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	<title>paura.anche.no &#187; lessico</title>
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		<title>La propensione allo stupro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 10:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Faso
Vi segnaliamo un intervento di Luca Ricolfi, sulla Stampa del 21 febbraio. Lo riproduciamo in appendice, limitandoci qui a indicarne alcuni passaggi particolarmente arditi.
1.Si noterà come Ricolfi, così attento alle mille variabili quando si trattava di studiare il comportamento degli adolescenti a Torino negli anni ’80, o i comportamenti elettorali più di recente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Giuseppe Faso</em></p>
<p>Vi segnaliamo un intervento di Luca Ricolfi, sulla Stampa del 21 febbraio. Lo riproduciamo in appendice, limitandoci qui a indicarne alcuni passaggi particolarmente arditi.</p>
<p>1.Si noterà come Ricolfi, così attento alle mille variabili quando si trattava di studiare il comportamento degli adolescenti a Torino negli anni ’80, o i comportamenti elettorali più di recente, per “spiegare” all’inclito e colto pubblico della Stampa  l’andamento della criminalità si limita a una spiegazione monocausale: nel 2007 le persone liberate con l’indulto devono essersi macchiate di ogni sorta di reato, e nel 2008, essendo costoro stati “riacciuffati” dalla polizia, i reati sono di nuovo in calo.  Che l’aumento e poi la diminuzione degli omicidi o delle truffe telematiche vadano spiegati in questo modo ci sembra il segno di un accecamento ideologico di rara gravità. Tale è lo stile argomentativo dell’articolo di Ricolfi.</p>
<p><span id="more-6424"></span>2.Passando agli stranieri, Ricolfi non diventa più raffinato. “Fino a qualche anno fa”, sostiene, ”la pericolosità degli stranieri, pur restando molto superiore a quella degli italiani, era in costante diminuzione, ma negli ultimi anni questa tendenza sembra essersi invertita: la pericolosità degli stranieri non solo resta molto superiore a quella degli italiani, ma il divario tende ad accentuarsi.” Su come faccia lo statistico torinese a misurare la pericolosità di un insieme contraddistinto solo dalla mancanza della cittadinanza italiana è difficile concordare. Sembra di capire che il brav’uomo si basi sulle statistiche dei denunciati, e perciò degli “assicurati alla giustizia”. Che sia alto tra costoro il numero di persone che non hanno la cittadinanza italiana, potrà voler dire molte cose: per esempio, che è più facile essere denunciati per mancanza di documenti, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione (e perciò vendita di accendini e CD senza il bollo o borse Vuitton contraffatte a Napoli o a Prato) che non per altri tipi di reati, meno osteggiati (scippi,  furti e una marea di reati da “colletti bianchi”) e  perseguiti oppure ormai depenalizzati (falso in bilancio, etc.). Che però un maggior numero di denunciati significhi maggiore “pericolosità sociale” lo può credere solo chi pensi ancora che le classi laboriose sono anche le più pericolose. Se uno studente al primo anno di criminologia chiamasse “tasso di criminalità” (come fa Ricolfi) le percentuali dei denunciati rischierebbe di non passare l’esame. Ma il prof. corsivista del giornale serio se lo può permettere.</p>
<p>3.“Resta”, scrive Ricolfi, “il problema della violenza sessuale e degli stupri”. E qui sembra attraversare un momento di lucidità, quando afferma che “i mass media (&#8230;), amplificano una distorsione che è già presente nelle denunce”. E uno dice: Grazie al cielo, così si  limiterà   a cercare di capire cosa significano le denunce (e perciò varie cose, tra cui l’attività delle agenzia di criminalizzazione)”. Ma quando mai, come si dice lontano da Torino: e Ricolfi si produce in un’espressione fortemente autocontraddittoria. “Basandosi esclusivamente sulle denunce, quel che si può dire è che la propensione allo stupro degli stranieri è 13-14 volte più alta di quella degli italiani (dato 2007)”. Una persona appena appena alfabeta e sana di mente capirà che basandosi sulle denunce  si potrà sapere, se sembrerà rilevante, il rapporto tra denunciati con o senza cittadinanza, con o senza permesso di soggiorno, e poi cercherà di comprendere come è stato prodotto questo numero, secondo una trafila del genere:<br />
