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rassegna stampa 31 maggio g8 evian
by mj Saturday, May. 31, 2003 at 2:06 PM mail:

corriere della sera, messaggero, liberazione, manifesto, avvenire, gazzetta di parma, giornale di brescia, liberta' online, il gazzettino online, la provincia pavese, il secolo XIX, altoadige, il resto del carlino, il mattino, il riformista

da
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=ESTERI&doc=XYZ


DAL NOSTRO INVIATO EVIAN - Forse non sarà l’ultimo G8. Però, ...

DAL NOSTRO INVIATO
EVIAN - Forse non sarà l’ultimo G8. Però, sarà un vertice molto diverso dai precedenti quello che si apre domani a Evian les Bains, sulla sponda francese del Lago Lemano. Fino all’anno scorso, per i leader del pianeta non c’era appuntamento più importante di questo: impensabile non partecipare a tutti i lavori e non restare fino alla foto di famiglia finale. In più, questo sarà in teoria un summit importantissimo: il primo dopo la guerra in Iraq e dopo lo scisma transatlantico che ha diviso gli Stati Uniti da Francia, Germania e Russia. Fatto sta che al G8 di Evian, tra il 1° e il 3 giugno, difficilmente sembrerà di essere nel centro del mondo.
George Bush, infatti, arriverà al vertice a lavori iniziati, domenica, e se ne andrà 24 ore dopo, senza partecipare a una serie di riunioni e senza aspettare il finale di martedì. Prima, è impegnato in Polonia, Paese chiave di quella che Washington considera la «nuova Europa», e a San Pietroburgo, in una Russia praticamente già «assolta» per la sua opposizione alla guerra contro Saddam. Poi, dopo il passaggio a Evian, almeno tre tappe in Medio Oriente per sostenere la «road map» dei colloqui israelo-palestinesi. Bush dormirà in terra di Francia, a differenza delle voci che dicevano avrebbe snobbato il presidente Jacques Chirac e alloggiato sul lato svizzero del lago. Ma è chiaro che la Casa Bianca dà al vertice organizzato dai francesi un rilievo scarso. Sfregio a Chirac? Anche. Soprattutto, però, il segno che gli equilibri di potere nel mondo stanno cambiando e anche i summit che li sanciscono ne devono prendere atto.
Il vertice è formalmente centrato su Responsabilità politica, sociale e finanziaria; Solidarietà tra ricchi e poveri; Sicurezza contro il terrorismo; Democrazia. In realtà, per una parte sarà terreno di scontro su questioni importanti, soprattutto in economia; dall’altro sarà una gara, soprattutto tra Usa e Francia, a chi è più propositivo nella lotta alla povertà.


OGM E COMMERCIO - La Casa Bianca sta lanciando un attacco alla Ue, in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Wto), sulla questione degli Organismi geneticamente modificati (Ogm), i quali hanno ormai conquistato l’agricoltura americana ma il cui uso è stato congelato dalla Ue. Bush accusa gli europei di usare le paure per la sicurezza alimentare come arma di protezionismo commerciale. E dice che, così facendo, fanno il male dei Paesi africani che avrebbero invece un gran bisogno di prodotti biotech. La Ue replica con argomentazioni scientifiche ma anche con un probabile ammorbidimento delle regole sugli Ogm. In compenso, impone agli Usa quattro miliardi di dollari di sanzioni commerciali per le quali è stata autorizzata dalla Wto. Rischi di guerre commerciali, dunque: a Evian, le colombe delle due sponde dell’Atlantico tenteranno un rilancio del cosiddetto Doha Round, il ciclo di trattative per la liberalizzazione commerciale oggi bloccate sulle questioni agricole.


AFRICA E AIDS - Sempre in tema di lotta alla povertà, il presidente francese Chirac ha ripreso l’iniziativa lanciata due anni fa a Genova a favore del «continente dimenticato» chiamata Nuova Partnership per lo Sviluppo dell’Africa (Nepad). Partecipano cinque leader del continente: obiettivo, capire i passi avanti fatti nella creazione in Africa di un clima legislativo e normativo favorevole all’attrazione di investimenti. In parallelo, Bush ha annunciato lo stanziamento di 15 miliardi di dollari (12,7 miliardi di euro) in cinque anni per la lotta all’Aids, piaga che colpisce soprattutto l’Africa. L’iniziativa, che anche Chirac ha giudicato positiva, dovrebbe spingere gli altri Paesi del G8 a stanziare altro denaro nella lotta, oltre che all’Aids, alla malaria e alla tubercolosi.


ANTITERRORISMO - L’obiettivo di Chirac è riavviare la cooperazione contro il terrorismo internazionale. Si tratta di rafforzare il coordinamento tra le intelligence degli Otto, migliorare lo scambio di informazioni, individuare le armi di distruzione di massa in giro per il mondo, bloccare le risorse finanziarie dei terroristi.


ALLARGAMENTO - Per riaffermare una visione multilaterale del mondo, Chirac ha giocato la carta dell’allargamento e ha invitato a una riunione «laterale», domenica pomeriggio, i leader di 13 Paesi importanti ma non ricchi. Sarà, tra l’altro, il debutto internazionale del presidente cinese Hu Jintao, l’arrivo sulla ribalta internazionale del primo ministro indiano Atal Bihari Vajpayee, il coinvolgimento del presidente sudafricano Thabo Mbeki e del principe della corona saudita Abdullah. Il presidente del Brasile, Luis Inácio Lula da Silva, e quello messicano, Vicente Fox, proporranno agli Otto super-ricchi la creazione di due fondi: uno per la lotta contro la fame, l’altro per costruire una serie di infrastrutture in America Latina.


MEDIO ORIENTE - Il summit non potrà che prendere atto degli appuntamenti di Bush nella regione, in particolare l’incontro con il premier israeliano Ariel Sharon e il primo ministro palestinese Mahmoud Abbas, e fargli gli auguri.


IL DOLLARO - Infine, la caduta del biglietto verde. Con molto realismo, Chirac non ha messo la delicatissima questione nell’agenda ufficiale di Evian: la svalutazione competitiva del dollaro è però lo sfondo davanti al quale tutto si discute. L’economia del Vecchio Continente sta già soffrendo il rafforzamento dell’euro in termini di minori esportazioni (non solo verso gli Usa ma anche verso tutta l’area dei Paesi legati al dollaro) e di crescita praticamente nulla. Si calcola che il rafforzamento della moneta unica sul dollaro dall’inizio dell’anno abbia un effetto sull’economia di Eurolandia pari all’aumento del 3% dei tassi d’interesse: disastroso. Washington dice di non avere responsabilità nella caduta del valore del biglietto verde ma la politica di «disinteresse benevolo» verso la moneta attuata dal nuovo segretario al Tesoro John Snow e dal governatore Alan Greenspan è vista di qua dall’Atlantico come una forma di «unilateralismo valutario». Ed è una delle cose che piacciono meno.
Danilo Taino




da il messaggero online
http://217.220.29.171/hermes/20030531/01_NAZIONALE/PRIMO_PIANO/EVIAN.htm



