possiamo dare un messaggio di fiducia per il rilancio delle crescita mondiale», ha messo in chiaro Chirac.
Per questo scopo, anche Bush il vincitore può essere d’accordo nel mettere sotto il tappeto — ma non dimenticare — le sue accuse alla “vecchia Europa", Parigi e Bonn soprattutto. «Recuperare la Russia, ignorare la Germania e punire la Francia», questa era la ricetta annunciata da Condy Rice. La prima parte, Bush l’ha messa in pratica ieri a San Pietroburgo, dove, appunto, l’alleanza con Putin è stata recuperata.
Con la Francia i rapporti restano invece freddi. Bush e Chirac avranno un colloquio bilaterale oggi mentre Schroeder resterà, appunto, ignorato. Ma sarà un incontro assai difficile, oltre che breve, in tutto una mezz’oretta. Il presidente francese ha organizzato questo vertice con evidenti ambizioni “multilaterali" proprio per rimarcare che continua a opporsi all’“unilateralismo" degli Usa. Oltre al tema del terrorismo e delle ricette per una ripresa economica internazionale, sono al centro del vertice le questioni della sostenibilità dello sviluppo, specie in Africa, della lotta alla fame, dell’accesso all’acqua anche per i popoli diseredati e della lotta all’Aids. Attori di questo “dialogo allargato" sono i rappresentanti di dodici Paesi, fra i quali il presidente cinese Hu Jintao e quello brasiliano Inacio “Lula" da Silva, oltre ai cinque Paesi del Nepad, il partenariato con l’Africa (Algeria, Egitto, Nigeria, Senegal e Africa del Sud). In tutto 21 capi di Stato o di governo. Non è sfuggito agli analisti che si tratta di una specie di “piccola Onu" riformata quella evocata a Evian dal presidente Chirac per controbilanciare lo strapotere americano.
Il presidente Bush, però, ha fatto capire le sue priorità: un avallo a posteriori della guerra in Iraq, una sostanziale cambiale in bianco per gestire il dopo Saddam e, infine, la lotta contro la proliferazione delle armi di sterminio di massa. Al vertice ha concesso 26 ore, due pranzi e una cena, per le discussioni. Poi, oggi pomeriggio partirà alla volta del Medio Oriente, per tentare, ancora una volta unilateralmente, di indurre israeliani e palestinesi a seguire la “mappa" della pace.



da
http://www.gazzettadelsud.it/index.asp?Pagina=edizioni.asp&Edizione=edz-es.asp&ART=003



Nei pressi di Losanna un attivista britannico è stato fatto precipitare da un ponte dalla polizia
Sfiorata la tragedia durante manifestazione no global

