{"id":3204,"date":"2019-05-11T20:02:58","date_gmt":"2019-05-11T18:02:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3204"},"modified":"2019-05-11T20:02:58","modified_gmt":"2019-05-11T18:02:58","slug":"uno-scritto-di-stecco-dal-carcere-di-tolmezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=3204","title":{"rendered":"Uno scritto di Stecco dal carcere di Tolmezzo"},"content":{"rendered":"<p>riceviamo e diffondiamo<\/p>\n<p>Cari compagni e compagne,<\/p>\n<p>\u00e8 giunta l\u2019ora di dire qualcosa riguardo a quello che \u00e8 successo in febbraio.<\/p>\n<p>Sono passati poco pi\u00f9 di due mesi dal nostro arresto con l\u2019operazione \u201cRenata\u201d, e posso dire di essere sereno e forte, sicuro come non mai che la lotta prosegue nonostante i colpi inferti dallo Stato.<\/p>\n<p>Il mio arresto a Torino, nelle vicinanze di corso Giulio, \u00e8 avvenuto intorno alle 17,00 in modo tranquillo. Mentre stavo lasciando il compagno con cui mi trovavo, avevo notato il tipico poliziotto in borghese davanti a me alla fermata del tram, pochi secondi dopo mi sono trovato circondato. Posso dire che tutto si \u00e8 svolto con molta tranquillit\u00e0, e mi vien da dire con una fastidiosa \u201cgentilezza\u201d, al contrario di come sono stati trattati i miei compagni e compagne in Trentino.<\/p>\n<p>Prima di partire per Trento pensavo ancora che il mio fermo fosse legato a dei definitivi che aspettavo da tempo. Qualcosa di strano lo percepivo: troppa gente con stellette in quei corridoi della caserma di Torino. Solo alla prima visita dell\u2019avvocato ho scoperto che il giorno stesso dell\u2019arresto mi sono state confermate le misure alternative al carcere. Una casualit\u00e0? Sta di fatto che attorno alle 20,00 mi consegnano alcune carte riguardo ad una perquisizione nei miei confronti e nella casa in cui vivo. Ovviamente ho notato i \u201cnostri\u201d fatidici 270 bis, 280 bis ed una sfilza di altri reati. Sul momento, date e luoghi elencati non erano comprensibili, ma comprensibile era la mia reazione. Mentre leggevo, non mi sono sorpreso di quello che stava accadendo; niente agitazione n\u00e9 batticuore, ma la semplice certezza delle mie idee e convinzioni, certezza di aver sempre lottato per degli ideali di giustizia, di libert\u00e0, di uguaglianza tra tutti gli uomini e le donne.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, con questa strana tranquillit\u00e0, ho affrontato il viaggio ai 70 km all\u2019ora fino a Trento con quattro Ros. Arrivati alla caserma di Trento intorno alle 2,00 di notte, ho capito subito la vastit\u00e0 dell\u2019operazione. La caserma era un formicaio di uomini e donne in divisa e non, valigioni, carte e cartacce.<\/p>\n<p>\u00c8 la terza volta in 8 anni che lo Stato mi accusa di \u201cterrorismo\u201d assieme a tanti miei compagni e compagne, ed un po\u2019 la trafila la conosco, anche se \u2019sta volta sono anch\u2019io uno di quelli a finire in gattabuia. Quando ci hanno fatto uscire dalla caserma, tutto era preparato per bene: sirene e lampeggianti spiegati per le foto dei miseri giornalisti appostati lungo la strada. Ho capito che la caccia agli anarchici era studiata nei particolari pi\u00f9 infami, in modo da far da grancassa a chi sta in alto, i cui discorsi contro la libert\u00e0 \u2013 oggi tristemente appoggiati da gran parte degli sfruttati \u2013 vengono rafforzati e propagandati sotto la luce dei riflettori.<\/p>\n<p>Un\u2019altra convinzione che mi ha tenuto, e mi tiene, tranquillo, \u00e8 che qualsiasi cosa mi fosse successo o mi succeda i miei compagni non solo ci sono, ma hanno la forza di reagire a questo nuovo attacco. Respirare, anche se per poco, l\u2019aria di Torino mi ha dato forza. Quella forza che dai compagni e solidali di quella citt\u00e0 si \u00e8 trasmessa in tanti luoghi. Sentire un clima coeso, determinato, non pu\u00f2 che far bene a tutti e tutte, nonostante le difficolt\u00e0 degli ultimi tempi. La cascata di telegrammi e lettere arrivataci ha confermato quelle mie sensazioni.