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	<title>paura.anche.no &#187; letture</title>
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		<title>&#8216;La paura è un reality show, lo vince sempre chi è al potere</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 12:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ginox</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un articolo di qualche mese fa  piuttosto interessante che riassume alcuni concetti del libro Paura liquida, di Zygmunt Bauman.
Tratto dall&#8217;Unita&#8217;
Bauman : &#8216;La paura è un reality show, lo vince sempre chi è al potere&#8217;
Sabato, 27 settembre 2008
«Le nostre paure sono liquide, si attaccano e si staccano a seconda di chi le vende: politica ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di qualche mese fa  piuttosto interessante che riassume alcuni concetti del libro Paura liquida, di Zygmunt Bauman.</p>
<p>Tratto dall&#8217;Unita&#8217;</p>
<p>Bauman : &#8216;La paura è un reality show, lo vince sempre chi è al potere&#8217;</p>
<p>Sabato, 27 settembre 2008</p>
<p>«Le nostre paure sono liquide, si attaccano e si staccano a seconda di chi le vende: politica ed economia». È Zygmunt Bauman che al World social summit spiega la paura. Viviamo in un realty ad eliminazione. Se perdi è colpa tua e paghi. È un racconto, una storia, un excursus. La paura che va e che viene. Che si compra e si vende. E coincide con la lotta millenaria fra libertà e sicurezza.</p>
<p>Il pendolo si sposta ora verso l&#8217;una ora verso l&#8217;altra, entrambe esigenze primarie dell&#8217;uomo. La storia, il racconto, lo fa Zygmunt Bauman, nella sua lectio magistralis al World social summit di Roma. «È la storia delle paure viste dall&#8217;Europa &#8211; dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico il punto di vista è diverso», sottolinea il sociologo.</p>
<p>È la lunga storia che va dalle paure sociali dei secoli scorsi, dalla lotta tra sicurezza e libertà, dunque, alle paure del XXI secolo per cui si accetta anche l&#8217;umiliazione, il liberticidio pur di avere quella fantomatica sicurezza.</p>
<p>«Fantomatica perché non risolve il problema. Le nostre paure, infatti, &#8211; dice Bauman &#8211; sono liquide, non sono descrivibili, si attaccano a tutto, si staccano da tutto, sono facilmente alimentabili, ma difficilmente descrivibili». Eppure eccola spiegata in pochi minuti l&#8217;incertezza del secolo.</p>
<p>«Quella che non è più umana e sociale ma animale e individuale e che viene proprio da quella libertà, o meglio liberismo. Quello che non ci da più reti, protezioni sociali o tutele. Dobbiamo accettare il rischio, la vita dipende da noi. O ce la facciamo, o siamo esclusi».</p>
<p>Ma la paura che questa responsabilità illimitata genera non dipende solo dalla possibilità di essere esclusi, ma soprattutto dalla «frustrazione di doverci dire che non abbiamo saputo cogliere appieno ciò che la vita ci ha offerto, di non essere stati abbastanza abili.</p>
<p>Questa nuova paura si chiama inadeguatezza &#8211; continua Bauman. Viene da tutti gli angoli della società. Potrebbe sparire la società per cui lavoriamo, potrebbero non servire più le nostre competenze».</p>
<p>Ecco che per Bauman ci troviamo «in un reality». «Potremmo essere buttati fuori come succede per la legge della sopravvivenza. La nostra paura quotidiana viene generata dalla domanda conseguente e la domanda è: A chi toccherà essere fuori la prossima volta? Chi dovrà confessare il perché non è stato in grado di sfruttare tutte le possibilità per vincere».</p>
<p>Insomma, continua Bauman &#8211; abbiamo sempre paura di non essere in linea con gli standard e di non meritare il nostro destino fino a dover ammettere che la colpa è solo nostra.</p>
<p>Ed è qui che il mercato e la politica ci comprano &#8211; suggerisce il sociologo. «La paura è un guadagno perenne per i politici che sembrano accollarsi il compito di porre rimedio alla paura. Stessa cosa vale per le società commerciali che ci offrono un&#8217;auto blindata o una casa &#8211; fortezza. Entrambi i poteri sarebbero riluttanti a risolvere le nostre paure perché ogni paura genera nuovo reddito.</p>
<p>Ora si cercano protezioni contro i clandestini &#8211; entra nel vivo dell&#8217;attualità Bauman &#8211; contro potenziali terroristi e gli attentati kamikaze. Far passare lo stato come quello che sa riconoscere un kamikaze è una grande opportunità per ristabilire la sua credibilità e ripristinare la disciplina.</p>
<p>Questo ci dimostra che la paura è un capitale», conclude il sociologo della Modernità liquida.</p>
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		<title>Della sicurezza (Insurgent City)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 10:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[iniziative]]></category>
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		<category><![CDATA[propaganda]]></category>

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		<description><![CDATA[
MERCOLEDÌ 4 MARZO ORE 21
c/o la Casa Cantoniera di Via Mantova &#8211; Parma
il collettivo Insurgent City presenta
&#8220;Della Sicurezza&#8221; &#8211; dossier sulle politiche della sicurezza e la Carta di Parma per la sicurezza urbana
Campagne giornalistiche e dichiarazioni politiche hanno terrorizzato la cosiddetta opinione pubblica facendole credere di essere sotto assedio da un’ondata di barbari pronti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="size-medium wp-image-4304 alignleft" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="copertina" src="http://paura.anche.no/wp-content/uploads/2009/02/copertina-212x300.jpg" align="left" alt="copertina" width="148" height="210" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>MERCOLEDÌ 4 MARZO ORE 21</strong></p>
<p>c/o la <strong>Casa Cantoniera</strong> di <strong>Via Mantova &#8211; Parma</strong></p>
<p>il collettivo <strong>Insurgent City presenta</strong></p>
<p><strong>&#8220;Della Sicurezza&#8221;</strong> &#8211; dossier sulle politiche della sicurezza e la Carta di Parma per la sicurezza urbana</p>
<p>Campagne giornalistiche e dichiarazioni politiche hanno terrorizzato la cosiddetta opinione pubblica facendole credere di essere sotto assedio da un’ondata di barbari pronti a imporci la shar’ia e a rubarci il lavoro. Vengono a ondate, dall’Albania, dalla Romania, dal Maghreb e dall’Africa. Il fenomeno dell’immigrazione, fenomeno fisiologico di tutte le civiltà umane viene additato come la causa di ogni male in una società che è in una crisi profonda non solo dal punto di vista economico. Smascherare la messinscena dei poteri forti, cercando di capire il perché di questa manovra xenofoba, può essere un buon antidoto alla stupidità del nostro tempo.<br />
Insurgent City è un collettivo nato a Parma nel 2007, è l’esigenza di un gruppo di giovani lavoratori precari di riuscire a interpretare i mutamenti sociali e politici in atto soprattutto all’interno della città, l’arena definitiva dello scontro tra le forze del capitale e quelle del lavoro, e di riuscire ad incidere sulla realtà conducendo lavori di inchiesta e campagne di mobilitazione, cercando una forma innovativa di antagonismo sociale.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">“Una visione lucida e completa della situazione, l’opera prima di un collettivo che<br />
promette veramente di rivoluzionare il consueto approccio alle questioni urbane.”<br />
REPUBBLICA</p>
<p style="text-align: left;">“Una piccola barricata contro la deriva autoritaria della Repubblica Italiana.”<br />
LE MONDE DIPLOMATIQUE</p>
<p style="text-align: left;">“Insurgent City è il cancro della convivenza civile della nostra città”.<br />
COSTANTINO MONTEVERDI (Assessore alla Sicurezza del Comune di Parma)</p>
<p style="text-align: left;">“..sconsigliamo ai cittadini di origini africane di telefonare nei parchi pubblici di Parma al<br />
tramonto, la polizia locale è prevenuta nei confronti degli immigrati e potrebbe<br />
scambiarvi per spacciatori o terroristi”<br />
ED. LONELY PLANET &#8211; ITALIA DEL NORD</p>
<p style="text-align: left;">“&#8230;Insurgent City è una cellula di Al Qaeda.”<br />
LA PADANIA</p>
<p style="text-align: left;">Un libro tutto <a href="http://paura.anche.no/wp-content/uploads/2009/02/della_sicurezza.pdf">da scaricare</a></p>
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		<title>Contributi fiorentini (II parte)</title>
		<link>http://paura.anche.no/2009/01/21/contributi-fiorentini-ii-parte/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 13:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ginox</dc:creator>
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		<category><![CDATA[letture]]></category>

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		<description><![CDATA[Qui di seguito ci sono gli appunti sbobinati dall&#8217;intervento di Giuseppe Campesi (universita’ di Bologna) durante un&#8217;iniziativa sulla paura/sorveglianza/controllo all&#8217;universita&#8217; di Firenze. Di Campesi potete trovare on line un&#8217;interessantissima tesi dal titolo &#8220;Il controllo delle &#8216;nuove classi pericolose&#8217; &#8211; Sotto-sistema penale di polizia ed immigrati&#8220;. La tesi contiene in realta&#8217; un&#8217;ampia introduzione sulle teorie del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui di seguito ci sono gli appunti sbobinati dall&#8217;intervento di Giuseppe Campesi (universita’ di Bologna) durante un&#8217;iniziativa sulla paura/sorveglianza/controllo all&#8217;universita&#8217; di Firenze. Di Campesi potete trovare on line un&#8217;interessantissima tesi dal titolo &#8220;<a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/devianza/campesi/">Il controllo delle &#8216;nuove classi pericolose&#8217; &#8211; Sotto-sistema penale di polizia ed immigrati</a>&#8220;. La tesi contiene in realta&#8217; un&#8217;ampia introduzione sulle teorie del controllo sociale. Dello stesso autore leggete anche &#8220;Genealogia della pubblica sicurezza. Teoria e storia del moderno dispositivo poliziesco&#8221;</p>
<p><span id="more-3794"></span><br />