GINEVRA– Un'azione di protesta non violenta contro il vertice del G8 ha sfiorato il dramma ieri nei pressi di Losanna (Svizzera) dove l'intervento della polizia ha fatto precipitare da un ponte autostradale Martin Shaw, attivista britannico di 39 anni, ora ricoverato in ospedale. L'incidente si è svolto mentre tra Annemasse (Francia) e Ginevra (Svizzera) decine di migliaia di persone - più di 100 mila secondo gli organizzatori - manifestavano contro il G8, in un clima misto di calma e tensione. Una tensione alimentata anche dalle vere e proprie scene di guerriglia urbana tra casseurs e polizia, la notte di sabato a Ginevra, ieri mattina a Losanna e la vigilia ad Annemasse. E poi ancora nel dopo-manifestazione ieri sera a Ginevra con nuovi disordini tra frange estremiste del movimento no-global e forze dell'ordine. Ginevra e Losanna appaiono ferite dalle violenze che le hanno imbrattate. Martin Shaw è ora ricoverato all'ospedale di Losanna con fratture e contusioni. Dovrebbe riprendersi presto. Ma per alcune ore si era temuto che, ancora una volta come due anni fa a Genova, la morte avesse appuntamento con le manifestazioni degli anti-G8. L'incidente - ha ammesso la polizia - è stato causato dal taglio da parte di un agente della fune con la quale Martin si era sospeso al ponte per sbarrare la strada alle delegazioni ufficiali che si recavano al vertice di Evian, via Losanna. La corda era stata tesa da una parte all'altra del ponte autostradale sul fiume Aubonne, sulla Ginevra-Losanna. Martin ed una sua compagna erano aggrappati alla corda, ognuno ad una estremità, e sospesi nel vuoto quando un poliziotto, senza rendersi conto delle circostanze, ha tagliato la fune. Martin è precipitato nelle acque poco profonde dell'Aubonne dopo un salto di circa vetri metri. La donna è stata salvata dal riflesso delle persone presenti che hanno trattenuto la fune. All'alba e in mattinata altre azioni per ostacolare l'accesso delle delegazioni ufficiali al vertice si erano svolte sui quattro ponti della città di Ginevra e sullo svincolo stradale al nord di Annemmasse. La notizia dell'incidente di Aubonne, ed anche le voci sulla presunta morte del manifestante, hanno raggiunto anche Heidi Giuliani che insieme a circa 100mila persone giunte da tutta Europa ha partecipato alla manifestazione transfrontaliera partita contemporaneamente da Annemasse (Francia) e da Ginevra prima di ricongiungersi alla frontiera. Una manifestazione allegra e variegata nelle sue rivendicazioni e nella sua composizione. Sui manifesti si potevano leggere numerosi slogan contro «l'occupazione in Irak» e contro Bush. La manifestazione - autorizzata, sorvegliata da un imponente ma discreto dispositivo di sicurezza e da un servizio d'ordine degli organizzatori - si è svolta senza incidenti. Ma i casseurs o black blocs erano presenti anche loro. Il volto coperto, sono entrati in azione fracassando vetri, danneggiando edifici e saccheggiando un distributore di benzina. Parlavano più lingue e sono stati fischiati a più riprese dagli stessi manifestanti. Anche a Losanna - la città di fronte ad Evian (Francia) da dove in battello sono partite le delegazioni dei piccoli invitati al dialogo dei Grandi - scene di guerriglia con vetrine sfondate e cassonetti in fiamme hanno caratterizzato la giornata.
(lunedì 2 giugno 2003)




da
http://www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=290274



Manifestante salvo per miracolo. Sfilate anche a Ginevra (disturbate dai black-bloc)
Corteo con paura a Losanna
Poliziotto taglia la corda: no global vola dal ponte
La protesta
Uno dei cortei di Ginevra

GINEVRA/LOSANNA - Un´azione di protesta nonviolenta contro il vertice del G8 ha sfiorato il dramma ieri nei pressi di Losanna (Svizzera) dove l´intervento della polizia ha fatto precipitare da un ponte autostradale Martin Shaw, attivista britannico di 39 anni, ora ricoverato in ospedale. L´incidente si è svolto mentre tra Annemasse (Francia) e Ginevra (Svizzera) sfilavano cortei contro il G8, in un clima misto di calma e tensione. Una tensione alimentata anche dalle scene di guerriglia urbana tra alcuni casseurs «black-bloc» e la polizia, sabato notte scorsa a Ginevra, ieri mattina a Losanna e sabato ad Annemasse. E poi ancora nel dopo-manifestazione ieri sera a Ginevra. Martin Shaw è in ospedale con fratture e contusioni, dovrebbe riprendersi presto. Ma per alcune ore si era temuto che, ancora una volta come due anni fa a Genova, la morte avesse appuntamento con le manifestazioni degli anti-G8. L´incidente - ha ammesso la polizia - è stato causato dal taglio da parte di un agente della fune con la quale Martin si era sospeso al ponte per sbarrare la strada alle delegazioni ufficiali che si recavano al vertice di Evian. La corda era stata tesa da una parte all´altra del ponte autostradale sul fiume Aubonne, sulla Ginevra-Losanna. Martin e una sua compagna erano aggrappati alla corda, ognuno ad una estremità, e sospesi nel vuoto quando un poliziotto ha tagliato la fune. Martin è precipitato circa vetri metri. La donna è stata salvata dal riflesso delle persone presenti che hanno trattenuto la fune.
Anche Heidi Giuliani era tra le circa 100mila persone giunte da tutta Europa per la manifestazione partita contemporaneamente da Annemasse (Francia) e da Ginevra prima di ricongiungersi alla frontiera. Una manifestazione allegra, senza incidenti, e variegata nelle sue rivendicazioni e nella sua composizione. Sui manifesti si potevano leggere numerosi slogan contro «l´occupazione in Iraq» e contro Bush. Un movimento «competente e preparato», che da Annemasse e Ginevra ha «smascherato le bugie dei potenti» del mondo, asserragliati ad Evian, ha commentato VIttorio Agnoletto, leader del Social Forum italiano, soddisfatto della tre giorni di contro vertice organizzato da centinaia di associazioni new global provenienti da ogni parte del mondo per contestare, nel nome della giustizia e della libertà globali, quello degli otto leader mondiali.

