<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nueter &#187; n. 1</title>
	<atom:link href="https://www.autistici.org/nueter/n-1/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.autistici.org/nueter</link>
	<description>Foglio di agitazione anarchica di Bologna e provincia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Aug 2012 13:10:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Lottare non è un crimine</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-1/lottare-non-e-un-crimine</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-1/lottare-non-e-un-crimine#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 11:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 1]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Nodo Sociale Antifascista]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=95</guid>
		<description><![CDATA[In questi ultimi due mesi tra Bologna e Firenze varie compagne e compagni sono finiti in carcere o sotto misure cautelari per un’accusa tanto assurda quanto pesante: “associazione a delinquere”. Non ci stupisce: qualsiasi governo reprime, in maniera più o meno diretta, chi critica e prova a lottare contro l’ingiustizia che pervade la società. Eppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; }em.western { font-size: 12pt; }em.cjk { font-family: "DejaVu Sans",sans-serif; font-style: normal; }em.ctl { font-size: 12pt; } --><em>In questi ultimi due mesi tra Bologna e Firenze varie compagne e compagni sono finiti in carcere o sotto misure cautelari per un’accusa tanto assurda quanto pesante: “associazione a delinquere”. Non ci stupisce: qualsiasi governo reprime, in maniera più o meno  diretta, chi critica e prova a lottare contro l’ingiustizia che pervade la società. Eppure questa volta la situazione è davvero grave. Reclamiamo la libertà per tutte e tutti e facciamo nostro il seguente comunicato.<span id="more-95"></span> </em></p>
<p><strong>Lottare non è un crimine: Solidarietà a Vittorio e tutte/i</strong></p>
<p>I compagni e le compagne del Nodo Sociale Antifascista sono solidali con Vittorio, che abbiamo incrociato nei suoi anni a Bologna e anche dopo, e con tutti coloro che in questi anni di costante regressione civile e repressione diffusa si agitano per una società giusta.<br />
I compagni di Firenze non hanno per noi nessuna colpa, ma un grande merito: quello di essere antifascisti. Li sappiamo in piazza a lottare contro lo smantellamento dell’istruzione pubblica, il razzismo, la repressione di stato, vecchi e nuovi fascismi.<br />
Esigiamo la liberazione di chi è dentro e l’immediato rigetto delle misure cautelari per Vittorio e per tutti gli attivisti colpiti dall’inchiesta fiorentina. Un inchiesta che presenta un impianto accusatorio aberrante: con l’accusa di associazione a delinquere, squalifica in toto come attività criminosa la lotta politica, che per quanto radicale non è altro che libera espressione del pensiero e della volontà di trasformazione.<br />
Qualcosa di non troppo dissimile è successo il mese scorso a Bologna, con l’inchiesta Outlaw che ha colpito 27 attiviste e attivisti, cinque dei quali ancora detenuti in carcere. Invitiamo a stringersi attorno a tutte e tutti coloro che, per le proprie lotte, in questo momento sono colpiti da una “giustizia” sempre più vile.</p>
<p><strong>Libertà per tutte/i</strong></p>
<p><em><strong>Nodo Sociale Antifascista – Bologna</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-1/lottare-non-e-un-crimine/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli anarchici e le lotte dei migranti</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-1/gli-anarchici-e-le-lotte-dei-migranti</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-1/gli-anarchici-e-le-lotte-dei-migranti#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 11:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 1]]></category>
		<category><![CDATA[anarchici]]></category>
		<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[lotte sociali]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=92</guid>