(a)insieme degli stupri compiuti;<br />
(b)insieme degli stupri denunciati (meno dell’8%, secondo una stima ISTAT, in una ricerca documentatissima);<br />
(c)attività investigative delle forze dell’ordine;<br />
(d)denuncia dei presunti autori;<br />
(e)(tre gradi di giudizio dei presunti autori);<br />
(f)(condanna definitiva dei presunti autori).<br />
Dove i passaggi tra parentesi sono tali perchè Ricolfi e altri si basano di solito sui dati del punto (d). Che i numeri statisticamente elaborati sul punto (d) dicano la “propensione allo stupro” sembra a chi sta scrivendo una puttanata colossale, o se si preferisce un’affermazione che naturalizza un fatto sociale, e rimane molto lontana da ogni rigore e terminologia scientifica accettabile. Peccato che gli innocenti della comunità scientifica se ne stiano silenziosi, non leggano la stampa e siano dediti alle loro ricerche rigorose e dalla terminologia inappuntabile. Tale procedimento viene esteso da Ricolfi dagli stupri ad altri reati, trattati con il medesimo linguaggio e rigore di cui sopra.</p>
<p>4.Il trattamento ricolfiano (simile a quello di Barbagli) costruisce un oggetto del discorso aberrante, molto lontano da ogni possibile spiegazione, e che si presta invece al delirio razzista. Lo immagina persino lo studioso torinese, quando scrive: “Si può discettare all’infinito sul perché il tasso di criminalità degli stranieri, anche regolari, sia così più alto di quello degli italiani. Razzisti e xenofobi diranno che l’alta propensione al crimine di determinate etnie dipende dai loro usi e costumi, se non dal loro Dna.” Ricolfi ha un’altra spiegazione, che gli sembra meno paranoica: “Ma la spiegazione più solida, a mio parere, è tutta un’altra: se gli stranieri delinquono tanto più degli italiani non è perché noi siamo buoni e loro cattivi, ma perché i cittadini stranieri che arrivano in Italia non sono campioni rappresentativi dei popoli di provenienza. Con la sua giustizia lentissima, con le sue leggi farraginose, con le sue carceri al collasso, l’Italia è diventata la Mecca del crimine.” Codesto pure abbiamo sentito dire, per il vero,  in mille bar e taverne del Bel paese, compreso l’uso popolano della “Mecca” come antonomasia del luogo di richiamo, che per secoli ha convissuto, nel linguaggio razzista calato giù dalle cattedre vescovili e dalle gazzette dei letterati, con la “Sinagoga di Satana” e simili fandonie. Ci sono centinaia di ricerche e volumi sui progetti e i modelli migratori dei lavoratori di cittadinanza non italiana, e ne sono stati studiati percorsi scolastici e civili, titoli quasi sempre al di sopra di quelli prodotti dai loro compagni di lavoro italiani, modelli culturali in divenire e spesso innovativi, progetti transnazionali in genere creativi e originali, capacità di interpretare creativamente il mercato del lavoro, di inventare reti sociali, etc. Ed eccoti qua il Ricolfi a dirti, come davanti a un bicchiere di vino un po’ andante, che si tratta del peggio che i loro popoli possano offrire.</p>
<p>5.Dimenticandosi una tradizione di battute sull’uso stupido delle statistiche, il sociologo torinese avverte che “I cittadini italiani privi di paraocchi ideologici non possono sorvolare sul fatto che uno straniero è dieci volte più pericoloso di un italiano”. Già: Mettiamo tutti gli “stranieri” in un cassetto, e tutti gli italiani in un altro, ne tiriamo fuori uno da ogni cassetto, etc. Com’è chiara la statistica! “ogni comunità straniera”, soggiunge il maestro, “ è costituita da due sottopopolazioni distinte: gli onesti attirati dalle opportunità di lavoro, e i criminali attirati dalla debolezza delle nostre istituzioni”. Si è dimenticato un codicillo finale, che non sfugge invece allo scienziato sociale da bar: ”&#8230;e accecati dal nostro benessere” (“acciecati” è veramente la forma preferita da qualche gazzettiere purista).-</p>
<p>***</p>
<p>Giustizia: paradiso per stranieri onesti e inferno per i criminali<br />
di Luca Ricolfi</p>
<p><em>La Stampa, 21 febbraio 2009</em></p>
<p>Periodicamente l’opinione pubblica si allarma per il problema della criminalità e della violenza. I giornali soffiano sul fuoco. Il governo tenta di fare qualcosa (è di ieri l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto anti-stupri). Maggioranza e opposizione tirano acqua ai rispettivi mulini.<br />