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da liberta' online
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Dal blindatissimo vertice dei Grandi messaggio di fiducia per la ripresa economica
Evian, minaccia black-bloc
Violenti in azione come a Genova: feriti e arresti
Stretta di mano tra Bush e Chirac, ma non è ancora riconciliazione
Simoni sorride in rosa: il giro d'Italia è suo

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Il Giro d'Italia si è concluso nel modo più sportivo, alla partenza di ogni gara l'usanza delle persone che amano lo sport è di augurare a tutti: “vinca il più forte”, e per quello che si è visto in questa corsa, l'esito è stato quello augurato. Al secondo posto il ritrovato Stefano Garzelli, che ha dato gli ultimi brividi, seppure con un caldo da spiaggia di agosto, agli appassionati, precedendo di pochi secondi la grande promessa, tale Popovych proveniente dall'Ucraina, ma coccolato in Italia da Ernesto Colnago, grande costruttore e grande intenditore di questo sport. Marco Pantani lo ha concluso senza uscirne da eroe, ma forse è meglio così, ha acquistato il posto di corridore di classe e l'umanità di uomo umile e volonteroso, che ama il suo ciclismo. Non si è ritirato, quando è caduto ha ripreso la sua bicicletta, per volere ripartire, in tutti i sensi, non ha accusato nessuno e ci ha fatto rivedere alcuni scatti che fanno parte del suo repertorio e che ci fanno aumentare i battiti del cuore, non è poco. SEGUE A PAGINA 21
EVIAN - Certo c'è ancora molto da fare, ma l'Italia è in prima fila nell'aiuto ai Paesi poveri. A patto che questi Paesi si diano «un buon governo» come ha detto il presidente americano George Bush che considera l'esportare la democrazia «una propria vocazione missionaria». Così si è espresso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa alla fine della prima giornata del vertice dei G8. I servizi a pagina 3


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Cortei, scontri e incidenti
In gravi condizioni un pacifista inglese caduto da un viadotto i no global