		<description><![CDATA[Il mio riferimento organizzativo attuale, per quanto riguarda la questione migranti, è il Coordinamento migranti di Bologna e Provincia, sostenuto nella nostra città, da compagne e compagni anarchici, alcuni aderenti alla FAI, altri o no. Nonostante il numero non certo adeguato alla gravità, complessità e urgenza del problema, come anarchici riusciamo, qui a Bologna, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;">Il mio riferimento organizzativo attuale, per quanto riguarda la questione migranti, è il Coordinamento migranti di Bologna e Provincia, sostenuto nella nostra città, da compagne e compagni anarchici, alcuni aderenti alla FAI, altri o no.<br />
Nonostante il numero non certo adeguato alla gravità, complessità e urgenza del problema, come anarchici riusciamo, qui a Bologna, a dare un contributo essenziale a che sia mantenuta l’autonomia organizzativa del coordinamento, garantendone anche la più completa autosufficienza in fatto di stampa e propaganda, cosa certamente non marginale.<br />
Lo scopo principale che il Coordinamento si è dato, dalla sua nascita, è quello di  fare si che le lavoratrici ed i lavoratori migranti prendano la parola in prima persona e che essi stessi riescano ad esprimere la forza necessaria a sradicare leggi e comportamenti discriminatori e razzisti. Questo non sminuisce la qualità della presenza di compagne e di compagni nativi che, come noi, hanno identificato, nella repressione ai migranti, uno strumento per mantenere in stato di massima oppressione ed assoggettamento tutte le lavoratrici ed i lavoratori, indipendentemente dal luogo di nascita o provenienza.<br />
Il tema che oggi cerchiamo  di affrontare con maggiore incisività è quello del lavoro e del legame di questo con leggi accuratamente sudiate per mantenere i migranti nel gradino più basso della gerarchia sociale, rendendoli totalmente succubi della volontà padronale che li utilizza come uno dei più validi strumenti per mantenere in stato di sempre più grande assoggettazione tutte le lavoratrici ed i lavoratori.<br />
Anche se siamo riusciti a mettere in campo momenti importanti di lotta e di piazza, con numeri del tutto considerevoli per i giorni nostri, è sotto gli occhi di tutti il fatto che la situazione non sia delle migliori e che in questo momento l’allargamento ed il radicamento nel territorio dell’ipotesi autoorganizzativa stia subendo un rallentamento.  Se la causa maggiore è da rinvenire nella continua pressione sulle persone determinata anche dal procedere della crisi economica pilotata a scapito dei più deboli, non bisogna sottovalutare l’azione di chi individua nei migranti e nell’antirazzismo uno strumento di potenziamento della propria organizzazione specifica, sia essa sindacale, politica o movimentista.<br />
A Bologna, per cercare di porre rimedio a ciò, stiamo cercando di ricostruire momenti assembleari allargati (tra i migranti piuttosto che tra grandi o piccole organizzazioni che dicano di rappresentarli) su temi che il coinvolgano più direttamente ed immediatamente, in particolare nei confronti della locale prefettura e ufficio immigrazione della questura di Bologna.  Pare che la cosa stia dando i suoi frutti e sono state già realizzate alcune assemblee abbastanza partecipate che stanno concretizzando una serie di rivendicazioni che dovranno sfociare in momenti rivendicativi attuati attraverso i nostri soliti metodi di partecipazione diretta.<br />
Merita inoltre molta attenzione la crescita, qualitativa ed quantitativa, del gruppo di giovani migranti che si stanno via via aggregando attorno ad iniziative sportive, musicali e giornalistiche che affrontano i temi maggiormente consoni alla loro realtà di studenti o d’inserimento nel mondo del lavoro, rifiutando il termine stesso di “migrante di seconda generazione” e rivendicando pieno diritto di agire per trasformare una organizzazione sociale che li respinge ed emargina. Questi giovani, strettamente legati al coordinamento da una proficua collaborazione ed interscambio, sono stati in grado di proporre iniziative di lotta e di piazza totalmente autonome e di una certa rilevanza numerica.<br />