Inizia domani in Francia il vertice annuale del G8: tra le priorità la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e una crescita sostenibile
A Evian un piano globale per la sicurezza
I Grandi della Terra preparano un documento comune contro il terrorismo

di INES LIBONDI

ROMA — Da domani a martedì gli Otto Grandi della Terra si riuniranno per il summit più blindato della storia a Evian, città francese celebre per l’acqua minerale cara come un un vino pregiato d’annata. Il terrorismo internazionale, la proliferazione di armi chimiche (con il relativo incubo che ne disponga già un nemico degli Stati Uniti come Osama Bin Laden) la crescita (o decrescita) economica mondiale, lo sviluppo eco-sostenibile, argomento principe se si vuole salvare il pianeta dalla distruzione.
Sul tavolo che ospiterà i Grandi della Terra in arrivo a Evian per il primo summit del dopo-Saddam, ci saranno priorità come queste (gli ecologisti già sono scettici sui risultati per ambiente e salute del globo). George W. Bush, Tony Blair, Vladimir Putin, Silvio Berlusconi e Gerard Schroeder (Jacques Chirac farà gli onori di casa) avranno un compito non facile. In quanto leader dei Paesi più industrializzati del mondo, hanno sulle loro spalle il peso di una fase economica mondiale poco brillante, di una distribuzione della ricchezza distorta, che produce una sempre maggiore concentrazione delle risorse in poche mani, un aumento diffuso della povertà. E’ per questo che al summit, cui sono stati invitati anche i capi di Stato e di governo di alcuni Paesi africani (dall’Algeria all’Egitto, dal Senegal alla Nigeria, fino al SudAfrica) i Paesi più potenti del globo discuteranno dei loro interessi, certamente, ma anche (soprattutto, forse) di come dare sviluppo reale a nuovi mercati, dando slancio alla cooperazione proprio con i Paesi da sempre «in via di sviluppo», dove, al posto del benessere, crescono fame e denutrizione. Tra i temi scottanti da affrontare l’epidemia di Sars (anche il presidente cinese Hu Jintao parteciperà a latere ai lavori) e del diffondersi preoccupante dell’Aids nei Paesi del Terzo mondo.
In primo piano, di sicuro, ci sarà la lotta al terrorismo. I leader del G8 dovrebbero adottare un documento comune, messo a punto nei giorni scorsi dai ministri degli Esteri riuniti a Parigi, con un concreto, globale, programma di azione, che tenga conto dei nuovi scenari geopolitici successivi al conflitto iracheno e in vista della ricostruzione. L'obiettivo dichiarato è di ritrovare l'unità e superare le divisioni in Europa, ricucendo lo strappo con gli Stati Uniti, dopo le tensioni provocate dall'intervento militare contro il regime di Bagdad. «Evian sarà l’occasione di dimostrare, dopo mesi difficili, che le Nazioni possono e vogliono capirsi», è l’auspicio del presidente francese Chirac che vuole così lanciare un chiaro messaggio al presidente Usa, che lascerà il G8 in anticipo per volare a Sharm El Sheik, in Egitto, per il summit dei Paesi arabi moderati, vigilia del vertice cruciale con Sharon e Abu Mazen sul piano di pace in Medio Oriente.
Evian, sorvegliata da uno spiegamento di forze dell’ordine mai visto prima (ventimila addetti alla sicurezza tra poliziotti, soldati, vigili del fuoco) è da ieri letteralmente chiusa a chiunque non faccia parte della delegazione: non partono e non arrivano treni, le scuole sono sprangate (e gli scolari in libertà), sospesi dal governo francese gli accordi di Schengen sulla libera circolazione nella Ue. «Manca solo il coprifuoco», sibilano per niente contenti gli abitanti. A subire l’assalto dei manifestanti è stata, allora, la vicina, Ginevra, sul cui lago Evian si affaccia. In duemila hanno invaso le strade della città svizzera per protesta contro il G8. Isolati estremisti hanno attaccato e distrutto i vetri di alcuni negozi. «Chi spacca vetrine danneggia il movimento», è il giudizio chiaro di Vittorio Agnoletto.
Il governo elvetico (al quale la Francia ha promesso un rimborso di 18 milioni di euro) ha attivato nel frattempo diecimila poliziotti e soldati e chiesto alla Germania mille uomini di rinforzo perché a Losanna e a Ginevra si è ammassata una buona parte dei “no global". Intenzioni dichiarate: bloccare il passaggio alle delegazioni dirette sulla sponda francese del lago Lemano.



da
http://www.liberazione.it/giornale/030531/LB12D69B.asp


G8 in pillole
Evian blindata, molti respinti
alla frontiera
Misure di sicurezza eccezionali hanno praticamente sigillato Evian, sede del summit G8, da due giorni bandita al transito e presidiata da 25mila tra poliziotti e tiratori scelti. Situazione calda anche ai confini, dove sono stati respinti molti militanti, senza motivazioni ufficiali se non quella di aver partecipato ad altri eventi di protesta, come le manifestazioni al vertice di Napoli o contro il G8 di Genova. La "scrematura" sembra tuttavia avvenire con più casualità e in moltissimo continuano a passare.


Oggi la kermesse "Fuoco sul lago"
Tra gli innumerevoli progetti di mobilitazione in corso contro il G8 di Evian una immensa fiaccolata illuminerà stasera tutte le rive del lago Lemano, sia in territorio francese che in territorio svizzero, teatro del summit dei Grandi. L'appello pubblico di invito a collaborare con la spettacolare protesta circola sul sito Evian. org, dove saranno forniti i particolari su questa e altre iniziative di resistenza.


L'appello contro
il "dumping"
Un appello perché il governo italiano e tutti i governi dell'Unione europea si impegnino concretamente per l'eliminazione totale dei sussidi alle esportazioni agricole è stato lanciato dai promotori della campagna "No Dumping" che si batte contro la pratica di abbassare i prezzi al di sotto del costo della produzione per stracciare la concorrenza dei Paesi più piccoli. Secondo i tanti gruppi italiani che aderiscono alla campagna «l'Europa non può continuare a far pagare il prezzo delle proprie dispute con gli Stati Uniti e il Giappone ai Paesi in via di sviluppo».


Gorbaciov: «Acqua, emergenza da 10 mld di dollari»
Il presidente di Green cross international Mikhail Gorbaciov ha chiesto ieri ai Grandi lo stanziamento di 10 miliardi di dollari per risolvere le emergenze idriche nel mondo e prevenire le guerre legate alla gestione e al controllo di tali risorse. «Un terzo dell'umanità - ha detto l'ex inquilino del Cremlino - non ha accesso all'acqua e alle risorse sanitarie».


Anche Forza Nuova a Ginevra?

La voce che a Ginevra nei giorni delle manifestazioni contro il G8 sarà presente anche l'organizzazione di estrema destra Forza Nuova è stata confermata ieri da uno dei dirigenti del gruppo. «E' molto probabile - ha detto Marco Carucci - che tesserati di Forza Nuova residenti nel Canton Ticino, in Svizzera, abbiano deciso di raggiungere Ginevra per unirsi ai camerati della Svizzera francofona».




http://www.liberazione.it/giornale/030531/LB12D698.asp


Lavoro, previdenza, sanità: ecco i temi che assedieranno i Grandi ad Evian
Diritti sociali, il vero incubo dei G8
Pariginostro servizio
Tutela dell'ambiente, riduzione del debito, lotta all'Aids, accesso all'acqua potabile, democratizzazione: nel concepire il programma del G8, Jacques Chirac padrone di casa sognava la sua definitiva consacrazione a grande conciliatore della frattura fra nord e sud del mondo.

Una retorica tutta volta al recupero delle tesi anti-mondialiste, ed un'agenda dei lavori aperta ad un «dialogo allargato» con i "dodici intermedi", i capi di Stato dei paesi de Sud del mondo, cui Chirac dedicherà domani una seduta straordinaria in apertura del vertice. Una strategia che doveva condurre, secondo i piani della presidenza francese, alla diluizione delle recenti tensioni inter-atlantiche scatenate dall'affaire Iraq, da una parte, e, dall'altra, ad un'investitura della Francia al ruolo di capofila di una «mondializzazione dal volto umano».

Programma ambizioso. Che, alla vigilia del vertice, ha già scarsissime chances di successo. A guastare la festa a Jacques Chirac, la politica sociale del suo stesso governo, che nelle ultime settimane ha scatenato un movimento di opposizione che si fa sempre più determinato e radicale. Sono molti i militanti francesi che hanno raggiunto in queste ore Annemasse, Losanna o Ginevra, dopo intense settimane di mobilitazione contro i progetti ultraliberali dell'esecutivo Raffarin, culminate con il grande corteo nazionale che domenica scorsa ha raccolto nelle strade di Parigi quasi un milione di persone. Mondializzazione, precarietà, attacco al servizio pubblico ed al sistema di protezione sociale: temi cari alla riflessione no-global riecheggiati negli slogan dei lavoratori francesi contro i piani di riforma del sistema educativo e previdenziale.