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GINEVRAUna festa, una grande festa popolare guastata da un «serio incidente» che la polizia svizzera ammette di aver provocato per eccesso di zelo. Un inglese è in ospedale, a Losanna. Il corpo fratturato in più parti, dopo la caduta da un viadotto dell'autostrada sul greto di un torrente. Un pacifista, intenzionato a portare a termine la sua azione non violenta. Fermato dalla fretta di un poliziotto di riaprire la carreggiata al traffico. Il ragazzo era appeso a una fune, il poliziotto l'ha tagliata. La notizia deve aver spezzato il cuore a Haidi Giuliani, la mamma di Carlo morto due anni fa a Genova, durante gli scontri per il G8. Di prima mattina Haidi è sul ponte Mont Blanc, in attesa della partenza del corteo. Lo zaino pieno di panini per gli avvocati del Genoa Legal Forum, presenti in parecchi a dare man forte ai colleghi francesi e tedeschi. La prima manifestazione transnazionale d'Europa, due cortei a cavallo della frontiera franco-svizzera va difesa a tutti i costi. Sono accorsi un servizio d'ordine di operai francesi, avvocati e medici da mezza Europa, osservatori di Amnesty International a decine. L'alba del primo giugno, il giorno della protesta dopo quasi una settimana di seminari, dibattiti e forum, comincia con azioni di disturbo. Le organizzano in molti, violenti e non violenti. Su un viadotto dell'autostrada Ginevra-Losanna, nel cantone di Vaud, ci sono i non violenti. Si chiamano Chocolate group, fanno resistenza passiva. Alcuni si sdraiano sul manto stradale, un uomo e una donna si appendono a una fune e restano sospesi nel vuoto, a venti metri dal torrente Aubonne. Sono climbers, arrampicatori, specializzati in azioni non violente. L'obiettivo del gruppo è impedire il passaggio delle delegazioni del G8. La fune attraversa le carreggiate. Quando arriva la polizia comincia a trascinare via quelli sdraiati, per fare spazio per le auto. Qualche agente solleva la fune, non è ancora chiaro se si rende contro che agli estremi ci sono due persone. Tutto viene filmato, una rete indipendente svizzera manda in diretta sul web il «serio incidente», come sarà poi definito dalle autorità elvetiche. «Incidente» che si verifica quando un agente taglia la corda. Un urlo e Martin Shaw, inglese di 39 anni, precipita sul greto. La ragazza si salva, i suoi compagni hanno la prontezza di spirito di afferrare un lembo della fune e tirarla su. Finisce anche lei in ospedale per shock. Per Martin va peggio, un elicottero lo porta in ospedale, dove vengono riscontrate fratture gravi. Mettersi in marcia non è semplice sapendo che c'è un ferito e mentre molti hanno ancora gli occhi impastati dai lacrimogeni sparati nella notte a Ginevra e di prima mattina ad Annemasse, contro i disobbedienti intenzionati a ritardare l'apertura dei lavori di Evian. Eppure, con una puntualità neanche a dirlo svizzera, quando l'orologio fiorito del Jarden Anglais scocca le dieci un enorme corteo si muove verso i quartieri di frontiera. Bisogna rispettare l'appuntamento con quelli partiti da Annemasse, terra di Francia. Aprono otto maschere da carnevale, testoni di cartapesta con le facce dei premier dei G8. Ognuno ha un fumetto. Silvio Berlusconi si riconosce per un «sono innocente» scritto in italiano. Per il resto il corteo parla per la maggior parte francese e tedesco. Gli italiani, diranno poi i responsabili dei vari movimenti, sono in cinquecento. Divisi come al solito da sfumature politiche che gli altri europei capiscono poco. Sfilano così le bandiere di Attac e i movimenti anarchici. Quelle della Spd tedesca e del partito comunista francese. E poi centinaia di gruppi, collettivi, gruppi d'opinione e di pressione. Parola d'ordine per quasi tutti: cancellare il debito del terzo mondo. Sfilano anche black bloc, stretti fra i Disobbedienti italiani - quasi tutti napoletani, benedetti da don Vitaliano e armati di mortaretti e botti a muro - e un pezzo di Attac. Quando tentano una sortita, ai danni di un distributore di benzina, se la vedono con le maglie gialle del servizio d'ordine. La polizia è distante, non si manifesta se non a corteo finito. Quando ricomincerà a tirare lacrimogeni contro gli irriducibili spaccavetrine. Lucia Visca




da
http://www.lasicilia.it/giornale/0206/prima_pagina/prim/03.htm



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@@preocchiello@@Gli scontri.Tornano di scena i «Black bloc»: distruggono vetrine e si scontrano con la polizia. Ferito un dimostrante inglese. Ai Paesi poveri promessi fondi contro le malattie e la fame