<!--more--><\/p>\n<p>Da tanti anni pensavo quello che ha scritto il mio compagno Roberto: \u201cL\u2019ho sempre saputo, lottare per la libert\u00e0 significa anche poterla perdere\u201d. Parole semplice, chiare e soprattutto veritiere. Ora che in carcere ci sono, vedo e sento cose che a volte mi sono sfuggite (le due mie prime e brevi esperienze di carcere erano un assaggio di quello che vivo ora). Ora tocco con mano tanti miei ragionamenti fatti in questi anni di lotta. Stare qui a Tolmezzo vuol dire percepire come lo Stato e il suo apparato repressivo siano in costante lavoro e aggiornamento sui modi di isolare chi si ostina a lottargli contro. E ancor pi\u00f9 dure sono le condizioni in cui si trovano le nostre compagne a L\u2019Aquila, in quell\u2019ibrido fra AS2 e 41 bis.<\/p>\n<p>Vogliono togliere a questo carcere la fama di posto di aguzzini e picchiatori meritata all\u2019epoca dell\u2019ex direttrice Silvia Dalla Barca, anche se quelle mani pesanti sono ancora qui. Solo che ora i detenuti sono per la maggior parte in AS e provenienti dal sud Italia, non stranieri isolati a cui si pu\u00f2 fare tutto quello che si vuole senza che nessuno lo sappia. La tattica ora \u00e8 diversa. Il carcere \u00e8 tutto spezzettato nelle varie categorie: mafia qui, mafia l\u00e0, 41 bis, comuni, islamici, anarchici ecc. Tattica che sembra funzionare, se si pensa che tra i pochi \u201ccomuni\u201d che ci sono alcuni si sono menati per insulti razzisti e pregiudizi vari, con gran favore per la Direzione. Penso che comprendere l\u2019evoluzione delle carceri, la loro storia, i cambiamenti nel codice penale, il modo in cui vengono condotte le inchieste, non solo contro noi anarchici, sia molto utile per capire cosa dire e fare oggi sia fuori che dentro.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 il 25 aprile. Alcuni detenuti mi hanno chiesto se festeggiavo ed \u00e8 stato interessante come in pochi minuti si convenisse che non c\u2019\u00e8 stata alcuna liberazione. La storia del movimento partigiano \u00e8 molto complessa. Posso portare rispetto per quella lotta, ma anch\u2019io parteggio. Se penso a quella lotta, penso a compagni come Pedrini, Tommasini, Mariga, Mariani e tanti altri, che il fascismo e lo Stato li hanno combattuti ben prima dell\u20198 settembre e ben dopo il 25 aprile. Soprattutto non hanno combattuto per fini politici e di potere, non hanno tradito gli scopi che tanti giovani, uomini e donne, si prospettavano con i loro sacrifici. \u00c8 anche grazie a quei compagni, alle loro esperienze, ai loro racconti che io ora ho le conoscenze per affrontare il carcere con forza e dignit\u00e0. Per me esiste un filo sotterraneo che mi unisce a quei compagni, non perch\u00e9 io abbia lo stesso coraggio \u2013 tante cose che loro hanno vissuto io non le ho provate sulla mia pelle \u2013, ma perch\u00e9 cerco umilmente di portare avanti le stesse lotte e idee. Trovo ipocrita che, come ogni anno, su giornali quali il \u201cCorriere della Sera\u201d venga ricordato un grande fotografo come Robert Doisneau, il quale durante la guerra falsific\u00f2 documento per il movimento francese della Resistenza, e allo stesso tempo si condanni e criminalizzi chi oggi scappa dai lager finanziati dall\u2019Occidente dove \u00e8 rinchiuso perch\u00e9 senza documenti e che solo tramite la fuga e la falsificazione dei documenti pu\u00f2 cercare di sottrarsi alle autorit\u00e0 e rimanere libero. Questa giornata rispecchia l\u2019ipocrisia della societ\u00e0 in cui viviamo, in cui tutto pu\u00f2 essere il contrario di tutto.<\/p>\n<p>Questi sono tempi tristi. Le notizie di massacri indiscriminati si susseguono in modo angosciante. I fatti in Libia, Sri Lanka, Nuova Zelanda, Venezuela e tutti quelli tenuti nascosti fanno parte dello stesso lato della medaglia di altri massacri compiuti dai vari eserciti in giro per il mondo.