E viceversa. Perché la situazione sociale che vive oggi la Francia catalizza l'attenzione delle delegazioni straniere, offre un terreno di dibattito e di verifica ai grandi temi della mobilitazione anti-G8. «Le battaglie sui bilanci della pubblica istruzione, contro la mercificazione della scuola, per la difesa del servizio pubblico, sono allo stesso tempo Evian e quello che sta succedendo in questi giorni in Francia», valutava martedì, in occasione dello sciopero nazionale della scuola francese, Jean-Michel Drevon, responsabile della Fsu, principale organizzazione sindacale degli insegnanti.

E purtroppo la Francia non detiene l'esclusiva: attacchi sempre più decisi e generalizzati al sistema dei diritti sociali investono oggi tutti i paesi europei. Francia, Gran Bretagna, Italia, Germania: ovunque si ripropone lo stesso copione. Esecutivi di destra o di centro sinistra non esitano ad impugnare la medesima retorica: l'invecchiamento della popolazione, i buchi nei bilanci pubblici, la congiuntura economica mondiale. E poi propongono, come se la logica contabile dell'ultraliberismo fosse stato di natura, tagli e riduzioni, sacrifici e anni di lavoro supplementari.

Del resto, non è un caso se la questione si propone con il medesimo volto a livello europeo. Le direttive comunitarie in materia di servizi pubblici sono orientate, da diversi anni, nel senso dell'allargamento progressivo della privatizzazione in tutti i campi. Tappa fondamentale, l'accordo di Lisbona, dove, nel maggio del 2000, i governi dell'Unione hanno firmato un documento che li impegnava ad imprimere un'accelerazione nella vendita delle quote statali delle principali imprese dei servizi pubblici: gas, elettricità, poste, organizzazione del traffico aereo, ferrovie, nessun settore veniva ritenuto abbastanza essenziale alla società per essere escluso dalle magnifiche sorti del libero mercato. Ideale, questo, che risulta in perfetta sintonia con la dichiarazione che ha chiuso, nel giugno dell'anno scorso, il vertice dei G8 riuniti a Kananaskis, in Canada. Il documento insisteva soprattutto sulle «riforme strutturali» necessarie per provocare la ripresa dell'economia mondiale.

Un chiaro messaggio ai partner europei, colpevoli di frenare la crescita con la rigidità del loro mercato del lavoro, il peso del sistema pensionistico e della protezione sociale, e, non da ultimo, con l'ostinazione a non cedere ai privati le imprese pubbliche che appartengono ancora allo Stato.

Lunedì, a Evian, i capi di Stato e di governo degli otto paesi più industrializzati del mondo riparleranno di tutto questo. Anche se il programma ufficiale racconta di collaborazione con l'Africa e lotta alla malnutrizione, loro certamente ne riparleranno. E ancora una volta bacchetteranno l'Europa, allieva non abbastanza diligente dell'ultraliberalismo oltreoceanico. Ma, questa volta, nei confini di una Francia percorsa dall'onda lunga di una protesta sociale che sembra destinata a durare a diffondersi, forse si disegneranno con più precisione i contorni di quest'attacco allo Stato sociale sempre più diretto, determinato, esteso. Sempre più globale.

Clelia Cirvilleri



da
http://www.ilmanifesto.it



Evian, l'acqua dei G8
Nel controvertice della società civile si discute di acqua, uno dei servizi essenziali che i «grandi» vogliono privatizzare. E si prepara lo scontro decisivo, in settembre a Cancun per il summit del Wto
ANTONIO TRICARICO
ANNEMASSE (Evian)
Finalmente Ginevra si anima e decollano i vari vertici alternativi al G8 di Evian con il colloquio promosso da Attac Europa «Contro lo sfruttamento delle persone, riappropriamoci del nostro avvenire». Tutti gli stati maggiori di Attac, in una sala gremita, hanno messo in guardia su come Chirac, mentre cerca una legittimazione internazionale con posizione anti-americane, a casa sua spinga per politiche di chiaro stampo liberista, a partire dalla riforma delle pensioni. Le strade verso il confine francese, e poi dentro Annemasse, vedono sempre più vetrine barricate su cui qualcuno già ironizza con cartelli improvvisati del tipo «Dopo il G8 cambio di proprietà». La tensione sale per la prevista manifestazione dei migranti a Ginevra ma, come ricordano gli attivisti di Attac, oltre alla protesta pacifica c'è bisogno anche di riflessione politica.

Ad Annemasse le conferenze del «Summit per un altro mondo» continuano, trattando principalmente questioni di debito e di commercio. Per molti gli eventi di Evian sono solo l'antipasto per l'atteso vertice del Wto che si terrà a Cancun in settembre e dove si deciderà se la folle corsa del Wto sarà interrotta dalle proteste latinoamericane e di alcuni paesi del sud del mondo o se il dogma del libero commercio prima di tutto, incluse le persone, si rafforzerà ancor di più.

Josè Bové con la Confédération Paysanne si fa vedere in una conferenza stampa in mattinata promettendo battaglia agli accordi commerciali contro i coltivatori francesi. Ma sono tanti anche i momenti più raccolti di strategia delle reti internazionali, come l'atteso incontro serale ad Annemasse tra ong e movimenti sociali, per prepararsi proprio alla sfida di Cancun.

Tra i vari incontri, ci imbattiamo in Carla Montemayor, che coordina la rete filippina di vigilanza sull'acqua. E' qui per cercare il sostegno della società civile del nord del mondo: perché le lotte locali nel suo paese contro la privatizzazione dell'acqua, ormai, con gli accordi Wto per la liberalizzazione dei servizi, anche quelli essenziali, si sono trasferite a livello globale. Per sollevare storie di acqua la scelta è quanto mai azzeccata, visto che Evian è ben nota per la sua acqua in bottiglia, ora di proprietà di Danone, colosso alimentare nell'occhio del ciclone in Francia per i licenziamenti selvaggi.

Il nemico di Carla si chiama Suez, compagnia francese che con la Vivendi controlla il 40 per cento del mercato mondiale di distribuzione dell'acqua. Nel 1997 fu lanciato «Metro-Manila», ai tempi il più grande progetto al mondo di privatizzazione dell'acqua. «Il progetto - dice Carla - è ormai fallito a causa dell'orribile performance del concessionario locale della Suez. L'obiettivo di fornire acqua a tre milioni di residenti non è stato centrato, per non parlare del miglioramento del sistema di fognature in città». Però il prezzo dell'acqua nella «colonia Suez» della capitale filippina è aumentato del 500% in pochi anni, finché di fronte alle proteste e al palese disastro la compagnia ha capito che doveva alzare il tiro e così alla fine del 2002 ha richiesto termini migliori al governo filippino: ulteriore aumento delle tariffe entro il 2006, garanzie del governo sui prestiti privati per la Suez e soprattutto restrizione del numero di abitanti da servire.

Alla parziale vittoria è seguita una minaccia ancor peggiore: una domanda di compensazioni per circa 200 milioni di dollari al governo filippino per i danni causati dal cattivo operato dei partner filippini della multinazionale. La richiesta è finita all'arbitrato della Camera del commercio internazionale, come se il governo filippino fosse un semplice soggetto privato. In caso di vittoria per la Suez questo rappresenterebbe un pericoloso precedente di violazione della legislazione filippina. I comitati locali, infatti, hanno cercato di muovere casi legali contro la Suez nelle corti di Manila, ma non sanno ora come farsi ascoltare dalla Camera di commercio internazionale, che non li riconosce.

In realtà anche il G8 ufficiale che si aprirà domani parlerà di acqua, con idee alquanto pericolose. Sarò il presidente della Commissione europea Romano Prodi a lanciare il Fondo Ue per le risorse idriche, che si basa sulla controversa proposta dell'ex direttore del Fmi Michel Camdessus e sui risultati del liberista «Forum mondiale sull'acqua» di Kyoto dello scorso marzo. Prodi rilancerà l'impegno europeo per una partnership pubblico-privato di 1,4 miliardi di dollari presentato al vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg, con il rischio che ben 1 miliardo dei già scarsi fondi per l'aiuto allo sviluppo sia canalizzato tramite la poco trasparente Banca europea per gli investimenti in devastanti dighe in Africa centrale ed ulteriori privatizzazioni del settore idrico.