Bush-Chirac. Al vertice degli otto Grandi, che s'è aperto ieri a Evian, c'è stata l'attesa stretta di mano fra il presidente francese Jacques Chirac, padrone di casa, e il presidente Usa George Bush. I due, in disaccordo dai tempi della guerra in Iraq, non si erano salutati nei giorni scorsi quando insieme hanno partecipato ai festeggiamenti di San Pietroburgo. Il disgelo segna la ripresa del dialogo fra Washington e Parigi sul futuro del Medio Oriente e della pace mondiale. Sul tema della Road Map che impegna Israele e palestinesi, Bush ha chiesto all'Italia, prossimo presidente di turno dell'Ue, di seguire da vicino le trattative.
L'economia. Al centro del vertice anche i problemi dell'economia. I leader mondiali hanno mostrato ottimismo sulla ripresa, mentre è trapelata la notizia di un ormai prossimo taglio dei tassi da parte della Bce. L'Europa, però, è chiamata a fare di più. Tra le ipotesi emerse ieri a Evian la possibilità di finanziare le infrastrutture internazionali. Promessi anche aiuti ai Paesi poveri per la lotta alle malattie a alla fame.
Gli scontri. Sono tornati di scena, intanto, i «Black bloc» che hanno distrutto vetrine e si sono scontrati con la polizia. Un dimostrante inglese è rimasto gravemente ferito: gli agenti, infatti, hanno tagliato la fune alla quale era appeso su un ponte autostradale.
Francesco Cerri, Silvana Bassetti, Luca Rondanini 3


da
http://www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/input/2003/06/02/3_b.shtml


Poliziotto taglia una fune: attivista inglese precipita da un ponte
GINEVRA/LOSANNA Un'azione di protesta non violenta contro il vertice del G8 ha sfiorato il dramma ieri nei pressi di Losanna (Svizzera) dove l'intervento della polizia ha fatto precipitare da un ponte autostradale Martin Shaw, attivista britannico di 39 anni, ora ricoverato in ospedale.
L'incidente si è svolto mentre tra Annemasse (Francia) e Ginevra (Svizzera) decine di migliaia di persone - più di 100 mila secondo gli organizzatori - manifestavano contro il G8, in un clima misto di calma e tensione. Una tensione alimentata anche dalle vere e proprie scene di guerriglia urbana tra «casseurs» e polizia, l'altra notte a Ginevra, ieri mattina a Losanna e il giorno prima ad Annemasse. E poi ancora nel dopo-manifestazione ieri sera a Ginevra con nuovi disordini tra frange estremiste del movimento no-global e forze dell'ordine.
Il giovane britannico ferito è ora ricoverato all'ospedale di Losanna con fratture e contusioni. Dovrebbe riprendersi presto. Ma per alcune ore si era temuto il peggio. L'incidente - ha ammesso la polizia - è stato causato dal taglio da parte di un agente della fune con la quale Martin si era sospeso al ponte per sbarrare la strada alle delegazioni ufficiali che si recavano al vertice di Evian, via Losanna. La corda era stata tesa da una parte all'altra del ponte autostradale sul fiume Aubonne, sulla Ginevra-Losanna. Martin ed una sua compagna erano aggrappati alla corda, ognuno ad una estremità, e sospesi nel vuoto quando un poliziotto, senza rendersi conto delle circostanze, ha tagliato la fune. Martin è precipitato per circa vetri metri. La donna è stata salvata dal riflesso delle persone presenti che hanno trattenuto la fune.
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http://www.gdmland.it/QUOTIDIANO/0206/ESTERI/NZ04/A02.asp



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La fune alla quale era sospeso un giovane inglese è stata tagliata da un agente
«No global» cade dal cavalcavia
Sfiorato il dramma a Losanna. La polizia ammette le proprie responsabilità