Quando al governo c’è la sinistra e all’opposizione c’è la destra, il copione è già scritto: la sinistra minimizza e la destra drammatizza. Quando invece, come oggi, i ruoli di governo e opposizione sono invertiti, il copione va in crisi. La sinistra vorrebbe cavalcare la paura, ma non può farlo perché i suoi riflessi condizionati buonisti le suggeriscono di sdrammatizzare. La destra, per contro, vorrebbe tanto drammatizzare, ma deve trattenersi perché è al governo e teme di essere considerata responsabile di quel che succede.<br />
Dopo i recenti casi di stupro a danno di donne italiane e straniere siamo dunque tornati a farci le solite domande. La criminalità è in aumento? Gli stranieri delinquono di più degli italiani? I romeni hanno una speciale vocazione per i reati di violenza sessuale? O sono tutte &#8220;percezioni&#8221;? Sull’andamento della criminalità non si può dire molto.<br />
Con i dati finora disponibili (non definitivi e fermi al 1° semestre 2008) possiamo solo fissare qualche punto. La criminalità è aumentata molto subito dopo l’indulto: +15,1% in un anno, fra il primo semestre 2006 e il primo semestre 2007. Nel primo semestre del 2008 è diminuita rispetto al 2007, presumibilmente a causa dell’elevato numero di &#8220;indultati&#8221; recidivi, liberati e poi riacciuffati dalle forze dell’ordine. Ma la diminuzione non è stata sufficiente a compensare l’impennata del 2007, cosicché due anni dopo l’indulto il numero di delitti era un po’ maggiore di quello pre-indulto.<br />
Per esempio abbiamo più rapine (+4,9%), più omicidi volontari consumati (+7,7%), più truffe e frodi informatiche (+10,7%). In breve: le carceri sono strapiene, esattamente come lo erano prima dell’indulto (60 mila detenuti), e il numero di delitti è un po’ maggiore di allora. Sul tasso di criminalità dei cittadini stranieri è difficile lavorare con statistiche precise, perché si ignora il numero esatto degli irregolari, però la situazione è piuttosto chiara.<br />
Il tasso di criminalità degli stranieri regolari è 3-4 volte quello degli italiani, il tasso di criminalità degli stranieri irregolari è circa 28 volte quello degli italiani (dati 2005-6). Fino a qualche anno fa la pericolosità degli stranieri, pur restando molto superiore a quella degli italiani, era in costante diminuzione, ma negli ultimi anni questa tendenza sembra essersi invertita: la pericolosità degli stranieri non solo resta molto superiore a quella degli italiani, ma il divario tende ad accentuarsi.<br />
Resta il problema della violenza sessuale e degli stupri. Qui la prima cosa da dire è che i mass media sono morbosamente attratti dalle violenze inter-etniche &#8211; lo straniero che stupra un’italiana, l’italiano che stupra una straniera &#8211; e riservano pochissima attenzione alle violenze intra-etniche, che a loro volta sono spesso intra-famigliari (donne violentate da padri, zii, suoceri, partner più o meno ufficiali). Ma i mass media, a loro volta, amplificano una distorsione che è già presente nelle denunce: l’assalto di un branco di adolescenti a una ragazzina all’uscita da scuola ha molte più probabilità di essere denunciato di quante ne abbiano le vessazioni di un padre-padrone, non importa qui se dentro un campo nomadi o in una linda villetta piccolo borghese.<br />
Basandosi esclusivamente sulle denunce, quel che si può dire è che la propensione allo stupro degli stranieri è 13-14 volte più alta di quella degli italiani (dato 2007), e che &#8211; anche qui &#8211; il divario si sta allargando: l’ultimo dato disponibile (2007) indicava un rischio relativo (stranieri rispetto a italiani) cresciuto di circa il 20% rispetto a tre anni prima (2004). Infine, i romeni. In base ai pochi dati fin qui resi pubblici, la loro propensione allo stupro risulta circa 17 volte più alta di quella degli italiani, e una volta e mezza quella degli altri stranieri presenti in Italia.<br />