Chirac non può essere da meno e farà pendant con il suo Piano globale sull'acqua, ben felice di camuffare come aiuto allo sviluppo il grande business dei giganti francesi dell'acqua.



La ps si vendica alla frontiera
Un italiano poco più che ventenne, che collabora con Indymedia, è stato respinto ieri dalla polizia francese al Monte Bianco, mentre cercava di raggiungere le manifestazioni anti-G8. Secondo il provvedimento sarebbe stato «segnalato da polizia straniera come attivista violento» e «la sua presenza potrebbe costituire una minaccia per l'ordine pubblico». Evidentemente, pur non avendo precedenti, è finito nella «lista nera» trasmessa dal Viminale. Forse perché testimoniò contro i poliziotti della caserma Raniero indagati per le violenze sui «no global» arrestati a Napoli dopo gli scontri del 17 marzo 2001.



Piccoli fuochi a Ginevra
Un corteo tra i palazzi delle istituzioni Onu. Violata la sede del Wto
Sotto controllo. Ieri nessun vero scontro. Timori per i cortei di oggi e domani, minacce fasciste. I movimenti incontrano Lula
ANGELO MASTRANDREA
INVIATO A GINEVRA
Da una parte la contestazione radicale agli organi di governo della globalizzazione, con un cancello sfondato, vetrine distrutte, lacrimogeni e bombe assordanti; dall'altra il dialogo, sia pur critico, con chi fino a un anno fa era di qua della barricata e ora si troverà di là per chiedere l'estensione del progetto «Fame zero». E' così che le diverse anime del «popolo di Seattle» vivono la vigilia del vertice di Evian, in attesa - a parte il concerto di Manu Chao questa sera - del doppio corteo unitario di domenica e dei blocchi per impedire alle delegazioni di raggiungere il summit. Così, se una manifestazione indetta dalla rete No border, che si occupa della libertà di circolazione dei migranti, ha vivacizzato la mattinata di ieri attraversando la zona che ospita le sedi delle istituzioni internazionali, nel pomeriggio è arrivata la notizia che una delegazione degli anti G8 e il Consiglio mondiale del Forum sociale mondiale incontreranno il presidente brasiliano Lula. Un incontro in forse fino all'ultimo a causa della partecipazione di Lula al vertice di Evian, che al di qua del lago tutti considerano «illegittimo». «Siamo d'accordo con lui sui contenuti di Fame zero, ma gli contesteremo il fatto che con la sua partecipazione legittima un organismo che noi non riconosciamo», dice Vittorio Agnoletto.

La giornata era cominciata con un'iniziativa a sorpresa degli studenti universitari, che di primo mattino hanno smontato le barricate in legno in cui era stata impacchettata l'università perché all'interno vi si svolgeva il Tribunale del debito di Attac, e le hanno sistemate davanti al rettorato, cioè davanti a chi aveva deciso tale misura di sicurezza. Alle 11, invece, con lo slogan «no border no nation no deportations», a migliaia si incamminano verso i palazzi delle istituzioni. Passeggiata tranquilla sul lago Lemano fino alla sede centrale del Wto. E' qui che alcuni manifestanti riescono a scardinare il cancello che protegge il palazzo, immerso nel verde. Attimi di tensione, vola qualche petardo, alcune decine di dimostranti entrano all'interno e improvvisamente la polizia, fino ad allora invisibile, si schiera in assetto antisommossa mentre fin sui tetti notiamo movimenti di agenti armati. Il fronteggiamento dura una mezz'ora, poi il corteo riparte, non prima che vengano smontate e portate via a mo' di trofeo le due insegne del Wto all'ingresso. Lungo la strada vengono bersagliati prima il palazzo della World meterological organization, poi una Jaguar parcheggiata. Nel frattempo al corteo si aggiunge il «pink bloc», tutti vestiti di rosa con tamburi e balli. Solo scritte invece davanti alla sede dell'Onu, mentre viene preso di mira il palazzo che ospita lo Iom e il Wipo, le organizzazioni Onu che si occupano di migranti e proprietà intellettuale. Volano alcuni sassi, vanno in frantumi alcune vetrate e brucia un distributore di giornali. La polizia lancia delle bombe assordanti, poi passa ai lacrimogeni. Ma la situazione non degenera, cosicché il corteo può ricomporsi e proseguire senza incidenti fino allo scioglimento, fatta eccezione per un gruppetto di casseurs che, uscito dalla manifestazione, attacca un concessionario d'auto e un distributore Shell. Una mattinata movimentata ma tutto sommato mai degenerata anche per la buona autodisciplina del corteo e per la condotta mai eccessiva della polizia.

Ma è da questa notte, quando cominceranno i blocchi per impedire alle delegazioni degli otto «casseurs di Evian», come titola in prima pagina il quotidiano Le Courier, che la situazione potrebbe farsi tesa. Anche perché tra gli anti G8 circolano voci sulla presenza in città di circa 300 neofascisti svizzeri, tedeschi e italiani, alloggiati in abitazioni di camerati svizzeri e intenzionati a unirsi alle manifestazioni. Voci suffragate da alcuni adesivi comparsi sui muri vicino al quartier generale del movimento ginevrino. «Né Marx né dollari», scrive l'Union des patriotes suisses, gruppuscolo dell'estrema destra nazionalista che attacca il G8 e il Wto. E da Milano Forza nuova conferma che una ventina di suoi iscritti potrebbero trovarsi già a Ginevra.



Tutti i commerci insanguinati del G8 in Africa
Diamanti e legname pagano i conflitti in molti paesi del continente. I Verdi: l'Italia fermi le importazioni
Un embargo sui commerci insanguinati è già teoricamente attivo, così come l'obbligo di denunciare l'origine dei diamanti. Ma sono impegni non rispettati
TIZIANA BARRUCCI
Attuazione immediata dell'embargo alle importazioni di legname insanguinato dalla Liberia e introduzione dei sistemi di certificazione dei diamanti: sono i principali punti dell'impegno chiesto al governo italiano dal gruppo dei verdi al senato alla vigilia del G8 di Evian. In sostanza quello che si chiede all'Italia , anche in virtù del suo prossimo ruolo di presidente di turno dell'Unione europea, è di essere protagonista contro i «commerci insanguinati», per spezzare quel nesso tra risorse naturali e guerre. «Almeno un quarto dei conflitti armati combattuti nel pianeta sono connessi a guerre su risorse naturali - ha spiegato il senatore verde Francesco Martone durante la presentazione del rapporto «Risorse insanguinate,conflitti lontani», stilato dallo stesso Martone e dalla ricercatrice Clarissa Ruggeri. Fino ad oggi quasi tre milioni di persone sono morte a causa di guerre finanziate attraverso l'estrazione di diamanti. Angola, Sierra Leone, Liberia e Repubblica Democratica del Congo hanno vissuto lunghi conflitti civili nei quali il commercio di questa pietra era utilizzato come mezzo di finanziamento degli stessi, oltreché come fonte di arricchimento personale da parte dei loro leader.

«Ci sono numerose risoluzioni e direttive che vietano tali pratiche - ha aggiunto Martone - ma esse continuano indisturbate». Contro il traffico illegale di diamanti esiste, ad esempio, il regolamento europeo che introduce il Kimberley Process, una forma di garanzia per il mercato di consumo attraverso l'istituzione di un sistema di certificazione e tracciabilità capace di ripercorrere all'indietro la vita del diamante dal banco di vendita alla miniera in cui è stato estratto. Ma l'impegno dei singoli stati a recepire e soprattutto attuare tale sistema, che aveva come data ultima il febbraio 2003, ad oggi non è stato rispettato.