Uno dei filoni delle attuali strategie del controllo persegue la responsabilizzione della societa&#8217; civile per i rischi che corre. In particolare c&#8217;e&#8217; un filone della criminologia, detto della vita quotidiana, che si propone di studiare la vittimizzazione, ovvero il rischio di essere vittima di un reato. Queste teorie usano catalogare i fattori di rischio in base allo stile di vita di una persona, alle caratteristiche personali. Il principale target sono i soggetti cosidetti deboli (donne, anziani, bambini). Questo discorso criminologico investe per intero la vita dell&#8217;indivuduo, che e&#8217; costretto a riconsiderare tutta la propria esistenza, a porsi problemi del tipo come vestirsi quando esce per non essere aggredito, dove andare, quando, con quali dispositivi di sicurezza difendere il proprio quartiere, la propria casa, il proprio corpo. Anche se queste idee sembrano lontane e differenti rispetto al classico sistema disciplinare trattato da Foucault, l&#8217;effetto che perseguono e&#8217; del tutto simile. Nella criminologia classica ci si occupava del solo criminale, qui invece si sposta l&#8217;attenzione su tutta la societa&#8217; e sull&#8217;intero spazio urbano, che si devono rinormare secondo standard di sicurezza diversi.</p>
<p>Analizziamo ora le trasformazioni dello spazio urbano legate al controllo a partire da quattro autori che hanno riflettutto sul problema disciplina e sicurezza.<br />
L&#8217;impianto disciplinare classico descrive forme di controllo operate in luoghi ben precisi, gli operai nelle fabbriche, gli studenti nelle scuole, i matti in manicomio, e via di questo passo. Deleuze negli anni &#8216;90 parla invece di forme di controllo ultrarapide all&#8217;aria aperta per descrivere le tecniche di controllo che si svolgono al di fuori delle istituzioni chiuse, e si sviluppano fino ad investire ogni spazio urbano. Hardt e Negri, in Impero, accostano questo modificarsi del sistema di controllo ai mutamenti nel sistema produttivo, da un regime produttivo fordista, si passa ad uno piu&#8217; immateriale, che supera e sostituisce l&#8217;istituzione della fabbrica. &#8220;I dispositivi disciplinari sono sempre meno limitati e circoscritti in uno spazio&#8221;. Alessandro De Giorgi nel &#8220;Governo dell&#8217;eccedenza&#8221; riprende questa tesi e la adatta alla trasformazione dell&#8217;istituzione carcere. Secondo De Giorgi il regine postfotdista necessita di meno lavoro in termini di quantita&#8217; di manodopera impiegata, e diviene piu&#8217; centrale il lavoro immateriale, il lavoro intellettuale. Si passa dunque da un regime basato sulla carenza, ad uno basato sull&#8217;ecccedenza. La carenza del fordismo si puo&#8217; leggere sia in chiave di carenza numerica della manodopera per alimentare la grande fabbrica, sia come carenza, insufficienza dell&#8217;operaio rispetto ai tempi, ai ritmi della produzione. Per questo l&#8217;operaio andava disciplinato e abituato a sostenere ritmi di lavoro sempre piu&#8217; alti (guardate la classa operaia va in paradiso). L&#8217;eccedenza postfordista invece assume due accezzioni: una positiva, legata all&#8217;abbondanza della produzione immateriale, che eccede la capacita&#8217; di controllo del capitale. L&#8217;altra negativa legata al sovrannumero della manodopera. La deindustrializzazione ha reso inutili in un certo senso vaste porzioni di popolazione. Il mercato si e&#8217; dunque trasformato per gestire questa eccedenza, e&#8217; stato reso flessibile, precario. Nella societa&#8217; fordista il cittadino era tale in quanto lavoratore, cio&#8217; che sperimentiamo oggi e&#8217; una situazione di cittadinanza politica, senza alcuna partecipazione alla vita economica, o con una partecipazione limitata, sempre esposta al rischio. Le strategie di controllo servono a governare questo sistema delle eccedenze. Questa lettura e&#8217; dichiaratamente neo marxista, ovvero lega le trasformazioni del controllo sociale ai cambiamenti del ciclo produttivo. Questo tipo di analisi e&#8217; stimolante da un lato,  ma incompleta per molti versi. E&#8217; utile per la comprensione del fenomeno fare riferimento ad altri ipotesi. Il riferimento al lavoro immateriale porta i teorici neomarxisti ad incentrare il controllo su alcuni aspetti particolari, tralasciandone altri. E&#8217; utile forse chiarire il concetto di lavoro immateriale. Si intende con questo una somma di fenomeni: la deterritorializzazione del lavoro, la catena di montaggio globalizzata, l&#8217;espansione geografica del ciclo produttivo ed insieme l&#8217;effettiva immaterialita&#8217; del prodotto. Parte del mercato e&#8217; volta a produrre strumenti di comunicazione, informazioni, beni immateriali insomma. Il controllo della catena di produzione avviene spesso in luoghi lontani dall&#8217;effettiva produzione, attraverso strumenti informatici. Questo modo di produrre genera un mercato parallelo, detto dei servizi avanzati. Prendiamo per esempio una multinazionale che opera in dieci nazioni diverse. Per produrre/vendere sottostando all&#8217;apparato normativo di tutte e dieci i paesi, necessita di una serie servizi aggiuntivi che non hanno a che fare direttamente col ciclo produttivo. Le attivita&#8217; analitiche e simboliche si fanno sempre piu&#8217; complesse e tendono ad informatizzarsi. Tutto questo sembrerebbe dar ragione a chi parla della societa&#8217; postfordista come di una societa&#8217; dell&#8217;informazione.<br />
Le teorie del controllo applicate/sottomesse a questi flussi di informazioni consentono di parlare di &#8220;rete fluttuante di controlli&#8221; (Negri/Hardt). Questa analisi mette pero&#8217; a  fuoco soltanto una parte del problema. La possiamo usare con efficacia per comprendere il controllo all&#8217;interno del cyberspazio, nell&#8217;universo immateriale, ma esiste un controllo che ha a che fare con le persone &#8220;materialmente&#8221;, e rimane ai margini di queste teorie.<br />
La fortificazione dello spazio urbano a cui assistiamo nelle nostre citta&#8217; sono un aspetto tutt&#8217;altro che immateriale. Saskia Sassen conia il termine &#8220;citta&#8217; globale&#8221; per indicare una megapolopoli nella quale si concentra un certo potere economico, un luogo decisionale all&#8217;interno dei processi di produzione globalizzati. Alla dispersione del processo produttivo ha fatto seguito una concentrazione del controllo, che si e&#8217; insidiato nelle citta&#8217; globali. La produzione delocalizzata necessita&#8217; di servizi aggiuntivi talmente avanzati che la loro convergenza in un unico luogo diventa fondamentale per il governo dell&#8217;economia. Prendiamo come esempio Milano. Oltre a sedi di multinazionali, troviamo sedi di importanti studi legali, societa&#8217; contabili, di marketing, ecc&#8230; Le citta&#8217; globali ospitano dunque sia l&#8217;elite impiegate nei servizi avanzati, sia tutte quelle persone che materialmente rendono possibile l&#8217;esistenza stessa della citta&#8217; e svolgono lavori fisici (facchinaggio, pulizia, ristorazione, negozianti). Questo comporta una segmentazione della citta&#8217;: da un lato un elite molto ricca che per vivere a bisogno di un segmento di lavoratori piu&#8217; poveri, che a loro volta hanno bisogno di tutta una serie di servizi livellati sul loro reddito. La differenza tra la Londra di Dickens e le moderne citta&#8217; globali risiede nel fatto che la prima era all&#8217;inizio di un ciclo produttivo che tocchera&#8217; il culmine nel nostro secolo, le nostre citta&#8217; invece sono vittime di un segmentazione strutturale, che non sembra possibile riassorbire. Il conflitto sociale che deriva da questa situazione si svolge quindi non piu&#8217; nella fabbrica o nelle istituzioni chiuse, ma in tutto lo spazio urbano. Gli strumenti di controllo servono a gestire questo conflitto urbano secondo un duplice dispositivo: architettonico e poliziesco. Il primo investe la pianificazione stessa della citta&#8217;, costruita avendo in mente il problema della sicurezza. Poliziesco perche&#8217; saturato di normative che determinano chi puo&#8217; usare e come, lo spazio urbano. Tutto questo produce un modello che molti hanno definito citta&#8217; fortezza, sviluppato su tre piani:</p>
<p>1) lo spazio blindato delimitato da cancelli, telecamere, allarmi, cani da guardia, metal detector, protetto con barriere.</p>
<p>2) lo spazio disagevole, nel quale si potrebbe sostare, ma la sosta viene scoraggiata in ogni maniera: ad esempio spazi pubblici senza panchine, sottoposti ad ordinanze antibivacco.</p>
<p>3) lo spazio ansiogeno, saturato di pattuglie, di telecamere, di meccanismi di sorveglianza.</p>
<p>All&#8217;interno di questa citta&#8217; si stabiliscono dei percorsi tra i diversi &#8220;luoghi fortificati&#8221;, in questi luoghi di transito le diverse classi sociali si possono ancora incontrare. Il trasporto pubblico e&#8217; un esempio di luogo di transito. Non e&#8217; un caso che le prime manifestazioni del concetto di &#8220;tolleranza zero&#8221;, si siano rivolte proprio verso una metropolitana, quella di new york. L&#8217;attore di quella operazione fu un giovane Rudolph Giuliani, allora capo della sicurezza della metropolitana. Le politiche di tolleranza zero possono essere lette in questo senso come un tentativo delle classi medio alte di isolarsi all&#8217;interno dello spazio urbano, di garantirsi dagli indesiderati. Le citta&#8217; europee non possono essere ascritte in pieno in questo modello. Per ragioni storiche/architettoniche sono spesso dotate di un centro storico, abitato in gran parte da un ceto abbiente per ragioni di prestigio. Questo fa si&#8217; che non si senta l&#8217;esigenza di trasferirsi nelle citta&#8217; fortezza. Ma piu&#8217; in piccolo si ricreano dei meccanismi simili, ad esempio a Bologna esistono alcune gated community, palazzi sorvegliati e autosufficienti, dotati di servizi, negozi, ecc&#8230; dove la presunta sicurezza e&#8217; un fattore di lievitazione del prezzo. Si tratta dunque di una linea di tendenza che attraversa tutte le grandi citta&#8217; del mondo.</p>
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		<title>Contributi fiorentini ( I parte )</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 11:08:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quelli che seguono sono degli appunti riassuntivi di un intervento tenuto presso l&#8217;universita&#8217; di Firenze nell&#8217;ambito di una serie di iniziative sul tema sicurezza, paura, controllo. A parlare e&#8217; la professoressa Gabriella Paolucci (sociologa).
