solidarietà militante
Massima solidarietà per le amiche e gli amici, i familiari e i cari di Renato. Ancora una volta siamo costretti a vederci togliere un fratello. Ancora una volta i nostri petti si riempiono di rabbia. Ma dove siamo? In che mondo stiamo vivendo? Continua da tempo ad aumentare nella società il livello di violenza, sia quella di Stato che quella di strada e nello stesso tempo diminuisce, anche nei paesi privilegiati, quelli a capitalismo avanzato, il valore della vita umana, il riconoscere l’essere umano nell’altro da sé. Eppure non è cosa nuova, è parte integrante delle società dove la cultura si degrada, dove la condizione sociale generale si depaupera, dove i valori di solidarietà si indeboliscono e le forze sociali che li promuovono si inaridiscono, dove il senso della vita si perde dietro ai feticci della merce, dove la politica non è altro che gioco di lobby che rincorrono e gestiscono il potere a prescindere dal colore della bandiera che esibiscono. Conflitto militare e conflitto sociale si intrecciano a doppio filo come due fronti dello stesso scenario di guerra. Le vittime sempre le stesse, i diseredati, poi i pacifici e mansueti, poi i giusti quelli che credono in altri innumerabili mondi diversi, quasi sempre i compagni e le compagne, come stretti tra l’incudine e il martello, schiacciati, tartassati. Eh già, il conflitto sociale! Non quello praticato dagli ultimi con la coscienza, contro i potenti, ma uno diverso, quello fra gli ultimi, tra i poveri, tra gli esclusi, quello del “si salvi chi può” quando la nave affonda. Esclusione e marginalità. Un’esclusione non necessariamente dall’opulenza, ma un’esclusione dalla cultura, dagli affetti, dall’umanità dei sentimenti, dalla giustizia di trattamento, dalla comprensione e dal dialogo, dalla dignità. Il fascismo del 2000 è il figlio primogenito di questa società. E’ trasversale a tutte le classi sociali, non necessariamente militante, anzi, spesso è apolitico, non è dottrinario ma istintuale, rabbioso e frustrato, non ha prospettive politiche ma di distruzione e di autodistruzione, è fortemente legato all’abuso di alcool e droghe sintetiche, è un fenomeno in primo luogo giovanile ma non solo, di una generazione che non vede e, che in effetti, all’interno di questo contesto socio-politico non ha un futuro. E’ un fenomeno di massa. E’ un comportamento sociale di massa. Alcuni miti: la forza fisica maschile, il branco, il coltello. Il nemico: tutto ciò che richiede sforzo di comprensione, articolazione del pensiero e della parola, la profondità delle relazioni tra esseri umani, il concetto della diversità. I suoi luoghi di produzione e di riproduzione sono le istituzioni, i media, la famiglia, i luoghi di lavoro, la strada. E fa comodo al potere, nella più alta tradizione del “divide et impera”, qualsiasi potere lo sfrutta e lo legittima, chiedere alle istituzioni di intervenire è come chiedere ai servizi segreti di non essere più segreti. E’ vero, non si può svuotare il mare con un cucchiaio, forse però, in tutto questo, anche noi ci siamo sbagliati, quando abbiamo abbandonato i bar, i muretti, i giardinetti, l’intervento culturale nelle piazze del quotidiano, le scuole, i ragazzi di strada. Quando abbiamo abdicato al compito storico di organizzare gli ultimi e i lupi che hanno dentro contro i potenti, pensando di trasformare i lupi in agnelli, trasformando noi stessi in agnelli, pensando che la nostra influenza politica potesse sostituirsi agli strumenti dell’autodifesa. Ma anche quando abbiamo rinunciato a chiudere i covi dei fascisti militanti che stimolano e incoraggiano questi comportamenti, che ne danno una giustificazione politica. In mezzo ad un branco di lupi che si sbranano per la supremazia non è l’agnello che può far da paciere. Ma un branco di lupi più forte, dove la forza sia derivata dall’intelligenza e dall’organizzazione. Ci aspettano grandi responsabilità, l’intervento culturale costante su questa realtà, la ridefinizione delle nostre modalità politiche, l’organizzazione dell’autodifesa che passa anche per la chiusura dei covi dei fascisti militanti a Roma.
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