Stessa cosa per il commercio di legname. Con manovre più o meno lecite in Liberia, il presidente Taylor ha accentrato la gestione di tale commercio utilizzandone i ricavati per mantenere il sistema di potere messo in piedi, sostenere unità paramilitari governative e non, e sponsorizzare le violenze del Ruf in Sierra Leone. «Eppure l'Italia è il terzo paese al mondo importatore di legname liberiano», avverte Martone. Ed è Sergio Baffoni, di Greenpeace, a dargli man forte: sbarchi di legname nei nostri porti avvengono con regolarità, l'ultimo è di sabato scorso, anche se una risoluzione Onu vieta tale pratica. Le stesse Ferrovie italiane hanno acquistato per realizzare le traversine legname liberiano, nonostante la ditta esportatrice fosse coinvolta nel traffico di armi».

E della compravendita di armi nei paesi africani parla Daniela Carboni, di Amnesty international, citando un caso per tutti: 13 miliardi di vecchie lire è l'ammontare della vendita di fucili e munizioni tra il 96 e il 97 dai paesi del G8 all'Algeria.

«Questo che proponiamo oggi è solo il primo passo di una nuova politica socio economica volta alla prevenzione dei conflitti - ha aggiunto Martone - il nostro programma prevede pressioni per uno sfruttamento delle risorse petrolifere rispettosi dei diritti umani, e, in ultimo, per una nuova forma di gestione locale e planetaria dell'acqua». Per leggere e scambiarsi materiali è attivo da oggi il sito internet http://www.francescomartone.it.




da
http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2003_05_31/articolo_348656.html


LA VIGILIA DI EVIAN

Bush nella «vecchia» Europa Solo una toccata e fuga al G8

Il presidente è arrivato in Polonia e in serata sarà a San Pietroburgo. Attesa per l'incontro con Chirac al vertice
Il leader statunitense è ancora furioso per l'atteggiamento francese
sull'Iraq ma prova a smorzare i toni
L'America abbassa il livello d'allarme

Da New York Elena Molinari

Il presidente americano lascia Washington vittorioso, in Iraq come in Congresso e fra l'opinione pubblica. E da vincitore arriva in Europa per far presente ad alleati vecchi e nuovi che cosa si aspetta da loro. George W. Bush ha chiarito le sue richieste alla vigilia del viaggio che in meno di 5 giorni lo porterà in 7 Paesi per affrontare quasi tutti i temi di politica internazionale sul piatto della Casa Bianca.
In 4 interviste ai giornali e alle Tv degli stati-ospiti il presidente americano ha spiegato che per i francesi è ora di «guardare avanti e lavorare insieme». Per egiziani e sauditi di «smettere di finanziare gruppi legati al terrorismo internazionale», mentre per Abu Mazen e Ariel Sharon è tempo di «prendersi le proprie responsabilità». Il messaggio per il governo russo invece è di non collaborare al programma nucleare iraniano perché gli Usa tengono d'occhio Teheran e i suoi arsenali, anche se non hanno intenzione di fare guerra al Paese islamico.
Bush tenderà la mano a tutti, ma la coreografia del tour forma una mappa precisa e non casuale delle priorità americane. Dopo la Polonia, l'unico governo che avrà l'onore di un discorso di Bush, il capo della Casa Bianca arriverà sulle Alpi francesi, ad Evian, per il G8. Qui la fitta agenda del summit delle 7 democrazie industrializzate più la Russia rischierà di passare in secondo piano rispetto all'incontro fra Bush, il presidente Jaques Chirac e il cancelliere Gerhard Schröder, i leader della «Vecchia Europa» secondo la nota definizione di Rumsfeld.
«So bene che ogni minuto che passerò con Chirac e Schröder sarà seguito da centinaia di telecamere per vedere se ci prendiamo a pugni - ha detto Bush prima di partire - ma non succederà». E nessuno se lo aspetta, anche perché la Casa Bianca ufficialmente insiste che la questione Iraq è stata una «scaramuccia» in un matrimonio che continua da oltre due secoli. «In questa fase della relazione bisogna pensare alle faccende di casa da portare a termine insieme - h a commentato una fonte alla Casa Bianca - e questo farà migliorare i rapporti». «Faccende» come il terrorismo (proprio mentre Bush era in volo sull'Atlantico il livello d'allerta per gli attentati veniva abbassato e tornava dopo dieci giorni sull'arancione al giallo) e la recessione economica in agguato.
La realtà è che Bush è ancora furioso per il no di Francia e Germania alla sua seconda risoluzione sull'Iraq e la sua toccata e fuga di poco più di 24 ore a Evian lo prova. Diverso il trattamento riservato al presidente russo, la cui opposizione sull'Iraq è perdonata alla luce dell'amicizia personale che lo lega al leader del Cremlino e degli interessi comuni. Durante il vertice con Vladimir Putin a San Pietroburgo «si stabilirà il dialogo strategico ufficiale che per il momento esiste solo tra me e Vladimir», ha detto Bush, in un'intervista alla rete televisiva russa Rtr. Bush ha aggiunto di «fidarsi» di Putin.
Nonostante l'assenza di Bush, però, gli altri 7 Grandi non soffriranno di solitudine. Il padrone di casa Chirac ha invitato ad Evian - per l'occasione presidiata da 20mila agenti e sorvolata da caccia militari - il presidente della Commissione Europea Romano Prodi, il presidente di turno dell'Ue (il greco Constantinos Simitis) e altri tredici leader, dal cinese Hu Jintao all'indiano Atal Bihari Vajpayee, dall'egiziano Hosni Mubarak al brasiliano Lula e al messicano Vicente Fox. Alla prima serata di colloqui parteciperanno anche il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e i capi del Fondo Monetario e della Banca Mondiale.
A Evian dunque Bush avrà anche l'occasione di incontrare per la prima volta il nuovo presidente cinese, l'enigmatico Hu Jintao, che con la sua presenza al G8 segna una nuova tappa nella partecipazione della Cina ai club dei grandi del mondo.




da
http://www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW1/7e8328b41096b828c1256d3700289761?Open


Si apre il summit: difficili tentativi di disgelo tra Usa e Francia dopo i contrasti sull'Iraq
G8, Evian in stato d'assedio
No global ieri in strada a Ginevra contro il vertice dei Grandi del pianeta
GINEVRA - Prima dell'arrivo dei leader più potenti del pianeta per il vertice di Evian, Ginevra e dintorni sono stati invasi dagli anti-G8, che a migliaia sono giunti in questi giorni da tutta Europa per partecipare ai dibattiti del controvertice. Ieri oltre duemila no global sono scesi nelle strade per gridare la loro opposizione al G8, in una sorta di prova generale della grande manifestazione di protesta in programma domani. Scene di guerriglia urbana, ma nessun grave danno.

I temi principali del vertice di Evian sono: la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e alcuni alleati e partner europei (Francia in particolare) dopo gli screzi per la guerra in Iraq; la lotta contro il terrorismo, coi capitoli del dopo Iraq e dell'Iran; relazioni Usa-Russia; la ripresa del processo di pace in Medio Oriente.

La prossima settimana Bush sarà anche in Medio Oriente per l'incontro con Sharon e Abu Mazen.



Sul G8 l'ombra delle tensioni Usa-Francia
Chirac accusa la Casa Bianca: «Politica unilateralista». E gli americani lasceranno Evian in anticipo
NOSTRO SERVIZIO

PARIGI - L'inizio sarà affollato come un'Assemblea Generale dell'Onu, il finale si profila in tono minore per la vistosa assenza del presidente americano George W. Bush e, nel bel mezzo, gli «Otto Grandi» lanceranno un appello a popoli e mercati perché abbiano fiducia: «ci sono tutti gli ingredienti per una ripresa dell'economia».

Domani a Evian si apre il sipario su una delle più solenni messe della politica internazionale: nell'elegante cittadina sulla costa francese del lago di Ginevra che dà il nome ad una famosissima acqua minerale i sette leader delle maggiori potenze industriali e della Russia si ritrovano per il loro vertice annuale, bestia nera dei «no global», davanti ad un'agenda pesante come un macigno.

In un albergo di lusso, il Royal, difeso da migliaia di poliziotti, soldati e gendarmi, gli «Otto Grandi» passeranno in rassegna dal pomeriggio del primo al mattino del 3 giugno i principali problemi e mali del pianeta.

