{"id":2622,"date":"2017-04-22T08:10:14","date_gmt":"2017-04-22T06:10:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=2622"},"modified":"2017-04-22T08:10:14","modified_gmt":"2017-04-22T06:10:14","slug":"sabato-20-maggio-presidio-al-carcere-di-livorno-in-solidarieta-con-le-persone-detenute-perche-quello-che-e-successo-a-stefano-non-accada-mai-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/?p=2622","title":{"rendered":"Sabato 20 maggio &#8211; Presidio al carcere di Livorno in solidariet\u00e0 con le persone detenute &#8211; Perch\u00e9 quello che \u00e8 successo a Stefano non accada mai pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/carcere_web.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2623\" style=\"margin-top: 9px; margin-bottom: 9px;\" alt=\"carcere_web\" src=\"http:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/carcere_web-1024x724.jpg\" width=\"695\" height=\"491\" srcset=\"https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/carcere_web-1024x724.jpg 1024w, https:\/\/www.inventati.org\/rete_evasioni\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/carcere_web-300x212.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 695px) 100vw, 695px\" \/><\/a>Il 22 gennaio 2017 muore a Napoli, nell\u2019ospedale San Giovanni Bosco, Stefano Crescenzi di anni 38.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Stefano era entrato in carcere il 19 marzo 2013 e sin dall\u2019inizio della sua carcerazione il suo stato psico-fisico si era rivelato del tutto inadeguato a sostenere il regime detentivo. Di lui, infatti, si sapeva che era sottoposto da anni ad una specifica terapia farmacologica poich\u00e9, a causa di un grave incidente stradale, soffriva di crisi epilettiche oltre ad essergli stata diagnosticata una sindrome bipolare. Sua madre si era immediatamente recata al commissariato per consegnare a coloro che avevano eseguito l\u2019arresto i farmaci necessari alla salute di Stefano. Nonostante le rassicurazioni lo sforzo della madre risult\u00f2 vano: i farmaci e la prescrizione medica non furono mai dati a suo figlio\u2026<\/p>\n<p>Durante il suo primissimo periodo di detenzione, passato nel carcere romano di Regina Coeli, Stefano prov\u00f2 a togliersi la vita ma un suo compagno di sezione riusc\u00ec a salvarlo.<br \/>\nI segnali premonitori di quanto sarebbe accaduto c\u2019erano gi\u00e0 tutti ma chi gestisce le vite altrui, i carcerieri nei loro molteplici peculiari ruoli (giudici, secondini, personale medico detentivo, periti di tribunali, colletti bianchi del DAP etc. etc\u2026) non hanno occhi per vedere, accecati come sono dal loro ruolo di potere e di giustizieri. Stefano viene ritenuto uno che finge di stare male, perch\u00e9 in realt\u00e0 ci\u00f2 che vuole \u00e8 uscire dal carcere\u2026 Porsi la banale domanda sul \u201cchi non lo vorrebbe?\u201d \u00e8 legittimo ma ci porterebbe da un\u2019altra parte.<\/p>\n<p>Il Dap (come spesso accade) inizia a fare di Stefano uno dei tanti \u201cpacchetti postali\u201d che di punto in bianco si trovano ad essere trasferiti da un carcere ad un altro. Regina Coeli, Torino e Terni, dove sembra alla fine essere assegnato. In quest\u2019ultimo carcere le condizioni di salute di Stefano precipitano ed i familiari, che vanno regolarmente a trovarlo a colloquio, in pochi mesi si trovano di fronte un ragazzo dimagrito di oltre 50 kg, che si muove su una sedia a rotelle quasi sempre accompagnato da un altro detenuto, che persevera in atti autolesionisti, che non riesce a mangiare ma continua ad essere imbottito di psicofarmaci diversi da quelli che assumeva quando era libero, avendo il personale medico deciso di cambiargli la cura.<\/p>\n<p>Da Terni, Stefano, viene mandato a pi\u00f9 riprese ma sempre per brevi periodi nel carcere di Livorno e l\u00ec detenuto nel reparto di osservazione. Nel frattempo i suoi familiari presentano varie istanze al giudice competente chiedendo che il proprio caro venga ricoverato in arresto domiciliare presso un ospedale al fine di ricevere le cure adeguate. Il giudice, alla loro terza istanza, decide per una consulenza nominando un medico legale al fine di eseguire una perizia medica. La sera dello stesso giorno in cui il perito redige la relazione medica per la quale, a suo avviso, Stefano non solo \u00e8 compatibile con la detenzione ma anche le cure ricevute all\u2019interno del carcere sono adeguate, la direzione di Livorno decide di non voler pi\u00f9 correre rischi assumendosi la responsabilit\u00e0 della vita di Stefano e, da buon Pilato, se ne lava le mani: lo trasferisce nel carcere di Secondigliano, dove c\u2019\u00e8 un reparto clinico.<br \/>\nMa ormai \u00e8 troppo tardi. Da Secondigliano, dopo una settimana, viene mandato urgentemente all\u2019ospedale Cardarelli e da l\u00ec al San Giovanni Bosco in reparto rianimazione. Ed \u00e8 l\u00ec che Stefano morir\u00e0 il 22 gennaio.<\/p>\n<p>Una storia, una storia come tante come troppe. Dall\u2019inizio di quest\u2019anno gi\u00e0 35 detenuti sono morti all\u2019interno delle galere. Una storia alla quale non \u00e8 possibile rassegnarsi. Non certo i familiari di Stefano i quali con coraggio e determinazione portano avanti la loro personale battaglia affinch\u00e9 quanto accaduto al loro caro non accada pi\u00f9. Queste le parole di Tamara, mamma di Stefano: <em>\u201cNon c\u2019\u00e8 solo mio figlio. E\u2019 successo a mio figlio? Pu\u00f2 essere che se noi denunciamo quanto accaduto la prossima volta questi giudici ci pensano due volte prima di rifare la stessa cosa con un\u2019altra persona! C\u2019\u00e8 tanta gente che purtroppo finisce in galera! E allora, io lo faccio pure per gli altri! Per mio figlio e pure per gli altri!\u201d<br \/>\n<\/em><br \/>\nAncora una volta l\u2019arroganza degli esecutori della legge, il loro pregiudizio, ha avuto ragione sulla vita di qualcuno decretandone la morte. Ancora una volta il carcere si dimostra uno strumento esiziale. Scopo del carcere \u00e8 distruggere: l\u2019identit\u00e0, il pensiero, la dignit\u00e0, l\u2019agire e persino i corpi di chi l\u00ec viene sequestrato.<br \/>\nParlano di \u201ccustodia cautelare\u201d ma si trasformano in carnefici!<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>SABATO 20 MAGGIO ORE 15:00<\/strong><br \/>\n<strong>DAVANTI IL CARCERE DI LIVORNO &#8211; VIA DELLE MACCHIE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>ODIANDO IL CARCERE GIORNO DOPO GIORNO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>PRESIDIO IN SOLIDARIET\u00c0 CON LE PERSONE DETENUTE E I LORO FAMIGLIARI.<\/strong><br \/>\n<strong>PERCH\u00c9 QUELLO CHE \u00c8 SUCCESSO A STEFANO CRESCENZI NON SUCCEDA MAI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per chi vuole organizzarsi e partire con i pullman da Roma: evasioni@canaglie.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 22 gennaio 2017 muore a Napoli, nell\u2019ospedale San Giovanni Bosco, Stefano Crescenzi di anni 38. 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