Lo stupro non è però il reato in cui i romeni primeggiano rispetto agli altri stranieri. Nella rapina sono 2 volte più pericolosi degli altri stranieri (e 15 volte rispetto agli italiani), nel furto sono 3-4 volte più pericolosi degli altri stranieri (e 42 volte rispetto agli italiani). Nel tentato omicidio e nelle lesioni dolose, invece, sono leggermente meno pericolosi degli altri stranieri, ma comunque molto più pericolosi degli italiani (7 e 5 volte di più rispettivamente). Si può discettare all’infinito sul perché il tasso di criminalità degli stranieri, anche regolari, sia così più alto di quello degli italiani. Razzisti e xenofobi diranno che l’alta propensione al crimine di determinate etnie dipende dai loro usi e costumi, se non dal loro Dna.<br />
Ma la spiegazione più solida, a mio parere, è tutta un’altra: se gli stranieri delinquono tanto più degli italiani non è perché noi siamo buoni e loro cattivi, ma perché i cittadini stranieri che arrivano in Italia non sono campioni rappresentativi dei popoli di provenienza. Con la sua giustizia lentissima, con le sue leggi farraginose, con le sue carceri al collasso, l’Italia è diventata la Mecca del crimine.<br />
Un luogo che, oltre a una maggioranza di stranieri per bene, attira ingenti minoranze criminali provenienti da un po’ tutti i Paesi, e così facendo crea l’illusione prospettica dello straniero delinquente. Perciò hanno perfettamente ragione gli italiani che hanno paura degli immigrati, ma hanno altrettanto ragione gli stranieri onesti che si sentono ingiustamente guardati con sospetto. I cittadini italiani privi di paraocchi ideologici non possono sorvolare sul fatto che uno straniero è dieci volte più pericoloso di un italiano.<br />
Ma farebbero ancor meglio a rendersi conto che ogni comunità straniera è costituita da due sottopopolazioni distinte: gli onesti attirati dalle opportunità di lavoro, e i criminali attirati dalla debolezza delle nostre istituzioni. Il problema è che le due sottopopolazioni non si possono distinguere a occhio nudo, e quindi &#8211; in mancanza di segnali che consentano di separarle &#8211; la diffidenza diventa l’unico atteggiamento razionale. Un atteggiamento che non si supera con lezioncine di democrazia, tolleranza e senso civico, ma solo rendendo l’Italia un paradiso per gli stranieri di buona volontà e un inferno per i criminali, stranieri o italiani che siano.</p>
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		<title>Lanzichenecchi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 08:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lanzichenecchi – 22 febbraio 2009
di Giuseppe Faso
Prologo
Nonostante le arie signorili e l’abito firmato (o proprio per questo, direbbe Proust, che di signorilità si intendeva), Corrado Augias è uno di bocca buona, e di maschio e rude parlare. Alcune sue prestazioni, in questo campo, sono memorabili, e in molti le proponiamo nelle analisi e nelle esercitazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lanzichenecchi – 22 febbraio 2009<br />
<em>di Giuseppe Faso</em></p>
<p><em>Prologo</em></p>
<p>Nonostante le arie signorili e l’abito firmato (o proprio per questo, direbbe Proust, che di signorilità si intendeva), Corrado Augias è uno di bocca buona, e di maschio e rude parlare. Alcune sue prestazioni, in questo campo, sono memorabili, e in molti le proponiamo nelle analisi e nelle esercitazioni sulla performatività del razzismo perbene.</p>
<p><em><span id="more-6034"></span>Un precedente</em></p>
<p>Rammentiamo in molti, e lo ricordiamo ad altri quasi quotidianamente quando, sbigottiti,  ci si sforza per cominciare a capire l’implosione della cultura democratica in Italia, l’ospitalità che l’ineffabile Augias fornì il 7 maggio 2007 a tale Poverini, che tra le altre amenità scriveva: “Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorità?”. Invece di prendere le distanze da uno che ipotizzava di stuprare una giovane alla Mecca o di accoltellare un ragazzo in metro per una spinta,  Augias si produsse in una performance che ingiustamente non pubblicò come libriccino a se stante, per la gioia del pubblico, glissando sulla poco signorile richiesta di reciprocità nella presunta depenalizzazione dello stupro e proponendo, tra l’altro, uno slogan che ebbe un immediato, ancorchè melmoso, futuro.</p>