Nei prossimi giorni aggiungeremo anche i riassunti degli interventi di Giuseppe Campesi (universita&#8217; di Bologna) e quello dell&#8217;avvocato Luca Santini di Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelli che seguono sono degli appunti riassuntivi di un intervento tenuto presso l&#8217;universita&#8217; di Firenze nell&#8217;ambito di una serie di iniziative sul tema sicurezza, paura, controllo. A parlare e&#8217; la professoressa Gabriella Paolucci (sociologa).<br />
Nei prossimi giorni aggiungeremo anche i riassunti degli interventi di Giuseppe Campesi (universita&#8217; di Bologna) e quello dell&#8217;avvocato Luca Santini di Roma (intervenuto presso lo stabile occupato di viale Matteotti a Firenze in particolare sulle norme riguardanti i migranti del nuovo pacchetto sicurezza).</p>
<p><span id="more-3204"></span></p>
<p>Il pacchetto sicurezza attuale e&#8217; in continuita&#8217; con i precedenti ed e&#8217; in linea con quanto realizzato dai governi sia di destra che di sinistra negli ultimi 10 anni.<br />
I pacchetti sicurezza sono degli accordi fatti tra enti locali e governo, con poca pregnanza giuridica, ma grande importanza simbolca, ideologica. Sono incentrati su una dimensione urbana, riferiti alla citta&#8217;. La tematica non e&#8217; nuova. E&#8217; sempre esistita una questione della difesa della polis, di coloro che risiedono dentro le mura della citta&#8217;, da un nemico esterno. La fonte della paura oggi sembra pero&#8217; essere tra di noi, aver valicato le mura di cinta e vivere all&#8217;interno. La citta&#8217; e&#8217; un territorio circoscritto nel quale noi viviamo a contatto con i presunti portatori di insicurezza. La paura e&#8217; sempre stata un utile strumento di dominio, l&#8217;attuale questione sicurezza puo&#8217; senza dubbio essere letta in questo senso, ma assume un significato talmente ampio, da costituire un campo di studio a se&#8217; stante.<br />
Per chiarire la questione e&#8217; utile affrontare il problema in primis da un punto di vista lessicale. Il termine sicurezza muta negli ultimi 15-20 anni, in questo lasso di tempo avviene uno slittamento semantico. Per sicurezza prima si intendeva ad esempio la sicurezza sociale, una parte importante del welfare state. Oppure la sicurezza sul/del lavoro. Mentre oggi aprendo i quotidiani o guardando la televisione immediamente associamo al termine sicurezza soggetti come i writers, gli immigrati oppure concetti come il degrado. In questi anni si e&#8217; costruito un campo semantico a supporto di questo nuovo sistema discorsivo.<br />
A partire da questo sistema si producono delle azioni. I patti per la sicurezza sono una delle produzioni di questo meccanismo. Ad esempio nel momento in cui si sostiene che il delitto commesso da un immigrato e&#8217; piu&#8217; grave di uno commesso da un cittadino italiano, si innesca un discorso che impatta sul nostro sistema normativo.<br />
Le delibere sui lavavetri prodotte a Firenze sono un ottimo esempio di artificio discorsivo per legare delle persone che puliscono i vetri delle macchine ai semafori  con il termine sicurezza. Un altro esempio sempre legato a Firenze e forse ancora piu&#8217; chiaro e&#8217; l&#8217;ordinanza che vieta di mendicare seduti o sdraiati in terra. Quale problema di sicurezza risolvono queste ordinanze e cosa c&#8217;entrano con la sicurezza un lavavetri o un mendicante ?<br />
Oltre a queste produzione discorsive bisogna tenere di conto le produzioni materiali, ovvero il mercato della sicurezza. Lobby produttrici di meccanismi di sicurezza spingono le forze politiche ad approvare norme per incentivare l&#8217;adozione di strumenti utili alla protezione della proprieta&#8217; (dai lucchetti alla telecamere). Dal 1999 al 2004 in Italia il tasso di crescita di questo settore e&#8217; il piu&#8217; alto. Una crescita simile si registra anche nel resto dell&#8217;Europa, al di fuori della Gran Bretagna, che aveva pero&#8217; gia&#8217;  un mercato per questo settore molto sviluppato.<br />
Inizialmente i principali soggetti coinvolti erano le banche, poi subentra come attore fondamentale lo stato nelle sue varie articolazioni (comuni, regioni, forze di polizia) e diviene il principale acquirente.<br />
A cosa serve pero&#8217; questa costruzione artificiosa dell&#8217;insicurezza ? Al di la&#8217; di offrire una qualche fonte di guadagno per un settore di mercato, ed un&#8217;opportunita&#8217; per spendere soldi pubblici ? La risposta e&#8217; duplice. In primis il controllo del conflitto sociale.<br />
In occidente non c&#8217;e&#8217; un conflitto sociale aperto, ma ci sono oggettive condizioni di insicurezza economica, esistenziale, che spingono il potere a mettere le mani avanti. Se rileggiamo la questione dei writer in questo senso, possiamo immaginare che in una situazione di conflitto sociale piu&#8217; aspro le scritte sui muri assumeranno una connotazione piu&#8217; apertamente di contestazione. Averle gia&#8217; etichettate fin da ora come qualcosa di indesiderabile, di socialmente inaccettabile, significa preparare il terreno per gestire e delegittimare il conflitto sociale e le forme che potrebbe assumere. Anche le norme anti ultras possono essere lette in questo modo.<br />
Strettamente legato a questo aspetto c&#8217;e&#8217; la seconda questione: il controllo della forza lavoro. Su questo si gioca tutto il problema dell&#8217;immigrazione. L&#8217;immigrato senza permesso di soggiorno viene descritto come il nemico, la fonte di insicurezza per eccellenza, un pericolo. Non si capisce pero&#8217; in realta&#8217; quale pericolo possa rappresentare, tutto si gioca su un piano di violenza simbolica, descritta a grandi lettere nei media.<br />
Si alimenta cosi&#8217; un conflitto tra la forza lavoro autoctona e quella immigrata irregolare teso a facilitare il controllo di entrambe le parti. Wallerstein fa un analisi del razzismo proprio in quest&#8217;ottica. Mostrando come il razzismo sia una costruzione ideologica tesa allo sfruttamento dei settori deboli della forza lavoro internazionale.<br />
La sponda &#8220;progressista&#8221; piu&#8217; avanzata legata a questo concetto di sicurezza utilizza ora il termine &#8220;insicurezza percepita&#8221;. La cosidetta microcriminalita&#8217; e&#8217; in realta&#8217; in calo costante dall&#8217;inizio del &#8216;900 ad oggi, e non esiste alcuna emergenza microcriminalita&#8217;, tanto meno negli ultimi 30 anni. Di fronte a queste palesi smentite delle basi stesse dell&#8217;ideologia della sicurezza, pur di far sopravvivere il concetto si e&#8217; iniziato a parlare di &#8220;insicurezza percepita&#8221;, ovvero di quella insicurezza costruita a tavolino che popola salotti e telegiornali.</p>
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		<title>Come non aver paura</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 16:19:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Sembra una scelta semplice, ma non lo è. La scelta meno costosa infatti copre sia i casi di terrorismo sia gli altri, e sembrerebbe la migliore. Ma quando un gruppo di psicologi ha provato a sottoporla a un gruppo di persone durante un test, si è scoperto che la maggior parte delle persone preferiscono pagare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wiki_html">
<p>Sembra una scelta semplice, ma non lo è. La scelta meno costosa infatti copre sia i casi di terrorismo sia gli altri, e sembrerebbe la migliore. Ma quando un gruppo di psicologi ha provato a sottoporla a un gruppo di persone durante un test, si è scoperto che la maggior parte delle persone preferiscono pagare l’opzione che protegge solo in caso di terrorismo. Dunque il semplice suggerimento di un problema “terrorismo”, ha un effetto così potente da convincere la gente a cmpiere scelte decisamente non convenienti.</p>
<p><span id="more-1734"></span></p>
<p>Sei all’aeroporto e stai per prendere un volo quando improvvisamente ti rendi conto di esserti dimenticato di comperare una polizza assicurativa per il viaggio. Vai all’ufficio delle linee aere e ti offrono una scelta: un pacchetto che copre i casi di morte per terrorismo,e uno, meno costoso, che copre i casi di morte per cause varie. Cosa sceglieresti? Questo quesito è stato posto in un articolo pubblicato dalla rivista didivulgazione scientifica New Scientist in un articolo pubblicato il 27 August del 2008.L’eccessiva influenza della paura sul comportamento umano è emersa in modo molto chiaro in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001. Per tutti i 12 mesi successivi molti americani hanno scelto di guidare, invece che volare. Il risultato è che il numero di persone coinvolte in incidenti stradali durante quell’anno è salito a 1.600 persone, vale a dire sei volte di più di che si trovavano nei tre aerei dirottati. Lo studio è stato pubblicato su Risk Analysis da Gerd Gingerenzer del Max planck Institute for Human Development.</p>
<p>Pessime decisioni vengono prese anche quando dobbiamo ponderare i rischi/benefici che possono essere provocati da un’analisi per il cancro o da una vaccinazione, o giudicare la pericolosità di un impianto nucleare o dell’effetto serra.</p>
<p>Ma se non ce la facciamo, un motivo c’è: il problema risiede nella nostra risposta emotiva. Quando siamo turbati o comunque colpiti nelle nostre emozioni, siamo incapaci di soppesare con calma le varie opzioni possibili. Veniamo invece condotti solo dalle nostre sensazioni. E se sono di terrore e paura, il risultato è facilmente intuibile.</p>