Comincia a dare i suoi frutti anche l’attività delle compagne che stanno cercando di coinvolgere le donne migranti in un percorso di emancipazione dalle leggi razziste tenendo conto della loro particolare condizione di oppresse, anche nei loro paesi natali, in quanto donne.  Parecchie donne sfilavano l’una affianco all’altra negli ultimi cortei nella nostra città, dando una loro particolare caratterizzazione agli eventi, a dimostrazione del positivo procedere dell’esperienza aggregativa in questo settore.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;">Se la situazione è grave e complessa, profonda e radicale è la forza che le lavoratrici ed i lavoratori migranti hanno in se stessi. Come sempre nostro compito sarà quello di essere al loro fianco affinché essa riesca ad esprimersi compiutamente, aprendo probabilmente nuove ed impensate vie alla realizzazione della libertà e della giustizia sociale, per ciascuno e per tutte.<br />
Sempre senza voler tingere di alcun colore, nemmeno l’amato rosso e nero, il loro percorso, aiutandolo con tutte le nostre forze, a rimanere nei binari dell’autonomia e dell’autoorganizzazione.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;">Viva il Coordinamento migranti di Bologna e Provincia,</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;">Viva l’anarchia.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;">Leo.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-1/gli-anarchici-e-le-lotte-dei-migranti/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Brevi bolognesi: 8 — 10 maggio</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-1/brevi-bolognesi-8-10-maggio</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-1/brevi-bolognesi-8-10-maggio#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 11:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 1]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Brevi bolognesi]]></category>
		<category><![CDATA[corteo]]></category>
		<category><![CDATA[presidio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=90</guid>
		<description><![CDATA[Domenica 8 maggio In serata era atteso il comizio in piazza Maggiore di due ministri, Bossi e Tremonti, intervenuti a Bologna per sostenere la candidatura del leghista Manes Bernardini alle elezioni comunali. Una piazza totalmente blindata non ha impedito però la contestazione. Spontaneamente, fin dalle 20, si sono creati due presidi: uno sotto palazzo Re [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><strong>Domenica 8 maggio</strong><br />
In serata era atteso il comizio in piazza Maggiore di due ministri, Bossi e Tremonti, intervenuti a Bologna per sostenere la candidatura del leghista Manes Bernardini alle elezioni comunali. Una piazza totalmente blindata non ha impedito però la contestazione. Spontaneamente, fin dalle 20, si sono creati due presidi: uno sotto palazzo Re Enzo con bande musicali antirazziste e contro il nucleare e un altro in piazza del Nettuno. Con l’andare del tempo e con l’inizio del comizio vero e proprio il presidio sotto al Nettuno si è ingrossato, si sono aggiunte anche le bande ed è arrivato a contare qualche centinaio di persone. Un presidio determinato che, a fine comizio, si è spostato a contestare un gruppo di leghisti usciti dal comizio che defluivano verso via Indipendenza [alle spalle del presidio]. A questo punto i carabinieri e la polizia (che avevano lanciato provocazioni per tutto il presidio) si sono spostati all’incrocio tra via Indipendenza e via Ugo Bassi e, approfittando della confusione, hanno fatto partire una carica a morsa che, purtroppo, ha preso in mezzo un giovane compagno che è stato atterrato e massacrato da 10 di loro, mentre un altro ha riscontrato una ferita alla testa. Grazie all’intervento di alcun* compagn* il panico non ha preso il sopravvento e il presidio ha bloccato l’incrocio chiedendo la liberazione del giovane. Dopo qualche tempo il compagno ferito è stato visto dentro un’ambulanza ed è poi stato trasportato all’ospedale. Da sottolineare che la digos ha fermato un autobus esplicitamente per impedire ad alcuni solidali di recarsi all’ospedale. Il compagno è tranquillo: acciaccato ma tutto sommato sta bene. Non risulta che gli siano state date denunce. A Bologna, la Lega, non passa.</p>