<p>“Non è di destra”, disse il mellifluo Corrado,” reclamare una cultura della legalità che valga per tutti”.  Non si capisce cosa c’entrasse la cultura della legalità con i deliri del Poverini, e chi cercò di rispondere con trenta righe agli oltre 10.000 caratteri della lettera del Poverini fu regolarmente cestinato, a meno che non si piegasse ad indirizzarsi a un Forum, rispondendo a una domanda augiasiana: «è razzismo chiedere che tutti &#8211; immigrati, rom &#8211; rispettino le leggi e che chi sbaglia paghi? Voi cosa ne pensate? ». Le risposte di quel Forum, o almeno una loro antologia, andrebbero oggi pubblicate, per studiare quanto, come scriveva il grande linguista Ducrot trent’anni fa in un’enciclopedia trascurata da analfabeti tuttoscriventi, la formulazione subdola di un sondaggio d’opinione possa richiamare l’attenzione e orientare le risposte di ragazzotti perbene e quarantenni felici di gettare la maschera, fornendo l’occasione a leaders politici irresponsabili (ancorchè “democratici”) per invocare il sentimento “popolare” e l’opinione della “gente” e prodursi in un passaggio sintattico consueto alle dimostrazioni geometriche per assurdo, il periodo ipotetico del terzo tipo, in cui un vertice di eccellenza fu segnato da un leader politico di allora,  tale Walter Veltroni, due giorni dopo, guarda caso, su “La Repubblica”: “Caro direttore, Repubblica ha ospitato ieri in prima pagina la lettera di una persona di sinistra, colta, attenta a quel che avviene nella sua comunità, che insegna alle sue figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, e che al tempo stesso non ne può più dei reati compiuti dagli immigrati (e ovviamente non solo da loro) e chiede sicurezza, pretende legalità, vuole che chi sbaglia paghi. Qualcuno vede in questo una contraddizione? Un uscir fuori dai binari del &#8220;politicamente corretto&#8221;? Se fosse così questo qualcuno sarebbe a mio avviso fuori strada, o meglio: sarebbe fermo a schemi che il nostro tempo, e la vita vera delle persone, si sono incaricati di superare.” Sarebbe &#8211; se dicesse:  ma se non dicesse? Se non ci si confrontasse con ipotesi assurde (come due angoli retti  un triangolo), ma la realtà empiricamente rilevabili?<br />
<em><br />
A volte ritornano</em></p>
<p>Chi abbia immaginato che alcune attenzioni mostrate su “La Repubblica” da parte di opinionisti prestigiosi e autorevoli, seriamente preoccupati del dilagare del clima razzista nel nostro sciagurato paese (da Prosperi a Lerner, da Rodotà ad Altan), siano bastate ad Augias per riflettere con un minimo di serietà sul suo contributo a un’immagine  paurosa e grottesca dell’immigrazione, si sbagliava di grosso.  Volatile quanto i temi agitati nei momenti del moral panic, ecco il colto Corrado reagire senza un minimo di aplomb alle suggestioni più becere derivanti dalla cronaca.</p>
<p>Sulla “Repubblica“di mercoledì 18 febbraio, una lettrice corre la disavventura di chiedere al rubrichista Augias “quanti altri stupri, quante altre donne inquinate per sempre nel corpo e nella mente ci vogliono per una riflessione, e non per gli scontati proclami sulla sicurezza delle città?”.</p>
<p>La lettrice è bene attenta a non imputare gli stupri a stranieri o romeni, e parla invece di “pericoloso disordine nella testa di questi maschi”, non collegando affatto tale disordine morale all’immigrazione, ma a “un paese volgare e superficiale”, dove “si parla e si mostra come pratica normale tutto quello che attiene al sado-maso”, facendo riferimento alla volgarità di tanti talk-shaw.</p>
<p>La risposta dell’Augias alla malaccorta lettrice (cui va tutta la nostra solidarietà per tale volgare strumentalizzazione, ma anche un monito severo a non continuare a frequentare certi luoghi poco illuminati, come il salotto di Augias) è un esempio estremo di pervertimento delle parole altrui. Per questo va riportata per intero – onde evitare negli increduli giustificati sospetti di fraintendimento.</p>
<p>Non riesco a dimenticare che uno stupro a pochi giorni dalle ultime elezioni amministrative, le cui circostanze tra l&#8217;altro non sono mai state interamente chiarite, ha permesso all&#8217;attuale sindaco di Roma di prendere un vantaggio decisivo sul suo avversario. Sull&#8217;odiosità di questo crimine primitivo siamo tutti d&#8217;accordo. Lo stupro è il delitto barbarico per antonomasia, quello al quale si è abbandonata ogni &#8220;truppa&#8221; di maschi soli da che mondo è mondo. Le compagnie di lanzichenecchi nel XVI secolo, i &#8220;turchi&#8221; sbarcati di sorpresa su una qualsiasi &#8220;marina&#8221;, i reparti marocchini dell&#8217;esercito francese nel 1944.</p>