<p>Secondo psicologi e neuroscienziati le risposte con cui gente reagisce all’incertezza e alla paura si possono dividere in due grandi categorie. Una è cognitiva e analitica e coinvolge l’analisi razionale, l’analisi delle probabilità e considera gli effetti. L’altra è intuitiva, veloce, soprattutto inconscia e basata su sentimenti e emozioni.<br />
Le decisioni pilotate dalle emozioni però sono molto importanti: servivano all’uomo nelle prime fasi della sua evoluzione e sono ancora la nostra risposta istintiva. L’istinto è essenziale quando la risposta deve essere rapida e le situazioni coinvolgono scelte complesse..<br />
Ma quando la paura o il dolore prevalgono, il sistema intuitivo può allontanarci dalla decisione migliore.</p>
<p>Un classico esempio è quello del rischio catastrofico, un evento con una bassa probabilità ma con conseguenze gravi se accade. Gli attacchi terroristici sono un classico esempio. La minaccia di cancro un altro. Esattamente come la gente ha utilizzato il giudizio istintivo, condotto dalla paura, per decidere come viaggiare dopo l’11/9, quando le immagini vivide degli attacchi erano prevalenti nelle loro menti, quelli che hanno visto da vicino un amico o un parente che ha sofferto di cancro tendono a sovrastimare le probabilità di contrarre la malattia. E il risultato è che possono perfino sottoporsi a indagini invasive (e potenzialmente dannose) senza valutarne i rischi.</p>
<p>Secondo uno studio pubblicato su American Scientist da Michale Sivak e Michael Flannagan dell’Università del Michigan Ann Arbor, guidare lungo una strada lunga quanto il volo domestico americano di lunghezza media (circa 1157 km) è 65 volte più rischioso che volare. Gli eventi del 9/11 dovrebbero essere accaduti tutti i mesi per rendere il volo pericoloso quanto la guida.<br />
L’influenza della paura nelle decisioni di ogni giorno è ben illustrata anche esempi che riguardano l’inevitabilità della propria morte. Quando si ricorda a una persona che può morire in qualsiasi momento, entra in una sorta di confusione mentale in cui cerca di sopprimere il pensiero della morte. Questo processo di rimozione richiede uno sforzo mentale e può distorcere la riflessione su altri aspetti.</p>
<p>Il problema con la paura e in genere con i sentimenti forti è che essi influenzano il nostro giudizio perché fanno andare in corto circuito altri processi mentali che possono portarci a una conclusione più realistica. Ma i sentimenti da soli non sono l’unica scorciatoia per decisioni sbagliate in materia di rischi. Anche la memoria gioca un ruolo importante, in particolare la nostra memoria di ricordare immagini grafiche. Questo meccanismo è noto presso gli psicologi come regola della disponibilità: più facilmente puoi richiamare immagini, più facilmente pensi che potranno accadere. E’ provocata da sensazioni, e le memorie di situazioni molto emotive sono le prime a essere richiamate. Una delle principali ragioni per cui sovrastimiamo la probabilità che qualcuno muoia in un incidente aereo, nell’attacco di uno squalo o in un episodio di terrorismo è dovuta all’estesa copertura di questi eventi nei media , e alla presenza di numerose fotografie. Allo stesso modo sottostimiamo la possibilità di morire per colpa di una malattia, perché notizie relative a questo tipo di morte sono generalmente presentate in termini statistici e non con immagini sensazionali.<br />
L’attenzione dei media sugli eventi traumatici e scioccanti stimola la parte intuitiva e immediata del nostro processo decisionale ed è alle radici di molte interpretazioni sbagliate. Basta pensare alla grande differenza di percezioni che si hanno sui rischi di essere vittima di terrorismo o di un fulmine, due eventi che hanno ucciso più o meno lo stesso numero di americani da quando esistono i registri statistici, dice Nassim Nicholas Taleb, co-direttore del Decision Research Laboratory della London Business School.</p>
<p>Un buon esempio di come la copertura grafica nei media può distorcere le nostre percezioni degli eventi reali è la scoperta di James Ost dell’Università di Portsmouth (Uk): la gente che è stata esposta alle notizie delle bombe di Londra il 7 luglio 2005 riusciva a ricordare particolari degli attacchi che non aveva di sicuro potuto vedere, per esempio se il bus che era scoppiato in Tavistock square stava muovendosi in quel momento.<br />
La copertura dei media relativa ai crimini “normali” sembra avere un effetto simile. Il 65 per cento dei cittadini inglesi crede che i reati stiano crescendo in Gran Bretagna. In realtà il British crime survey mostrava che i crimini erano fermi dopo essere scesi del 42 per cento per dieci anni dal 1995. Una situazione simile si è verificata negli Stati Uniti: tra il 1990 e il 1998 i crimini registrati sono scesi del 20 per cento mentre la copertura televisiva è cresciuta dell’83 per cento. La copertura degli omicidi nello stesso periodo è cresciuta del 473 per cento, mentre il numero degli omicidi è sceso del 33 per cento.</p>
<p>Questa sproporzione nel riportare gli eventi drammatici ha una particolare efficace nella distorsione delle decisioni soprattutto quando porta a una progressione a cascata, un processo di formazione delle proprie sicurezze che rinforza la plausibilità di una storia man mano che la gente lo accetta come fatto reale. Questo spesso origina delle leggende metropolitane che durano per anni. E da questioni come le conseguenze dello zucchero e del caffè ai rischi della guida, dell’energia nucleare e del riscaldamento globale, ciascuno di noi sembra dipendere di più dall’informazione su cosa gli altri sembrano sapere.e non sanno davvero.<br />
La disponibilità di informazioni infatti non è l’unico fattore che condiziona la gente nel prendere decisioni. Un lavoro di Dan Kahan e colleghi del Cultural Cognition Project della Yale Law School, dimostra che quando la gente prende in considerazione la sicurezza o i rischi ambientali come l’uso di armi, le vaccinazioni o la sicurezza delle nuove tecnologie, sono molto influenzati dalle opinioni degli esperti o delle figure pubbliche che sembrano condividere il loro molto culturale e i loro valori. Noi siamo predisposti a credere nella innocuità delle nanotecnologie, per esempio, se vengono sostenute da persone della stessa classe sociale o che condividono le nostre direzioni politiche, e siamo predisposti a rifiutare invece le argomentazioni di persone che hanno valori che non ci piacciono, indipendentemente dalle idee che avevamo prima di sentirli. Sfortunatamente tutto questo non necessariamente porta alla scelta migliore, dunque la semplice idea che basti diffondere una corretta informazione sia il modo migliore di permettere alla gente di fare scelte ragionate, non basta. La gente, soprattutto se non ha strumenti per interpretarle, e nel caso di situazioni complesse avviene quasi sempre, la rifiuterà se non viene presentata da persone con cui si sentono affini.</p>
<p>Cambiare il nostro processo decisionale per essere capaci di fare scelte migliori non è semplice. Le emozioni giocano un ruolo decisivo, e così quando siamo impauriti o insicuri, finiamo dritti nella strada del nostro comportamento primitivo.<br />
Questo ha portato alcuni studiosi a suggerire che dobbiamo arricchire le statistiche con un significato più emotivo, per farle capire fino al cuore. Impariamo a trattare i numeri fin da bambini come fossero delle entità astratte, ma non impariamo a pensarli per quello che rappresentano nella realtà. Dovremmo pensare invece come insegnare alla gente a pensare più attentamente a quello che i numeri rappresentano davvero, vale a dire alla qualità e non solo alla quantità. .</p>
<p>Taleb pensa che insegnare alla gente qualcosa dei rischi non cambierà il comportamento. Dice che sarebbe più produttivo insegnare alla gente a selezionare le informazioni che distorcono le nostre decisioni piuttosto che insegnare a usare meglio le informazioni. “Se fosse possibile insegnare alla gente a cambiare il suo comportamento in funzione dei rischi, non avremmo nessuno che fuma. E invece lo abbiamo. La nostra intelligenza non si trasferisce in comportamenti come vorremmo”.</p>
<p>La prossima volta che dobbiamo prendere una decisione e la nostra mente è piena di pensieri di morte, violenza o disagio, o i politici ci raccontano di cosa dovremmo aver paura e da cosa ci proteggeranno, potremmo provare questa strategia:<br />
spegnerte la televisione e chiudere il giornale, essere soddisfatti e coscienti della propria risposta di panico (che dipende dal fatto che siamo animali), ma anche considerare che potrebbe essere poco appropriata, visto che non stiamo vivendo nella savana. Solo a questo punto pesare gli elementi in gioco e i fatti e. infine, sentire i numeri e considerare la qualità dell’informazione che contengono.</p></div>
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		<title>Firenze vive libera</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 15:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[letture]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ti alzi la mattina presto, maledici il tuo lavoro, ti vesti scendi fai
colazione al bar, leggi il giornale. Insicurezza, degrado, morte, non
c’e’ piu’ rispetto, non ci sono piu’ valori, controllo ci vuole piu’
controllo, paura tanta paura, ansia.

