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noalmurodigomma - 2
by noalmurodigomma Tuesday, Aug. 14, 2001 at 11:22 AM mail:

noalmurodigomma

bastaaaaaaaaaaaaaa chiediamo solo giustiza lo Stato ce le deve dare ste risposte ce le deve dare...
mi rivolgo anche a voi agenti di polizia che sicuramente leggete queste pagine dovete esprimere il vostro dissenso da questi fatti la gente ha bisogno di sapere e di capire indipendentemente dalla collocazione politica di ciascuno



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Genova, le violenze a verbale
I teatranti austriaci davanti al giudice: non c'entriamo
nulla
Iniziata la sfilata delle vittime dei pestaggi. "I poliziotti mi
hanno sputato addosso e fratturato un piede"

FABRZIO RAVELLI

GENOVA - Davanti al palazzo di giustizia, il grande
striscione («Verità, giustizia, libertà») sta appeso al
monumento dedicato a un Black Bloc di 250 anni fa:
Giambattista Perasso detto Balilla, immortalato nel gesto di
lanciare il sasso. Dentro, nell'aula bunker, gli artisti di strada
del Volxtheaterkarawane ripetono ai giudici che loro il
sasso non l'hanno lanciato: «Siamo solo artisti, non abbiamo
niente a che fare con i Black Bloc. Lasciateci tornare alle
nostre famiglie e al nostro lavoro». L'udienza del tribunale
del Riesame, a porte chiuse, dura tutta la giornata. Il
verdetto si conoscerà nel pomeriggio di oggi. In Procura,
intanto, sfilano davanti ai pm sette manifestanti che
denunciano abusi e violenze da parte della polizia alla
caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz: manganellate,
sputi, minacce, perfino una panca tirata addosso.
La vicenda degli artisti di strada, diventata un caso
internazionale dopo gli interventi del governo austriaco e del
presidente Klestil, richiama davanti al palazzo di giustizia
una folla. Ci sono troupes tv americane (sono qui per la
giovane ricercatrice quacchera Susan Thomas), giornalisti di
tutta Europa, personale dell'ambasciata austriaca, una
ventina di compagni degli arrestati, e un centinaio di italiani
del Genoa Social Forum con striscioni, cartelli, e anche un
«cavallo di Troia» in legno. Birgit, portavoce del
Volxtheaterkarawane, ha visitato sabato i suoi compagni
nelle carceri di Alessandria e Voghera: «Qualcuno era
sereno, ma la maggior parte ha una gran paura. Sono sicuri
di non aver fatto niente di male e di non aver partecipato ai
disordini. Ma temono che si siano fabbricate prove contro
di loro, e si sentono marionette in un gioco politico». Ce l'ha
anche con il governo austriaco: «Prima ha segnalato i loro
nomi come se fossero pericolosi, poi dopo l'arresto e i
maltrattamenti è intervenuto per salvare la faccia».
L'avvocato Ezio Menzione, uno dei difensori, dice che il pm
Anna Canepa non ha portato nuovi elementi di accusa
contro gli artisti: «Contro di loro c'è soltanto il materiale
sequestrato al momento dell'arresto. Si tratta di oggetti che
riguardano il loro lavoro, cose utilizzate nelle
rappresentazioni di strada. Per ognuno di questi oggetti
abbiamo dimostrato, con fotografie e riprese video, in che
modo venivano adoperati per gli spettacoli». Menzione è
sorpreso dell'atteggiamento del pm: «Si diciamo che, per
esempio, le clave da giocolieri non sono armi che cosa
risponde? Che è tipico dei Black Bloc usare come armi
oggetti di uso quotidiano. Se gli imputati presentano lividi ed
ecchimosi, si risponde che sono prova della partecipazione
ai disordini. Perfino i numeri di telefono degli avvocati
diventano prova di una inesistente associazione a
delinquere». Fra le foto prodotte dalla difesa, una potrebbe
chiarire il mistero del più singolare oggetto sequestrato: un
reggipetto nero, ritenuto assai sospetto. Dopo i Black Bloc,
anche i Black Bra. «Lo usava una ragazza in una
performance - racconta l'avvocato - E gli altri attori ci
infilavano delle banconote».
In aula non c'è Susan Thomas, la giovane quacchera
americana arrestata insieme alla «carovana». Per lei, come
per altri sei imputati, i giudici stabiliscono l'inammissibilità
del ricorso al tribunale. Una questione procedurale (il
ricorso risulta presentato da un avvocato, quando ne erano
stati nominati già altri due) che i difensori definiscono
«formalistico». Se il tribunale decidesse di scarcerare i 19
teatranti a giudizio, il verdetto verrebbe probabilmente
esteso anche agli altri sei. Mentre procede l'udienza, Susan
viene interrogata per tre ore nella stanza del procuratore
aggiunto Giancarlo Pellegrino. La ragazza (alta, capelli
biondi a caschetto, maglietta rossa e pantaloni kaki)
risponde che lei con il Volxtheater in realtà non c'entra:
«Stavo con loro solo per una ricerca universitaria sul teatro
di strada, e avevo chiesto un passaggio per lasciare
Genova».
Gilberto Pagani, difensore della ragazza, è sbalordito
dell'accusa di associazione a delinquere: «Ho una certa
familiarità con questo reato associativo, per esperienza
professionale, sia in campo criminale che politico. Ma qui si
sostiene che l'organizzazione dei Black Bloc ha fra le sue
caratteristiche quella di essere disorganizzata, e allora mi
chiedo come ci si possa difendere. Susan Thomas,
comunque, non ha nulla a che fare con gli scontri e
nemmeno con la compagnia teatrale austriaca». I suoi
genitori, dal New Jersey, hanno già sollecitato l'intervento
diplomatico americano. La ragazza ha ripetuto all'avvocato
di esser stata maltrattata dopo l'arresto effettuato dai
carabinieri: «Mi ha detto di esser stata schiaffeggiata. Di
aver avuto minacce di morte e di stupro». I dettagli di questi
episodi non si conoscono: «Solo dopo la liberazione, che mi
auguro sia imminente, la mia cliente deciderà se sporgere
denuncia».
Quelli che la denuncia l'hanno già messa a verbale sono i
sette ascoltati dalla Procura. Alfonso De Munno,
fotoreporter romano, cammina con le stampelle: «Mi hanno
fratturato l'alluce, coperto di sputi e insulti, preso a calci».
Evandro Fornasier, impiegato di banca torinese: «Quindici
ore a Bolzaneto, senza dormire, né mangiare né bere,
picchiato e umiliato». Enrico Fletzer, giornalista di Radio
Kappa: «Alla scuola Pascoli mi hanno colpito due volte con
una panca».

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