<p>Gli attuali immigrati sono anch&#8217;essi una truppa, uomini soli e spesso disperati, di bassa educazione, deboli freni inibitori. E’ stato scandaloso allora lo sfruttamento in chiave elettorale di quegli episodi, sarebbe imperdonabile sottovalutare oggi il rischio crescente della situazione. Una rubrica di posta non può certo presumere di indicare un rimedio. Ma invitare tutti a guardare con dovuta e preoccupata freddezza al fenomeno, questo si può fare.</p>
<p>Gli ultimi episodi sono un indice spaventoso anche perché è possibile che siano solo un inizio. Si ripeteranno, potrebbero avere conseguenze gravi, prima o poi. Pensare di arginare il fenomeno con dei poveri soldatini infreddoliti fa ridere. Occorre per cominciare una presenza forte, frequente, costante delle forze dell&#8217;ordine. Sperando che ci siano fondi per far andare le macchine. Poi ci sono gli altri stupri, quelli fatti in casa, per così dire, favoriti dall&#8217;atmosfera «volgare e superficiale» di cui parla Enrica Bonaccorti. Il rimedio, per quelli, è ancora più difficile. Sappiamo benissimo perché.</p>
<p>Si noterà qui che:<br />
1.   Augias sposta immediatamente l’attenzione dallo stupro in sè all’uso politico che se ne è fatto.<br />
2.  Solo dopo questo slittamento proclama a nome di tutti l’accordo sull’odiosità di un crimine che definisce:<br />
(a)         primitivo,<br />
(b)        barbarico,<br />
allontanandolo quindi da chi porta il colletto bianco, la giacca e la cravatta, si rade ogni giorno, va in SUV,  sale su un aereo per praticare turismo sessuale in altri continenti,  ecc.<br />
3.  Restringe l’abitudine degli stupri a “truppe di maschi soli”, esemplificati con :<br />
(a)         i lanzichenecchi (quelli del sacco di Roma);<br />
(b)        i turchi (quelli “che ‘so arivati a la marina”);<br />
(c)         i marocchini della “Ciociara”;<br />
dimenticando episodi che hanno avuto per protagioniste le truppe italiane, non solo coevi agli episodi ciociari, ma nei Balcani; ma  anche più recenti (in Somalia, in Mozambico&#8230;), forse per l’ausilio di carri armati poco barbarici e bottiglie poco primitive;<br />
4.  a questo punto, la conclusione di genio: “Gli attuali immigrati sono anch&#8217;essi una truppa”, date le seguenti caratteristiche:<br />
(a)         uomini soli e spesso disperati,<br />
(b)        di bassa educazione,<br />
(c)         di deboli freni inibitori.<br />
Difficilmente abbiamo ascoltato una definizione così improbabile di due milioni di uomini presenti in mezzo a noi, dediti con tutta evidenza soprattutto al lavoro e alla famiglia, e solo per una percentuale infima, molto al di sotto dell’uno per cento, accusati di alcunché (soprattutto, in termini percentuali, di reati come la resistenza o l’insulto  al vigile, la scadenza di un documento, la vendita abusiva di accendini).</p>
<p>5.  Ce n’est qu’un debut, afferma convinto il non disperato, non disinibito e di alta cultura Augias, dipingendo a tinte fosche il “rischio crescente della situazione” e rappresentando gli ultimi episodi (da cui sono espunti gli stupri di adolescenti a loro compagne di scuola, perchè non immigrati: solo di questi ultimi Augias ha parlato) come “un indice spaventoso anche perché è possibile che siano solo un inizio”. Per quanto qui si può capire di tanto straparlare, Augias non si basa su una prospettiva o un’argomentazione razionale, ma sta eseguendo un copione, ben conosciuto, tipico di chi collabora alla costruzione del panico morale: l’esagerazione, l’allarmismo, l’indicazione ostile di un gruppo sociale adoperato come capro espiatorio, ecc. Un altro pezzo da esercitazione per chi insegna metodologia della ricerca sociale, dunque.<br />
6. La chiacchiera da bar finale sui soldatini infreddoliti, sui poliziotti riscaldati e sulla benzina per i loro automezzi prepara infine l’unico accenno di risposta di Augias alla lettrice. Per gli altri stupri (la maggior parte di quelli denunciati, con i quali non c’entrano le truppe di immigrati, e il 92% di quelli compiuti, non denunciati e perpetrati quasi tutti in famiglia) i rimedi sono più difficili (della benzina per gli automezzi alla polizia). Ma a questo punto, con fare misterioso (per un lettore normale) e allusivamente complice (per uno che la sapesse lunga come lui), ci lascia costernati: “Sappiamo benissimo perchè”. Già. E chi non lo sa, benissimo, questo perchè?</p>