Il rischio di recessione, il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, lo spettro dell'Aids, i debiti che schiacciano i paesi più poveri, l'Africa che invece di andare avanti va indietro, il dopo-Saddam in Iraq, il Medio Oriente, le bombe atomiche della Corea del Nord, le difficoltà del Terzo Mondo nell'accesso ai farmaci e all'acqua, le trattative di Doha per un'ulteriore liberalizzazione dei commerci internazionali: tantissima è la carne sul fuoco, mentre è del tutto incerto se gli «Otto Grandi» (Bush, Putin, Koizumi, Schröder, Berlusconi, Blair, Chretien, Chirac) saranno capaci di progressi concreti su qualche punto.

Gli attriti tra francesi e americani non promettono nulla di buono. Ieri, in un'intervista, Bush ha sdrammatizzato la portata dello scontro con Chirac sull'Iraq («sono deluso, ma non arrabbiato, non ci saranno sanzioni. Vive la France!»), ma in realtà le divergenze sono numerose e profonde.

Chirac contesta in toto l'approccio di Bush in politica estera, lo accusa di essere «molto unilateralista», insiste sulla illegalità della guerra in Iraq e promuove una visione «multipolare» che per lui è un'ovvietà alla luce dell'unificazione europea, dell'impetuoso risveglio economico della Cina, della crescente importanza dell'India.

Non sorprende, quindi, lo sgarbo del capo della Casa Bianca, che ripartirà da Evian già nel pomeriggio del 2 giugno, con la scusa della pace in Medio Oriente.

Chirac ha invitato mezzo mondo, in perfetta coerenza con la sua visione multipolare: Kofi Annan, i capi del Fondo Monetario, della Banca Mondiale e dell'Omc, Romano Prodi e altri 13 leader: dal cinese Hu Jintao all'indiano Atal Bihari Vajpayee, dall'egiziano Hosni Mubarak al brasiliano Lula e al messicano Vicente Fox.

Pier Antonio Lacqua




da
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/05/31/04,ESTERO/T1.html


Ad Evian, sul lago di Ginevra, l’incontro annuale del «G8»: sullo sfondo lo scontro Chirac-Bush
Parte domani il vertice dei Grandi
Anche i leader di Cina, India, Brasile e Messico fra i molti invitati a partecipare





PARIGI

Domani a Evian si apre il sipario su una delle più solenni messe della politica internazionale: nell’elegante cittadina sulla costa francese del lago di Ginevra i sette leader delle maggiori potenze industriali e della Russia si ritrovano per il loro vertice annuale, bestia nera dei «no global», davanti ad un’agenda pesante come un macigno. In un albergo de luxe, il Royal, difeso da migliaia di poliziotti, soldati e gendarmi, gli «Otto» passeranno in rassegna dal pomeriggio del primo al mattino del 3 giugno un po’ tutti i principali problemi e mali del pianeta. Il rischio di recessione, il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, lo spettro dell’Aids, i debiti che schiacciano i Paesi più poveri, l’Africa che invece di andare avanti va indietro, il dopo-Saddam in Iraq, il Medio Oriente, le bombe atomiche della Corea del Nord, le difficoltà del Terzo Mondo nell’accesso ai farmaci e all’acqua, le trattative di Doha per un’ulteriore liberalizzazione dei commerci internazionali: tantissima è la carne sul fuoco, mentre è del tutto incerto se gli «Otto Grandi» (Bush, Putin, Koizumi, Schroeder, Berlusconi, Blair, Chretien, Chirac) saranno capaci di progressi concreti su qualche punto della mega-agenda. Gli attriti tra francesi e americani non promettono nulla di buono. Ieri, in un’intervista, Bush ha sdrammatizzato la portata dello scontro con Chirac sull’Iraq («sono deluso, ma non arrabbiato, non ci saranno sanzioni. Vive la France!»), ma in realtà le divergenze sono numerose e profonde. Chirac contesta in toto l’approccio di Bush in politica estera, lo accusa di essere «molto unilateralista», insiste sulla illegalità della guerra in Iraq e promuove una visione «multipolare» che per lui è un’ovvietà alla luce dell’unificazione europea, dell’impetuoso risveglio economico della Cina, della crescente importanza dell’India. Non sorprende, quindi, lo sgarbo del capo della Casa Bianca, che ripartirà da Evian già nel pomeriggio del 2 giugno, con la scusa della pace in Medio Oriente. Ipocrisia diplomatica vuole che tra i due presidenti i sorrisi e le strette di mano non manchino in occasione di un loro incontro a quattr’occhi lunedì mattina, ma una vera riconciliazione sembra ancora piuttosto lontana e, a conti fatti, il G8 rischia di rivelarsi la classica montagna che partorisce il topolino. Chirac ha cercato ad ogni modo di fare le cose in grande e al primo giorno di summit ha invitato mezzo mondo, in perfetta coerenza con la sua visione multipolare. I «Grandi della Terra» non soffriranno proprio di solitudine: oltre al presidente della Commissione Europea Prodi e al presidente di turno dell’Ue (il greco Simitis) si ritroveranno in compagnia di altri tredici leader, dal cinese Hu Jintao all’indiano Vajpayee, dall’egiziano Mubarak al brasiliano Lula e al messicano Fox. Alla presenza del segretario generale dell’Onu Annan e dei capi del F mi, della Banca Mondiale e dell’Omc, cotanto gotha discuterà per qualche ora su come meglio pilotare e regolamentare la mondializzazione. Affollata anche la sera di domani: si parlerà di aiuti all’Africa derelitta, con la partecipazione di cinque leader di quel continente. La mattina di lunedì sarà invece di scena l’economia mondiale, mentre a pranzo i dirigenti del G8 prenderanno di petto la lotta al terrorismo, il contenimento delle armi di distruzione di massa e le crisi regionali per concentrarsi poi nel pomeriggio sulle questioni dello sviluppo sostenibile, dell’ambiente, della sicurezza marittima. Martedì Chirac tirerà le somme dell’evento con una conferenza stampa finale dalla quale si capirà se sui massimi sistemi e sugli acciacchi più grossi del pianeta le nazioni più ricche hanno davvero fatto qualche progresso tangibile.



da
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=40&Fname=3105INT504.jpg



Controvertice blindato: assalti simbolici dai “no global”

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Ginevra - «Ridicule», ridicoli: la maggior parte dei graffiti urla questo. Ridicoli perché blindate le città, ridicoli perché pensate di governare il mondo in otto. In attesa del vertice dei Grandi, il controvertice comincia a farsi sentire. Manifestazioni, qualche scaramuccia, una manciata di vetri rotti da avanguardie di black bloc. Trentamila poliziotti, ventimila sul versante francese, diecimila su quello svizzero, sono pronti a difendere il vertice di Evian dagli assalti degli “altromondisti”, così stavolta si sono battezzati i no global. Il neologismo è riferito allo slogan dei social forum mondiali, «un altro mondo è possibile».
Quasi un richiamo a Ignazio Lula da Silva, in arrivo a Evian per incontrare i Grandi. Qualche prova generale di manifestazione, ieri a Ginevra e l'altra sera a Losanna, comincia a preoccupare. Il traffico sulle città del Lemano impazzisce senza preavviso. Piccoli cortei, da cento a mille no global, si formano all'improvviso. Ieri hanno tentato assalti simbolici, a parte qualche pietra, all'Organizzazione mondiale del commercio, a quella per la proprietà intellettuale e all'agenzia Onu delle migrazioni. Risparmiata l'Organizzazione mondiale della sanità, almeno per ora.
La municipalità di Ginevra tenta la via morbida, nonostante l'insistenza degli elicotteri sul cielo del lago. Il ponte del giardino degli Inglesi, dove si concentrerà il ramo svizzero della manifestazione transnazionale di domani mattina, con le bandiere della pace. La polizia si fa vedere il meno possibile e per ora non è intervenuta. Una vigilia da fiato sospeso, comunque. Preoccupa la notte dei fuochi, stasera. Preoccupa la manifestazione di domani, quando migliaia di no global sparsi nei campeggi dell'alta Savoia convoglieranno su Ginevra e su Annemasse. I giornali locali minimizzano e danno spazio ai portavoce dei Social Forum svizzeri. La presenza dei francesi, degli italiani e dei tedeschi è quasi ignorata. La parola d'ordine elvetica è «festa».
Questo dovrebbero essere i falò di questa sera, anche se la polizia francese è disposta a giurare su tentativi di spargimento di petrolio nel lago. Nonostante la vigilanza e gli allarmi, il clima generale è comunque disteso. Il vertice di Evian, del resto è carico di aspettative per tutti. I grandi scommettono su una possibile riappacificazione fra George W. Bush e Jacquas Chirac, magari in nome della ricostruzione dell'Iraq. La scelta della cittadina termale potrebbe non essere casuale. Qua, nel 1962, la Francia chiuse la guerra d'Algeria.
Qua potrebbe ripartire la discussione sull'ordine mondiale e sulla necessaria coesistenza fra Usa e Unione Europea. Perfino i no global dei Social Forum sanno che al di là della protesta non si può far finta che i Grandi non esistano. Con loro si dovrà andare a un necessario confronto, duro ma necessario viene detto in molti interventi del controvertice. Anche per questo squatter, anarchici e black bloc stanno per conto loro. Negano ogni trattativa possibile e quando non tirano pietre lasciano scritto sui muri «kill G8», uccidi il G8.
Lucia Visca