<p><strong>Martedì 10 maggio. Fascisti: a Bologna non si passa!</strong><br />
Sorprendente. Questo l’unico termine che viene in mente per descrivere la risposta partecipativa al presidio contro il comizio elettorale di Forza Nuova, convocato, con meno di 24 ore di anticipo, per la sera di martedì 10 maggio.<br />
Circa trecento persone si sono riunite ai piedi delle due torri perché fosse chiaro che chi, facendosi scudo con la libertà di espressione la nega nei fatti, non è gradito nella città felsinea.<br />
Il presidio, dopo aver riempito piazza di porta Ravegnana, e bloccato il traffico per una buona mezz’ora, si è trasformato in un corteo spontaneo che ha percorso le vie del centro gridando la propria rabbia contro i fascisti. Non sono mancati i tentativi di provocazione da parte di alcune teste rasate che hanno tentato di avvicinarsi al corteo, solo per poi fuggire a gambe levate, pratica propria dell’area a cui fanno riferimento.<br />
Dopo un passaggio nei pressi del sacrario dei partigiani, il corteo si è diretto in via dell’Archiginnasio, fino a pochi metri dal massiccio cordone di polizia posto, come d’uso, a protezione dei soliti 30 topi di fogna venuti allo scoperto.<br />
A conclusione del comizio fascista, il corteo è poi proseguito fino a sciogliersi sotto le Due Torri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-1/brevi-bolognesi-8-10-maggio/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Eric Hazan</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-1/intervista-a-eric-hazan</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-1/intervista-a-eric-hazan#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 11:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 1]]></category>
		<category><![CDATA[barricate]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Hazan]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=88</guid>
		<description><![CDATA[In occasione dell’uscita della sua ultima opera, Paris sous tension (Parigi sotto tensione) [La Fabrique, 2011], che prosegue una riflessione iniziata con L’Invention de Paris [Seuil 2002], abbiamo intervistato Eric Hazan, storico, editore e compagno. Come sei arrivato a lavorare su Parigi? Quando ho cominciato a lavorare a L’Invention de Paris, la questione che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dell’uscita della sua ultima opera, <em>Paris sous tension </em>(Parigi sotto tensione) [La Fabrique, 2011], che prosegue una riflessione iniziata con <em>L’Invention de Paris</em> [Seuil 2002], abbiamo intervistato Eric Hazan, storico, editore e compagno.</p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><strong>Come sei arrivato a lavorare su Parigi?</strong><br />
Quando ho cominciato a lavorare a <em>L’Invention de Paris</em>, la questione che mi interessava principalemente era: che cos’è un quartiere parigino? Che cos’è una frontiera o un limite di quartiere? Io mi sono dato l’obiettivo di descrivere i quartieri di Parigi uno per uno, e nel quadro di questo lavoro mi sono progressivamente reso conto che la memoria delle rivoluzioni che qui si sono prodotte è indissociabile da questi quartieri…</p>
<p><strong>Sei storico ma non “di professione”. Il tuo modo di lavorare è rigoroso ma senza essere accademico. Come si scrive un libro come </strong><em><strong>L’Invention de Paris?</strong></em><br />
Io non spulcio gli archivi, utilizzo solo le fonti cosidette “secondarie”. Quando si va negli archivi, si è forzati ad interessarsi a dei problemi limitati. Il mio modo di lavorare consiste nel dividere il mio oggetto di studio in oggetti più piccoli, sui quali poi mi documento a fondo. Per esempio, mi sto interessando attualmente alla de-cristianizzazione radicale che si è impadronita del Paese nel novembre 1793. Per tutto un periodo, neanche una chiesa è rimasta funzionante in Francia, è stato il governo rivoluzionario che ha poi volontariamente interrotto questo processo…</p>
<p><strong>Alla luce anche dei recenti movimenti sociali, si vede sempre più un’effervescenza che parte dalla provincia. La Parigi rivoluzionaria è scomparsa?</strong><br />