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		<title>Reati</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 13:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’addomesticamento del senso comune e la colonizzazione dell’immaginario passano soprattutto  attraverso la ridefinizione di alcuni termini-chiave, come in pochi abbiamo cercato di mostrare, anni e anni prima che, con la forza del numeri, un’indagine di “Demos &#38; Pi”, e dell’Osservatorio di Pavia “Media Research” riconducesse il senso di insicurezza diffuso all’azione di mercanti della paura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’addomesticamento del senso comune e la colonizzazione dell’immaginario passano soprattutto  attraverso la ridefinizione di alcuni termini-chiave, come in pochi abbiamo cercato di mostrare, anni e anni prima che, con la forza del numeri, un’indagine di “Demos &amp; Pi”, e dell’Osservatorio di Pavia “Media Research” riconducesse il senso di insicurezza diffuso all’azione di mercanti della paura (ministri, sceriffi, giornalisti), tanto che, “dopo le elezioni (…) i fatti di criminalità comune e l’immigrazione hanno perduto enfasi ed evidenza anche – forse soprattutto – perché non hanno trovato amplificatori politici e mediatici altrettanto recettivi del passato recente. “ (p. 3 del rapporto). Da una parte alcuni spiritosi sconfessano quanto hanno scritto fino all’altro ieri, dando a intendere che loro “ce lo sapevano già”, dall’altra qualche servo sprovveduto non ha compreso i contrordini, e continua nel suo sporco lavoro.<span id="more-4204"></span></p>
<p>Sulla spinta di un editoriale sensato di Ilvo Diamanti – che avremmo voluto leggere molto tempo prima – assistiamo a conversioni frettolose, come quelle di Michele Serra, che denuncia il rapporto direttamente proporzionale tra ore di ascolto della TV e convinzioni razziste dei cittadini teleguidati: a lui il il cavo TV deve essersi  guastato solo di recente, e così ha smesso con la richiesta di divise da distruibuire nel territorio (20 aprile 2008).</p>
<p>Sul versante dei servi degli imprenditori della paura, si stenta a farsene una ragione. Più realisti del re, alcuni di essi probabilmente si apprestano a denunciare un complotto contro i vigili di Parma (chi ha introdotto nei loro PC la foto stile Abu-Ghraib di uno di loro che abbraccia Emmanuel dopo averlo pestato mostrandolo come un trofeo di caccia?): solo una tale evenienza spiegherebbe il silenzio dell’opposizione parlamentare su fatti così gravi.  Intanto, il “Quotidiano nazionale” riesuma un sondaggio svolto da “Cittalia” per l’Associazione dei comuni italiani non più “sull’insicurezza”, né sulla “percezione dell’ insicurezza”, ma sulla &#8220;percezione del senso di insicurezza&#8221;, quasi il gioco delle tre carte. La qualità del “sondaggio” (e di chi lo commissiona o lo usa) è compromessa dal fatto che, mentre una ricerca approfondita (della Demos) ribadisce che il senso di insicurezza è largamente indotto, “Cittalia”  indulge molto più a valle, producendosi in inediti ghiribizzi percettivi; e il “QN” tira dritto, e continua a rimestare sul “di che cosa abbiamo paura (prima di venire a sapere che c’è chi ci costruisce addosso queste paure)”. Ciò che rende la paginaparticolarmente ripugnante è il riquadro, in cui si illustrano “i reati che alimentano l’insicurezza” (la locuzione del quo tidiano non è presente nella ricerca pagata dai sindaci per sentirsi ribadire fantasmi del senso comune). Al secondo posto troviamo “l’immigrazione clandestina”,  al quarto  “tossicodipendenza e alcolismo” (tutti non-reati), al quinto “presenza di rom e sinti”. Chiamare reato la semplice presenza di rom e sinti è una mascalzonata, almeno finchè, nella ridefinizione dei reati, non la si vorrà introdurre come tale, magari al posto del falso in bilancio o di altri reati da colletti bianchi. ”Esisti? E’ un reato, ai sensi di una legge passata con l’astensione dell’opposizione e su cui è stata posta la fiducia”. Ma non siamo ancora a questo punto.</p>