da il gazzettino online
http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=1466522&Luogo=Main&Pagina=ESTERI


GINEVRA - Prima dell'arrivo nella ...
GINEVRA - Prima dell'arrivo nella regione dei leader più potenti del pianeta che si trasfeiranno da San Pietroburgo per il vertice di Evian, Ginevra e dintorni sono stati invasi dagli anti-G8, che a migliaia sono giunti in questi giorni da tutta Europa per partecipare ai dibattiti del controvertice e alle prime manifestazioni.Ieri circa duemila altermondialisti sono scesi nelle strade di Ginevra per gridare la loro opposizione al G8, in una sorta di prova generale della grande manifestazione di protesta transfrontaliera in programma domenica prossima a Ginevra e nella vicina Annemasse (Francia).L'odierno corteo anti-G8, non autorizzato, si è svolto senza incidenti di rilievo, a parte qualche vetro rotto e numerosi muri imbrattatti. Gli uomini dell'imponente dispositivo di sicurezza schierato in tutta la città sono intervenuti solo a due riprese e dopo alcuni atti di vandalismo per allontanare i manifestanti dalle sedi dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), dell'Ompi (proprietà intellettuale) e dell'Oim (migrazioni). I vetri sono stati rotti da una minoranza, mascherata e in coda al corteo.Per il resto, la manifestazione si è svolta pacificamente, a suon di tamburo e di slogan contro la globalizzazione neoliberale e l'occupazione dell'Iraq.



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http://www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_31/vigevano/lomellina/pv404.htm



Le biciclette della pace
Da Mortara è passata la carovana anti-G8


MORTARA. La Rete Lilliput ha accolto la carovana di «Bici anti G8». Nel piazzale del cimitero, nei pressi dell'incrocio fra Strada Milanese e l'ex statale 494 Vigevanese, un gruppo di lillipuziani ha allestito un banchetto volante fra gli striscioni pacifisti e lillipuziani accogliendo i ciclisti anti-globalizzazione in marcia verso Evian, la località svizzera dove si terrà il prossimo summit degli Otto grandi. «Li abbiamo dissetati offrendo loro vino con una poesia di Neruda al posto dell'etichetta che parlava di sole e di solidarietà - spiegano i volontari mortaresi -. Poi li abbiamo accompagnati a Porta Novara affinché proseguissero la loro marcia. Il luogo di incontro non è stato proprio ideale, ma strategicamente importante, molto visibile dagli automobilisti di passaggio. L'augurio è stato per tutti di portare a Evian anche la voce di una Lomellina che parla della necessità di una globalizzazione dei diritti delle persone e non solo delle merci e della finanza». I ciclisti provenivano da Milano e, dopo aver toccato Vigevano e Mortara, si dirigeranno verso Domodossola e di lì passeranno in Svizzera. Lilliput e Pe' de Moleque (commercio equo-solidale), associazione coordinata da Carla Martinoli, hanno anche organizzato un incontro sulla finanza etica.



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http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=77458&idcategoria=582


Assediata dai no global Ginevra città blindata
Ginevra Prima dell'arrivo nella regione dei leader più potenti del pianeta per il vertice di Evian, Ginevra e dintorni sono stati invasi dagli anti-G8, che a migliaia sono giunti in questi giorni da tutta Europa per partecipare ai dibattiti del controvertice e alle prime manifestazioni.
Ieri circa duemila giovani sono scesi nelle strade di Ginevra per gridare, a volte con un sasso, la loro opposizione al G8, in una sorta di prova generale della grande manifestazione di protesta transfrontaliera in programma domani a Ginevra e nella vicina Annemasse (Francia).
Il corteo anti-G8, non autorizzato, si è svolto senza incidenti di rilievo, a parte qualche vetro rotto e numerosi muri imbrattatti. Gli uomini dell'imponente dispositivo di sicurezza schierato in tutta la città sono ...
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http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?idnotizia=77512&idcategoria=581


Un muro umano assedierà il super-vertice

Regola numero uno: sorprendere l'avversario. Disorientarlo, con repentini cambiamenti di programma. Così cambia anche l'agenda della contestazione al vertice di Evian, che ha avuto un anticipo ieri nel corteo di Ginevra, con qualche danno ma nessun arresto. Tutto sembrava incamminarsi su una linea concordata con le autorità: una grande manifestazione pacifica contro il G8. Senza incidenti, tanto che gli organizzatori hanno anche fatto stampare una "Guida ai manifestanti anti G8" per un'azione nonviolenta. Anche l'appuntamento era stabilito: domani alle dieci della mattina al Jardin Anglais di Ginevra, poi in corteo fino alla dogana di Thonex-Vallard per incontrare l'altro spezzone dei dimostranti, quello partito da Annemasse in Francia.
Ecco invece come gli antiglobal (memori del ...
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http://www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=289785


Domani ponti bloccati alle delegazioni
G8, azioni no global

GINEVRA - I no-global vogliono impedire il transito a Ginevra - dove è in corso il controvertice - delle delegazioni che si recano al G8, in programma da domani a Evian, in Francia, nei pressi della città svizzera. I ponti che collegano le sponde francese ed elvetica del lago Lemano saranno bloccati domattina prima della grande manifestazione, ha affermato il Social Forum del Lemano. Altre azioni «pacifiche» simili sono in programma in Francia.

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http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/4:4440240:/2003/05/31