Vai al lavoro, odi il tuo lavoro, odi il tuo capo, stai zitto perche’
ai tuoi figli mica glielo regala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wiki_html">
<p>Ti alzi la mattina presto, maledici il tuo lavoro, ti vesti scendi fai<br />
colazione al bar, leggi il giornale. Insicurezza, degrado, morte, non<br />
c’e’ piu’ rispetto, non ci sono piu’ valori, controllo ci vuole piu’<br />
controllo, paura tanta paura, ansia.</p>
<p><span id="more-1614"></span></p>
<p>Vai al lavoro, odi il tuo lavoro, odi il tuo capo, stai zitto perche’<br />
ai tuoi figli mica glielo regala nessuno da mangiare.<br />
Esci dal lavoro, vai a casa, mangi guardi il tiggicinque. insicurezza,<br />
degrado, morte, non c’e’ piu’ rispetto, non ci sono piu’ valori,<br />
controllo ci vuole piu’ controllo, paura tanta paura, ansia.</p>
<p>Ti affacci alla finestra, di fronte un palazzo alto quanto il tuo,<br />
stesso cemento stessa tonalita’ di grigio. Alla finestra di fronte un<br />
rumeno con la tua stessa faccia guarda in strada sovrapensiero, le<br />
nuvole grigie sopra la vostra testa vi osservano mentre pensate alla<br />
sveglia di domattina.</p>
<p>A volte le parole volano a volte ti cadono addosso pesanti come<br />
macigni. In questi anni le parole hanno cambiato di senso e non volano quasi mai.</p>
<p>C’e’ qualcosa di profondamente sbagliato nel come vengono dipinte le<br />
nostre citta’, nei pacchetti sicurezza, nelle leggi antidegrado,<br />
nell’ossessivo ripeterti frasi spaventose e slogan ad effetto.</p>
<p>Firenze non e’ cosi’, Firenze vive libera. Le strade sono nostre, le<br />
abitiamo ogni giorno. Noi non abbiamo paura, guardiamo in faccia chi<br />
abbiamo di fronte, con gli occhi assonnati malediciamo la sveglia<br />
allo stesso modo aspettando un giorno in cui riposare e la badante<br />
russa ha i nostri stessi occhi mentre cammina stanca per tornare a<br />
casa.</p>
<p>Chi vuole farci del male non prende l’autobus con noi, non lo troviamo<br />
al bar sotto casa, non lo vediamo al semaforo guardando fuori dal<br />
finestrino. E’ seduto dietro a una scrivania, in un taxi a viaggiare<br />
spesato, in un cantiere a inaugurare con spumante e cocaina, in una<br />
banca a firmare accordi. Sono i padroni della citta’, sono gli<br />
affaristi, i politici, i faccendieri.<br />
Firenze vive libera, nonostante loro.</p>
<p>csa NextEmerson</p></div>
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		<title>Noi non abbiamo paura.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 15:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Sfidiamo la paura proprio perché la conosciamo bene e sappiamo che non è quella che ogni giorno ci viene imposta dai media e dai governi. Le nostre paure non sono quelle che loro ci spacciano. Le nostre paure sono quelle legate alla precarietà quotidiana che ci costringe ad accettare ruoli e mansioni intermittenti e ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wiki_html">
<p>Sfidiamo la paura proprio perché la conosciamo bene e sappiamo che non è quella che ogni giorno ci viene imposta dai media e dai governi. Le nostre paure non sono quelle che loro ci spacciano. Le nostre paure sono quelle legate alla precarietà quotidiana che ci costringe ad accettare ruoli e mansioni intermittenti e ad adattare le nostre capacità a situazioni in perenne cambiamento. La nostra paura sta nel vedere una busta paga, per chi ce l’ha e non lavora in nero, sempre più magra. La nostra paura sta nell’essere sempre più nelle mani di chi ci sfrutta: basta uno squillo di telefono per attivare le nostre connessioni e farci essere sempre al lavoro.</p>
<p><span id="more-1574"></span></p>
<p>La nostra paura sta nell’impossibilità di avere una vita autonoma distaccata dalle reti familiari – l’unico welfare possibile dopo lo smantellamento di tutti i diritti acquisiti negli ultimi 30 anni di lotte. E per chi non ha una famiglia che lo sostiene la paura diventa ancora più grande. Per chi è arrivato in Italia da un altro paese e non può contare su una rete di sostegno la vita diventa sempre più difficile. Il ricatto di un permesso di soggiorno o di una cittadinanza negata, di un decreto di espulsione sempre imminente, alimenta la paura di chi prova a vivere in un mondo che non conosce e che già di per sé è difficile e pauroso.</p>
<p>La nostra paura sta nel vedere erosi e impediti gli spazi di libera espressione delle soggettività: tutto ciò che si discosta dalle norme del perbenismo, dell’eterosessualità, del decoro. Tutte le soggettività eccentriche – perché si vestono o si comportano in un certo modo, perché sfidano con la loro esistenza le imposizioni di una società sempre più patriarcale, bigotta e moralista – sono quotidianamente messe in discussione e/o attaccate (anche fisicamente) al grido di “non se ne può più!”. Gli apparati dello Stato poi arrivano, dopo che la giustizia sommaria ha fatto il suo lavoro, a sedare gli animi riprendendo il controllo della situazione, emanando leggi sempre più liberticide e repressive.</p>
<p>Il tutto si svolge sotto gli occhi attenti delle telecamere, che siano quelle dei telegiornali, quelle di una banca, quelle che controllano i posti di lavoro e gli uffici, quelle dei negozi e dei supermercati, quelle degli autobus: qualsiasi nostra mossa viene registrata ed indicizzata. Ogni volta che acquistiamo un prodotto, che utilizziamo un bancomat o una carta di credito, che paghiamo un pedaggio autostradale, che entriamo in un ufficio o ci rechiamo al lavoro, c’è qualcuno che accumula informazioni su di noi, pronto ad utilizzarle per affinare le ricerche di mercato oppure quelle di polizia.</p>
<p>Abbiamo paura di utilizzare strumenti semplici e quotidiani – come il telefono, la posta elettronica, le piattaforme di social network, i servizi <span class="caps">VOIP</span>, gli Istant Messenger – perché ogni nostro messaggio, documento, comunicazione, è potenzialmente intercettabile. E anche perché le reti sociali che attiviamo diventano l’ennesimo lavoro precario, svolto in tranquillità, divertendosi e socializzando davanti allo schermo di un computer che consente al mercato di affinare le sue tecniche, di proporci l’ennesima pubblicità, di indagare e determinare direttamente i nostri gusti personali in fatto di abbigliamento, sesso, cibo o droghe. Lavoriamo in/consapevolmente per un padrone che ci spia ininterrottamente per venderci la tranquillità che abbiamo perduto sotto forma di neccessità di controllo. La libertà di parola, di pensiero, di agibilità politica sono sempre più sotto attacco grazie all’uso di strumenti di controllo sempre più invasivi. Database sempre più sofisticati, schedature di massa, militari agli angoli delle strade, forme di sorveglianza elettronica sempre più mirata, richiesta di impronte digitali, controllo dei flussi comunicativi dei nostri computer.</p>
<p>Qual è il prossimo passo?</p>
<p>Sappiamo che la paura è un’emozione governata dall’istinto, che ha come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo ad una presunta situazione di pericolo. Sappiamo anche che la paura può essere indotta.</p>
<p>Quando ancora ci fosse sfuggito, stiamo imparando che la sorveglianza è presente in ogni gruppo organizzato come elemento di regolazione dei rapporti sociali. La sorveglianza può essere invadente, e rappresentare un attentato alla nostra libertà infinitamente maggiore delle minacce che ci fanno passare davanti agli occhi.</p>
<p>Una paura indotta e una sorveglianza invadente determinano il controllo sociale. I pericoli della quotidianità non cambiano, ma il senso di paura indotto dai media permette ai governi di tutta Europa di limitare ogni giorno di più i nostri diritti e la nostra libertà personale in nome di un presunto “allarme sicurezza”.</p>
<p>Di fronte a tutto questo, non possiamo e non intendiamo avere paura. Perché la nostra paura la conosciamo e non sarà mai la vostra paura.</p>
<p>Noi abbiamo paura del vostro controllo.<br />
Noi non abbiamo paura di vivere liberamente.</p>
<p><a href="http://bugslab.net/">bugslab.net</a><br />
info@bugslab.net<br />
techbloc@ondarossa.it</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Dallo stragismo alla &#8220;sicurezza&#8221;</title>
		<link>http://paura.anche.no/2008/12/22/dallo-stragismo-alla-sicurezza/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 12:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinke</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da Assemblea antifascista Bologna


Ripubblichiamo da “Umanità Nova” n. 40 del 14 dicembre 2008 questa riflessione sul neofascismo e sulle solidarietà trasversali della destra. Ma anche in Marginalia si può trovare una segnalazione delle sinergie tra CasaPound e Azione Giovani&#8230;
Fascismo oggi: la strategia della paura