<p>Essere giornalisti non sarà un reato, neppure con l’aggravante dell’aspirazione a diventare “bagasce d’alto bordo”, espressa dal neo-ex-direttore della “Nazione” (a quando in Parlamento con il radiato Renato Farina?); e bisogna ringraziare i pochi tra loro che hanno cominciato a mettere al bando il termine odioso “clandestino”. Ma altri fanno paura, e giustificano una battuta, indirizzata a un  giornalista da Jessica Lange in “Frances”: “Lei dev’essere ridotto molto male, per fare questo mestiere”.</p>
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		<title>Di colore</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 15:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Giuseppe Faso
La ragazza si ferma un attimo, in difficoltà.  Il compito che si è assunta è più impegnativo del previsto: raccontare un ccrtometraggio di sessant&#8217;anni fa, che è stato mostrato alla classe, e bloccato due minuti prima dalla fine dall&#8217;insegnante: una strana storia di una vecchietta che perde il treno, prende un&#8217;insalata al self-service [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wiki_html">Di Giuseppe Faso</div>
<div>La ragazza si ferma un attimo, in difficoltà.  Il compito che si è assunta è più impegnativo del previsto: raccontare un ccrtometraggio di sessant&#8217;anni fa, che è stato mostrato alla classe, e bloccato due minuti prima dalla fine dall&#8217;insegnante: una strana storia di una vecchietta che perde il treno, prende un&#8217;insalata al self-service e poi si accorge che non ha la forchetta.<br />
&#8220;Prende la forchetta, ritorna al suo tavolo, e là, davanti all&#8217;insalata, vede un uno di colore..&#8221;</p>
<p>&#8220;Di colore? di che colore?&#8221; la interrompe l&#8217;insegnante.<br />
&#8220;Di colore !&#8221; Fa lei. Ma l&#8217;altro: &#8220;Che cosa intendi quando dici &#8216;di colore&#8217;?&#8221;.<br />
&#8220;Nero ! vede uno di colore che mangia con gusto la sua insalata, e&#8221;<br />
&#8220;Ah, uno nero di pelle&#8230; E perché hai detto &#8216;di colore&#8217;?&#8221;<br />
&#8220;Dico così perché si offendono&#8221;<br />
&#8220;Chi? chi si offende?&#8221;<br />
&#8220;Loro!&#8221;<br />
&#8220;Loro chi? quelli di pelle nera?&#8221;<br />
&#8220;Si, se li chiamo neri si offendono. Allora dico &#8216;di colore&#8217;; c&#8217;è questo vecchio di colore davanti all&#8217;insalata, e&#8221;<br />
&#8220;Non capisco, scusami: ti è successo di dire &#8216;nero? a una persona che se ne è offesa?&#8221;<br />
&#8220;Certo!&#8221;<br />
&#8220;E allora l&#8217;hai chiamata di colore e non si è offesa? E quando ti è successo?&#8221;<br />
&#8220;Non una volta: sempre&#8221;<br />
&#8220;Fammi capire. Tu hai tanti amici neri di pelle, e&#8221;<br />
&#8220;No, non amici: conoscenti&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, scusa: conoscenti. Tu conosci tante persone nere di pelle, e ogni volta che li hai chiamati neri, loro si sono offesi. Se invece li chiami &#8216;di colore&#8217; non si offendono?&#8221;<br />
&#8220;E&#8217; così!&#8221;<br />
&#8220;Mi sapresti dire una volta che è successo, con il nome e il cognome della persona che ha preferito essere chiamata &#8216;di colore&#8217;?&#8221;<br />
&#8220;Ma è successo tante volte&#8221;<br />
&#8220;Appunto per questo, ti chiedo dettagli su una sola volta. Non ho bisogno per crederti di cento testimoni. Basta che tu mi dica, che so &#8220;Una ragazza, si chiama Aicha Mbacke, senegalese, eravamo a basket..&#8221;<br />
&#8220;Non gioco a basket, ma a pallavolo&#8221;<br />
&#8220;Bene: questa Aicha, eravamo a pallavolo, ed è successo che le ho detto: Ma voi neri.. E lei mi ha detto: &#8220;non mi dire nera; mi offendo!&#8221;<br />
&#8220;E allora tu le hai detto: Voi di colore.. e a lei è andato bene&#8221;<br />
&#8220;Ma non ricordo, in questo minuto; un episodio. So solo che succede sempre..&#8221;<br />
&#8220;Sì, hai ragione. E allora non ti chiedo di raccontarmelo per il passato. Facciamo così. Visto che succede sempre, ti capiterà ancora. E allora tu mi manderai un SMS, mi scrivi, per esempio, &#8216;Amadou Sene, alla stazione, cinque minuti fa?. E io capisco, e me lo segno&#8221;<br />
&#8220;Perché deve segnarselo?&#8221;<br />
&#8220;Perché a me non è mai accaduto, ed è un fatto che ritengo improbabile, per cui vale la pena di segnarselo, ora, data, e poi verrò da te e mi racconterai per filo e per segno come è successo&#8221;.</p></div>
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