G8 ad alta tensione, primi scontri a Ginevra

dall'inviato Lorenzo Bianchi
THONON LE BAINS – Benvenuti nella città colpita dalla bomba al neutrone. Le strade sono vuote, le panetterie chiuse, le pizzerie deserte. Eppure siamo a diversi chilometri dal cuore del G 8, l'Hotel Royal, l'albergo la cui suite reale guarda il lago Lemano attraverso sei grandi vetrate, un palazzo della Belle Epoque costruito per il re inglese Edoardo VII che non passò neppure un'ora nel maestoso maniero.
Forse ci dormirà Bush. Ma la notizia, per ora, è rigorosamente top secret. Venticinquemila uomini della legge francesi sono già schierati. L'esordio dei loro diecimila colleghi svizzeri non è stato brillante. A Ginevra duemila no global, in larghissima maggioranza giovani dai vestiti casual e colorati, si sono presentati a sorpresa davanti alla sede dell'odiata Organizzazione del Commercio Mondiale (Wto). Un pugno di dimostranti è riuscito a infilarsi nell'edificio. I poliziotti hanno passato un pessimo quarto d'ora, ma sono riusciti a sfrattarli. Con la tecnica del mordi e fuggi gli antiglobalizzatori si sono fatti vivi davanti alle sedi dell' Ompi (Organizzazione per la proprietà intellettuale) e dell'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni). I muri sono stati imbrattati di vernice. Qualche finestra è andata in frantumi. I flic hanno lanciato gas lacrimogeni. Gridando no stentorei al G 8 e “all'occupazione dell'Iraq” e accompagnati da orchestrine da strada, i no global hanno attraversato il centro lasciandosi alle spalle qualche vetrina rotta e imprecazioni contro il G 8 affidate alle bombolette di vernice e alle facciate delle case.
Sull'altra sponda un'imponente macchina militare celebra un'accumulazione di mezzi imponente, elicotteri Fennec, caccia Mirage, aerei senza pilota Hunter . I settemilacinquecento abitanti di Evian, non paiono lieti del privilegio mondiale che gli è piovuto addosso. Da ieri la stazioncina del paese è costretta all'inattività. Non partono e non arrivano treni. Le scuole riapriranno solo mercoledì. Attorno all'Hotel Royal e al vicino Ermitage è stata delimitata una zona nera di esclusione assoluta. La fascia successiva si estende per un raggio di cinque chilometri in ogni direzione. I residenti sono stati costretti a dotarsi di un “passi” speciale. Nella zona due si può circolare, ma sono proibiti gli assembramenti. La tre abbraccia anche Annemasse, la cittadina che ospita il controsummit del Forum Sociale Europeo. In funzione anti black bloc la Francia ha sospeso gli accordi di Shengen.A partire da domani all'Hotel Royal si parlerà di tutto. Chirac ha voluto un parterre di invitati molto più ampio del solito, nello sforzo di dimostrare che i sette paesi più ricchi (e la Russia) vogliono aprirsi al sud derelitto del mondo. Il presidente brasiliano Lula illustrerà la sua proposta di tassare la vendita di armi per costituire un fondo mondiale contro la fame. All'agonizzante Continente Nero sarà dedicato il dibattito di domani sera. Nella mattinata successiva si discetterà di economia, a pranzo di terrorismo e di armi di distruzione di massa, nel pomeriggio di ambiente e di sviluppo sostenibile.


da
http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20030531/NAZIONALE/ESTERI/CIAO.htm


NoGlobal
invadono
Ginevra

Oltre duemila anti-G8 hanno invaso ieri le strade di Ginevra: la manifestazione, non autorizzata, si è svolta sotto la stretta sorveglianza delle imponenti forze dell'ordine schierate nella città elvetica. Non vi sono stati incidenti di rilievo, ma a più riprese la polizia è intervenuta per allontanare i manifestanti. Tuttavia, sono stati segnalati danni a vetrine ed automobili e muri imbrattati. Numerosi gli italiani presenti. In buona parte giovane e colorata, la manifestazione si è svolta nel quartiere internazionale di Ginevra, dove hanno sede istituzioni quali l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), bersaglio privilegiato delle critiche dei movimenti altermondialisti.Qui si è verificato un «braccio di ferro» tra manifestanti e la polizia.


da
http://www.ilriformista.it/documenti/articolo.asp?id_doc=7565


EVIAN. NON DECIDERÀ NULLA, CONTA PIÙ SAN PIETROBURGO
Il primo G8 del post-global


Doveva diventare il governo mondiale contro il quale scendeva in piazza l'opposizione mondiale. Forse per qualche momento lo è anche stato. Forse. Ma allora c'era la globalizzazione trionfante e sembrava raggiungibile la pace universale cosmopolita (subito dopo la fine della storia così come l'abbiamo conosciuta). Erano i tempi del boom clintoniano, delle magnifiche sorti e progressive della new economy, i tempi dell'e.world. Prima che scoppiasse la bolla, quando ancora non si credeva più possibile una recessione, al punto da calcolare male i dati della produzione e dei consumi (come ha fatto nel 2001 l'ufficio americano di statistica). Soprattutto, prima dell'11 settembre e della guerra in Iraq. Mentre sulle sponde del lago Lemano gli ultimi nostalgici continuano a mimare i riti e i miti no-global, questo fine settimana a Evian si celebrerà l'addio al G8 così come lo abbiamo conosciuto.
George W. Bush farà una fugace apparizione, un giorno appena e ancora non si sa se dormirà in Svizzera per evitare l'infida Francia. Comunque, il presidente americano non ha intenzione di incontrare a quattr'occhi l'odiato Jacques Chirac. Soprattutto, non vuole discutere con lui i problemi del mondo, né quelli economici né, tanto meno, quelli politici e militari. Le cose davvero importanti le tratterà a San Pietroburgo con Vladimir Putin. E il G8 diventerà irrilevante, peggio ancora che morto. Perché senza gli Stati Uniti non esiste l'idea stessa di un Gruppo dei grandi. George W. Bush non dimentica. «La sua politica estera, più ancora che per altri presidenti, è guidata da un feeling personale - spiega Ivo Daalder della Brookings Institution - Ha una scala ben precisa basata su un parametro fondamentale: la lealtà. In cima c'è Vicente Fox, il presidente messicano. Poi Tony Blair che non viene chiamato a friend, ma my friend. Seguono tra gli europei José Maria Aznar (che a Evian non ci sarà), Aleksandr Kwasniewski, il premier polacco al quale Bush rende omaggio a Cracovia, Silvio Berlusconi, il danese Andreas Rasmussen e l'olandese Jan Peter Balkenende. Chirac è sottozero nella pagella di George W., Gerhard Schroeder viene considerato debole e inaffidabile. E poi c'è Putin».
Con il presidente russo i rapporti non sono facili. Putin è stato brusco con Blair nella sua visita dopo la guerra in Iraq e lo ha irriso sulle armi di distruzione di massa. E' stato più gentile, ma duro, con Colin Powell. Gli analisti si aspettano che con Bush intratterrà una relazione da uomini d'affari, concreti, sbrigativi, ma consapevoli che non possono fare a meno l'uno dell'altro. A San Pietroburgo parleranno di tutto: del dopo Iraq, a cominciare dai contratti petroliferi dai quali la Russia non è stata esclusa. Della Palestina per preparare il viaggio più importante, in Medio oriente. Della Corea del Nord. Della guerra al terrorismo e della Cecenia, il tasto dolente di Putin. «Ma dobbiamo mantenere le nostre aspettative molto basse - sottolinea Fiona Hill nel briefing che la Brookings ha organizzato prima del viaggio - Ancor meno, naturalmente, ci aspettiamo dal G8». Nessun risultato concreto sui grandi problemi a cominciare dalla crisi economica e dalla svalutazione del dollaro. Ma non sarà possibile, con questa toccata e fuga di Bush, neppure misurare la tensione che corre tra Stati Uniti e «Vecchia Europa». La Casa Bianca vuole affondare il coltello nelle divisioni dell'Ue? Spera che la più audace delle costruzioni, la moneta unica, fallisca? Cerca di usare l'est europeo, i paesi che passano dall'infanzia alla pubertà della democrazia, contro le più antiche e solide democrazie? Le speculazioni fioriranno osservando il body language nel quale eccelle George W.(che, a differenza del padre, non è un gran parlatore). Ma saranno, appunto, solo speculazioni.
Oggi più che mai, del resto, le grandi scelte sono domestiche. O meglio, avvengono all'interno delle isole che compongono l'arcipelago dell'era post-globale, come lo chiama Mario Deaglio nell'ultimo rapporto del Centro Einaudi. La tendenza era già emersa da tempo e molti critici di una idea ingenua di global world, l'avevano rilevato, ma il modello comincia ad essere concettualizzato solo da un paio d'anni. L'economia-mondo si articola in aree che al loro interno praticano il libero scambio e cercano di proteggersi l'una dall'altra. L'Europa arriva ormai fino agli Urali (in economia si sta realizzando l'utopia gaullista); il Nord America legato dal Nafta; le «tigri del sud est asiatico» organizzate nell'Asean, la Cina, l'India, il Giappone che nell'ultimo decennio ha perso sempre più colpi. Se il progetto di Lula e del neopresidente argentino Kirchner prenderà corpo, potremmo avere un Mercosur con un'area monetaria integrata sul modello europeo. La decisione di svalutare il dollaro per rilanciare la congiuntura sostenendo l'export aumenta la distanza tra queste aree economiche. E a Evian si recita una commedia intitolata «Isole nella corrente».



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