Che cosa resta oggi della «strategia della tensione»? Certo, ormai i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="entry">Tratto da <a title="http://assembleantifascistabologna.noblogs.org/post/2008/12/22/dallo-stragismo-alla-sicurezza" href="http://assembleantifascistabologna.noblogs.org/post/2008/12/22/dallo-stragismo-alla-sicurezza">Assemblea antifascista Bologna<br />
</a></div>
<div class="entry"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;"><br />
Ripubblichiamo da <a href="http://isole.ecn.org/uenne/archivio/archivio2008/un40/art5596.html">“Umanità Nova” n. 40 del 14 dicembre 2008</a> questa riflessione sul neofascismo e sulle solidarietà trasversali della destra. Ma anche in <a href="http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.com/2008/12/figli-per-la-patria.html">Marginalia</a> si può trovare una segnalazione delle sinergie tra CasaPound e Azione Giovani&#8230;</p>
<p><strong>Fascismo oggi: la strategia della paura</strong></p>
<p>Che cosa resta oggi della «strategia della tensione»? Certo, ormai i presunti «misteri d’Italia» sono stati in gran parte svelati. Persino i tribunali, pur mandando assolti tanti responsabili, hanno pienamente confermato lo slogan secondo cui le bombe «le mettono i fascisti e le pagano i padroni». Dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha sperimentato una lunga «strategia delle stragi» condotta da uomini degli apparati più coperti dello Stato e da neofascisti da essi personalmente organizzati, indirizzati, finanziati e protetti. Quelle bombe contribuirono a reprimere il movimento operaio e studentesco: il loro scopo era quello di spaventare, di manipolare l’opinione pubblica, di promuovere con la violenza un «ritorno all’ordine». E quei crimini sono effettivamente serviti per costruire un mondo più ingiusto, ipocrita e violento.<br />
<span id="more-2334"></span><br />
Sembra una storia del passato, ma non lo è. Per dimostrarlo, basterebbe dire che oggi a Bologna – nella ricorrenza della strage di piazza Fontana – i neofascisti di Casa Pound presentano un libro-intervista a Pierluigi Concutelli, militante di Ordine Nuovo, l’organizzazione neonazista che portò avanti lo stragismo di stato. Tuttavia, il mondo in cui viviamo è cambiato sostanzialmente rispetto a quegli anni. A dirla in breve, è caduto il muro di Berlino; la tv è diventata una forma invasiva di pedagogia di massa; il revisionismo e la «fine delle ideologie» hanno riplasmato i valori sociali; la società si è fatta multiculturale e multietnica; ma insieme è cresciuta, e sempre più aggressiva, una destra populista e razzista; infine le politiche «securitarie» hanno arginato efficacemente la crisi dei partiti e dell’autoritarismo statale.</p>
<p>Ciò segna una prima differenza. Negli anni Settanta la fascistizzazione era un fenomeno anzitutto di vertici statali, di continuità istituzionali tra Fascismo e Repubblica, di tentati colpi di stato, di complotti e segreti nell’ombra. Oggi è invece un fenomeno diffuso, capillare, in gran parte alla luce del sole, articolato anzitutto sul razzismo e alimentato da tv, governi, rotocalchi, amministrazioni locali. Si consideri quanti vigili, poliziotti, carabinieri, consigli comunali sono stati protagonisti nell’ultimo anno di aggressioni o provvedimenti razzisti contro rom e migranti: morti anomale, pestaggi, torture, arresti ingiustificati, intimidazioni, allontanamenti forzati, ordinanze antimigranti, prepotenze di ogni genere. Il razzismo in Italia assomiglia ormai a una Bolzaneto a cielo aperto. Ed è anche questa una «strategia della tensione» adattata ai tempi nuovi: non più di vertice, ma diffusa, a bassa intensità. Gli omicidi fascisti e razzisti sono ormai una strage a rate. Persone ignare e inermi, uccise per una sigaretta, una parola, un pacco di biscotti.</p>
<p>Ciò comporta una seconda differenza. Proprio il clima di violenza xenofoba fomentato in questi anni da politici, sindaci, giudici e giornalisti ha offerto nuova agibilità a gruppi e partiti neofascisti e ha consentito la riorganizzazione della destra. Non si tratta solo di un consolidamento operativo, ma anche simbolico. A ben riflettere, l’attuale squadrismo neofascista non avrebbe efficacia se non vi fosse un disciplinamento autoritario diffuso che occorre ostacolare in ogni sua forma: il perbenismo aggressivo, il patriottismo, la propaganda martellante di «paure» razziste e omofobe, il familismo opprimente, il sessismo, la volontà di punire chi non fa figli bianchi italici cattolici, la persecuzione contro prostituzione e aborto. Nel 2007 la Rete Antifascista Metropolitana di Roma, invitando a ricordare in ogni città la strage di piazza Fontana, parlò di un passaggio «dalla strategia della tensione alla strategia della paura». Apparati statali e organizzazioni neofasciste collaborano oggi per costruire una cultura di massa dell’odio e della discriminazione.</p>
<p>Proprio questo permette una solidarietà trasversale fra i vari orientamenti di destra. Apparentemente, i partitini di ultradestra sono mossi solo dall’opportunismo tattico ed elettorale, non da un pensiero strategico. Si presentano ben differenziati: ad esempio Forza Nuova si richiama all’integralismo cattolico, al corporativismo, al Medioevo; Casa Pound, invece, al neopaganesimo, all’impegno «sociale» movimentista, al Futurismo. Così, recentemente, il leader di Casa Pound ha persino dichiarato che il proprio movimento «non è contiguo o vicino in alcuna maniera a Forza Nuova». Ma basta leggere l’intervista autocelebrativa rilasciata da Casa Pound Bologna nel maggio 2008 al &#8220;Corriere&#8221; per convincersi che questa sia la solita denegazione fascista e che vi siano concrete contiguità operative. Ecco un brano dell’intervista: «&#8230; &#8220;CasaPound nasce anche per occupare, ma per farlo ci vogliono i numeri e noi, a Bologna, forse non siamo ancora abbastanza. Ci sono i transfughi di Azione Giovane, i ragazzi che frequentano Forza Nuova, gli ormai ex Fiamma come noi, ci sono le ragazze di Donne Azione e quelli del Blocco studentesco&#8221;. In tutto, per ora, una trentina di camerati ‘duri e puri’, che rifiutano di avvicinarsi alla Destra di Storace, che definiscono &#8220;amici con percorsi diversi&#8221; i militanti di Forza Nuova&#8230;». E si vede bene come non c’entrino «in alcuna maniera» con Forza Nuova.</p>
<p>Del resto, nel rimescolo di vecchie facce della destra bolognese, Massimiliano Mazzanti è diventato ora responsabile della cultura di Casa Pound: proprio il Mazzanti noto alle cronache cittadine dell’era Guazzaloca – in qualità di consigliere comunale di AN – per i continui insulti isterici alla Resistenza, per la sua solidarietà sempre inossidabile verso Forza Nuova, per la sua idea fissa di un listone unico e inclusivo di tutta la destra, per il tentativo di cancellare la parola «fascista» dalla lapide della strage del 2 agosto. Ma il caso di Bologna potrebbe valere da esempio. Da una parte, naziskin, ultras e responsabili locali di Forza Nuova compiono pestaggi e intimidazioni (nell’ultimo mese: un «tentato omicidio», un pestaggio violentissimo, un tentativo di accoltellamento, un tiro di sassi contro donne e lesbiche). Contemporaneamente, gli «amici» di Casa Pound promuovono iniziative culturali di implicita rivendicazione e di impatto simbolico: l’1 dicembre sulla Uno Bianca, il 13 dicembre su Concutelli. Ufficialmente, le due serie di fatti – lo squadrismo reale e la rievocazione allusiva e obliqua del neofascismo stragista – non c’entrano «in alcuna maniera».</p>
<p>Sia il Fascismo che l’MSI avevano avuto la capacità di tener unite entro un unico progetto autoritario tendenze eterogenee e contraddittorie. Oggi, questo contenitore organizzativo non sussiste più, ma esiste un ordine simbolico che lo ha efficacemente sostituito: una solidarietà trasversale, un tessuto connettivo di pratiche complementari, la rielaborazione di orientamenti autoritari, nazionalisti e discriminatori, per far sì che il fascismo torni ad essere cultura di massa prevaricatrice e violenta. Tanto più oggi che la crisi economica rende necessario un supplemento di oppressione e sfruttamento per garantire profitti, privilegi e deliri di potere.</span></div>
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		<title>Firenze: centinaia di multe a prostitute, stranieri, mendicanti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 16:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto da Femminismo-a-sud
18.12.2008

Vi ricordate il regolamento fiorentino per il decoro urbano, quello della municipale, di cui si discusse anche qui? Bene. E&#8217; stato approvato. La devolution leghista, che ha anni fa iniziato il percorso federalista attribuendo alle regioni nuovi poteri su scuola, sanità e polizia locale, assieme ai nuovi provvedimenti che rafforzano i poteri dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a title="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/12/18/firenze-centinaia-di-multe-a-prostitute-stranieri-mendicanti" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/12/18/firenze-centinaia-di-multe-a-prostitute-stranieri-mendicanti">Femminismo-a-sud</a></p>