Ti risponderò su due piani. Primo, a livello storico. Bisogna ricordarsi che la rivoluzione francese non è cominciata a Parigi. Prima degli Stati Generali, gli anni 1788–1789 sono stati segnati da importanti rivolte in provincia, in particolare a Rennes e a Grenoble. A Grenoble ha avuto luogo la famosa “giornata delle tegole”, durante la quale le donne e gli uomini bombardarono di tegole dai tetti le truppe del Re perché il parlamento era stato sciolto. Quindi non dimentichiamoci che tutto ciò è cominciato in provincia, Parigi è entrata in ebollizione più tardi.<br />
Il secondo elemento di risposta è che, se si prende Parigi intra-muros, è chiaro che il suo potenziale insurrezionale è, oggi, ridotto ad un quarto, la parte nord-est della città, che perde ogni anno una o due vie… Si è quindi costretti a constatare che questa tradizione rivoluzionaria si sta spegnendo. Allo stesso tempo, oggi, è del tutto erroneo concepire Parigi come quella dei 20 Arrondissements. E’ venuto il momento di saltare l’ultima delle cinta parigine: l’insieme Maréchaux-Boulevards periferici. E’ molto probabilmente la più difficile da superare di tutte le cinte del passato, per delle ragioni che attengono di volta in volta alla geografia e alla sociologia.</p>
<p><strong>Quali implicazioni strategiche ha la configurazione geografica nel caso di insurrezioni? Sapendo che i centri del potere politico ed economico restano in larga parte concentrati nella Parigi intra-muros…</strong><br />
Ripensare la Parigi rivoluzionaria implica anche ripensare la questione del potere, e in particolare la sua dimensione spaziale. Nelle insurrezioni classiche, bisognava prendere l’<em>Hotel de ville</em>, situato nel cuore di Parigi. <em>Hotel de ville</em> e poi si vede cosa fare. L’insurrezione che verrà, quella del 21esimo secolo, non investirà militarmente qualche luogo preciso, salvo forse le televisioni e i depositi di benzina. Il potere non verrà preso, l’insurrezione andrà più che altro a far evaporare il potere. Bisogna togliersi dalla testa il modello bolscevico della presa del Palazzo d’Inverno…<br />
Altro problema storico cruciale: al momento attuale, gli studenti non sono più geograficamente concentrati. Nel Maggio 68, la maggior parte era localizzata nel quartiere latino, dentro un cerchio che doveva fare un kilometro e mezzo di diametro al massimo.</p>
<p><strong>Con la crisi della città rivoluzionaria, cosa accade alla barricata come tattica insurrezionale e anche come simbolo?</strong><br />
Ci potranno essere ancora delle barricate, ma non più sotto la forma delle barricate urbane…<br />
Se la pensa in termini di flussi, per interrompere dei flussi, qua e là. Era bello, ma non è più della nostra epoca, è una forma simbolica che rischia di essere davvero poco operativa in futuro…</p>
<p><strong>Supponendo che l’insurrezione venga, che cosa farà la gente della città? La nozione di “urbanismo”, pur radicale, implica un certo grado di centralizzazione, di pianificazione, di conoscenza tecnica…</strong><br />
L’uso della città sarà completamente differente. Se si osservano ad esempio i dintorni della biblioteca François Mitterand, si può constatare che gli immobili sono abbastanza ben disegnati. Ma la zona nel suo insieme è catastrofica! Non c’è alcuna vita, e mai ce ne sarà. La sola maniera di portare un po’ di vita la dentro, è demolire tutto. L’urbanismo degli urbanisti non può che dare questo, anche cambiando i capi-progetto.<br />
Bisogna tornare ad una concezione artigianale, lenta, organica, dell’urbanismo. Ci sarà, certamente, ancora una sorta di “concertazione” tra quelli che abitano il quartiere, quelli che l’hanno abitato, quelli che conoscono qualcosa là dentro. Si costruirà pezzettino per pezzettino. Non si tratta di mescolare il passato, bisogna utilizzare le tecniche attuali, ma con sensibilità e intelligenza. Tutto ciò suppone ovviamente che l’insurrezione sia già avvenuta, cosa che, oggi, è assolutamente inimmaginabile…</p>
<p>Intervista realizzata da Razmig Keucheyan per ContreTemps.eu</p>
