sabato 21 luglio, primo pomeriggio....
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La polizia inizia ad avanzare dopo essersi spianata la strada con i lacrimogeni. Il corteo arretra e all ‘ altezza con via Canaregis, decido repentinamente di non unirmi alla calca che pericolosamente arretrava. Imbocco con altri via Canaregis e dopo un poco ci accorgiamo che la via è chiusa da altra polizia. Trovo un portone aperto e con altri ci rifugiamo all' interno. I vetri sono rotti, i gas penetrano all' interno e invadano il pianerottolo dove ci trovavamo. Intanto anche gli altri piani si erano riempiti. Dopo un poco la polizia nota la folla nel portone e provvede a sgombrarne la folla. Uomini in divisa antisommossa ed alcuni in borghese si dispongono ai lati dell' ingresso. Perquisicono, maltrattano i manifestanti a mani alzate, che di certo non erano quelli dei Black block. Arriva il mio turno, non distinguo le loro divise, sono in controluce e ho i fastidi dovuti ai gas lacrimogeni, non respiro bene e bruciori agli occhi . Uno degli uomini in divisa afferra la borsa che era aperta e conteneva un'altra borsa, una di quelle per macchine fotografiche, e dice :- questa la lasci qua'..con una manganellata dietro la schiena e " un vai via stronzo " mi spinge fuori, dove nel frattempo le altre persone erano uscite a mani in alto per poi disperdersi. Anche io seguo un po' il flusso confuso per riprendermi e poi tornare sul luogo. Dove ormai sono rimasti gli inquilini del palazzo a pulire quanto era rimasto, tra cui ho trovato la borsa grande ma non quella fotografica. C' erano invece i segni di un rovistamento, scatoli di rullini vuoti, carte ma anche tanto altro materiale vario degli altri manifestanti. Quello che mancava era l' attrezzatura e i rollini scattati ( circa 9 o 10 ). Ripresomi decido di puntare direttamente alla Questura, gli scontri erano ormai finiti sul Corso Italia e speravo in qualche indicazione utile per il ritrovamento. A dire il vero non sono sicuro di quale forza sia stata protagonista dell' azione in via Canaregis, perche' la divisa sembrava grigio nera, monocolore, ma non aveva scritte a vista. Ma non ci pensai più di tanto in quel momento. Arrivato in Questura fui fermato nell' atrio dal piantone di turno a cui esposi il mio problema, chiedendo una qualche informazione , sulle modalita' di recupero, se esistevano etc . Non ebbi alcuna risposta in questo senso anzi il discorso fu spostato su di me mentre si creava un capannello di poliziotti. La discussione si animò e il tono diventò minaccioso. Io d' altra parte difendevo le mie buone ragioni. Decidono di cacciarmi fuori con la forza e dicendomele di tutti i colori. Vengo spinto dalle scale esterne dell' edificio mentre chiunque si trovava li' pensava ad insultarmi. L' ultimo mi urtò di più di tutti e mi scappò un" solo perché hai la divisa." A quel punto gli altri corsero giù per le scale, io non mi muovo. Mi afferrano con un braccio dietro la schiena e promettono di farmela pagare, mentre mi riportano fulmineamente dentro. Mi scaraventano in uno stanzino al piano terra, entrando sulla sinistra. E' una stanza ricavata alzando un tramezzo per poco più di due metri e precede quello che sembrava la centrale radio o qualcosa di simile. Entrando in un battito d'occhio in questa piccola stanza vedo tre ragazzi inginocchiati, con le mani legati dietro la schiena, senza maglietta e con le schiene segnate da strisce blu. Nessuno di loro geme, si sentono solo le voci dei poliziotti che adesso in 5 o 6 si accaniscono su di me che sono a terra. Mi raggomitolo, faccio un po' di parte e cerco di assorbire i colpi. Mi lasciano li', faccia a terra in un silenzio di terrore. Non posso guardare nessuno, quando alzo la faccia viene uno dei piu' cattivi, un inquadratore di reclute, che mi suona il mio casco in faccia. Un altro nota che la finestra lascia intravedere qualcosa dall'esterno si avvicina un poliziotto per attaccare dei fogli con lo skotch e mi piomba un calcio nella schiena. Nel frattempo e dopo il pestaggio c'era un terrore verbale e psicologico. Frasi e commenti di ogni genere, distruzioni di telefonini personali, accanimenti di ogni tipo. Un poliziotto nel liberare un ragazzo dal laccetto di plastica lo ferisce con il taglierino, scusandosi ironicamente, ma il ragazzo gia' martoriato non dice nulla. Ai ragazzi viene annunciato che saranno portati in un bel posticino, dove tutto questo sarebbe stato niente a confronto. Io rimango li' nella stessa posizione, finchè ripartiti questi uomini con i loro cellulari per le varie caserme, vengo lasciato solo. Ad altri poliziotti che non sanno cosa fare di me spiego tutto e alla fine, malconcio, mi rilasciano.
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