GINEVRA/LOSANNA Un'azione di protesta non violenta contro il vertice del G8 ha sfiorato il dramma ieri nei pressi di Losanna (Svizzera) dove l'intervento della polizia ha fatto precipitare da un ponte autostradale Martin Shaw, attivista britannico di 39 anni, ora ricoverato in ospedale.
L'incidente si è svolto mentre tra Annemasse (Francia) e Ginevra (Svizzera) decine di migliaia di persone - più di 100 mila secondo gli organizzatori - manifestavano contro il G8, in un clima misto di calma e tensione. Una tensione alimentata anche dalle vere e proprie scene di guerriglia urbana tra 'casseurs' e polizia, la notte scorsa a Ginevra, questa mattina a Losanna e la vigilia ad Annemasse. E poi ancora nel dopo-manifestazione stasera a Ginevra con nuovi disordini tra frange estremiste del movimento no-global e forze dell'ordine.
Ginevra e Losanna appaiono ferite dalle violenze che le hanno imbrattate.
L'incidente - ha ammesso la polizia - è stato causato dal taglio da parte di un agente della fune con la quale Martin si era sospeso al ponte per sbarrare la strada alle delegazioni ufficiali che si recavano al vertice di Evian, via Losanna. La corda era stata tesa da una parte all'altra del ponte autostradale sul fiume Aubonne, sulla Ginevra-Losanna. Martin ed una sua compagna erano aggrappati alla corda, ognuno ad una estremità, e sospesi nel vuoto quando un poliziotto, senza rendersi conto delle circostanze, ha tagliato la fune. Martin è precipitato nelle acque poco profonde dell'Aubonne dopo un salto di circa vetri metri. La donna è stata salvata dal riflesso delle persone presenti che hanno trattenuto la fune. All'alba e in mattinata altre azioni per ostacolare l'accesso delle delegazioni ufficiali al vertice si erano svolte sui quattro ponti della città di Ginevra e sullo svincolo stradale al nord di Annemmasse.
La notizia dell'incidente di Aubonne, ed anche le voci sulla presunta morte del manifestante, hanno raggiunto anche Heidi Giuliani che insieme a circa 100mila persone giunte da tutta Europa ha partecipato alla manifestazione transfrontaliera partita contemporaneamente da Annemasse (Francia) e da Ginevra prima di ricongiungersi alla frontiera. Una manifestazione allegra e variegata nelle sue rivendicazioni e nella sua composizione. Sui manifesti si potevano leggere numerosi slogan contro 'l'occupazione in Iraq» e contro Bush. La manifestazione - autorizzata, sorvegliata da un imponente ma discreto dispositivo di sicurezza e da un 'servizio d'ordinè degli organizzatori - si è svolta senza incidenti. Ma i 'casseurs' o 'black blocs' erano presenti anche loro. Il volto coperto, sono entrati in azione fracassando vetri, danneggiando edifici e saccheggiando un distributore di benzina


da
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/06/02/02,INTERNO/T8.html


Agenti tagliano una fune: ragazzo precipita da un ponte. Violenze dei blackbloc
«No global», sfiorata la tragedia