<p>Tradotto in italiano da Redcat</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-1/intervista-a-eric-hazan/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Libero dal Fosco (fin del secolo morente)</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-1/libero-dal-fosco-fin-del-secolo-morente</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-1/libero-dal-fosco-fin-del-secolo-morente#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 09:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 1]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[circolo anarchico Berneri]]></category>
		<category><![CDATA[Libero dal Fosco]]></category>
		<category><![CDATA[Libero Fantazzini]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=83</guid>
		<description><![CDATA[Aggiungiamo un po’ della nostra storia. Questa volta ricordando Alfonso Fantazzini dai più conosciuto come Libero. Questo nomignolo1 lo collega al movimento anarchico degli inizi del novecento. Libero dal Fosco richiama il noto “Inno della rivolta” di Luigi Molinari dove il «fosco fin del secolo morente» è l’epoca delle cannonate di Bava Beccaris contro il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungiamo un po’ della nostra storia. Questa volta ricordando Alfonso Fantazzini dai più conosciuto come Libero. Questo nomignolo<a class="fn-ref-mark" href="#footnote-1" id="refmark-1"><sup>1</sup></a> lo collega al movimento anarchico degli inizi del novecento. Libero dal Fosco richiama il noto “Inno della rivolta” di Luigi Molinari dove il «fosco fin del secolo morente» è l’epoca delle cannonate di Bava Beccaris contro il moti per il pane a Milano nel 1898 e dell’insurrezione della Lunigiana del 1894.<br />
Libero è l’elemento di congiunzione, assieme a Vindice Rabitti, tra  quel movimento che tentò la rivoluzione nel primo novecento, passando per la Resistenza,  e il movimento dell’assalto al cielo negli anni 60 e 70 del novecento.<br />
Del “cassero”, lo storico edificio che ospita il circolo anarchico Camillo Berneri di Bologna, è l’artefice. E’ alla sua iniziativa che si deve il “riconoscimento” da parte del comune di Bologna di quell’impegno che le forze antifasciste avevano preso nel fuoco della resistenza affinché agli antifascisti fosse restituito ciò che la dittatura aveva confiscato o distrutto.<br />
Per i “giovani” degli anni ’70, Fantà come veniva amichevolmente chiamato, è la tradizione. Attivo militante della FAI (assieme a Gino Fabbri e Mario Barbani, fra gli altri) riesce ad essere elemento importante del “movimento” che anche allora è caratterizzato principalmente da gruppi e collettivi “non-federati” che nascono e finiscono nel volgere delle diverse stagioni di lotta.<br />
La sua casa, nella quale convive con Maria Zazzi2, è una delle tante sedi del movimento ed anche una delle tante “case comuni” dove molti fuori-sede trovano ospitalità.<br />
Ma i suoi posti pubblici sono i circoli anarchici: prima il circolino di via Mirasole; poi il circolo “Cafiero” di via Paglietta 5; infine il “Berneri” dove Libero si spende nella ristrutturazione dei locali (prima adibiti a bagni pubblici) per farne una sede atta ad ospitare le attività del movimento (assemblee, una piccola tipografia, gli spazi per le redazioni dei giornali locali, di settore ed anche per riviste “nazionali”, uno spazio per la radio). Ed ancora le strade e le piazze, nonché le “torri”: lo ricordiamo ancora ad occupare la torre degli “Asinelli” (assieme al “libraio” anarchico Elio) per protestare contro la detenzione di Giovanni Marini. La campagna per la liberazione di Giovanni Marini tra il ’72 e il ’73  (un compagno salernitano arrestato per essersi difesa da un’aggressione fascista nella quale perse la vita uno degli aggressori, Falvella) vide Libero in prima fila, sia a Bologna che a Salerno dove si distinse (alla sua veneranda età) per l’azione di autodifesa delle manifestazioni e delle assemblee contro i reiterati attacchi dei fascisti.<br />