<\/p>\n<p>Tutti questi avvenimenti parlano di morti indiscriminate, sommarie, barbare, compiute non per scopi di emancipazione, ma che mirano a brutalizzare la vita per la sopraffazione e il potere.<\/p>\n<p>In questo contesto di guerre e cambiamenti sociali di varia natura per l\u2019ennesima volta il movimento anarchico nella sua storia viene accusato di \u201cterrorismo\u201d. Questa accusa \u00e8 una grave offesa, la quale ha come scopo di denigrare le nostre idee e i nostri metodi. Lo Stato, che usa i metodi pi\u00f9 sporchi e infami, quando ha paura o necessit\u00e0 va a colpire gli sfruttati pi\u00f9 coscienti che lottano. In tanti modi gli anarchici si sono difesi da questi attacchi ribadendo la giustezza delle loro idee e pratiche nel tempo.<\/p>\n<p>Anch\u2019io ora voglio dire la mia. L\u2019isolamento e questa cella non possono riuscire a tenermi zitto. Non mi passer\u00e0 mai la voglia di portare chiarezza dove c\u2019\u00e8 la peggior confusione. Per farlo citer\u00f2 dei fatti e delle parole di alcuni anarchici.<\/p>\n<p>Da tanti anni in Russia, gli anarchici e non solo vengono uccisi, torturati, la propaganda imbavagliata, i familiari arrestati. Nel 2001 il giovane anarco-sindacalista Nikita Kalin viene ucciso con un colpo di pistola alla testa per via della sua attivit\u00e0 nella fabbrica dove lavorava. Tanti altri sono stati colpiti da una feroce repressione dello Stato e dei suoi servi fascisti che negli ultimi anni non ha fatto che aumentare. Il 31 ottobre 2018, alle ore 8,52, ad Arkhangelsk, un giovane anarchico, Mikhail Zhlobitsky, muore dilaniato dalla sua bomba all\u2019interno della Direzione regionale del FSB (il servizio segreto russo). Tre agenti vengono feriti e l\u2019edificio viene danneggiato. Questo fatto drammatico ci fa capire che da una parte abbiamo perso un coraggioso compagno e che dall\u2019altra la colpa di quanto successo \u00e8 dello Stato. Se si mettono all\u2019angolo le idee e la libert\u00e0, esse reagiranno con gli uomini e le donne pi\u00f9 coraggiosi e determinati. Sono le condizioni sociali che fanno s\u00ec che simili episodi avvengano. E questo fatto non \u00e8 \u201cterrorismo\u201d. Noi ora possiamo piangere il compagno scomparso, ma ancor pi\u00f9 capire che la lotta debba andare avanti finch\u00e9 fatti come questi non siano pi\u00f9 necessari.<\/p>\n<p>Il 20 settembre 1953 usc\u00ec un articolo di Mario Barbari sul giornale anarchico \u201cUmanit\u00e0 nova\u201d, in cui quel compagno cos\u00ec commentava il libro di Giuseppe Mariani a proposito dei fatti del Diana del 1921:<\/p>\n<p>\u201cE il tiranno non \u00e8 forse un leone famelico \u2013 sempre in cerca di brame conquistatrici \u2013 quando nella sua dispotica brutalit\u00e0 non esclude nessun mezzo ai danni di chi tenta di liberarsi dalla tirannia stessa nel timore che altri siano resi edotti della realt\u00e0 che li schiaccia? Il tiranno \u00e8 dunque l\u2019espressione genuina della violenza e chi lo combatte combatte la violenza\u201d.<\/p>\n<p>Noi anarchici dobbiamo tenere una bussola che ci distingua sempre da chi usa la violenza per i suoi scopi cattivi. Malatesta la chiamava \u201cginnastica morale\u201d, grazie alla quale il senso della violenza rivoluzionaria sia diverso da quello della violenza utilizzato dallo Stato tramite i suoi mezzi e servi. Uno dei nostri compiti \u00e8 portare chiarezza in questa societ\u00e0 basata sulla violenza, lottare perch\u00e9 finalmente la brutalit\u00e0 venga sostituita con la fratellanza e la solidariet\u00e0 per tutto il genere umano. Forse oggi quella per rimanere umani \u00e8 la battaglia pi\u00f9 difficile, sottrarsi all\u2019odio che ci circonda lo \u00e8 ancora di pi\u00f9. Se ci riusciamo i nostri scopi potranno emergere con forza e lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>Con le loro accuse ci vogliono buttare in un paniere il cui contenuto \u00e8 pi\u00f9 che marcio; noi invece dobbiamo rimanere incorrotti davanti alla barbarie.