GINEVRA

Un’azione di protesta non violenta contro il vertice del G8 ha sfiorato il dramma ieri nei pressi di Losanna (Svizzera) dove l’intervento della polizia ha fatto precipitare da un ponte autostradale Martin Shaw, attivista britannico anti-global di 39 anni, ora in ospedale. L’incidente si è svolto mentre tra Annemasse (Francia) e Ginevra (Svizzera) decine di migliaia di persone - più di 100mila secondo gli organizzatori - manifestavano contro il G8, in un clima misto di calma e tensione. Una tensione alimentata anche dalle vere e proprie scene di guerriglia urbana tra «black-bloc» e polizia, l’altra notte a Ginevra, ieri mattina a Losanna e la vigilia ad Annemasse. E poi ancora nel dopo-manifestazione ieri sera a Ginevra con nuovi disordini tra frange estremiste del movimento no-global e forze dell’ordine. Ginevra e Losanna appaiono ferite dalle violenze che le hanno imbrattate. Martin Shaw è ora ricoverato all’ospedale di Losanna con fratture e contusioni. Dovrebbe riprendersi presto. Ma per alcune ore si era temuto che, ancora una volta come due anni fa a Genova, la morte avesse appuntamento con le manifestazioni degli anti-G8. L’incidente - ha ammesso la polizia - è stato causato dal taglio da parte di un agente della fune con la quale Martin si era sospeso al ponte per sbarrare la strada alle delegazioni ufficiali che si recavano al vertice di Evian, via Losanna. La corda era stata tesa da una parte all’altra del ponte autostradale sul fiume Aubonne, sulla Ginevra-Losanna. Martin ed una sua compagna erano aggrappati alla corda, ognuno ad una estremità, e sospesi nel vuoto quando un poliziotto, senza rendersi conto delle circostanze, ha tagliato la fune. Martin è precipitato nelle acque poco profonde dell’Aubonne dopo un salto di circa venti metri. La donna è stata salvata dal riflesso delle persone presenti che hanno trattenuto la fune. La notizia dell’incidente di Aubonne, ed anche le voci sulla presunta morte del manifestante, hanno raggiunto anche Heidi Giuliani che insieme a circa 100mila persone giunte da tutta Europa ha partecipato alla manifestazione transfrontaliera partita contemporaneamente da Annemasse (Francia) e da Ginevra prima di ricongiungersi alla frontiera. Una manifestazione allegra e variegata.



da
http://www.liberazione.it/giornale/030602/LB12D6A6.asp



Oltre centomila persone ieri ai due cortei anti-G8 che si sono riuniti al confine franco-svizzero
Movimento senza frontiere
Annemassenostro inviato
Alle tre del pomeriggio i due cortei si ricongiungono al valico di frontiera franco-svizzera. L'ambiente è festoso, i volti dei dimostranti contenti e rilassati. La dogana invece è deserta ed è una scena surreale, i movimenti hanno attraversato il confine senza incontrare la minima opposizione da parte delle forze dell'ordine.

A dire il vero dalla parte francese non si è visto nessun "robocop". Evidentemente erano tutti impegnati a lanciare granate lacrimogene contro i blocchi stradali organizzati all'alba sulla "route de Thonon", la grande arteria alpina che porta ad Evian. Si è trattato di azioni dimostrative e non-violente, contrastate dalla stessa tecnica messa in campo nei giorni scorsi: sparare i micidiali candelotti all'impazzata per far arretrare i presidi dei "no-global". Solo che questa strategia, pur limitando il corpo a corpo, genera i suoi spiacevoli effetti collaterali. Un giovane è rimasto infatti ferito perché un lacrimogeno lo ha colpito praticamente in faccia. Poteva andargli molto peggio.

Sono le dieci quando dai due villaggi alternativi un fiume di persone scende a valle, in direzione della frontiera. E' stata una bella nottata quella tra sabato e domenica. Dalla suggestiva fiaccolata "Feu au lac" che ha circondato le sponde del lago Lemano, al concerto di Manu Chao che ha richiamato nella zona dell'aerodromo decine di migliaia di persone. Ad aprire la manifestazione ci sono i funzionari in lotta, quelli che da settimane scendono in piazza contro la scellerata riforma previdenziale del governo Raffarin. Le loro rivendicazioni, che in altri tempi sarebbero state liquidate come corporative, trovano piena cittadinanza in un corteo che ha individuato chiaramente il suo bersaglio nella globalizzazione liberista: «Nessuna esitazione, aboliamo la globalizzazione», lo slogan più gettonato. Poi sfila tutto il complesso arcipelago francese: i sindacalisti di base di Sud, i coordinamenti di Attac, i giovanissimi di Aaargh, i gruppi libertari, le associazioni di "Sans papier", le rappresentanze palestinesi in Francia e gli agguerriti anarco-sindacalisti della Cnt, che nel loro spezzone ospitano una delegazione della Federazione anarchica italiana (per l'Italia erano presenti molti dei volti conosciuti tra coloro che hanno animato i Social forum di Genova e Firenze e una delegazione del Prc).