<p>18.12.2008</p>
<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3051/3107037617_c10149a1d8.jpg?v=0" alt="http://farm4.static.flickr.com/3051/3107037617_c10149a1d8.jpg?v=0" width="398" height="255" /></p>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>Vi ricordate</strong></span> il regolamento fiorentino per il decoro urbano, quello della municipale, di cui <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/07/02/a-firenze-arrivano-i-kap" target="_blank">si discusse anche qui</a>? Bene. E&#8217; stato approvato. La devolution leghista, che ha anni fa iniziato il percorso federalista attribuendo alle regioni nuovi poteri su scuola, sanità e polizia locale, assieme ai nuovi provvedimenti che rafforzano i poteri dei sindaci e con essi quelli di chi decide della &#8220;sicurezza&#8221; e del &#8220;decoro&#8221; delle città, sono stati presupposto per una sorta di concretizzazione dei progetti di &#8220;pulizia&#8221; urbana da tutto ciò che turba i soggetti che la vogliono fresca e pulita davanti e la custodiscono ipocritamente sporca e &#8220;indecorosa&#8221; dietro.</p>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>La logica della doppia morale</strong></span>, quella che propugna la carfagna con il suo <a href="http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article2856" target="_blank">ddl contro le prostitute</a> e che è diventata la spinta alla persecuzione delle sex workers per le strade. Quella che è stata oggetto di conflitto nella piazza romana di &#8220;<a href="http://adeschiamoidiritti.noblogs.org/" target="_blank">Adeschiamo i diritti</a>&#8221; o nella <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/12/15/controviolenzadonne-tour" target="_blank">manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne</a> che si presentava con lo slogan &#8220;Indecorose e libere&#8221;.</p>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>Ma il problema</strong></span>, come sostenuto dallo striscione che leggete sopra, non riguarda purtroppo soltanto berlusconi e alemanno (o i <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/11/18/il-pane-fascista-non-lo-vogliamo-no" target="_blank">fascisti fiorentini</a>). Riguarda anche la giunta di Firenze. Solo che di questo non si parla abbastanza perchè siamo in pieno territorio rosso. Qui l&#8217;assessore per la sicurezza Cioni ha dato vita alle truppe di sorveglianza mimetizzate e in borghese in giro per la città. Qui si sono realizzate vere e proprie deportazioni di stranieri (verso il cpt di bologna) anche se poi è <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/11/01/la-toscana-che-non-vuole-i-lager.-no-cpt-no-cie" target="_blank">la regione a non volere</a> che sul territorio si costruiscano lager simili. Cose che abbiamo detto mille volte e che già sappiamo.</p>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>La novità</strong></span> sta nel fatto che la polizia municipale di firenze ha pubblicato <a href="http://www.comune.fi.it/opencms/export/sites/retecivica/materiali/polizia_municipale/corpo_polizia/statistiche/Rpu_violazioni.pdf" target="_blank">la lista delle multe fatte</a> fino ad ora in applicazione al <a href="http://www.comune.firenze.it/comune/regolamenti/polizia/reg_polizia_urbana.pdf" target="_blank">nuovo regolamento di polizia urbana</a>. Per un totale di 1154 violazioni la maggior parte (256) sono multe a prostitute, senza fissa dimora accampati alla meglio (198 e altri 33 sotto una voce diversa), mendicanti (92 e 30 attribuiti ad altra voce). Senza contare le multe date a chi si sdraiava su monumenti e luoghi pubblici. Che se inciampi e cadi arriva subito la municipale a farti un mazzo così.</p>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>Vi elenco</strong></span> i motivi delle suddette multe (le altre guartatele nella <strong><a href="http://www.comune.fi.it/opencms/export/sites/retecivica/materiali/polizia_municipale/corpo_polizia/statistiche/Rpu_violazioni.pdf" target="_blank">lista</a></strong>, vedrete la generosità della polizia urbana fiorentina, alla faccia della retorica del natale buona solo ad arricchire i commercianti):</p>
<ul>
<li>Esercitava la prostituzione: <strong>con abbigliamento e atteggiamento non rispondente ai canoni della pubblica decenza</strong>; <strong>stazionando in luoghi prospicienti i luoghi di culto</strong> o gli edifici pubblici o di uso pubblico, stazionando lungo le strade abitate. Art.15 c.1 lett.a) in rel.art.42 c.2 Regolamento Polizia Urbana &#8211; Del. Cons. Com. n.69 del 24/07/2008 (in numero di <strong>256</strong>)</li>
</ul>
<ul>
<li>Esercitava il campeggio o <strong>dimorava in tende, veicoli, baracche o ripari di fortuna</strong>, su terreni pubblici o privati, o comunque in qualsiasi luogo non espressamente destinato a tale scopo. Art.15 c.1 lett.b) in rel.art.42 c.2 Regolamento Polizia Urbana &#8211; Del. Cons. Com. n.69 del 24/07/2008 (<strong>33</strong>)</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Si sdraiava sul suolo pubblico, sui gradini dei monumenti e dei luoghi destinati al culto</strong> o alla memoria dei defunti tranne che nei casi previsti dalle singole ordinanze, sulle panchine o sulla soglia degli edifici prospicienti la pubblica via. Art.15 c. 1 lett.d) in rel.art.42 c.2 Regolamento Polizia Urbana &#8211; Del. Cons. Com. n.69 del 24/07/2008 (<strong>15</strong>)</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Bivaccava, mangiava, beveva o dormiva</strong> in forma palesemente indecente o <strong>occupando</strong> con sacchetti o apparecchiature il <strong>suolo pubblico</strong>. Art.15 c. 1 lett.d) in rel.art.42 c.2 Regolamento Polizia Urbana &#8211; Del. Cons. Com. n.69 del 24/07/2008 (<strong>23</strong>)</li>
</ul>
<ul>
<li>In strada pubblica o ad uso pubblico <strong>aveva atteggiamenti fastidiosi</strong> o pericolosi nei confronti degli altri: <strong>recando intralcio o pericolo al flusso pedonale</strong> o veicolare a causa …… <strong>causando disturbo</strong> alle persone presenti presso le abitazioni o vicino agli ospedali. Art. 15 c. 1 lett. e) in rel. art. 42 c. 2 Regolamento Polizia Urbana &#8211; Del. Cons. Com. n.69 del 24/07/2008 (<strong>198</strong>)</li>
</ul>
<ul>
<li>In luogo pubblico o aperto al pubblico o di pubblico uso <strong>effettuava questua</strong> con o senza raccolta firme. Art. 15 c. 1 lett. e) in rel. art. 42 c. 2 Regolamento Polizia Urbana &#8211; Del. Cons. Com. n.69 del 24/07/2008 (<strong>92</strong>)</li>
</ul>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>Si ripropone</strong></span> anche a <strong>Firenze</strong>, dunque, il tema dell&#8217;abbigliamento corrispondente alla pubblica decenza o la pressione moralistica derivata dai luoghi di culto. Come dire: abbiamo un gran problema. Sarebbe forse il caso di occuparsene anche quando <a href="http://assembleantifascistabologna.noblogs.org/post/2008/12/17/fascismo-razzismo-di-stato" target="_blank">a fare i fascisti sono quelli che chiedono il voto agli antifascisti</a>, non siete d&#8217;accordo?</p>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>Per finire e ancora</strong></span> vi <a href="http://www.womenews.net/spip3/spip.php?breve886" target="_blank">segnalo</a> un servizio di accoglienza e orientamento online per sex workers che viaggiano in europa per lavorare oltre frontiera, <a class="spip_out" href="http://www.services4sexworkers.eu/">www.services4sexworkers.eu</a>, lanciato dal Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus rappresentante per l’Italia del Progetto Internazionale TAMPEP, e se non fosse chiaro:</p>
<div style="text-align: center;"><img src="http://atelierbetty.noblogs.org/gallery/67/gonne.gif" alt="http://atelierbetty.noblogs.org/gallery/67/gonne.gif" /></div>
<p><span style="color: #ec12a2;"><strong>&#8212;&gt;&gt;&gt;La foto sopra e altre della manifestazione &#8220;adeschiamo i diritti&#8221; potete trovarle <a href="http://www.flickr.com/photos/chiaralalli/3107037617/" target="_blank">QUI </a></strong></span></p>
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		<title>La carta di Parma</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 09:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[carta parma]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo, di seguito la famosa carta di parma.
Riteniamo sia un documento fondamentale per analizzare la situazione attuale riduardante il tema della paura. Pensiamo sia l&#8217;inizio di una campagna volta a inoculare nell&#8217;individuo un generale senso di insicurezza non per dovere ma per convenienza.