<\/p>\n<p>Continuava Barbani:<\/p>\n<p>\u201cNon si tratta quindi pi\u00f9 di violenza o non-violenza; di amare od odiare; di comprendere o compatire; ma di lottare strenuamente con tutte le nostre energie di uomini coscienti per estirpare la tirannia ed eliminare il giogo della schiavit\u00f9 materiale e spirituale; e per questo, incitiamo ciascuno a comprendere se stesso per comprendere nel pari tempo gli altri.<\/p>\n<p>Se domani una nuova aurora ci trovasse presenti alla realt\u00e0 d\u2019una rivolta di oppressi e di relitti umani, non disdegneremo di essere presenti nel fragore delle barricate ed anche allora saremo certi di non commettere alcuna violenza, ma di combattere la violenza!\u201d.<\/p>\n<p>Il libro <i>Memorie di un anarchico<\/i> di Giuseppe Mariani mi ha fatto pi\u00f9 volte fare profonde riflessioni che mi hanno aiutato ad avere chiarezza su pratiche e metodi. Finisco questo discorso con le parole di Gigi Damiani presenti nell\u2019introduzione al libro di Mariani:<\/p>\n<p>\u201c\u2026 Ma la storia ci insegna che vi sono momenti in cui la violenza diventa una necessit\u00e0 sociale. Solo \u00e8 necessario, per quanto possibile, che essa non colpisca alla cieca e che non faccia pagare agli umili le colpe dei grandi\u201d.<\/p>\n<p>Penso che in questo momento, grazie purtroppo anche agli attacchi dello Stato contro il nostro movimento, abbiamo l\u2019occasione di tornare con ancora pi\u00f9 forza a parlare delle nostre idee, pratiche e sogni. Degli spazi, se pur piccoli, si stanno aprendo e noi dobbiamo criticare i movimenti riformisti e in malafede. Negli ultimi mesi tante persone si pongono diversi quesiti rispetto alla direzione che sta prendendo questa societ\u00e0, soprattutto con cortei di opinione che purtroppo hanno un carattere difensivo, riformista e non condivisibile. Tocca a noi, con chi ci sta, creare rotture e stimolare la realt\u00e0 in modo tale che questa tenue ripresa di coscienza vada alla radice dei problemi sociali e non si faccia incantare da parole come democrazia-diritti-progresso-civilt\u00e0. La chiarezza e le nostre pratiche siano ora fondamentali per riuscire a creare un rapporto di forza necessario a far arretrare lo Stato e i padroni dai loro intenti. Anche qui ci vuole una sana ginnastica.<\/p>\n<p>E se procuratori al di sotto di ogni sospetto come Raimondi e i questori di Torino e di Trento si sorprendono della solidariet\u00e0 espressa a noi anarchici invitando la cosiddetta societ\u00e0 civile a starci lontano, vuol dire che la strada \u00e8 giusta, e non possono che farmi felice. Le nostre lotte, la nostra propaganda, le nostre pratiche, anche se in piccolo, spaventano in qualche modo chi di dovere.<\/p>\n<p>Ringrazio di tutto cuore tutti i compagni e compagne che in questi mesi si stanno caricando di tante fatiche per portare avanti le lotte e la solidariet\u00e0 a tutti noi in galera. Ringrazio tutti quelli che tramite assemblee, riviste, approfondimenti portano avanti il dibattito e la crescita delle nostre idee.<\/p>\n<p>La mia sincera vicinanza va ai compagni e compagne indagati e rinchiusi in prigione per i processi \u201cScripta Manent\u201d, \u201cPanico\u201d, \u201cScintilla\u201d e tutti i compagni e compagne detenuti nelle galere di ogni dove.<\/p>\n<p>La mia pi\u00f9 viva preoccupazione va alla compagna anarchica Anahi Salcedo rinchiusa in Argentina in condizioni fisiche precarie e con mancanza di cure appropriate.<\/p>\n<p>Un saluto fraterno vada a tutti i compagni latitanti che camminano sulle strade del mondo.<\/p>\n<p>Ancora una volta:<\/p>\n<p>Per la Rivoluzione sociale, per l\u2019Anarchia<\/p>\n<p>carcere di Tolmezzo, 25 aprile 2019<\/p>\n<p align=\"RIGHT\"><i>Luca Dolce detto Stecco<\/i><\/p>\n<p>Per scrivergli: Luca Dolce \u2013 C.C. via Paluzza 77 \u2013 33028 Tolmezzo (Udine)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>riceviamo e diffondiamo Cari compagni e compagne, \u00e8 giunta l\u2019ora di dire qualcosa riguardo a quello che \u00e8 successo in febbraio. 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