Sulla strada per Ginevra la gente sventola dalle finestre le immancabili bandiere della pace e applaude il passaggio della marcia, lanciando provvidenziali scorte d'acqua in direzione dei dimostranti. Un distributore della Esso è stato ricoperto da alcuni sacchi "condominiali": nessun assalto, giusto uno scientifico impacchettamento per denunciare le manovre della grande company, in prima linea nella gestione petrolifera dell'Iraq del post-Saddam.

«Ce l'abbiamo fatta, siamo in 150mila - grida un ragazzo a torso nudo da un camion dell'organizzazione - il vertice dei potenti inizierà con due ore di ritardo». Il riferimento è al riuscito blocco del pullman dei traduttori, fermati nei pressi dell'imbarcadero del lago Lemano da qualche centinaio di attivisti. E' una piccola vittoria simbolica, un modo per far avvertire fisicamente agli otto "grandi" il peso della contestazione. «E' stata una giornata positiva, per la dimensione delle manifestazioni, per i loro contenuti e soprattutto per la radicalità delle iniziative di azione diretta e disobbedienza che hanno caratterizzato i numerosi blocchi stradali di queste giornate di resistenza; il movimento ha ormai assunto una dimensione di mobilitazione permanente», commenta il "disobbediente" Nicola Fratoianni, coordinatore dei Giovani Comunisti.

Purtroppo dalla Svizzera giungono notizie di altro tenore. Brutte notizie. Se il corteo ginevrino, malgrado qualche incidente, ha raggiunto senza intoppi il confine con la Francia, a Losanna le cose sono andate diversamente. La polizia stavolta ha usato la mano pesante. Nella prima mattinata un gruppo di "black" ha colpito alcune vetrine di multinazionali sotto lo sguardo indifferente dei celerini, i quali, proprio come è accaduto a Genova, non intervengono. Dopo un'oretta la situazione si calma, il gruppetto giunge davanti al museo di storia naturale, dove si ricongiunge con una manifestazione dei "pink": gli agenti cambiano improvvisamente tattica e cominciano a esplodere lacrimogeni, granate stordenti, proiettili di plastica. Partono le prime cariche che spingono di forza i militanti verso il campeggio "Ouala". I reparti della celere sono entrati addirittura nel camping esigendo di controllare l'identità di tutti i partecipanti. Dopo un'assemblea improvvisata è stata scelta la linea della resistenza passiva: a quel punto i poliziotti hanno fermato un centinaio di persone, portate di forza nei commissariati limitrofi. Pare che l'intenzione sia di tenerli segregati fino alla chiusura del summit.

Per alcuni concitatissimi minuti giunge anche la voce che un ragazzo inglese è rimasto ucciso: si sparge la notizia che i gendarmi hanno tagliato la corda alla quale era appeso, facendolo cadere per 15 metri da un cavalcavia. L'agitazione è visibile, dalla parte francese, dove la manifestazione si era appena sciolta, c'è chi propone di rientrare in corteo verso la Svizzera. Poi si viene a sapere che il ragazzo è ferito, ma non in pericolo di vita. Con un sospiro di sollievo per tutti. In serata le autorità ammettono: «E' stata colpa nostra. Non ci siamo accorti che una persona era attaccata alla fune». La magistratura elvetica ha aperto un'inchiesta.

Daniele Zaccaria



da
http://www.mattinopadova.quotidianiespresso.it/mattinopadova/arch_02/padova/attualita/va403.htm


No global, festa di popolo
vetri rotti e lacrimogeni
Le mille sigle dei movimenti antagonisti divise in due cortei per assediare

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