La carta e&#8217; stata redatta e sottoscritta da 15 sindaci di citta&#8217; medio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Pubblichiamo, di seguito la famosa carta di parma.</p>
<p style="text-align: left;">Riteniamo sia un documento fondamentale per analizzare la situazione attuale riduardante il tema della paura. Pensiamo sia l&#8217;inizio di una campagna volta a inoculare nell&#8217;individuo un generale senso di insicurezza non per dovere ma per convenienza.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-1144"></span></p>
<p style="text-align: left;">La carta e&#8217; stata redatta e sottoscritta da 15 sindaci di citta&#8217; medio piccole. Queste citta&#8217;, non a caso, sono citta&#8217; alla disperata ricerca di fondi. Appoggiare il tema sicurezza, aiuta ad ottenere fondi da parte del governo e si va ad affiancare al decreto Maroni che tutti conosciamo.</p>
<p style="text-align: center;">LA “CARTA DI PARMA”</p>
<p style="text-align: center;">PREMESSO</p>
<ul>
<li>che il diritto alla sicurezza ed alla qualità della vita urbana è una priorità e un bene primario dei cittadini, e il prerequisito necessario alla vita serena e allo sviluppo di ogni comunità;</li>
<li>che la sicurezza deve essere garantita non soltanto per quanto riguarda fenomeni di criminalità organizzata ma anche in riferimento ad aspetti di fenomeni di criminalità, micro-criminalità e illegalità, presenti anche sotto forma di degrado e disordine urbano;</li>
<li>che il territorio e gli enti locali sono il livello su cui si ripercuotono le decisioni, o le non decisioni, della politica nazionale;</li>
<li>che i problemi di sicurezza urbana delle piccole e medie città, vengono ad oggi sottovalutati ricevendo meno attenzione e meno risorse del necessario;</li>
<li>che l’organico e la dotazione di mezzi e strumenti tecnologici delle forze dell’ordine, in particolare nelle piccole e medie città, così come i loro stipendi, da molti anni sono rimasti invariati mentre il numero dei reati e i problemi connessi alla sicurezza urbana crescono costantemente ogni anno;</li>
<li>che il problema della sicurezza urbana, fino a qualche decennio fa limitato alle realtà metropolitane maggiori, oggi è diffuso a tutte le realtà urbane e intrinseco alle dinamiche di sviluppo della città contemporanea;</li>
<li>che ad oggi l’unico tavolo di confronto tra il governo e gli enti locali sul tema della sicurezza è limitato alle sole Città Metropolitane;</li>
<li>che la diffusione e la complessità del problema della sicurezza urbana richiede l’azione congiunta e sinergica, nell’ambito delle rispettive responsabilità dei diversi livelli istituzionali, nonché la promozione, anche in via sussidiaria, di interrelazioni finalizzate ad avvicinare, sempre più, i dispositivi di prevenzione alla percezione dei cittadini;</li>
<li>che di conseguenza le esigenze espresse in questi mesi dai colleghi Sindaci delle città più importanti sono dunque le stesse di tanti altri Sindaci, che ugualmente hanno il dovere e la responsabilità di preservare le loro comunità dalle minacce dell’illegalità e dell’insicurezza;</li>
<li>che l’iter del pacchetto sicurezza varato sull’onda dei tragici fatti di Roma del novembre 2007 è stato portato a termine solo in parte;</li>
<li>che oltre cento enti locali tra Comuni, Province e Regioni aderiscono al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, organismo attivo già da diversi anni, che si é fatto da tempo promotore di numerosi progetti e di diverse iniziative nel segno della promozione e della salvaguardia della sicurezza urbana e dei singoli cittadini e in particolare di un progetto di legge le cui linee guida sono: la promozione delle politiche integrate per la sicurezza; il coordinamento tra Polizie nazionali e locali; la ridefinizione delle necessarie condizioni strutturali e organizzative per una polizia locale di qualità;</li>
<li>che questo testo, il cui cammino era stato avviato per iniziativa di ANCI, UPI e Conferenza dei Presidenti di Regione già nella penultima legislatura, contiene attuali e preziosi strumenti con i quali i sindaci sarebbero in grado di dare il loro fattivo contributo alla sicurezza delle città.</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">I Sindaci delle città di Parma e Verona, Cremona, Pavia, Belluno, Novara, La Spezia, Alessandria, Padova, Modena, Asti, Lodi, Treviso, Mantova, Como e Piacenza</p>
<p style="text-align: center;">CHIEDONO</p>
<p style="text-align: left;">al Governo Italiano e in particolare al Ministero dell’Interno e al Ministero della Giustizia,<br />
1. di potenziare le funzioni del Sindaco, pur in un contesto di attribuzione allo Stato delle<br />
competenze in tema di lotta e di repressione della criminalità,<br />
a. prevedendo la facoltà del Sindaco di adottare provvedimenti in materia di ordine pubblico,<br />
relativi ai reati minori e ai temi del degrado fisico e sociale del territorio;<br />
b. rafforzando la collaborazione tra Sindaco e Prefetto, attraverso un protocollo di comunicazione di<br />
provvedimenti che riguardano la sicurezza al Prefetto, che può intervenire, in una visione strategica,<br />
con tutti gli strumenti ritenuti necessari, compresa, nel caso di uno spostamento di attività illecite da<br />
un Comune all’altro, la convocazione di una conferenza alla quale partecipano i Sindaci, il<br />
Presidente della Provincia e altri soggetti interessati;<br />
c. prevedendo non solo la presenza dei Sindaci nei Comitati provinciali per l’Ordine e la Sicurezza,<br />
ma anche il loro ruolo di indirizzo nella programmazione e il coordinamento delle forze di polizia<br />
sul territorio comunale.<br />
2. di prevedere, come in altri paesi europei, finanziamenti specifici per progetti degli enti locali<br />
riguardanti le iniziative di sicurezza e qualità urbana, quali per esempio:<br />
a. infrastrutture legate alla sicurezza (illuminazione, video-sorveglianza nei luoghi pubblici e sui<br />
mezzi di trasporto pubblico, presidi, ecc.)<br />
b. un “pacchetto rosa” specifico per la sicurezza delle donne<br />
c. progetti per il decoro urbano e la riqualificazione di aree degradate<br />
d. progetti di prevenzione legati all&#8217;aumento dei fenomeni di disagio e di devianza (uso di sostanze<br />
stupefacenti, bullismo, incidenti correlati all&#8217;abuso di alcool ecc.).<br />
3. di potenziare l’organico e la dotazione di mezzi delle forze dell’ordine anche nelle piccole e<br />
medie città, ad oggi fortemente penalizzate nella distribuzione di uomini e risorse.<br />
4. di potenziare la collaborazione tra Polizia Municipale e forze dell’ordine:<br />
a. con piani coordinati di controllo del territorio che definiscano rapporti di reciproca collaborazione<br />
tra il personale della Polizia Municipale e gli organi di polizia dello Stato, modulando<br />
coerentemente alle esigenze del territorio le figure del poliziotto e carabiniere di quartiere;<br />
b. con procedure più efficaci rispetto a quelle attuali per assicurare l’immediato interessamento<br />
degli organi di polizia dello Stato nel caso di interventi nella flagranza dei reati;<br />
c. estendendo alla Polizia Municipale la facoltà di accesso diretto alla banca dati dei veicoli<br />
rinvenuti ed a quella dei documenti di identità rubati o smarriti;<br />
d. introducendo per la Polizia Municipale la facoltà di immissione diretta dei dati (e non solo di<br />
consultazione di quelli esistenti);<br />
e. estendendo alla polizia municipale alcuni poteri di polizia sui reati minori e la sicurezza urbana<br />
senza dover ricorrere impropriamente al codice stradale.<br />
5. di introdurre una nuova disciplina che semplifichi le procedure amministrative per la concessione<br />
o il diniego della residenza, prevedendo al contempo, coerentemente con le normative europee,<br />
requisiti più rigorosi sotto il profilo personale, della possibilità di integrazione e di maggiore<br />
coerenza con le norme urbanistiche, anche al fine di contrastare il fenomeno del degrado, del<br />
sovraffollamento urbanistico e delle locazioni irregolari.<br />
6. di introdurre norme specifiche e aggravi di pena<br />
a. per lo sfruttamento dei minori in attività criminali o nell’accattonaggio;<br />
b. per i reati di danneggiamento e di deturpamento;<br />
c. per occupazione abusiva di luogo pubblico, per la quale si prevede che il Sindaco possa disporre<br />
l’immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese degli occupanti e la chiusura fino<br />
all’adempimento dell’ordine.<br />
7. di rivedere la normativa vigente in tema di reati di grave allarme sociale, ampliando il numero dei<br />
reati previsti, rafforzando la risposta a condotte che minano la sicurezza dei cittadini, garantendo sia<br />
la celerità del giudizio che la certezza di una pena commisurata al reato commesso e escludendo, in<br />
questi casi, l’automatismo della sospensione dell’esecuzione della pena irrogata con sentenza<br />
definitiva.<br />
8. di implementare gli strumenti e le risorse che possono permettere a fenomeni come quello<br />
dell’immigrazione e della circolazione delle persone di diventare un fattore di crescita della società<br />
e non di impoverimento e di conflittualità. In particolare chiediamo di<br />
a. aumentare le risorse al Fondo per l’inclusione sociale;<br />
b. aumentare le risorse al Fondo per i minori stranieri non accompagnati e introdurre una disciplina<br />
che favorisca il loro inserimento lavorativo e sociale al compimento del diciottesimo anno di età;<br />
c. sviluppare una politica delle quote di ingresso basata sul reale fabbisogno delle singole regioni,<br />
che devono farsi carico con gli altri enti locali dell’effettivo inserimento lavorativo e di integrazione<br />
degli immigrati in entrata e devono essere messi in grado di supportare con progetti e finanziamenti<br />
mirati la pressione migratoria;<br />
d. intensificare la lotta alla clandestinità, che inficia e preclude l’inserimento dell’immigrazione<br />
regolare all’interno della comunità, attraverso la garanzia del conferimento di mezzi e risorse<br />
adeguate alle forze dell&#8217;ordine che svolgono il controllo alle frontiere, anche con l&#8217;intensificazione<br />
della necessaria collaborazione con gli altri stati europei.</p>
<p style="text-align: right;">Parma, 18 Aprile 2008</p>
<p style="text-align: left;">Il Sindaco di Parma Pietro Vignali<br />
Il Sindaco di Verona Flavio Tosi<br />
Il Sindaco di Cremona Gian Carlo Corada<br />
Il Sindaco di Pavia Piera Capitelli<br />
Il Sindaco di Belluno Antonio Prade<br />
Il Sindaco di Novara Massimo Giordano<br />
Il Sindaco di La Spezia Massimo Federici<br />
Il Sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio<br />
Il Sindaco di Padova Flavio Zanonato<br />
Il Sindaco di Modena Giorgio Pighi<br />
Il Sindaco di Asti Giorgio Galvagno<br />
Il Sindaco di Lodi Lorenzo Guerini<br />
Il Sindaco di Mantova Fiorenza Brioni<br />
Il Sindaco di Como Stefano Bruni<br />
Il Sindaco di Piacenza Roberto Reggi</p>
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