A Bologna, i “vecchi”, si ricordano ancora i suoi manifesti (spesso firmati con il nome di battaglia “Libero dal Fosco”) affissi a 3 metri da terra affinché fosse difficoltosa la disaffissione e le sue lunghe polemiche con il direttore de “il Resto del Carlino”, l’allora Girolamo Modesti, che indicava negli anarchici dei pericolosi nemici della “quiete pubblica” imbastendo campagne di criminalizzazione. E i manifesti di Libero iniziavano, immancabilmente, così: «E’ cosa nota. Gli anarchici aborrono la violenza … »  parafrasando un libro di Luigi Galleani da cui spesso riprendeva anche il noto motto «Contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione sociale».<br />
L’attacchinaggio di manifesti per Libero era un’arte: pennellessa; scala di legno da 3 metri; secchio della colla; rotolo; il tutto montato sul ’48 e via. Quando qualche fascio cercava di infastidirlo durante i suoi “giri di propaganda” doveva desistere.  E non solo i fasci gli “giravano alla larga” ma anche gli sbirri e gli stalinisti. Ricordo un racconto di Gino Fabbri a proposito della necessità di difendere le conferenze pubbliche degli anarchici dagli attacchi degli stalinisti, nel periodo ’50-’58, anche con le pistole in tasca.<br />
Sì, perché, Libero sapeva essere anche duro e risoluto. A volte incuteva un certo timore anche a noi “giovani di allora”.<br />
Libero era poi noto anche per le vicende del figlio Horst, il “bandito cortese”. Si traccia un ritratto arcigno di Libero nel libro (e soprattutto nella ricostruzione cinematografica) “Ormai è fatta”; in realtà, Libero, pur criticando apertamente alcune scelte e stili di vita di Horst, non gli fece mai mancare la sua solidarietà umana e di compagno, supportando e anche partecipando attivamente a diversi tentativi di evasione del figlio.<br />
A presto una scheda più completa sul sito del “Berneri”.</p>
<p>WS</p>
<div id="footnote-list" style="display:inherit"><span id=fn-heading>Note a pié di pagina</span>    (↵ returns to text)
<ol>
<li id="footnote-1" class="fn-text">Per tutte le note biografiche: <strong>Dizionario biografico degli anarchici italiani</strong>,<strong> BFS editrice</strong>. Vo1 1 (A-G) nota redatta da Tomaso Marabini, Roberto Zani (24 aprile 2003)<a href="#refmark-1">↵</a></li>
</ol>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-1/libero-dal-fosco-fin-del-secolo-morente/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Asamblea en la cocina</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-1/asamblea-en-la-cocina</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-1/asamblea-en-la-cocina#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 1]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Eduardo Galeano]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=79</guid>
		<description><![CDATA[Un giorno chiesero a Eduardo Galeano da dove prendesse le sue storie, e lui rispose: “Dalla gente, da ciò che ascolto dalla gente”. E quindi raccontó una storia, come semplice esempio. Un giorno, andai a mangiare in un ristorante, mi sedetti in un tavolo che stava vicino alla cucina, e da lì potei ascoltare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un giorno chiesero a Eduardo Galeano da dove prendesse le sue storie,  e lui rispose: “Dalla gente, da ciò che ascolto dalla gente”. </em><br />
<em>E quindi raccontó una storia, come semplice esempio.</em></p>
<p>Un giorno, andai a mangiare in un ristorante, mi sedetti in un tavolo  che stava vicino alla cucina, e da lì potei ascoltare il cuoco, che  aveva convocato in assemblea la quaglia, il fagiano, il gallo, il  maiale etc.<br />
Riunitisi in assemblea, il cuoco annunciò:<br />
“Vi ho qui riunito, in questa assemblea, per chiedervi gentilmente di  decidere in che salsa volete che vi cucini”.<br />
Gli animaletti si guardavano tra loro  angosciati.<br />
Una gallina, dal fondo, una gallina coraggiosa, alzò un’ala e intervenne: “Dico, mi scusi sa, ma io non voglio essere cucinata”.<br />
Il cuoco, stupito e autoritario, le rispose:<br />
“Quello, in nessun modo, è oggetto di discussione! Se vi ho riunito  qui è per decidere unicamente in che modo volete essere cucinati”.</p>
<p>E così, i nostri governanti ci chiedono lo stesso il giorno delle  elezioni: “E tu, con quale salsa vuoi essere cucinato?” ﻿</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-1/asamblea-en-la-cocina/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
